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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Biella</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Al sommo faraone Aradori per favore non chiedete mai un&#8217;umiltà che non può avere</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in </span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline">Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, </span></em></strong>ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato bi senza lo sfogo e la giustizia dei play off. Nessuna sorpresa per certi biscotti confezionati anche male, ma fare le vergini è ridicolo direbbero quelli dello snooker appena risvegliati dallo scandalo del campione che vendeva in sala scommesse qualche frame. Dicevamo di un’altra clinica da collocare a Tasilaq, in <strong>Groenlandia,</strong> dove gli Inuit aspettano ansiosi i pazienti. La prima sarà di solo ghiaccio e serve per l’eiaculazione precoce. <strong>Posti speciali per quelli che Tranquillo chiama i ragazzi, o le ragazze, della banda Sky</strong>, quelli che vedono di tutto e di più, gente pronta per l’endoscopia del <strong>professor Guaglioni, abile nel togliere il polipo dell’esagerazione tanto per sparare alla</strong> <strong>luna</strong> cavlcando una slitta tirata dalle statistiche del pisello più lungo, un fenomeno che troverà il male segreto nello splendore logico capace di scoprire nell’ingaggio di <strong>Arnold, nuova luce dell’Armani</strong>, vecchia lampadina fioca di un sogno <strong>Virtus,</strong> la lungimiranza di una dirigenza che si è cautelata nel caso<strong> Petravicius</strong> avesse ancora guai alla schiena, dopo essersi vista sbattere in faccia porte di compensato da giocatorini di seconda, terza fascia, una porta più solida persino dal Santiago che Varese scaricò nell’anno del signore del suo ultimo scudetto, ora ha deciso che il povero e grandissimo Rocca, re dei muli di alta montagna, <strong>Rocc(i)a vera che consiglieremmo anche</strong> <strong>a Pianigiani</strong> senza pensarci troppo, <strong>una spalla ideale per tutti i mezzi</strong> <strong>giocatori che porterà in azzurro</strong>. La seconda clinica la costruiremo sulla luna del Ruwenzori, <strong>in Uganda</strong>, dove il chirurgo in azione sarà <strong>Viper Costa</strong> che giustamente gira per i portici di Bologna mettendosi a ridere quando vede il terremoto creato dall’adesione alle fatiche di Azzurra del prode<strong> Bargnani. Forse ci sarà anche Belinelli<span id="more-1730"></span>, per Gallinari è più difficile.</strong> Da cadere svenuti, ma ci aspetta la terza pagoda tibetana del Shisha Pangma dove costruiremo la clinica per i muli come noi, quelli testoni che ogni anno fingono di poter giudicare questo basket andante floscio senza pensare a <strong>Siena</strong>. I motivi? Beh, caro dottor Mabuse, sembrano così lontani, inavvicinabili, insomma gente fuori concorso che ti sembra umana soltanto quando va verso gli ottomila senza bombole d’ossigeno come è capitato in <strong>Eurolega</strong>, che appare più fragile quando si mette in giro la voce del rinnovamento comunque vada la stagione, un virus che fa ammalare anche i gruppi più solidi, che crea qualche incomprensione o gelosia, qualche mossa pericolosa perché <strong>i Raiola sono in tutti i mondi professionistici come direbbe</strong> <strong>Vittorio Gallinari, padre del Danilo Knicks</strong>, appena impallinato sul sito dove un tempo primeggiava il suo unico e vero guru <strong>Dan Peterson,</strong> per il flop di <strong>Latina</strong> che assomiglia molto a quelli di tante altre squadre costruite sempre tenendo in mano il decalogo dell’agente che presenta soluzioni, chiavi in mano, che vanno dall’allenatore all’ultimo della panchina.</p>
<p><strong>Insomma ci siamo svegliati tre volte nella stessa notte</strong> dopo aver avuto un fretta esagerata per soddisfare le richieste via computer della Lega che cerca i migliori della stagione. <strong>Abbiamo cancellato Siena che i</strong> <strong>premi li meriterebbe ancora</strong> <strong>tutti, dall’allenatore</strong>, al dirigente, per non parlare di <strong>Stonerook o Sato</strong>, addirittura abbiamo finto di non considerare <strong>Lavrinovic</strong> perché avevamo deciso che sui lituani, da sempre, non avremmo mai messo un copeko. Non c’entra niente lo sbrego <strong>Messina-Kaukenas</strong> che, casomai, ingigantisce il sistema Siena che aveva così ben educato ed imbrigliato uno dei grandi egoisti del gioco, uno della stessa scuola lituana a cui dobbiamo il massimo, come ricordano con soddisfazione gli azzurri diventati d’argento ad <strong>Atene.</strong> Insomma ci eravamo fatti incantare da <strong>Jumaine Jones</strong> e, anche se avevamo mandato<strong> il dottor Pisacane</strong> a visitare<strong> il Pittis che lo paragonava a McAdoo</strong>, lo avevamo scelto come MVP della stagione. Non dite che adesso siamo influenzati dalla paga doppia della partita che <strong>Siena ha vinto a Caserta di 41 punti,</strong> 41 accidenti alla seconda in classifica, ma ci sono altre prove del nove che avrebbero sconsigliato la scelta. Pazienza. La stessa cosa nel caso <strong>Brunner</strong> trascurando Rocca, mentre per <strong>Leunen</strong> aspettiamo che ci dia conferma immediata. <strong>Sui giovani abbiamo fatto bene soltanto a non prendere in considerazione</strong> <strong>Aradori che sta affondando con Biella</strong> che a lui chiede un&#8217;umiltà che non possono avere i giocatori che se la cantano e se la suonano come se fossero <strong>già assunti da Sky</strong>. Certo anche <strong>Montejunas,</strong> scelto come numero uno, non deve essere un tipo facile, pure lui viene da terre dove nascono talenti, ma non campioni affidabili, ma su di lui si può ancora lavorare tanto. Più criticabile aver votato <strong>Chessa</strong>, anche se come regista potrebbe diventare qualcuno, ammesso che ci lavori tutta l’estate, o magari aver puntato così presto su <strong>Alessandro Gentile</strong> prima di toglierlo per fare spazio al <strong>Koponen</strong> <strong>che ha fatto finire nella solita pozzanghera una Virtus</strong> <strong>Bologna che si rifiuta di vivere nel grande mare</strong> lacerandosi, sempre, sul più bello. Un po’ come fanno i sapientoni che considerano coppette quelle sotto l’Eurolega, salvo poi scoprire che arrivare almeno alle finali è già una grande cosa. Certo che <strong>Pesaro ha vissuto età dell’oro</strong>, che la Virtus ha vinto la grande Europa, ma tenetevi stretti anche ai ricordi di vittorie che sono comunque storia.</p>
<p><strong>Nella clinica dei muli non saranno ricoverati quelli che hanno scelto Arrigoni,</strong> <strong>Vacirca e Coldebella come manager dell’anno</strong>, ma verranno portati quelli che all’inizio credevano nella resurrezione dei progetti <strong>Atripaldi</strong> e nella scelta di <strong>Teramo</strong>. Ci siamo sbagliati, ma gente come<strong> Bechi</strong> <strong>o Capobianco</strong> la difenderemo comunque perché non fingono di essere innocenti, perché sanno di aver detto di sì una volta di troppo quando <strong>era il</strong> <strong>momento per dire no a certi giocatorini</strong> che sanno recitare bene nel teatrino della prima clinica di cui vi abbiamo parlato, ma poi all’esame concreto mostrano <strong>le famose palle lesse</strong> e per questo sono già stati affidati al diavolo <strong>Grigoletti che a Rovereto tiene il centro raccolta per certa gente</strong>. Restando in zona votazioni aspettiamo che <strong>Trinchieri, Frates e</strong> <strong>Sacripanti</strong>, scelti come migliori allenatori ci mandino il padroncino con il solito bastone nella stalla perché, come sapete, gli ultimi due hanno già fatto del loro peggio per meritare tale investitura. <strong>Dalla vetta sul Gran Paradiso</strong> <strong>il mulo scalcia</strong> e prevede questa classifica finale a due turni dalla fine. Non sorridete, vedrete che fra due giornate sarete d’accordo con noi, perché quel giorno copieremo pari pari la classifica di Lega, ma, per adesso, lasciateci essere più felici del mulo di Mediterraneo accoppato dai soldati improbabili di Abbatantuono: <strong>Siena p. 52, Cantù 36, Caserta e Milano 34,</strong> <strong>Bologna,</strong> <strong>Montegranaro e Roma 32, Avellino 26, Pesaro 24, Treviso e</strong> <strong>Teramo 22,</strong> <strong>Cremona, Ferrara, Biella e Varese 20</strong>. Per le ultime quattro quota 22 è ancora in vista, ma saranno due settimane d’angoscia direbbero più a Biella e Varese che a Cremona e Ferrara dove hanno scoperto che senza il cannoniere Grundy funzionano bene i guastatori che corrono dietro a gommolo Ford che ora è tornato ad essere il rimpianto Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Pagelle dal Bernina</span></strong> onorando finalmente il maestro Paolo Conti, uomo d’arte e grande del basket che ieri ha parlato al liceo Righi di Bologna con la stessa passione mostrata <strong>a Castrocaro</strong> quando cercava di convincere <strong>Gianfranco Pieri che Giotto</strong> non sapeva dipingere le pecore perché ne aveva viste troppe da ragazzo e lo annoiavano, una similitudine per spiegare le manie di certi tiratori esagerati. Prima delle pagelle vi segnaliamo che <strong>Carlo Annese</strong>, uno che al basket dava passione, forse perché riusciva ad amarlo quasi più di se stesso, ci ha risvegliato con una bella intervista al grande scrittore <strong>Lapierre</strong> che ci ha portato nel <strong>Sudafrica</strong> come lo vedremo quando i leoni mangeranno qualche calciatore incauto.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Kevin RESTANI</span></strong> uno grande davvero, un giocatore che ha fatto storia nel nostro basket per come viveva la battaglia, per come dedicava se stesso alla squadra: e a Livorno la sua maglia, se oggi ci fosse ancora una vera squadra, dovrebbe essere ritirata e venerata. Ci ha lasciato un ricordo che va oltre la finale dello scudetto perduto per un nanosecondo.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline"> a Tyneke EVANS</span></strong>, regista illuminato dei re di Sacramento perché anche nel mondo barnum della Nba non si dimenticano degli architetti.