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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Armani</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Il ritorno di Dan: mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 23:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                     di FRANCESCO SARTI 
Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano. Sostituisce Piero Bucchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano</span></strong>. Sostituisce Piero Bucchi, qualche giorno prima di compiere 75 anni. Se è una bufala, ditecelo subito. Perché altrimenti prendiamo il primo biglietto possibile per una partita dell’Armani, <strong>ci piantiamo in tribuna</strong> qualche ora prima della palla a due e aspettiamo di rivedere dal vivo <strong>uno dei miti dell’infanzia</strong>, dei compagni dell’adolescenza, delle certezze dell’età adulta. Diceva Flaiano che la parabola di una carriera è scandita da locuzioni nitide: giovane promessa, solito stronzo, <strong>venerato maestro</strong>. Per anagrafe, di Peterson abbiamo conosciuto solo l’ultima, da quando ci faceva innamorare del basket Nba con le sue telecronache <strong>dal “Pandemonio” del Boston Garden</strong>, oppure, qualche anno più tardi, ci salutava da un <strong>playground di Salsomaggiore</strong>, l’estate in cui il suo Nba Camp ospitava <strong>Ron Rothstein e Kenny Smith</strong>. Intanto, avevamo conosciuto gli ultimi successi: <strong>la leggendaria rimonta della Tracer</strong> Milano contro l’Aris Salonicco in Coppa dei Campioni, la vittoria in finale <strong>contro il Maccabi Tel Aviv</strong> col commento di Aldo Giordani, il ritiro prematuro dalle scene sportive, per far <strong>scintille solo dietro ai microfoni. </strong><strong>Peterson è tutto questo</strong>: America, accento inimitabile, basket, memoria storica, dato inconfutabile, spettacolo, televisione, wrestling, entusiasmo, curriculum, fotografie, spot, titoli, <strong>D’Antoni-McAdoo-Meneghin</strong>, anni ottanta (e poi novanta e duemila e oltre), commento, critica, punto esclamativo. <strong>E più di ogni altra cosa: coach</strong>. Come lo chiamano tutti, come sarà sempre<span id="more-2048"></span>, al di là di ogni altro ruolo, di ogni altra versione più o meno nota. È la stessa persona che ha scritto <strong>“Basket schematico”,</strong> dove ci insegnava che per dare la carica ai giocatori a volte bisognava disegnarli in un poster da affiggere all’interno dello spogliatoio, col fumetto che diceva cose tipo <strong>“andiamo a vincere”.</strong> O consigliava, per lo stretching, l’esercizio “Jerry Lewis”. Unico, anche se non sappiamo se questa volta basterà. Alle prese, 23 anni dopo, con una squadra relegata a ruota di scorta della leader Siena, uscita dall’Europa e dai titoli sui giornali, precipitata d’un balzo nella polvere <strong>nonostante le paillettes del suo stilista-sponsor</strong>. È come l’assassino che torna sul luogo del delitto, e si rimangia il lungo esilio (che mai è stato buen retiro)<strong> per rispondere a un vizio antico</strong>, il richiamo della foresta a base di scivolamenti difensivi e zone<strong> 1-3-1</strong>.</p>
<p> Non sono più i tempi della<strong> Banda Bassotti</strong>, né del palleggio-arresto-e-tiro. Ma è un basket, quello odierno, non migliore di quello che Peterson ha lasciato: meno tecnico, più muscolare, mortalmente grezzo e banale. <strong>Non sappiamo che ne sarà di lui</strong>, se farà meglio di Piero Bucchi, se lascerà un segno indelebile come quello che richiederebbe una storia come la sua. Di certo, è <strong>un atto di prodigiosa</strong> <strong>incoscienza</strong> rimettere in gioco, oltre all’immensa credibilità sportiva, anche una certa riconoscibilità televisiva che ha forse fatto dimenticare a molti le vere origini del personaggio: su un campo da basket, in piedi davanti alla panchina. Roba più <strong>dura e selvaggia</strong> di un qualsiasi prime time. Dimenticate quindi, almeno per quest’anno, le battute, la simpatia e l’intercalare.<strong> Il coach è</strong> <strong>di nuovo uno di noi</strong>. Mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le tigri di carta che volevano spaventare Siena sono finite tutte alla Lottomatica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 23:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe. Seguendo le tracce di Chanel numero 5 siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;"> tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un</span> <span style="text-decoration: underline;">dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe.</span> Seguendo le tracce di Chanel</strong> <strong>numero 5</strong> siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove è nato Frank Sinatra, dove hanno girato il capolavoro Fronte del Porto. Dove gli snob della Grande Mela scracciano pensando che il fiume Hudson possa purificare tutto. Il profumo che pensavamo fosse <strong>prodotto a Parigi</strong> veniva invece <strong>confezionato ad</strong> <strong>Hoboken</strong>. Storia lunga di un marchio venduto e mai più riconquistato dalla sarta delle meraviglie che aveva scelto un tipo molto vicino a <strong>Pasqualino Sette Bellezze</strong> che a Mosca aveva inventato un profumo che non sapesse di gelsomino o di rosa. <strong>Perché siamo affascinati da una</strong> <strong>storia del genere?</strong> Perché se prima dell’anestesia vai a dormire pensando che non ti sveglierai più e non potrai mandare al diavolo i grafici delle televisioni che trasmettono basket, allora hai bisogno di scoprire <strong>se questo profumo non veste la notte e</strong> <strong>anche le giornate di</strong> <strong>molti allenatori</strong> che fingono di lavorare sul serio e poi, alla prima slavina fisica, scaricano sugli altri i loro problemi.</p>
<p><strong>Le notti in ospedale, quando pensi di essere diventato anche cieco perché</strong> <strong>non distingui le cifre sullo schermo, ci ha fatto venire in mente che forse i presidenti delle Leghe potrebbero trovarsi</strong> per studiare un piano contro questo tormento. Fate Lega per servire un prodotto che permetta a chi, fortunatamente, non deve seguire l’audio, per stare comunque nella partita. Questi giannizzeri mandano informazioni coniglio sullo schermo: o vedi subito o ciccia. <strong>Il silenzio</strong> <strong>sarebbe d’oro</strong>, anche per i malati vicini, se bastasse guardare lo schermo. Niente. <strong>Sky ha migliorato la grafica</strong>, ma anche per loro il mordi e fuggi sembra regola e poi non distrubateli<span id="more-1985"></span> mentre vi fanno sapere quante volte una squadra va a canestro utilizzando il post, cosa volete che possa interessare al circolo delle <strong>&#8220;giocate pazzesche&#8221;</strong>, caro basket dicono che piaci soltanto se imbuchi da Hoboken, cosa succede intorno, quanta gente c’è a vedere una partita, chi sono i personaggi che vengono sfiorati e mai inquadrati. Mondi lontani dove crescono<strong> le tigri di carta tipo la </strong><strong>Lottomatica Roma che è fumo</strong>, ma niente arrosto se arriva alla volata dovendo chiedere punti a chi sbaglia e non vede l’ora di far sapere, il famoso linguaggio del corpo Sky, che la palla perduta, regalata, nasce dall’errore di altri: <strong>allenatore</strong>, compagno non compagno, gente qualunque che si aggira intorno alla panchina.</p>
<p><strong>Ti sventrano senza dirti che sarà la settimana del riscatto italiano nella Nba anche se Belinelli e New Orleans vanno fortissimo dal primo giorno.</strong> Meglio così, ma attenti alle tigri di carta Nba e a quelle europee dove tutto ci aspettavamo meno di vedere il Real Madrid segnare<strong> 49 punti contro Charleroi</strong>. In Europa stanno imparando a conoscere<strong> la nuova Montepaschi</strong> che pur non avendo la squadra al completo sembra più vicina al progetto che aveva in mente <strong>Pianigiani</strong> quando si è accorto che volevano già prenderlo a calci perché si erano illusi che avesse una zampa ferita: certo Stonerook fa più fatica, come se davvero dovesse parlare italiano,<strong> certo Moss è soltanto un</strong> <strong>rincalzo</strong> e Kaukenas, forse, ha perduto se stesso nel ginepraio Messina, ma questo <strong>Bo-Bolt</strong> McCalobb corre più forte del vento e, come l’Usain primastista del mondo, ha cambiato i colori della pista cestistica. Non cercate adesso i peccatori dell’anno, le rivelazioni. Arriviamo alla fine del girone di andata per capire, valutare anche se<strong> Brindisi è la grande</strong> <strong>delusione</strong> già oggi, anche se ad inseguire Milano non c’è soltanto Siena o questa truce storia dell’aria tossica milanese che azzoppa calciatori e cestisti con cadenze che lasciano perplessi.<strong> Si potrebbe anche chiamare</strong> <strong>sfiga</strong> perché l’Armani al completo non si è ancora vista eppure corre bene in Italia ed Europa, dimostrando che sta facendo di tutto per non essere più una delle tante <strong>tigri di carta</strong> che vorrebbero spaventare Siena.</p>
