By oscareleni | Giugno 22, 2009 - 8:34 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dall’isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna al bel Teseo per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri Renzo Tramaglino davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. Eleni è tornato, un po’ tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel catino incrostato del Forum di Assago, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. Scudetto scritto, gloria a chi meritava tutto e di più. Siena è Siena e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare il marchese Pianigiani che ha peccato una volta soltanto nell’ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla Virtus Bologna, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano Tonelli potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.
Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al lupacchiotto senese ha tolto all’Italia l’unico trofeo europeo dell’anno, ha tolto la soddisfazione d’aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di Matteo Boniciolli che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei grandi di Russia, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del Montepaschi nella finale di Coppa Italia, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: chi l’ha battuta è retrocesso, chi l’ha tormentata fino all’ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l’allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a Scariolo. Labirinto che sei in noi liberaci

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By peaclaudio | Giugno 5, 2009 - 4:29 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

                                                                   di FRANCESCO SARTI

I playoff sono iniziati in ritardo perché la Fortitudo Bologna stava discutendo davanti alla Corte federale l’opportunità di rientrare in serie A dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di Ruben Douglas,
il Forum atterrito, Sky ad esultare perché l’avvento della tecnica aveva rasserenato gli animi. Altro che Livorno. Altro che il sottomano di Andrea Forti. Altro che il titolo assegnato postumo, mentre già s’invadeva il campo. Quelle erano storie passate, vecchie di vent’anni, quando non c’erano gli instant replay e le norme sull’utilizzo degli instant replay. In effetti è curioso: quella partita verrà sempre ricordata per la bagarre sui due punti finali, mai, per esempio, per la banalità di lasciar giocare Albert King, l’americano dell’Olimpia, che di punti in gara cinque ne mise ben 22, con già cinque falli a carico. Ma si sa, non tutti gli errori hanno la stessa fotogenia. Non tutti sembrano decisivi, o particolarmente ingiusti. Uno sfondamento non visto non è così nitido come una linea bianca pestata dalla punta di un piede. O una stoppata con la parabola discendente:  per esmpio l’altroieri, a Siena, si è fermato il gioco per discettare sull’interferenza a canestro di Eze coi campioni d’Italia avanti di 31 punti… La realtà è che non si può tornare indietro al basket privo di bottoni e centesimi, non tanto perché era più impreciso o disattento, ma perché è arrivata la televisione, l’angolazione, la fotocellula. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Aprile 13, 2009 - 5:40 pm - Posted in Vengo anch'io...

               di LEONARDO IANNACCI       

 Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di Mirko Lanzi, detto l’Ugo Tognazzi della bassa (“Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima…”), una certezza la posso candidamente confessare: da parecchio non concedo il bis. Il sipario – diciamo così – si alza una sola volta e, al fin della licenza, si chiude, senza più dar segni di vita. L’esibizione è unica e secca. In talune occasioni robusta e vitaminica (ehm…), in altri casi ben più sofferta: fate conto di vedere un marine, visibilmente appesantito, che cerca di raggiungere la sua buca sulla spiaggia di Okinawa. Arranca, suda come una bestia, si aiuta con i gomiti. Ce la fa, non ce la fa, alla fine ce la fa. Ma il bis, a quel punto, diventa fugace, francamente impossibile. Questione di anagrafe? Il prossimo luglio sono 47, mica 90. Ma come ricordava il grande Totò, a questa età è più facile imbattersi in un morto che parla una sola volta, più che in un fringuello in forma clamorosa. Tant’è. I giorni ormonici di un tempo sono passati da troppe primavere e, così, il sottoscritto – povero disgraziato – si appresta a vivere una “doppia” di ben altro tenore: quella della possibile retrocessione in parallelo delle sue squadre del cuore: il Bologna calcio e la Fortitudo basket. Si scherza e si ride per non piangere. Ovvero, scherzo e rido per non piangere. Read The Full Story…

