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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; bucchi</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le pagelle di Oscar al giro di boa: dal dieci a Siena allo zero all&#8217;arbitro Facchini</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 22:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Bilbao, paesi Baschi, dove al mattino le strade vengono pulite da furgoncini che emettono una sostanza al limone capace di farti dimenticare l’urticante astiosità di chi ama così poco il basket da vederlo sempre con troppi difetti. Certo che le partite non sono belle come dicono i menestrelli di Sky</span></strong>, certo che <strong>nonno Peterson</strong> non è una novità che possa inebriare un Paese di vecchie comari come questo, ma, accidenti, annunciare un inserto sportivo e poi propinarci la solita solfa, andando persino fra i canguri e l’Open di Australia, sembra davvero troppo. Nel Casco Viejo gargarismi col sidro, poi <strong>Mercado della Ribera</strong> sul fiume, pranzo coi pintxos, bevendo txacoli, prima di radunare gli amici usciti dal Guggenheim per leggere insieme, a voce alta, mandando messaggeri in Italia, <strong>nelle case di campagna</strong> di tutti i proprietari di squadre di basket, ma anche soltanto di squadre sportive, questo pensiero sublime di Boscia Tanjevic sui giocatori di Roma, in particolare, sui boia chi non molla, sui ragazzi Giba e dintorni, che<strong> hanno voluto la testa dela Battista Boniciolli</strong> mentre le loro Salomè brindavano alla vaccinara: “Qualcuno di loro gioca come se non volesse fare la doccia. Questi sono strapagati per ciò che fanno. <strong>Gli operai della Fiat discutono per un aumento di 30 euro e qui c’è gente che prende 30 mila euro al mese</strong>. Ho parlato con due, tre di questi. Non è cambiato nulla. Bisognerebbe metterli a posto perché imparino adesso e possano affrontare più facilmente la vita quando smetteranno con il basket”.</p>
<p><strong>Dite voi se queste non sono parole alate, verità indiscutibili. Uno dissente: questo succede dove le società sono molli come budini, dove chi paga ascolta i cortigiani invece dei professionisti. A Siena non accadrebbe mai. Bravo.</strong> Hai detto Siena e pensi che gli altri siano sintonizzati tutti sul monte Alxanda dove Minucci sta catechizzando <strong>Marko Jaric</strong> guardando nei suoi occhi per vedere se gli è rimasta la cattiveria bolognese, quella dei giorni <span id="more-2062"></span>dove odiava davvero tutti, ma proprio tutti e non sorrideva mai. Qui si accolgono a braccia aperte personaggi che andrebbero interrogati sulla ruota infuocata nella Plaza Nueva dove <strong>bruciavano eretici</strong> e il Peterson che crede alle promesse del <strong>trentaduenne Greer</strong>, bocciato altrove e non certo per cattiva predisposizione di chi lo pagava molto più che <strong>a Napoli dove incantò davvero</strong>, farebbe bene ad essere cauto. Prima di pagellare il girone di andata,<strong> uno zero prosecco al geniale</strong> <strong>arbitro Facchini</strong>, che la santona del basket ce lo protegga, che le leggi degli arbitri lo facciano andare avanti almeno fino all’eta di Peterson, per <strong>il fallo tecnico fischiato contro Banchi</strong>, vice di Pianigiani, per essersi alzato dalla panchina, dopo avvertimento, questo è vero, <strong>cercando di richiamare l’attenzione di Kaukenas che non faceva la difesa</strong> <strong>giusta</strong>. Confondere un allenatore nel pieno delle sue funzioni con un agitatore è molto lontano dall’isola del sorriso dove <strong>Tiziano Zancanella</strong> vorrebbe servirci i suoi famosi tramezzini.</p>
<p><strong>Dunque i voti alla quindicina</strong>.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">SIENA:</span> voto 10  </strong>E ti pareva. Sono bravi quando costruiscono, scelgono, quando hanno sventure gravissime come l’incidente a McCalebb, come la grana Moss, quando prevedono il futuro, quando lavorano sul campo e sentono che il muro societario terrà anche se ci dovesse essere bufera. Una domanda a Michelori che in estate rifiutò la nazionale spiegando che voleva allungare la sua carriera: Ress e Carraretto che in estate sono stati con Azzurra vanno sempre meglio.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong><span style="text-decoration: underline;">:</span> <strong>voto 6</strong> con Bucchi, <strong>voto 7 e mezzo</strong> con Peterson. Con il primo freno a mano tirato, gente insicura, squadra sfortunata, per la verità come tante altre, come chi l’ha eliminata dall’Europa, tipo Valencia, come chi l’ha fatta maledire dal presidente senza passato, ma con capacità di lettura delle facce e degli stili. Bucchi è bravo come molti dei nostri allenatori, ma, ripetiamo, Milano, Roma e la stessa Bologna hanno bisogno del tipo speciale e Peterson lo è ancora.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">CANTU’:</span> voto 7.5   </strong>Pesa su tutto la sconfitta di Varese, ma anche l’incidente a Markoishvili, il regalo alla Virtus nella prima giornata, qualche partita giocata da separati nella casa difensiva. Certo il piazzamento e certe vittorie dicono che il sole della Brianza e del Cantuki scalda in maniera diversa cuori che sembravano esauriti, rivitalizzano gente come Marconato o Mian.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO:</span></strong> <strong>voto 8   </strong>Arrivare al quarto posto dopo la burrasca fra quarta e decima giornata è stato un capolavoro. Monsignor Pillastrini sa davvero usare bene il suo vocione e il suo copione.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong><strong>: voto 7,5</strong> alla squadra, <strong>voto 8</strong> a Lino Lardo. Sposare progetti arditi è da artisti liguri, scalare montagne scivolose è da rocciatori arditi, sorridere un po’ meno del proprietario, che vedi sempre in primo piano quando gioca la Canadian, ma anche quando non gioca, potrebbe servire a stare in pista quando ci si vanta pericolosamente di essere davanti a chi spende molto di più. Bologna e i suoi 8000 fissi, forse, la vedono in maniera diversa anche se veder crescere giovani talenti elettrizza.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span> voto 7 </strong>Allenatore esordiente spirito combattente, bellissime cose, strane cose, pessime cose. Gioventù balenga, ma il mondo Angelico ci rende sempre curiosi anche se non siamo di quelli che ballano con Atripaldi.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">AVELLINO:</span> voto 8   </strong>Vitucci e Tonino Zorzi hanno cavalcato un liocorno, lo hanno tenuto nel mondo che conta quando potevano andare sul Brenta a bere insieme e mandare tutti in mona. Bel lavoro da completare in Coppa Italia affrontando Peterson e i suoi licaoni?</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span> voto 6.5    </strong>Ritrovato l’entusiamo, l’assetto societario giusto, tenendo lontano il barracuda fighetto che è in troppi critici dal moscone, pensavamo che le cose potessero andare meglio. La squadra gioca bene, ma non difende bene. La squadra lotta spesso, ma non sempre.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span> voto 6</strong>   Stare ancora insieme, come squadra, con il presidente che se ne va nei giorni in cui la lava delle sconfitte pietrifica la pezza delle noci, resistere sentendo che soldi non ce ne sono più tanti è stato importanate e il girone di ritorno sarà quello della rimonta playoff. Ammesso che non arrivi lava da altri vulcani societari.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">VARESE:</span> voto 6</strong>   Bellissima nella freschezza dell’avvio, bellissima fino a quando i giocatori non hanno cominciato a rimpersi e le comari dei giardini non hanno intaccato la saldezza del consorzio che sa di buono, che sa di futuro convertibile. Recalcati è il suo genio felino.</p>
