di LEONARDO IANNACCI

Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L’uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. Il dramma si è consumato in California, a pochi chilometri dallo Staple Center dei Lakers, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, Claudio Sabatini, annunciava la rottura delle trattative per la vendita della Virtus. E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la Fortitudo, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che il club dell’Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati. Una figuraccia secolare per la società dell’Emiro Giorgio Seragnoli che negli anni ‘90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l’alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c’azzecca Michael Jackson con le due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di “Thriller”, Read The Full Story…

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di LEONARDO IANNACCI 

Sono incazzato come una pantera nera finita in una rete tesa dai guerrieri Masai e, tutte le sere, costretta a guardare Porta a Porta. Sono incazzato e non per i tre motivi che vado a elencare. Primo motivo: nessuna commessa con jeans a vita bassa e quinta di reggiseno mi saluta più con un sorriso dandomi del “tu”, come accadeva un tempo. Il “lei” è di prammatica e, quando entro in un negozio, vengo guardato come un signore di mezza età, un po’ imbolsito. Secondo motivo: da due mesi seguo una dieta e mangio un pisello scondito a pranzo e mezza mela verde a cena, bevendo acqua naturale a temperatura ambiente. Risultato: in 60 giorni ho perso un etto e mezzo di massa grassa! Sto soffrendo come una bestia ma, in compenso, sogno tutte le notti le tagliatelle ragù e cipolla del Biacchese, ristorante dove martedì riporterò Claudio Pea già pronto a divorarne tre piatti senza prendere peso. Nel sogno queste tagliatelle mi vengono servite da una cameriera con i jeans a vita bassa e la settima (!) di reggiseno che somiglia molto a Cristina Dal Basso, la concorrente maggiorata del Grande Fratello 8. Terzo motivo: ieri mio figlio di dodici anni, cintura marrone di karate, ha detto chiaro e tondo: “Babbo, domenica ho invitato a casa MIA gli amici e soprattutto le amiche. Tu e mamma potreste sparire?”. Difatti siamo andati mestamente al cinema. Dicevo: non sono incazzato per questi tre motivi. Oggi ce l’ho con chi continua a tenere alcuni nostri campioni del passato lontano dalle vicende terrene dello sport italiano. Il Coni  di Giannino Petrucci ha sì arruolato facce note e vecchi satanassi/e come Ottoz, Antonio Rossi, la Di Centa… Ma prendete Gianni Rivera, un talentissimo sul campo e un uomo che ha le celluline grigie tutte al loro posto: nemico del Berlusca è stato tenuto fuori per anni dal Milan e nessuno lo fa avvicinare alla sede della Federcalcio dove governa (sic!) Abete. L’ex Golden-boy della pedata farebbe cose troppo intelligenti nella stanza dei bottoni del pallone. Oppure prendete Adriano Panatta, il più grande tennista italiano (insieme a Nicola Pietrangeli) è tenuto in disparte dalla Federazione Italiana Tennis.

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By peaclaudio | Aprile 22, 2009 - 7:21 pm - Posted in Vengo anch'io...

      di LEONARDO IANNACCI 

Un fastidioso sibilo, un fischio al naso, un giramento di testa, un principio di labirintite. Poi rabbia, impotenza e la voglia d’impugnare uno sfollagente e rincorrere quei finti miti, quelle figurine quaquaraquà, quei bei tomi che, quando scendono in campo, si sentono come d’autunno sugli alberi le foglie. Perché la vita si divide in Superpippo e in Superpippe? Anzi in superpippe con l’esse minuscola visto che non meritano neppure l’attenuante della maiuscola. Superpippo, vi piaccia o non vi piaccia – a noi gusta da matti, anche se teniamo al derelitto Bologna – è Filippo Inzaghi. Il quale a 36 anni suonati e dopo un tremendo incidente che lo aveva tenuto lontano dai campi di calcio per quasi un anno, si è recentemente specializzato in triplette. Entra in campo, tocca, segna e corre verso la bandierina del calcio d’angolo con la stessa felicità egoistica che avevamo noi da bambini al campetto parrocchiale. Il fratellino Simone, più noto per aver copulato a suo tempo con Alessia Marcuzzi che per essere (stato) un giocatore di calcio, appartiene inesorabilmente alla seconda schiera. Quella delle superpippe. Major invecchia a suon di gol, mangia come un uccellino e s’alimenta da vero professionista. Minor, invece, è il migliore amico del barman del Pacifico, il privè del Pineta di Milano Marittima. Basta vederli assieme, in Riviera, a luglio. Pippo prende il sole, butta un occhio al figlio di Simone e Alessia, si sbatte in spiaggia e sbatte pure la signorina al suo fianco (ultimamente quel gran pezzo di Alessia Ventura). Però non esagera mai, beve il giusto e si controlla a tavola. Sa di possedere un corredo tecnico soltanto normale e s’aiuta con la disciplina sacchiana. Otto ore di sonno sono sacre per il bomber dal labbro leporino. Forse si allena anche quando è nelle braccia di Morfeo. L’altro dorme di giorno e vive di notte.
Il risultato complessivo è stato mortifero: Inzagone ha vinto tutto (Mondiale, Champions due volte, Coppa Intercontinentale e scudetti con Juve e Milan). L’altro ha trionfato al torneo della Caipirinha. Ovvero, due differenti modi di invecchiare e di affrontare la professione. Bene o male: fate voi e scegliete quale dei due Inzaghi è calcisticamente corretto. Pippo che fa vita da atleta e segna ancora, a 36 anni, micidiali triplette oppure Simone, un ex del prato verde, che di anni ne ha quattro di meno eppure ne dimostra quindici di più, se confrontato con il più celebre fratello. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Aprile 13, 2009 - 5:40 pm - Posted in Vengo anch'io...

               di LEONARDO IANNACCI       

 Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di Mirko Lanzi, detto l’Ugo Tognazzi della bassa (“Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima…”), una certezza la posso candidamente confessare: da parecchio non concedo il bis. Il sipario – diciamo così – si alza una sola volta e, al fin della licenza, si chiude, senza più dar segni di vita. L’esibizione è unica e secca. In talune occasioni robusta e vitaminica (ehm…), in altri casi ben più sofferta: fate conto di vedere un marine, visibilmente appesantito, che cerca di raggiungere la sua buca sulla spiaggia di Okinawa. Arranca, suda come una bestia, si aiuta con i gomiti. Ce la fa, non ce la fa, alla fine ce la fa. Ma il bis, a quel punto, diventa fugace, francamente impossibile. Questione di anagrafe? Il prossimo luglio sono 47, mica 90. Ma come ricordava il grande Totò, a questa età è più facile imbattersi in un morto che parla una sola volta, più che in un fringuello in forma clamorosa. Tant’è. I giorni ormonici di un tempo sono passati da troppe primavere e, così, il sottoscritto – povero disgraziato – si appresta a vivere una “doppia” di ben altro tenore: quella della possibile retrocessione in parallelo delle sue squadre del cuore: il Bologna calcio e la Fortitudo basket. Si scherza e si ride per non piangere. Ovvero, scherzo e rido per non piangere. Read The Full Story…

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