<p><strong>Pagelle al profumo di chanel numero 5:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Gallinari, Bargnani e Belinelli</span></strong> per averci dato una settimana Nba tutta speciale. Ora non pentitevi subito.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a PILLASTRINI e FORD</span></strong> che si mangiano il piatto freddo di una Virtus a cui manca la fortuna oltre ad un giocatore in più per far godere gli 8000 fissi della Futur Station .</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Giorgio ARMANI</span></strong> che se la gode, che si diverte vedendo quello che Proli e Bucchi disegnano anche in periodi in cui manca la materia prima per avere l’abito da scudetto.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span> di Cremona</strong> che quando arrivò non chiese di avere sconti, come capita da noi quando si prendono allenatori di altre scuole, ma di essere giudicato sul campo. Varese ha scoperto che questo fa davvero sul serio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al pesarese CINCIARINI</span></strong> che ha ridato un senso alla più bella scuola di basket italiana e nel gruppo ci sono altri che potrebbero farci riscoprire il giardino di Aido Fava.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> che non sanno ancora chi scegliere fra Petrosino e Zancanella, che dovrebbero sfruttare tutti e due per avere finalmente la libertà che meriterebbero.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Ettore MESSINA</span></strong> che nei guai REAL sta trascinando anche la povera ed incolpevole Roma che ha già tanti problemi senza doversene inventare altri.</p>
<p><strong>3<span style="text-decoration: underline;"> al sommo OBRADOVIC</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che in panchina litiga soprattutto con il suo fedelissimo vice, perché se la moda prende piede vi lasciamo immaginare il cinema paradiso del povero basket italiano che da poco tempo apprezza l’assistente che vede.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al Charles </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SMITH</span></strong> che ritrova a Milano le antiche scale dove arrampicarsi oltre i 20 punti segnati, ma che in realtà dovrebbe ammettere di essere un veterano con i tasca al massimo 20 minuti veri.</p>
<p><strong>1<span style="text-decoration: underline;"> per HAWKINS e JAABER</span> </strong>che si mangiano Roma fingendo di avere qualcosa ancora da avere dopo gli anni nella capitale dove nessuno li aveva trattati male, dove nessuno faceva caso a certe crisi mistiche o all’eucalipto in polvere.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline;"> al FERRO</span></strong> che manca ai malati, che ostacola i tiri di chi pensa alla sfortuna quando li scazza, che ci ruba energie, ci ruba canestri, ci ruba la vita.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Nel basket dei Balocchi tre fischietti, la Banda Osiris e Cicciobello presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 18:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                        di CLAUDIO PEA 
Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;. Un Paese dove il governatore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                        <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;</span></strong>. Un Paese dove il governatore del Piemonte, un altro pronipote di Alberto da Giussano, Roberto Cota, regge il portacenere a Umberto Bossi nel salone della prefettura di Vicenza, mentre gli alluvionati fuori, nel fango e nella miseria, chiedono <strong>la testa di Re Silvio</strong>, e il neoleghista non si sogna di dirgli almeno: “Veramente, senatur, qui non si potrebbe fumare”. Un Paese nel quale ormai tutti chiamano affettuosamente <strong>Zio Michele il mostro di Avetrana</strong>, neanche fosse lo Zio Tom, o dove <strong>Belen Rodriguez</strong> va al Festival di Sanremo con la Canalis e nessuno si ricorda più del sindaco della città dei fiori che quest’estate minacciò: <strong>“Alzerò io stesso delle barricate </strong>affinché quelle due non facciano parte della manifestazione se è vero che <strong>sniffavano cocaina nella toilette dell’Hollywood a Milano”.</strong> E l’inchiesta è ancora aperta. Un Paese, che forse non si dovrebbe più scrivere con la pi maiuscola, nel quale il direttore di una delle tivù del Cavaliere è indagato assieme a <strong>Lele Mora per favoreggiamento della</strong> <strong>prostituzione</strong> e non gli salta manco in mente di abbandonare (solo temporaneamente) la conduzione di quel tigì della sera. Anzi, s’indigna e s’accalora. Un’Italia dove nessuno si domanda come abbia fatto Nicole Minetti, l’igienista del premier di questo paese alla quale era stata affidata <strong>l’escort Ruby Rubacuori</strong>, sì proprio lei, <strong>la nipotina di Mubarak</strong>, a diventare consigliere regionale della Lombardia senza passare per il voto. Mistero gaudioso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che razza di paese è questo dove tutti volano alto e i furbini</span> <span style="text-decoration: underline;">la fanno spesso franca? Un Paese nel quale gli arbitri di</span> <span style="text-decoration: underline;">Montegranaro-Avellino</span></strong>,<span style="text-decoration: underline;"><strong> i signori Fabio Facchini da Massalombarda</strong></span>, Roberto Begnis da Crema e Maurizio Biggi da Cavenago di Brianza, si dimenticano che è stato da tempo inventato il replay e che la partita in oggetto, valida per il campionato di basket di serie A e non di quarta serie, dove giocano invece <strong>la Fortitudo</strong> e il Roncade, prime a pari merito<span id="more-1972"></span> con Monfalcone, Caorle, Ravenna, Villafranca, Marostica e Santarcagelo, Dio mio che ambaradan, e che brutta fine ha fatto l’Aquila, era trasmessa in diretta da Sky. Di modo che non mi sono potute sfuggire le loro decisioni strampalate. D’accordo, magari <strong>la partita prima del derby di San Siro</strong> non l’hanno vista in molti, ma purtroppo sfortunatamente c’ero anch’io seduto davanti alla tv con quei quattro gatti, invero incantati dai fuochi d’artificio sparati da Green, Dean e Thomas, e abbiano tutti e cinque sgranato bene gli occhi, saltando sul sofà, <strong>per capire cosa i tre fischietti</strong> <strong>avrebbero nel quarto quarto ancora combinato</strong> per favorire sfacciatamente la rimonta di Montegranaro. Lo stesso Mario Boni ad un certo punto ha smesso di criticare i Cattivi perché sarebbe diventato noioso e lui non lo è mai. Però, sfondamenti e passi inventati a parte, non si possono assegnare <strong>tre liberi a Maestranzi</strong>, quando il play azzurro ha pestato la linea dell’arco con entrambi i piedi subendo solo dopo il fallo, né men che meno <strong>fischiare l’infrazione di otto secondi</strong> ad Avellino quando dal rimbalzo di Szewczyk al palleggio oltre la metà campo di Green non ne erano passati neanche sette. E meno male che ha vinto la squadra di Vitucci e Zorzi, altrimenti anche da Trieste in giù avrebbero, dopo i lampi, sentito tuonare<strong> il Paron</strong> al quale ho chiesto come mai avesse abbracciato dieci giorni fa<strong> Boniciolli</strong> a fine partita. E lui serafico: “Forse perché gaveva perso e s’era sò da matti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mi piange il cuore, lo giuro, che questo Paese si butti via in questo modo, ma francamente altri nemici non posso farmi: ne ho già troppi nel basket dove la Banda Osiris è quasi a pezzi, ma non devo, né posso, abbassare la guardia</span></strong> perché a volte, i mostri, ritornano. E allora avanti con il liscio e busso. Prendete il mio Acciughino per esempio. Voleva <strong>prendere il posto di Barnaba</strong> quale responsabile delle squadre nazionali azzurre e gli è andata buca, ma non può neanche continuare a lavarsi le mani dicendo: “Parlano da sole le immagini” perché anche lo pagano per commentarle e per censurare quell’energumeno di Cantù che <strong>tira dietro il cappotto a Stonerook</strong> che sta andando tranquillamente a fare la pipì assieme a <strong>Rakovic</strong> nella saletta antidoping del Pianella. Qualcuno difatti ha anche pensato che Pittis ce la potesse avere col capitano di Siena che ha giocato quattro anni a Cantù e che da quelle parti credeva d’essere come a casa sua. O no? Per carità, capisco tutto e soprattutto che <strong>i due fratelli De Rege di Sky</strong> fossero un po’ arrabbiati per la sconfitta della Bennet presentata come la squadra “che gioca<strong> il miglior basket d’Italia</strong>” e allenata dal coach dell’anno 2010 che la Banda Osiris vorrebbe presto accomodare sulla panchina dell’Armani Jeans. Come no? Magari assieme a <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> presidente, Acciughino general manager, Mammoletta diesse e Andrea Bassani ridens <strong>responsabile marketing</strong>. Però prima forse sarà il caso che<strong> Trinchieri</strong> cominci a vincere almeno una volta con Pianigiani e poi se ne potrà anche discutere con Livio Proli. Non prima però del 2023…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti a lezione da Micione Recalcati per capire come si finge d&#8217;essere bolliti&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 21:46:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici. Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici.</span></strong> Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto da scoprire, anche se la fretta fa ingigantire il primo posto dell’Armani perché non eravamo più abituati, noi piccoli e grossi <strong>Guglielmo Tell</strong> del canestro, a celebrare una prima in classifica diversa da quella che ci proponeva <strong>Siena</strong>, la prima, per la verità, a prenderci per tordi con quella super coppa giocata morsicando le caviglie anche del custode del <strong>Palasclavo</strong> che adesso è diventato Extra. Quella difesa che portava angoscia, quella caccia spietata ci aveva confuso: pensavamo che fossero gli altri a doversi preoccupare, mentre, in realtà, era il <strong>principe Pianigiani</strong> a dover fare i conti sulla resistenza, mentale più che fisica, della sua squadra da impeto ed assalto. Non era difficile immaginare che calando certe tensioni, mancando la pedina dell’americano in pratica mai visto, perché <strong>Malik Hairston</strong> è sempre in mano ai medici, ci sarebbe stato un rigurgito del primo latte e lo si è visto bene <strong>nel sacco di Varese</strong> dove i campioni erano diventati prevedibili per <strong>il Micione Charlie</strong> che dal primo secondo ha pensato all’ultimo centesimo da giocare spalla a spalla. <strong>Tanta polvere per una sconfitta a Varese?</strong> No, certo, anche perchè il Pianigiani deve<span id="more-1929"></span> soffrire l’aria del Sacro Monte visto che ci ha sbattuto le ali <strong>contro Magnano,</strong> <strong>contro Bianchini</strong>, visto che su quel campo qualcosa lo disturba e gli impedisce di mandare i raggi gamma verso una squadra che in questo momento <strong>non ha il miglior Stonerook</strong>, non ha il vero<strong> Kaukenas</strong>, non ha niente da <strong>Michelori </strong>che va sempre fuori giri, dall’<strong>Aradori </strong>che impara lentamente come se avesse le orecchie chiuse per ascoltare soltanto la musica di chi gli domanda sempre la stessa cosa: <strong>valeva la pena?</strong> Certo che vale la pena imparare a giocare avendo un buon tiro, ma valorizzando soltanto quello si è giocatori da basso impero. Avrebbe dovuto capirlo già con la nazionale, ma certo non è facile resistere alle copertine e alle adulazioni, guardate cosa succede al<strong> Gallinari di New York</strong>, sofferente al polso, ma non soltanto a quello, <strong>vicinissimo a farsi ripudiare dai</strong> <strong>Knicks </strong>perché nella finta intervista che ci hanno obbligato a fare per intrattenere<strong> D’Antoni</strong> una frase di Arsenio ci è rimasta nella testa quando gli chiedevamo se pure lui, come il Gallo spennato da chi considera i campioni balocchi da vendere in ogni ora del giorno e della notte, aveva in mente di chiudere la carriera in Italia: &#8220;Mi piacerebbe, ma se le cose vanno male, se lui gioca così e io vinco poco, allora saranno gli altri a farci tornare subito dove eravamo”.</p>
<p><strong>Ecco, gente, fate attenzione. Lo diciamo al Piero Bucchi che dopo essersi abituato alla schermaglia con chi non lo vede davvero come generale dell’Olimpia Armani, o, almeno, non un generale che possa fare storia</strong> e, soprattutto, opinione, come<strong> Rubini</strong> o <strong>Peterson</strong>, si è trovato spiazzato quando ha dovuto parlare da primo in classifica con tutti i guai che si ritrova dopo l’infortunio di <strong>Pecherov.</strong> Bisogna abituarsi a tutto, andare <strong>a lezione dai Recalcati per capire come si</strong> <strong>finge di essere bolliti</strong> e poi si tira il colpo di stiletto come faceva il genio capace di portare all’aclamazione l’Elisabetta figlia della Bolena quando gli altri pensavano di poterlo sorprendere nel sonno o con le braghe calate per un amore impuro. Il tempo ci dirà altre cose su Siena che ora ha un motivo in più per ribellarsi: quando vinci tutti amici, quando perdi ecco le iene in piazza e i corvi sul tetto. Il poco tempo deve consigliare <strong>Milano </strong>a cercare subito un sostituto al centro per non fare i tuffi in piscine vuote come nelle ultime due stagioni e la partita persa in casa contro <strong>Lubiana</strong> dovrebbe dare più lezioni della vittoria sul campo di<strong> Biella</strong> dove, come immaginavamo, non è tutto oro quello che luccica, ma se hai tanti amici quelli poi s’inventano cose che non esistono. Un po’ come i progetti per i giovani sbandierati da tante società. Ci è venuto in mente <strong>piangendo la morte</strong> <strong>di</strong> <strong>Marco Binda</strong>, classe 1942, tiro meraviglioso, ironia stupenda, testa e cuore, perché lui nasceva nel famoso oratorio della Ricca quello dove, una volta, allenando ragazzini, lasciammo un bel vestito nuovo strappato sulla ringhiera di una scala infida, quelo dove nascevano giocatori belli come quelli del Pavoniano, di altre scuole basket milanesi che non vediamo così coinvolte, non riusciamo a vedere produttive al di là dei ragazzi da portare al campo per fare numero, per pagare quote, per passare il tempo che le famiglie non hanno da dedicare.</p>
<p><strong>Tornando a Milano, infilzata da Lubiana, dobbiamo fare lo stesso discorso pensando a Roma che, contrariamente a quello che pensa Boniciolli, non è</strong> <strong>prima in Europa soltanto perché ha battuto Bamberg e Charleroi.</strong> Certo che sarà pure in ritardo<strong>, </strong>per aver fatto una preparazione balorda in mezzo a troppi infortuni, ma nella scala Mercalli dei giramenti vi diciamo subito che resta la<strong> Lottomatica</strong> quella che, se gioca male, ti fa stare proprio male. <strong>Siena</strong> non ha giocato benissimo, ma le credi quando ti dice che migliorerà molto. <strong>Milano</strong> non fa sempre bene, ma <strong>le credi se va in caccia del 26° scudetto</strong>, <strong>Cantù </strong>può andare fuori di testa cercando di educare i nuovi registi, ma senti che è pronta per essere una quarta da corsa,<strong> Bologna</strong> ti fa venire il nervoso perché chi punta alla testa di<strong> Lardo</strong> vuol farci credere che la Virtus è fortissima, ma sul campo la capisci. <strong>Roma, come Treviso, invece, sbatte le alucce e si brucia sulla stessa lampada votiva delle ultime due</strong> <strong>stagioni</strong>. Per risanare bisogna dire la verità: difendere a prescindere presunti talenti, perché il convento passa quello, porta all’infezione e se nelle prime uscite vedevi i nuovi di Roma e Treviso con gli occhi da tigre adesso li vedi guardare verso la triste rupe dell’incomunicabilità, spaventati da quelle facce di compagni mai solidali, che appena possono dicono che sei tu a farli giocare male, tu allenatore, tu compagno di squadra. <strong>Ora diteci voi se è stato giusto portare Boscia</strong> <strong>Tanjevic in quell’inferno</strong>, diteci voi se a Treviso si può ancora cercare degli asini per brucare l’erba spacciandoli per purosangue, anche qui dando subito la colpa a chi, come <strong>Repesa</strong>, dovrebbe avere imparato, dopo Roma, che, se ti arrendi, loro banchettano fino all’alba. Meglio portarseli tutti in miniera e, se sgarrano, mangiargli la faccia e qualche euro dal contratto.</p>