<p><strong>11 <span style="text-decoration: underline;">CREMONA:</span> voto 6</strong>    Crediamo in Mahoric, ma devono aiutarlo ancora un po’ perché, se hai la panchina corta, resti asfissiato.</p>
<p><strong>12<span style="text-decoration: underline;"> ROMA:</span> voto 3  </strong>  Giocatori da mettere in quarantena, meglio ragazzi della cantera, meglio non pensare allo spreco di talento e di denaro. Boniciolli ha pagato la sua voglia di stimolare con iperboli gente che non salterebbe verso il vuoto neppure se fosse sopra un sasso di magnesio alto un centimetro.</p>
<p><strong>13 <span style="text-decoration: underline;">SASSARI: voto</span> 7.5  </strong>Grande Sacchetti, padre e figlio, grande sforzo e il miglior regista del campionato. Peccato che Diener sia spesso dal fisioterapista.</p>
<p><strong>14 <span style="text-decoration: underline;">TREVISO: voto</span> 3  </strong>Rovinare tutto andando dietro alla bava di certi giocatori, giovani o veterani conta poco, è davvero poco benettoniano. Una volta Buzzavo spegneva le luci, faceva piangere qualcuno, ma nessuno girava a cinque metri da un blocco.</p>
<p><strong>15<span style="text-decoration: underline;"> BRINDISI: voto</span> 5.5  </strong>Doveva sorprenderci e invece è rimasta sorpresa. Con Bechi sembra aver trovato la presa per elettrizzare un bellissimo ambiente. Vedremo.</p>
<p><strong>16<span style="text-decoration: underline;"> TERAMO: voto</span> 5 </strong>  Niente trippa per i gatti d’Abruzzo. Peccato davvero per la caduta di Capobianco, per la caduta di una società che ha dentro energia e sani principi. Forse non si salverà, ma per il futuro siamo ottimisti perché crediamo nella dirigenza.</p>
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		<title>Il ritorno di Dan: mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 23:48:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                     di FRANCESCO SARTI 
Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano. Sostituisce Piero Bucchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano</span></strong>. Sostituisce Piero Bucchi, qualche giorno prima di compiere 75 anni. Se è una bufala, ditecelo subito. Perché altrimenti prendiamo il primo biglietto possibile per una partita dell’Armani, <strong>ci piantiamo in tribuna</strong> qualche ora prima della palla a due e aspettiamo di rivedere dal vivo <strong>uno dei miti dell’infanzia</strong>, dei compagni dell’adolescenza, delle certezze dell’età adulta. Diceva Flaiano che la parabola di una carriera è scandita da locuzioni nitide: giovane promessa, solito stronzo, <strong>venerato maestro</strong>. Per anagrafe, di Peterson abbiamo conosciuto solo l’ultima, da quando ci faceva innamorare del basket Nba con le sue telecronache <strong>dal “Pandemonio” del Boston Garden</strong>, oppure, qualche anno più tardi, ci salutava da un <strong>playground di Salsomaggiore</strong>, l’estate in cui il suo Nba Camp ospitava <strong>Ron Rothstein e Kenny Smith</strong>. Intanto, avevamo conosciuto gli ultimi successi: <strong>la leggendaria rimonta della Tracer</strong> Milano contro l’Aris Salonicco in Coppa dei Campioni, la vittoria in finale <strong>contro il Maccabi Tel Aviv</strong> col commento di Aldo Giordani, il ritiro prematuro dalle scene sportive, per far <strong>scintille solo dietro ai microfoni. </strong><strong>Peterson è tutto questo</strong>: America, accento inimitabile, basket, memoria storica, dato inconfutabile, spettacolo, televisione, wrestling, entusiasmo, curriculum, fotografie, spot, titoli, <strong>D’Antoni-McAdoo-Meneghin</strong>, anni ottanta (e poi novanta e duemila e oltre), commento, critica, punto esclamativo. <strong>E più di ogni altra cosa: coach</strong>. Come lo chiamano tutti, come sarà sempre<span id="more-2048"></span>, al di là di ogni altro ruolo, di ogni altra versione più o meno nota. È la stessa persona che ha scritto <strong>“Basket schematico”,</strong> dove ci insegnava che per dare la carica ai giocatori a volte bisognava disegnarli in un poster da affiggere all’interno dello spogliatoio, col fumetto che diceva cose tipo <strong>“andiamo a vincere”.</strong> O consigliava, per lo stretching, l’esercizio “Jerry Lewis”. Unico, anche se non sappiamo se questa volta basterà. Alle prese, 23 anni dopo, con una squadra relegata a ruota di scorta della leader Siena, uscita dall’Europa e dai titoli sui giornali, precipitata d’un balzo nella polvere <strong>nonostante le paillettes del suo stilista-sponsor</strong>. È come l’assassino che torna sul luogo del delitto, e si rimangia il lungo esilio (che mai è stato buen retiro)<strong> per rispondere a un vizio antico</strong>, il richiamo della foresta a base di scivolamenti difensivi e zone<strong> 1-3-1</strong>.</p>
<p> Non sono più i tempi della<strong> Banda Bassotti</strong>, né del palleggio-arresto-e-tiro. Ma è un basket, quello odierno, non migliore di quello che Peterson ha lasciato: meno tecnico, più muscolare, mortalmente grezzo e banale. <strong>Non sappiamo che ne sarà di lui</strong>, se farà meglio di Piero Bucchi, se lascerà un segno indelebile come quello che richiederebbe una storia come la sua. Di certo, è <strong>un atto di prodigiosa</strong> <strong>incoscienza</strong> rimettere in gioco, oltre all’immensa credibilità sportiva, anche una certa riconoscibilità televisiva che ha forse fatto dimenticare a molti le vere origini del personaggio: su un campo da basket, in piedi davanti alla panchina. Roba più <strong>dura e selvaggia</strong> di un qualsiasi prime time. Dimenticate quindi, almeno per quest’anno, le battute, la simpatia e l’intercalare.<strong> Il coach è</strong> <strong>di nuovo uno di noi</strong>. Mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta.</p>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
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		<title>A Milano mancano un leader e un play</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 21:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                         di CLAUDIO PEA  
Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando perdi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA  </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto</span></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando </span><span style="text-decoration: underline;">perdi</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>non per un canestro, ma di quindici punti, non salti a rimbalzo nè in difesa né in attacco, pasticci anche nelle rimesse laterali e tremi come il mendicante all’angolo della strada piegato in due dal gelo di questi giorni polari. Un valido appiglio potrebbe essere l’assenza di Jonas Maciulis e in effetti il ragazzo di Kaunas è l’unico giocatore di Giorgio Armani che<strong> farebbe comodo anche a Simone Pianigiani se non costasse il doppio di David</strong> <strong>Moss</strong> e se il Treccine di Chicago non avesse giocato la partita che ha dipinto e infiocchettato ieri sera al Fenerbahce. Però è anche vero che nessun dottor di Milano, neanche l’amatissimo professor Carù che pure mi ha cambiato la vita e al quale sarò riconoscente in eterno, ha proibito a Proli e al general manager Pascucci d’acquistare <strong>a gettone un sostituto</strong> <strong>di Maciulis</strong>. Non so, magari spendendo anche gli stessi soldi che sono serviti per prendere a nolo un Van Den Spiegel che ormai piace solo a Franco Casalini anche se<strong> il lungagnone belga</strong> è diventato più instabile di un fenicottero che sta in piedi per scommessa su una zampa sola.