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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; I lunedì da Oscar</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Quella noia che si vedeva sul cachemirino dei giovani eredi della famiglia Benetton</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 14:42:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente</span></strong> che sapeva di visciola, melograno, chinotto, curry, rosa, chiodi di garofano e cannella. Non eravamo pronti neppure al viaggio della nostalgia che ha fatto Arturo Kenney per onorare il ricordo di Cesare Rubini a Trieste e di Pino Brumatti a Lucinico dove la moglie dell’ultimo eroe ancora conserva l’anello dell’università che il Rosso regalò al suo compagno sfortunato nei giorni in cui questa coppia era il vero emblema del modo di vivere Olimpia. <strong>Con lui c’era Andolfo Basilio</strong>, un altro degli anni d’oro, l’ironia al potere, l’intelligenza al servizio del gruppo e anche di Rubini che ne aaveva spesso bisigno, un uomo dal tocco gentile che è impegnato, come tanti del vero gruppo scarpette rosse, per dare un aiuto concreto a chi è rimasto, perché la vita continua per chi resta. Siamo scappati lontano puntando su agnello, tartufo e baccalà cotto nell’olio con crema di ceci, di Zagarolo dove almeno <strong>avremmo trovato Enzo Rossi</strong>, ex commissario tecnico dell’atletica, sindaco del borgo antico, uno che ti faceva ridere anche sotto zero, uno che lo spaghetto Verrigno con ragù bianco d’oca e limone te lo fa digerire quasi come le partitacce dell’Armani di Peterson che <strong>a Brindisi ha avuto le visioni come succede a chi supera una certa età. </strong>Lo hanno intervistato per Donna, inserto di Repubblica, e <strong>il Nano ci ha sbalordito</strong> quasi quanto il dopo partita brindisino<span id="more-2126"></span> perché è stato l’unico che, nella immeritata vittoria al supplementare con gli ultimi in classifica, <strong>ha visto sputare sangue</strong> quando invece erano rospi con il contorno di bile che tocca ai paurosi infagottati in vestiti che non meritano d’indossare. Dunque il Peterson pensiero in questo momento dove sembra non capire che la linea grigia dove cammina la sua squadra è senza contatto con la realtà: <strong>voleva fare il calciatore professionista molto prima che Berlusconi gli offrisse il Milan,</strong> vorrebbe la moglie (?) come regista del film sulla sua vita,<strong> furbo al cubo</strong> quando dice che più dell’amore conta la distribuzione dello stesso, ateo senza paradiso è pronto ad essere rambo per distruggere il negativo della terra,<strong>  lui che lasciò il Cile mentre accoppavano Allende</strong>, nemico dell’egoismo e della stupidità sapendo che una dichiarazione come questa lascia perplessi almeno sul fatto dell’egoismo per chi lo conosce a fondo. Sappiamo che gode della pace mentale ed è un buon segno per l’Armani che già conosce i posti dove potrebbe scappare se il futuro sarà come contro Treviso.</p>
<p><strong>Siamo sbalorditi dalla Benetton, come squadra, perché questi giovani peccatori si mangiano le mani quando non serve e i canestri quando sarebbero utilissimi prenddendo come scusa il limbo societario che esiste da quando hanno chiesto a Buzzavo di stare ai margini, ma restiamo senza parole davanti alla reazione della città dopo l’annuncio di Gilberto Benetton che è stanco dello sport come lo si vive adesso nel basket e nella pallavolo. Tutti indignati</strong>. Non era il tempo giusto. Non doveva farlo. Ci ripensi. Siamo amareggiati tutti, ma lo avevamo già capito nel momento in cui erano gli eredi più giovani a dover gestire una parte del patrimonio sportivo. Le loro facce imberbi, già ai tempi, quegli sbadigli, <strong>quella noia che si vedeva sul cachemirino</strong>, erano un messaggio criptato. Bastava aspettare ed ecco che tutto è accaduto come si temeva. Perché Gilberto ha dovuto battersi sempre contro l’ala splendida splendente di Luciano per sostenere notti speciali come quelle che si chiamavano <strong>“ Io c’ero”.