<p><strong>Pagelle, cari amici, magari saranno le ultime visto che vado in riparazione</strong> e dalle anestesie, si sa, molte volte ci si risveglia, se ci si risveglia, vedendo tutto in maniera diversa, magari non vedendo più in là del proprio naso come in quel giallo americano sulla porcilaia degli ospedali dove non vivi se non paghi:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che ha spiegato bene la differenza fra vassalli e valvassori, che ha portato in tavola il bollito, ma con dentro grani di cianuro. Nell’arte di cucinare è ancora un maestro,il suo problema, ovunque ha vinto, è stato riempire poi la cantina per andare avanti nei giorni della carestia. A Siena, come a Bologna, in nazionale come a Varese. Ora vediamo come reagisce Sly alle dolci carezze.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Walter FUOCHI</span></strong> perché in questi giorni dove ci si batte, in testa il gigante Dallera, per far avere i giusti riconoscimenti a Franco Grigoletti, è proprio bello ritrovare vecchi compagni di viaggio che ti conquistano quando scrivono, quando possono scrivere. Lui ci ha regalato una storia stupenda e drammatica, non inedita, li dico per quelli che amano definirisi scuppisti, come quella che ha ispirato il film NBA su chi era fratello nella Jugoslavia, madre di tutte le scuole cestistiche europee, chi era re come Vlade Divac e Drazen Petrovic. Ci mancava il più saggio dei puffi, dovrebbe mancare anche al suo giornale perché tenerlo soltanto per giorni speciali è un grande spreco, ma d’altronde facevano così anche alle Olimpiadi dove lui doveva fare il capo alla banda dei copiatori uniti, dei galli senza cresta, dei pavoni dell’ultima provetta.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MACIULIS</span></strong> che rappresenta bene il nuovo castello Armani, adesso cerchiamo di non mischiarlo con altro vino o, peggio, di allungarlo nell’acqua dei cambi che lo fa diventare subito un lituano senza corazza.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA FELIX</span></strong> che fa un bel quattro su quattro in una gioirnata difficile: Cantù sbanca Roma, Milano diventa prima a Biella, Cremona scopre la gioia del successo a Brindisi, Varese mette Siena dietro le altre dopo quattro anni di gioiosa dittatura.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al Romeo SACCHETTI</span></strong> che fa degli scherzi incredbili a chi dava Sassari come sicura retrocessa. Il Meo è sempre stato così, camicia slacciata, petto al vento, Nureyev sul campo e nell’ironia, uno che vince e alla fine si vergogna pure per aver costretto il suo uomo chiave a giocare da infortunato.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">alla SLOVENIA</span></strong> che ci fa impazzire perché mentre i sapientoni ci dicono che bluffa e ci ruba, ci ruba?, l’organizzazione degli Europei, loro costruiscono palazzi che non assomigliano davvero ai nostri ruderi, perché quando gli agenti scherzano sulla pochezza degli americani dell’Olimpia Lubiana, spiegando che sono al livello degli stipendi che non vedono spesso, loro vengono a sbancare il Forum di Milano. Senza parlare degli sloveni nel mondo e degli italiani nel mondo: 10 a 0 per loro.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">agli UNDER sotto inchiesta</span></strong> per fughe dagli alberghi, per risse in locali dove non dovrebbero neppure passare a chiedere un bicchiere d’acqua. Cerchiamo gli spazi per i giocatori italiani dopo averli portati davvero a scuola, dopo aver insegnato a molti di loro che la mamma non è l’agente, ma la società.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">agli AMERICANI o STRANIERI</span></strong> da sbarco che vengono offerti quando sei in emergenza e poi ti sfasciano squadra e appartamenti. A Pesaro stavano prendendo uno come Strawberry che a Bologna ha lasciato un prezioso ricordo: 106 multe non pagate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a CASERTA</span></strong> intesa come tifosi se non farà quadrato cercando di capire bene cosa sta succedendo ad una squadra che l’eurolega ha costretto a modificare troppe cose e che ora non sa più come prendere certi giocatori che hanno dimenticato il concetto squadra.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a  BRINDISI</span></strong> e non tanto perché fa molto meno di quello che avevano previsto tutti, abbiamo sentito allenatori dire al presidente dell’Enel basket che aveva una squadra da primi quattro posti, ma per questo caos del palazzo ristrutturato dove i parcheggi sono una tragedia, dove è difficile sedersi per guardare, figurarsi per lavorare, dove ti prendono in giro se fai il giornalista sul pisello quando invece questa ObsoLega dovrebbe garantire almeno il minimo.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA</span></strong> se farà diventare la vita romana di Tanjevic più difficile di quella che già gli spetta quando va a tirar su di morale quelli che dovrebbero fargli la chemioterapia perché questo fighter della vita soffrirà, ma non si arenderà mai, neppure davanti all’evidenza.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Storie di Coca Cola, Banda Osiris, Bossi e Acciughino nel basket delle nostre follie</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 16:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi, il Forum imbufalito con Pierino Bucchi, che di nuovo non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                               <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi</span></strong>, il Forum imbufalito con <strong>Pierino Bucchi</strong>, che di nuovo non ci aveva capito un tubo, e più ancora <strong>Luca Chiabotti e Werther Pedrazzi</strong> in mezzo ai quali stavo seduto in prima fila. “<strong>Passami gli steno</strong>”, mi è venuto allora da esclamare sfrontatamente come si diceva una volta, quando non esistevano ancora i cellulari e i personal computer, si dettavano i pezzi a braccio appunto agli stenografi, le rotative già scalpitavano e il redattore di turno la notte aveva solo fretta di chiudere la prima edizione per andare finalmente a mangiare in mensa. Ce l’avevo qui sul gozzo, dicevo, e adesso la sputo. E’ l’intervallo, 36-57, la scorta di <strong>Giorgio Armani</strong> accompagna il patron a fare la pipì, a volte scappa anche a lui, <strong>Adriano Galliani</strong> è assalito dai cronisti in caccia di notizie più sul <strong>decadente Milan</strong> che sulla confusa <strong>Milano del basket</strong>, “Storari resta con noi”, difatti <strong>Storari</strong> è passato alla Juve, <strong>Dino Meneghin</strong> mi avvolge in un abbraccio fraterno e mi fa ad un orecchio: “Adesso che sei tornato tra noi, non ti mollo più”, carino davvero,<strong> Dan Peterson</strong> nella sua giacchetta a quadri che deve avere più anni della coperta di Linus, <strong>Sandro Gamba e la sciura Stella</strong>, splendida creatura, amici che non vedi da una vita, come <strong>Toio Ferracini e Toni</strong> <strong>Cappellari</strong>, ho la golla secca: massì, mi sparo una Coca Cola. “Tre euro e cinquanta”. Non ci posso credere, ma pago e penso: me ne daranno un litro. No, solo un bicchiere di carta. E neanche di<strong> Coca Cola</strong>, ma di Pepsi. Che non è proprio la stessa cosa. All’osteria del Camionista al mio paese con tre euro e mezzo ti danno un piatto di rigatoni al sugo, fidatevi abbondanti e gustosi, e pure un buon bicchier di vino rosso che fa sempre bene al cuore. Però è anche vero che l’altro mese ho comprato<strong> la carrozzina per mio nipote Edoardo</strong>. “Mille e cinquecento euro: carta di credito o bancomat?”, mi ha chiesto la cassiera. “Carta di credito, ma adesso mi tolga lei una curiosità: la carrozzina va a benzina o a gasolio?”.</p>
<p><strong>La Banda Osiris è riuscita ad infiltrare uno dei suoi scagnozzi persino in nazionale: sarà vero? Così pare, ma anche qui non ci posso credere.</strong> In primis perché la Banda Osiris l’ho inventata io qualche anno prima che si entrasse nel Duemila e quindi solo io posso <strong>insindacabilmente </strong>decidere chi fa parte o meno di questa loggia<span id="more-1873"></span> che tanti danni faceva, ha fatto e prova ancora a fare alla pallacanestro italiana. “Sarebbe a dire?”, ho allora domandato, curioso e sereno, ai commensali con me seduti a cena nel dopo partita in quella osteria in zona (ex) <strong>Fiera </strong>dove ci sarò passato davanti un centinaio di volte, quando ancora abitavo a Milano, lavoravo al Giorno, quando <strong>il Giorno</strong> aveva una super redazione sportiva con <strong>Franco Grigoletti</strong> capo ed era il gran giornale <strong>dell’Eni,</strong> e non mi ispirava d’andarci a mangiare. E male facevo. E’ difficile, ma mi posso anch’io sbagliare. Dunque dicevo, ah già: “Chi mai sarebbe l’intruso nella nazionale di <strong>Simone Pianigiani</strong>?” ho chiesto fingendo la più totale indifferenza possibile mentre ci servivano le sei cotolette alla milanese più pestate (quella sera) di <strong>Bulleri e Mordente</strong> messi insieme. “Come, non lo sai che il tuo Acciughino in una bollente riunione di <strong>Sky-basket</strong> è stato l’unico a difendere Flavio a spada tratta e con un calore tale che neanche<strong> Giorgione</strong> <strong>Buzzavo</strong> aveva quando si prendeva a cuore le scelte del suo signore e padrone?”. In effetti che <strong>Riccardo Pittis</strong> sia un po’ cambiato dai tempi in cui aveva l’Angiolini come morosa e <strong>Dino Meneghin</strong> che gli insegnava a vivere, questo è ormai appurato. Ma che fosse saltato sull’altra sponda o, se preferite, sull’altro carro, quello targato <strong>BO, cioè Banda Osiris</strong>, assieme alle oche e ai buoi dei paesi suoi, stento ancora a crederlo. Anche perché un tempo vedeva <strong>Cicciobello Tranquillo e Bicio Frates</strong> come fumo negli occhi. Okappa, facciamo così: parlerò a quattro occhi con Acciughino e gli chiederò spiegazioni. Magari già lunedì nel raduno azzurro di <strong>Monza in</strong> <strong>Villa Reale</strong>. E poi vi farò sapere se ho dovuto davvero inserire a malincuore nella lista nera anche il mio pupillo che è diventato persino un fiero sostenitore della <strong>Lega </strong>del senatore. E pure questo non è certo un punto a suo favore.</p>