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Una disfatta che la </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Gazzetta, madre di tutti noi, avrà la bontà di spiegarci almeno domani visto che oggi non l’ha fatto con il suo inviato a Biella che ha incipriato la partita d’Eurolega come una bella donna un po’ avanti con gli anni fa di solito per nascondere invano</span></strong> le pieghe della pelle. Non ho il piacere di conoscere Paolo Bartezzaghi che da quel che mi risulta, ma potrei sempre sbagliare, è il fratello di Stefano, l’enigmista e scrittore per il quale va letteralmente <strong>pazza la mia Tigre.</strong> Ora magari il nostro ne capirà di pick and roll <span id="more-2039"></span>mille volte più del sottoscritto e, contrariamente a me, presto vincerà, se non l’ha già ritirato, <strong>un premio Reverberi che non si nega mai</strong> a nessuno a patto che il giornalista di basket in oggetto sia allineato e coperto e non metta in discussione il sistema per nessuna ragione al mondo. Però, caro il mio Paolo, detto da collega a collega e senza offesa, se io non mi fossi registrato il match tra Milano e Valencia grazie a<strong> quel gioiello che è My Sky</strong>, secondo te avrei quanto meno intuito i motivi per i quali l’Armani non si è inaspettatamente qualificata alle Top 16? Detto terra terra: col cavolo. Dal momento che il titolo al tuo pezzo non ammette equivoci di sorta: <strong>“Milano ko: un’Aj inguardabile”,</strong> ma poi non emerge dall’articolo quali sono stati i veri colpevoli della caporetto biellese. E chi ha fatto schifo e chi flanella nelle file della squadra di Piero Bucchi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Okappa, allora te lo dico io. Partendo dal peggio del peggio sino al meno peggiore: Finley, Pecherov, Hawkins, Van der Spiegel, Mancinelli, Melli e Rocca. Salvando solo Jaaber e Mordente, sufficienti per grazia ricevuta</span></strong>. Così mi sono giocato anche l’ultima possibilità, se ne avevo una, di vincere il Reverberi per i prossimi venti anni di fila. Che poi anche l’allenatore abbia le sue colpe, non ci piove, ma <strong>se gettate addosso la croce solo al buon Pierino siete completamente</strong> <strong>fuori strada</strong> e avete torto da morire. D’accordo, Milano ha fallito miseramente i due primi veri test della stagione, quello di ieri al pari di quello del 5 dicembre con Siena. E questo è assai grave. Perdere infatti di 15 e di 32 quando sei chiamato alla prova del fuoco cancella le vittorie con il Cska di Mosca o con l’Efes Pilsen e<strong> azzera quasi</strong> <strong>tutti i sogni tricolori</strong>. Però c’è anche da dire, e non è una banalità, che sul parquet ci vanno i giocatori e, se questi non hanno le palle, Bucchi non ci può far nulla <strong>per quanto urli e s’incazzi</strong>. Piuttosto è di nuovo emerso, come già col Montepaschi, che Milano non ha un leader e nemmeno un playmaker da grande club. Finley può andare bene contro Washington o Bulleri, ma come è stato sempre messo sotto da McIntyre in passato non è neanche all’altezza oggi del fantastico McCalebb e dello stesso Zisis. Quanto alla leadership, <strong>né Finley né Hawkins né Mancinelli</strong> sanno cosa sia e purtroppo non possono nemmeno acquistarla nella boutique di Armani o, come si dice, al supermercato sotto casa. Prendete per esempio Siena, così tanto per restare in tema: quest’estate Ferdinando Minucci ha ceduto tutte le sue stelle, da Sato a Eze, ma si è tenuto ben stretto Stonerook che, se giocasse in nazionale, <strong>darebbe carisma anche all’Italia dei Datome</strong> e, per volerla buttare proprio in vacca, anche dei Crosariol e dei Vitali. Scommettiamo?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se avevo un fratello maggiore nella pallacanestro, questo era il Barone Sales che mi manca sempre da morire. Ebbene il Barone mi avrebbe tirato di nuovo le orecchie perché avevo e ho ancora il vizietto</span></strong> di correre più dietro alle cose che non funzionano nel nostro basket che a quelle che invece sono comunque da elogiare. Ecco allora che prima di parlar male di Milano, avrei dovuto cantare le lodi di Siena magnifica anche col Fenerbahce. Come è vero, anzi verissimo, che prima di scrivere che, se Mordente e Rocca sono i trascinatori dell’Armani, al massimo <strong>Milano può sperare d’arrivare in</strong> <strong>finale di Coppa Italia</strong>, avrei dovuto raccontare l’impatto con “mamma li turchi” che ha avuto l’altra sera il mio Cespuglio Stonerook: subito un canestro da tre punti, poi un palla recuperata e un rimbalzone, infine una bella sberla sulle braccia dello strafottente avversario. Perché quando ci vuole, ci vuole. E intanto il Montepaschi è volato via bello come il sole: 12-2 in un amen e 27-14 alla fine del primo quarto. Faccenda sbrigata o quasi. E <strong>primo posto garantito nel girone terribile di</strong> <strong>Eurolega.</strong> Altro che quello della Lottomatica con i belgi e i wuersteloni. Altro che Milano quinta in un girone a sei squadre. E Stonerook sugli scudi, <strong>più grande ancora di McCalebb e Kaukenas</strong>. Perché è lui il vero signore e padrone sul parquet di Siena. O mi sbaglio, Simone?</p>
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		<title>Amo il basket perchè mi paga le bollette e non mi ha fatto lavorare un solo giorno</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 13:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Tutti in carrozza, si parte: ricomincia il viaggio. Noccioline americane e telecomando, My Sky in camera e in soggiorno: mi costa l’occhio della testa, d’accordo, però vuoi mettere la libidine, davvero impagabile, di sapere che non mi perdo niente e posso vedere tutto. Quando e come voglio. No, non è uno spot [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                 <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tutti in carrozza, si parte: ricomincia il viaggio. Noccioline americane e telecomando, My Sky in camera e in soggiorno: mi costa l’occhio della testa, d’accordo, però vuoi mettere la libidine, davvero impagabile, di </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">sapere che non mi perdo niente</span> <span style="text-decoration: underline;">e</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>posso vedere tutto</strong></span>. Quando e come voglio. No, non è uno spot e neanche una lusinga. Tu chiamale se vuoi erezioni. O, meglio, <strong>PeaNuts</strong>, con la pi maiuscola, è ovvio, così anche il mio ego è completamente appagato. Se non sei un po’ pieno di te stesso, se non sei un cicinin curioso e sfacciato, imprudente e ostinato, lascia perdere: questo non è il tuo mestiere, mi disse un giorno mio cugino che era la voce del <strong>“Calcio minuto</strong> <strong>per minuto&#8221;</strong>, il cuore e l’anima di una trasmissione radiofonica che si era inventato e che ha portato il calcio nelle case di tutte le famiglie italiane. Un genio del giornalismo mai abbastanza apprezzato. E troppo presto dimenticato: <strong>Roberto Bortoluzzi</strong>, il mio primo maestro. Poi ne ho avuti altri: <strong>Franco Grigoletti per esempio al Giorno e Oscar Eleni </strong>nelle trasferte di tutte le settimane dell’anno, sole o pioggia, giorno o notte, ma non diteglielo: al grande Orso non piacciono i complimenti. Però ha ragione da strafottere quando nei giorni scorsi ha scritto che la presentazione della nuova stagione <strong>all’Arena del Sole</strong>, nel centro di <strong>Bologna,</strong> non meritava neanche una riga. Perché tutti avevano fretta e molti buoni motivi per correre a prendere il treno o scappare in macchina. Ma la nostra pallacanestro era un’altra: un buon bicchiere di vino e un brindisi. Seduti a tavola. Raccontandocela, confrontandoci, magari anche prendendoci per il cesto. <strong>Come si faceva con l’avvocato Porelli</strong>. Questa sa solo d’America, <strong>acqua e popcorn</strong>, e di un mondo mille miglia lontano dal mio che lascio volentieri alle lavagnette e al pick and roll della Banda Osiris. Così fredda e così bugiarda. Eppure urlata e apparentemente sovrana.</p>