</strong> C’era molta differenza nell’impegno, da una parte sudore, lacrime, scudetti, coppe, ma niente se ascoltavi chi respirava meglio con Oliviero Toscani e <strong>fra gli scarichi di benzina ai tempi del primo</strong> <strong>Briatore e di Schumi. </strong>Restava il rugby a metà strada. Amato da tutti perché era speciale, era più storia rispetto agli altri. Ora <strong>la Treviso che non ha mai trovato un canale televisivo per parlare di tre squadre campioni d’Italia</strong>, volevano soldi per trasmettere, per dare informazioni, costringendo la Verde sport a cercare studi persino a Mestre, adesso che tutto cade, <strong>gli stessi che non andavano più al palazzo</strong>, la Benetton è ultima come presenze di pubblico nel basket, <strong>fanno gli</strong> <strong>offesi. </strong>Siamo davvero messi male e lo si capisce nei momenti di meditazione, della disperazione che ti fa persino stringere l’immagine sulle partite, togliendo rigorosamente l’audio, ma questo lo abbiamo fatto spesso, per ricollegarti al momento del risultato. Perché? <strong>Siamo stanchi dei musini da mondo corrotto</strong>. Gli allenatori sono tutti attori, alcuni restano guitti, altri hanno imparato la parte. Insomma contro Siena, le grandi, le facce sono sempre da teatro dei disgraziati: se il fischio è a sfavore i capi delle grandi dicono con gli occhi &#8220;statti accuorto perché poi ti ricuso&#8221;; se invece è per chi comanda e sempre comanderà allora vedi i sottomessi urlare senza avere voce, girandosi alla tribuna e allargando le braccia: e quando li batti questi… C’è da stare male e il rubicondo Zancanella che vuole il sorriso dovrebbe stare<strong> un po’ più attento alla digestione di certi arbitri</strong> che mandano in confusione giocatori già confusi.</p>
<p><strong>Siamo confusi dopo aver scoperto che l’Espresso, un settimanale che leggiamo da quando eravamo ragazzi, dai tempi del benedetto lenzuolo, si occupa di basket. Un piacere raro. Lo fa per denunciare sprechi, come in tanti altri settori. Il bersaglio sembra Meneghin</strong>. Lui replica, loro tacciono e pubblicano un altro attacco che arriva dalla Liguria, ma ce n’è uno anche più velenoso che nasce nel Veneto. Insomma chi sega la panca in vista del 2012 sembra già in movimento. Ora tutti sappiamo che <strong>Meneghin è monumento per noi</strong>, ma lui ha sempre odiato di stare in mezzo alle piazze con i piccioni che lasciano le loro deiezioni sul naso o sulle braccia. <strong>Accettò la presidenza perché la barca era alla deriva per colpa di un manipolo di schiene fintamente dritte che ora smaniano per rientrare</strong> da qualsiasi finestra aperta sul cortile, anche da quella dei servizi comuni nelle case di ballatoio. Sapevamo che poteva essere presidente se avesse avuto un aiuto leale dai consiglieri, dai comitati regionali. Non è accaduto. Gli arbitri sono stati i primi a metterlo in difficoltà e continuano. Poi si sono mossi tutti quelli che <strong>sanno benissimo di sparare sul pianista</strong> sbagliato perché le falle federali, dei comiati, esistono da sempre perché a guidarle, anche mimetizzandosi fra i pennini e le gomme, sono quasi sempre gli stessi.<strong> Non proteggere il soldato</strong> <strong>Meneghin è da schifosi</strong>, ma per fortuna Petrucci lo ha capito e ora cercherà di seguirlo più da vicino avvertendolo subito quando entra nel campo minato. Coome è accaduto nei giorni della Coppa a Torino dove lo convocò d’urgenza. <strong>Pagelle prima di rimettersi alla tavola dei desideri:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a Romeo SACCHETTI</span></strong> perché se la suda davvero la vita come allenatore, esattamente come quando giocava. Di lui ci accorgeremo tardi, ma quando succederà sarà apoteosi.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a Arturo KENNEY</span></strong> per il suo pellegrinaggio del dolore. Viene da New York, ha cambiato azienda, ma non cuore. Per chi non capisce le storie antiche vada dal Rosso che per una settimana starà a Milano. Facendolo potrà anche imparare l’italiano da uno che è meticoloso nella ricerca delle parole.