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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; bologna</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Non chietemi più cos&#8217;è la Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 12:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                          di CLAUDIO PEA 
C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio e questo proprio non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio</span></strong> e questo proprio non lo credo. E’ comunque assai grave che non le dia fastidio tutto quel che le succede intorno. Magari proprio dirimpetto alla sua scrivania o due computer più in là. Nella grande redazione di Sky. Dove, come in tutti i paradisi del mondo, puoi anche raccogliere <strong>una mela</strong> <strong>all’apparenza molto bella</strong>, più rossa e vistosa delle altre, che però al primo morso butti via disgustato perché dentro è marcia e <strong>irrimediabilmente puttana</strong>. Per la verità negli ultimi tempi la Banda Osiris non è che se la passi granchè bene. Anzi, è in disgrazia e quasi in fin di vita.<strong> Resiste a Cantù</strong>, dove ha messo radici (tentacolari) ed è difficile da estirpare. Ma sono i suoi colpi di coda che devi adesso a maggior ragione temere. Come quello dell’altra domenica a mezzogiorno. C’è Siena-Milano, la partita tanto attesa e non importa se all’Armani mancano Maciulis, Petravicius e Pecherov e al Montepaschi solo Malik Hairston, ci sono tante cose da capire e un sacco di persone da intervistare. Per esempio <strong>Giannino Petrucci, un tempo tifoso di Roma e Treviso</strong> e nemico di Siena, o Andrea Capobianco che il presidente del Coni non sa neanche chi sia. <strong>C’è il mercatino in Piazza del Campo</strong> o la contrada della Lupa che va matta per il suo figliolo prodigio che perde una partita ogni Palio. No, ecco la lavagnetta di Cicciobello, <strong>i circoletti blu e le</strong> <strong>freccine arancioni</strong>, per spiegare il pick and roll e le contromosse al più frusto degli schemi d’attacco del <strong>Belpaese</strong> proposte dal fido Trinchieri. No, c’è il servizio vecchio di almeno due mesi, ammuffito e stanco, su <strong>Gallinari in gita</strong> coi Knicks al Forum di Assago.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Siena io c’ero. Assieme alla mia bella figliola, come dicono i toscani con la loro meravigliosa inflessione dialettale, ma una volta tornato a casa, non prima d’aver fatto tappa anche al Futurshow di Casalecchio per Virtus-Benetton</span></strong>, mi sono rivisto questa e quella contesa su My Sky. Vuoi perché sono malato di basket e di televisione, vuoi perché non me la si fa sempre sotto al naso e lo capirebbe anche un bambino che la Banda Osiris ha colpito<span id="more-2018"></span> ancora. Come? Santa pazienza, ve lo devo anche spiegare? Va bene, ma a modo mio, cioè a indovinelli. Chi ha scritto il libro “Da zero a otto” a quattro mani, anzi a quattro zampe, di Danilo Gallinari? Flavio Tranquillo. Bravi. E<strong> chi è il grande capo della Banda Osiris?</strong> Sempre lui. Dai che ci siamo. E qual è la partita più seguita in tv della stagione? Siena-Milano. E quindi se tra un tempo e l’altro del bigmatch spari uno spot<strong> (che c&#8217;entra</strong> <strong>come i cavoli a merenda)</strong> sul Gallo di New York non hai forse fatto bingo, cioè gratuitamente il pieno di promozione al tuo libro che puoi trovare in tutte <strong>le librerie sotto le feste di Natale</strong>? Okay. E infine, tanto per gradire, chi era il coordinatore giornalistico di Montepaschi-Armani come avreste potuto leggere anche sui titoli di coda? Ovviamente Cicciobello che era pure lui a Siena, ma <strong>chiuso nel pulmino della regia</strong> parcheggiato fuori dal palasport di via Sclavo dove si è rinchiuso a doppia mandata per non essere visto dai tifosi del Montepaschi ai quali evidentemente non sta molto simpatico.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Davide Pessina voglio invece un mondo di bene. Sia chiaro, lui non ha nulla a che spartire con la Banda Osiris. Come del resto Mario Boni e Paola Ellisse, Claudia Angiolini e pochi altri della redazione basket di Sky</span></strong>. In più ha un alto grado di sopportazione visto che non l’ho mai trattato coi guanti e non se l’è mai presa con rancore. E, quando sbaglia, lo fa sicuramente in buona fede. Però lo stesso non posso fare a meno di <strong>tirargli le orecchie</strong> se come domenica se le va a cercare ingenuamente dicendo sul 13-12 per Siena: “L’Armani ha comunque dimostrato di saper reggere la sfida col Montepaschi dando sul campo già una risposta positiva”. Come no? 36-15 in un amen e 99-67 alla fine con <strong>Andrea Michelori che non ha mai alzato</strong> <strong>il sedere dalla panca</strong> e il diciassettenne Diego Monaldi della nuova scuderia Myers che spara in faccia a Finley un canestro da tre punti cinque secondi dopo aver messo il piede sul parquet. Qualche volta insomma bisognerebbe imbavagliare Pessina <strong>come faceva Asterix</strong> con il suo cantore in occasione delle feste nel villaggio gallico o cucirgli la bocca con ago e filo visto che non sa mordersi la lingua, però va ugualmente perdonato e<strong> a spada tratta</strong> sempre difeso dai lupi affamati e dai fiancheggiatori della Banda Osiris che saranno anche meno sottili, e quindi più grevi dei loro boss, ma che <strong>zitti zitti</strong> sanno come pugnalarti alle spalle senza sbagliare una mossa o una consegna. In questi giorni per esempio l’ordine è quello di proteggere gli allenatori in crisi della combriccola. Come? Parlando d’altro. Per esempio di <strong>Sabatini che vuole</strong> <strong>acquistare il Bologna Calcio</strong> quando, come ha detto SuperCazzola, “ha i soldi al massimo per comprare una pizzeria” o di Phil <strong>Goss che tifa Inter</strong>, va allo stadio a vedere il Varese e chi se ne frega. E intanto facendo finta che a Caserta c’è un presidente furioso con Sacripanti o a Roma una Lottomatica, massacrata a parole da Tanjevic, che se domenica perde a Teramo dividerà con la Tercas l’ultimo posto in classifica. Anche questo,<strong> cara la mia Ellisse</strong>, è Banda Osiris. Dove nessuno tiene vergogna e il più pulito ha la rogna.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Da Siena a Sassari, smentendo Pianigiani</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani</span> <span style="text-decoration: underline;">preferiamo il sistema spagnolo al nostro</span></strong>, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia <strong>l’ottantanovesimo campionato di basket</strong>. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando <strong>Dino Meneghin</strong> ci ha chiesto perché non avevamo avuto <strong>neppure una riga per la presentazione</strong> <strong>all’Arena del Sole</strong>. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché<strong> il titolo è andato a Vitoria</strong>, perché <strong>i loro palazzi</strong> <strong>sono moderni e sempre pieni</strong>, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. <strong>Certo si poteva cavalcare la polemica</strong> innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi<span id="more-1898"></span> del nuovo prence che facevano gli offesi davanti ai loro presidenti cercando di spiegare che pure loro pasano tante ore in palestra, per la verità c’è il dubbio che molti si sentano con la coscienza a posto perché stanno tanto tempo al video per studiare i punti deboli dei nemici, ma nella sostanza, e lo diciamo a tutti, dal primo all’ultimo, <strong>sono i fatti quelli che chiariscono tutto</strong>: cercate di giocarte meglio e fate crescere davvero i giovani talenti che avete per le mani. Il sistema non permette di sperimentare perchè se sbagli trovi la valigia pronta sulla porta ? Una verità, ma esiste anche la voglia di tuffarsi dalle rocce più alte e questo dovrebbe ispirare la carriera di tanti buoni allenatori che sembrano però <strong>prigionieri nella biblioteca tipo quella del Nome della Rosa dove nessuno osava andare a cercare quello</strong> <strong>che avrebbe potuto rivoluzionare il sistema</strong>. Bella la scuola tecnica italiana,ma, accidenti, cosa dire allora di quelle proposte da Spagna, Croazia, Serbia, Lituania, Francia, Grecia, Turchia, Germania tanto per restare su quelle europee che al mondiale si sono battute più o meno bene, ma loro c’erano, e nei campionati giovanili arrivano sempre davanti all’Italia?</p>