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ciccio vs sugar 1

di LORENZO SANI

La notte che Sugar Ray sfidò il Ciccio la  luna indossava una luccicante collana di stelle. Si era messa in ghingheri per l’occasione, come una vecchia mignottona bianconera. In Italia governava Berlusconi, anche se nel 1994 sembrava un filino più vecchio di oggi. Era un settembre particolarmente caldo per il governo. “Andremo avanti senza Bossi” aveva tuonato il premier al rientro dalle vacanze. “Sfasciacarrozze” arrivò a definire l’alleato recalcitrante della Lega verso la metà del mese in un ribollire di accuse e polemiche, ma quell’epiteto, offerto a una rilettura storica, non chiarisce se si trattasse di un complimento o di un insulto, data l’assenza di pregiudizi verso condoni e rottamazione dimostrata dall’esecutivo in svariate circostanze. Polemiche che echeggiavano in lontananza a Bologna, perché da una decina di giorni, per l’esattezza dal 16 settembre, era iniziato il campionato di basket. La sfida a 15 punti, massimo tre palleggi, due partite su tre, tra Alessio Cantergiani detto Ciccio e Micheal Ray Richardson detto Sugar, nacque qualche giorno prima della sera del 27 settembre 1994, notte magica in cui si consumò l’evento tra le pareti della palestra delle scuole Carracci, nei pressi di via Saragozza. Il PalaGhepard, ribattezzato così dai ragazzi dal nome della polisportiva che fa gli onori di casa, era tirato a lucido. Deve avere un fascino particolare per i campioni Nba quella palestra col fondo di mattonelle grigio topo, perché ogni tanto ci puoi trovare anche oggi David Rivers, uno tra i più grandi playmaker che siano transitati nel campionato italiano, che fa due salti per tenersi in forma con la squadra di Billo Riguzzi e di Capitan Venturi, soprannominato il Nonno perché gli vennero i capelli bianchi da ragazzino quando incominciò a lavorare di notte al mercato ortofrutticolo. Nel settembre ‘94 da Zelig, in via Portanuova, un gruppo di amici si era infilato in una di quelle discussioni di basket senza capo né coda. Se poi alla discussione partecipa anche il Ciccio, e prende posizione, non c’è proprio verso di uscirne fuori.  Era così anche in campo, quando gli arbitri gli fischiavano contro illudendosi di fermare il gioco. No. Oggi possiamo dirlo. Il gioco, nel significato più letterale del termine, lo fermava solo il Ciccio, perché si piantava in mezzo al campo col pallone sotto un braccio e l’indice inquisitore dell’altra mano puntato al naso del fischietto di turno fino a quando si era spiegato, o aveva ottenuto soddisfazione. Eventi entrambi molto rari. “Paaaassi?”, inorridì una volta durante un match al torneo dei Giardini Margherita, sempre tenendo il pallone ben streciccio vs sugar 2tto sotto al braccio. “Ma come: io non ho mai fatto passi!” (*). Intendeva in carriera, non in quel momento.  Impossibile azzardare una rimessa veloce se avevi contro il Ciccio. La tavolata da Zelig era a leggera prevalenza virtussina, questo va detto per la cronaca, perché se la stessa accalorata discussione si fosse svolta in un’ipotetica tavolata a leggera prevalenza fortitudina non si sarebbe conclusa senza un minimo spargimento di sangue. Quella volta il sangue non sgorgò, ma si sfiorò la rissa. L’argomento del contendere era il dualismo Richardson-Danilovic. Il Ciccio sosteneva senza troppe metafore che con Danilovic si vincesse e con Sugar no. Questa, dal suo punto di vista, era la differenza di fondo tra i due campioni. Non si espresse esattamente in questi termini, ma il concetto suonava più o meno così. In quei giorni Richardson si trovava a Bologna, dove c’era una delle famiglie che aveva creato in giro per il mondo,

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By peaclaudio | Marzo 28, 2008 - 1:36 pm - Posted in Peak Time

E poi dicono che ce l’ho con la Gazza. Non posso in verit√† escluderlo, specie da quando StraCandido Ciapan√≤ non √® pi√π direttore e non spara pi√π in prima pagina, perch√® glielo aveva confidato Berlusconi, che la Juve aveva preso Vialli, Mancini e Vierchowod in un colpo solo dalla Sampdoria. Almeno un tempo la Gazza era un giornale di signori bombaroli e Davide Messina si divertiva un paio di volte a settimana a inventare la favolosa girandola dei portieri. “La Roma vuole Taibi (Atalanta) per disfarsi di Sterchele che potrebbe a sua volta passare alla Reggiana. La quale giudica un po’ vecchio Ballotta e dovrebbe sbolognarlo ovviamente al Bologna che ha gi√† ceduto Antonioli al Parma. Tanto pi√π che Callisto Tanzi, il patron della Parmalat che tutte le mattine alle sette va a Messa e fa la comunione, davvero un santo

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