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	<title>Mors Tua Vita Pea</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                  di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                 <strong><em><span style="text-decoration: underline"> di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong>  dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Stupido è chi lo stupido fa (Forrest Gump)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 10:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                            di FRANCESCO SARTI 
Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per nulla rivoluzionario. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere l’ultimo Muccino, ruminando nella testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                            <strong><em><span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong> </p>
<p><strong>Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per</strong> <strong>nulla rivoluzionario</strong>. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere <strong>l’ultimo Muccino</strong>, ruminando nella testa il titolo-hit<strong> &#8220;Baciami ancora&#8221; (edizione Jovanotti)</strong> e immaginare che le imprese filmiche non abbiano nulla a che fare col disco-lancio. Oppure andare al<strong> San Paolo</strong> belli riforniti di<strong> laser</strong>, purché col <strong>raggio verde</strong> (e ci perdoni <strong>Rohmer</strong>, sublime regista morto da poco), e spararlo in faccia ai giocatori, per distrarli sul dischetto del rigore, oppure annebbiarli tra i pali. Così, per divertirsi. <strong>Essere stupidi per non capire del tutto le dichiarazioni del</strong> <strong>presidente De Laurentiis</strong> (quello del <strong>Napoli,</strong> non il produttore: non vi distraete col cinema), che al riguardo suggerisce di cambiare i controlli per adeguarli alla tecnologia. Vuol dire quella degli scanner aeroportuali, da introdurre negli stadi a corredo dei tornelli, oppure si riferisce all’evoluzione del cretino, che dalle monete da cento è passato alle spade di<strong> Luke Skywalker</strong>? Invece. Bisogna fare uno sforzo di stupidità in più per pensare che, adesso che <strong>la Juve</strong> è <strong>in mano a Zaccheroni</strong>, le puntate precedenti siano state una fiera pirandelliana, nella quale nessuno, fino all’esonero (ufficialmente sollevamento, termine non a caso riferito ai pesi), aveva avvertito <strong>Ferrara </strong>che gli inviti all’unione e agli uomini veri non bastavano più. E credere che non sia stata una cattiveria averlo tenuto ancora lì, attaccato alla panchina come un fossile, anche nella malinconica sfida di <strong>Coppa Italia contro l’Inter</strong>, quando già l’avevano di fatto<strong> dimesso</strong> (in senso transitivo) <strong>e sepolto</strong>, completando la metamorfosi da <strong>Guardiola a</strong> <strong>Stallone italiano</strong>, a furia di pugni. Del resto, <strong>di zombie è pieno il mondo.</strong> Anche nel basket. L’abbiamo appreso dal<strong> gm Benetton, Enzo Lefebre</strong>, che ci ha crudelmente rivelato, subito dopo aver sostituito<strong> Vitucci</strong> <strong>con Repesa</strong>, che il sacrificato sapeva già al momento dell’ingaggio di avere una data di scadenza. Non tanto quella annuale del contratto, ma il momento in cui il successore, più accreditato, si fosse finalmente<strong> liberato dalla Croazia</strong> per prendere il suo posto. Però, essendo stupidi, non capiamo la reazione del diretto interessato, che alla notizia dell’esonero, fra l’altro dopo una vittoria, è rimasto sbalordito. E ha tramutato il miele dell’Energia verde, motto trevigiano per il progetto giovani, nel fiele delle accuse di conservatorismo.</p>
<p><strong>Dev’esserci comunque una marea di stupidi se nessuno è riuscito a cogliere la pretesa naturalezza del tutto e a favore del coach</strong> <strong>giubilato si è immediatamente creato un gruppo di solidarietà su Facebook</strong>, ormai il termometro degli umori viscerali, dopo le sparate sullo stipendio di <strong>Hall</strong> e i proclami di mercato di<strong> Papalia</strong>. Il quale, sempre in tema di normalità, è riuscito nell’impresa di creare una sorta di classifica parallela, tra le squadre che hanno già affrontato <strong>Napoli,</strong> e quindi si sono giocate il bonus di due punti, e quelle che devono ancora incontrarla. Anzi, per essere abbastanza stupidi, si deve addirittura fingere di avere l’epidemia in spogliatoio, per motivare alla legge la scelta di schierare il vivaio e qualche veterano, anziché i titolari, e mangiarsi a colazione gli <strong>under 19 reatini </strong><strong>prestati alla causa dell’assurdità</strong>. C’è da chiedersi anzi se <strong>Meneghin,</strong> interrogato da <strong>Stern </strong>sulla presenza di altri giovani italiani papabili per l’<strong>Nba</strong>, abbia detto trionfante che da quest’anno, ogni domenica, <strong>una gara di serie A si</strong> <strong>gioca tra juniores</strong>. Giusto per promuovere il movimento, e poi preoccuparsi se <strong>Bargnani o Gallinari</strong> declinano l’invito in <strong>nazionale di</strong> <strong>Pianigiani.</strong> Adesso la Procura federale parlerà di frode sportiva, quindi ci domandiamo, cambiando latitudine, come debba chiamarsi la scelta della Federazione calcistica africana <strong>d&#8217;escludere per due anni il Togo dalla Coppa</strong> <strong>d’Africa per</strong> <strong>essere tornato a casa</strong> dopo l’attentato ai suoi giocatori nell’ultima edizione. Non sapremmo dire, perché siamo troppo stupidi e incolti, ma un illecito senz’altro dev’essere, quantomeno al buon gusto, se non alla sensibilità. E ci viene in mente che, per paragone, sarebbe come togliere la macchina da scrivere per qualche anno ai <strong>giornalisti catturati</strong> <strong>e liberati in Iraq</strong>, per la sola colpa di non essere stati ammazzati e decapitati sul posto, mentre lavoravano. Forse anche lo sport rientra, oggi, nei rischi professionali. Forse per <strong>i Mondiali in Sudafrica</strong> prossimi venturi si dovrà stipulare qualche particolare polizza-attentato. O forse siamo noi che, stupidamente, esageriamo. Dopotutto,<strong> stupido è chi lo stupido fa</strong>, sosteneva <strong>Forrest Gump</strong>, che non aveva bisogno dei jeans per essere geniale.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I bidelli di via Vitorchiano, i tromboncini televisivi e i menestrelli senza anima&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI, o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa,  convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong><span style="text-decoration: underline">o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa,</span></strong>  convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano volentieri plastica, hanno scoperto che era tossico e, se ti lasciavi andare, non c’era protezione garantita né dal dio Horus, né dal dio Ra. I truccatori, però, insistono. Hanno la voce e le facce dei <strong>tromboncini televisivi</strong> che seguono la corrente del Nilo azzurro nella valle dell’eco, dove i piccoli faraoni ordinano una nuova piramide, intimando agli schiavi di dare un calcio al passato. Non lo faremo, ma non per nostalgia dei tempi in cui il basket italiano era quello che indicava la strada, non per il rimpianto di sentirsi magari snobbati da questi poveri menestrelli, ma soltanto perché era davvero tutto molto più bello e a conciarlo così sono questi nuovi profeti. <strong>Quando decidi di risparmiare sugli stipendi agli</strong> <strong>allenatori dei giovani, quando vai dietro alle statistiche e non cerchi nell’anima di un giocatore</strong>, quando credi a tutte le bugie di questi finti centurioni del lavoro, quando non segui il sacro concetto veneto dove si invitano allenatori, presidenti, giocatorini con il braccio corto e la mente coinfusa, a tacere prima di parlare, allora il calcio nel sederone lo diamo a questi fasuli che fingono di commuoversi appena cercano di celebrare maestri che non hanno mai avuto e che, quando questi maestri erano in vita, imitavano nelle cose peggiori, mai in quelle che avrebbero aiutato la loro crescita. <strong>Ci siamo fatti prestare gli occhi da James Ellroy</strong>, il grande scrittore americano a cui piace raccontare la violenza, il Male, ma con ottimismo, dice lui, anche se la sua lama taglia proprio dove vorremmo tagliare noi adesso che abbiamo visto naufragare, senza tanta dolcezza, la barca del presidente federale, accompagnato da Peterson, nel furore generale della fureria federale, dentro il mare grande del basket americano. <strong>Dino accolto con gli onori dovuti ad uno che è nella Casa della</strong> <strong>Gloria a Springfield</strong> <span id="more-1548"></span>( come da noi? come hanno fatto certi sapientoni della casa cantiniera di Lega) mentre i topolini nel formaggio saltellavano intorno a <strong>Petrucci</strong> in visita pastorale a Biella. Lui, il numero uno del nostro basket, a guardare in faccia i tre ragazzi d’oro che fingono di ascoltarlo, ma che hanno già le scuse pronte per saltare fuori dalla maglia azzurra, gli altri, i numeri zero del consiglio federale, <strong>scatenati nel fare i dispetti</strong> <strong>a Simone</strong> <strong>Pianigiani,</strong> con la speranza che perda la testa. Il nuovo commissario tecnico dice un nome e<strong> i bidelli di via Vitorchiano</strong> , in coro, ne dicono un altro. Gli hanno fatto passare, come assistenti,<strong> Dalmonte e Capobianco</strong>, ma chiusa lì. Su<strong> Caja</strong> ci sarà da discutere, mentre noi prigionieri del sogno ci chiediamo come sia possibile che il capo allenatore, quello che deve riformare tutto, non abbia in mano anche le scelte tecniche per il settore giovanile, quello dove un tempo si costruivano giocatori, quello che oggi serve soprattutto per fabbricare consensi e nuovi voti. Certo che le <strong>povere creature</strong> sono sempre state prese in ostaggio da chi cercava voti, così come era importante andare anche in posti dove era più facile farsi male che allenarsi, ma se esageravano trovavano contro non un muro di coristi, non la gomma di questa<strong> Lega</strong> scorporata che cede sempre con fermezza, ultimo il caso della coppa Italia, ma gente tosta. Certo non riusciamo ad immaginare <strong>il Tony Manero Vacirca</strong> che, da assente ingiustificato nell’assemblea di Lega dove si decideva la sede, dopo aver ricevuto tutte le lezioni dal solito <strong>Sabatini</strong>, si alza in piedi urlando addirittura che il sorteggio è stato fasullo. Lui lascia la delega a Biella, si fida prima, ma poi non si fida più. Non diciamo <strong>ai tempi di Porelli</strong>, perché l’avvocatone sarebbe andato a comprare scarpe chiodater in <strong>Montegranaro </strong>per poi inseguire sul vialone principale il “ bravo