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span></strong> che emoziona persino Lupo Portaluppi con questa Cremona che sembra più vicina al mondo dei play off che a quello della salvezza.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ai fotografi imperiali CIAMILLO e CASTORIA</span></strong> per il clinic torinese ai giovani professionisti che si arrampicano ovunque per un vero scatto. Sono dei maghi e sanno anche dedicare del tempo a chi potrebbe diventarlo. Lo faranno anche i santi allenatori?</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a SACRIPANTI</span></strong> che non vedeva l’ora di battere Siena e il Pianiagiani che lo ha spinto lontano dalla Nazionale maggiore, ma che ha dovuto ammettere che qualche vantaggio lo aveva avuto da carte assenze, dalla fatica che Siena dovrà fare nel viaggio europeo, anche se è vero che pure lui cerca la gloria contro i turchi a breve giro di lancette.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a ROMA</span></strong> che scavalca Bologna nell’accensione dei roghi dove bruciano giocatori e allenatori che poi, da altre parti, fanno cose importanti. Sarà l’acqua.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">allo STRISCIONE</span></strong>  trevigiano che parla di Benetton deludenti. Lo striscione andava esposto in città, alla città. Tutti deludenti e tutti colpevoli.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">ai NOTTAMBULI</span></strong> che si sono ingozzati con la pizza della partita fra le stelle NBA dove, guarda caso, Bryant ha vinto il titolo di mvp e non soltanto perché era a Los Angeles visto che è il terzo successo nella partita dei grandi egoismi spettacolari. Se davvero merita tre giorni di pagine quasi intere un avvenimento del genere allora è tempo di salire dal Lama che non sputa.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a Blake GRIFFIN</span></strong> astro nascente del basket NBA, uno che ci aveva acceso, uno che, come Kevin Durant, stava per farci appassionare davvero a certe storie. Poi ha deciso di vincere la gara delle schiacciate saltando un automobile. Peccato che sia atterrato sui nostri maroni estinti.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> intesi come casta, come gruppo, come famiglia perché non ci convincono nei momenti in cui dovrebbero decidere. A Torino accusammo di protagonismo chi aveva dato il tecnico a Pesaro contro Siena. Uno di quelli che comandano ci ha spiegato: “ erano insulti dal primo minuto”. Abbiamo risposto come farebbero tutti: “ Perché non è stato dato il tecnico al primo minuto?”</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">all’ARMANI</span></strong> che invece di prendere Greer doveva girarlo, insieme a Melli, alla meravigliosa Sassari, chiedendo di avere per qualche mese Diener, unico vero regista che nel campionato italiano fa scuola anche se si allena due volte la settimana.</p>
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		<title>Una domanda: ma se mollano i Benetton, perchè dovremmo restare proprio noi?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:15:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                           di OSCAR ELENI   
Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI</span></em></strong>   </p>