<p><strong>Presentazione con l’obbligo di fare anche pronostici, una fase delicata,</strong> necessaria, la famosa zona d’ombra del &#8220;qui lo dico e qui lo nego” perché come suggeriva <strong>Ferdinando Minucci</strong>, vero numero uno del sistema, bisogna aspettare almeno tre mesi di campionato per capire chi ha pescato bene, chi ha lavorato meglio, chi ci farà alzare in piedi come è accaduto l’anno scorso guardando Cantù, Caserta e Montegranaro. Comunque sia andiamo con la griglia di partenza:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Prima fila</span></strong>: <strong>SIENA </strong>perché ha cambiato uomini, ma sotto lo scudetto porta sempre lo stesso cilicio e per batterla si dovrà andare a cento all’ora senza perdere troppi palloni. <strong>MILANO</strong> perchè, come dice il presidente Proli, i dolori e le finali hanno fatto capire gli errori commessi, perché il gruppo è più sano, più forte fisicamente, perché lo scudetto è l’obiettivo, ma non sarà inseguito facendosi prendere dall’isterismo. Ora bisogna vedere se tutti quelli coinvolti nel progetto avranno nervi saldi e testa lucida.<strong> ROMA</strong> perché arriverà più tardi, visti gli infortuni del precampionato, ma se hai nove giocatori sopra i due metri e Tanjevic nel pensatoio allora puoi aspettare e crescere bene. <strong>TREVISO </strong>perché Repesa è un maestro, perché in casa Benetton si sono rimessi tutti a tagliare gli alberi del Montello per una nave da dogi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Seconda fila</span>: CANTU&#8217;</strong> se non si fa prendere dall’angoscia di essere tornata società faro, se non si aspetterà di soprendere tutti come l’anno scorso perché ora sono gli altri ad avere il forcone in mano. <strong>BRINDISI </strong>dove c’è tutto per fare bene, peccato che manchi un palazzo adatto, ma gli uomini che la guidano sono tutti di prima qualità anche se la panchina sembra un po’ corta. Virtus <strong>BOLOGNA</strong> nella speranza che nessuno parli al mannovratore Lardo prima che possa mettere insieme un gruppo con dentro tante buone qualità, forse non il massimo del talento, ma è presto per dirlo. <strong>MONTEGRANARO  </strong>che in mano a Pillastrini può fare altri passi avanti perché ha una rosa molto competitiva e l’ambiente inventa eroi anche se appaiono un po’ logori. <strong>AVELLINO</strong> perché ha ricreato la famiglia dopo essersi liberata dell’egoismo, perché ha dentro il fuoco di casa Ercolino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Terza fila:</span> </strong><strong>PESARO</strong>, un altro posto dove prima è stata ricostruita la casa e poi la squadra. Potrebbe fare la mina vagante se al palazzo andranno amici, tifosi e non supercritici insoddisfatti e con la testa voltata sempre indietro.<strong> BIELLA</strong> perché hanno idee, hanno giovani talenti, hanno quell’entusiasmo che serve per non dimenticare i pasticci dell’ultima stagione dopo le maraviglie di due anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quarta fila:</span> </strong><strong>VARESE</strong> se i nuovi capiranno l’affetto di Masnago, se non ci sarà la voglia del tutto e subito, se, come dice Recalcati, la gente aspetterà a fare i conti alla fine e non dopo le prime partite. <strong>TERAMO</strong> perché ha un grande allenatore, perché non ha mai avuto paura di mangiare pane e cicoria.<strong> CREMONA</strong> affidata ad un giovane tecnico sloveno che sa scavare nella miniera. L’importante è che la società non si faccia prendere dal panico. <strong>SASSARI </strong>una neo promossa che cerca amore, ma anche qualche bella sorpresa. Bravo merlo, ma la griglia cosa vuol dire? Niente, cari amici, era soltanto una scusa per dire quello che ci passa per la testa oggi, molto prima che gli arbitri alzino la palla al centro del campo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>La Gazzetta esaurita ed il Verme solitario</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                      di CLAUDIO PEA
Da casa alla stazione, sì e no, un quarto d’ora a piedi. Il treno è così comodo, mi hanno detto. E in effetti così è. Venezia-Bologna solo un’ora e dieci. Prima classe, ti offrono anche il caffè coi biscottini. Da casa alla stazione quattro edicole. Repubblica, Gazzetta, La Stampa e il Gazzettino: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                      <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da casa alla stazione, sì e no, un quarto d’ora a piedi. Il treno è così comodo, mi hanno detto. E in effetti così è. Venezia-Bologna solo un’ora e</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dieci. Prima classe, ti offrono anche il caffè coi biscottini</span></strong>. Da casa alla stazione quattro edicole. <strong>Repubblica,</strong> <strong>Gazzetta, La Stampa e il Gazzettino</strong>: la mia mazzetta quotidiana. “Mi spiace, ma la Gazzetta l’ho finita”. Straluno: sono le otto e mezza di un lunedì che vedi triste nelle facce livide della gente anche se poi non lo è. O magari non lo sarà. Come del resto tutti i lunedì della vita. La Gazzetta è esaurita anche alla seconda e alla terza edicola che incontro strada facendo. Finalmente al quarto tentativo esulto come un bambino che trova <strong>la figurina di Eto’o</strong>. E’ l’ultima copia, sospira l’omino con la sciarpa al collo che mi spiega gentilmente il perché. “Perché ieri non ha giocato la serie A di calcio”. E allora? “E allora mi mandano la metà delle copie”. Eppure <strong>Valentino è tornato a vincere in Malesia</strong> come non accadeva da un bel pezzo e<strong> Alonso</strong> è sempre in corsa per il titolo. Eppure domenica si sono giocate le finali dei Mondiali (in Italia) di pallavolo. Lasciando perdere la <strong>SuperCoppa di basket</strong> che magari non interessa più di tanto se Repubblica ha pensato bene, o male, decidete un po’ voi, di dedicarle, bontà sua, non più di cinque righe di cronaca. Le ho contate, neanche mezza di più. Lo stesso spazio concesso al derby italiano di trotto vinto da<strong> Nadir Kronos che però è il primo figlio maschio di Varenne</strong>. Buona a sapersi. E’ la solita storia trita e ritrita: nel Belpaese tira solo il calcio. O almeno è così che la pensano nelle stanze dei bottoni di <strong>via Solferino</strong>. <strong>A Milano. Al numero 28</strong>. Cervelli che fumano e spesso fondono inesorabilmente finendo nel pallone a stelle ed esagoni. Anche se poi proprio così non è perché, se alle otto di mattina un giornale è esaurito, le ragioni possono essere soltanto due. O c’è stata <strong>coda alle</strong> <strong>edicole </strong>per via di uno scoop sparato a tutta pagina, ma gli scoop ormai sono un fatto raro, quasi in via d’estinzione come i buoni giornalisti di basket, o qualche genio dell’editoria ha clamorosamente sbagliato i conti e non ha fatto soprattutto quelli con un sacco d’italiani che non ne possono più di leggere quanti peli ha sul sedere <strong>Materassi</strong> o qual è l’ultima shampista di <strong>Borriello.</strong> E intanto gli stadi si svuotano, i quotidiani perdono copie a rotta di collo, mentre i palasport si riempiono come è successo per i <strong>Mondiali di pallavolo</strong> e per l’esibizione dei<strong> Knicks a Milano</strong>.</p>
<p><strong>A Bologna, all’Arena del Sole, in via Indipendenza, c’è stata lunedì la</strong> <strong>presentazione del campionato di serie A</strong> e, anche se l’ufficio-stampa della Lega non mi ha mandato uno straccio d’invito, c’ero anch’io. Già, ma chi ti credi d’essere? Nessuno. Ha ragione il caro Orso <strong>Eleni</strong>. Non contiamo più niente. Ammesso e non concesso che abbiamo mai contato. Del resto più di vent’anni fa imperava<strong> il Verme</strong> e tutte le società pendevano dalle sue labbra. In verità non vedevano l’ora di schiacciarlo come hanno poi puntualmente fatto. Mentre adesso, da almeno due o tre lustri, <strong>imperversa la Banda Osiris</strong> che pensa di poter continuare a fare nel basket il bello e il cattivo tempo.<strong> Peccato che Minucci</strong> <strong>e Proli</strong> la pensino ormai come la vostra donchisciottesca Cassandra che per anni<span id="more-1894"></span> ha fatto la guerra a questi fascistelli dei canestri, arroganti e sciocchi, non perdendo però mai la speranza di non essere più, un giorno, l’unico scemo del villaggio a vederli come fumo negli occhi. Se infatti adesso provocatoriamente affermo che la Banda Osiris ha affossato la nostra pallacanestro alla pari di quel che ha di recente fatto<strong> Sterminator</strong> <strong>Sacrati con la sventurata Fortitudo</strong>, mentre una volta notavo intorno a me un vero e proprio fuggi fuggi generale e tanta gente che se la dava a gambe urlando “quello è un pazzo scatenato, rinchiudetelo in un manicomio e buttate via le chiavi”, negli ultimi tempi invece ci tengono addirittura a prendere le distanze da <strong>Cicciobello</strong> e affini come hanno provato a fare proprio lunedì scorso non solo il direttore e il suo vice di Sky Sport, ma persino <strong>Fratel Brunetto Arrigoni e Platone Trinchieri</strong> che, ridendo e scherzando, sono arrivati a dire che loro invero non hanno mai fatto parte della Banda Osiris.</p>