manager”, ma in un periodo qualsiasi della storia societaria questa finta ribellione non sarebbe davvero passata. Come si può convivere con chi sospetta che si trucchino anche sorteggi banali, perché, banalmente, a qualcuno, Siena, prima o poi, dovrà toccare? <strong>Prima di parlare taci diceva il pilone della mischia al fringuello</strong> che dai trequarti gli saletellava intorno, pronto a scappare, mentre lui era già all’inferno, anche se credeva di essere nato per rivoluzionarlo questo inferno. Non ce la fanno. Parlano, straparlano e la famosa scuola italiana del tiro a segno vive di gloria se il tiro da tre va dentro e poi sussurra nel bagno degli spogliatoi che ci vorrebbero anche palle dentro, palle sotto,palle vere in difesa. Ma non conta. Braghette corte, calze lunghe, ma, come dicevano <strong>sotto i portici a Bologna</strong>, <strong>almeno si vedevano i maroni</strong> e non si ascoltavano le marronate di questi paggi Fernando che fanno i corifei, che ripetono banalità per giocate straordinarie, stagioni straordinarie, per uno straordinario e ricercato spiraglio nelle parole più false per far sapere che non saranno mai ripetitivi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>e mantieni la calma nel bagno di rose, ma non dire che sei lucido dopo aver visto come <strong>Milano e Varese</strong> hanno ridotto la loro super sfida, come il mondo attorno a noi fa in fretta a prendere in giro<strong> Boniciolli o Repesa oggi</strong> <strong>e Pianigiani domani</strong> se dovesse andargli male l’Eurolega perché ci sono molte possibilità che una squadra invincibile da noi non lo sia nel grande basket continentale. <strong>Il figlio della Lupa senese</strong> deve fare attenzione a tutto e, per adesso, può soltanto consolarsi (?), sapendo che <strong>Di Bella</strong> è meglio di tutti gli altri presunti registi in circolazione, che <strong>Causin</strong> ha più cose dentro del <strong>Crosariol amletico</strong>, che sui tre americani sarebbe meglio non fare conto, che sul programma di allenamenti e sedi deve decidere in proprio e al più presto senza entreare nella santa barbara frederale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">10 al MINUCCI machiavellico</span></strong> che ha mandato i ragazzi del suo vivaio contro i viandanti dell’avvocato (?) Papalia. Dovevano farlo tutti, ma non tutti hanno un viavaio decente come direbbero molti davanti a progetti di facciata. Questa potrebbe essere la soluzione. Affidate a Caja una squadra di under ventuno, pagata dalla Lega, che gioca nel nome di questa Napoli che fa azionariato popolare sempre in ritardo, che ha campi fatiscenti, ma se ne accorge soltanto quando deve scaricare le colpe su altri.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Secondo TRIBOLDI, proprietario di Cremona</span></strong>, per aver resistito quando la squadra sotto di venti dava fiato ai soliti infelici che vorrebbero soltanto ricchi scemi alla guida di società dove invece serve una sana aministrazione per non finire come Napoli, come Rieti, come tanti altri posti. Coraggioso e paziente e ora non ascolti quelli che fanno il tiro al bersaglio su un buon allenatore.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a Sani BECIROVIC che, da paziente pastore del basket pensato,</span></strong> indica la strada ai peripatetici che sfuggono di mano al povero Bucchi nello stesso momento in cui il povero Proli si è convinto che il suo calcione al passato avrà il conenso della gente, farà davvero tremare le tribune del Forum dove soltanto la musica è sempre motlo alta, mai il livello dello spettacolo: loro amano che la gente veda ma non senta e, soprattutto, non si possa scambiare in pace qualche idea, magari prpprio sul narcisismo dei nuovi pascià.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES che ha messo in buca anche la Virtus Solare</span></strong> rimontandola quando già i giocatori di Lardo facevano i pavoni pur sapendo di essere, al massimo, uccelli del coro in un paradiso lontano dal loro talento. Ci vuole il braccio forte, la mente lucida per risolvere situazioni difficili. Se prendi Frates sai che non devi avere intorno fighette permalose.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline"> al nano dorato GREEN che ha ridato sorriso al Dalmonte</span></strong> ancora confuso da questa investitura azzurra. Ora, nel caso del piccolo principe di Filadelfia, vorremmo chiedervi se valgono di più i suoi 12 assist o il 5 su 6 nel tiro da 3? Non fate i furbi dicendo che va bene la miscela. Non fate i furbi andando nel sacrilego ovile dove qualcuno pensa che un Aldo Ossola non avrebbe saputo far andare in cielo i saltimbanchi di oggi, i ragazzi con il passaggio dietro la schiena incluso nel prezzo.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Dan PETERSON e Dino MENEGHIN</span></strong> che, tornati dagli Stati Uniti, non hanno fatto una volatona per raggiungere il Forum, per vedere quello che è rimasto della sfida Milano-Varese. Il nano ghiacciato non ci dica che non gli hanno dato una tessera omaggio, il presidente non ci venga a raccontare che non aveva voglia di polvere ad Assago dopo essersi goduto il caramellato del Madison.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Luca VITALI che ha fatto la scelta giusta</span></strong> nell’assurdo finale di Cremona dove Roma, come la vera Salomè, dopo aver chiesto la testa del Battista Gentile, si era denudata di nuovo, ma che si è messo anche a ridere quando gli hanno chiesto come potevano accadere cose del genere. Lui faceva la faccia di quello furbo che non aveva colpe, proprio come quando era a Mailano. Una maschera unica nel circo del povero Toti.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al TOLA che dirige il subbuglio del settore arbitrale</span></strong> perché se facesse attenzione non manderebbe certa gente a rovinare gli arbitraggi di Facchini o Sahin, non manderebbe per i campi di A2 i soliti noti, quelli pagano sempre i dividendi delle maialate di chi va in attacco a testa bassa, di chi considera il fattore campo una sua assicurazione per fischi sempre applauditi come diceva il povero Fucka tormentato ad Imola.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al commisioner della Nba, David STERN</span></strong>, che, ascoltanto il grido di dolore del presidente Meneghin, gli ha fatto capire che all’Italia lui pensa sempre in modo positivo: ci manderà i Knicks, li manderà a Milano, ma proprio questi?, ma vuole che la scuola produca altri ragazzi da servire al popolo migrante in serate da funiculì funiculà, quelle dove ci starebbero bene anche i designati dal Poz per un futuro al di là? Già. Al di là.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">a Barak OBAMA, presidente degli Stati Uniti, che va volentieri a vedersi anche il basket colleggiale,</span></strong> che scherza in televisione su suo futuro da telecornista, che si gode Geoprgedtown mentre silura Duke per il piacere di tutti noi, cominciando dal Marchese Della Valle, che in casa di coach Key, ehi ragazzi se non state al passo con la questa generazione di pappagalli vi silurano perchè quelli prendono a calci il passato e qualsiasi cosa gli rammenti che fanno fatica ad essere credibili, autorevoli e simpatici, insomma nella tana di quello squadrone universitario avevamo visto i mostri di una difesa che non lasciava scampo al palming, all’hooking, a quel cavolo che volete voi.</p>
<p><strong>0</strong> tondo tondo <strong><span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">per non aver risposto</span></strong> subito e in maniera decisa alle accuse di Montegranaro, per essersi illusa di averci convinto dopo aver aggiustato il peperone nel forno di chi voleva cucinarselo alla sua maniera. Come diceva Totò qui siamo davanti a caporali che conitnuano a recitare da uomini, o, come suggeriva Sascia, davanti ad ominicchi e quaqquaraqua che recitano la parte del super dirigente ispirato che pre4ndno a calci il passato mette lka testa nel bugliolo del suo greve futuro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p>  <strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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		<title>Chiudeteli nel bagno e buttate la chiave</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.maracana.it/img/NENCINI/impianto_basket_mod_usa.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span> da un posto</em></strong> <strong>che non esiste, quello dove si taglia la lingua</strong> <strong>agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche</strong>, <strong>Roma e Milano</strong> sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline sul ponte Milvio, sul ponte della <strong>Ghisolfa,</strong> su ogni ponte dove ci sia la possibilità di leggere oggi, domani, quello che ieri ci faceva godere, ad esempio, nei giorni in cui la<strong> Lega</strong> era qualcosa di speciale e non questa nebulosa che si fa stangare in pubblico dai suoi associati, che sbaglia quasi tutto, che non comunica, non si commuove, non fa più tenerezza, a parte i samaritani che ci lavorano dando tutto quello che hanno per avere in cambio ringhi scomposti. <strong>Scoprendo che il male non ti</strong> <strong>lascia anche se provi a tagliarlo</strong> abbiamo provato a farci chiudere nella stanza dei giochi, al sole, scegliendo il giallo ravvivante con accenti al color gelato, vaniglia o lampone, aggiungendo blu navy e blu ceramica, anche se, dicono, sarebbe bello svegliarsi al mattino in una stanza dove non vedi<strong> i</strong> <strong>fantasmi di Proli, Bottai, Papalia</strong>, degli arbitri infelici, dei giocatori italiani sostenuti da <strong>Petrucci</strong>, ma non più dai poveri allenatori che puntano su di loro, <strong>speriamo che Pianigiani cambi il mondo intorno a noi</strong>, dove non senti cazzate sui prossimi ragazzi da mandare nella Nba se <strong>nell’elenco del Poz ci mettono Mancinelli e Poeta, su Aradori muovetevi più piano,</strong> dove non tutti quelli che dovrebbero cambiare il nostro destino di nazionale con la quarta fascia scritta in faccia hanno il colore del Crocus e delle Primule che abbiamo visto sul volto di<strong> Nicolò Melli</strong>. Che la fortuna lo salvi dalla piaggeria, che sia protetto bene dalla famiglia, gente tosta, madre americana, argento olimpico di pallavolo, padre a gomiti larghi come quando giocava, che la testa, una bella testa, gli serva per schivare la slavina dei leccaculi che ai talenti prospettano <strong>soltanto veline<span id="more-1527"></span></strong>, auto veloci, serate in discoteca, agenti sbrodoloni, un confuso misto di colori fasulli quando invece a questa generazione nuova servirebbe l’avorio, il color menta vivace o il verde felce da accarezzare con pennellate color pesca.</p>