<p><strong>Il senatore Umberto Bossi, anzi il Senatur, se ricordate, aveva dichiarato che</strong> <strong>l’altra nazionale, quella di Macello Lippi, sarebbe andata avanti</strong> <strong>nel Mondiale sudafricano</strong> perché le avrebbero comprato la partita con la <strong>Slovacchia</strong>. Difatti stamattina è rientrata in Italia con la coda fra le gambe. Se ne dicono tante nel Belpaese che non sai più chi ascoltare. E se ne scrivono di peggio ancora. Come che Siena sia in guerra con Milano sul mercato della palla nel cestino quando lo sanno anche i somari che<strong> Ferdinando Minucci </strong>ha le idee molto chiare sul futuro di Siena e ha programmato da tempo uscite ed entrate a suo piacere, mentre <strong>il Livi(d)o Proli</strong> non sa quali pesci pigliare se è vero che si è ingolosito di <strong>Marko Jaric</strong>, vorrebbe riprendersi <strong>David Hawkins</strong> e non ha mai pensato a <strong>Eze e McIntyre</strong>. Staremo a vedere. Intanto trovatemi un piccolo editore perché questo benedetto libricino sulla Banda Osiris lo voglio scrivere sul serio vincendo la mia secolare pigrizia al di là del timore che mi piovano sulla testa <strong>centinaia e centinaia di maledizioni</strong>. Così saprete una volta per tutte chi fa parte di questa congrega che si vanta di aver fatto fuori Peterson da Sky perché era <strong>più</strong> <strong>DinDonDan che Dan</strong>. In parole povere un rincoglionito, ma questo non era e non è assolutamente vero. Averne di DinDonDan come Dan. O mi sbaglio? Stavolta assolutamente non credo. Confessandovi per finire quel che ho sussurrato io <strong>all’orecchio di Meneghin</strong> in quel baccano del <strong>Forum:</strong> “Complimenti, ti sei scelto proprio un gran bel allenatore per rifondare la nazionale: <strong>Simone Pianigiani</strong> è davvero speciale”. E lui ridacchiando felice: “Vuoi forse ammettere che ne ho indovinata finalmente una di giusta anche come <strong>presidente di Federazione</strong>?”. Sì. Paragonabile ad un canestro da metà campo più tiro libero aggiuntivo. Ma adesso non me lo tacere: è veramente <strong>Pittis uno della Banda Osiris?</strong> Non ci posso credere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=Q" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Viggiano l&#8217;idolo di Milano, i 91 punti di scarto da Siena e l&#8217;Armani comunque felice: c&#8217;è qualcosa che non ci quadra&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 16:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                  di CLAUDIO PEA
Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con la retina a brandelli e ora ci sono le cucce e le scodelle per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                  <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta</strong> <strong>c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con</strong> <strong>la retina a brandelli</strong> e ora ci sono le cucce e le scodelle per i pointers e i bracchi di mio fratello che non so neanche come si chiamino. Caccia e basket, odio e amore. Succede. Anche nelle stesse famiglie. Un pallino di quattro righe su <strong>Repubblica</strong> di sabato: “Oggi a Siena gara 4 della finale scudetto. Se <strong>Siena batte Milano</strong> sarà il quarto scudetto consecutivo dei toscani”. E così è stato. Peccato che si sia giocato al <strong>Forum di Assago</strong> e non nella città del Palio al <strong>PalaMensSana di viale</strong> <strong>Sclavo</strong>. Può capitare, ci mancherebbe altro, specie nella redazione dove non c’è più amore per la palla nel cestino come quando le penne del basket erano quelle (preziose) di <strong>Walterino Fuochi e Emanuela Audisio</strong>, che magari pendeva dalle labbra del <strong>Vate Bianchini</strong>, ma alla quale era sempre un piacere rispondere per le rime. E come l’anno scorso, canticchiando il vecchio motivetto dell’estate, <strong>“sul mare col patino”,</strong> il <strong>Montepaschi</strong> ha festeggiato in casa di <strong>Giorgio Armani</strong> un altro secco e vaporoso 4-0 tricolore. Una finale che è durata poco: una settimana appena. Peccato sul serio. <strong>Da domenica a sabato.</strong> Tra un temporale e un acquazzone di giugno. Con una serie di risultati da non dimenticare soprattutto a Milano: 100-80, 81-59, 88-75 e 93-69 sempre per la magnifica armata di <strong>Sato e McIntyre, Eze e Stonerook</strong>, ma anche di <strong>Hawkins e Lavrinovic</strong>, <strong>Domercant e Zisis</strong>, <strong>Ress e Carraretto</strong> che sarà convocato in nazionale. Fatti due conti, in totale <strong>372-283</strong>. Uno scarto di 91 punti in quattro gare. Una voragine, un abisso, un’esagerazione. E comunque troppi perché l’Armani possa essere lo stesso felice di un secondo posto che può fare molto ma molto comodo a <strong>Pierino Bucchi</strong>, che solo così poteva e probabilmente ha potuto salvare la panchina, ma che non può piacere al padrone del vapore che ha scucito gli stessi soldi, euro più euro meno, della <strong>Banca che esiste dal 1472</strong> senza riuscire manco con un’unghia a graffiare lo strapotere senese. Come invece <span id="more-1859"></span>è riuscito almeno una volta quest’anno alla<strong> Benetton di Repesa</strong> e alla <strong>Lottomatica di Boniciolli</strong>. Anche questo può accadere nella pallacanestro italiana.</p>
<p><strong>Boniciolli confermato a Roma, Bucchi all’Armani, Repesa alla Benetton, ma nessuno crede al comunicato di Treviso</strong>. Tanto più il neo manager <strong>Claudio Coldebella</strong>, che stimo, non mi ha nascosto tra gli ulivi delle colline senesi, dove c’era mezza Italia d’allenatori nostrani tranne <strong>Giuda</strong>, che non ha alcuna intenzione di far prigioniero un allenatore che sogna il <strong>Topkapi</strong> e non vuol rimanere all’ombra del salice piangente sul <strong>Sile.</strong> <strong>Artiglio Caja o un altro slavo?</strong> Ne riparleremo. Intanto brindo al ritorno di <strong>Tanjevic</strong> nel Belpaese dove ha molti più amici di quel che crede e dove dovrà fare da balia all’ecumenico che va d’accordo con la <strong>Banda Osiris e l’Orso Eleni</strong> facendogli magari capire che, quando si sale le scale, bisogna rispondere al saluto anche di chi le sta scendendo e non girarsi dall’altra parte facendo finta di niente. Non vi pare? <strong>A Roma il Boscia</strong> <strong>troverà un sacco di superboni</strong> ai quali preferirebbe dar fuoco prima ancora di conoscerli, ma ne ha viste talmente tante di cose brutte e turche negli ultimi mesi, come l’acquisto di <strong>Quaresima Quaresma dall’Inter</strong> per sette milioni di euro, che non gli mancherà il coraggio, se serve, di far piazza pulita intorno a lui. Maestro Boscia, mi mancavi. Così come <strong>mi mancherà Romain Sato se dovesse davvero ascoltare le sirene</strong> <strong>della Nba</strong>. Lo capisco, quella è la sua terra cestistica, ma qui lo tratteremo sempre come si merita. Cioè come un papa. <strong>Parola di Ferdinando Minucci</strong>. Che ha una parola sola. Perderemmo invece tempo a trattenere<strong> Eze</strong> che a Siena ha già dato in proporzione eguale a quel che ha ricevuto, cioè moltissimo, ma che ora deve far spazio a Milovan <strong>Rakovic</strong>, il serbo di scuola americana, 2.08 per una montagna di chili, arrivato <strong>dalla Russia con amore</strong> e con la voglia di spaccare anche lui il mondo in due.</p>
<p><strong>Se Milano non fosse fessa e presuntuosa come invece purtroppo è, lo ho</strong> <strong>pensato, ripensato e lo riscrivo, si sarebbe già incartata Eze</strong> e non l’avrebbe lasciato andare via dal Forum prima che non avesse firmato il nuovo contratto milionario con l’Armani. Ricominciare da Eze non sarebbe stato male. Invece dal<strong> Livido Proli</strong> ho appreso con raccapriccio, e un cicinin di sconcerto, che grosso modo così com’è Milano può andare anche bene. Forse a lui. “Al massimo ha bisogno di un paio di ritocchi”, <strong>ha dichiarato a Sky</strong>. Ma dai! Dare di nuovo fiducia a <strong>Hall </strong>significa una cosa: dollari e tempo persi. O no? E poi ancora <strong>Finley e Bulleri</strong> insieme quando non fanno un playmaker in due? Di più: <strong>Maciulis e</strong> <strong>Petroviciu</strong>s vedono Bucchi come fumo negli occhi. E non solo loro. Anche il Forum ha espresso sabato sera coi fischi di migliaia di tifosi contrarietà al piccolo coach che non tutte le ha tentate ad essere sinceri, specie in gara tre, per rendere più difficile la strada verso lo scudetto a Siena. <strong>“Viggiano</strong> <strong>idolo di Milano&#8221;</strong>, diceva per la verità un cartello bene in vista tra gli ultras longobardi. Gli idoli di Milano un tempo erano altri: <strong>D’Antoni e</strong> <strong>Meneghin</strong> per esempio. Per non dire di <strong>Bob McAdoo o Joe Barry Carroll.