<p><strong>E qui vi fermo perché da buon golfista, o quanto meno discreto, è arrivato il momento di mettere i puntini sul tee</strong> e di precisare una volta per tutte che soltanto il sottoscritto ha il potere sulla faccia della terra di stabilire chi è, o è stato, un seguace della Banda Osiris e chi no. Perché io ho inventato la Banda Osiris e solo io l’ho combattuta sin da quando <strong>l’Alfredo Alfredo</strong> <strong>Cazzola </strong>la sosteneva con ogni forza e senza ritegno. Così come, nel mio delirio sempre più galoppante di onnipotenza, sarò ancora io a smantellarla giorno dopo giorno e distruggendola centimetro su centimetro. Al massimo avvalendosi della collaborazione e dei consigli proprio di Ferdinando Minucci e Livio Proli che solo gli stolti credono che siano nemici tra loro. Quando invece su tante cose la pensano eguale e su molte s’assomigliano. E, comunque sia, sono la forza portante di un movimento che può anche riprendere a crescere a patto che si seghino in fretta i rami secchi e si toglino subito di torno le foglie marce. O no? <strong>E buon campionato a tutti…</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=f" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le visioni di Vitali che può piacere solo a Pittis e i tagli della crudele Cremona&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 08:24:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato l’anima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia</span></strong> di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato <strong>l’anima negra</strong> dei nostri uomini di basket che amano il gioco vacanza, che stipendiano giocatori anche nel periodo estivo quando gente che avrebbe bisogno di lavorare duramente sui difetti tecnici, sulle carenze fisiche, va a guadagnare qualche euro per insegnare cose che non sanno a ragazzini che non conoscono i loro difetti e fanno fatica a pagare i loro pregi. <strong>Era una</strong> <strong>massima del professor Aza Nikolic</strong>, benedetto sia il suol nome, per sempre, quando si alzava alle sei del mattino per istruire gli insegnanti dei campi estivi diretti da lui:  &#8220;Non bisogna organizzare per dare alle famiglie la scusa di parcheggiare un ragazzo due o tre settimane, non è serio pensare soltanto al guadagno&#8221;. <strong>Quando lo diceva i più onesti arrossivano, ma</strong> <strong>tiravano avanti, gli altri vanno avanti come adesso</strong>.  Mentre ci avvicianiamo alle <strong>semifinali senza una notte libera</strong>, almeno per le prime tre partite, leggiamo il diario di un allenatore appena trombato, di uno appena lasciato libero senza fare tanto rumore, di uno che vorrebbe stare, ma non sa ancora capire perché a <strong>Bologna, Roma, Avellino, Cremona,</strong> <strong>Varese, Biella</strong> non tutti la pensano alla stessa maniera e, purtroppo, i primi ad essere riconfermati sono gli stessi che dovevano essere presi per il bavero e scaricati dalla <strong>rupe Tarpea. </strong>Per fortuna <strong>resta Scavolini a Pesaro</strong> e speriamo che non gli facciano venire il nervoso<span id="more-1760"></span> come l’ultimo in cordata, quello che ad un certo punto lo voleva trascinare giù nel fondo, dove c’è il metano e non la passione. Dicevamo del <strong>diario di Argo</strong>, un cane da combattimento inventato dalla crudeltà di uno scrittore tedesco che ha ambientato i suoi gialli a <strong>Trieste</strong>. &#8220;Sono fuori di me per la rabbia, i tagli, le frustate bruciano sulla pelle, la droga mi fa impazzire. Odio e sono disperato, umiliato. Ma lui è il mio padrone. Gli obbedisco”. <strong>Pensieri di un cane in una</strong> <strong>vita da cani</strong> che ci vuole rubare <strong>don Aldo Allievi</strong> e questo ci fa urlare di rabbbia come Argo nella notte dove <strong>Cantù ha visto le nuove stelle</strong> <strong>eliminando Bologna. </strong></p>
<p><strong>Fretta di servirvi il rafano col maiale dopo quarti di finale finiti troppo presto</strong> <strong>per almeno tre squadre</strong> che meritavano di andare un po’ più avanti, perché <strong>Treviso </strong>si è fatta eliminare dando l’impressione di avere qualcosa su cui costruire un bel futuro, perché <strong>Montegranaro</strong> si è trovata tutto contro e non certo il carattere da vendere di cui si parla a <strong>Milano</strong> senza sapere di cosa si sta parlando, anche se la cosa non stupisce perché poi sono gli stessi delle porte chiuse, delle corde vocali tagliate a chi vorrebbe mettere sempre un po’ di storia nei racconti e nei vestiti, perché<strong> Roma ha</strong> <strong>scoperto di aver sbagliato tutto</strong> anche nei presunti rinforzi facendosi prendere in giro persino da chi difende <strong>le tristezze dei Datome</strong>, <strong>le crisi</strong> <strong>mistiche dei Crosariol</strong>,<strong> le paure dei Gigli</strong>, <strong>le visioni del Vitali che può</strong> <strong>piacere soltanto ai Pittis</strong>. <strong>Tre buonissimi allenatori alla gogna, </strong>tre società con una idea sbagliata del domani se deve essere costruito sulle macerie di questo campionato. <strong>Cosa dicevamo a Caja quando andò a salvare</strong> <strong>la Cremona che addirittura infierisce su un gentiluomo</strong> <strong>e un grande personaggio come Ario Costa? </strong> Non ha saputo ascoltare, meglio, ha sentito il brusio, ma si era messo in testa che avrebbe salvato i già condannati mentre toglieve le castagne azzurro dal fuoco di Barnaba l’incompreso. Ci è riuscito. Premio? <strong>Grazie e arrivederci</strong>. <strong>Doloroso il non</strong> <strong>rinnovo di Avellino a Pancotto</strong>, ma le cose vanno così quando c’è l’opzione giusta e allora si capiscono, magari, anche tanti altri divorzi che hanno fatto rizzare il pelo a chi deve pettinerselo ogni mattino sullo stomaco. <strong>Sulla serie Cantù-Bologna, ammettiamolo, ci siamo divertiti tutti più che in</strong> <strong>ogni altra sfida</strong>. Allenatori freschi e interessanti, qualche buon giocatore portato alla vita nova, le solite scoperte che lasciano aperto il canile per quelli che, non avendo mai imbroccato un giocatore, mai visto più in là del loro nasino all’insù, bagnato dagli umori del tiro da tre punti, si sono visti riconfermare nelle cariche e nelle discariche. Ci consoliamo sentendo che <strong>Udine</strong> avrà una Polisportiva seria e una serie di impianti sportivi veri dove anche il basket potrà rifiorire. Alleluia. Consiglio non richiesto: se avessimo come allenatori <strong>Boniciolli, Bechi, Lardo, Repesa, Dalmonte, Frates</strong>, andremmo dirittti verso il rinnovo per partire da una base più seria, per essere sicuri di non aver sprecato altro tempo <strong>inseguendo</strong> <strong>Siena.</strong></p>
<p><strong>Voce nella notte delle semifinali che si giocano rigorosamente in orario</strong> <strong>proibito per i giornali</strong>, in giorni dove si tiene conto soltanto dei commercianti, che devono essere l’unica fonte di risorsa negli incassi del Paese critico e un po’ cretino. <strong>Premio dell’anno al solito Sabatini</strong> che vendeva i biglietti per la partita contro Siena sapendo che<strong> l’orso di Cantù</strong> era difficile da stanare con giocatori sfiniti, zoppi, confusi da troppa gramigna senza salsicce. Sabatini e la settimana bolognese dei giovani che dovrebbe essere il teatro per una festa di tutti, non solo dei ragazzi sul campo. Quando organizza, inventa gli vogliono tutti bene e sarà per questo che viene perdonato quando, invece, va oltre il metanifero. Dicevamo delle <strong>semifinali: una è scritta e Cantù fa bene a pensare già al domani</strong>, anche se tenersi il poco veleno rimasto per la terza partita contro Siena è un buon segno; <strong>l’altra promette di essere lunga</strong>, ma sulle debolezze caratteriali di<strong> Caserta</strong>, misurata e pesata in Coppa Italia, in certe partite perdute nel <strong>PalaMaggiò</strong>, facevano conto anche i soloni, tipo <strong>il Peterson</strong> che ti dà favorito e poi ti accompagna sorridendo anche alla garrota come un franchista mascherato, tipo noi che pensavamo almeno ad un tre a due perché non ci eravamo messi la cera nelle orecchie come doveva fare <strong>Matteo</strong> M<strong>att Boniciolli</strong> mentre intorno dicevano che qualcosa stava rifiorendo dove avevano tagliato le radici a troppe cose logiche. <strong>Bucchi ci</strong> <strong>dice che Milano ha carattere da vendere</strong>. Verificheremo tutti insieme, i primi a capirlo dovrebbero essere i latitanti delle tribune nella speranza che sia almeno ripulito l’unico campo con aria condizionata, <strong>il Forum di Assago</strong>, pensate un po’ dove può andare il basket italiano che cerca gli stessi consensi del calcio per l’Europa e rischia di prendersi in faccia le medesime ortiche anche se ha messo a dirigere il comitato uno che, giustamente, andava bene a Cinecittà e, forse, del basket non conosce molto più di quello che <strong>ci raccontano con ellissi profonde i ragazzi di Sky</strong>. Caldo e granite per notti magiche. Ci vuole la calma dei forti pur avendo scoperto da tempo che <strong>questa Montepaschi da quarto titolo ha qualcosa in meno delle altre che l’hanno preceduta al Pantheon</strong> <strong>della gloria</strong> perché i santi non esistono e allora bisogna convivere anche con chi tende a peccare perché non ha più fame.