<p><strong>Anatemi del giorno</strong>, nel sessantesimo compleanno di un presidente federale che si chiama<strong> Dino Meneghin</strong>. Sulla solita torta federale, crema acida, scaduta, ha trovato di tutto e non soltanto il Barnaba che dal ponte dei sospiri ascolta il messaggio dal minareto degli ottici: fatti sentire, urlano al navigatore pugliese, contano i dirigenti, non gli allenatori, quelli, se gli va bene, si prendono un ricco stipendio e trottano nella direzione che diciamo noi. <strong>Recalcati è vero?, </strong>o lo dicono soltanto perché se sceglieranno lui come futuro presidente sono convinti di riavere gli stessi locali dei giorni oscuri?Loro pensano così dai tempi di <strong>Tanjevic</strong>, noi pensiamo così da quando abbiamo capito che con la nazionale vai a sbattere anche se sei bravissimo. <strong>Chiedere a Messina</strong>, che pure era protetto da grandi dirigenti, vi bastano <strong>Petrucci e Porelli</strong> come garanzia, giganti veri in confronto a questo pigmei, <strong>Meneghin e Bonamico</strong> esclusi, si capisce, nei giorni dell’europeo in Germania, quello dove il nostro Tancredi si rovinò le notti pensando che con Azzurra manca il potere di coercizione che esiste in una società ben organizzata. Lo disse in faccia tutti e oggi lo dimentica spesso<strong> il Pittis che</strong> <strong>confonde ancora McAdoo</strong> con il resto degli americani d’Italia, pur sapendo che si rivolgeva anche a lui. Non pensate subito a Roma per mettervi a ridere. Caro Simone sarà così anche per la tua<strong> nazionale</strong>, ma se bisogna affondare, lo diciamo al presidente sessantenne, all’allenatore quarantenne, allora fatelo da grandi quali siete: una botta al muro, avanti diritti, pazienza se intorno ci sarà il deserto dei sorrisi, se i professionisti di un gioco che <strong>Rubini </strong>chiamava ruba pennino si raduneranno in sala mensa per contare i voti del dopo Londra.</p>
<p><strong>Quelli non cadono mai, ti fanno terra bruciata intorno e ti silurano</strong>. Succede in ogni organizzazione mal nata. Bocciarono persino Rubini, persino Porelli, non hanno voluto Bulgheroni, fanno finta di non sapere che esiste nel giardino delle pensioni attive un certo <strong>Dorigo.</strong> Schivano tutto, dopo aver mandato fuori dal loro bosco morto quelli che potevano ridargli la vita. Invidiosi al potere, nullafacenti sull’aia dove gli altri fanno balli celtici e loro si tolgono il pidocchio dell’incapacità, convinti che non abbia lasciato le uova. <strong>Chiudeteli nel bagno e buttate via la chiave.</strong> Non succederà. Così come non avremo il ritiro della Napoli poveraccia dal gioco dove il Papalia ci fa sapere di essere comunque un laureato, anche se alla <strong>Bocconi di Milano</strong> spiegano che giurisprudenza non è certo una delle loro specialità, meglio, negano che esista. Studiare bene Dan Peterson che non vuole guardare chi porta a spalla la bara di <strong>John Mc Millen</strong> dentro la chiesa bolognese dove lo hanno salutato quelli che gli volevano davvero bene, erano tanti, pazienza se altri hanno preso scuse banali per non esserci, accadde anche quando portarono via <strong>Riccardo Sales</strong>. Lo interroghi con gli occhi e lui si perde verso via Ugo Bassi. Risponderà soltanto sull’auto di <strong>Tony Cappellari</strong> tornando verso Milano: &#8220;Se non guardi quando portano la bara puoi sempre illuderti che non sia accaduto niente. Io la vivo così e John resterà sempre con me. Era più di un figlio. Perché non sono entrato in chiesa? Perché mi è bastata la rabbia accumulata sentendo quel prete che parlava del Barone Sales senza saperne niente. No, quando me ne andrò io la camera ardente la farete al Palalido, mi va bene anche la secondaria. Fate parlare chi volete, nel bene e nel male, ma dite chi ero e non fermatevi al numero dei caffè mai offerti&#8221;.</p>
<p><strong>Grande Dan</strong>, ma sul sogno <strong>Palalido</strong>, che passerà in gestione al gruppo gnocco fritto e tigella appassita, siamo pessimisti perché nella <strong>Armani </strong>nova, quella che si fida di tutti, basta che vengano da fuori, meno di quelli che hanno fatto davvero grande la più titolata delle società, il nome del grande capo indiano con origini irlandesi non viene preso in considerazione. Lo abbiamo capito quando avrebbe dovuto presentare<strong> Jura</strong> al suo vecchio popolo. Stranezze della vita. Lo capiranno in futuro <strong>Repesa, Boniciolli</strong>, lo stesso <strong>Lino Lardo, magari Bechi e Capobianco</strong>, forse anche Pianigiani appena troverà sulla strada una mina blaugrana come quella delle settimana appena trascorsa al cimitero del basket italiano cacciato dall’Europa. <strong>Non esiste la memoria</strong>, quelli guardano in cagnesco <strong>persino Gamba</strong> che sulla <strong>Repubblica dice</strong> spesso la verità e, molto più spesso, si commuove ancora vedendo quei colori, perdonando tutto, fingendo di non capire che certe cose non cambiano se fai la faccia di quelli duri, puri, di quelli bravi sul serio e dentro sei un rispetta come direbbero alla Bovisa. Manca la comunicazione interna a Roma, come a Milano. Quella esterna la garantiscono benissimo la ragazza Mei e Mantica, ma dentro, fra i giocatori, c’è un gelo che non si può nascondere mangiando insieme al cinese, all’Emporio, dalla sora Lella, dal buiacaro. <strong>Ve lo immaginate Hall in sciopero nelle mani della squadra di</strong> <strong>Peterson?</strong> Riuscite a pensare come sarebbe uscito dallo spogliatoio Crosariol dopo aver urlato contro il suo compagno Gigli che gli “ rubava” due punti, convinto, come tanti, che quel tiro asfittico non avrebbe trovato il canestro. Ecco dove esiste la malattia. Cambi il vestito, provi a truccare tutto, ma la pelle resta quella e certi giocatori non andrebbero mai incoraggiati ad essere più brutti di quello che sono. Eppure lo fanno in tanti e ora aspettiamo di capire come <strong>Meneghin e Pianigiani</strong> risolveranno il “ni” alla nazionale dei tre americani che hanno consigliori Nba, ma anche in Italia, gente che ricatta: loro vengono se ci saranno nella quadriglia quelli che diciamo noi. Speriamo non sia così.</p>
<p><strong>PAGELLE e andate a friggervi sul lago</strong> dove l’aurora boreale vi fa credere che vivrete per sempre nel cuore degli amici e anche degli sciattoni che neppure allungano la mano unta per paura di essere smascherati:</p>
<p><strong>10 a Tyrrel MCINTYRE</strong> che tuffandosi sul campo di Cantù, avanti di oltre venti punti, sconvolge l’orianone in rosa, il più fanatico dei sostenitori di Boston e quindi dello stile Bird, così distante dallo stile dei giullari fanfaroni che invece sono nei suoi sogni giornalieri. Siena non è quella che è soltanto per un fortunate combinazioni astrali. Devi leggere nella testa della gente prima dio prenderla, poi farai la tua squadra vi direbbe Stonerook che, non per caso, si teneva lontano da Azzurra.</p>
<p><strong>9 al CAVALIERO</strong> testa fina che ha piantato una banderillas sulla schiena della mucca carolina Armani, ricordando che lui doveva rimanere in città, che lui ha mani piccole, ma cervello grande come dicevano i suoi allenatori quando è nato.</p>
<p><strong>8 al Pino SACRIPANTI</strong> che tiene Caserta nel cielo alto se riuscirà a non soffrire troppo scoprendo che a Pianigiani piacciono di più altri tipi di allenatore. Può accadere. Chieda in giro e non soltanto a Boniciolli che in questa settimana di purghe avrà già pensato a mandare dolci a chi proprio non lo può vedere.</p>
<p><strong>7 al Tony MANERO di Montegranaro</strong> che commosso è andato verso Lechthaler per abbracciarlo, per fargli sapere che se resisti in campo, anche con 4 falli, hai già fatto un passo avanti per diventare quasi giocatore. Ci voleva fede per resistere, ci vuole fede per stare ancora in sella dopo aver letto che a Porto San Giorgio la Sigma, che pure ha battuto Milano, ha avuto un incasso di 8000 euro. Roba dal pallavolo minore.</p>
<p><strong>6 a Ricky RUBIO,</strong> meraviglia del Barcellona e della Nazionale spagnola, perché ha rifiutato la NBA del basso impero, perché ha voluto godersi le ramblas e non i fast food, perché impara ogni giorno qualcosa per diventare uno a cui la NBA chiederà davvero di accettare una buona offerta e in una buona squadra. Magari giocasse con i Knicks del futuro, non certo in questi che sono da angoscia. Guardare tipi come lui è il consiglio che diamo a Nicolò Melli, felici che abbia deciso di andare in palestra alle 6 del mattino per combinare bene scuola e basket. Un tempo a Trieste si inventò la cosa il Boniciolli e lo stanno ancora perseguitando.</p>
<p><strong>5 a Petteri KOPONEN</strong> che migliora dopo ogni partita, che ha trovato un ruolo, che ha trovato una dimensione giusta, che, purtroppo, andrà avanti così fino ad agosto quando ce lo troveremo contro nelle qualificazioni all’europeo e qualcuno urlerà che non possiamo allevare noi i giocatori che poi, con gli altri, ci faranno del male. Basta cercare la gente giusta per i giocatori giusti.</p>
<p><strong>4 ai RIGHETTI</strong> della situazione che non trovano più un posto dove giocare. Sono italiani, sono stati azzurri, hanno fatto anche bene, ma adesso sono fuori da tutto, persino nell’emergenza stanno a guardare eppure sognano di tornare indietro. Questo è il sistema, ma per fortuna ci sono ancora in giro tipi come Fucka che, come i gatti, sanno dove trovare conforto: un amico allenatore bravo come Moretti, un posto dove c’è entusiasmo come Pistoia. Sì, in A2, ma cara gente quello è il campionato dove si sta meglio e dove non devono sorbirsi un giorni sì e l’altro pure l’anatema del Sabatini che vuole davvero vestirsi da Sansone nel tempio dei filistei che lui stesso ha puntellato ogni volta che voleva mandare via un presidente scomodo.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per la gioia di chi non vedeva l’ora di trovarlo impiccato, ancora una volta, nel posto giusto al momento sbagliato. Dire che Roma è bene organizzata, anche da aziendalista, fa ridere, dire che bisogna salvare il soldato Totti ha un senso se, prima, allo stesso soldato si dice la verità e soltanto quella.</p>
<p><strong>2 a Mike HALL</strong> che secondo il suo presidente Proli è stato davvero fastidioso sul campo di Montegranaro. Sarà stato l’unico davvero fastidioso in quel gruppo dove in molti vanno per la tangente, una enormità pensando al cambio quasi totale della squadra rispetto all’ultimo anno?</p>
<p><strong>1 alla FORTITUDO Bologna</strong> prima in classifica nella A dilettanti perché ogni volta che pensiamo a questo bene popolare svenduto e perduto ci viene la nausea, soprattutto dopo aver sentito, da gente che non imbroglia sugli affetti e su certe cose, un bollettino dei disastri fin troppo accurato che porta verso il fallimento. Gente di piazza Azzarita è l’ora dello sciopero da incatenati, è ora di cercare uno che sia disponibile a soffrire con voi. Non accettate il verdetto dei ragionieri e degli insolventi.</p>