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline"> a Mason ROCCA</span></strong> se farà una conferenza nella cripta del Duomo di Milano per farci sapere che, dopo aver tenuto l’Armani e Bucchi fuori dalla palude delle squadre anonime, ora darà pure una mano alla Nazionale se glielo chiederanno per tempo, almeno prima che lo visitino quei medici che lo sconsigliarono a Recalcati quando ne aveva più bisogno.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Simone PIANIGIANI</span></strong> che torna ad arrabbiarsi se non riconoscono che Siena sta facendo bene quello che già gli ha dato tre scudetti, ma è pronta pure per mostrare qualcosa di nuovo ai sognatori della clinica muli cocciuti che ancora vanno in giro a dire che il Montepaschi è battibile, che sognare lo scudetto non è mai esagerato. Cara gente andate alla clinica del dolore sostenuta da Bill Walton, uno che era al centro di grandi squadre dove il basket era anche scienza, e restateci fino a quando vi richiameranno in servizio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Manuchar MARCHOISHVILI</span></strong> non tanto per il partitone fatto contro Varese, quello della consacrazione canturina nei primi quattro posti, ma per averci deliziato con una intervista in lingua italiana. E’ una cortesia gradita alla gente che in questo modo si affeziona più volentieri a ragazzi che vanno e vengono. Stonerook non fa testo. Lui lo ami a prescindere.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Andrea BARGNANI</span></strong> che con la prosopopea di un grande giocatore Nba ci fa sapere dal pulpito del Foro Italico di avere una idea per la nazionale. Certe volte devi chiudere per nervoso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Dino MENEGHIN</span></strong> perché ha ammesso pubblicamente di essere stato spesso un pirlone con gli arbitri negli stessi giorni in cui un comitato di affezionati cercava di convincere ad esempio Vitolo, Duranti, Fiorito, Baldini, Zancanella, Ardito, che il presidente si era sempre comportato bene sul campo con i direttori di gara.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">a Marques GREEN</span></strong> il folletto che faceva impazzire Avellino, il genio della lampada che Tanjevic non era mai riuscito a far uscire sotto il cielo di Istanbul ( ora vi chiedete ancora se potevano esistere dubbi sull’ingaggio?), perché anche in coppa ha trovato il modo per vivere separato da una Scavolini angosciata a cui serviva unione , fratellanza e non egoismo e paura.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al faraone ARADORI</span></strong> che fa tutto per tornare ad essere il misterioso tiratore a cui allenatori pazienti consigliavano di non fermarsi alle giornate buone, perché succede che con i compagni nel pallone, con la squadra a pezzi servano ben altre cose. Certo è un giovane, ma quando lo esaltavano in maniera esagerata sembrava il nuovo fenomeno che sa bene come si diventa campioni in tutto.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alla BENETTON</span></strong> presa nel suo complesso tecnico e dirigenziale per essere passata dalle stelle alle stalle in sette giorni. Certo non deve essere facile vivere nella Marca odorosa di vera primavera se la gente smette di amarti, ma proprio per questo servirebbero giocatori e non frilli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a Ghighi PARODI</span></strong>, cinquant’anni di giornalismo, ex del basket genovese ed azzurro universitario, perché, nel giorno in cui lo hanno premiato con medaglia d’oro, nel tentativo di darci una nuova lezione di sintesi giornalistica ha messo nel suo curriculum di vita professionale anche la fondazione dei Giganti del basket insieme ad Oscar Menichelli. Io e Gianni gli saremo grati per sempre, perché quella era la vita che volevamo, ma la sintesi, come ci diceva spesso Enrico Crespi, il motore del sistema, non era la nostra forza. Grazie comunque caro Parodi, anche se non eri fra i maturi baskettari perché adesso pensi soltanto al teatro.</p>
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		<title>I bidelli di via Vitorchiano, i tromboncini televisivi e i menestrelli senza anima&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:19:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI, o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa, convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.lavezzi.eu/wp-content/uploads/2010/01/coppafrica.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong><span style="text-decoration: underline">o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa,</span></strong> convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano volentieri plastica, hanno scoperto che era tossico e, se ti lasciavi andare, non c’era protezione garantita né dal dio Horus, né dal dio Ra. I truccatori, però, insistono. Hanno la voce e le facce dei <strong>tromboncini televisivi</strong> che seguono la corrente del Nilo azzurro nella valle dell’eco, dove i piccoli faraoni ordinano una nuova piramide, intimando agli schiavi di dare un calcio al passato. Non lo faremo, ma non per nostalgia dei tempi in cui il basket italiano era quello che indicava la strada, non per il rimpianto di sentirsi magari snobbati da questi poveri menestrelli, ma soltanto perché era davvero tutto molto più bello e a conciarlo così sono questi nuovi profeti. <strong>Quando decidi di risparmiare sugli stipendi agli</strong> <strong>allenatori dei giovani, quando vai dietro alle statistiche e non cerchi nell’anima di un giocatore</strong>, quando credi a tutte le bugie di questi finti centurioni del lavoro, quando non segui il sacro concetto veneto dove si invitano allenatori, presidenti, giocatorini con il braccio corto e la mente coinfusa, a tacere prima di parlare, allora il calcio nel sederone lo diamo a questi fasuli che fingono di commuoversi appena cercano di celebrare maestri che non hanno mai avuto e che, quando questi maestri erano in vita, imitavano nelle cose peggiori, mai in quelle che avrebbero aiutato la loro crescita. <strong>Ci siamo fatti prestare gli occhi da James Ellroy</strong>, il grande scrittore americano a cui piace raccontare la violenza, il Male, ma con ottimismo, dice lui, anche se la sua lama taglia proprio dove vorremmo tagliare noi adesso che abbiamo visto naufragare, senza tanta dolcezza, la barca del presidente federale, accompagnato da Peterson, nel furore generale della fureria federale, dentro il mare grande del basket americano. <strong>Dino accolto con gli onori dovuti ad uno che è nella Casa della</strong> <strong>Gloria a Springfield</strong> <span id="more-1548"></span>( come da noi? come hanno fatto certi sapientoni della casa cantiniera di Lega) mentre i topolini nel formaggio saltellavano intorno a <strong>Petrucci</strong> in visita pastorale a Biella. Lui, il numero uno del nostro basket, a guardare in faccia i tre ragazzi d’oro che fingono di ascoltarlo, ma che hanno già le scuse pronte per saltare fuori dalla maglia azzurra, gli altri, i numeri zero del consiglio federale, <strong>scatenati nel fare i dispetti</strong> <strong>a Simone</strong> <strong>Pianigiani,</strong> con la speranza che perda la testa. Il nuovo commissario tecnico dice un nome e<strong> i bidelli di via Vitorchiano</strong> , in coro, ne dicono un altro. Gli hanno fatto passare, come assistenti,<strong> Dalmonte e Capobianco</strong>, ma chiusa lì. Su<strong> Caja</strong> ci sarà da discutere, mentre noi prigionieri del sogno ci chiediamo come sia possibile che il capo allenatore, quello che deve riformare tutto, non abbia in mano anche le scelte tecniche per il settore giovanile, quello dove un tempo si costruivano giocatori, quello che oggi serve soprattutto per fabbricare consensi e nuovi voti. Certo che le <strong>povere creature</strong> sono sempre state prese in ostaggio da chi cercava voti, così come era importante andare anche in posti dove era più facile farsi male che allenarsi, ma se esageravano trovavano contro non un muro di coristi, non la gomma di questa<strong> Lega</strong> scorporata che cede sempre con fermezza, ultimo il caso della coppa Italia, ma gente tosta. Certo non riusciamo ad immaginare <strong>il Tony Manero Vacirca</strong> che, da assente ingiustificato nell’assemblea di Lega dove si decideva la sede, dopo aver ricevuto tutte le lezioni dal solito <strong>Sabatini</strong>, si alza in piedi urlando addirittura che il sorteggio è stato fasullo. Lui lascia la delega a Biella, si fida prima, ma poi non si fida più. Non diciamo <strong>ai tempi di Porelli</strong>, perché l’avvocatone sarebbe andato a comprare scarpe chiodater in <strong>Montegranaro </strong>per poi inseguire sul vialone principale il “ bravo manager”, ma in un periodo qualsiasi della storia societaria questa finta ribellione non sarebbe davvero passata. Come si può convivere con chi sospetta che si trucchino anche sorteggi banali, perché, banalmente, a qualcuno, Siena, prima o poi, dovrà toccare? <strong>Prima di parlare taci diceva il pilone della mischia al fringuello</strong> che dai trequarti gli saletellava intorno, pronto a scappare, mentre lui era già all’inferno, anche se credeva di essere nato per rivoluzionarlo questo inferno. Non ce la fanno. Parlano, straparlano e la famosa scuola italiana del tiro a segno vive di gloria se il tiro da tre va dentro e poi sussurra nel bagno degli spogliatoi che ci vorrebbero anche palle dentro, palle sotto,palle vere in difesa. Ma non conta. Braghette corte, calze lunghe, ma, come dicevano <strong>sotto i portici a Bologna</strong>, <strong>almeno si vedevano i maroni</strong> e non si ascoltavano le marronate di questi paggi Fernando che fanno i corifei, che ripetono banalità per giocate straordinarie, stagioni straordinarie, per uno straordinario e ricercato spiraglio nelle parole più false per far sapere che non saranno mai ripetitivi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>e mantieni la calma nel bagno di rose, ma non dire che sei lucido dopo aver visto come <strong>Milano e Varese</strong> hanno ridotto la loro super sfida, come il mondo attorno a noi fa in fretta a prendere in giro<strong> Boniciolli o Repesa oggi</strong> <strong>e Pianigiani domani</strong> se dovesse andargli male l’Eurolega perché ci sono molte possibilità che una squadra invincibile da noi non lo sia nel grande basket continentale. <strong>Il figlio della Lupa senese</strong> deve fare attenzione a tutto e, per adesso, può soltanto consolarsi (?), sapendo che <strong>Di Bella</strong> è meglio di tutti gli altri presunti registi in circolazione, che <strong>Causin</strong> ha più cose dentro del <strong>Crosariol amletico</strong>, che sui tre americani sarebbe meglio non fare conto, che sul programma di allenamenti e sedi deve decidere in proprio e al più presto senza entreare nella santa barbara frederale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">10 al MINUCCI machiavellico</span></strong> che ha mandato i ragazzi del suo vivaio contro i viandanti dell’avvocato (?) Papalia. Dovevano farlo tutti, ma non tutti hanno un viavaio decente come direbbero molti davanti a progetti di facciata. Questa potrebbe essere la soluzione. Affidate a Caja una squadra di under ventuno, pagata dalla Lega, che gioca nel nome di questa Napoli che fa azionariato popolare sempre in ritardo, che ha campi fatiscenti, ma se ne accorge soltanto quando deve scaricare le colpe su altri.