By peaclaudio | Dicembre 15, 2010 - 1:30 pm - Posted in Il basket nel cestino, La Banda Osiris

                                                                          di CLAUDIO PEA

C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio e questo proprio non lo credo. E’ comunque assai grave che non le dia fastidio tutto quel che le succede intorno. Magari proprio dirimpetto alla sua scrivania o due computer più in là. Nella grande redazione di Sky. Dove, come in tutti i paradisi del mondo, puoi anche raccogliere una mela all’apparenza molto bella, più rossa e vistosa delle altre, che però al primo morso butti via disgustato perché dentro è marcia e irrimediabilmente puttana. Per la verità negli ultimi tempi la Banda Osiris non è che se la passi granchè bene. Anzi, è in disgrazia e quasi in fin di vita. Resiste a Cantù, dove ha messo radici (tentacolari) ed è difficile da estirpare. Ma sono i suoi colpi di coda che devi adesso a maggior ragione temere. Come quello dell’altra domenica a mezzogiorno. C’è Siena-Milano, la partita tanto attesa e non importa se all’Armani mancano Maciulis, Petravicius e Pecherov e al Montepaschi solo Malik Hairston, ci sono tante cose da capire e un sacco di persone da intervistare. Per esempio Giannino Petrucci, un tempo tifoso di Roma e Treviso e nemico di Siena, o Andrea Capobianco che il presidente del Coni non sa neanche chi sia. C’è il mercatino in Piazza del Campo o la contrada della Lupa che va matta per il suo figliolo prodigio che perde una partita ogni Palio. No, ecco la lavagnetta di Cicciobello, i circoletti blu e le freccine arancioni, per spiegare il pick and roll e le contromosse al più frusto degli schemi d’attacco del Belpaese proposte dal fido Trinchieri. No, c’è il servizio vecchio di almeno due mesi, ammuffito e stanco, su Gallinari in gita coi Knicks al Forum di Assago.

A Siena io c’ero. Assieme alla mia bella figliola, come dicono i toscani con la loro meravigliosa inflessione dialettale, ma una volta tornato a casa, non prima d’aver fatto tappa anche al Futurshow di Casalecchio per Virtus-Benetton, mi sono rivisto questa e quella contesa su My Sky. Vuoi perché sono malato di basket e di televisione, vuoi perché non me la si fa sempre sotto al naso e lo capirebbe anche un bambino che la Banda Osiris ha colpito Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 17, 2010 - 1:59 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani preferiamo il sistema spagnolo al nostro, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia l’ottantanovesimo campionato di basket. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando Dino Meneghin ci ha chiesto perché non avevamo avuto neppure una riga per la presentazione all’Arena del Sole. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché il titolo è andato a Vitoria, perché i loro palazzi sono moderni e sempre pieni, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. Certo si poteva cavalcare la polemica innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi Read The Full Story…

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                                                                      di CLAUDIO PEA