<p><strong>0 agli ITALIANI della LOTTOMATICA</strong>, la speranza del Petrucci che considerava coraggiosa la scelta di Roma confondendola con quella di Treviso, perché sul campo della Virtus li avete potuti pesare e valutare, perché fra di loro scorre il veleno che non si nasconde su una vettura capace di frenare da sola davanti all’ostacolo. Quelli non hanno dentro niente, cominciando dal Vitali che, come a Milano, vorrebbe sempre cavarsela pensando di essere incompreso, lui che ancora si illude di passare inosservato se fa lo spettatore in difesa. Non è questo il problema. Conti quanti amici veri si è fatto da Montegranaro in poi e tiri le somme, senza illudersi che la gente sia minchiona e non sappia dove metterlo nel presepio delle squadre sbagliate.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Juve, bisbigli e spifferi, setacciando tra i mille perchè di una stagione mortificante</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 20:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di FRANCESCO SARTI 
La Juventus è ormai diventata una loggia massonica. Ne filtrano bisbigli, malintesi, frasi sibilline. Nessuno sa più esattamente che pesci pigliare, né dentro né fuori dagli spogliatoi di Vinovo. I giocatori ci si sono rinchiusi mercoledì, alla vigilia della gara col Napoli in Coppa Italia, mettendo alla porta Ciro Ferrara e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:DDDmYRipN8TEPM%3Ahttp://www.ginogalea.com/gallery/pictures/RobertoBettega.JPG" alt="" width="134" height="197" /><strong><em> <span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong>La Juventus è ormai diventata una loggia massonica. Ne filtrano bisbigli, malintesi, frasi sibilline</strong>. <strong>Nessuno sa più esattamente che pesci</strong> <strong>pigliare</strong>,<strong> né dentro né fuori dagli spogliatoi di Vinovo</strong>. I giocatori ci si sono rinchiusi mercoledì, alla vigilia della gara col<strong> Napoli in</strong> <strong>Coppa Italia</strong>, mettendo alla porta<strong> Ciro Ferrara</strong> e i dirigenti. Decidiamo noi, grazie. Abbiamo sentito abbastanza sermoni. Già. Perché alla Juve di quest’anno va di moda la predica. Preferibilmente il giorno dopo una sconfitta bruciante, sull’ostico campo di allenamento che da un paio d’anni miete <strong>più vittime di Highbury negli anni ’30</strong>. Immaginiamo il copione: solito spreco di parole come &#8220;impegno&#8221;, &#8220;maglia&#8221;, &#8220;obiettivi&#8221;, stagliate sul profilo smilzo dell’amministratore delegato, o il pallore del general manager. Sullo sfondo, <strong>il berretto di lana di Ciruzzo</strong>, l’unico modo dell’allenatore di difendersi dalle critiche, cadute a pioggia <strong>dopo il tracollo col Milan</strong>, e consacrate, fino a tre giorni fa, dalla severa statistica: <strong>6 sconfitte su 8 partite</strong>, media da retrocedenda. Nessuno, ovviamente, convince più. <strong>Fa tristezza sentire Diego</strong>, che dopo aver affossato<strong> Mazzarri</strong> con un gollaccio di controbalzo, celebra la prestazione tonica parlando di <strong>&#8220;nuova era&#8221;</strong> e &#8220;chiarimenti&#8221;. O vederlo offrire il rigore a <strong>Del Piero</strong>, noblesse oblige, anche se il capitano spara una sassata centrale che <strong>ha addosso tutti gli ormoni</strong> <strong>della stagione ingrata</strong>. D’altra parte, la repressione colpisce ad alzo zero: <strong>Amauri,</strong> in rottura prolungata,<strong> si è ridotto a sgomitare</strong> (alla Playstation, per quello, basta un pulsante, non ci vogliono particolari combinazioni),<strong> Melo</strong> <strong>ruba palloni in spiaggia ma li perde in montagna</strong>, <strong>Cannavaro</strong>, coperto di insulti dal tifo, <strong>non riesce a tornare</strong>. Quanto ai giovani, tanto decantati in estate, sono precipitati. <strong>Marchisio a</strong> <strong>parte,</strong> <strong>De Ceglie</strong> compare col contagocce e <strong>Giovinco,</strong> che ha timbrato pure lui il cartellino dell’infortunio, è ancora <strong>chiuso a chiave nell’armadietto</strong> <strong>di Diego</strong>, tra i calzini di riserva e le palle di naftalina. Sarà forse per questo che <strong>Lanzafame</strong>, con scioccante consapevolezza, ha preferito i progetti parmensi alla storia juventina, ora nelle mani (nei piedi no, ma servirebbe) di <strong>Roberto Bettega</strong>, cavallo di ritorno, che allo stadio si siede <strong>in mezzo ai musi lunghi di Blanc e Secco</strong>, incitando, spiegando, correggendo.<span id="more-1515"></span></p>
<p><strong>Se sia rientrato per fare il pupazzo ingombrante</strong> e parlare alla stampa in modo attendibile (evitando, possibilmente, locuzioni insensate come &#8220;bisogna stare uniti&#8221; o &#8220;serve ritrovare l’entusiasmo&#8221;) lo si vedrà presto. Per il momento, pare esserci lui dietro <strong>la sveltezza delle operazioni in uscita di</strong> <strong>Molinaro e Tiago e il riacquisto sponda Siena di Paolucci</strong>. Che a differenza del collega gialloblu non schifa il blasone e forse sarà addirittura premiato con un posto da titolare nell’emergenza. Sia così o meno, poco importa. Per decifrare la Juventus di questo periodo bisognerebbe saper leggere le carte, interpretare gli spifferi. Per esempio: <strong>c’è qualche frattura</strong> <strong>silenziosa tra giocatori e allenatore?</strong> O i dirigenti? Quanto conta <strong>John</strong> <strong>Elkann </strong>in certe decisioni? Non era lui a reclamizzare<strong> Hiddink</strong>? Niente, omertà. Perfino <strong>Ranieri</strong>, l’altr’anno, dopo l’esonero a due giornate dalla fine, aveva sciabolato: “Dico tutto a tempo debito”. Ma non ha mai detto nulla, forse per via di una clausola nella mediazione per liberarsi da Madama. Contiamo, anzi, un solo sassolino: &#8220;A Torino c’è gente che non ha il coraggio di guardarmi negli occhi&#8221;. Senza specificare. Unico dato, comunque, è che la situazione è sfuggita clamorosamente di mano: quante volte si è perso, dopo il <strong>celebre proclama di Blanc &#8220;i jolly sono finiti&#8221;?</strong> E chi ha organizzato fin qui le strategie di mercato, dove i dietrofront sono all’ordine del giorno? Guardate a centrocampo. <strong>Prima i piedi buoni (Almiron e Tiago), poi gli</strong> <strong>scalpelli (Poulsen e Melo),</strong> ma al posto di altri piedi buoni (<strong>Xabi Alonso e</strong> <strong>D’Agostino).</strong> Schizofrenie, confusione. E in difesa? <strong>L’ombra di Lippi</strong>, che avrebbe dato disposizioni, consigliato, suggerito, tra un branzino al sale e l’altro. Ovviamente, tutti si chiamano fuori. Ma il risultato è un tremendo pasticcio, di quelli che sarebbero piaciuti a <strong>Gadda,</strong> <strong>dove i protagonisti</strong> <strong>confessano e smentiscono</strong>, e la verità è appigliata ad indizi, sempre più imbrogliati. Certo, saremmo pure tentati di semplificare, e salire sul carro di chi grida all’incompetenza o all’inesperienza, ma siamo troppo persuasi della complessità della vicenda per accontentarci. Ci limitiamo quindi all’impressione che <strong>alla Juventus, ora come ora, manchi un master mind, un</strong> <strong>presidente-padrone</strong>, al limite un sergente di ferro, insomma: un leader. Di quelli che parlano poco ma riportano ordine. Hanno idee chiare e nessuna incertezza. Cosa? Che avete detto?<strong> Moggi? No</strong>, lasciate perdere. A Torino, adesso, non ti vendono più neanche una<strong> Sim</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Siamo un basket di quarta fascia, quello dei poveri in canna nel bosco che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di OSCAR ELENI 
Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco, dieta quasi vegetariana, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://tmwnetwork-storage.tccstatic.com/storage/pianetabasket.com/img_notizie/thumb1/1247471976sabatini.jpg" alt="" width="168" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline"> di OSCAR ELENI </span></em></strong></p>
<p><strong>Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony</strong> <strong>Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco,</strong> <strong>dieta quasi vegetariana</strong>, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che ha fatto davvero cose importanti. Non ci siamo andati, in quel bosco, poteva essere anche l’eremo del <strong>commissario PI</strong> <strong>che nel giorno dell’addio a John McMillan</strong> <strong>ha illuminato una</strong> <strong>tavolata </strong>di quasi ex, e poi chissà che fine ha fatto questo bosco ai confini con l’Austria. Ce ne restava un altro, il nostro bosco antico dove <strong>il basket</strong> aveva una forza aggregante.<strong> Sembra morto anche questo dopo aver preso in faccia</strong> la porta che l’Europa aveva provato ad aprire pentendosi subito di aver dato delle buone carte in mano a <strong>Milano e Roma</strong>: la prima ha offeso quelli dell’Uleb con l’uscita proliana dell’euro come campo di allenamento pensando ad un campionato già perduto prima di cominciarlo, la seconda perché non ha fatto un passo avanti per mettere qualcosa sotto i denti di chi soffre vedendo i palazzi mezzi vuoti. <strong>Forum di Assago ed Eur: due mausolei,</strong> <strong>sacrari al mondo perduto</strong>. <strong>Fingere di non avere soldi per</strong> <strong>affrontare le altre grandi dell’Europa è una scusa banale</strong>, come quella della sfortuna per partite regalate. Se la cavano sempre i previtoccioli vendicativi, pensano di essere credibili, ma nella sostanza sono niente e questa crisi non nasce soltanto perché un giorno Petrucci disse alle società di serie A che potevano fare anche a meno del vivaio. Loro, per risparmiare, non hanno capito il messaggio e hanno bruciato tutto. Dicevamo dell’Europa che ci ha sistemato nel posto giusto: <strong>quarta fascia</strong>, ma <strong>quella dei poveri in</strong> <strong>canna</strong>, perché si tratta delle <strong>15 sfigate</strong> non ammesse di diritto al prossimo <strong>Europeo in Lituania</strong>. Eravamo convinti che le squadre di club potessero fare qualcosa di meglio, ma nel giorno in cui <strong>siamo rimasti con la</strong> <strong>sola Siena</strong> a difendere una tradizione, <strong>con Siena lassù</strong>, <strong>poi Treviso più</strong> <strong>giù e quindi Pesaro ancora più in basso, abbiamo scoperto che il bosco</strong> <strong>era davvero morto</strong>. Per seppellirlo l’ultima uscita del <strong>Sabatini </strong>che considera pure la Lega<span id="more-1504"></span> un organo da cremare adesso che ci sono ancora due euro in cassa, prima del commissariamento, dello sfacelo. Lui,<strong> il solito</strong> <strong>Sabba della Futur Station</strong>, dice di avere idee pronta cassa, di essere deciso a lasciare per strada le società con dirigenti incapaci, <strong>lo deciderà lui,</strong> naturalmente, ma, come sempre, fra parole e fatti esistono dei ponti mai costruiti dagli stessi che oggi vogliono il rogo per l’organizzazione che un tempo pensava al bene collettivo, ma che l’egoismo ha reso incapace persino di organizzare le sue manifestazioni più importanti.</p>