<p><strong>Poco distante, sempre in via Indipendenza, c’è la bottega del salumaio. Ho comprato i tortellini e me li sono fatti fare dalla Marisa in brodo</strong>. Brodo di cappone, sia chiaro, e non di dado che sa di poco o niente. Come troppi presidenti che non si muovono mai di casa, eppure vorrebbero essere amati e dettar legge. Ho perso il filo. Tranquilli, lo riprendo in fretta. Ho tutto scritto sul notes. Ma prima vi voglio confessare che, di tortellini, me ne sono fatti tre piatti. Così vi ho presi per la gola e adesso potete digerire anche le mie cavolate. Peanuts dunque. <strong>Cominciando dalla Legadue e da Reggio Emilia-San Severo</strong>. Stefano Michelini che dice: “Adoro Frosini” <span id="more-1909"></span>e passi. Ma non può aggiungere senza pagar dazio: “Delonte Holland è migliorato”. In cosa? Forse nelle bombe? Non credo:<strong> zero su sette nel tiro da tre.</strong> E allora? Vado oltre. Anche perché Stefano (comunque voto 7) è un amico e mi ha indicato una bettola dalle mie parti dove “fanno i migliori spaghetti coi molluschi della terra”. Vi saprò dire. Intanto, già che ci sono, tiro le orecchie anche a Laurito (s.v.) che deve smetterla di strillare nel microfono: &#8220;<strong>Frassineti va sino in fondo&#8221;</strong>. Anche Frassineti come McCalobb? Così fanno a Sky e scimmiottarli non è mai bello.</p>
<p><strong>L’anticipo del sabato con Geri De Rosa (bravo, voto 7,5) e Riccardo Pittis che merita la sufficienza per quella “tabella non</strong> <strong>dichiarata di Finley&#8221;</strong> che mi riavvicina ai bei tempi della pallacanestro in patronato o, se preferite, della <strong>Reyer alla Misericordia</strong>. Ma poi mi ricordo che il mio Acciughino è volato sull’altra sponda, quella dei Buffa e Tranquillo, cosa avevate capito?, e così gli abbasso subito il voto di un punto e mezzo. Anzi di due se penso che pure lui ha snobbato la presentazione del campionato all’Arena del Sole neanche Bologna fosse sulla luna e chissà cosa di molto più importante avesse da fare nel giorno in cui riposano anche i barbieri e le shampiste. <strong>Mi ha incuriosito Ivan Zoroski che viene dalla terra del Boscia e non mi è dispiaciuto</strong> <strong>eccezionalmente nemmeno Mike Hall</strong>. A parte la “Dolce vita” tatuata sul braccio che è davvero una cosa oscena. Non mi convincerà invece mai Finley come playmaker di una Armani Jeans giustamente e fieramente ambiziosa. Non è ancora al meglio, lo difende a spada tratta il Pierino Bucchi. O kappa, ma con McIntyre, scusate se insisto, lo dico per l’ultima volta, sarebbe stata tutta un’altra musica. Però la chicca delle chicche del match di Teramo è stata lo spot di<strong> Pietro Colnago</strong> tra i due tempi: <strong>“Mi raccomando: non perdetevi gli altri programmi di Telepiù&#8221;. </strong>Oh sì, certo: di Telepiù. E, già che ci siete, domenica non perdetevi neanche la diretta del derby di Bologna tra la Paf di Myers e Fucka e la Kinder di Jaric e Ginobili che vi posso anticipare è finita 71-66 per la Fortitudo. Come faccio a saperlo? Semplicemente perché la stracittadina si è giocato nel secolo scorso. Coraggio, <strong>Pat Riley</strong> di noialtri. Succede a tutti di sbagliare, ma quasi mai di non potersi correggere.</p>
<p><strong>La partita di mezzogiorno: a pranzo coi gufi e gli avvoltoi sulla spalla, tutti</strong> <strong>che tifano Cremona e sperano nella sconfitta di Siena. </strong> Spiacenti, ma vi è andata di nuovo male. E non aggiungo altro se no farei come <strong>Trinchieri</strong> che ne è ha detta una fuori dal boccale: “Non riesco a mandar giù questa sconfitta sanguinosa e sacrilega. Milano e Siena vincono senza sapere come, mentre noi perdiamo una partita già vinta”. Questo vuol anche dire essersi montati la testa. Perché <strong>Cantù</strong> non è Siena e neanche Milano. E ci può stare di perdere a Bologna. O no? <strong>Tirem innanz.</strong> La Roma che non ti aspetti due volte: domenica sbriciolando Brindisi e ieri ingoiando i salsicciotti tedeschi del come cavolo si chiamano. Del <strong>Brose Bamberg</strong>, grazie. Se <strong>Boniciolli</strong> non si sedesse contemporaneamente su troppi tavoli e cenasse indifferentemente con <strong>l’Orso e Cicciobello</strong>, quasi quasi gli perdonerei d’essere a volte troppo pieno di se stesso come il Trinchieri che non sarebbe neanche male, lo ripeto, se pure lui non frequentasse brutte e nocive compagnie. Ma qui mi stoppo. Magari promettendovi di riparlarne domani. Mi sono annodato il fazzoletto per non dimenticarmi di registrare Cska-Milano e Montepaschi-Cholet di Eurolega su Sportitalia 2. Perché stasera c’è anche Napoli-Liverpool e <strong>Salisburgo-Juve</strong> da non perdere. <strong>Vero Simone?</strong> Ringraziando nuovamente My Sky di esistere e premiando dulcis in fundo i migliori spot della settimana. Sul podio <strong>Frank Casalini (3° posto)</strong>: “Una volta digerite le frittelle francesi e le uova strapazzate, McCalobb ora gioca da par suo”. Bello senz’anima <strong>Hawkins (2°): </strong>&#8220;Amo il basket perché mi <strong>paga le bollette</strong>”. <strong>Jasmin Repesa (1°):</strong> “Io lo amo invece perchè mi sono laureato in economia e non ho lavorato un solo giorno”. Grandissimo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=u" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Viggiano l&#8217;idolo di Milano, i 91 punti di scarto da Siena e l&#8217;Armani comunque felice: c&#8217;è qualcosa che non ci quadra&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 16:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con la retina a brandelli e ora ci sono le cucce e le scodelle per [...]]]></description>