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Secondo TRIBOLDI, proprietario di Cremona</span></strong>, per aver resistito quando la squadra sotto di venti dava fiato ai soliti infelici che vorrebbero soltanto ricchi scemi alla guida di società dove invece serve una sana aministrazione per non finire come Napoli, come Rieti, come tanti altri posti. Coraggioso e paziente e ora non ascolti quelli che fanno il tiro al bersaglio su un buon allenatore.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a Sani BECIROVIC che, da paziente pastore del basket pensato,</span></strong> indica la strada ai peripatetici che sfuggono di mano al povero Bucchi nello stesso momento in cui il povero Proli si è convinto che il suo calcione al passato avrà il conenso della gente, farà davvero tremare le tribune del Forum dove soltanto la musica è sempre motlo alta, mai il livello dello spettacolo: loro amano che la gente veda ma non senta e, soprattutto, non si possa scambiare in pace qualche idea, magari prpprio sul narcisismo dei nuovi pascià.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES che ha messo in buca anche la Virtus Solare</span></strong> rimontandola quando già i giocatori di Lardo facevano i pavoni pur sapendo di essere, al massimo, uccelli del coro in un paradiso lontano dal loro talento. Ci vuole il braccio forte, la mente lucida per risolvere situazioni difficili. Se prendi Frates sai che non devi avere intorno fighette permalose.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline"> al nano dorato GREEN che ha ridato sorriso al Dalmonte</span></strong> ancora confuso da questa investitura azzurra. Ora, nel caso del piccolo principe di Filadelfia, vorremmo chiedervi se valgono di più i suoi 12 assist o il 5 su 6 nel tiro da 3? Non fate i furbi dicendo che va bene la miscela. Non fate i furbi andando nel sacrilego ovile dove qualcuno pensa che un Aldo Ossola non avrebbe saputo far andare in cielo i saltimbanchi di oggi, i ragazzi con il passaggio dietro la schiena incluso nel prezzo.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Dan PETERSON e Dino MENEGHIN</span></strong> che, tornati dagli Stati Uniti, non hanno fatto una volatona per raggiungere il Forum, per vedere quello che è rimasto della sfida Milano-Varese. Il nano ghiacciato non ci dica che non gli hanno dato una tessera omaggio, il presidente non ci venga a raccontare che non aveva voglia di polvere ad Assago dopo essersi goduto il caramellato del Madison.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Luca VITALI che ha fatto la scelta giusta</span></strong> nell’assurdo finale di Cremona dove Roma, come la vera Salomè, dopo aver chiesto la testa del Battista Gentile, si era denudata di nuovo, ma che si è messo anche a ridere quando gli hanno chiesto come potevano accadere cose del genere. Lui faceva la faccia di quello furbo che non aveva colpe, proprio come quando era a Mailano. Una maschera unica nel circo del povero Toti.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al TOLA che dirige il subbuglio del settore arbitrale</span></strong> perché se facesse attenzione non manderebbe certa gente a rovinare gli arbitraggi di Facchini o Sahin, non manderebbe per i campi di A2 i soliti noti, quelli pagano sempre i dividendi delle maialate di chi va in attacco a testa bassa, di chi considera il fattore campo una sua assicurazione per fischi sempre applauditi come diceva il povero Fucka tormentato ad Imola.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al commisioner della Nba, David STERN</span></strong>, che, ascoltanto il grido di dolore del presidente Meneghin, gli ha fatto capire che all’Italia lui pensa sempre in modo positivo: ci manderà i Knicks, li manderà a Milano, ma proprio questi?, ma vuole che la scuola produca altri ragazzi da servire al popolo migrante in serate da funiculì funiculà, quelle dove ci starebbero bene anche i designati dal Poz per un futuro al di là? Già. Al di là.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">a Barak OBAMA, presidente degli Stati Uniti, che va volentieri a vedersi anche il basket colleggiale,</span></strong> che scherza in televisione su suo futuro da telecornista, che si gode Geoprgedtown mentre silura Duke per il piacere di tutti noi, cominciando dal Marchese Della Valle, che in casa di coach Key, ehi ragazzi se non state al passo con la questa generazione di pappagalli vi silurano perchè quelli prendono a calci il passato e qualsiasi cosa gli rammenti che fanno fatica ad essere credibili, autorevoli e simpatici, insomma nella tana di quello squadrone universitario avevamo visto i mostri di una difesa che non lasciava scampo al palming, all’hooking, a quel cavolo che volete voi.</p>
<p><strong>0</strong> tondo tondo <strong><span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">per non aver risposto</span></strong> subito e in maniera decisa alle accuse di Montegranaro, per essersi illusa di averci convinto dopo aver aggiustato il peperone nel forno di chi voleva cucinarselo alla sua maniera. Come diceva Totò qui siamo davanti a caporali che conitnuano a recitare da uomini, o, come suggeriva Sascia, davanti ad ominicchi e quaqquaraqua che recitano la parte del super dirigente ispirato che pre4ndno a calci il passato mette lka testa nel bugliolo del suo greve futuro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Meneghin e Recalcati seduti allo stesso tavolo senza rivolgersi mai la parola&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare etere e punti incrociati sulla pelle, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il San Paolo a Milano, se trovi una squadra come quella di Franco Disperati, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d&#8217;essere in buone mani e il chirurgo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://blog.blogosfere.it/blogs/basketcase/images/Recalcati%20sembra%20scrutare%20il%20futuro%20della%20sua%20nazionale....jpg" alt="" width="151" height="134" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare</strong> <strong>etere e punti incrociati sulla pelle</strong>, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il <strong>San Paolo a Milano</strong>, se trovi una squadra come quella di <strong>Franco Disperati</strong>, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d&#8217;essere in buone mani e<strong> il</strong> <strong>chirurgo meriterebbe un premio</strong>, ma, per adesso, deve tenersi le maledizioni di chi ogni mattina si alza e vede nero, di chi risponde con la voce che arriva da molto lontano, dai giardini della disperazione anziana, da chi magari sembra più scortese del solito con i pochi amici che lo hanno chiamato dopo essersi allarmati per le notizie non buonissime dal fronte della chirurgia dove l’uomo diventa cicatrice. <strong>Scusa Santi, scusa Sandro, scusa Toto, anche se la digressione sul golf ci</strong> <strong>ha fatto venire i brividi. </strong>Sono giorni di abbracci rotti nel basket che non ha una <strong>Penelope Cruz</strong> da stringere fra le braccia, ma soltanto gente che ha voglia di litigare senza averne la forza intellettuale per reggere l’urto. <strong>Carlo Recalcati</strong> conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con <strong>Meneghin e La Guardia</strong>, ormai il vicepresidente vicario, bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale, come dicono nel generone romano che riabbraccia <strong>Gino Natali</strong>,<strong> tornato a casa Toti</strong> da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. <strong>Milano respira</strong>. Recalcati, invece, non conferma le cifre sopra gli <strong>800 mila euro</strong> dell’ultimo contratto perché, come sanno bene<strong> all’ufficio imposte di Cantù</strong> dove lui è il quinto contribuente, non va oltre i <strong>512 mila lordi</strong>, quindi restando sotto quello che invece incassa al netto qualche suo collega. <strong>Abbracci rotti fra Pesaro e una proprietà che non ha mai voluto credere al valore delle</strong> <strong>tradizioni,</strong> ma questo sembra un malessere che prende tanti per la gola. Spezzatino d&#8217;affetti anche a Milano dove i maligni avevano persino visto <strong>David Blatt</strong> <strong>gironzolare</strong> intorno alla piscina vuota del <strong>Palalido<span id="more-1335"></span>,</strong> dove qualcuno pensava che una sconfitta con la Virtus avrebbe aperto i cancelli all’ex cittì della nazionale, <strong>Recalcati Carlo di via Giusti</strong>. <strong>Piero Bucchi</strong> <strong>resiste</strong> anche al dopo partita non proprio allegro della Futur Station dove i perfidi spiegano che proprio quella vittoria dimostra quali sono i grandi equivoci di una squadra costruita senza sapere se il cemento armato per proteggere l’ingegnere era di quello buono. Certo se ci si chiude pensando che gli altri siano soltanto gelosi allora capita di dove mandare via i <strong>Vitali</strong>, i generi manager ingaggiati prima di scoprire che il ruolo non era utile, succede che i giocatori facciano una cura zen tutta loro per fingere di non capire che chi urla troppo si sente fragile e ha poco da trasmettere a chi sembra ricominciare sempre una vita nuova. Ci vuole pazienza dice la gente, ma intanto aspettiamo la settimana della verità milanese con il <strong>Khimki e Cantù</strong> per leggere la mano della solita addormentata d’inizio stagione: sembra che l’estate porti sempre e soltanto guai fisici, mentali, sembra che le colpe siano sempre degli altri e, ovviamente, dal bayon. La stessa cosa che succede a Pesaro, che sta per accadere a<strong> Montegranaro</strong>, che forse <strong>accadrà a</strong> <strong>Roma se Nando Gentile andrà a sbattere sulle stesse rocce</strong> dove l’anno scorso naufragò<strong> la barca di Repesa</strong>, dove <strong>Jennings </strong>sembrava un naufrago nel rimpianto di chi, adesso, lo vede giocare bene nella Nba, che sarà anche il più bel campionato del mondo, ma se è vero quello che dicono certe cifre, certe giocate, allora siamo anche davanti al grande inganno e prima di ululare <strong>inneggiando a Bargnani</strong> valutiamo bene tutto, prima di scoprire che anche<strong> a</strong> <strong>Toronto Belinelli</strong> potrebbe avere qualche problema, prima di <strong>benedire i giorni del Gallo nella Grande Mela</strong> facciamo la tara su tutto. Certo meno sul valore di <strong>Mike D’Antoni</strong>, anche se adesso lo prendono in giro per il disastro coi <strong>Knicks</strong>, anche se chi temeva che fosse lui l’allenatore della nazionale già mette il pepe sul cacio e si fa grandi risate. Ci sarebbe da piangere per tutti gli abbracci rotti in una Federazione che non ha ancora un piano per il settore tecnico, che lascia andare tutto alla deriva perché gli stessi che vollero la testa di <strong>Maifredi </strong>ora urlano che è meglio il diluvio se loro non potranno contare come un tempo. <strong>Abbracci rotti con quelli che non capiscono il messaggio di Avellino</strong>: quando i giocatori erano gelosi e golosi tutto quello che aveva costruito Boniciolli era andato in vacca, quando il proprietario ha voluto gente che amava persino i lupi dell’Irpinia allora ecco risorgere un tipo di sole. <strong>Abbracci spezzati per chi non voleva più Bechi</strong> a Biella e adesso ha scoperto che se esiste una possibilità di far cadere Siena in campionato quella è proprio nella prossima domenica piemontese. Tenetevi la gente come Smith e fate attenzione al resto.</span></p>
<p><strong>Pagelle dalla fattoria virtuale</strong> dove si confonde ancora Bush con Obama, dove Lebron James, Bryant, i Boston, sono una cosa mentre tutto il resto è pollaio per i tipi alla Iverson già scaricato da Memphis:</p>
<p><strong>10 a Cesare PANCOTTO</strong> perché si meritava una soddisfazione del genere, perché se la sua Avellino è stata costruita con gli stessi criteri delle altre sue squadre, dei diesel che alla fine mandavano fuori strada finte Ferrari, allora spettiamoci di scoprire qualcosa di speciale anche da questo campionato che sembra animarsi soltanto quando dimentichi che Siena vive su un altro pianeta. Certo a casa Snaidero piangeranno un po’. Ma sono abituati dai tempi del san Matteo che li fece promuovere.</p>
<p><strong>9 a Romani SATO</strong> principe nel regno Mens Sana e dell’euriobasket che fa capire quanta distanza può esserci fra i giocatori veri e quelli che dovrebbero sostituirli come direbbero a Bologna dopo aver visto Moss andare per funghi sulla collina di San Luca dove Lardo è andato ad espiare per aver parlato bene troppo in fretta della Virtus, un peccato che nel tempo costa sempre caro. Possibile che nessuno impari certe lezioni?</p>
<p><strong>8 a Mason ROCCA</strong> e, per conoscenza, a chi considera Mordente soltanto un gregario fra previtoccioli con la coda, perché prima di trattare male certi giocatori, prima di avere dei dubbi è meglio tenerseli anche se non si sono allenati tanto. Lui serve anche da rotto, ma certo se chi costruisce la casa sa di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>7 a Frank VITUCCI</strong> se davvero ha convinto Neal a diventare un giocatore per tutte le stagioni di un campionato, per tutte le tempeste di una partita. Non eravamo sicuri che potesse riuscirci, ma per ora le cose vanno bene e nessuno si accorge di Kus, ma piuttosto si alza in piedi per applaudire il giovane Gentile.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> che ha spiegato bene a quelli di Pesaro perché prima di mandare via gli allenatori bisogna fare esami di coscienza dove tutti si prendono le giuste responsabilità.</p>
<p><strong>5 ai tipi come Mike HALL</strong> che tornano umili soltanto quando scoprono che potrebbero perdere il lavoro. Succede troppo spesso e su questo le società dovrebbero ragionarci bene, invece di mettersi a cantare per il ritorno a casa del figliol prodigo.</p>
<p><strong>4 a CROSARIOL, SORAGNA, ARADORI, MORDENTE</strong> che ci stanno illudendo sul futuro di Azzurra: se vanno sempre così non è vero che siamo all’anno zero.</p>
<p><strong>3 a chi sottovaluta l’acquisto di MARCONATO </strong>che rappresenta per Siena una garanzia che purtroppo non trovi in altri giocatori italiani. Attenti a lasciare fuori dal gioco Chiacig e Fucka, va a finire che chi li recupera fa tredici, certo un tredici costoso, ma l’usato sicuro serve come direbbero al Cus Bari dopo aver ingaggiato il quarantunenne Stefano Rusconi.</p>
<p><strong>2 a MENEGHIN, LA GUARDIA e RECALCATI</strong> che anche seduti allo stesso tavolo non si sono rivolti la parola. Questo è il vero disastro.</p>
<p><strong>1 a TERAMO</strong>, intesa come società, se lascerà spazio a chi non comprende il momento difficile nei rapporti interni di un gruppo dove qualche galletto meriterebbe la pentola invece delle carezze.</p>
<p><strong>0 all’INFLUENZA</strong> che ci ha portato nel villaggio delle scelte ridicole sospendendo Cremona- Napoli. Giusto far recuperare con i tesserati al 7 novembre, giusto non farsi prendere in giro sempre dalla stessa gente.</p>
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		<title>Americani vecchi e nuovi, anche troppi nei canestri della seconda domenica di A</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32591938@N06/3153709178/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/3153709178_2bea6c5415.jpg" alt="" width="145" height="214" /></strong></em></a>                                       <strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></span></p>
<p><strong>Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari</strong> <strong>è in crisi)</strong> pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, <strong>Biella si è affidata al veterano Fred</strong> <strong>Jones,</strong> una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal <strong>team di Bechi</strong>. Ripagandolo, nell’esordio casalingo <strong>contro la Virtus</strong>, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro,<strong> Scoonie Penn</strong>, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, <strong>ci sarebbe Ferrara</strong>, che ha tentato di redimere <strong>Luke Jackson</strong>, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, <strong>lasciando il palco al collega Grundy</strong>: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o <strong>il play che fa il boia e</strong> <strong>l’impiccato</strong>. Certo, visto <strong>il Bulleri trevigiano</strong> dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto<span id="more-1277"></span>, <strong>con Mordente cambio dei piccoli</strong>. Ma sono preferenze, come per <strong>Mancinelli</strong>, che non ci pare uno specialista da panchina ma un titolare da accendere subito. Invece, tornando al tema nostalgia, non si può dimenticare <strong>lo strano caso di Napoli</strong>, che una volta si chiamava <strong>Rieti</strong> ma non aveva così tanti amici su Facebook, come testimonia la relativa pagina di Gaetano Papalia. Non essendo iscritti alla lista delle sue figurine, non abbiamo letto in diretta <strong>dell’arrivo di</strong> <strong>Damon Jones</strong>, già salutato nuovo salvatore della patria, nella speranza che sia ancora quello degli Heat, <strong>e non faccia la figura del Ciuchino</strong>, come lo chiamava <strong>Shaquille </strong>ispirandosi a <strong>Shrek</strong>. Difficile dire se lui e <strong>Gabini </strong>risolleveranno la baracca, ma nel caso, spiacenti per <strong>Marcelletti,</strong> ci vorrà non poco tempo, visti gli agghiaccianti risultati iniziali: <strong>prima il trentello</strong> (abbondante) <strong>a Siena, poi il ventello</strong> (abbondante) in casa <strong>con Avellino</strong>. Dove <strong>Akyol,</strong> di cui al debutto già si scrivevano meraviglie, ha preferito il basso profilo, ed emerge un’inconsueta, ma efficace, front line polacca. Chi invece ama la <strong>mitragliatrice</strong> si rilegga i report da Treviso, in cui <strong>Neal e Jaaber</strong> si sono sfidati a fionda, con non poco compiacimento reciproco. Intriganti interrogativi: se il primo saprà essere leader, al cospetto di tanti compagni nuovi e giovani, e se il secondo non nasconda, con le sue prime performance, dei problemi offensivi altrove. Nel dubbio, <strong>Gentile ha preferito farsi espellere dopo otto minuti, così da perdersi la prima vincente del figlio contro di lui</strong>. In panchina è rimasto invece <strong>Capobianco</strong>, che nell’altro anticipo del sabato <strong>ha sgonfiato gli entusiasmi varesini,</strong> orfani della prestazione-monstre di <strong>Ron Slay</strong> contro Milano, e dotati, come temuto, di sua <strong>stanca controfigura.