<p><strong>Bruciate tutto nel bosco morto, ci resta così poco,</strong> bruciate quello che trovate, fate come <strong>la moglie</strong> di <strong>quel giocatore</strong> di <strong>Ferrara </strong>che smascherata da una telecamera in un locale notturno, mentre portava via la borsa di un’amica, ha fatto finta di aver ritrovato l’oggetto per caso, dopo aver visto un balordo che lasciava la refurtiva, non i soldi, non i documenti, vicino a casa sua, quella dove non ci arriva più in auto<strong> il marito</strong>, campione?, <strong>da quando gli hanno tolto la patente per ubriachezza</strong>. Noi tolleriamo di tutto e di più: giocatori che vorrebbero farci credere di essere stati famosi nella<strong> Nba</strong> più di quanto lo è stato Germano nel nostro calcio, figurine a parte, capaci di recite assurde, di fughe natalizie, di resurrezioni da malattie incurabili, per l’attacco, si capisce, in difesa no, vale ancora il dolore insopportabile. Ci sarebbe tanta gente da mettere alla porta prima di <strong>Valentino Renzi</strong>, che non poteva essere diverso da quello che è oggi, perché la sua vita professionale e dirigenziale era ben nota, ci sarebbero molti giocatori da sbattere in prima pagina prima<strong> </strong>degli <strong>arbitri corrotti con una</strong> <strong>grigliata di pesce</strong>, dovremmo fare autocritica prima di andare a mangiare bruschette con<strong> Gallinari, Belinelli e Bargnani</strong>, alla vigilia del<strong> “mitico”</strong> <strong>New York-Toronto</strong> di questa notte, chiedendo al Sabba e ai suoi cantori da dove nasce la forza della Spagna che fa porta tutte le sue squadre al prossimo turno nelel coppe europee, che riempie palazzi, che sforna giocatori <strong>con la</strong> <strong>faccia strafottente di Rubio</strong> e non quella da sceneggiata dei poveri ragazzi soggiogati dal tallone dello straniero. <strong>Noi lo abbiamo il presidente</strong> <strong>che potrebbe cambiare la storia della Lega, si chiama Dorigo.</strong> <strong>Proviamo e vediamo. </strong>Chiusura dolorosa sulla <strong>nazionale </strong>che dovrebbe avere già uno stato maggiore al lavoro, ma che aspetta le tempeste nel sole. La verità è che i garrotatori federali in servizio effettivo permanente, hanno cominciato a lavorare per<strong> il dopo Meneghin</strong> lo stesso giorno in cui lo hanno eletto. Sono furbi, non sono tanto intelligenti, pensano di avere soltanto loro gli occhiali scanner, ma si sbagliano.</p>
<p>Chiaro che dopo<strong> Londra</strong> ci sarà un nuovo presidente. Lo eleggeranno quelli che hanno i voti, quelli che vanno dai <strong>Barnaba </strong>della situazione per dirgli che deve battere i pugni perché sono i consiglieri del nulla, quelli bravi nel minibasket, che devono pilotare il settore squadre nazionali. <strong>Cari Caja, Bechi, Dalmonte e Capobianco che</strong> <strong>potreste essere i collaboratori di Pianigiani</strong> sappiate fin da ora che un allenatore famoso soltanto per i suoi record, bravo, competente, maniacalmente attaccato al lavoro, uno che ha fatto bene perché rispondeva ad una persona soltanto e con quella persona programmava tutto, sarà costretto, prima o poi, ad arrendersi. Lui, il Pianigiani, dice di no, anche se gli viene in mente che a casa sua, <strong>nella contrada</strong>, se i fantini si comportassero come certi dirigenti federali, quelli di oggi e quelli di ieri che hanno fatto soltanto finta di salire sulla montagna per meditare, insomma se giocassero in due squadre diverse, <strong>farebbero una brutta fine</strong>. Lui non ha gli strumenti per colpirli, <strong>dopo l’anatema Petrucci</strong>, sembra anche più solo con il <strong>Meneghin abbandonato nell’isola che non c’è,</strong> ma volendo potrebbe trovare chi non ha voti, ma forse ha più voce di chi pensa di farla sempre franca indossando la maschera di chi pensa sempre e soltanto agli altri, basta che non si dimentichino di chi sotto la sedia gestatori del Papa sportivo ci sono arrivati grazie ai loro santi uffizi. Cari amici, caro Dino, caro Simone, <strong>prima che vi facciano fessi provate a far capire</strong>, nella maniera più dura, <strong>che ci saranno comunque vittime e denunce pubbliche</strong>. Lo sappiano anche quelli che un tempo dicevano d&#8217;essere fraterni amici del presidente, amici quando faceva comodo mandarlo avanti, perché rappresentava davvero il basket in ogni dimensione conosciuta, perché le loro faccine da sacrestani impenitenti, una confessione per ogni manovella, erano impresentabili. Adesso lo usano ancora, ma non vedono l’ora di mandarlo a fare dei tre contro tre nelle scuole senza il tetto.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Addio caro grande John, non hai sprecato la tua vita su quel flipper malandato&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 00:28:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI capace di volare a Ruvo di Puglia dove la squadra che gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato a segnare  tanto col Barca, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva Tanjevic accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketrieti.com/public/subjects/66c157babda847f085081f5380c100a0.jpg" alt="" width="179" height="224" /><strong><span style="text-decoration: underline"><em>OSCAR ELENI </em>capace di volare a Ruvo di</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Puglia dove la squadra che</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a segnare  tanto col Barca</span></strong>, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva <strong>Tanjevic </strong>accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, però, cerca sempre un nuovo ramo e allora via verso <strong>Livorno</strong> per sentire la voce di <strong>Paolo Virzì</strong>, grande regista cinematografico, l’uomo di <strong>Ovosodo</strong>, di<strong> N,</strong> di opere meravigliose, per immaginare il suo ultimo lavoro,<strong> &#8220;La prima cosa bella&#8221;,</strong> che scenderà in campo per contrastare la tecnologia miliardaria di <strong>Avatar. </strong>Dopo aver visto la gente squittire per le recite di americani fasulli, dopo aver visto tanti creduloni andare dietro ai soliti pifferai, dopo averne sentite di ogni tipo da <strong>Trieste </strong>in giù, dopo aver scoperto che la farsa di <strong>Roma</strong> toglie un triste primato al vecchio <strong>Simmenthal</strong>, quello del massimo scarto in una partita di serie A, serie A quella dei bambini Papalia?, ci siamo innamorati di una frase del livornese rimasto, come tutti, orfano del più bel basket ruspante dell’altro secolo, ci siamo iscritti al partito che ha come motto questa meraviglia: <strong>&#8220;Vale più un sorriso della Sandrelli, anche adesso che non è più</strong> <strong>una meravigliosa ragazza con la valigia</strong>, <strong>di tutti gli effetti</strong> <strong>speciali”. </strong>Possibile che la gente non si renda conto che la Nba e certe americanate di ragazzi frustrati venuti qui a guadagnare euro, ben sapendo che ora vale più del dollaro, fanno parte di un altro campionato. No, non è <strong>Siena</strong> che gioca su un altro pianeta, <strong>siete voi avversari che la fate diventare</strong> <strong>magica e preziosa</strong> perché non avete ancora capito che quelli non sono i più bravi in assoluto, ma sono quelli che sul campo ci mettono tutto quello che hanno, <strong>dal lunedì ad ogni maledetta domenica</strong>. Virzì ci chiede di dare le parole alle cose come capita se andate al <strong>Forum di Assago</strong> e scoprite un sacrario di <strong>poltroncine bianche</strong>,vuote,<strong> che sembrano croci</strong> davanti alle quali inginocchiarsi senza tanta spocchia, senza inventarsi niente, perché <strong>Milano ha già visto tutto</strong>, conosce ogni cosa del basket<span id="more-1488"></span> sofferto e applaudito negli anni della ricchezza e anche in quelli della povertà: di soldi, mai di idee e competenza. <strong>Peccato non se ne siano accorti questi</strong> <strong>nuovi faraoni</strong>, ma chi fa caso a certe sfumature, come l’elezione di una miss dei <strong>Bagni Pancaldi</strong>, sempre a <strong>Livorno</strong>? Nessuno. Guardatevi in giro. Città che vivono di passione accettano di tutto da gaglioffi che fingono di stare male quando difendono e poi fanno salti da primato quando vanno per i fatti loro in attacco dopo aver bucato il parquet.<strong> Strano davvero che si</strong> <strong>accettino ancora certe recite</strong>, strano che lo facciano dove ai giocatori vogliono bene anche quando si fanno ritirare la patente per ubriachezza, quando sono fantasmi che fanno saltare allenatori e compagni di squadra meno fantasiosi di loro nel coinvolgere quella parte di pubblico dove un <strong>pastore capo</strong>, che gira le spalle al campo, ma è possibile lasciarlo ancora nel palazzo (o stadio) e non mandarlo via a calci ?, ordina cori demenziali, quasi sempre nenie offensive, litanie da frustrati che fingono d&#8217;avere una passione grande, <strong>loro che prenderebbero a calci un affamato</strong>, loro che brucerebbero tutto quello che non luccica.</p>
<p><strong>Difficile resistere ancora davanti a tutte queste recite da baraccone</strong>, ma bisogna pur farlo perché, prima o poi, qualcosa rinascerà se riusciremo a capire l’altra cosa bella del nostro stare insieme, di questo basket che ha perso un artista in <strong>John McMillen</strong> ed è commovente scoprire quanti gli hanno voluto bene, a parte<strong> Peterson</strong> che lo considerava più dei suoi figli, quanti ci hanno mandato il messaggio giusto. <strong>Meraviglioso Walter</strong> <strong>Fuochi, sulla Repubblica</strong>, quando lo presenta per come era davvero lui davanti ad una squadra da svezzare, facendo ridere quei farlocchi che oggi chiamano minuto a tre secondi dalla fine convinti di essere maghi: &#8221;Giochi semplici e fatti bene&#8221;. Già, cosa serve di più se quelli fingono soltanto di ascoltare? <strong>Stupendo il marine Marco Bonamico</strong>, oggi dinamico presidente della Lega A2, che ricorda il suo allenatore, il suo maestro di cose vere, <strong>dal viaggio in America alla foresteria Virtus di Paola Porelli,</strong> che non gira intorno alle cose e punta al cuore<strong>: &#8220;Noi che lo abbiamo</strong> <strong>avuto come guida ci</strong> <strong>sentiremo molto più soli&#8221;</strong>. Queste sono cose che non hanno prezzo e se ne te vai così, ricordato in questo modo, non hai sprecato la tua vita su un flipper malandato.</p>