<p><strong>Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro la babilonia dei dialetti e delle lingue madri di altri paesi alla Fiera di Milano</strong>. Ci sentivamo confusi come tanti che in questi giorni si domandano se <strong>l’addio della famiglia Benetton</strong>, alla radice di tutto c’è la separazione in casa fra vecchia e nuova generazione, fra chi vedeva lo sport come passione, possibilità di socializzare, rilancio della città e delle risorse del territorio, e chi guarda allo sport soltanto come perdita di denaro, come fastidio, se questo abbandono non provocherà una crisi generale nel sistema senza entrate, senza visibilità, in un mondo nelle mani di pochi, ma non buoni.La realtà è questa, ma nessuno ci fa caso e <strong>al Bit sembrava di essere sul Titanic</strong> perché ci pare impossibile che la gente non si accorga del possibile effetto domino. I Benetton accettarono la sfida da 20 miliardi per Stefano Rusconi, un pivottone portato da Varese a Treviso dando ai Bulgheroni i quattrini per realizzare, finalmente, il Campus che resta un gioiello al di là di certe <strong>ottuse gelosie</strong>, perché nella mischia c’erano Berlusconi, Gardini, insomma era una battaglia fra gente ricca, o perlomerno fra gente che aveva soldi. Erano i giorni del vino e delle rose e del super contratto televisivo. <strong>Quando la bolla scoppiò,</strong> rimasero soltanto i Benetton e <strong>il grande Scavolini</strong>. Ora con questo annuncio è probabile che altri dicano: ma se mollano loro perché dovremmo restare proprio noi?</p>
<p><strong>La Lega ci avrà pensato? Non ne siamo sicuri. Ma dicevamo del disagio generale girando fra i pupazzi della politica sportiva. Sembra ormai evidente che gli attacchi a Dino Meneghin arrivano da troppe parti per non capire che anche lui, prima o poi, dovrà ribellarsi come faceva sul campo, anche se ha fatto bene a correre subito a Torino per tamponare la prima denuncia</strong> <strong>dell’Espresso</strong>. Qui il fuoco amico fa strage e Petrucci è stato bravo a guidarlo fra le rocce, anche se lui voleva rimandare, voleva attaccare in altra maniera. Forse anche gli amici gli nascondono cose che portano a denunce gravi come quella del magistrato ligure Macchiavello che accusa gli arbitri di inventare insulti da mettere a referto per lucrare sulle multe, come quella del dirigente veneto <strong>Gianbattista Ferrari</strong> che parla di un milione in euro <span id="more-2114"></span>che non è al posto giusto per le valutazioni errate sui parametri dei giovani in viaggio. Arbitri, soldi, mondi esterni ad una presidenza, ma sono mondi federali. <strong>Aria di tempesta che non sembra sfiorare chi governa</strong>, per la verità siamo in una bolla tipo quel pianeta tenuto lontano dall’ossigeno della verità, non soltanto nello sport. Insomma abbiamo problemi a capire e capirci.<strong> Per</strong> <strong>fortuna ogni tanto giocano</strong>, per fortuna qualcosa succede, mentre Peterson fa sapere di conoscere per nome e cognome chi ha fatto accendere <strong>il barbecue sotto la sua panchina</strong>. Lo diceva anche Bucchi. Siamo nel paese di chi conta e di chi non conta un cazzo, come direbbe il presidente federale dei tempi buoni, <strong>quel Marchese del Grillo</strong> che conosceva i peccati della gente perché aveva tutti i difetti dei peggiori con il “vantaggio” di essere anche molto ricco.</p>
<p><strong>Non sappiamo se tornerà la pace, se chi fa dell’ironia sulle troppe sedie e poltrone non abbia già pronta la daga per lasciare Cesare a terra, ma ci viene mal di stomaco anche perché Boscia Tanjevic, da Roma, ci scopre troppo morbidi, poco orsi</strong>, incapace di andare al cuore dei problemi. Se lo dice Boscia sarà sicuramente vero. Vecchiaia? Forse. Certo non riusciremmo più a reggere una battaglia come quella che stanno combattendo da altre parti con colleghi che, questo è vero, se anche sono seduti a mangiare con te si alzano di scatto e raggiungono l’antro del<strong> re di Cappadocia</strong> per paura di venire confusi con un gruppuscolo dissidente che tiene compagnia magari ad altri telecornisti, altri mondi. Siamo in una bella mischia e Tanjevic ha capito che non abbiamo più il fisico, e anche il tempo, per metterci al centro della battaglia <strong>come diceva</strong> <strong>Abatantuono in Mediterraneo</strong> mentre il fido Conti gli domandava se non si poteva stare anche ai margini. Che senso avrebbe rimettersi a duellare con gente che ha più mezzi e pochi controlli? Una volta nelle redazioni era tutto diverso. Già. C’era una volta e qui si sbuffa. Si fanno schiamazzi per coprire con il peperoncino dell’ironia tutto il resto. <strong>Gente che trema davanti al bosco</strong>, gente che fischietta fra le fronde, poi si spaccia per eroico difensore del nuovo mondo come il sindaco di Firenze che gioca davvero fra bosco e riviera e ci vorrebbe obbligare a credere che ha ragione.</p>