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Roma e il comico acquisto degli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/c/c1/Nando_Gentile.jpg" alt="" width="118" height="178" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio</strong> <strong>esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti</strong> <strong>aiuta nel dolce risveglio</strong> molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. <strong>Nostalgia maiala</strong> dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il <strong>Galli</strong>, allenatore femminile al <strong>Geas</strong>, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come <strong>Nando Gentile</strong> <strong>messo alla berlina</strong> dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di <strong>&#8220;amici e consiglieri&#8221; del frastornato Toti<span id="more-1399"></span></strong>, allora si può immaginare che appena il nuovo (Matteo Boniciolli) perderà una o due partite ricomincerà il tiro al piccione. Per fortuna Nando, nell’uscire dalla porta principale come il rapinatore di Inside Man, ha fatto anche qualche nome di giocatori con due facce e fra questi, purtroppo, c’è anche <strong>il triste Hutson</strong> che si è tirato dietro il <strong>Jaaber diventato bulgaro nello stesso giorno in cui gli hanno detto che</strong> <strong>Jennings faceva l’eroe a Milwaukee</strong>. <strong>Stesse piuttre</strong> <strong>sulla pelle del Cassano frastornato da Lippi. </strong>Inutile tirare avanti dopo troppa birra, troppo anestetico, una razione esagerata di idromele, meglio esprimersi con pensieri brevi per arrivare al bersaglio grosso. Non riusciranno mai a convincerci che <strong>Dino Meneghin</strong> ha voluto prendere in giro il presidente del Coni Petrucci chiedendogli prima di sostenere l’idea dell’allenatore di Azzurra a tempo pieno e poi calando i bragoni sugli scarponi appena si è trovato davanti all’aut aut dell’agente di <strong>Pianigiani. Non è vero che Petrucci ha tifato per Sacripanti</strong> che non conosce e quindi non può apprezzare, ma è vero che gli sarebbe andato benissimo <strong>Repesa a tempo pieno</strong> perché si può fare anche a meno del consenso di una associazione allenatori che rimase in silenzio quando a Roma decisero di portare in tribunale <strong>Riccardo Sales.</strong></p>
<p><strong>Alla domanda perché</strong> <strong>la pallavolo</strong> <strong>abbia scelto Bologna</strong> ripudiata dal basket potremmo rispondere che loro sanno sempre quello che fanno: con la formula, con la giornata dedicata davvero al loro sport, con soluzioni adatte al tempo che stanno vivendo e aver ridotto ad una partita secca la finale scudetto dice abbastanza, anche se lo dice dolorosamente. <strong>Ai telecronisti di Sky con il cappotto</strong> sul campo di Avellino dove gli arbitri hanno fermato il gioco due , tre volte per interferenza di mezzi acustici utilizzati da bestie travestite da appassionati, chiediamo perché non si sono domandati anche loro quello che si sussurravano i giocatori: nei giorni delle<strong> finali di Coppa</strong> <strong>Italia ad Avellino</strong> ci sarà un freddo da lupi o si potrà resistere in tribuna senza piumino? Certo dovrebbe essere <strong>la Lega</strong> a farsi certe domande e non a ballare sul proprio cadavere contando i 200 mila euro che hanno dato, per un voto, la manifestazione d’inverno alla famiglia Ercolino piuttosto che alla <strong>Livorno disperata </strong>che non ha più niente per cui litigare. Non veniteci a decantare i giocatori tipo il <strong>D. Brown</strong> di Avellino. Se questi sono gli artisti per il palato fine di un mondo che s’ingolfa nelle statistiche e non va mai fuori dal campo per sentire il vero umore della gente, che non si sporca le mani ascoltando anche chi pensa semplice, allora siamo rovinati. <strong>Strano lo stupore di chi si è</strong> <strong>accorto che all’Armani</strong>, tolto il dentino dell’americano esagerato nei palleggi, tolto il molare dello straniero<strong> Acker</strong>, tutto o quasi è andato a posto perché non c’è niente che rende più tranquilli i giocatori della mancanza di competizione interna. Lo dovrebbero studiare, questo capitolo, tutti i dirigenti, tutti gli allenatori, soprattutto se pretendono di fare anche il manager, quando ingolfano il giocattolo con soldatini della stessa arma, doppioni che non rinunciano mai al loro ego per la famiglia che li paga e li tiene al caldo. <strong>Non siamo stupiti dal ritorno in</strong> <strong>vita della Teramo</strong> <strong>che ha un allenatore vero</strong>, uno che si occupa della parte tecnica dai ragazzini ai titolari. <strong>Capobianco </strong>non mente mai, soffre, suda, si presenta come in una confraternita speciale tipo Armani non potrebbero mai prenderlo, ma è uno vero che ti trascina e risveglia anche giocatori storditi dai coccolatori fasulli, quelli che ti mandano nella Nba anche se non hai ancora imparato a stare al mondo. Certo che applaudiamo al lavoro di <strong>Cicciotello Sacripanti</strong>, ma è anche vero che non abbiamo mai tifato per la sua investitura come allenatore della nazionale per il lavoro fatto con la under. Come lui tanti altri, Capobianco, Bechi, lo ha citato persino Recalcati adesso che si toglie settimanalmente dalla scarpa un sassolino alla volta, il povero <strong>Boniciolli </strong>che ama la vita soltanto se diventa rischiosa, se deve arrampicarsi come Tom Cruise sulle montagne per ricevere ordini sulle Missioni Impossibili della sua vita che certo erano già cominciate <strong>sopportando la dura scuola del Tanjevic che oggi viene sbertucciato</strong> <strong>dalle vedove del giullare bugiardo</strong>, passando poi per <strong>le cattiverie della signora Snaidero</strong>, proseguendo per strade lastricate da birra, molluschi, sidro e carne alla brace, dal Belgio all’Irpinia, fino alla solita trappola Virtus dove hanno fatto una squadra giusta, operaia, in base ai soldi spendibili, ma poi si sentono poveri al centro, poveri di talento, si disperano se non tutte le ciambelle vengono con il buco come a <strong>Ferrara,</strong> se sbattono sulla realtà casertana che meritava molto più di Avellino anche quando i lupi avevano infilato la serie positiva delle prime giornate.</p>
<p><strong>PAGELLE  prima che i telefoni tornino a squillare</strong> perché ogni tanto qualcuno legge, ogni tanto qualcuno non pensando in proprio ti fa sapere che in giro c’è gente pronta all’agguato nella piana gallese di Boia, posto giusto per incontrare imbroglioni e traditori e chi ha messo Meneghin su questa graticola dovrebbe soltanto vergognarsi.</p>
<p><strong>10 a Nando GENTILE</strong> che dopo una stagione sofferta ha dovuto ammettere che non era pronto per una grande squadra. L’abiura che nel calcio chiedono a Ferrara, che magari chiederanno a Leonardo, tutti inciucchiti dal capolavoro di Guardiola. Ha fatto bene a sbattere la porta davanti a quei fringuelli di curva con il loro manifesto di protesta perché la crisi di Roma è cominciata non ascoltando Repesa e poi è andata avanti cacciando Bodiroga ed è finita con il comico acquisto degli italiani veri, gente con poca salute e non eccezionale nel creare gruppo, prendendo un Minard che era già scoppiato a Montegranaro ed un Tourè che fra Milano e Cantù ci ha lasciato soltanto belle pagine scritte su un libro, ma poche partite decenti.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> che finalmente racconta la sua verità sui mufloni di Azzurra. Doveva farlo subito, ma era giusto tentare di salvare quel prezioso contratto che non era poi così leggero come dicono quelli che usano sempre gli stessi occhiali per raccontarla come pare a loro.</p>
<p><strong>8 a Gianni PETRUCCI</strong> che fa bene ad urlare non prendetemi per il culo se davvero Meneghin gli aveva chiesto una presa di posizione pubblica per l’allenatore a tempo pieno ( l’ultima volta a Scauri girano gli amici di La Guardia) e poi è venuto a sapere, per vie traverse, che invece c’era stato l’accordo con Painigiani part time. Ma anche lui dovrebbe sapere che Meneghin è uno leale, che picchia e picchiava guardando in faccia la gente, quindi qualcosa deve essere accaduto e allora il presidente indignato dovrebbe indagare un po’ meglio e visto che lo salutiamo dal Galles si affidi all’arciere Owen Archer spia dell’arcivescovo di York per capire che in quella federazione Dino è sempre ostaggio e piace soltanto se racconta barzellette non se prende decisioni.</p>