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<p><strong>Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta</strong> <strong>c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con</strong> <strong>la retina a brandelli</strong> e ora ci sono le cucce e le scodelle per i pointers e i bracchi di mio fratello che non so neanche come si chiamino. Caccia e basket, odio e amore. Succede. Anche nelle stesse famiglie. Un pallino di quattro righe su <strong>Repubblica</strong> di sabato: “Oggi a Siena gara 4 della finale scudetto. Se <strong>Siena batte Milano</strong> sarà il quarto scudetto consecutivo dei toscani”. E così è stato. Peccato che si sia giocato al <strong>Forum di Assago</strong> e non nella città del Palio al <strong>PalaMensSana di viale</strong> <strong>Sclavo</strong>. Può capitare, ci mancherebbe altro, specie nella redazione dove non c’è più amore per la palla nel cestino come quando le penne del basket erano quelle (preziose) di <strong>Walterino Fuochi e Emanuela Audisio</strong>, che magari pendeva dalle labbra del <strong>Vate Bianchini</strong>, ma alla quale era sempre un piacere rispondere per le rime. E come l’anno scorso, canticchiando il vecchio motivetto dell’estate, <strong>“sul mare col patino”,</strong> il <strong>Montepaschi</strong> ha festeggiato in casa di <strong>Giorgio Armani</strong> un altro secco e vaporoso 4-0 tricolore. Una finale che è durata poco: una settimana appena. Peccato sul serio. <strong>Da domenica a sabato.</strong> Tra un temporale e un acquazzone di giugno. Con una serie di risultati da non dimenticare soprattutto a Milano: 100-80, 81-59, 88-75 e 93-69 sempre per la magnifica armata di <strong>Sato e McIntyre, Eze e Stonerook</strong>, ma anche di <strong>Hawkins e Lavrinovic</strong>, <strong>Domercant e Zisis</strong>, <strong>Ress e Carraretto</strong> che sarà convocato in nazionale. Fatti due conti, in totale <strong>372-283</strong>. Uno scarto di 91 punti in quattro gare. Una voragine, un abisso, un’esagerazione. E comunque troppi perché l’Armani possa essere lo stesso felice di un secondo posto che può fare molto ma molto comodo a <strong>Pierino Bucchi</strong>, che solo così poteva e probabilmente ha potuto salvare la panchina, ma che non può piacere al padrone del vapore che ha scucito gli stessi soldi, euro più euro meno, della <strong>Banca che esiste dal 1472</strong> senza riuscire manco con un’unghia a graffiare lo strapotere senese. Come invece <span id="more-1859"></span>è riuscito almeno una volta quest’anno alla<strong> Benetton di Repesa</strong> e alla <strong>Lottomatica di Boniciolli</strong>. Anche questo può accadere nella pallacanestro italiana.</p>
<p><strong>Boniciolli confermato a Roma, Bucchi all’Armani, Repesa alla Benetton, ma nessuno crede al comunicato di Treviso</strong>. Tanto più il neo manager <strong>Claudio Coldebella</strong>, che stimo, non mi ha nascosto tra gli ulivi delle colline senesi, dove c’era mezza Italia d’allenatori nostrani tranne <strong>Giuda</strong>, che non ha alcuna intenzione di far prigioniero un allenatore che sogna il <strong>Topkapi</strong> e non vuol rimanere all’ombra del salice piangente sul <strong>Sile.</strong> <strong>Artiglio Caja o un altro slavo?</strong> Ne riparleremo. Intanto brindo al ritorno di <strong>Tanjevic</strong> nel Belpaese dove ha molti più amici di quel che crede e dove dovrà fare da balia all’ecumenico che va d’accordo con la <strong>Banda Osiris e l’Orso Eleni</strong> facendogli magari capire che, quando si sale le scale, bisogna rispondere al saluto anche di chi le sta scendendo e non girarsi dall’altra parte facendo finta di niente. Non vi pare? <strong>A Roma il Boscia</strong> <strong>troverà un sacco di superboni</strong> ai quali preferirebbe dar fuoco prima ancora di conoscerli, ma ne ha viste talmente tante di cose brutte e turche negli ultimi mesi, come l’acquisto di <strong>Quaresima Quaresma dall’Inter</strong> per sette milioni di euro, che non gli mancherà il coraggio, se serve, di far piazza pulita intorno a lui. Maestro Boscia, mi mancavi. Così come <strong>mi mancherà Romain Sato se dovesse davvero ascoltare le sirene</strong> <strong>della Nba</strong>. Lo capisco, quella è la sua terra cestistica, ma qui lo tratteremo sempre come si merita. Cioè come un papa. <strong>Parola di Ferdinando Minucci</strong>. Che ha una parola sola. Perderemmo invece tempo a trattenere<strong> Eze</strong> che a Siena ha già dato in proporzione eguale a quel che ha ricevuto, cioè moltissimo, ma che ora deve far spazio a Milovan <strong>Rakovic</strong>, il serbo di scuola americana, 2.08 per una montagna di chili, arrivato <strong>dalla Russia con amore</strong> e con la voglia di spaccare anche lui il mondo in due.</p>
<p><strong>Se Milano non fosse fessa e presuntuosa come invece purtroppo è, lo ho</strong> <strong>pensato, ripensato e lo riscrivo, si sarebbe già incartata Eze</strong> e non l’avrebbe lasciato andare via dal Forum prima che non avesse firmato il nuovo contratto milionario con l’Armani. Ricominciare da Eze non sarebbe stato male. Invece dal<strong> Livido Proli</strong> ho appreso con raccapriccio, e un cicinin di sconcerto, che grosso modo così com’è Milano può andare anche bene. Forse a lui. “Al massimo ha bisogno di un paio di ritocchi”, <strong>ha dichiarato a Sky</strong>. Ma dai! Dare di nuovo fiducia a <strong>Hall </strong>significa una cosa: dollari e tempo persi. O no? E poi ancora <strong>Finley e Bulleri</strong> insieme quando non fanno un playmaker in due? Di più: <strong>Maciulis e</strong> <strong>Petroviciu</strong>s vedono Bucchi come fumo negli occhi. E non solo loro. Anche il Forum ha espresso sabato sera coi fischi di migliaia di tifosi contrarietà al piccolo coach che non tutte le ha tentate ad essere sinceri, specie in gara tre, per rendere più difficile la strada verso lo scudetto a Siena. <strong>“Viggiano</strong> <strong>idolo di Milano&#8221;</strong>, diceva per la verità un cartello bene in vista tra gli ultras longobardi. Gli idoli di Milano un tempo erano altri: <strong>D’Antoni e</strong> <strong>Meneghin</strong> per esempio. Per non dire di <strong>Bob McAdoo o Joe Barry Carroll.</strong> E allora si capisce perché in fondo un secondo posto può andare bene all’Armani e al suo popolo pure per l’anno venturo. <strong>Farebbero tre di</strong> <strong>fila</strong>. Evviva! L’importante è che a <strong>quelli di Sky</strong> diciate che stasera alle 20.30 non si gioca gara cinque a Siena come è apparso anche ieri mattina sulla sua guida tv. Altrimenti il rischio è che di nuovo ai botteghini del PalaMensSana qualche lettore di Repubblica che non vede la Rai (e men che meno Mediaset) faccia stasera ancora la fila come sabato per vedere la quinta finale tricolore. Volete mettervelo in testa o no che <strong>il Montepaschi ha già vinto lo scudetto numero cinque della sua storia</strong>? <strong>Vi piaccia o meno.</strong> Fischiettando con le mani affondate in tasca: “E come l’anno scorso, sul mare col patino…”.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=C" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Wada a quel paese chi vuole dare una palla buona agli invidiosi di SuperSiena</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 10:49:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em>  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana.</strong></span> Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione dove <strong>Siena ha vinto il suo</strong> <strong>quarto scudetto consecutivo</strong>, quinto della storia, la scena madre degli inquisitori del doping, la fila di bambini per avere un autografo da Peterson, <strong>la muraglia del tifo verde così vivace rispetto a quella della Milano che per difendere Bucchi ha bisogno del suggeritore</strong>. Dicevamo dei catecumeni inviati da Roma, ma non dite che Petrucci lo ha fatto apposta perché quelli del doping annusano piscio ad ogni ora, senza bisogno di mandanti vendicativi, tipi che al cinema abbiamo visto nella trasposizione del Nome della Rosa, i feroci ricercatori di verità nel convento dove Umberto Eco ha raccontato la vita di ieri e anche di oggi. <strong>Erano rabbiosi ed insensibili perché pretendevano che i sorteggiati</strong> <strong>per le provette, cominciando da McIntyre il mago, rinunciassero ad andare sotto la curva dei tifosi per festeggiare lo</strong> <strong>scudetto </strong>perché loro avevano fretta di andarsene via da quella baraonda. Il medico di Siena che vedeva così agitato il più truce dei due, un tipo da <strong>Wada a quel paese</strong>, gli ha detto di fare rapporto spiegando bene che alla fine di una partita che dava il massimo trionfo sportivo nel campionato i giocatori preferivano abbracciarsi, festeggiare, saltare e ballare con tifosi, mogli, figli, piuttosto che seguire i<strong> Mabusen</strong> dell’antidoping. Quelli non sanno proprio cosa sia lo sport e la sua fatica, a loro piacciono le carni rosolate sul rogo e non è vero che lo fanno per la salute dei campioni, <strong>lo fanno per la paghetta</strong>, <strong>lo fanno perché non vedono l’ora di dare una</strong> <strong>palla buona agli invidiosi</strong>. Certo che i bari vanno smascherati, ma esistono anche tempi e maniere per farlo. Dicevamo del <strong>Peterson</strong> assalito per farsi firmare un autografo. <strong>Come mai?