<p><strong>PAGELLE per non disturbare il letargo del Claudio Pea massacrato</strong> <strong>nel calcio</strong>, stordito da chi lo vorrebbe obbligare a convincerci che <strong>Matteo Boniciolli</strong> è diventato <strong>l’unico grande colpevole nel sistema dei bugiardi.</strong> Adesso lo perseguitano perché non ha preteso di avere il senior Zorzi al fianco sulla panchina di Roma. Certo uno con un contratto di sei mesi, sulla fiducia, doveva pretendere anche questo. <strong>Certo Zorzi lo hanno scoperto</strong> <strong>tutti dopo che lui lo aveva rimesso in gioco ad Avellino</strong>, ma poi… Certo ad Avellino ci sono rimasti male quando ha detto di non poterne più, ma stranamente non ci restano mai male, da Avellino in su, quando congedano un allenatore, quando lo tormentano. Insomma si pretende di mettere in croce chi non nasconde i suoi difetti, la sua ansia di sfidare un mondo pieno di pregiudizi, dove te la cavi soltanto se ti vesti da pupazzo, se metti la marsina, basta che sia firmata. Speriamo che, come il Boniciolli odiato da tanti, anche il<strong> Simone Pianigiani abbia la forza di</strong> <strong>mandare al quel paese quei buffi</strong> <strong>consiglieri federali che</strong> si presentano con il loro compitino chiamato pomposamente &#8220;progetto&#8221;, senza rendersi conto che stanno parlando con un quarantenne che in poco tempo ha visto e vinto tutto quanto, dalle giovanili alla serie A. Non si addomesticano certi serpentelli di fiume, non si arriva ad un compromesso con i venditori di fumo, li si manda in mona o, come dicono a Siena, già, come dicono a Siena quando gli stai sui virgulti: <strong>siete la vergogna della città a</strong> <strong>spicchi. </strong>Pagelle e non se ne parli più:</p>
<p><strong>10 a Shaun STONEROOK</strong> perché ogni volta che pensi a lui come ad un giocatore in uscita dal gioco, per età, consunzione fisica, lo trovi protagonista di lezioni formidabili, perché quando gli altri saltellano per una vittoria lui ti prende per un orecchio e avvisa: domani è un altro durissimo giorno di lavoro. In nazionale serviva ai tempi dell’europeo spagnolo quando si fece male Rocca, ma non ci pensarono e poi diedero la colpa a lui.</p>
<p><strong>9 al ragazzino sardo di Biella, il CHESSA</strong> occhi di brace, che fa cose speciali sul campo e dice cose intelligenti fuori dal campo. Fossimo in Aradori lo ascolteremmo di più e ci metteremmo addosso meno addobbi perché sul campo vanno i vir, non i piccoli faraoni vestiti da mummia.</p>
<p><strong>8 al Bullo BULLERI</strong> che ha rimesso a posto l’orologio biologico sulle cose che gli piace fare, sulle paure che non deve avere, ritrovando un sentiero dove insieme a Mordente può ancora indicare una strada ai Vitali che non crescono mai, agli Hackett che si fermano davanti agli specchi deformanti.</p>
<p><strong>7 al DIBELLA</strong> senza complessi che sul campo di Siena, anche a 32 anni, si è proposto al nuovo cittì come un tipo che può dare una mano almeno fino a quando la fortuna, ma, soprattutto, allenatori alla Consolini , alla D’Anna, alla Corbani, che sappiano lavorare in palestra,non ci daranno un giocatore capace di comprendere il ruolo più difficile e dedicato agli altri, i compagni, non i tifosi che incanti con carte truccate, quello del regista, di uomo che trasmette agli altri quello che si costruisce in allenamento.</p>
<p><strong>6 al veterano JURAK</strong> che ha dato a Teramo quello che i ragazzi d’oro si dimenticano spesso di andare a ritirare agli oggetti smarriti: orgoglio nel nome del gruppo e della difesa.</p>
<p><strong>5 ad Andrea CROSARIOL</strong> se nei prossimi cinque anni si vanterà di aver segnato 36 punti ai finti sciuscià di Napoli. Lui, come tutti quelli che aggiorneranno i record, devono mettere in chiaro, lo doce persino la Gazza che alle cifre tiene più di tutto, che si è trattato di una farsa e non di partite vere.</p>
<p><strong>4 a Dino MENEGHIN</strong> convinto che basti andare davanti alle telecamere a vomitare sulle malefatte degli arbitri, ad ammettere certe colpe, a bacchettare i signori Papalia del momento, per farsi assolvere: no, caro presidente, qui serve prendere decisioni che facciano male, che mettano al loro posto quelli che hanno reso così difficile il cammino di un dirigente che al gioco ha dato proprio tutto. Quei consiglieri federali che lui considera leali e competenti sono gli stessi che hanno lanciato i petardi e tengono in tasca altre fialette puzzolenti.</p>
<p><strong>3 al GRUNDY</strong> di Ferrara fermato e privato della patente perché guidava in stato di ubriachezza. Ora il presidente della società ha deciso per una multa pesante, ma forse doveva accorgersi prima che invece di mettere in discussione l’allenatore bisognava stare dietro a questi “ bravi ragazzi” che se ne fregano se al loro posto vengono cacciati i più deboli.</p>
<p><strong>2 ai VENDITORI DI</strong> <strong>FUMO</strong>, tutti quei giocatori, stranieri o italiani conta poco, che alla vigilia delle partite contro Siena fingono di essere coraggiosi capitani alla ricerca della balena bianca e insinuano il concetto che la partita si può giocare. Non capiscono che a quei campioni basta davvero poco per arrabbiarsi e trovare una motivazione capace di stenderti come quel tipo dei fumetti che fa bip bip.</p>
<p><strong>1 ai VENTIMILA spettatori</strong> in media del campionato di A2 perché sembra proprio che non esistano per un sistema che continua a farsi del male sparando persino su Sky, speriamo lo faccia soltanto per quelli di bocca larga, non certo per il Boni superdivertente che non le manda a dire, speriamo non guardi mai come si è ridotta la pallavolo in RAI, sparando sui 20, 23 mila ascolti per le partite di A1 senza rendersi conto che anche quella cifra bassa, considerando la spesa di una abbonamento, paga in abbondanza quello che è stato dato alla solita Lega litigiosa.</p>
<p><strong>0 a Roberto DORIGO</strong>, grandissimo dirigente d’azienda, grande appassionato di sport, la luce negli anni d’oro della Virtus a cui diede sponsorizzazioni straordinarie, il primo a capire come stava accadendo in città quando ancora non si viveva questa quaresima, perché ogni volta che lo intervistano, tutte le volte che ce lo ricordano, diventiamo idrofobi: <strong>possibile che ad uno così non sia mai stata offerta la presidenza della Lega?</strong> Se non è accaduto la colpa deve essere anche sua, perché bastava un cenno ed avrebbe avuto tutti al suo fianco, pazienza se fra i tutti non c’erano quelli che lui sperava d&#8217;incontrare da sobri.</p>
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		<title>Una tranquilla domenica a tutto basket tra il Palaverde e Roma riscoprendo che di Siena ce n&#8217;è purtroppo sempre una sola</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 20:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                          di CLAUDIO PEA
Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.benettonbasket.it/images/palaverde.jpg" alt="" width="222" height="145" />                          <strong><em><span style="text-decoration: underline">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone</strong>. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. <strong>Al Palaverde di</strong> <strong>Villorba.</strong> Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe<strong> il Grande Orso Eleni </strong>che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l&#8217;aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m&#8217;annoio. E allora m&#8217;affretto, corro, entro al calduccio. Non c&#8217;è <strong>Superbone</strong> <strong>Tranquillo </strong>ed è questo già un sollievo.<strong> </strong>Cerco <strong>Tonino Zorzi trombato </strong><strong>dall&#8217;ecumenico Boniciolli.</strong> Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d&#8217;altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l&#8217;avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c&#8217;erano soldi per entrambi, mi dicono.<span id="more-1421"></span> Per <strong>Ginettaccio Natali</strong> invece sì. O per<strong> Luca Vitali</strong> pure. E assai m&#8217;adombro. A proposito di Roma, c&#8217;è <strong>Nando Gentile</strong> al Palaverde con signora: è spaesato, ammutolito, strano. Si capisce che c&#8217;è rimasto molto male, ma neanche provo a consolarlo.<strong> Penso a quel che fecero a Repesa prima che al Bonsai di Caserta e allora cerco spensierato una seggiola accanto a Bicio Pungetti </strong>che sabato era a Pistoia, adesso è qui a Treviso e alla sei di sera sarà a Faenza per <strong>Imola-Venezia </strong>finita 92-88. La nona sconfitta della <strong>Reyer</strong> in quattordici giornate: vogliamo parlarne? Magari più tardi. Pungio mi dà gioia, entusiasmo, voglia di basket come pochi altri sulla terra. Da quando c&#8217;è lui in Legadue non perdo di vista neanche quel campionato che ha in <strong>Marco Bonamico</strong> un sorprendente presidente e in <strong>Attilio Caja</strong> un narratore sapiente. Tifo ovviamente per <strong>Myers, il nuovo Evangelista</strong>, e per la sua Rimini, che è un <strong>Sacco </strong>bella in attacco, ma in difesa non punge, non graffia, fa flanella. Eppure sono sicuro che prima o poi risorgerà con lo spirito giusto del meraviglioso <strong>Renzo Vecchiato</strong>. Ho visto in tv <strong>San Gregorio</strong> <strong>Fucka</strong> prendere per manina Pistoia e indicargli la strada della vittoria proprio contro Rimini. Ed è qui allora che vi chiedo come sia possibile che per lui non si sia trovata un&#8217;altra cittadinanza nella massima serie. Coraggio, rispondete, <strong>sciagurati manager</strong> ai quali è stata data la combinazione per aprire <strong>le cassaforti di Milano e Roma</strong>, ma non per spendere e spandere senza neanche arrossire di fronte a Siena che vi saluta piantandovi in asso <strong>ancor prima che arrivi la</strong> <strong>Befana </strong>con le calze piene di carbone tutto per voi. Almeno a Treviso hanno fatto le cose (abbastanza) per bene rivelando subito con chiarezza programmi non più faraonici e ambizioni non più esagerate. Puntiamo ad un posto tra le prime quattro, disse in autunno l&#8217;orgoglioso <strong>Giorgione Buzzavo</strong> e, visto che <strong>Siena, Milano e Roma</strong> hanno speso più della Benetton, in pratica puntiamo alla quarta piazza. I tifosi con orgoglio strillano &#8220;Benetton&#8221; anche quando la squadra di <strong>Frank Vitucci</strong> è sotto di un ventello, o giù di lì, comprendendo che la Mens Sana è comunque di un&#8217;altra categoria. Forse ho corso troppo. D&#8217;accordo, mi scuso e torno indietro. Dunque dicevo, già, mi siedo accanto a Pungetti, alle spalle del buon <strong>Simone Fregonese</strong> in focosa telecronaca diretta e di <strong>Andrea Tosi</strong>, cuore fortitudino ma non raccontatelo in giro, che sabato ha fatto una gran bella intervista a <strong>Carletto Myers</strong> nella quale il migliore realizzatore italiano di Legadue, che perderà magari il pelo ma mai il vizio di strapazzare i canestri, ha infilato anche perle su perle di saggezza riuscendo a riscaldare persino la minestrina insipida che da qualche anno è diventato il primo piatto di basket sulla <strong>Gazzetta.