<p><strong>7 a Massimo BULLERI</strong>, il carissimo Anthony Perkins del nostro basket, l’uomo della doccia , il fantastico pugnalatore dell’Orient Express, l’infelice viandante che finalmente ha fatto capire a Bucchi che se lo vuole al meglio deve trattarlo come si deve: dandogli fiducia, spazio, ma anche sopportando la sua vocazione al martirio.</p>
<p><strong>6 per Ebi ERE</strong> che ha colpito duro sul legno chiaro del Palaverde dove Caserta ha mostrato l’armonia che manca in altre contrade, persino in quella di Treviso dove i giovani, contrariamente a Roma, crescono bene e vanno in campo nei momenti decisivi. Certo chiedere il quarto posto sapendo di avere in squadra certi stranieri uterini è un po’ esagerato e lamentarsi adesso di aver scelto l’allenatore di casa non aiuta nessuno.</p>
<p><strong>5 al braccio d’oro di ARADORI</strong> che si è fermato sul più bello nella sfida contro Montegranaro. Andiamoci piano con certi dolci panegirici, aspettiamo di capire e di vedere se ogni maledetta partita ci sarà un progresso ed una risposta. Vale per lui e per tanti altri giovani che in questo momento corrono e giocano felici, ma spesso bucano, vanno su e giù come Martinoni, Melli, lo stesso Alessandro Gentile. Quando il mondo intorno li confonde e non li tiene nella miniera del vero lavoro, pesando e non contando i punti, a Biella dovrebbero saperlo, allora si sbanda. Per questo ai dirigenti si chiede di spendere più per gli allenatori che per il tecnico a poco prezzo. Chi più spende meglio spende se sa proteggere l’investimento.</p>
<p><strong>4 alla coppia MESSINA-SCARIOLO</strong> che è caduta nello stesso fine settimana. Per Ettorre prima discesa all’inferno nel santuario di Compostela, per Sergio bandolero stanco il doloroso faccia a faccia con Pashutin che sentendo i soloni italiani, adesso dobbiamo sorbirci anche il tremendista di SI che ne sbaglia cinque su dieci e con la storia del profumo di un cotone consunto spera di incantare chi dovrebbe chiedergli di stare nella stessa cesta dove voleva mandarlo un giorno l’allenatore di San Antonio, ignaro di essere stato preso per il culo dalla creatività della banda Poz, era candidato a saltare dopo due settimane senza capire niente della mentalità e della testa dei russi come diceva l’agente di Chicago guardando Danko andare al faccia a faccia con il nemico su un camion.</p>
<p><strong>3 a Marion JONES</strong> , la splendida velocista che scoprimmo ragazzina a New York nei trials senza droga, la regina di Cenerentola che a furia di guardare allo specchio i suoi muscoli aveva deciso di barare con il doping, finendo pure in galera, perché vorrebbe tornare nello sport con il basket che pure l’ha vista primeggiare. Meglio il baseball cara amica, là accettano ogni variazione genetica. Chieda agli esperti in salsa rosa.</p>
<p><strong>2 alla FIBA</strong> che per il mondiale in Turchia ha svenduto le carte di ripescaggio offrendo in cambio di denaro un posto a Germania, Libano, Lituania e Russia. La formula che salva qualche grande casualmente in crisi non può ripescare soltanto dietro versamento di dollaroni.</p>
<p><strong>1 alla maledizione TV</strong> per queste squadre spagnole che si abbinano con banche, casse di risparmio: da noi i prefetti della pronuncia corretta, guai non far sapere che ne sai una più della tua portinaia che non ha mai studiato o viaggiato, insistono sullo sgradevole suono di Caca che un tempo ammorbava il mondo intorno a Malaga e ora quello di Vitoria, città bellissime e da raccontare senza preoccuparsi se la banca in questione non viene citata.</p>
<p><strong>0 a Dino MENEGHIN</strong> se, come dice il presidente del Coni Petrucci, ha chiesto aiuto per una copertura pubblica su certe scelte tecniche e poi cade nella trappola di fare tutto di nascosto senza consultarsi, senza spiegare i motivi di una scelta che non dimostra palle, come dicono quelli tenuti insieme dal filo della corrente delle schiene dritte, ma una grande confusione operativa. Certo Roma deve avere una polvere speciale che scende dai colli fatali perché niente funziona come te lo aspetteresti e sapere che Toti ha scelto il nuovo allenatore andando contro le due correnti operative del gruppo, ascoltando la voce saggia dell’ex sindaco ci fa capire che anche per Dino le trappole sono scattate prima che lui comprendesse certe mosse, prima di promettere a troppa gente che vedrà la Nazionale anche se nelle città che la chiedono non si muove foglia o amministrazione pubblica, anche se andiamo avanti a luci basse in mezzo a righe e triangoli per terra su troppi campi.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=w" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Amarcord di basket nella città delle bici</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[               di FRANCESCO SARTI

Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare cappellacci di zucca. Non mi sorprende, perché a Ferrara ho trascorso sei anni di università e mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/ginozar/3320022700/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3636/3320022700_c0deac1dbe.jpg" alt="" width="214" height="163" /></strong></em></a>               <strong><em>di FRANCESCO SARTI<br />
</em></strong></span></p>
<p><strong>Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava</strong> che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare <strong>cappellacci di zucca.</strong> Non mi sorprende, perché <strong>a Ferrara</strong> ho trascorso sei anni di università e mi ricordo – aspetti gastronomici a parte – del senso misto di ammirazione e angoscia che mi colse la prima volta che mi trovai a tu per tu con la stazione dei treni, sul cui piazzale, come una marea informe, si estendeva<strong> un numero impressionante di bici.</strong> Già, perché <strong>Ferrara</strong>, lo dice anche un cartello all’ingresso, <strong>è “la città delle</strong> <strong>biciclette”,</strong> e chiunque abbia la ventura di viverci deve fare i conti con questo dato. A pedali vanno le studentesse, gli impiegati, i professionisti. E naturalmente i pensionati, che grazie all’esperienza accumulata sanno sfrecciare sugli stradoni anche in inverno, incuranti del gelo, che respingono a suon di <strong>tabarri e cuffie di lana.</strong> Non è solo un fatto di necessità (il centro storico, tutto ciottoli e viuzze, è indigesto alle auto), ma anche di simbiosi: a Ferrara <strong>chi si muove a</strong> <strong>piedi è come un cavaliere disarcionato</strong>, inviso al pubblico, che per cercare la redenzione deve salire <strong>sulle Mura<span id="more-1300"></span></strong> che abbracciano la città vecchia. Là sopra tutti corrono, o al più si fermano su qualche panchina a leggere (o a fare di meglio, se in opportuna compagnia), lanciando sguardi languidi alla pianura in lontananza. Anch’io ho pedalato, e corso, e forse per questo non ho mai associato a Ferrara altri sport. Certo, <strong>sapevo </strong>del calcio, cioè <strong>della Spal</strong>, che là chiamano <strong>Speal,</strong> improvvisando un creativo dittongo (“maieal”, “beasta”, ecc.), ma al massimo ne avevo visto lo stadio. E <strong>venni pure a conoscenza del</strong> <strong>Palio</strong>, meno noto di quello di Siena ma ugualmente sentito. <strong>Il basket</strong>, invece, l’avevo sempre colpevolmente ignorato, per incultura e pregiudizi: <strong>da gretto forestiero</strong>, non sono mai riuscito ad accettare l’idea che Ferrara potesse avere un palazzetto dello sport moderno e luccicante. Piuttosto, me lo sarei immaginato cupo, col mattone a vista (una vera religione della zona periferica, insieme ai colori stinti delle case) e ovviamente pervaso di nebbia, anche all’interno. Forse però ero solo fuorviato da una strana costruzione che si ergeva, come un interrogativo, di fronte a casa mia: <strong>una sorta d&#8217;impianto sportivo</strong> <strong>fantasma,</strong> sempre spento, segnalato da un enorme cartello stradale, identico a quello in uso per i Comuni, che recitava: “Palazzo delle palestre” (chissà, magari si trattava davvero di una località: non abitavo a Ferrara, ma a <strong>Palazzo delle Palestre</strong>). Suggestioni a parte, il basket finii per frequentarlo pure lì: per movimentare le giornate da leguleio in fieri, decisi infatti di iscrivermi alla squadra di pallacanestro del Cus. Il roster aveva prestiti un po’ovunque (ingegneria, medicina, giurisprudenza), e <strong>il giocatore di maggior potenziale era un iraniano</strong> <strong>muscolare ma grezzo che sgomitava sottocanestro</strong>. Peraltro, agli allenamenti venivamo costantemente <strong>presi in giro da</strong> <strong>un’immarcabile ragazza spagnola</strong> (una specie di <strong>Garbajosa</strong> al femminile), che ogni tanto, con la tipica spensieratezza <strong>Erasmus,</strong> presenziava alle sedute. Un giorno, facemmo pure <strong>una partita con</strong> l’omologo team di <strong>Bologna</strong>. Un osso duro, tanto che una specie di dirigente, poco prima della palla a due, ci incoraggiò sentenziando: “Siamo bravi se ne prendiamo meno di sessanta”. Inteso come punti di scarto. Per la cronaca, non fummo bravi, anche perché, per dare l’idea, mi trovai a marcare un’incazzosa ala-pivot alta più di due metri, di cui riuscivo, sì e no, a tagliare fuori i pantaloncini. <strong>Non ho mai chiesto il</strong> <strong>risultato finale</strong>, <strong>più per disinteresse che per vergogna.