<p><strong>Il Boscia in combattimento era anche entusiasta della settimana di allenamento della Lottomatica che ha progetti interessanti anche per il domani. Non gli abbiamo creduto</strong>, anche perché sappiamo che su quel domani intereverranno tutti gli appartenenti alla setta del “ fate largo che pasamo noi”, su quel domani giocheranno in tanti per prendersi vantaggi se va male, gloria se va bene. Però<strong> era Boscia</strong> e allora abbiamo guardato la Rometta che doveva affrontare il terribile Barcellona. Per la prima volta non ci siamo staccati dal video, almeno fino a quando è entrato a cavallo Roberto Benigni, ma era <strong>già finito l’incantesimo</strong> perché se ai blaugrana regali quando sono dormienti affaticati, poi paghi quando diventano i campioni d’Europa. Comunque sia <strong>abbiamo visto almeno una squadra</strong>, una difesa, un ritorno dei corsari alla zona grigia del campo. <strong>Il Barca come Siena</strong> era reduce dal trionfo nella Coppa nazionale, era stanco e, rispetto ai nostri campioni, non aveva neppure la necessità di considerare vitale la vittoria. Per il Montepaschi vita durissima, con spesa di energie fisiche e mentali che, probabilmente, lasceranno poco nella prossima partita di campionato visto che tutto ora<strong> si concentra nella sfida conto Istanbul</strong> della prossima settimana. State accorti gente, se volete amare, fatelo più spesso con quelli che vivono nel vostro stesso ambiente e, se potete, andate all’attacco per aiutare il basket circondato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=B" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>ADDIO PRINCIPE DEI DUE MONDI, LUCE ACCECANTE COME GLI AMORI INFINITI</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 16:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                       di OSCAR ELENI 
Le persone che si amano o che hai amato non ci sono per nessuno. Sono altrove, lontano più della notte della vita misera che stai vivendo aspettando il gong. Più in alto del giorno. Luce accecante come sono gli amori infiniti, i primi e gli ultimi. Ecco come ci sentiamo adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                       <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Le persone che si amano o che hai amato non ci sono per nessuno. Sono altrove, lontano più della notte della vita misera che stai vivendo aspettando il gong. Più in alto del giorno. Luce accecante come sono gli amori infiniti, i primi e gli ultimi</span></strong>. Ecco come ci sentiamo adesso che<strong> se ne è andato Cesare Rubini</strong>, campione della vita e dello sport,uomo che è nella casa della gloria per il <strong>basket</strong>, che ha fatto diventare popolare in un paese che pensava soltanto agli Harlem, ma anche per la<strong> pallanuoto</strong> di cui era un maestro cantore, un difensore senza ostacoli etici. Della sua gloria sportiva saprete tutto, scudetti, oro olimpico, ne sapreste ancora di più se la Libreria dello Sport avesse sugli scaffali <strong>il libro che scrivemmo con Aldo Pacor</strong>, lui per amicizia e condivisione di vita grama e poi meravigliosa, noi per un caso, per una scelta nel giorno in cui decidemmo di abiurare con il calcio per seguire una palla a spicchi. Sul resto vi diciamo subito che abbiamo passato la notte di veglia <strong>seguendo la strada di Jacques Prevert</strong>, poeta che come lui non aveva mai voluto finire gli studi, che fingeva di non saper scrivere anche se <strong>riusciva a leggere l’anima di tutti</strong> noi alla perfezione, perché ci sono poesie che si adattano perfettamente al <strong>Principe leone che aveva paura veramente soltanto dei