</strong> Riconoscendo soprattutto che da <strong>Bianchini, Tanjevic e Caja</strong> ha avuto tantissimo. Non schemi fatui, ma veri insegnamenti di vita. Non<strong> l&#8217;insopportabile lavagnetta</strong> dei Tranquillo o il pic and roll esasperato dai mediocri allenatori, ma ricette buone per crescere prima come uomo e poi come campione.  Anche la mia compagnia a bordo parquet è ottima e abbondante, prendo dunque appunti leggeri. Il  primo è che la Benetton è diventata a me e a molti fuori le Mura una squadra simpatica come lo è il <strong>Chievo</strong> e come non lo era mai stata in passato se non negli anni difficili del <strong>Barone Sales</strong> o delle giovanili acrobazie di<strong> Toni</strong> <strong>Kukoc.</strong> La gente di Treviso applaude <strong>Zisis</strong> e questo è molto bello. Poi magari anche sbaglia ad offendere ripetutamente la moglie di <strong>Minucci,</strong> ma il palasport è quasi pieno e quattro o cinque imbecilli si possono anche tollerare tra quattro o cinquemila persone normali. Un veloce esame finestra pure alle due panchine: su quella di Frank Vitucci stanno seduti <strong>De Nicolao</strong> (1991), <strong>Sandri </strong>(1990), <strong>Motiejunas </strong>(1990), <strong>Hukic</strong> (mai visto) e <strong>Hackett </strong>(1987, inguardabile). Non bastasse  non c&#8217;è neanche il rampollo di Nando cresciuto più del padre, il talentuoso <strong>Alessandro Gentile</strong> (1992) che s&#8217;è infortunato e starà fuori un paio di mesi. Sull&#8217;altra fremono <strong>Zisis, Domercant, Carraretto, Lavrinovic, Marconato e</strong> <strong>Ress.</strong> Non so se mi spiego. Dico solo che solamente con il ritorno di Zisis in maglia biancoverde la Benetton potrebbe sul serio come minimo centrare il quarto posto. Del resto lo vedrebbe anche un cieco che a questa squadra <strong>manca</strong> soprattutto <strong>un playmaker</strong> che le possa garantire con continuità gioco e sicurezza. L&#8217;avrei detto anche a <strong>Gilberto Benetton</strong> se non fosse rimasto in vacanza. Forse a <strong>Cortina </strong>d&#8217;Ampezzo. Sforare il budget a volte si deve e si può. Innamorarsi del <strong>Monte Paschi Siena</strong> è invece molto più facile ancora. Non tanto per il suo forziere e la sua forza d&#8217;urto, ma per quel ragazzo che è diventato grande e ora finalmente anche cittì. <strong>Un tesoro di</strong> <strong>ragazzo</strong> del quale tutti dobbiamo essere orgogliosi come lo siamo di <strong>Ettore Messina</strong> e di pochi altri che abbiamo visto crescere in casa senza perdersi per strada. Come Messina il nostro <strong>Simone Pianegiani</strong>, che non facevo<strong> juventino al mio pari</strong>, sa parlare agli arbitri e farsi rispettare da loro. Pure questa è una qualità che magari può fare arrabbiare Buzzavo che ogni tanto fa capolino dal sottopassaggio della tribuna e urla di tutto mostrando la faccia cattiva al mondo. Lo capisco, sarei eguale anch&#8217;io nei suoi panni (d&#8217;avversario), ma tale e quale era anche <strong>l&#8217;Ettore fiero-zitti-e-mosca</strong> quando allenava Treviso e non è che la cosa dispiacesse poi molto al <strong>presidente nei secoli dei secoli benettoniano</strong> che ama comunque più gli allenatori stranieri dei nostrani. E allora teniamocelo ben stretto <strong>il </strong><strong>Paggio della contrada della Lupa</strong>. Lo dico con il cuore in mano rivolgedomi soprattutto a <strong>Dino Meneghin</strong>, del quale sono fratello maggiore per qualche mese: aiutiamolo, se occorre, a scegliersi  i compagni d&#8217;avventura in nazionale <strong>senza inciuci politici e raccomandazioni craxiane</strong>. Non lo nascondo: al suo fianco ci vedrei bene <strong>Attilio Caja</strong>, come il Paron stava ad hoc vicino a Boniciolli, ma qui sono troppo di parte e quindi mi ritiro in buon ordine aggiungendo appena un paio d&#8217;altre osservazioni ancora sulla bontà di Siena e del suo giovane principesco trascinatore. Da quando è al Monte dei Paschi persino <strong>Hawkins, che non mi ha mai fatto impazzire</strong>, è diventato un giocatore che m&#8217;appassiona per l&#8217;acquisita concretezza estrema. Infine non so se ci abbiate fatto caso, ma Siena ha punito <strong>la generosa Treviso</strong> nello stesso momento in cui la Benetton, negli ultimi minuti del primo tempo, aveva in campo il suo miglior quintetto, mentre Pianigiani s&#8217;era affidato a <strong>Carraretto, Domercant, Ress e Marconato più l&#8217;imbarazzante McIntyre</strong> del primo quarto d&#8217;ora. Meditate gente, meditate e intanto me ne vo dal Palaverde sotto un cielo che già macina neve augurando buon anno a chi non vedevo da tempo e mi fa comunque capire di volermi ancora bene anche se ho sempre la fissa &#8211; dice &#8211; per <strong>Milano</strong>. Niente di meno vero. Solo Superbone Tranquillo può essere ancora orbo di una squadra costruita con i piedi per arrivare seconda e<strong> tenuta insieme con lo scotch da sette</strong> <strong>successi consecutivi</strong> contro sei squadre, esclusa Bologna, che avrei potuto battere anch&#8217;io standomene all&#8217;ora della partita comodamente sprofondato in pantofole sul sofà davanti alla televisione. O bisogna essere fenomeni per vincere in casa con <strong>Cantù, Pesaro</strong> (al supplementare), <strong>Napoli e Cremona</strong> e per grazia ricevuta a Teramo? Non credo. Bisogna piuttosto essere molto bravi a segnare <strong>la bellezza di ventun punti in venti minuti a Roma</strong> e fare pena come <strong>Mancinelli</strong> e<strong> Hall</strong> per tutta la gara. O avere gli stessi punti in classifica della <strong>diabolica Cantù</strong> che con gli stipendi di <strong>Mordente</strong> e <strong>Bulleri</strong> non solo ha costruito una signora squadra, ma le sarebbero avanzati pure i quattrini per pagare da bere alla <strong>Brianza </strong>intera. D&#8217;accordo, non sono i soldi a dare la felicità nemmeno nel piccolo mondo della palla nel cestino. Altrimenti il buon <strong>Gigi Brugnaro</strong>, opulento <strong>presidente della Reyer</strong>, si sarebbe già dovuto sparare a fronte delle<strong> misere</strong> <strong>cinque vittorie</strong> che gli ha sinora regalato una squadra che gli è costata una fortuna e che anche Dan <strong>Peterson</strong> avrebbe giurato che sarebbe volata in serie A a occhi chiusi sulle ali di <strong>Garris e Janicenoks</strong>. <strong>Con il Tigre nel motore</strong>. E invece.</p>
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		<title>L&#8217;ultimo capolavoro della Lega di Renzi e quello indecente della Napoli di Papalia</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli, parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di un libretto scritto bene e con passione da Nicola Roggero, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://img.bnit.webpont.com/art/mini150/Papalia_BN.jpg" alt="" width="145" height="154" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli,</strong> <strong>parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda</strong>, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di <strong>un libretto scritto bene</strong> e con passione <strong>da Nicola Roggero</strong>, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi invernali, spera nell’atletica, uno con passione sportiva autentica e quando lo conoscemmo noi era a Roma, nel carrozzone del <strong>Messaggero Basket</strong>, quello dove gli juniores venivano trattati come principi, quello dove <strong>Bianchini</strong> spostava pullman vuoti per punizione. Voce per quel mondo che affascinò persino <strong>il commissario Parisini, </strong>sceso nella capitale per far portare via le piante dei fiori superflue, per sequestrare telefonini che aveva anche la sora Marcella, per rimettere a posto, su ordine di <strong>Angelone Rovati</strong>, i conti di <strong>una società finanziata fin troppo bene da Sama e Gardini</strong> con i soldi degli altri, per purificare l’aria, bonificare il territorio, perché il nostro vero Papa lo sapeva e lo saprebbe fare ancora. <strong>E’ uno dei</strong> <strong>tanti, il Parisini, a cui il basket deve tantissimo</strong>, a cui la Lega dovrebbe ancora ispirarsi nell’organizzazione<span id="more-1440"></span> del personale e risorse economiche, ma, come sapete, nessuno è profeta nella sua patria, soprattutto se in giro vagolano barlafusi invidiosi, si preferiscono altri personaggi dalla bocca larga, gente che andrebbe sfidata a dimostrare d&#8217;essere davvero il meglio di questo sistema e dispiace che i più bravi, ci sono anche adesso accidenti, si imbrachino, come diceva <strong>quel giudice al processo di Norimberga</strong> prima di essere condannato all’ergastolo, con certa gentaglia. Questo è il mondo che si sono scelti per fingere di contare qualcosa e la fine di certe avventure, come sanno bene a Pesaro o alla Fortitudo, è un po’ <strong>quella triste della Napoli</strong> <strong>che al basket non aveva dato niente</strong>, diciamo quasi niente, neppure quando poteva sognare ed era in grado di vincere una Coppa Italia con tre fuoriclasse e molta gente ordinaria in ogni posizione della società, una città che ora si agita, veramente erano in 150, perché <strong>indignata col Papalia</strong> che, <strong>dopo aver illuso e poi abbandonato Rieti,</strong> che pure gli dava il cuore, l’affetto, certo non tanti quattrini perché forse in città non c’era tanto da sperperare, <strong>ha provato a riaccendere le luci sui campi fatiscenti della</strong> <strong>Napoli che aveva già fatto scappare uno come Maione</strong>, ma lo ha fatto pensando che ci fosse ancora l’illuminazione a gas. Almeno questa è l’idea dopo il licenziamento di <strong>Marcelletti</strong> che aveva capito tutto subito, la fuga di giocatori che non vedendo il primo stipendio si erano rimessi in viaggio. <strong>Gaetano Papalia ha camminato nel vuoto</strong> senza che in Lega facessero una piega, senza che la Federazione si accorgesse del disastro annunciato. <strong>Ora siamo alla farsa delle partite affrontate con giocatori under</strong> <strong>21 presi proprio da Rieti</strong>, con statistiche mandate in malora, con una credibilità yemenita. Vergogna per tutti e non ci aiuta a sorridere neppure<strong> Manfredo Fucile</strong>, uno che sul campo, una volta, era proprio bravo, uno che fuori dal campo era divertentissimo, perché la sua richiesta pubblica a Papalia come presidente regionale (&#8221;Quanto vuoi per andartene&#8221;) doveva essere diversa: <strong>quanto ci dai prima di andartene</strong> per sempre nella lega dove potrete accordarvi con quel tipo che mandò in fallimento Pesaro e con quell’altro che aveva provato ad incantare la Bologna fortitudina?</p>