</strong> D’altro canto, non ho mai nemmeno domandato <strong>il punteggio dell’esame orale</strong> <strong>di avvocatura</strong>, che andò senz’altro meglio di quella partita. In ogni caso, fu l’ultima occasione in cui indossai una divisa di gara. Alcuni mesi dopo mi laureai e tornai a giocare a basket occasionalmente in qualche campetto. Tra le cose che avrei conservato di Ferrara, c’era anche la cena di fine stagione coi miei casuali compagni di squadra. Che <strong>oggi, immagino, saranno ingegneri, medici</strong>, avvocati. E nessuno giocatore di basket. Ma a quello, in definitiva, penserà <strong>Luke Jackson</strong>, almeno finché andrà in bicicletta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:40:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/schlichtherle/3049749313/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3136/3049749313_37d2c3f365.jpg?v=0" alt="" width="211" height="164" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong>travestito da boccale di birra, cosa non difficile</strong> <strong>considerando il giro vita</strong>, nella stanza più affollata di <strong>U Fleku</strong>, speriamo di averlo scritto giusto, <strong>il tempio del luppolo</strong> dove non puoi stare a guardare gli altri che devono se arrivi a piedi fino a <strong>Praga,</strong> attraversi <strong>il ponte Carlo</strong>, ti nascondi nella città vecchia, se hai deciso di scoprire se i veterani del <strong>colonnello Natucci</strong> hanno davvero cambiato <strong>il dottor Stranamore Alberto Bucci</strong>. Una volta, quando era re, sembrava il più divertente e divertito, gli piaceva stupire con giacche colorate, era spiritoso, brillante, una volta, quando allenava il <strong>Cus Bologna</strong> e non pensava di poter diventare sindaco, mandò nei matti il <strong>povero Sales</strong> facendo diventare Buzzavo il cannoniere della finale. Erano altri tempi, la storia <strong>Virtus</strong> lo esaltò, ma lo cambiò anche, in peggio dicono gli amici dei tempi buoni, ma era un re, vinse lo scudetto, era in prima linea, pazienza se poi alla fine non si è più capito con <strong>Alfredo Cazzola</strong> che non ricordava bene, secondo lui, certi accordi. <strong>A Bologna</strong>, in questi tempi, è così. Molti dimenticano gli accordi e persino la verità come direbbero gli sbalorditi avventori della collina di Ugo leggendo certe dichiarazioni che arrivano dall&#8217;iperuraneo abruzzese. <strong>Chiedetelo a Savic, a Sconochini, allo</strong> <strong>stesso Bucci</strong>, ai creditori di oggi della <strong>Fortitudo</strong>, chiedete un po&#8217; in giro, anche se siamo al canto delle anatre: provano per <strong>Sanremo</strong>, ma non vanno bene neppure per una sagra. Tanti <strong>amarcord</strong> con inganno nascosto: manager con una promozioncina da mettere in bacheca che urlano al mondo  &#8220;ma non capite che avete messo da parte un genio&#8221;. Succede. Non esiste misura della prestazione sportiva negli sport di squadra. In atletica misuri, cronometri, nelle altre discipline vai a spanne e allora scopri fenomeni anche se hanno soltanto fatto passare le acqua in qualche brefotrofio. Sono indignati gli estromessi di oggi e allora <strong>cosa dovrebbero dire quelli che ieri hanno vinto davvero</strong> tanto, hanno fatto società capolavoro e ora non hanno più ingaggi e neppure credibilità, per un mistero glorioso che piace al basket creativo dove si promuove per rimuovere, dove si rinnova sempre senza sapere poi dove andare? Sono giorni per queste anatre che volano basse, ma cantano a squarciagola. <strong>Diventa storica la vittoria della femminile ai Mediterranei</strong> contro la Under della <strong>Serbia</strong>. Tutti a ballare, con <strong>Franco Lauro</strong> che ci risveglia dal riposo meritato invitandoci a brindare con e per <strong>Ticchi il farmacista</strong>. Nessun problema, sapevamo che era bravo<span id="more-1139"></span>, sapevamo che era vaccinato per pedalate vere in salita, che avrebbe resistito a tutto, ma non umiliamolo facendogli dire che ha raggiunto un oro storico dopo tante delusioni. Un passettino avanti, ma certo sarà ricordato molto meglio per il sesto posto Europeo rovinato per eccessiva furbizia alla pesarese, quando pensava di poter tenere <strong>Macchi seduta</strong> mentre <strong>la Grecia</strong> rimontava e si trasformava in squadra di megere dal braccio caldo.<br />
Ma non divaghiamo e torniamo a <strong>casa Bucci</strong>, <strong>alla birreria di Praga</strong> dove<strong> la nazionale</strong> <strong>Over 45 ha vinto il Mondiale</strong>. Anche qui enfatici messaggi dal fronte sul fatto che l&#8217;Italia non vinceva a livello mondiale da sempre. Così vanno le cose nel nostro mondo e lo può capire un boccale di birra travestito da giornalista se il suo medico curante non si è affatto preoccupato del labirinto andato, ma, fuggendo verso la gloria mondiale, lui il Max che si considera medico sportivo al sevizio della <strong>città di Milano</strong>, ha voluto soltanto sapere se nei giorni della gloria ci sarebbe stato spazio sui giornali. Qualcosa è stato scritto, chi poteva lo ha fatto volentieri, ma insomma stiamo calmi anche se ci fa piacere onorare chi ha vinto con un bel sei su sei, ma la curiosità era scoprire la nuova faccia di Bucci, più arcigna oggi di quando correva verso titoli meritati, verso scudetti svaniti in un nanosecondo come gli avrà ricordato sempre <strong>Fantozzi</strong>, il registe degli over a Praga, città amata da tutti meno che dai veneti, si dice, perché con la famosa pace del 1866 gli austriaci diedero la regione a<strong> Napoleone </strong>che la girò all&#8217;Italia cambiando il destino e l&#8217;educazione civica di tanta gente.<br />
<strong>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</strong> dove si nasconde anche il <strong>Montecchi cubano</strong>, dove <strong>Carera </strong>non lascia un pallone, dove scopri <strong>Frascolla</strong>, riscopri <strong>Terenzi e Binelli</strong>, <strong>Dal Seno e Teso</strong>, dove il motore è <strong>Ponzoni</strong>, dove c&#8217;è lo spirito che in questi giorni sembra animare l&#8217;altro basket e premia gli <strong>Antonello Riva</strong>. A Genova si nono radunati per il trofeo Panichi i reduci di grandi stagioni in una città che amava questo gioco e ora lo vede lontano, troppo in alto. A Milano, in via Procaccini, la via dove aveva la sede<strong> l&#8217;All&#8217;Onestà poi diventata Mobilquattro</strong>, stampata <strong>Xerox</strong>, morta <strong>Isolabella</strong>, due giornalisti dal cuore grande, <strong>Olivari e Specchia</strong>,, forse bugiardi per troppo amore direbbero loro nella ricostruzione di certe cose e qui <strong>il commissario Parisini</strong>, chiamato in causa per un tarocchino Alco, dovrebbe rispondere, hanno presentato<strong> la storia dell&#8217;Altra Milano</strong> lasciando sbalorditi i ricconi <strong>Armani</strong>, lasciando senza parole che non ha mai avuto la loro fede, la loro speranza in un mondo diverso. Tutte riunioni da frequentare come direbbe l&#8217;ex presidente<strong> Maifredi</strong> che ancora si fa guidare da una vecchia passione, anche se lui la deve vivere a schiena piegata mentre in giro ci sono <strong>altri che raccontano balle storiche</strong>, gente di cui non senti la mancanza, ma che vorrebbe farti credere che ci mancano davvero.<br />
Niente da dire, qualcuno ci manca, altri ci intrigano, perché vorremmo davvero conoscere la metamorfosi di <strong>Natali</strong> quando siede sotto la linea gotica rappresentata da <strong>Galliani</strong>, vorremmo scoprire cosa ha spinto <strong>Atripaldi </strong>a cavalcare davanti ai tartari che hanno scelto i ragazzini come ostaggio per farsi ascoltare da una Federazione che non potrà cambiare se le regole d&#8217;ingaggio sono queste. Misteri gloriosi di chi ti applaude se vinci, se sei promosso, ma poi, come primo premio ti offre un contratto al ribasso. Questi sono gli uomini delle rivoluzioni in un basket dove gli aerei per le Americhe sono sempre stracarichi quando qui ci sarebbe da fare la <strong>ola per Siena</strong>, campione con i campioni, campione con i giovani, campione, adesso, con la under 15 della <strong>Virtus del presidente Bruttini</strong> che ha scoperto nuova vita, nuova forza unendosi ai progetti di <strong>Minucci</strong>, non contrastandoli a prescindere, anche se i mondi restano giustamente diversi.<br />