</strong> <strong>Idem Childress</strong>, ma non stiamo a speculare. Piuttosto, siamo lieti che nella mischia, <strong>sponda Teramo</strong>, sia finito il <strong>giovane Polonara</strong>, classe 1991, e che a <strong>Biella,</strong> per rimanere in tema, abbia messo due liberi <strong>Chessa</strong>, classe 1988. Poi, ci sarebbe da parlare di <strong>Montegranaro,</strong> che ha scoperto la verve realizzatrice di <strong>Robert Hite,</strong> uno che pure è stato respinto dall’Nba, a dispetto di una<strong> Caserta</strong> tosta, <strong>Sacripanti-style</strong>, in cui anche <strong>Di Bella</strong> recita da protagonista. E magari potremmo accennare al supplementare lombardo, dove <strong>Cantù ha espugnato l’entusiasta Cremona</strong> mettendo le chiavi dell’attacco nelle mani dell’atteso <strong>Jeffers </strong>(pessimo contro Treviso) e del solido <strong>Mazzarino. </strong>E&#8217; buona solo per i titoli di coda, infine, la <strong>vittoria (quasi) sul velluto di Siena</strong>, che <strong>a Pesaro</strong> ha ritrovato <strong>McIntyre,</strong> e ci ha lasciato nel dubbio se sia più inconcepibile, almeno per i trend italici, che dalla panchina si alzi <strong>Zisis o Lavrinovic</strong>. In ogni caso, i risultati non cambiano, e la noia neppure. Anche se <strong>Minucci,</strong> gli americani<strong>, è solito pescarli al di qua dell’Oceano</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chiedere la testa di Meneghin è solo una malattia infantile della più vile ripicca</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:46:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ OSCAR ELENI alle radici del sale di cui vi parleremo quando ci porteranno sull&#8217; Himalaya per trovare cristalli rosa da affumicare e mettere sulle grigliate. Riflessioni doppler mentre cercano qualcosa dentro la tua carotide. Alzi la mano chi capisce qualcosa sulla strategia della Lega basket. Hanno lavorato un anno cercando alternative a Sky sapendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.settimanasportiva.it/data/news/meneghin.jpg" alt="" width="153" height="180" /> </strong></em></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>alle radici del sale di cui vi parleremo quando ci</strong> <strong>porteranno sull&#8217; Himalaya</strong> per trovare cristalli rosa da affumicare e mettere sulle grigliate. Riflessioni doppler mentre cercano qualcosa dentro la tua carotide. Alzi la mano chi capisce qualcosa sulla strategia della <strong>Lega basket. </strong>Hanno lavorato un anno cercando alternative a <strong>Sky </strong>sapendo che non avrebbero trovato nulla. Meglio per noi, meglio per tutti, anche se saranno <strong>insopportabili come i motorini truccati</strong> che ci perseguitano con il bel tempo. Alla votazione dieci società dicono grazie Sky, due non ci sono, due sono nel limbo, <strong>due votano contro</strong>. Chi? <strong>Benetton e Virtus Bologna</strong>. Ma non sono le società dei due dirigenti incaricati di studiare il problema? Sembra di sì, ma forse la protesta è contro loro stessi. <strong>Confusione, cantava quel tale</strong>. Fidarsi di una Lega del genere? Ci vuole &#8220;u stomaco&#8221;. Democrazia urlano i dissidenti. Ma non fateci ridere e poi questa storia del basket da produrre in proprio <strong>sembra una comica</strong> se a proporlo sono quelli dei tabelloni luminosi che costavano miliardi e funzionavano male, se sono gli stessi che tengono le luci basse per dispetto e per risparmiare, se in mezzo ad una cosa tanto delicata si buttano quelli hanno detto vendo senza la necessità di farlo sapere al mondo prima di <strong>vedere il cammello</strong>, i soldi, prima di guardare negli occhi chi voleva salire <strong>sulla montagna di Siena</strong> annunciando che avrebbe copiato tutto dai campioni, la cosa più facile del mondo secondo questa gente.<br />
<strong>Ma torniamo alla Lega e a questa malattia infantile della ripicca</strong>. Gli arbitri minacciano sciopero e la <strong>Federazione</strong> li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. L&#8217;associazione giocatori chiede agli azzurri lo sciopero se non verranno ascoltati e la federazione li ascolta, li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. Ma non con i grandi giocatori, quelli poi pensano e creano problemi. No, meglio usare come ostaggi i ragazzini a cui racconteranno <strong>la storia di Cappuccetto Rosso</strong> quando andranno a cercarli. Nello sport tutto parte dalle motivazioni: gloria, soldi, voglia di stare bene con se stessi e, magari, con gli altri se sceglieranno il gioco di squadra, ma non ditelo agli artisti preferiti del circo, <strong>quelli che pisciano</strong> sui tavoli<span id="more-1110"></span> e fanno ubriacare i cani. La scalata nelle varie rappresentative, dalla regionale alla nazionale è alla base di tutto. Negarla vorrebbe dire svincolare i giocatori da subito perché se interverranno gli avvocati finirà così. <strong>Chiedere la testa di Meneghin</strong>, uno che al basket ha dato tutto, uno che si è sacrificato per la causa comune, <strong>è una forma vile di protesta</strong> e con tutto il rispetto per gli uomini forti della lega, quelli che pensano e quelli che fanno da randello, noi stiamo con Dino fino in fondo, fino alle dimissioni. Lo dicano all&#8217;opionione pubblica, <strong>si organizzino da soli</strong> <strong>il campionato</strong>, facciano chiarezza e mettano in piazza le cifre degli ingaggi. Davanti all&#8217;esagerazione, <strong>se devi pagare di più un italiano medio</strong> <strong>dell&#8217;americano forte</strong>, allora sei davanti a gente esagerata. Cara Lega cerca soluzioni che ci diano l&#8217;idea della serietà, non parliamo dal lettuccio della malattia infantile della ripicca. Consiglio spassionato. Leggevamo delle lezioni a pagamento che i maestri del pattinaggio impartiscono a fenomeni di quello sport. <strong>Cinquanta, cento dollari all&#8217;ora</strong>. La Lega può pensare proprio a questo tipo di rimborso quando parla con gli agenti: cari amici, cari?, sì, carissimi, noi abbiamo allevato questo talento e speso abbastanza per considerarlo prodotto della nostra scuola. Se voi lo rappresentate <strong>pagate quello</strong> <strong>che è stato speso</strong> per svezzarlo, farlo diventare un giocatore vero. Ditelo ai genitori, ditelo ai ragazzi se questa è la vostra linea di sbarramento e ripicca.<br />
<strong>Bella scelta quella di Lardo alla Virtus</strong>, ma sentire l&#8217;allenatore ligure offrire il suo entusiasmo alla piazza sfiduciata ci ricorda i primi giorni di baci e abbracci con <strong>Boniciolli</strong>. Attento al fuoco amico, caro Lino. Poi c&#8217;è il dubbio di sapere se questo accordo sarà rispettato se dovessero arrivare davvero nuovi proprietari. Brutta la <strong>rinuncia all&#8217;Euroclub</strong>, ma torniamo al discorso iniziale sulla televisione.<strong> Bella notizia il Vitucci</strong> <strong>veneziano</strong> scelto come doge da <strong>Treviso</strong> che gli consente di chiedere a Tonino Zorzi di essere senior assistant. Bella notizia sapere che nella <strong>Verde sport</strong> entra la terza generazione <strong>Benetton</strong>, ma prima vogliamo vederli al lavoro e misurare il loro genuino entusiasmo, così come quello dei Salvioni che affiancheranno i Castiglioni a<strong> Varese</strong>. <strong>Bravo Bechi a</strong> <strong>fermarsi sulla panchina di Biella</strong> per altri due anni. Si sta bene anche se <strong>Atripaldi </strong>ogni tanto spiazza. Basta lavorare sodo. A risentirci più avanti.</p>
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		<title>Volete capirlo che Siena è strafavorita? Anche se Milano in difesa ha buone armi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:55:39 +0000</pubDate>
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<strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per</strong> <strong>capire se</strong> dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i <strong>Maya </strong>ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero <strong>Sabatini</strong> cederà un giorno <strong>la Virtus</strong>, se davvero l&#8217;uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla<strong> Fortitudo</strong>, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di <strong>Siena</strong>, contro la strategia <strong>Minucci,</strong> se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che <strong>Alberto Bucci </strong>ed <strong>Ettore Messina</strong> dicono alla gente di <strong>Bologna</strong>: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a <strong>Milano </strong>ci fossero stati  <strong>Sacrati, Savic, Sabatini</strong> e<strong> Corbelli</strong>, quelli di <strong>Pesaro </strong>o di <strong>Udine,</strong> il povero <strong>Piero Bucchi</strong> non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e <strong>Zamparini</strong>, loro e <strong>Cellino o Corioni</strong>, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla <strong>Buzzavo,</strong> alla <strong>Minucci</strong>, alla <strong>Livio Proli </strong>e non è un caso che siano proprio <strong>Siena e Milano</strong> a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe <strong>Calvino.</strong> Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po&#8217; nel pianeta per ridere di certa ottusità.<br />
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? <strong>Benetton e Montepaschi</strong>, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del <strong>Forum</strong> o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l&#8217;ultimo no di certo.<br />
A<strong> Salsomaggiore</strong> il responsabile della nazionale giovanile, il <strong>Ramagli</strong> che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a <strong>Reggio Emilia</strong>, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia <strong>Alessandro Gentile</strong>, figlio di <strong>Nando</strong>, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide <strong>Pascolo </strong>di Udine, il Claudio <strong>Tommasini </strong>della Virtus Bologna, poi il <strong>Metreveli </strong>senese e il <strong>Wojciechowski </strong>trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un&#8217;intera redazione<span id="more-1086"></span>, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c&#8217;era Niccolò <strong>Melli</strong>, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall&#8217;operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano <strong>Potì </strong>che invece ha vinto il titolo juniores con <strong>Pistoia</strong>, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il <strong>Casalpusterlengo</strong> del <strong>Curioni </strong>che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell&#8217;<strong>All&#8217;Onestà</strong>, della <strong>Xerox</strong>, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di <strong>Pavia,</strong> in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l&#8217;anno prossimo anche se il <strong>Cioppi</strong> in trionfo dovesse lasciarli per la sua <strong>Pesaro</strong>. Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge d&#8217;essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare <strong>D&#8217;Antoni </strong>che girava sul <strong>Sile </strong>sulla barchetta <strong>Benetton </strong>nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta.<br />