</strong> E allora si capisce perché in fondo un secondo posto può andare bene all’Armani e al suo popolo pure per l’anno venturo. <strong>Farebbero tre di</strong> <strong>fila</strong>. Evviva! L’importante è che a <strong>quelli di Sky</strong> diciate che stasera alle 20.30 non si gioca gara cinque a Siena come è apparso anche ieri mattina sulla sua guida tv. Altrimenti il rischio è che di nuovo ai botteghini del PalaMensSana qualche lettore di Repubblica che non vede la Rai (e men che meno Mediaset) faccia stasera ancora la fila come sabato per vedere la quinta finale tricolore. Volete mettervelo in testa o no che <strong>il Montepaschi ha già vinto lo scudetto numero cinque della sua storia</strong>? <strong>Vi piaccia o meno.</strong> Fischiettando con le mani affondate in tasca: “E come l’anno scorso, sul mare col patino…”.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=C" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Wada a quel paese chi vuole dare una palla buona agli invidiosi di SuperSiena</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 10:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em>  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana.</strong></span> Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione dove <strong>Siena ha vinto il suo</strong> <strong>quarto scudetto consecutivo</strong>, quinto della storia, la scena madre degli inquisitori del doping, la fila di bambini per avere un autografo da Peterson, <strong>la muraglia del tifo verde così vivace rispetto a quella della Milano che per difendere Bucchi ha bisogno del suggeritore</strong>. Dicevamo dei catecumeni inviati da Roma, ma non dite che Petrucci lo ha fatto apposta perché quelli del doping annusano piscio ad ogni ora, senza bisogno di mandanti vendicativi, tipi che al cinema abbiamo visto nella trasposizione del Nome della Rosa, i feroci ricercatori di verità nel convento dove Umberto Eco ha raccontato la vita di ieri e anche di oggi. <strong>Erano rabbiosi ed insensibili perché pretendevano che i sorteggiati</strong> <strong>per le provette, cominciando da McIntyre il mago, rinunciassero ad andare sotto la curva dei tifosi per festeggiare lo</strong> <strong>scudetto </strong>perché loro avevano fretta di andarsene via da quella baraonda. Il medico di Siena che vedeva così agitato il più truce dei due, un tipo da <strong>Wada a quel paese</strong>, gli ha detto di fare rapporto spiegando bene che alla fine di una partita che dava il massimo trionfo sportivo nel campionato i giocatori preferivano abbracciarsi, festeggiare, saltare e ballare con tifosi, mogli, figli, piuttosto che seguire i<strong> Mabusen</strong> dell’antidoping. Quelli non sanno proprio cosa sia lo sport e la sua fatica, a loro piacciono le carni rosolate sul rogo e non è vero che lo fanno per la salute dei campioni, <strong>lo fanno per la paghetta</strong>, <strong>lo fanno perché non vedono l’ora di dare una</strong> <strong>palla buona agli invidiosi</strong>. Certo che i bari vanno smascherati, ma esistono anche tempi e maniere per farlo. Dicevamo del <strong>Peterson</strong> assalito per farsi firmare un autografo. <strong>Come mai?</strong> Già, bisognerebbe chiederlo a quelli che invece distribuivano <strong>volantini contro il Bucchi</strong> <strong>che si è riparato dietro il Forum dell’assurdo</strong> <strong>dicendo che era contestato perché non faceva giocare</strong> <strong>Becirovic</strong>. Noi ci saremmo fermati al gioco perché era quello a non dare mai emozioni.<span id="more-1853"></span> Lui come tanti altri discreti allenatori di scuola italiana, non certo il tipo di uomo che piace alla stessa piazza dove si ricordano gli allenatori personaggio non quelli abbastanza bravi. Crudeltà della nuova era per i circenses, non senso, dirà qualcuno, perché se non lasci crescere non avrai mai la pianta e i suoi frutti. Può essere, ma<strong> la storia</strong> <strong>va studiata anche da chi mette 18 milioni di euro, proprio come Siena, per arrivare a venti punti dai campioni sul campo e nella classifica</strong>. Epilogo al Forum portando ancora oltre <strong>9000 spettatori</strong>. Viene rabbia pensando che basterebbe davvero poco per averli sempre in tribuna, soprattutto adesso che con i ritardi per i lavori al <strong>PalaLido</strong> si scopre che non esiste un campo disponibile in città e, in caso di <strong>Forum</strong> occupato, si dovrà chiedere ospitalità a <strong>Desio o Monza.</strong></p>
<p><strong>Siena che ha vinto sa già come rinnovare e sa benissimo che se tiene Sato con Stonerook la sua pianta sarà ancora la più bella perché McIntyre</strong> <strong>era magico</strong>, ma lo ha capito lui stesso che sul palco per il premio al migliore voleva portarsi il <strong>Principe africano</strong> e anche <strong>Cespuglione </strong>che, ci hanno confermato, non sarà nell’elenco dei sedici che <strong>Pianigiani</strong> presenterà il 28 e il 29 a Monza come i prescelti per la sua prima avventura con la nazionale, una figlia che, metafora da filosofo di v<strong>erità bugiarde</strong>, ti dà gioia quando nasce, ma poi diventa un tormento perché nella stessa foresta federale ci sarà chi la porterà a bere troppo presto, chi cercherà di deviarla, per non parlare dei ragazzi che cercheranno di vestire i suoi colori. Su Milano il mistero della genialità di chi nelle sue cose vorrebbe fare tutto rischiando d’inciampare sulla coda. <strong>Da confermare sicuramente Maciulis, Rocca, Mordente e Mancinelli</strong>, <strong>da valutare meglio Petravicius</strong>, o almeno la sua schiena, per il resto andremmo a cercare un vero regista, un’ala forte da battaglia europea e non da battaglia alla neuro e se davvero si sta trattando per un talento come il giovane <strong>Nicolò Melli</strong> allora ci dovranno essere garanzie che potrà imparare perché non è pronto per il grande salto, perché ha bisogno di spazio e lezioni serie. Su <strong>Monroe</strong>, l’unico davvero interessante nella pesca finale, si potrebbe fare anche un discorso serio se il suo fisico darà garanzie, tanto per non cominciare <strong>con la scusa degli infortunati che intralcia quando si cerca la verità e Milano questa verità non l’ha mai</strong> <strong>cercata </strong>e forse non la cercherà neppure domani. Per adesso ci lasciamo, chiudiamo sul discorso scudetto e magari amplieremo quando ci sarà la lista degli azzurri dove, purtroppo, ci dicono, devono entrare i pochi che abbiamo, anche quelli che non fanno squadra, che sono impostori, tromboni e ignoranti come dicono oggi dei giocatori di calcio francesi quei cronisti che non li possono proprio sopportare. Anche se la pantera senese <strong>Cappelli</strong> ci aveva tirato nella trappola per odio verso <strong>l’Aquila</strong>, per una vendetta che non meritavamo. Anche se la colpa di quella previsione per un <strong>4-1</strong> finale con Milano vittoriosa in gara tre è tutta della nostra voglia di amarlo ancora il basket e quella smania ci ha fatto andare oltre la logica del <strong>meno 20</strong>, la logica dei grandi di <strong>Pianigiani</strong>, sperando che<strong> l’Armani</strong> trovasse Arianna prima del Minotauro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei</strong> <strong>Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al</strong> <strong>caro Orso Eleni</strong>, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. <strong>Mi piace tutto di Siena</strong>: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, <strong>la taverna del Capitano</strong> ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e <strong>Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco</strong> <strong>dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio</strong> e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la <strong>Lupa</strong> sia <strong>nemica dell’Aquila</strong>. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il <strong>mio nipotino Edoardo</strong> che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. <strong>Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico</strong>. Per fortuna mi è venuto in soccorso <strong>Riccardo Caliani</strong>, che è un amore di ragazzo, oltre che <strong>l’addetto-stampa impagabile della MensSana</strong>. Però se pensate <span id="more-1849"></span>che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi<!--more--> o, al massimo, non fatele uscire dai confini d’Europa.</p>