<strong>Il basket che danza col tutù delle vergini dai candidi manti</strong> spiegando che l&#8217;organizzazione cooperazione per lo sviluppo economico, la OCSE, ha scoperto che il riciclaggio del denaro sporco viene fatto più facilmente nel calcio, ben sapendo che anche altri sport riciclano e hanno in soffitta riciclatori nati come spiegherebbero certe folgorazioni sulla via della salvezza societaria ai tempi dei tacopinatori riuniti. Anatre in volo sotto il tiro delle doppiette di chi sapeva bene che <strong>Stonerook </strong>non si sarebbe presentato a <strong>Bormio</strong>, per favore risparmiateci la guerra dei bottoni con squalifica e polemica aggiornata, di chi invece si domanda perché <strong>Bulleri </strong>ha deciso di rinunciare anche se sa benissimo che il suo posto è sicuro e che nel gruppo non resteranno per molto quelli che non ci sanno stare come cercano di spiegare a Milano adesso che devono proprio risolvere <strong>il caso Vitali</strong>, cigno dell&#8217;estate diventato brutto anatroccolo nei playoff. A proposito del raduno a Bormio nella terra del balivo Pini, un gigante nella storia di questo gioco, fa impressione la scritta free agent di fianco al nome di <strong>Matteo Soragna</strong> lasciato libero da<strong> Treviso</strong>. A proposito di Treviso qualcuno prenda in considerazione il caso <strong>Pausich</strong> che ha lasciato dopo oltre trent&#8217;anni la società che ha vissuto con lei, per lei, perché c&#8217;era interesse soltanto verso la prima squadra, mentre a lei interessa il basket giovanile, quello di oltre 100 ragazzine da far correre e divertire, quello del gruppo speciale della Montelatici. In Federazione il nostro presidente accerchiato dia incarico a qualcuno d&#8217;interessarsi davvero dei problemi esistenti quando devi organizzare un vivaio, ma sappiamo che la cosa non fa diventare più importanti, non ti porta al ballo del qua qua davanti al monitor. Una volta a Milano c&#8217;era uno che prima di frequentare il gruppo schiena dritta <strong>aveva promesso che il campo</strong> <strong>all&#8217;aperto di via Dezza sarebbe stato intitolato a Mario Borella</strong>, allenatore e maestro per tanti a Milano, basterebbe chiedere a cinque o sei generazioni di giocatori, dirigenti, arbitri, allenatori, poi ci fece sapere che la burocrazia bloccava tutto, poi lo vediamo questo campo: da due mesi retine strappate, ma per fortuna i ragazzi ci giocano lo stesso. Ma è anche la storia vero di uno sport che barcolla e non sa ancora che la guerra dei bambini lo porterà alla maledizione.<br />
<strong>Restando a Treviso ci addolora che Toronto</strong>, quindi <strong>Gherardini</strong>, abbiano portato via il <strong>Cuzzolin </strong>che sapeva davvero costruire atleti sul telai che promettevano soltanto di poter diventare aerei da combattimento cestistico. <strong>Tutti a Las Vegas</strong>, pochi a Bormio, ma è normale. Il caldo verrà più avanti quando anche la figuraccia nella finale per il terzo posto ai <strong>Mediterranei</strong> sarà digerita con lo stesso sgroppino di chi ci vuole convincere che si deve arrivare allo scisma per proteggere un certo tipo di giocatori, per rendere più ricchi gli incassi di un certo tipo di agenti. <strong>Speriamo che la montagna valtellinese faccia del bene a tutti</strong>, anche se nella batteria dei centri che, fortunatamente, troverà in <strong>Hackett</strong> un bel fornitore di palloni, vediamo lo spettro della eliminazione prossima ventura, quella del buio oltre la siepe di un europeo che difficilmente ci vedrà in campo, anche se dicendo questo, con le squadre italiane, in ogni sport, si arriva al massimo, persino ai titoli più importanti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=s" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="540" height="285" data="http://www.youtube.com/v/wBK98Vo6_-U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/wBK98Vo6_-U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
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		<title>Non si può vivere di solo instant replay</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 15:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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                                                                   di FRANCESCO SARTI 
I playoff sono iniziati in ritardo perché la Fortitudo Bologna stava discutendo davanti alla Corte federale l&#8217;opportunità di rientrare in serie A dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di Ruben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="540" height="200" data="http://www.youtube.com/v/jvwkhn0y3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jvwkhn0y3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                   di <em>FRANCESCO SARTI </em></strong></p>
<p><strong>I playoff sono iniziati</strong> in ritardo perché la <strong>Fortitudo Bologna</strong> stava discutendo davanti alla <strong>Corte federale</strong> l&#8217;opportunità di rientrare in <strong>serie A </strong>dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di <strong>Ruben Douglas</strong>,<br />
<strong>il Forum</strong> atterrito, <strong>Sky </strong>ad esultare perché l&#8217;avvento della tecnica aveva rasserenato gli animi. <strong>Altro che Livorno</strong>. Altro che il sottomano di <strong>Andrea Forti</strong>. Altro che il titolo assegnato postumo, mentre già s&#8217;invadeva il campo. Quelle erano storie passate, vecchie di vent&#8217;anni, quando non c&#8217;erano gli <strong>instant replay </strong>e le norme sull&#8217;utilizzo degli instant replay. In effetti è curioso: quella partita verrà sempre ricordata per la bagarre sui due punti finali, mai, per esempio, per la banalità di lasciar giocare <strong>Albert King</strong>, l&#8217;americano dell&#8217;<strong>Olimpia</strong>, che di punti in gara cinque ne mise ben 22, con già cinque falli a carico. Ma si sa, non tutti gli errori hanno la stessa fotogenia. Non tutti sembrano decisivi, o particolarmente ingiusti. Uno sfondamento non visto non è così nitido come una linea bianca pestata dalla punta di un piede. O una stoppata con la parabola discendente:  per esmpio l&#8217;altroieri, a <strong>Siena,</strong> si è fermato il gioco per discettare sull&#8217;interferenza a canestro di Eze coi campioni d&#8217;Italia avanti di 31 punti&#8230; La realtà è che <strong>non si può tornare indietro al basket privo di bottoni</strong> e centesimi, non tanto perché era più impreciso o disattento, ma perché è arrivata la televisione, l&#8217;angolazione, la fotocellula. <span id="more-1070"></span>Ormai non sappiamo più giudicare del campo senza disporre del controcampo, amiamo la moviola con una sorta di pulsione ossessiva per l&#8217;andirivieni dello stesso movimento. Tutto vogliamo analizzare, scandagliare e decidere. Nonostante esistano ancora gli antiestetici arbitri, spesso soggetti a sviste, e perfino alle successive compensazioni, che sono un modo rozzo per riportare i valori alla pari, anche se sul pallottoliere del designatore risultano due errori a fila, magari gravi.  <strong>Non possiamo più</strong> <strong>fare a meno di questa pretesa all&#8217;esattezza</strong>, alla giustizia che osserva e riequilibra: ne è indizio inquietante la regola del possesso alternato, che fa il lifting alla <strong>palla a due</strong>, assegnando il pallone a turno, a seconda che la contesa precedente l&#8217;abbia vinta o meno l&#8217;altra squadra. Non s&#8217;accetta il caos, o più poeticamente la sfortuna, e s&#8217;indulge spesso <strong>all&#8217;idea del</strong> <strong>complotto,</strong> che fa del giudice in carne e ossa il capro espiatorio per poter urlare contro qualcuno, e mai contro se stessi. Non fraintendete. È senz&#8217;altro preferibile che le partite vengano decise dalle riprese televisive, se questo significa evitare le crociate contro le sconfitte. Il problema è che ci saranno sempre delle <strong>zone d&#8217;ombra</strong>, delle situazioni ambigue, dove la stessa interpretazione del gioco diventa frutto di un punto di vista, non solo dell&#8217;arbitro, ma anche ideale, programmatico. <strong>Non avremo mai una</strong> <strong>direzione di gara liscia, perfetta, assoluta</strong>, perché questa è pretesa di chi può vedere e comprendere, qualcuno o qualcosa al di sopra dello stesso occhio vigile della telecamera. L&#8217;ambizione ci porterà a frammentare sempre di più il gioco, a consentire magari il replay su richiesta nel corso dell&#8217;azione (similmente ai time-out al volo americani), anche senza limiti numerici, <strong>pur di non far imbestialire il pubblico</strong>. Ci si chiederà allora a cosa servano gli arbitri, ormai, con tutto quel corteo di monitor e cronometristi. Ma qualcuno dovrà pure prendersi la briga di soprassedere su un contatto, non accorgersi dei secondi in area, convalidare un tiro da tre coi piedi dentro l&#8217;arco, alimentare i fischi, i cori, le urla. <strong>Il gioco vive</strong>, per scelta, <strong>su questo spazio folle</strong>, questa casualità che è all&#8217;origine della stessa designazione arbitrale, che pure, a propria volta, può essere sballata. Ammettere tutto questo, come, per il caso della <strong>Fortitudo</strong>, la retrocessione, significa in definitiva crescere. Ma se proprio non riusciamo a ragionare senza la tecnologia, ricordiamoci che essa è per natura nemica del dubbio e del rischio. Ossia della <strong>pasta fragile </strong>di cui sono fatte le finali, le eliminazioni dirette, le partite. Anche nell&#8217;epoca del <strong>Grande Fratello</strong>.</p>