<p><strong>Ci scusi Nicola Roggero se siamo andati così avanti e non abbiamo messo la</strong> <strong>luce giusta sul libro edito da Scritturapura</strong>, <strong>storie di sport e</strong> <strong>di vino controcorrente</strong>, storie che si capiscono bene ascoltando il calciatore Matthew le Tissier: &#8220;Facciamo così, io faccio gol per il Southampton e voi non mi rompete le balle&#8221;.  Magari potesse dire così anche <strong>Matteo Boniciolli</strong> che si è immerso, tutto nudo, come piace alla gente de mar, alla gente di Trieste, nella fossa dei serpenti romani, quella denunciata così bene <strong>dall’Attilio Caja che, ci dicono, ma nessuno conferma, potrebbe essere uno</strong> <strong>degli artigli giusti per Simone Pianigiani</strong>. Comunque sia a Roma c’è uno sceriffo nuovo che non ha bisogno di consigli dal parterre, sa bene come affrontare le curve, anche se spesso le sue Dakar sono finite male, nella polvere, perché gli piaceva sempre esagerare un po’ nel dire la verità e ci sta provando anche questa volta con l’ossessionante ritornello su Siena che considera avvicinabile, battibile. <strong>Una febbre che ha rovinato spesso la vita di</strong> <strong>questo bell’anarchico testabalorda</strong>, di uno che si alzava all’alba per provare a far allenare i giovani cestisti come quelli del nuoto, prima e dopo la scuola, uno che soffre le catene, l’ipocrisia, uno che sbaglia con piacere se può metterci la faccia, uno che anche vincendo, lo ha fatto a Udine, ad <strong>Avellino</strong>, con la <strong>Virtus</strong>, senza contare le zingarate con <strong>Fortitudo e</strong> <strong>Ostenda</strong>, non ha trovato amici, ma soltanto reso più folto l’esercito dei quaqquaraqua che sono suoi nemici cronici. <strong>Gente da balera con molta brillantina addosso</strong>. Per fortuna, ogni tanto, gli capita di trovare hierba buona in Lombardia e prima <strong>Varese e poi Milano</strong> <strong>gli hanno almeno dato la</strong> <strong>possibilità di masticare un pezzo di</strong> <strong>vita</strong> in questo campionato che lo tormenterà ancora perché certi giocatori non li cambi portandoli tanto in palestra, certa gente andrebbe presa a calci e mandata sui campetti dove troverebbe <strong>i ragazzi</strong> di<strong> Sky</strong> pronti a ridere con loro, gli stessi che annunciavano un gran pubblico all’Eur e si sono trovati poco più di 4000 spettatori. <strong>Non ne possiamo più</strong> <strong>delle statistiche nei momenti chiave di una partita</strong>: i numeri invece delle facce, certe sviolinate al muro invece di provare ad ascoltare verità che non si nascondono nello zucchero del post partita dove soltanto uno come <strong>Bucchi</strong> può raccontare alla gente di Milano che <strong>l’Armani, a Roma, ha in pratica sbagliato soltanto 20 minuti dopo</strong> <strong>un periodo dorato</strong>. Dorato lo pensano loro, quelli che hanno fatto sapere alla gente di Milano come l’Eurolega debba essere considerata soltanto un territorio per buoni allenamenti. Qualcuno ha reagito (&#8221;Se sono allenamenti allora fateli a porte chiuse come vuole il vostro allenatore&#8221;), qualche altro ha parlato <strong>di volpe e di uva</strong>, in molti si sono chiesti il motivo di tante spese se l’Euro è nulla, se il campionato si gioca soltanto per arrivare secondi. Sono nuovi, gente che va in pellegrinaggio ovunque, ma non nella città che dovrebbe amarli e che si dimostra <strong>gelida anche quando ti</strong> <strong>inventi il Natale a 10 euro nel Palalido senza riscaldamento. </strong></p>
<p><strong>PAGELLE e Grignolino ricordando</strong> <strong>al Roggero</strong> piemontardo che ci siamo sentiti traditi quando, nella breve storia della sua vita sull’ultima di copertina, si è vergognato di far scrivere che aveva cominciato a fare il giornalista sul brigantino della <strong>Voce di Montanelli, </strong>dove l’avventura finì male, ma in gloria della mente, anche se sulla stessa barca c’erano i tipo Severgnini. Dunque eccoci ai remi:</p>
<p><strong>10 al trio Medusa FUCKA, MYERS, CHIACIG</strong>, 25 anche domenica, che giocano in A2, che hanno la fortuna d&#8217;avere un cantore come il Pungetti che allaga il mondo sul torneo dove almeno la gente sembra ancora vera perché Bonamico ispira simpatia ed è bravo, perché sanno cosa vogliono e dove possono andare anche se al piano di sopra fanno i citrulli perché è la cosa che gli viene meglio.</p>
<p><strong>9 a DE ROSSI e PERROTTA</strong>, calciatori curiosi,che hanno resistito fino alla fine nella tonnara dell’Eur dove la Roma capitona prima ha illuso di aver trovato la lampada per fare miracoli e poi si è sporcata le braghe, salvandosi soltanto perché Milano ha spezzato le solite catene quando sembrava troppo tardi e certi litigi interni venivano mascherati nella totale anarchia del gioco offensivo.</p>
<p><strong>8 ad elettrino DALMONTE</strong> che ha rimesso in marcia Pesaro appena il Nettuno di baia Flaminia ha liberato i giocatori sui quali era stata costruita una squadra che ha sempre giocato bene, anche quando non trovava la vittoria, anche nel periodo dove tutto e tutti erano contro. Faccia da tigre incazzata nella più bella delle partite Sky della giornata dedicata al baloncesto, uno spettacolo in campo perché Teramo è anima di tutti, una bella postazione per ascoltare <strong>un Casalini quasi recuperato alla sua vera</strong> <strong>ironia</strong> senza cancelli da chiudere al passaggio di chi crede davvero di essere numero uno, pur sapendo che <strong>il numero uno resta a Sport Italia</strong> <strong>ed è il Peterson</strong> che solleva la testa anche a chi meriterebbe di tenerla nel bugliolo, il nano ghiacciato che faceva la elle e che regalò al Casalini borbottando anche lo scudetto di Livorno con la stessa meravigliosa tattica d’attacco ispirata da Mike e Dino.</p>
<p><strong>7 a Simone PIANIGIANI</strong> che ha già indossato i vestiti di chi sfiderà le colonne d’Ercole di questo basket italiano dove i ragazzi nostri fanno a pugni per uscire dalla palestra, non per entrarvi. Ora la mentalità di gruppo è quella delle vacanze lunghe. Lunghissime in estate per chi non è nei giri delle nazionali, esagerate d’inverno quando si dovrebbe lavorare per la pagnotta perché i padroncini del vapore hanno bisogno di euro. Recalcati, il predecessore del Piccolo Principe lupaiolo, ha spiegato che questa sosta farà bene, ma pure lui si è accorto che è stata una puttanata e ce lo ha detto dai microfoni di Sky, voce tecnica nella prima delle dirette, quella di Treviso, dove la Benetton ha fatto bella figura, ma dove certo non doveva uscire dal campo dicendo che era comunque soddisfatta: ehi gente, al Palaverde ci sono bandiere e scudetti che dicono come sia difficile accettare la legge dei più forti.</p>
<p><strong>6 a MAGGIOLI e FORMENTI</strong> protagonisti italiani nella partita di Cremona dove la Virtus ha salutato con un successo importante il nuovo sponsor Canadian Solar, dove abbiamo scoperto che la testa è l’unica cosa che si deve allenare vedendo Collins entrare ed uscire dai suoi incubi con un tormento interiore che non può aiutare la sua squadra a sognare in grande, o almeno a sognare come tutte quelle che fanno da damigelle al gran ballo della Siena che già rosola il quarto scudetto anche adesso che il gufo dissente. A proposito gente di Cremona e di Ferrara non esagerate nel pretendere ciò che non potere avere.</p>
<p><strong>5 al maramaldo GARRI</strong> che ha fatto il suor record stagionale contro i ragazzini di Napoli. Ci vuole altro per far perdonare questo talento che se avesse lavorato di più e parlato di meno ci avrebbe aiutato a coprire un ruolo che era molto importante agli albori della storia Azzurra del Recalcati che, comunque, da lui, ha succhiato quasi il meglio.</p>
<p><strong>4 al presidente del comitato arbitri TOLA</strong> che non è riuscito a convincerci spiegando come la situazione nella categoria, dopo lo tsunami calabrese, sia da considerarsi tranquilla anche se molti pensavano che ci sarebbero state altre sospensioni. Lui ha smentito e siamo contenti per Paternicò, Capurro e Sabetta, i primi due visti a Roma nella partita più attesa della 12^ giornata e quindi considerati fra i migliori, per Beneduce e Perretti che, invece, venivano indicati, dai media malvagi, come indiziati di rosso cartone come diceva Tanjevic.</p>
<p><strong>3 al PAPALIA</strong> che ha portato il basket nel giardino dell’indecenza. Doveva lasciar perdere, anche se aveva il diritto di vantarsi per essere riuscito a trovare la salvezza con Rieti quando già il sintomo del campionato irregolare portava il suo nome. Speriamo di non doverlo più ascoltare mentre si lamenta, speriamo che nessuno gli dia più credito, ma in terra di ciechi, spesso, gli orbi dettano legge, come direbbero a Roseto.</p>
<p><strong>2 all’ UFFICIO TESSERAMENTI</strong> chiuso per ferie natalizie che ha impedito alla Ngc Cantù di far giocare il nuovo giocatore serbo al posto del fuggitivo Jeffers. Una cosa che s&#8217;accoppia bene con il caso Napoli, una vergogna non nuovissima che lascia aperto il discorso sull’autonomia gestionale dei campionati, anche se conoscendo i personaggi a cui dovrebbe essere data questa responsabilità già tremiamo.</p>
<p><strong>1 alla NAZIONALE</strong> che ancora deve nascere perché se ci dicono che Poeta è il miglior regista e Crosariol il miglior pivot, se dobbiamo dare retta alle liste Myers, alle liste che sembrano così logiche, dove entra persino Hackett, allora prepariamoci a soffrire e sentir sbraitare il Petrucci che stranamente non era all’Eur di fianco a Veltroni, ma le vacanze sono sacre, sperando che non sia sempre per colpa dell’anatema al Meneghin a gomiti larghi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> e grazie per essere sempre pronta a prenderti il voto peggiore perché questa lunga vacanza natalizia è stata davvero una sciagura, soprattutto perché richiesta dalle stesse società. Siamo sicuri, caro Renzi, che sia una cosa saggia aver abolito la partita delle stelle? Certo non puoi fare festa quando gli associati, con stile oxfordiano, urlano ai microfoni che sodomizzeranno il collega che non accetta i loro ricatti, quando si parla di querele e processi, quando si litiga su tutto, ma avendo idee magari non si perdono altri amici considerando che solo il basket ha perso uno sponsor mentre altri giurano che i marchi tipo Tim hanno dato e hanno ricevuto solo vantaggi. Inoltre, e la cosa ha stupito persino i giornali sportivi che godono quando possono dedicarsi soltanto alla Nba con pistole fumanti, vi sarete pure accorti che le finali scudetto inizieranno esattamente quando comincia il Mondiale di calcio. Ma a voi cosa importa. Belle finali, già scritte a 40 gradi senza aria condizionata obbligatoria, mentre la gente ulula aspettando di capire se Lippi è davvero un santo. Un capolavoro gestionale.</p>
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