Sono proprio incontentabili questi golfisti. E non lo dico tanto perch√® sono dei bambini eternamente lamentosi. “Se alla cinque non avessi sbagliato quel putt da un metro. Che dico? Da trenta centimentri. E se la pallina alla otto non mi fosse finita proprio ai piedi del pino secolare”. Quante volte nella club house abbiamo sentito questi discorsi? Sino alla noia. Ma sono incontentabili anche davanti alla tiv√π quando ascoltano Mario Camicia e Silvio Grappasonni. Che, detto tra noi, sperando che non ci sentano, sono bravi sul serio. Forse Silvio anche meglio di Mario, per√≤ senza Camicia non ci sarebbe il golf su Sky. Quindi teniamocelo ben stretto. Incontentabili al punto che prima gufano a pi√π non posso perch√® Tiger Woods con la (sua) pallina faccia dei bei cerchi in acqua negli incantevoli laghetti di Augusta, poi, una volta che al Fenomeno non √® riuscita la rimonta nei confronti di Trevor Immelman, ci tengono in fretta a sottolineare che il primo Major della stagione √® stato – fa anche rima – una grossissima delusione. E allora fatemi capire: non vi va bene che vinca sempre Tiger, ma quella volta che Woods… Read The Full Story…
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Tiger Woods non ha vinto al Doral Resort di Miami: mi sembra una grossa notizia, non vi pare? E non √® arrivato nemmeno secondo, ma addirittura quinto. Acqua fresca. O quasi. Almeno per la Gazzetta dello Sport che all’evento – Tiger non perdeva una gara da sei mesi – ha dedicato tre righe. Anzi, per la precisione otto. Una in pi√π comunque di quante se ne √® meritata Michela Suppo, terza nella pistola ad aria compressa nella prova di Coppa del Mondo di Rio de Janeiro. Niente da dire: sono tempi sempre pi√π duri per gli sport minori che non ho per√≤ il coraggio di chiamare anch’io poveri. Poche storie: un morto di fame non gioca a golf e non spara al poligono. E non va in Florida o in Brasile. Ma torniamo a bomba. Il Fenomeno, prima del CA Championship di Miami, aveva trionfato in otto gare di fila e non l’avevo mai visto, prima di sabato in televisione, rimanere con la pallina in bunker come un
Al “Processo alla tappa” di Sergio Zavoli il vincitore a sorpresa di un prologo del Giro d’Italia di qualche lustro fa – non chiedetemi altro: non lo ricordo pi√π -, dopo aver salutato mamma e pap√†, e probabilmente anche la morosa di Vigodarzere, provincia di Padova, rosso rubino, felice come una Pasqua, dichiar√≤ in diretta-tiv√π: “Sono contento d’essere arrivato uno”. Ebbene anch’io adesso lo posso gridare ai quattro venti. Magari capovolgendo la classifica o dando tutta la colpa al mio inseparabile compagno di doppio, il povero Nino, che tanto non s’offende sapendo benissimo di giocare a golf abitudinalmente come una bestia o, quando putta da dio, come un animale. Ebbene sono arrivato