Sono venuto alla luce l’8 luglio del 1962, a Bologna, in una notte di plenilunio. Ululavo, nella culla, e avevo strani peli sulle mani e canini appuntiti. I miei genitori erano molto preoccupati.
Fin da bambino capii che l’unica soluzione che mi avrebbe potuto permettere di pagare le bollette a fine mese era un onesto impiego in un giornale. Quindi: liceo classico, laurea in giurisprudenza a pieni voti a 24 anni – soltanto un dono per papà e mamma – e poi via a Roma, assunto da L’Unità (direttore Massimo D’Alema, sic…).
Conoscendo in una tersa giornata di sole, a Telaviv, la combriccola che movimenta questo sito, sono stato da loro accettato e ho aumentato il mio amore per il basket. Poi ho persino imparato la professione scrivendo anche per I Giganti del Basket. Ora scrivo di automobili per AM, il magazine del Corriere dello Sport, e di spettacolo per altri quotidiani.
Mio figlio Alessandro di 12 anni è cintura marrone di karate. Mia moglie Anna – ancor più pericolosa – fa l’avvocato.
Particolarità: non salgo mai su un mezzo pubblico. Non ho paura degli attentati ma degli aliti fognati e delle ascelle degli occupanti.
In carriera ho seguito Olimpiadi, mondiali di calcio e basket e persino il Festival di Sanremo, traghettandomi da Magic Johnson ad Al Bano con una disinvoltura ripugnante. Ogni tanto ci ripenso. Poi convengo: se la maglia della nazionale è passata dalle spalle di Dino Meneghin a quelle di Crosariol, significa che tutto è possibile, in questa vita.
Lei it be.

P.S. Non mi tingo i capelli

 

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