La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza. <strong>Dunque la</strong> <strong>finale scudetto</strong>. <strong>Perché Siena favorita? </strong>Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l&#8217;attacco, magari, batte in testa. E&#8217; successo dopo l&#8217;incidente di <strong>Lavrinovic,</strong> lo si è visto con <strong>McIntyre </strong>non sempre in tiro, lo si capisce quando <strong>Kaukenas</strong> va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un&#8217;altra cosa, perché contro Siena la zona classica , a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio <strong>Sangarè</strong>, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l&#8217;uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, <strong>l&#8217;Armani </strong>in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d&#8217;Europa e una delle 16 d&#8217;Europa. E&#8217; pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l&#8217;ultimo <strong>Price,</strong> valutando il <strong>Vitali</strong> anemico dell&#8217;ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo <strong>Taylor </strong>di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di <strong>Recalcati,</strong> magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s&#8217;infilasse pure <strong>Rocca</strong> si potrebbe dire che il povero <strong>Eze </strong>avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se <strong>Hall e Katelinas</strong> hanno la testa e le braccia per far stancare <strong>Stonerook. </strong>Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. <strong>Siena è strafavorita</strong>, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.<br />
<strong>Vaticini al latte di giugno</strong>:<br />
<strong>10 a  Corbani</strong>, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l&#8217;allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.<br />
<strong>9 al Pino Sacripanti</strong> perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.<br />
<strong>8 a Recalcati e Meneghin</strong> che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei e, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.<br />
<strong>7 al Baiesi</strong> che ha lasciato <strong>Biella </strong>perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l&#8217;Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.<br />
<strong>6 ad Andrea Niccolai</strong> che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l&#8217;entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono <strong>Sconochini e Boni</strong>, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica. Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà a al mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.<br />
<strong>5 all&#8217;associazione arbitri</strong> che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena- Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.<br />
<strong>4 alla Lottomatica Roma</strong> che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull&#8217;ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un&#8217; altra squadra sbagliata.<br />
<strong>3 a Mike D&#8217;Antoni</strong> perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.<br />
<strong>2 all&#8217;arbitro Paternicò</strong> perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l&#8217;angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.<br />
<strong>1 a Marcello Lippi</strong> perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d&#8217;invidia pensando all&#8217;Italia tre presentata nell&#8217;amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest&#8217;anno a Siena o l&#8217;anno scorso a Montegranaro.<br />
<strong>0 al capestro Sky</strong> per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l&#8217; espontaneo di <strong>Barcellona </strong>che ha inseguito <strong>Federer </strong>mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.</p>
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		<title>Il basket nel Belpaese dei campanili</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:36:56 +0000</pubDate>
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Nella stagione appena conclusa ho giocato in serie C dilettanti a Piacenza, scendendo nel mondo delle &#8220;minori&#8221; per la prima volta in carriera, esclusi gli anni della prima  giovinezza. E&#8217; stata una stagione esaltante, piena di emozioni, assolutamente più bella di quanto potessi anche soltanto lontanamente immaginare la scorsa estate quando accettai la proposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.basketnet.it/art/mini150/Boni_BN.jpg" alt="" width="153" height="180" /></strong></em></span><strong>di MARIO BONI<br />
</strong><br />
<strong>Nella stagione appena conclusa ho giocato in serie C dilettanti a Piacenza</strong>, scendendo nel mondo delle &#8220;minori&#8221; per la prima volta in carriera, esclusi gli anni della prima  giovinezza. E&#8217; stata una stagione esaltante, piena di emozioni, assolutamente più bella di quanto potessi anche soltanto lontanamente immaginare la scorsa estate quando accettai la proposta di Piacenza. E&#8217; stata una stagione intensa e bella che mi ha convinto, una volta di più, dell&#8217;esigenza che <strong>il basket sia davvero lo sport del paese dei</strong> <strong>campanili</strong>, interpretando al meglio la natura italiana, che è quella delle rivalità di paese, degli orgogli di territorio, della voglia d&#8217;emergere a qualsiasi livello, dell&#8217;ottimismo che diventa sport grazie soprattutto alla forza di volontà di tanti appassionati. Perchè, se guardiamo anche più in su, cosa troviamo? <strong>Roma fatta fuori da Biella, Siena</strong> <strong>ormai regina</strong>. <strong>Provincia, insomma</strong>. La provincia che sa organizzarsi e volare alto. Più in alto rispetto a strapagati e bolsi dirigenti che fanno collezione di fallimenti a molti zeri. Nella stagione piacentina ho visto da vicino tante piccole realtà animate dal piccolo imprenditore, dall&#8217;artigiano. Realtà volitive che danno passione ad un territorio e anche tanto lavoro. Perchè il basket è quello dei contratti milionari solo per dieci persone, ma è anche quello che mantiene migliaia di famiglie di onesti lavoratori dello sport. E allora siccome<strong> il basket non è solo serie A e</strong> <strong>televisione</strong>, il mio invito e la mia speranza sono, anche come parte in causa (e ben felice d&#8217;esserlo), che  il movimento della pallacanestro sappia presto pure dare più spazi di crescita al &#8220;sommerso&#8221;. Aumentando magari il numero delle squadre e non lasciandole inattive da metà aprile. <span id="more-1045"></span>Aumentando i posti in promozione e contemporaneamente le retrocessioni dalle leghe soprastanti. Accontentando più gli sponsor e dando, in una parola, più fiducia a chi investe. Il risultato sarebbe così questo: una stagione più interessante, <strong>scontri pieni di vigore e di suspance</strong> fino all&#8217;ultimo con sempre maggiori possibilità di visibilità e di promozione. In merito al problema dei giovani secondo me sarebbe giusto che il mercato fosse l&#8217;unico calmiere. Non creiamo cioè ragazzi illusi che, un giorno dopo il loro status di &#8220;under&#8221;, diventano automanticamente <strong>disoccupati frustrati</strong>. Diamo invece la possibilità a chi lo crede di fare, perchè no?, <strong>una squadra anche di &#8220;vecchietti</strong>&#8220;. Il mercato, la competizione e la voglia d&#8217;emergere non escluderebbero in verità i giovani più bravi e promettenti. Del resto non è mai successo che, imponendo dall&#8217;alto delle regole, crescano poi buoni giocatori come funghi. E&#8217;, al contrario, credo, <strong>una formula sbagliata</strong> che, forse perchè partorita in laboratorio, non tiene conto che in realtà la vita, fuori, è tutta un&#8217;altra cosa. Queste comunque sono le mie idee che volevo condividere con tutto il movimento cestistico al fine di promuovere un confronto ed elaborare un piano di sviluppo che tenga in grande rispetto<strong> il mondo delle minori</strong>: la vera piattaforma del basket italiano.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Benetton, una bella stagione, ma ancora molto lontana dalla vetta dove sta Siena</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 14:25:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di OSCAR ELENI
Viaggio senza soste nel basket che s&#8217;illude di avere attenzione giocando ogni giorno. No, quella tocca al tennis. Un mistero. Ma ci pensate cosa accadrebbe se avessimo anche qualche italiano da quarti di finale, non diciamo da turni nobili? Facendo i conti su certi giornali bisogna essere grati dell&#8217;attenzione anche se regna la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/pescod/3456424601/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3655/3456424601_474369f5ed.jpg?v=0" alt="" width="161" height="208" /></a></strong></em></span><strong><em>di OSCAR ELENI<br />
</em>Viaggio senza soste nel basket che s&#8217;illude di avere attenzione giocando</strong> <strong>ogni giorno</strong>. No, quella tocca al <strong>tennis</strong>. Un mistero. Ma ci pensate cosa accadrebbe se avessimo anche <strong>qualche italiano da quarti </strong>di finale, non diciamo da turni nobili? Facendo i conti su certi giornali bisogna essere grati dell&#8217;attenzione anche se regna la notizia in breve. Righe contate, scontate, tagliate. Uno si domanda, lo chiede umilmente ai capiservizio che tutto sanno e tutto vedono, se non c&#8217;erano lettori di giornale interessati ad opinioni diverse da quelle <strong>Sky,</strong> da quelle scambiate con il vicino di posto, con gli amici al bar, <strong>fra i novemila di Milano</strong>,<strong> i</strong> <strong>cinquemila di Biella</strong>, se non ci fossero curiosi indagatori fra il bel pubblico di <strong>Treviso</strong> e, naturalmente, quello di <strong>Siena</strong>. Ti diranno che alla gente il basket, soprattutto notturno, interessa poco. Ti diranno di tutto pur di umiliare la richiesta di spazio. Forse hanno ragione.<strong> Nessuno</strong> <strong>protesta</strong>, scrive due righe, si fa sentire, ma forse l&#8217;iniziativa dovrebbe partire da chi gioca con i nuovi assetti dei computer, non dalla gente che pure mette sul tavolo tanti euro anche per guardare dei mercenari senza testa e dignità.<br />