</strong> Già, bisognerebbe chiederlo a quelli che invece distribuivano <strong>volantini contro il Bucchi</strong> <strong>che si è riparato dietro il Forum dell’assurdo</strong> <strong>dicendo che era contestato perché non faceva giocare</strong> <strong>Becirovic</strong>. Noi ci saremmo fermati al gioco perché era quello a non dare mai emozioni.<span id="more-1853"></span> Lui come tanti altri discreti allenatori di scuola italiana, non certo il tipo di uomo che piace alla stessa piazza dove si ricordano gli allenatori personaggio non quelli abbastanza bravi. Crudeltà della nuova era per i circenses, non senso, dirà qualcuno, perché se non lasci crescere non avrai mai la pianta e i suoi frutti. Può essere, ma<strong> la storia</strong> <strong>va studiata anche da chi mette 18 milioni di euro, proprio come Siena, per arrivare a venti punti dai campioni sul campo e nella classifica</strong>. Epilogo al Forum portando ancora oltre <strong>9000 spettatori</strong>. Viene rabbia pensando che basterebbe davvero poco per averli sempre in tribuna, soprattutto adesso che con i ritardi per i lavori al <strong>PalaLido</strong> si scopre che non esiste un campo disponibile in città e, in caso di <strong>Forum</strong> occupato, si dovrà chiedere ospitalità a <strong>Desio o Monza.</strong></p>
<p><strong>Siena che ha vinto sa già come rinnovare e sa benissimo che se tiene Sato con Stonerook la sua pianta sarà ancora la più bella perché McIntyre</strong> <strong>era magico</strong>, ma lo ha capito lui stesso che sul palco per il premio al migliore voleva portarsi il <strong>Principe africano</strong> e anche <strong>Cespuglione </strong>che, ci hanno confermato, non sarà nell’elenco dei sedici che <strong>Pianigiani</strong> presenterà il 28 e il 29 a Monza come i prescelti per la sua prima avventura con la nazionale, una figlia che, metafora da filosofo di v<strong>erità bugiarde</strong>, ti dà gioia quando nasce, ma poi diventa un tormento perché nella stessa foresta federale ci sarà chi la porterà a bere troppo presto, chi cercherà di deviarla, per non parlare dei ragazzi che cercheranno di vestire i suoi colori. Su Milano il mistero della genialità di chi nelle sue cose vorrebbe fare tutto rischiando d’inciampare sulla coda. <strong>Da confermare sicuramente Maciulis, Rocca, Mordente e Mancinelli</strong>, <strong>da valutare meglio Petravicius</strong>, o almeno la sua schiena, per il resto andremmo a cercare un vero regista, un’ala forte da battaglia europea e non da battaglia alla neuro e se davvero si sta trattando per un talento come il giovane <strong>Nicolò Melli</strong> allora ci dovranno essere garanzie che potrà imparare perché non è pronto per il grande salto, perché ha bisogno di spazio e lezioni serie. Su <strong>Monroe</strong>, l’unico davvero interessante nella pesca finale, si potrebbe fare anche un discorso serio se il suo fisico darà garanzie, tanto per non cominciare <strong>con la scusa degli infortunati che intralcia quando si cerca la verità e Milano questa verità non l’ha mai</strong> <strong>cercata </strong>e forse non la cercherà neppure domani. Per adesso ci lasciamo, chiudiamo sul discorso scudetto e magari amplieremo quando ci sarà la lista degli azzurri dove, purtroppo, ci dicono, devono entrare i pochi che abbiamo, anche quelli che non fanno squadra, che sono impostori, tromboni e ignoranti come dicono oggi dei giocatori di calcio francesi quei cronisti che non li possono proprio sopportare. Anche se la pantera senese <strong>Cappelli</strong> ci aveva tirato nella trappola per odio verso <strong>l’Aquila</strong>, per una vendetta che non meritavamo. Anche se la colpa di quella previsione per un <strong>4-1</strong> finale con Milano vittoriosa in gara tre è tutta della nostra voglia di amarlo ancora il basket e quella smania ci ha fatto andare oltre la logica del <strong>meno 20</strong>, la logica dei grandi di <strong>Pianigiani</strong>, sperando che<strong> l’Armani</strong> trovasse Arianna prima del Minotauro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Nella reggia di Caserta ha vinto soprattutto Re Giorgio, poi quella ricca signora finalmente con un&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 18:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>OSCAR ELENI</strong></em> <strong>dalla reggia di Caserta dove Giorgio Armani beve alle</strong> <strong>cascatelle dedicate a Venere e Adone</strong></span>, purificando la mente, lo spirito, dopo essere stato nella reggia del basket. Diciamo che<strong> è stato lui a</strong> <strong>rigenerare le cellule grige della ciurma Armani</strong> con l’aperitivo giusto, sicuramente la sua spalla, tonificata alle terme di Ischia, <strong>ha dato conforto al maresciallo Proli</strong> che magari sbaglia, ma sa riprendersi dalla sfortuna e poi trova anche combinazioni giuste quando gli avversari non sanno più dove cercare ossigeno: <strong>l’anno scorso con Biella, quest’anno con la</strong> <strong>Pepsi</strong> che avrà pure fatto una stagione straordinaria, ma ha mancato tutte le porte d’entrata. <strong>In Coppa Italia fuori contro la Virtus</strong> a pochi chilometri da casa, in campionato<strong> meno</strong> <strong>41 contro Siena</strong>, nei plaoff due sconfitte in casa contro la Milano che sembrava <strong>prigioniera del caporale</strong> <strong>Bucchi </strong>prima di liberarsi dal cerchio di ferro che la legava come gruppo, che la faceva sembrare una <strong>bella senza l’anima</strong>, una ricca signora, perché bisognerà pure ricordare che <strong>questa Armani costa come</strong> <strong>Siena,</strong> che la squadra buttata fuori dall’Europa e dalla Coppa Italia ha fatto cose discrete, ma sul discorso qualità prezzo soltanto questa finale, la seconda consecutiva, <strong>vale davvero per differenziarla da Roma</strong> che ha speso altrettanto raccogliendo in pratica solo il titolo di signora omicidi per i grandi record della <strong>Mens Sana</strong> fermata nei giorni in cui<strong> Boniciolli</strong> si era illuso di avere in squadra italiani con la stessa fame e la stessa rabbia di <strong>un Michelori, un Di Bella, un Mordente. </strong>A Caserta la quinta partita è stata <strong>vinta non da chi è stato perfetto</strong>, perché se Bucchi trova perfetta una squadra che ha perduto <strong>18 palloni</strong> e si è trovata sul velluto perché gli altri, sfiniti, facevano poco più del 50 per cento ai tiri liberi, un 14 su 27 che dice abbastanza a chi non ama imbrodarsi autolodandosi, allora siamo davvero davanti a quella parete casertana dove <strong>nel 1876 i delegati sabaudi</strong> <strong>scoprirono il bidet. </strong>Eh sì, nel rapporto a casa Savoia<span id="more-1837"></span> fecero sapere di aver trovato bacili a forma di chitarra dall’uso sconosciuto dentro la Reggia del <strong>Vanvitelli</strong> dove è passata tanta storia. Diciamo che il Bucchi si è sentito uno dei grandi esploratori del <strong>pianeta Naboo</strong>, quello dove <strong>il regista Lucas</strong> faceva nascere il mondo di Star Trecks ispirandosi al barocco italiano di Caserta. Lui che fino alla bella vittoria di giovedì notte sembrava più adatto ad interpretare un film diventato famoso e girato sempre a Caserta: <strong>un po’ Papocchio di Arbore, un po’ Speriamo che io me la cavo</strong>. Gli è andata bene e, come diceva Napoleone, se hai al servizio gente che se la cava a prescindere allora è giusto che ora Milano vada verso le finali di Siena con questo slogan mourignano: &#8220;La pressione è tutta sulle loro spalle&#8221;.</p>