gatti</strong> e dell’ottusità di un burocrate, anche se perdeva poco tempo fra i collezionisti di gomme e pennini e puntava diritto al cuore: &#8220;Mi dica- il tono era del <strong>baritono</strong> da <strong>golfo mistico triestino</strong> impegnato nel ramo pirotecnico- chi comanda”. Si infilava ovunque. Alle Olimpiadi, da atleta, dirigente, riusciva sempre a sedersi nel palco delle autorità durante la cerimonia d’apertura. Aveva <strong>la faccia giusta</strong> per mandare in bambola chi osava fissarlo troppo a lungo, a parte i gatti appunto. Se voleva entrare in un museo chiuso al pubblico diventava <strong>ambasciatore</strong>, se voleva qualcosa non badava all’ora in cui telefonava, anche perché il suo vero grande maestro negli affari della vita e dello sport era <strong>l’Adolfo Bogoncelli</strong> <strong>che chiamava sempre all’alba</strong>. Sono Rubini. Rispondeva sempre così al telefono, si presentava sempre così alla gente. Bastava ed avanzava diceva il suo amico Pedro Ferrandiz, guru<span id="more-2109"></span> del grande Real Madrid di baloncesto,<strong> nemico ed amico</strong>. Lo sapevano tutti i suoi giocatori e tutti oggi sono uniti nello stesso abbraccio dei<strong> tempi in cui</strong> <strong>l’Olimpia Milano batteva ogni tipo di record</strong>, vinceva la Coppa dei campioni, prima squadra italiana.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Squilla il telefono e non sai bene se chiamano da qui o dall’aldilà. Certo il</span> <span style="text-decoration: underline;">senatore Bradley, certo Peppone Sforza e i fratelli Stefanini o</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>magari il testimone di nozze e di vita il Mimis Stefanidis</strong></span> che era anche gloria sul campo, di sicuro tutti i suoi fratelli del Settebello d’oro ai Giochi di Londra, <strong>farà baruffa per avere la linea libera</strong> <strong>Brumatti rubandola a Vittorio Tracuzzi o anche a Pentassuglia</strong> che lo imitava così bene. Sandro Gamba pregherà per tutti loro, Gianfranco Pieri e la Pierisa, come avveniva <strong>nella prima età dell’oro</strong> milanese, organizzeranno per chi si è perduto, per chi ha perduto la memoria proprio come al Principe che non doveva chiedere mai e alla fine della corsa <strong>invece delle Termopili</strong> che gli sarebbero piaciute ha scoperto<strong> il signor Alzhaimer. </strong>Volete sapere come poteva essere giocare per Rubini? Leggetevi L’organo di Barberia del poeta francese nato a Neully, sull’acqua come il Principe nato dal <strong>cuore dalmata</strong> e montenegrino e fiorito nella triestinità mai tradita, un canto che noi adattiamo al più affascinante dei pirati. Spogliatoio. Interno giorno prima, dopo o durante una stagione bella, brutta, fortunata, orribile:</p>
<p><strong>Io suono il piano diceva uno</strong></p>
<p><strong>Io il violino diceva l’altro</strong></p>
<p><strong>Io l’arpa o il banjo, il violoncello</strong>,<strong> il flauto, la cornamusa o persino la</strong> <strong>raganella</strong></p>
<p>Quanti giocatori la pensavano e la pensano così parlando soltanto di quello che suonavano loro. Parlavano ma nessuno più suonava le note giuste. Tutti i musicisti, all’improvviso, si girarono e videro nel golfo mistico un signore alto, bello, forte,che stava zitto. <strong>E voi che tacete, gli chiesero, che strumento suonate?</strong></p>
<p>Lui, <strong>Rubini</strong>, rispondeva a tutti nella stessa maniera: <strong>&#8220;Io suono l’organo di Bagheria e me la cavo anche con il coltello”.</strong></p>