<p><strong>Altrimenti m’arrabbio sul serio e, quando mi salta la mosca al naso, anche</strong> <strong>questo lo sapete, non conosco le mezze misure. Come</strong> <strong>stamattina aprendo il giornale rosa</strong>. Ora non ho la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno e men che meno ho avuto nella vita l’ambizione di fare il <strong>culo di pietra</strong> in redazione. Mi piaceva troppo girare, conoscere e curiosare. E ho girato, grazie al cielo, il mondo correndo dietro ad un pallone di basket, ma anche di calcio e di pallavolo. Libero come il sole, ho lasciato volentieri agli altri <strong>la libido di comandare</strong>. Anche perché in questo Paese, salvo rare eccezioni, i migliori nei giornali non sono i più bravi, ma quelli che servono i padroni con l’arte dell’adulazione e della genuflessione. Però non si può nemmeno far finta di non vedere che la Gazzetta di lunedì non aveva un richiamo di basket in prima pagina. Eppure si era giocata domenica a Siena la prima partita della serie tricolore. <strong>Una buona finale. Arbitri a parte. </strong>E una buona Milano sino a quando il Montepaschi non si è rimboccato le maniche in difesa e l’Armani non ci ha capito più un cavolo. O quasi. Un richiamo per Varese e Pescara che ritornano<strong> in serie B</strong> magari ci può stare nell’Italia che ha solo il calcio nelle vene, ma che<strong> Benitez</strong> dica: <strong>“Guidare questa Inter non mi preoccupa”</strong> non credo che scateni una<strong> coda alle edicole</strong> più della fantastica prestazione di <strong>Mc Intyre</strong> nel primo e nel terzo quarto. Anche perché questi sono e saranno gli ultimi colpi di coda del piccolo grande <strong>T-Mac</strong> a Siena. Potrebbe rimanere invece Sato, fosse vero, ma ne riparleremo. Adesso riapro la Gazzetta di oggi e stavolta un rettangolino rosa di pallacanestro lo trovo in fondo alla (prima) pagina, ma non mi sta bene che il titolino sia dedicato tutto alla Nba, ai<strong> Celtics</strong> che conducono 3-2 sui <strong>Lakers</strong>, mentre solo un occhiellino si merita il secondo duello di stasera tra<strong> Siena e Milano</strong> che sarà importantissimo per stabilire se lo scudetto<strong> il Montepaschi lo vincerà per 4-0 o 4-1 </strong>o al massimo, ma non credo, per 4-2.</p>
<p><strong>Sbollita la rabbia per certe scelte che faccio fatica a digerire, torno a</strong> <strong>perdermi tra i vicoli di Siena che somigliano un po’ alle mie calli:</strong> sembrano tutti eguali e non lo sono. “<strong>Siena è piccina”,</strong> mi dice un contradaiolo al quale chiedo la strada più breve per <strong>Piazza del Campo</strong>. “Ci arriva in un lampo”. E così è stato. Come non ci piove che Siena sia piccina davvero. Tant’è che non capisco tutta questa storia sul <strong>PalaMensSana</strong> mezzo vuoto nella prima partita della serie finale. Intanto non c’erano tifosi da Milano o, se c’erano, nessuno li ha sentiti. E poi 4.469 paganti in un impanto da 5.000 posti a sedere rappresentano un dodicesimo degli abitanti di tutta Siena. Ovvero una famiglia su tre ha nel cuore la sua diciottesima contrada, le è vicina e la sostiene: una cosa non da poco, non vi pare? Quanto al <strong>mio amore per la Lupa</strong> ne ho compreso finalmente la ragione: mescolando il sacro al profano, porta gli stessi colori della nostra Juve, mia e di <strong>Simone Pianigiani</strong>: il bianco e il nero a fiamma (e non a righe). Evviva! <strong>La Lupa è la nonna di tutte le contrade</strong>. Ovvero è quella che non vince un Palio da più tempo. Un altro n buon motivo allora per stare dalla sua parte affinché non si dica che mi trovo a mio agio solo sul carro dei vincitori. Più difficile è semmai capire per chi non è di Siena come possano <strong>Pianigiani e Minucci</strong> andare perfettamente d’accordo sul parquet, mentre le loro contrade, cioè <strong>la Lupa e l’Istrice</strong>, siano storicamente nemiche. Ve l’ho già detto: qui <strong>si fa a cazzotti e poi si va</strong> <strong>a bere insieme</strong>. Sperando che stasera Facchini, Mattioli e Chiari fischino meglio di Cerebuch, Paternicò e Sardella. Ci vuol poco e dunque ci potrei anche scommettere sopra. Ma non abbiamo dato la quota.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=9" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se a Pierino Bucchi magari togli le bende dagli occhi e gli proibisci di giocare a mosca cieca, forse l&#8217;Armani va in finale</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:53:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                          di CLAUDIO PEA
Chi Diego Armando Maradona insulterà per primo ai Mondiali di calcio che venerdì andranno ad iniziare? Queste le quote sulla lavagnetta dei bookmaker inglesi: 2,38 l’arbitro, che per Argentina-Nigeria di sabato sarà il povero tedesco Stark, 3 e mezzo il Sudafrica come Paese organizzatore, 4 i giornalisti della carta stampata o della televisione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                          <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Chi Diego Armando Maradona insulterà per primo ai Mondiali di calcio che venerdì andranno ad iniziare? Queste le quote sulla lavagnetta</strong> <strong>dei bookmaker inglesi</strong>: <strong>2,38</strong> l’arbitro, che per Argentina-Nigeria di sabato sarà il povero tedesco Stark, <strong>3 e mezzo</strong> il <strong>Sudafrica</strong> come Paese organizzatore, <strong>4 i giornalisti</strong> della carta stampata o della televisione, tutto fa brodo,<strong> 9 la Fifa di Blatter</strong> e la sua cricca. Non sapendo bene su cosa puntare, ho chiamato allora il mio fido allibratore londinese e gli ho chiesto per favore di darmi una buona quota sul<strong> Pibe de Oro</strong> che, prima che finisca il Mondiale, ha già vaffanculato arbitri, Sudafrica, media e Fifa, tutti insieme. <strong>E pure Raffaella Carrà e Heater Parisi</strong>, oltre a suo genero <strong>Sergio Aguero</strong>, che si è mangiato un gol grande come una casa, e <strong>la figlia</strong> <strong>Giannina</strong> perchè si è sposata un cabron del genere. Ebbene il bookmaker amico mi ha risposto se l’avevo preso per scemo dal momento che questo tipo di scommessa nessuno nel<strong> Regno Unito</strong> l’ha mai presa in considerazione: è troppo facile da azzeccare, mi ha detto irretito e mi ha buttato giù il telefono mandandomi a quel paese. Peccato perché dieci euro me li sarei giocati volentieri anche su <strong>Marco Carraretto da Treviso</strong> che non mi tradisce mai al picchetto: mette il piede sul parquet e fa canestro, ovviamente da tre punti, entro un minuto, al massimo due, e spesso al primo tentativo. Come è successo <strong>al Palaverde </strong>nei quarti di finale e sabato al <strong>Pianella</strong> proprio nell’unico momento in cui Cantù è stata avanti nel punteggio (15-14) e poi mai più dopo la tripla del caro e fedele soldatino senese.</p>
<p><strong>Provando a fare i seri, se mi riesce, ma è dura, petto in fuori e pancia in dentro, Carraretto è dell’armata Montepaschi il mio preferito.</strong> Tant’è che se <strong>Simon Mago Pianigiani</strong> non me lo convoca in nazionale, giuro che non gli racconto più nulla della nostra<strong> Juve</strong> che mi sbaglierò anche, ma sta facendo una gran confusione al mercato dei pani e dei pesci dove, sia chiaro, nessuno può inventarsi i miracoli, ma se un po’ di <strong>Pepe</strong> mi sta anche bene, la prima cosa che doveva fare <strong>Marotta</strong> era vendere Palla-al-piede Diego<span id="more-1825"></span> che, come diceva il professor <strong>Faina </strong>di Davide <strong>Pessina</strong>, è la mozzarella di bufala più cara della terra e poi, già che c’era, poteva pure spedire <strong>Del Piero</strong> in America o negli Emirati Arabi insieme a <strong>Cannavaro</strong>. Sia chiaro, di calcio possono parlare tutti, anche Piero <strong>Ostellino</strong> (oggi) sulla Gazzetta dello sport. Di basket un po’ meno. L’ex direttore del Corriere ha scritto che <strong>De Ceglie</strong> non è inferiore a <strong>Ziegler</strong> e che <strong>Diego</strong> potrebbe essere utilizzato da Delneri come<strong> Cassano</strong>. E ha dato del “vecchio saggio” a <strong>Zaccheroni </strong>che è stato il peggior allenatore di tutta la storia bianconera. Peggio anche di Bollicine<strong> Maifredi</strong> e di <strong>Heriberto Herrera</strong>. Difatti stasera che non c’è pallacanestro in televisione avevo pensato di andare al cinema per vedermi un filmettino leggero-leggero. Invece mi rileggerò il pezzo di Ostellino e sono sicuro che andrò a letto divertito e felice come un bambino al quale la nonna ha raccontato una favola a lieto fine.</p>
<p><strong>Non so come finirà piuttosto tra Caserta e Milano. Penso e spero che vada in finale Caserta perché se lo merita sul serio </strong>e comunque più dell’<strong>Armani </strong>che, a conferma di quanto ho scritto in tempi non sospetti, è una squadra pensata male, figlia più dell’improvvisazione che di un progetto vero, però la <strong>Pepsi </strong>non è nemmeno il demonio e, se a <strong>Pierino Bucchi</strong> magari togli le bende dagli occhi e gli proibisci di giocare a mosca cieca quando deve pescare un giocatore dalla panchina, non è detto che alla quinta partita Milano non possa andare a vincere sulla piana del <strong>Volturno</strong> tra i noci e gli ulivi. Soprattutto se avrà lasciato a casa <strong>Mike Hall</strong> che è una palla-al-piede come Diego alla Juve e nessuno glielo ha ancora detto a Bucchi. Il quale ha affidato a Hall addirittura l’ultimo tiro nella gara tre di ieri sera dopo che <strong>l’indisponente di Chicago</strong> aveva infilato per sbaglio un canestro in tutta la partita su sette tentativi. E l’ha ovviamente fallito. Al contrario di <strong>Jumaine Jones</strong> che, piaccia o non piaccia a Hall, è tutta un’altra storia. Lui infatti può anche spadellare fuori nove o dieci palloni di fila, ma l’ultimo, quello che vale una finale dei playoff, può metterlo nel cestino anche se lo spara <strong>dalla Bovisa nel Forum</strong>. Perché ha soprattutto un cuore.</p>