<strong>In Lega</strong> <strong>fingono di non vedere</strong>, non capire, non sentire. Pazienza. La rotativa di questo sito gira comunque e per il <strong>mercoledì 3 giugno</strong> vi dobbiamo fare una confessione che, magari, offenderà il suscettibile <strong>Pianigiani,</strong> l&#8217;unico che non considerava scontata la vittoria ed il passaggio alla finale dei suoi campioni: insomma dopo un quarto e mezzo abbiamo deviato su <strong>Morgan Freeman</strong>, perché anche rivedere <strong>&#8220;Nella</strong> <strong>morsa del ragno&#8221;</strong> sembrava più divertente che stare dietro a gara tre fra <strong>il Montepaschi</strong> <span id="more-1036"></span>che spiega al colto, all&#8217;inclita, ai presidenti burloni che ogni estate organizzano la caccia ai migliori senza riuscirci, ovviamente, e <strong>la Benetton</strong> che ha chiuso una bella stagione, ma si sarà certamente resa conto d&#8217;essere molto distante dalla vetta. Questo è un pensiero che dovrebbe tormentare tutti gli altri, ma per adesso li senti frinire in attesa che l&#8217;inverno si porti via le loro solite frasi: <strong>Siena è ricca, Siena è avanti</strong>, <strong>Siena ha progetti a lunga scadenza che noi non possiamo</strong> <strong>permetterci.</strong> Pallonicini da luna park pieni di umor nero. La verità di Siena che, come sappiamo, non ha certo i migliori in <strong>Europa</strong>, è che sul campo la palla viaggia, tocca i polpastrelli dorati per mezzo secondo: dignità nel gioco a tutti quelli sul campo, non gregari, non privilegiati che fanno sudare la palla, ma non vogliono sudare per recuperarla quella palla. Se costruisci una squadra in questo modo, ti direbbe <strong>Andrea Capobianco</strong> che lo ha fatto <strong>a Teramo</strong> e sapete dove è arrivato, allora puoi cominciare a discutere anche con Siena. Se invece credi più ai <strong>Boykins </strong>di passaggio, se dai retta a tutti i ragazzi fragili che tirano bene, ma non passano bene, che fanno qualche punto ma ne subiscono il doppio, che straparlano sognando mondi impossibili, sputando su questi che pure li mantengono e anche bene, allora finirai male.<br />
Ieri ci eravamo dimenticati di fare gli <strong>auguri a Spartaco</strong> <strong>Gamba</strong>, <strong>77 anni di roccia</strong> non deteriorabile, salvo qualche ruggine quando deve fare il passo dell&#8217;oca, ci eravamo dimenticati di rendere omaggio ad un grande, ad uno della <strong>hall of fame</strong>, a uno che va in giro ancora ad insegnare, ma che i nuovi turchi guardano senza capirne la sostanza, impegnati come sono a trovare la giacca giusta ed il grembiule adatto per servire in tavola piatti che sanno di trielina.<br />
<em>(4-continua)</em></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Notte da novemila al Forum con Armani</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 14:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di Giorgio Armani che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. Olimpia con una buona strategia difensiva, in questo il Bucchi è abbastanza bravo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.ecodimilano.com/data/ecodimilano/armani.gif" alt="" width="248" height="190" /></strong></em></span><strong><em>di OSCAR ELENI </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai</strong>. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di <strong>Giorgio Armani</strong> che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. <strong>Olimpia </strong>con una buona strategia difensiva, in questo<strong> il Bucchi</strong> è abbastanza bravo, ma bisogna dire che <strong>il Bechi</strong>, dall&#8217;altra parte, è bravissimo a mascherare la vocazione individuale e suicida dei <strong>Gist,</strong> dei <strong>Gaines</strong>, per farli partecipare alla vita di squadra dove vedi i progressi nati dal lavoro: <strong>Aradori </strong>fa qualcosa in più rispetto al ciapa e tira, <strong>Jerebko </strong>cresce e di certo nella <strong>Nba </strong>ci finirà prima lui di altri che sognano, ma non hanno la testa per volare ed usare il paracadute. <strong>Brunner </strong>è tosto e <strong>Smith,</strong> fino a quando ha ossigeno è un bel pilota. <strong>Milano</strong> senza forza a rimbalzo, ma <strong>Taylor </strong>è un ippo ballerino con tecnica, <strong>Biella</strong> senza forza alla fine, ma è interessante il lavoro di <strong>Talamanca</strong>, un preparatore atletico cresciuto con la protezione del professor <strong>Gaudino</strong>, l&#8217;uomo per tutte le stagioni del grande sport, nazionale , di calcio e di atletica,<strong> Inter</strong>, prima <strong>Juventus</strong>, anche se lui negherebbe tutto, anche di esserci stato come gli avevano insegnato quando provava a recuperare<strong> Bettega</strong>: lavorare duro, ma nascondersi, fingere di non essere passato per caso su quei campi dove era obbligatorio piangere e sudare. Dicevamo dell&#8217;Armani che in attacco non ci piace, non ci emoziona, ma Bucchi è sempre stato così, <strong>un grande diesel</strong>, senza voglia di sgommare, certo dalla sua panchina escono facce tristi e questa è la sua colpa, non li ha coinvolti, peggio, non li ha convinti che la gerarchia interna è giusta, ponderata. Errore che si può rimediare dopo un anno per conoscersi, ma non ne siamo sicuri.<br />
Fra <strong>Salsomaggiore</strong>, finali under 19,poca roba da serie A dicono gli esperti, <strong>Bologna</strong>, amichevole simil <strong>Italia</strong> e selezione <strong>Giba</strong> dove giocherà anche Saturnino<strong> Niccolai</strong>, ridere o piangere, meglio festeggiare, parterre di Milano, si vede e si sente di tutto. Rivisto un <strong>Sabatini </strong>sorridente, ma forse è un inganno e non ascoltiamo le voci di chi pensa ancora che gli allenatori vanno pagati poco e per questo si è seprato da <strong>Boniciolli</strong>. Possibile che i dirigenti siano ancora così impreparati da voler costruire le squadre risparmiando nel settore tecnico, quando invece la base della casa deve essere affidata ad un ingegnere che sappia dirigere il personale e dialogare con l&#8221;architetto in campo senza farsi ridere dietro perché a lui danno uno stipendio inferiore a quello degli operai. Sentita al <strong>Forum </strong>anche l&#8217;imprecazione di chi sosteneva le schiene dritte quando il livello del gioco è calato: &#8221; Sai perché? Hanno messo dentro più italiani&#8221;. Attenti a non farsi del male.<br />
Chiusura poetica su una telefonata da <strong>Istanbul </strong>dove Boscia ricorda <strong>Korac</strong> a 40 anni dalla morte, ricorda <strong>Menichelli</strong>, il suo presidentone <strong>Maggiò,</strong> ricorda tutto, ricorda e non vuole dimenticare amici, storie belle, storie di cattiveria, anche se quando lo mandarono via da Milano fummo tutti colpevoli e lui fa bene a dire che da quel giorno <strong>&#8220;Zero tituli,</strong> <strong>zero scudetti</strong>&#8220;. Sentire <strong>Boscia Tanjevic</strong> che si appresta allo scontro impari con <strong>Ataman</strong> e la ricchezza dell&#8217;<strong>Efes</strong> ci dà sollievo. Con lui impari sempre qualcosa e su Korac fu straordinario nei giorni in cui si camminava sulle antiche mura di<strong> Belgrado</strong> ascoltando le più belle storie della cosciarka (non si scrive così, ma si pronuncia così, forse), dello sport, della vita quando i re erano davvero re.<br />
<em>(3-continua)</em></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I playoff (e di più) giorno dopo giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 19:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ OSCAR ELENI  dalla stanza iperbarica di una casa trovata a Covadonga, Asturie, Spagna, paradiso per chi sente che il cerchio si stringe, partendo proprio da dove tutto appare più chiaro dalle prime ore del mattino, dalla porta di uscita di ogni pessimo umore. Rotolarsi su un tappeto persiano insieme al cane randagio che abita dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/braid44/2866270654/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3287/2866270654_036e8a0547.jpg?v=0" alt="" width="264" height="180" /></a></strong></em></span> <strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dalla stanza iperbarica di una</strong> <strong>casa trovata a Covadonga</strong>, <strong>Asturie</strong>, <strong>Spagna, paradiso per chi</strong> <strong>sente che il cerchio si</strong> <strong>stringe</strong>, partendo proprio da dove tutto appare più chiaro dalle prime ore del mattino, dalla porta di uscita di ogni pessimo umore. Rotolarsi su un tappeto persiano insieme al cane randagio che abita dentro di noi, mentre il muratore sfascia tutto, cambia le tubature, ma non promette niente di buono come<strong> le semifinali del basket</strong> che si arrampicano sulla nostra vita notturna ogni giorno della settimana, feroci, ma non imprevedibili. Feroci perché ci dicono quanto è distante il mare dalla montagna verde, non imprevedibili perché nessuno sembra divertirsi, <strong>anche se a Biella la pensano diversamente</strong> perché adesso avranno un incasso in più, un sogno più grande, una stagione da raccontare per il mese di maggio che ha cambiato la vita e la sciarpa di <strong>Atripaldi,</strong> della nuova dirigenza. Con questa storia di una partita al giorno, che dovrebbe toglierti la noia di torno, non sai mai dove fermarti a pensare, perché non c&#8217;un fiume come per <strong>l&#8217;ispettore Adamsberg</strong> che riempie la vita di <strong>Fred Vargas</strong>, scrittrice, non pivot, una pianta come per gli uomini a rovescio. Sarebbe bello se il padrone del sito, finito l&#8217;innamoramento per <strong>Fabrizio Ravanelli</strong>, terminato il cicloturismo verso <strong>Perugia</strong>, i pranzi bolognesi con <strong>Lori San Lazzaro</strong> e <strong>Ianus forte</strong>, ritrovasse il tempo per aggiornare ogni giorno questa striscia. Il suggerimento è di fare come quelli di <strong>Sky con Fiorello</strong>: o si taglia, si cuce, si ride insieme e non esiste più alternativa. Vediamo di seguire <strong>Prevert </strong>e la canzone del mese di maggio che può benissimo andare bene anche per quello di giugno:<br />
L&#8217;asino, il re ed io<br />
Saremo morti domani<br />
Di fame l&#8217;asino<br />
Di noia il re<br />
E io d&#8217;amore<br />
La vita è una ciliegia<br />
