di OSCAR ELENI
Viaggio senza soste nel basket che s’illude di avere attenzione giocando
ogni giorno. No, quella tocca al tennis. Un mistero. Ma ci pensate cosa accadrebbe se avessimo anche qualche italiano da quarti di finale, non diciamo da turni nobili? Facendo i conti su certi giornali bisogna essere grati dell’attenzione anche se regna la notizia in breve. Righe contate, scontate, tagliate. Uno si domanda, lo chiede umilmente ai capiservizio che tutto sanno e tutto vedono, se non c’erano lettori di giornale interessati ad opinioni diverse da quelle Sky, da quelle scambiate con il vicino di posto, con gli amici al bar, fra i novemila di Milano, i cinquemila di Biella, se non ci fossero curiosi indagatori fra il bel pubblico di Treviso e, naturalmente, quello di Siena. Ti diranno che alla gente il basket, soprattutto notturno, interessa poco. Ti diranno di tutto pur di umiliare la richiesta di spazio. Forse hanno ragione. Nessuno protesta, scrive due righe, si fa sentire, ma forse l’iniziativa dovrebbe partire da chi gioca con i nuovi assetti dei computer, non dalla gente che pure mette sul tavolo tanti euro anche per guardare dei mercenari senza testa e dignità.
In Lega fingono di non vedere, non capire, non sentire. Pazienza. La rotativa di questo sito gira comunque e per il mercoledì 3 giugno vi dobbiamo fare una confessione che, magari, offenderà il suscettibile Pianigiani, l’unico che non considerava scontata la vittoria ed il passaggio alla finale dei suoi campioni: insomma dopo un quarto e mezzo abbiamo deviato su Morgan Freeman, perché anche rivedere “Nella morsa del ragno” sembrava più divertente che stare dietro a gara tre fra il Montepaschi Read The Full Story…

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di OSCAR ELENI

Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di Giorgio Armani che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. Olimpia con una buona strategia difensiva, in questo il Bucchi è abbastanza bravo, ma bisogna dire che il Bechi, dall’altra parte, è bravissimo a mascherare la vocazione individuale e suicida dei Gist, dei Gaines, per farli partecipare alla vita di squadra dove vedi i progressi nati dal lavoro: Aradori fa qualcosa in più rispetto al ciapa e tira, Jerebko cresce e di certo nella Nba ci finirà prima lui di altri che sognano, ma non hanno la testa per volare ed usare il paracadute. Brunner è tosto e Smith, fino a quando ha ossigeno è un bel pilota. Milano senza forza a rimbalzo, ma Taylor è un ippo ballerino con tecnica, Biella senza forza alla fine, ma è interessante il lavoro di Talamanca, un preparatore atletico cresciuto con la protezione del professor Gaudino, l’uomo per tutte le stagioni del grande sport, nazionale , di calcio e di atletica, Inter, prima Juventus, anche se lui negherebbe tutto, anche di esserci stato come gli avevano insegnato quando provava a recuperare Bettega: lavorare duro, ma nascondersi, fingere di non essere passato per caso su quei campi dove era obbligatorio piangere e sudare. Dicevamo dell’Armani che in attacco non ci piace, non ci emoziona, ma Bucchi è sempre stato così, un grande diesel, senza voglia di sgommare, certo dalla sua panchina escono facce tristi e questa è la sua colpa, non li ha coinvolti, peggio, non li ha convinti che la gerarchia interna è giusta, ponderata. Errore che si può rimediare dopo un anno per conoscersi, ma non ne siamo sicuri.
Fra Salsomaggiore, finali under 19,poca roba da serie A dicono gli esperti, Bologna, amichevole simil Italia e selezione Giba dove giocherà anche Saturnino Niccolai, ridere o piangere, meglio festeggiare, parterre di Milano, si vede e si sente di tutto. Rivisto un Sabatini sorridente, ma forse è un inganno e non ascoltiamo le voci di chi pensa ancora che gli allenatori vanno pagati poco e per questo si è seprato da Boniciolli. Possibile che i dirigenti siano ancora così impreparati da voler costruire le squadre risparmiando nel settore tecnico, quando invece la base della casa deve essere affidata ad un ingegnere che sappia dirigere il personale e dialogare con l”architetto in campo senza farsi ridere dietro perché a lui danno uno stipendio inferiore a quello degli operai. Sentita al Forum anche l’imprecazione di chi sosteneva le schiene dritte quando il livello del gioco è calato: ” Sai perché? Hanno messo dentro più italiani”. Attenti a non farsi del male.
Chiusura poetica su una telefonata da Istanbul dove Boscia ricorda Korac a 40 anni dalla morte, ricorda Menichelli, il suo presidentone Maggiò, ricorda tutto, ricorda e non vuole dimenticare amici, storie belle, storie di cattiveria, anche se quando lo mandarono via da Milano fummo tutti colpevoli e lui fa bene a dire che da quel giorno “Zero tituli, zero scudetti“. Sentire Boscia Tanjevic che si appresta allo scontro impari con Ataman e la ricchezza dell’Efes ci dà sollievo. Con lui impari sempre qualcosa e su Korac fu straordinario nei giorni in cui si camminava sulle antiche mura di Belgrado ascoltando le più belle storie della cosciarka (non si scrive così, ma si pronuncia così, forse), dello sport, della vita quando i re erano davvero re.
(3-continua)

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By oscareleni | Giugno 1, 2009 - 8:33 pm - Posted in I lunedì da Oscar

 OSCAR ELENI  dalla stanza iperbarica di una casa trovata a Covadonga, Asturie, Spagna, paradiso per chi sente che il cerchio si stringe, partendo proprio da dove tutto appare più chiaro dalle prime ore del mattino, dalla porta di uscita di ogni pessimo umore. Rotolarsi su un tappeto persiano insieme al cane randagio che abita dentro di noi, mentre il muratore sfascia tutto, cambia le tubature, ma non promette niente di buono come le semifinali del basket che si arrampicano sulla nostra vita notturna ogni giorno della settimana, feroci, ma non imprevedibili. Feroci perché ci dicono quanto è distante il mare dalla montagna verde, non imprevedibili perché nessuno sembra divertirsi, anche se a Biella la pensano diversamente perché adesso avranno un incasso in più, un sogno più grande, una stagione da raccontare per il mese di maggio che ha cambiato la vita e la sciarpa di Atripaldi, della nuova dirigenza. Con questa storia di una partita al giorno, che dovrebbe toglierti la noia di torno, non sai mai dove fermarti a pensare, perché non c’un fiume come per l’ispettore Adamsberg che riempie la vita di Fred Vargas, scrittrice, non pivot, una pianta come per gli uomini a rovescio. Sarebbe bello se il padrone del sito, finito l’innamoramento per Fabrizio Ravanelli, terminato il cicloturismo verso Perugia, i pranzi bolognesi con Lori San Lazzaro e Ianus forte, ritrovasse il tempo per aggiornare ogni giorno questa striscia. Il suggerimento è di fare come quelli di Sky con Fiorello: o si taglia, si cuce, si ride insieme e non esiste più alternativa. Vediamo di seguire Prevert e la canzone del mese di maggio che può benissimo andare bene anche per quello di giugno:
L’asino, il re ed io
Saremo morti domani
Di fame l’asino
Di noia il re
E io d’amore
La vita è una ciliegia
E’ un nocciolo la morte
Un ciliegio l’amore.
Varese lunedì 25 maggio -Un sindaco che ama il basket, che ama Varese, decide di dare la cittadinanza onoraria a Bob Morse che torna Read The Full Story…

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