<p><strong>Stamane comunque il basket è ritornato in prima pagina sul giornale in rosa</strong> come non accadeva, non ricordo bene, se dalla prima o dalla seconda guerra punica. Uno scacchetto, per carità, non montiamoci la zucca (“Gioia Caserta: vince a Milano e conduce 2-1”) tra tanta Inter <strong>(Benitez, Mou, Mascherano, Maicon, Moratti, Cavani)</strong> e un cicinin di Juve (Criscito, ma non era già bianconero?), calcio mercato e calcio degli orrori, <strong>Lippi e la Schiavone</strong> e la “gran finale”, pensate un po’, di serie B tra <strong>Torino e Brescia</strong>. Mentre il giorno prima, cioè sulla Gazzetta di domenica, non ho letto neanche un rigo del <strong>Montepaschi </strong>che ancora per 3-0 ha conquistato la finale della palla nel cestino per il quarto anno di fila. Ah già, questa non è più una notizia. Mica è vero, ma vaglielo a spiegare. E allora fate come me, brava gente senese: andate diritti per la vostra strada e se anche vi capita, come è successo a me, nel cuore della notte d’imbattervi nella telecronaca dei fratelli De Rege, al secolo <strong>Cicciobello Tranquillo-CosaBuffa</strong>, togliete l’audio e godetevi lo stesso la nostra beneamata pallacanestro, la tripla doppia di<strong> Rondo</strong> (19 punti, 12 rimbalzi, 10 assist) e i trentadue di <strong>Ray Allen</strong> (otto triple a 34 anni) , la vittoria dei <strong>Celtics </strong>(103-94) a Los Angeles e <strong>un altro titolo che ha preso la strada di Boston</strong>. Evviva! E in bocca al lupo a <strong>Paron Zorzi</strong> che è tornato ad <strong>Avellino con</strong> <strong>Frank Vitucci</strong>. Venezia ingrata? Sicuro che sì risponderebbe <strong>Acciughino Pittis</strong> sempre sull’attenti quando lo interroga <strong>Claudia Angiolini</strong>. Che debba farsi perdonare qualcosa? Sicuro che sì, ma era ancora un ragazzino…</p>
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		<title>La lettera del presidente alla mamma</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 09:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono la sua passione mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono </strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;">la sua passione</span></strong> mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che lei mi convinca a cambiar canale. In effetti non posso dar torto alla Tigre, ma conosco Franco da quando ancora s’infilava le dita nel naso a casa dell’Orso Eleni e <strong>Mike D’Antoni</strong> mi diceva che preferiva spararsi <strong>otto uova sode</strong> di Laurel piuttosto che digerire uno dei logorroici sermoni di Casalini pre-gara. E allora provo a convincerla che non è poi vero. Semmai sono critico con lui per il suo <strong>esagerato buonismo</strong> <strong>alla Veltroni</strong>. Come ha fatto mercoledì sera al termine della prima semifinale tra Caserta e Milano finita con un risultato facile da ricordare: 80-90, la gallina canta&#8230; “Questa vittoria dell’Armani non cambia in fondo di molto l’equilibrio della serie”. Come no? <strong>Adesso a Milano basterà</strong> <strong>vincere le due prossime partite al Forum</strong> e sarà in finale come l’anno scorso con Siena. Mi spiace, ma <strong>la Pepsi</strong> è spacciata. O quasi. E comunque ora l’ago della bilancia si è spostato decisamente dalla parte della squadra di Pierino Bucchi che, strada facendo, ha trovato in <strong>Jamie Arnold e</strong> <strong>Chris Monroe</strong>, cioè proprio dagli ultimi arrivati, la soluzione a moltissimi problemi che si era trascinata dietro <strong>da Natale a Pasqua</strong>. Per non dire sino a quindici giorni fa quando l’ho vista, asfaltata dalla <strong>Benetton,</strong> non fare una piega.</p>
<p><strong>A basket si gioca in cinque. Come a poker in quattro e a tressette anche in tre, ma col morto. Il basket è un gioco di squadra. </strong>Niente da dire: s’attacca in cinque e si difende pure in cinque. A meno che il quinto non sia <strong>Superbone Vitali<span id="more-1809"></span></strong>. Però se in due, Arnold e Monroe, piovuti dalla panchina, oltre che dal cielo, mettono insieme quarantun punti, ovvero sette in più di tutti quelli raccolti dall’intero quintetto-base milanese, allora i conti faticano a tornare e c’è qualcosa che non mi quadra. Tutto questo per dire che, se fossi al posto di <strong>Giorgio Armani</strong>, cioè dalla parte del padrone, mi chiederei se per caso non mi abbiano preso in giro quando mi parlavano di un progetto molto serio che avrebbe prima o poi portato i suoi frutti esaltando il made in Italy: <strong>Bulleri, Mancinelli, Mordente e Rocca. Più il Sani</strong> <strong>Becirevic </strong>che non si capisce bene cosa l’abbiano comprato a fare. <strong>Questa Milano è invece figlia dell’improvvisazione e, a voler essere ancora</strong> <strong>più crudeli, della disperazione o della frustrazione</strong>. La stessa che ieri sera ha provato<strong> Cantù</strong> quando ha alzato gli occhi al tabellone luminoso e li ha stralunati quando si è accorta d’aver beccato un trentello di nuovo da <strong>Siena</strong>. Eppure non abbiamo giocato da cani. Raccontava <strong>Micov a Markoishvili</strong>. Al contrario: ci abbiamo messo molto coraggio e furore. E dopo 13 minuti e 24 secondi eravamo ancora pari: 38-38. Diceva <strong>Green a Mazzarino</strong> che scuoteva la testa e ricordava che quest’anno poche squadre erano state capaci di segnare 44 punti nel primo tempo al Montepaschi. A memoria direi nessuna, ma mi posso sempre anche sbagliare. Chiederò in giro.</p>
<p><strong>Intanto vi racconto questa che non è male. Gira voce che Ferdinando</strong> <strong>Minucci, il signore di Siena, faccia il tifo per incontrare Milano in finale.</strong> La ragione? Una finale con Caserta non farebbe rumore sui giornali e men che meno in televisione. Io invece vi garantisco da quel po’ che lo conosco, ossia da vent’anni, che Minucci oggi come oggi ha per la testa una cosa sola e cioè che la stagione finisca il prima possibile perché deve programmare, subito e bene, quella futura. Magari prima che arrivi l’estate. E magari ricominciando da <strong>Pietro Aradori</strong> che non ho ancora ben capito se sia un fenomeno, come strilla <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> sempre in televisione, o se sia uno dei tanti che si è perso poi per strada correndo dietro alle sirene della <strong>Banda Osiris</strong>. Lo stabilirà presto <strong>Simone Pianigiani</strong>. Con la Nba ci andrei comunque piano. Piuttosto vogliamo parlare del sassolino dalla scarpa che si è tolto <strong>Sacripanti de Sacripantibus</strong> sostenendo che forse sarebbe il caso che gli arbitri tutelassero di più<strong> Jumaine Jones</strong> dai provocatori facendo il nome di <strong>Mike Hall</strong> e risparmiando <strong>Schizzo Bulleri</strong> solo forse perché è italiano? Ora non riesco proprio a dar torto all’allenatore dei casertani: Hall lo conosciamo bene tutti, ma, se volete prendere altre informazioni, rivolgetevi pure a <strong>Dejan Ivanov da Montegranaro</strong> che ne sa qualcosa in materia. Ve ne racconto un’altra, l’ultima, però questa vi giuro che è vera. Pensavo ormai di averle viste tutte. O quasi. E invece apro il giornale e leggo che <strong>Gigi Brugnaro</strong>, <strong>presidente della Reyer e della Confindustria veneziana, ha scritto una lettera aperta a sua madre, che il Gazzettino</strong> ha indecentemente pubblicato in prima pagina, nella quale dice “basta con le donne”. Bravo. Così si fa: le donne sono state spesso la rovina di molti uomini. Ma cosa avete capito? Brugnaro ha rinunciato a partecipare al campionato di<strong> A1 femminile con l’Umana</strong> e la prima a saperlo doveva essere sua mamma che da piccolo gli ha insegnato a essere umile e a non sbrodolarsi addosso. Senza parole, ma intanto consiglio a <strong>Paron Zorzi</strong>, se davvero lo vogliono <strong>Frank Vitucci e Avellino</strong>, di tornare di corsa in Irpinia lasciando perdere la cara ingrata laguna dove, come avrà capito, quando <strong>DiGiulioMaria</strong> infila la palla nel cestino, il buon Gigi Brugnaro <strong>Fassotuttomi</strong> salta in piedi e urla gol. Sorry, volevo dire canestro. Okay.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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