<p><strong>E’ proprio vero che sul carro delle vittorie salgono in tanti, è verissimo che il</strong> <strong>successo fa straparlare e stupisce che Mordente</strong>, proprio lui che un tempo ciondolava la testa pensando alla sua vita in quella Milano dove era tornato dopo l’esilio a cui lo avevano obbligato i Corbelli’s boys, si sia sfogato nel dopo gara <strong>contro la Milano che sputava addosso alla squadra</strong>. E’sicuro che sputassero a lui, a Rocca, in certi giorni a Bulleri, ultimamente a Maciulis? Momenti di luce e di ombra mentale come direbbe <strong>il re Giorgio</strong> che ha dato una bella prova a tanti proprietari presentandosi ovunque, anche dove sapeva che lo avrebbero insultato o preso in giro. <strong>Gli piace la battaglia e poi a Caserta lo hanno</strong> <strong>trattato proprio come devono essere omaggiati gli artisti</strong>. Comunque sia questa vittoria e questa seconda finale consecutiva, la terza da quando ha deciso di occuparsi del basket milanese, dovrebbe garantire tutti sul futuro dell’Olimpia. Dopo emozioni del genere, dopo aver scelto i suoi uomini e condiviso con loro critiche e festeggiamenti non ci sono più dubbi: resterà per sempre. <strong>Una fortuna per tutti</strong>, così come non meriterebbe una Lega che avrà sicuramente fatto i conti su come rimbalza nel mondo intorno a lei questa programmazione demenziale che ora tocca il suo <strong>Everest </strong>con le finali notturne alla stessa ora e in pieno mondiale calcistico. Per fortuna l’Italia non incrocia, ma <strong>Brasile, Francia, Inghilterra</strong>,<strong> Spagna, Argentina purtroppo sì.</strong> Pazienza dicono i fedelissimi di chi ha scoperto i bacili a forma di chitarra e prima <strong>non si era mai lavato a fondo e in</strong> <strong>fondo.</strong></p>
<p><strong>Pagelle di fretta per lasciari i direttori dei siti alle loro buche:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>che rimette in pista il Paron ZORZI</strong></span> “ rubandolo” alla sua Reyer. Una bella scelta per chi dovrebbe entrare nella porssima Hall of Fame italiana che festeggerà i suoi grandi, quelli scelti nel 2009, a Monza quando sarà presentata la Nazionale.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al presidente CAPUTO</span></strong> di Caserta perché quando ha capito che i suoi avevano dato proprio tutto, quando ha visto Jones andare in sala rianimazione, lontano da elogi esagerati, si è messo in trincea, ha aspettato il gong, si è battuto e, alla fine, ha ringraziato, meditando sul domani che sarà senza il muro di ferro del Coldebella che in una stagion e ha co nvinto Treviso di essere l’uomo giusto.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Mike HALL</span></strong> tornato nel mondo delle parabole giuste uscendo dalla sua personalisasima guerra delle stelle. Glielo auguravamo dal giorno in cui lui e Michelori accompagnarono Beppe Boggio al camposanto. Pazientare con lui, sperare con lui è stato il segreto del Bucchi che ora se la ride.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al SABATINI</span></strong> che gira per le grandi chiese del basket avendo accettato adesso di tesserarsi finalmente come presidente del Gira. Se va in porto questa operazione alla spagnola, con la società satellite che prepara davvero i giocatori per la serie A avrà vinto molto più di tanti altri suoi avversari, anche se l’operazione è già avanti nella solita Siena. Quando agisce, crea e non straparla ha pochi rivali.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Barbapapà SACRIPANTI</span></strong> per la bellissima stagione, per aver finalmente tirato un calcione ad una sedia quando ha visto i suoi re magi sbagliare di tutto e di più nella partita dove, forse, sarebbe bastato sbagliare di meno per uscire a raccontarci la storia del basket visto dal monte Ida.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">agli ALLENATORI</span></strong> se riusciranno a spiegarci, come se avessimo dei anni direbbe l’avvocato di Filadelfia che se la prende con Peterson appagato dal successo nell’hockey della sua Chicago, cosa succede visto che le società liquidano anche quelli che hanno fatto bene. Una questione di soldi? Di pelle? Di palle? Ce lo spiegherà Virginio Bernardi nella convention dei suoi assistiti a Siena fra la prima e la seconda finale? Speriamo.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">al MONTENEGRO di Vujosevic</span></strong>, avversario durissimo di Azzurra, che vorrebbe spaventarci arruolando tutti i migliori, dal naturalizzato Cook e Pekovic. Non sanno che noi abbiamo ragazzi armati dal sacro fuoco. Non si sono allenati anche se erano sotto contratto, ma si sono finalmente riposati e vedrete che faranno strage.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a Simone PIANIGIANI</span></strong> per averci fatto sapere che in nazionale vuole soltanto gente che sappia farlo vincere perché in questo modo i suoi colleghi diranno che è troppo facile, perché dovrà davvero spiegare tante cose a chi pensava che si alzasse al mattino e guardasse verso la Val Montone aspettando la paga di Minucci.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al leone MORDENTE</span></strong> che non vedeva l’ora di schiacciare in faccia a chi era stato troppo critico con l’Armani. Secondo lui Eurolega, Coppa Italia e campionato erano stati momenti di purificazione incompresi da chi, negli anni, sapeva valutare i Rocca, i Mordente, ma anche i McAdoo e i Meneghin. Da chi non riesce ancora a credere che sia questo il massimo per una squadra che costa così tanto e che è amata così tanto, ma non a prescindere.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">ai &#8220;PRODIGI&#8221; </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">dei campionati giovanili</span></strong> che vanno in campo con la faccia da Kobe Bryant e non fanno niente per aiutare compagni sfigati costretti a chiudere la loro carriera nel rimpianto che imprigiona i non talentuosi. Dire che certa gente tira come nessun altro, succede per Balotelli, per Ale Gentile, non vuol dire aiutarli a crescere. Il campo pretende anche tante altre cose e anche la vita.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a superleone MICHELORI</span></strong> che davanti al microfono, dopo l’eliminazione, ha fatto sapere che a 32 anni si sente vecchio per andare a faticare in nazionale. Lo capiamo, ma non può lasciarci coi cicisbei capaci di illudere soltanto i Petrucci, gli agenti petosi e lucragnosi, i presidenti esposti ogni giorno al canto dei loro dirigenti Circe, alle bande cantanti di tuttta Italia. Quando venne per l’ultimo viaggio di Beppe Boggio, uno che era niente, ma sicuramente era tutto in una società, ci sembrava di ferro. Non vogliamo essere delusi.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=-" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se a Pierino Bucchi magari togli le bende dagli occhi e gli proibisci di giocare a mosca cieca, forse l&#8217;Armani va in finale</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                          di CLAUDIO PEA