E&#8217; un nocciolo la morte<br />
Un ciliegio l&#8217;amore.<br />
<strong>Varese lunedì 25 maggio -</strong>Un sindaco che ama il basket, che ama <strong>Varese</strong>, decide di dare la cittadinanza onoraria a <strong>Bob Morse </strong>che torna <span id="more-1011"></span>sulla vecchia alfetta, torna con il suo sorriso che la malattia ha stravolto rubandogli i capelli che un tempo erano elmetto per le guerre dell&#8217;invincibile armata. Vocione, pensieroni, sorrisetti, senso del ritmo e del tempo, ma noi, come <strong>il Grigoletti di montagna </strong>che si lamenta per non essere stato trovato e quindi invitato alla fiesta, siamo rimasti ai giorni dell&#8217;addio, quelli dove qualcosa ci separò per sempre: lasciava il paradiso, la gloria, ma sembrava che non ne soffrisse, che fosse distaccato. Unico pensiero piazzare il cagnone che poi si prese <strong>Zanatta</strong>. Certo che fu grandissimo, certo che è stato bello ritrovarlo, sentirgli dire che Varese è sempre nel suo cuore, ma è stato molto più bello rivedere il mondo che girava insieme a lui, ascoltare <strong>Giancarlo Gualco</strong>, l&#8217;architetto del grande progettio <strong>Ignis,</strong> che adesso non riesce più a camminare, a seguire i suoi adorati cavalli, ma non ha perso la memoria e l&#8217;arguzia. Con il quintetto <strong>Rusconi, Ossola, Zanatta, Meneghin e</strong> <strong>Bisson,</strong> in visita parenti autorizzata, si potrebbe giocare anche adesso, mettendo nel gruppo <strong>Raga, Morse, Yelverton</strong> ed un pivottone di riserva a caso.<br />
Si potrebbe fare qualcosa di buono anche con i ragazzi della cantera varesina: c&#8217;erano tutti, <strong>da Gualco a Mottini</strong>, <strong>da Carraria a Caneva</strong>, <strong>da Consonni ai Bulgheroni</strong>, c&#8217;era anche <strong>Lucarelli</strong>, non mancava <strong>Galleani</strong>, non poteva mancare la Midia Borghi geniale, ma è stato bello seguire <strong>Guido Borghi</strong> sul sentiero verso Monti Sacri, ricordando famiglie e storie, una bella sintesi, una bella notte come diceva Sandro Gamba interpretando anche il pensiero di <strong>Aza Nikolic</strong> e di <strong>Nico Messina</strong>.<br />
La notte di Varese fa registrare l&#8217;ultimo sussulto Virtus. Lo vedi di notte e nelle facce leggi che è tutto finito. Basta aspettare, ma Prevert è già in giro col taccuino come avrete letto sopra a proposito di asini e di re.<br />
<strong>Martedì 26 maggio - </strong>Roma scopre che la sua squadra di basket non ha dentro quasi niente perché è stata costruita senza una logica tecnica. Nessun vero capo giocatore, non raccontateci che Becirovic è un genio da lampada cestistica, non certo questo Becirovic, nessun centro capace di dare una costola per compagni smaniosi. Poi il resto della zuppa, dal Douglas che a Valencia non hanno mandato via soltanto perché avevano perso un assegno, al Jennings che dal primo giorno sarebbe stato equivoco come il Jaaber lasciato andare con le briglie sciolte nella steppa bulgara. Sostituire i Repesa non è così facile, più facile calunniarli, criticarli, metterli alla berlina confidando nella loro buona educazione, sportiva ed umana. Dove erano nella notte delle lacrime e degli urli i cantori del cielo che avevano visto un&#8217;aria diversa sui tetti intorno all&#8217;Eur, con giocatori finalmente liberati dall&#8217;orco che pensava a maggio, a giugno, che pensava allo sviluppo di un progetto anche con giocatori mediocri o, addirittura, sbagliati? Niente di nuovo dal fronte capitolino. Assoluzione e benedizione come nel calcio non avrebbero mai fatto. Certo meglio la pace fra gli ulivi che la buriana mediatica, ma anche con la verità si potrebbe fare pace.<br />
<strong>Mercoledì 27 maggio - </strong>Sfida definitiva fra squadre con progetti diversi, bello quello Benetton, confuso quello Virtus, battaglia ad armi pari nella lotta mentale perché <strong>Boniciolli e Mahmuti</strong> sanno di essere quasi congedati, anche se per motivi diversi. Sul campo la Virtus scopre la sua leggerezza mentale che nasce alla fonte, dove Boykins non è certo il fenomeno che i cantori barbuti proponevano all&#8217;inizio dell&#8217;anno domandandosi se in Italia avevamo mai visto un play del genere. Poi pensiamo a Ford, imperiale nel salto, leggero come una maionese andata in vacca quando c&#8217;è da fare a spintoni sotto canestro. Boniciolli paga la sua voglia di raccontare la verità anche quando fa male, ha pagato la speranza di correggere in corsa una squadra che soltanto gli assetati del deserto potevano vedere come oasi vicina alla Mecca senese. Roma e Virtus erano squadre mai nate, vendute come ricche, ma soltanto perché in effetti avevano speso in maniera esagerata senza mettere una base al progetto. Come da copione il Sabatini furioso ha scaricato tutti il giorno dopo. Ne farà fuori altri e intanto ha presentato le cifre alla città. Ha detto il vero, senza l&#8217;aiuto della gente che paga non si può correre, ma dovrà pure ammettere che dalla finale persa con Markovski è sempre stato lui a cambiare le carte e i giocatori in tavola.<br />
<strong>Giovedì 26 maggio &#8211; </strong>Non si gioca e ci si gode tutto Fiorello, in finta diretta e in replica. Trasmette da Roma e allora seguiamo una traccia che ci spalanca nuovi mondi: Niccolò Civelli, un ragazzo di Como, tifoso di Cantù, che studia nella scuola del cinema romana, ha convinto Tommaso Vimercati, altro comasco-canturino, sceneggiatore, a lavorare su un progetto per fare della vita di Chicco Ravaglia, della suo sorriso, della sua vita rubata 10 anni fa, un film, una storia che abbia qualcosa da raccontare anche a questi ragazzi che sbattono le alucce e si fanno trovare sena un&#8217;anima. Giornata per pensare a che alla situazione complessa della Nazionale perché fra Meneghin e Recalcati c&#8217;è qualcosa che non va. Il tecnico vuole un part time, il presidente tentenna, ma non può neppure garantire che gli confermerà l&#8217;incarico se dovesse andare male nel recupero per gli Europei. Una storia nata male ai tempi in cui chi lavorava dietro le quinte, con la famosa schiena dritta o perlomeno a curvatura variabile sui monti orridi, ha mandato in confusione chi voleva convincerci che si può diventare grandi allenatori soltanto mettendo le crocette al posto giusto, chi andava dicendo in giro che senza certe trovate geniali sarebbe stato diluvio. Magari lo sarà lo stesso, ma siamo sicuri che come scuola allenatori possiamo cavarcela ancora, anche senza il progetto Gebbia, perché di gente da mandare in giro a diffondere il verbo, ad insegnare cose ce ne abbiamo abbastanza. Dodo Rusconi, ad esempio, si è offerto alla vecchia Robur per insegnare di nuovo quello che Gianni Asti ha fatto dai tempi del forza fioeu del caro Trombetta. E non è l&#8217;unico.<br />
<strong>Venerdì 29 maggio &#8211; </strong>Milano sfoglia la margherita e scopre di avere qualcuno che l&#8217;ama davvero. Si trova Biella in casa, si trova Jobey Thomas sul campo invece che nel parco di Trenno perché l&#8217;incidente di Saw riapre la porta al duro che dura, trova dentro ad un cavolo Marconato, sistema tante cose e si prende pure il vantaggio del campo. Certo il basket che aspettava Roma-Milano ne soffre, ma non è colpa di Biella se gli altri sono asini al tramonto. Comunque sia i colpi di fortuna, accolti in maniera strana da chi dirige la banda sfiduciando i più generosi, non bastano per liberare la gioia di vivere armanica perché forse non sa cosa sia visto che nel nuovo collegio al Lido la parola d&#8217;ordine è fare gruppo silenziosamente, tenere lontano i bacilli della Milano che pure fu grande, nascondere l&#8217;umor nero di qualche genio incompreso, cambiare senza dare l&#8217;idea di volerlo fare. Sul campo, davanti ad avversari sfiniti dalla serie con Roma, con un allenatore dato per quasi partente, perché adesso lo vorrebbero in tanti, serve un grande Thomas, serve il colpo di coda che aiutò l&#8217;Armani ad eliminare Teramo dove, si dice, non sono giorni facili per David Moss che sembra già accasato altrove. Certo Biella ha l&#8217;ultima palla da giocare, ma la consegna a Gaines e allora perché perdere tempo a guardare dove andrà il tiro. Per l&#8217;Armani festa in borgo, anche se qualcuno dovrebbe chiedersi perché una squadra così, una semifinalista, deve avere sempre il capo claque alla sbarra che invita la gente ad alzarsi, deve avere giocatori che si sbracciano per chiedere alla gente di sbracciarsi. Non volendo parlare con chi aveva fatto dell&#8217;Olimpia un capolavoro si vadano almeno a prendere i filmati: le squadre vere, dicono a Varese, Cantù, Bologna, fanno scattare dalla sedia la gente, quelle finte hanno bisogno del trucco.<br />
<strong>Sabato 30 giugno &#8211; </strong>Trovare Siena e Treviso in una semifinale ci riporta a due anni fa quando pensavamo che l&#8217;alleanza fra le società più belle avrebbe dato al basket il regno di Camelot. Un attimo, un tempo e mezzo per sognare. Bella la Benetton, normale, appena normale Siena, ma proprio per questo ci si domanda perché non è staccata, non insegue, ma è lì sul collo della nemica. Quando Pianigiani mette i piedi della squadra nella vasca con le razze elettriche scopri come andrà a finire gara uno, ti rispondi che non c&#8217;è corsa, anche se questa Benetton ha davanti un bel futuro e dietro le spalle una vera storia.<br />
<strong>Domenica 31 giugno - </strong>Biella si guadagna l&#8217;altra metà del paradiso conquistato a Roma. Pareggia contro Milano nella partita dove le 21 palle perse, da gente senza fosforo di qua e al di là del Rincosur di Carisio, si estende in un supplementare che manda in paranoia le redazioni che si aspettavano una domenica dove il lavoro si può fare bene e le partite hanno un senso anche alle diciotto. Guai, però, farne parola con la Lega, diventano elettrici adesso che pensano alla Sette per sostituire Sky, adesso che sono seduti in piazza pronti a farsi lo sbudellamento volontario. Cara gente tenetevi chi urla dieci volte pazzesco se un giocatore, ben pagato, ben oliato, infila un canestro da tre a pochi secondi dalla fine. E&#8217; vero che non c&#8217;è nulla di eroico o pazzesco, ma fate finta che certa gente parli al mercato del fieno, per il resto fate attenzione a cambiare.</p>
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