di OSCAR ELENI
Le persone che si amano o che hai amato non ci sono per nessuno. Sono altrove, lontano più della notte della vita misera che stai vivendo aspettando il gong. Più in alto del giorno. Luce accecante come sono gli amori infiniti, i primi e gli ultimi. Ecco come ci sentiamo adesso che se ne è andato Cesare Rubini, campione della vita e dello sport,uomo che è nella casa della gloria per il basket, che ha fatto diventare popolare in un paese che pensava soltanto agli Harlem, ma anche per la pallanuoto di cui era un maestro cantore, un difensore senza ostacoli etici. Della sua gloria sportiva saprete tutto, scudetti, oro olimpico, ne sapreste ancora di più se la Libreria dello Sport avesse sugli scaffali il libro che scrivemmo con Aldo Pacor, lui per amicizia e condivisione di vita grama e poi meravigliosa, noi per un caso, per una scelta nel giorno in cui decidemmo di abiurare con il calcio per seguire una palla a spicchi. Sul resto vi diciamo subito che abbiamo passato la notte di veglia seguendo la strada di Jacques Prevert, poeta che come lui non aveva mai voluto finire gli studi, che fingeva di non saper scrivere anche se riusciva a leggere l’anima di tutti noi alla perfezione, perché ci sono poesie che si adattano perfettamente al Principe leone che aveva paura veramente soltanto dei gatti e dell’ottusità di un burocrate, anche se perdeva poco tempo fra i collezionisti di gomme e pennini e puntava diritto al cuore: “Mi dica- il tono era del baritono da golfo mistico triestino impegnato nel ramo pirotecnico- chi comanda”. Si infilava ovunque. Alle Olimpiadi, da atleta, dirigente, riusciva sempre a sedersi nel palco delle autorità durante la cerimonia d’apertura. Aveva la faccia giusta per mandare in bambola chi osava fissarlo troppo a lungo, a parte i gatti appunto. Se voleva entrare in un museo chiuso al pubblico diventava ambasciatore, se voleva qualcosa non badava all’ora in cui telefonava, anche perché il suo vero grande maestro negli affari della vita e dello sport era l’Adolfo Bogoncelli che chiamava sempre all’alba. Sono Rubini. Rispondeva sempre così al telefono, si presentava sempre così alla gente. Bastava ed avanzava diceva il suo amico Pedro Ferrandiz, guru Read The Full Story…
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