Chi Diego Armando Maradona insulterà per primo ai Mondiali di calcio che venerdì andranno ad iniziare? Queste le quote sulla lavagnetta dei bookmaker inglesi: 2,38 l’arbitro, che per Argentina-Nigeria di sabato sarà il povero tedesco Stark, 3 e mezzo il Sudafrica come Paese organizzatore, 4 i giornalisti della carta stampata o della televisione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                          <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Chi Diego Armando Maradona insulterà per primo ai Mondiali di calcio che venerdì andranno ad iniziare? Queste le quote sulla lavagnetta</strong> <strong>dei bookmaker inglesi</strong>: <strong>2,38</strong> l’arbitro, che per Argentina-Nigeria di sabato sarà il povero tedesco Stark, <strong>3 e mezzo</strong> il <strong>Sudafrica</strong> come Paese organizzatore, <strong>4 i giornalisti</strong> della carta stampata o della televisione, tutto fa brodo,<strong> 9 la Fifa di Blatter</strong> e la sua cricca. Non sapendo bene su cosa puntare, ho chiamato allora il mio fido allibratore londinese e gli ho chiesto per favore di darmi una buona quota sul<strong> Pibe de Oro</strong> che, prima che finisca il Mondiale, ha già vaffanculato arbitri, Sudafrica, media e Fifa, tutti insieme. <strong>E pure Raffaella Carrà e Heater Parisi</strong>, oltre a suo genero <strong>Sergio Aguero</strong>, che si è mangiato un gol grande come una casa, e <strong>la figlia</strong> <strong>Giannina</strong> perchè si è sposata un cabron del genere. Ebbene il bookmaker amico mi ha risposto se l’avevo preso per scemo dal momento che questo tipo di scommessa nessuno nel<strong> Regno Unito</strong> l’ha mai presa in considerazione: è troppo facile da azzeccare, mi ha detto irretito e mi ha buttato giù il telefono mandandomi a quel paese. Peccato perché dieci euro me li sarei giocati volentieri anche su <strong>Marco Carraretto da Treviso</strong> che non mi tradisce mai al picchetto: mette il piede sul parquet e fa canestro, ovviamente da tre punti, entro un minuto, al massimo due, e spesso al primo tentativo. Come è successo <strong>al Palaverde </strong>nei quarti di finale e sabato al <strong>Pianella</strong> proprio nell’unico momento in cui Cantù è stata avanti nel punteggio (15-14) e poi mai più dopo la tripla del caro e fedele soldatino senese.</p>
<p><strong>Provando a fare i seri, se mi riesce, ma è dura, petto in fuori e pancia in dentro, Carraretto è dell’armata Montepaschi il mio preferito.</strong> Tant’è che se <strong>Simon Mago Pianigiani</strong> non me lo convoca in nazionale, giuro che non gli racconto più nulla della nostra<strong> Juve</strong> che mi sbaglierò anche, ma sta facendo una gran confusione al mercato dei pani e dei pesci dove, sia chiaro, nessuno può inventarsi i miracoli, ma se un po’ di <strong>Pepe</strong> mi sta anche bene, la prima cosa che doveva fare <strong>Marotta</strong> era vendere Palla-al-piede Diego<span id="more-1825"></span> che, come diceva il professor <strong>Faina </strong>di Davide <strong>Pessina</strong>, è la mozzarella di bufala più cara della terra e poi, già che c’era, poteva pure spedire <strong>Del Piero</strong> in America o negli Emirati Arabi insieme a <strong>Cannavaro</strong>. Sia chiaro, di calcio possono parlare tutti, anche Piero <strong>Ostellino</strong> (oggi) sulla Gazzetta dello sport. Di basket un po’ meno. L’ex direttore del Corriere ha scritto che <strong>De Ceglie</strong> non è inferiore a <strong>Ziegler</strong> e che <strong>Diego</strong> potrebbe essere utilizzato da Delneri come<strong> Cassano</strong>. E ha dato del “vecchio saggio” a <strong>Zaccheroni </strong>che è stato il peggior allenatore di tutta la storia bianconera. Peggio anche di Bollicine<strong> Maifredi</strong> e di <strong>Heriberto Herrera</strong>. Difatti stasera che non c’è pallacanestro in televisione avevo pensato di andare al cinema per vedermi un filmettino leggero-leggero. Invece mi rileggerò il pezzo di Ostellino e sono sicuro che andrò a letto divertito e felice come un bambino al quale la nonna ha raccontato una favola a lieto fine.</p>
<p><strong>Non so come finirà piuttosto tra Caserta e Milano. Penso e spero che vada in finale Caserta perché se lo merita sul serio </strong>e comunque più dell’<strong>Armani </strong>che, a conferma di quanto ho scritto in tempi non sospetti, è una squadra pensata male, figlia più dell’improvvisazione che di un progetto vero, però la <strong>Pepsi </strong>non è nemmeno il demonio e, se a <strong>Pierino Bucchi</strong> magari togli le bende dagli occhi e gli proibisci di giocare a mosca cieca quando deve pescare un giocatore dalla panchina, non è detto che alla quinta partita Milano non possa andare a vincere sulla piana del <strong>Volturno</strong> tra i noci e gli ulivi. Soprattutto se avrà lasciato a casa <strong>Mike Hall</strong> che è una palla-al-piede come Diego alla Juve e nessuno glielo ha ancora detto a Bucchi. Il quale ha affidato a Hall addirittura l’ultimo tiro nella gara tre di ieri sera dopo che <strong>l’indisponente di Chicago</strong> aveva infilato per sbaglio un canestro in tutta la partita su sette tentativi. E l’ha ovviamente fallito. Al contrario di <strong>Jumaine Jones</strong> che, piaccia o non piaccia a Hall, è tutta un’altra storia. Lui infatti può anche spadellare fuori nove o dieci palloni di fila, ma l’ultimo, quello che vale una finale dei playoff, può metterlo nel cestino anche se lo spara <strong>dalla Bovisa nel Forum</strong>. Perché ha soprattutto un cuore.</p>
<p><strong>Stamane comunque il basket è ritornato in prima pagina sul giornale in rosa</strong> come non accadeva, non ricordo bene, se dalla prima o dalla seconda guerra punica. Uno scacchetto, per carità, non montiamoci la zucca (“Gioia Caserta: vince a Milano e conduce 2-1”) tra tanta Inter <strong>(Benitez, Mou, Mascherano, Maicon, Moratti, Cavani)</strong> e un cicinin di Juve (Criscito, ma non era già bianconero?), calcio mercato e calcio degli orrori, <strong>Lippi e la Schiavone</strong> e la “gran finale”, pensate un po’, di serie B tra <strong>Torino e Brescia</strong>. Mentre il giorno prima, cioè sulla Gazzetta di domenica, non ho letto neanche un rigo del <strong>Montepaschi </strong>che ancora per 3-0 ha conquistato la finale della palla nel cestino per il quarto anno di fila. Ah già, questa non è più una notizia. Mica è vero, ma vaglielo a spiegare. E allora fate come me, brava gente senese: andate diritti per la vostra strada e se anche vi capita, come è successo a me, nel cuore della notte d’imbattervi nella telecronaca dei fratelli De Rege, al secolo <strong>Cicciobello Tranquillo-CosaBuffa</strong>, togliete l’audio e godetevi lo stesso la nostra beneamata pallacanestro, la tripla doppia di<strong> Rondo</strong> (19 punti, 12 rimbalzi, 10 assist) e i trentadue di <strong>Ray Allen</strong> (otto triple a 34 anni) , la vittoria dei <strong>Celtics </strong>(103-94) a Los Angeles e <strong>un altro titolo che ha preso la strada di Boston</strong>. Evviva! E in bocca al lupo a <strong>Paron Zorzi</strong> che è tornato ad <strong>Avellino con</strong> <strong>Frank Vitucci</strong>. Venezia ingrata? Sicuro che sì risponderebbe <strong>Acciughino Pittis</strong> sempre sull’attenti quando lo interroga <strong>Claudia Angiolini</strong>. Che debba farsi perdonare qualcosa? Sicuro che sì, ma era ancora un ragazzino…</p>
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