Da casa alla stazione, sì e no, un quarto d’ora a piedi. Il treno è così comodo, mi hanno detto. E in effetti così è. Venezia-Bologna solo un’ora e dieci. Prima classe, ti offrono anche il caffè coi biscottini. Da casa alla stazione quattro edicole. Repubblica, Gazzetta, La Stampa e il Gazzettino: la mia mazzetta quotidiana. “Mi spiace, ma la Gazzetta l’ho finita”. Straluno: sono le otto e mezza di un lunedì che vedi triste nelle facce livide della gente anche se poi non lo è. O magari non lo sarà. Come del resto tutti i lunedì della vita. La Gazzetta è esaurita anche alla seconda e alla terza edicola che incontro strada facendo. Finalmente al quarto tentativo esulto come un bambino che trova la figurina di Eto’o. E’ l’ultima copia, sospira l’omino con la sciarpa al collo che mi spiega gentilmente il perché. “Perché ieri non ha giocato la serie A di calcio”. E allora? “E allora mi mandano la metà delle copie”. Eppure Valentino è tornato a vincere in Malesia come non accadeva da un bel pezzo e Alonso è sempre in corsa per il titolo. Eppure domenica si sono giocate le finali dei Mondiali (in Italia) di pallavolo. Lasciando perdere la SuperCoppa di basket che magari non interessa più di tanto se Repubblica ha pensato bene, o male, decidete un po’ voi, di dedicarle, bontà sua, non più di cinque righe di cronaca. Le ho contate, neanche mezza di più. Lo stesso spazio concesso al derby italiano di trotto vinto da Nadir Kronos che però è il primo figlio maschio di Varenne. Buona a sapersi. E’ la solita storia trita e ritrita: nel Belpaese tira solo il calcio. O almeno è così che la pensano nelle stanze dei bottoni di via Solferino. A Milano. Al numero 28. Cervelli che fumano e spesso fondono inesorabilmente finendo nel pallone a stelle ed esagoni. Anche se poi proprio così non è perché, se alle otto di mattina un giornale è esaurito, le ragioni possono essere soltanto due. O c’è stata coda alle edicole per via di uno scoop sparato a tutta pagina, ma gli scoop ormai sono un fatto raro, quasi in via d’estinzione come i buoni giornalisti di basket, o qualche genio dell’editoria ha clamorosamente sbagliato i conti e non ha fatto soprattutto quelli con un sacco d’italiani che non ne possono più di leggere quanti peli ha sul sedere Materassi o qual è l’ultima shampista di Borriello. E intanto gli stadi si svuotano, i quotidiani perdono copie a rotta di collo, mentre i palasport si riempiono come è successo per i Mondiali di pallavolo e per l’esibizione dei Knicks a Milano.

A Bologna, all’Arena del Sole, in via Indipendenza, c’è stata lunedì la presentazione del campionato di serie A e, anche se l’ufficio-stampa della Lega non mi ha mandato uno straccio d’invito, c’ero anch’io. Già, ma chi ti credi d’essere? Nessuno. Ha ragione il caro Orso Eleni. Non contiamo più niente. Ammesso e non concesso che abbiamo mai contato. Del resto più di vent’anni fa imperava il Verme e tutte le società pendevano dalle sue labbra. In verità non vedevano l’ora di schiacciarlo come hanno poi puntualmente fatto. Mentre adesso, da almeno due o tre lustri, imperversa la Banda Osiris che pensa di poter continuare a fare nel basket il bello e il cattivo tempo. Peccato che Minucci e Proli la pensino ormai come la vostra donchisciottesca Cassandra che per anni Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato l’anima negra dei nostri uomini di basket che amano il gioco vacanza, che stipendiano giocatori anche nel periodo estivo quando gente che avrebbe bisogno di lavorare duramente sui difetti tecnici, sulle carenze fisiche, va a guadagnare qualche euro per insegnare cose che non sanno a ragazzini che non conoscono i loro difetti e fanno fatica a pagare i loro pregi. Era una massima del professor Aza Nikolic, benedetto sia il suol nome, per sempre, quando si alzava alle sei del mattino per istruire gli insegnanti dei campi estivi diretti da lui:  “Non bisogna organizzare per dare alle famiglie la scusa di parcheggiare un ragazzo due o tre settimane, non è serio pensare soltanto al guadagno”. Quando lo diceva i più onesti arrossivano, ma tiravano avanti, gli altri vanno avanti come adesso.  Mentre ci avvicianiamo alle semifinali senza una notte libera, almeno per le prime tre partite, leggiamo il diario di un allenatore appena trombato, di uno appena lasciato libero senza fare tanto rumore, di uno che vorrebbe stare, ma non sa ancora capire perché a Bologna, Roma, Avellino, Cremona, Varese, Biella non tutti la pensano alla stessa maniera e, purtroppo, i primi ad essere riconfermati sono gli stessi che dovevano essere presi per il bavero e scaricati dalla rupe Tarpea. Per fortuna resta Scavolini a Pesaro e speriamo che non gli facciano venire il nervoso Read The Full Story…