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		<title>Vengo anch&#8217;io pur rischiando la doppia&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 16:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">               <span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32165283@N03/3379308186/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="MIhajlovic" src="http://farm4.static.flickr.com/3603/3379308186_e6f5f8b2d9.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span><em><strong>di LEONARDO </strong><strong>IANNACCI</strong></em>       </p>
<p style="text-align: justify;"> Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di <strong>Mirko Lanzi</strong>, detto <strong>l&#8217;Ugo Tognazzi</strong> della bassa (&#8220;Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima&#8230;&#8221;), una certezza la posso candidamente confessare: da parecchio non concedo il bis. Il sipario &#8211; diciamo così &#8211; si alza una sola volta e, al fin della licenza, si chiude, senza più dar segni di vita. L&#8217;esibizione è unica e secca. In talune occasioni robusta e vitaminica (ehm&#8230;), in altri casi ben più sofferta: fate conto di vedere un marine, visibilmente appesantito, che cerca di raggiungere la sua buca sulla spiaggia di <strong>Okinawa</strong>. Arranca, suda come una bestia, si aiuta con i gomiti. Ce la fa, non ce la fa, alla fine ce la fa. Ma il bis, a quel punto, diventa fugace, francamente impossibile. Questione di anagrafe? Il prossimo luglio sono 47, mica 90. Ma come ricordava il grande <strong>Totò,</strong> a questa età è più facile imbattersi in un morto che parla una sola volta, più che in un fringuello in forma clamorosa. Tant&#8217;è. I giorni ormonici di un tempo sono passati da troppe primavere e, così, il sottoscritto &#8211; povero disgraziato &#8211; si appresta a vivere una &#8220;doppia&#8221; di ben altro tenore: quella della possibile <strong>retrocessione in parallelo</strong> delle sue squadre del cuore:<strong> il Bologna calcio e la Fortitudo </strong><strong>basket</strong>. Si scherza e si ride per non piangere. Ovvero, scherzo e rido per non piangere.<span id="more-862"></span> Ma se il vecchio Bologna è sotto la tenda d&#8217;ossigeno (terz&#8217;ultimo dopo l&#8217;umiliante 1-4 subito contro il <strong>Siena </strong>(non contro il <strong>Manchester United</strong>) e se l&#8217;Aquila è spennacchiata più che mai dopo il blitz bolognese della burrosa <strong>Armani Jeans</strong> (mica il <strong>Panathinaikos di Mago</strong> <strong>Obradovic</strong>&#8230;), pure io non sto tanto bene. E rischio la doppia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AL PARCO DELLE STALLE</strong> &#8211; Morire così, per l&#8217;ennesima volta in casa, con una squadra costruita (?) in questi mesi dall&#8217;irriconoscibile <strong>Zoran Savic</strong> con la parte del corpo chenon vede mai il sole, è irritante.<strong> La G-Mac</strong> delle 7 vittorie e 18, avete capito bene, <strong>18 ko</strong>, sei dei quali consecutivi, ha un piede e altre quattro dita in <strong>Lega Due</strong>. <strong>Cesare Pancotto</strong>, un uomo e un allenatore onesto che per mesi ha vissuto a Bologna in hotel perché la società non gli aveva messo a disposizione neppure un appartamento (!), pare imbananito pure lui: non è riuscito ancora a capire che <strong>Fucka </strong>è un ex, che <strong>Huertas</strong> un playmaker che non ragiona, che <strong>Mancinelli </strong>non ha il cuore da capitano, che di cinque lunghi non se fa uno, che i mori del roster sono da appendere al muro e non da lisciare. Che gli altri italiani vanno inseguiti con un randello nodoso. <!--more-->Non si può giocare i minuti finali di partite che valgono una vita come ha fatto la <strong>Fortitudo </strong>nel derby e contro Milano. Ora i casi sono due: o <strong>Rieti (</strong>16 punti) le perde tutte mentre gli aquilotti (14 ma -4 per lo scontro diretto) portano nel nido due vittorie da qui alla fine. Oppure la F sprofonderà. Altrochè Parco delle Stelle, come promesso dai vertici del club. <strong>Il signor Sacrati</strong> potrà aspirare a centrare un altro obiettivo: quello di costruire il Parco delle Stalle. Il letame non manca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MAI FIDARSI DI UN SERBO &#8211; </strong>Ce la buttò lì una volta, ridacchiando, il grande violinista di Belgrado <strong>Sale Djordjevic</strong>, quando era il faro della Fortitudo: &#8220;Mai fidarsi di un serbo!&#8221;. Il fatto è che <strong>Sinisa Mihajlovic</strong>, ex terrificante leader in campo di <strong>Sampdoria, Roma, Lazio e Inter</strong>, l&#8217;allenatore che a sette giornate dalla fine è riuscito a portare <strong>il Bologna</strong> in zona retrocessione dopo aver vivacchiato per mesi nella terrificante e illusiva zona vicina al quart&#8217;ultimo posto, è un serbo sui generis. E&#8217; un furbacchone di sette cotte, amico di <strong>Roberto Mancini</strong> e di qualche giornalista che crede di essere influente e invece non ne combina una buona. E&#8217; un mister che non sa ancora come si allena una squadra che deve salvarsi. Questa è la verità. Potrà anche diventare un grande condottiero, ma ora ha dimostrato di non avere le stigmate tattiche nè il mestiere per gestire uno spogliatoio come quello del Bologna. Dopo la terribile bastonata contro il Siena e il faccia a faccia con i tifosi fuori dallo stadio (&#8220;Tutta colpa mia&#8221;, ha detto Sinisa. <strong>&#8220;E allora </strong><strong>sparisci&#8221;</strong> hanno replicato i nerboruti della curva) tutti si attendevano il colpo di scena: via il serbo. O no? E così è stato dopo Pasqua e Pasquetta e tre notti insonni. <strong>Francesca Menarini,</strong> la Presidentessa subentrata all&#8217;ex mister <strong>Motor Show</strong> e ex patron della <strong>Virtus di Danilovic</strong>, <strong>l&#8217;Alfredo Cazzola</strong> che adesso vorrebbe persino fare il sindaco a Bologna, avrebbe per la verità ancora voluto concedere a Sinisa l&#8217;ultima sigaretta. Anche a costo di sfidare una città che non lo voleva più vedere neanche col binocolo e che soprattutto non gli perdonava l&#8217;indecorosa campagna acquisti di gennaio che il serbo aveva suggerito alla padrona: <strong>Cesar </strong>si è difatti praticamente già ritirato dal calcio; <strong>Mutarelli</strong> è ridicolo; <strong>Belleri </strong>sta a sedere in panca; <strong>Osvaldo</strong> è un cavallo che scalcia e sbuffa. Risultato: la squadra ha subito 53 reti facendo peggio di tutte in difese del campionato di A. Nel girone di ritorno ne ha vinte tre e perse una marea. Ma per fortuna in famiglia c&#8217;è anche chi parla poco e non vuol passare per il Pantalone di turno che rischia il flop proprio quando il club &#8211; fondato nel 1909 &#8211; si appresta a festeggiare i suoi cento anni di vita. E&#8217; il geometra <strong>Renzo Menarini</strong>, padre della signorina Francesca, che da buon patriarca ha preso, anche se non proprio su due piedi, la decisione di licenziare Mihajlovic e d&#8217;affidare la squadra a un vecchio mestierante come Giuseppe Papadopulo, ex Lecce. E adesso? Staremo a vedere. Intanto noi, forse prossimi alla famigerata &#8220;doppia&#8221;, non rinunciamo a continuare a sperare (e a tifare). E così domenica lo stesso si va a <strong>Palermo,</strong> non dietro l&#8217;angolo. Noi ci saremo, alla Favorita. Insieme al nostro amico <strong>Gianni Morandi</strong>, un tifoso vero, non finto come i tanti Vip o presunti tali che sfilano da anni a &#8220;Quelli che il calcio&#8221; e s&#8217;inventano una fede calcistica soltanto per apparire o presentare il prossimo film. Bologna, noi domenica saremo davvero in ginocchio da te. E ci toccheremo. Molto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> Ho rubato il titolo di questa rubrica &#8220;Vengo anch&#8217;io&#8230;&#8221; ispirandomi a una canzone del grandissimo <strong>Enzo Jannacci</strong>. Un quasi omonimo. Un genio, un intellettuale delle sette note che presto tornerà in tour a deliziarci con le sue meravigliose poesie.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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