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By oscareleni | Dicembre 15, 2009 - 3:22 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti aiuta nel dolce risveglio molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. Nostalgia maiala dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il Galli, allenatore femminile al Geas, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come Nando Gentile messo alla berlina dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di “amici e consiglieri” del frastornato Toti Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 24, 2009 - 5:48 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

               di FRANCESCO SARTI

Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare cappellacci di zucca. Non mi sorprende, perché a Ferrara ho trascorso sei anni di università e mi ricordo – aspetti gastronomici a parte – del senso misto di ammirazione e angoscia che mi colse la prima volta che mi trovai a tu per tu con la stazione dei treni, sul cui piazzale, come una marea informe, si estendeva un numero impressionante di bici. Già, perché Ferrara, lo dice anche un cartello all’ingresso, è “la città delle biciclette”, e chiunque abbia la ventura di viverci deve fare i conti con questo dato. A pedali vanno le studentesse, gli impiegati, i professionisti. E naturalmente i pensionati, che grazie all’esperienza accumulata sanno sfrecciare sugli stradoni anche in inverno, incuranti del gelo, che respingono a suon di tabarri e cuffie di lana. Non è solo un fatto di necessità (il centro storico, tutto ciottoli e viuzze, è indigesto alle auto), ma anche di simbiosi: a Ferrara chi si muove a piedi è come un cavaliere disarcionato, inviso al pubblico, che per cercare la redenzione deve salire sulle Mura Read The Full Story…

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By oscareleni | Luglio 6, 2009 - 10:40 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI, travestito da boccale di birra, cosa non difficile considerando il giro vita, nella stanza più affollata di U Fleku, speriamo di averlo scritto giusto, il tempio del luppolo dove non puoi stare a guardare gli altri che devono se arrivi a piedi fino a Praga, attraversi il ponte Carlo, ti nascondi nella città vecchia, se hai deciso di scoprire se i veterani del colonnello Natucci hanno davvero cambiato il dottor Stranamore Alberto Bucci. Una volta, quando era re, sembrava il più divertente e divertito, gli piaceva stupire con giacche colorate, era spiritoso, brillante, una volta, quando allenava il Cus Bologna e non pensava di poter diventare sindaco, mandò nei matti il povero Sales facendo diventare Buzzavo il cannoniere della finale. Erano altri tempi, la storia Virtus lo esaltò, ma lo cambiò anche, in peggio dicono gli amici dei tempi buoni, ma era un re, vinse lo scudetto, era in prima linea, pazienza se poi alla fine non si è più capito con Alfredo Cazzola che non ricordava bene, secondo lui, certi accordi. A Bologna, in questi tempi, è così. Molti dimenticano gli accordi e persino la verità come direbbero gli sbalorditi avventori della collina di Ugo leggendo certe dichiarazioni che arrivano dall’iperuraneo abruzzese. Chiedetelo a Savic, a Sconochini, allo stesso Bucci, ai creditori di oggi della Fortitudo, chiedete un po’ in giro, anche se siamo al canto delle anatre: provano per Sanremo, ma non vanno bene neppure per una sagra. Tanti amarcord con inganno nascosto: manager con una promozioncina da mettere in bacheca che urlano al mondo  “ma non capite che avete messo da parte un genio”. Succede. Non esiste misura della prestazione sportiva negli sport di squadra. In atletica misuri, cronometri, nelle altre discipline vai a spanne e allora scopri fenomeni anche se hanno soltanto fatto passare le acqua in qualche brefotrofio. Sono indignati gli estromessi di oggi e allora cosa dovrebbero dire quelli che ieri hanno vinto davvero tanto, hanno fatto società capolavoro e ora non hanno più ingaggi e neppure credibilità, per un mistero glorioso che piace al basket creativo dove si promuove per rimuovere, dove si rinnova sempre senza sapere poi dove andare? Sono giorni per queste anatre che volano basse, ma cantano a squarciagola. Diventa storica la vittoria della femminile ai Mediterranei contro la Under della Serbia. Tutti a ballare, con Franco Lauro che ci risveglia dal riposo meritato invitandoci a brindare con e per Ticchi il farmacista. Nessun problema, sapevamo che era bravo Read The Full Story…

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