<p><strong>Era così, ma non li ammazzava proprio tutti,</strong> anzi, li faceva suonare nella maniera giusta e Riminucci non era solo la tromba degli angeli biondi, era parte di una squadra, come tutti, come i migliori, come i più bravi, ma anche come chi aveva soltanto una piccola parte in commedia e doveva dire agli avversari che <strong>il pranzo partita era stato servito</strong>. Amava ed odiava con grande intensità e oggi, come domani, come sempre cammineremo con questo uomo che è stato il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest del nostro mondo.<strong> Si rideva, si litigava, ma lui era sempre il signor Rubini</strong>, amava la vita come una donna, anche se non era sempre la stessa donna, <strong>lui e Ottavio Missoni</strong> per ricordarci che si può bere un bicchiere giusto ad ogni angolo di via, brindando alla salute di un mondo che si stava disperdendo. Piramide di vetro, di vigne e di sabbia, di ricordi leggeri, di rancori dimenticati. Tante volte sotto il tavolo di <strong>Sergio al Torchietto,</strong> oggi chiuso per fallimento dei sentimenti, della Badia, del Diana, nel regno di Gianluigi Porelli che lui avrà il privilegio di trovare già pronto a<strong> nuove</strong> <strong>battaglie fra odio ed amore.</strong> Non si cercavano sempre ragioni nel vino, soprattutto per colpa dei medici che in effetti gli facevano un po’ paura, molto spesso bastava l’acqua che sapeva di uva.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Alla sua salute caro Rubini, carissimo Principe, e non importa se ci</strong> <strong>diranno che se ne è andato per sempre</strong></span>. Non si muore mai nel cuore della gente. Lui c’è e ci sarà, per sempre nel ricordo e nell’idea che ci siamo fatti pensando al pirata che serviva<strong> la regina Elisabetta</strong> bruciando le navi della cosiddetta invincibile Armada.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Collina delle Croci: vediamo un po&#8217; chi le ha portate e chi le ha bruciate?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 13:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, Francia e Israele. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Francia e Israele</span></strong>. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone di ferro. Dipende dalle croci che ti porti dietro, da quelle che hai in squadra se il tuo pivot è lunatico e pericoloso per il gruppo, da troppe cose perché il destino di molte squadre lo deciderà il nume tutelare che garantisce ai giocatori Nba di starsene a Formentera, <strong>secondo Santi Puglisi questo è il buen retiro</strong> per tutti i cestisti che non hanno voglia di farsi un mazzo tanto, insomma in vacanza attiva come non direbbero Cuzzolin e Bargnani che ci danno dentro davvero nei mesi senza agonismo, piuttosto che rischiare problemi intestinali, digestivi, per cibo e compagni strani che pensano di essere bravi come te che sei stato tritato nel sistema Stern. Insomma <strong>diamo tempo a Simone Pianigiani di</strong> <strong>studiare un po’ la parte</strong> adesso che sembra indeciso fra il rigore messiniano, dopo aver sbattuto sull’ultima paratia stagna del Real quando sembrava che la casa blanca fosse allagata, e <strong>la voglia di farsi odiare alla</strong> <strong>Mourinho</strong> visto che adesso, quando vince in campionato, replica che sono risposte a chi aveva trattato male i campioni in Coppa. A noi va bene e avanza il piccolo figlio della Lupa con la sua giovanile arroganza e la sua meravigliosa modestia immodesta. Non abbiamo letto da nessuno parte critiche vere al Montepaschi. <strong>Sfiga,</strong> sì, sulla sfiga che ci vede sempre benissimo con Siena europea, hanno duellato un po’ tutti, ma la verità è che se giovedì, davanti ai 18000 del <strong>popolo Partizan</strong>, non ci sarà la grande prova, ci troveremo con l’Italia alla finestra, ancora una volta, nell’Eurolega che ci tratta sempre come terzo mondo del sistema anche perché se gli altri fanno incassi, hanno entusiasmo, da noi si scivola sul <strong>bagattismo precoce</strong>, dovendo già sopportare l’eclisse dei sensi seguendo <strong>le filastrocche di Sky.</strong></p>
<p><strong>Se una mattina ti svegli con un Gallinari che ne segna 29 a Detroit, poi scopri che il “ perfido” D’Antoni ha ritrovato in panchina</strong> quello che era il gigantesco prospetto <strong>russo Mozgov</strong>. Dopo tante partite di non entrato per scelta tecnica, cosa che capita anche a Pekovic e Splitter, il biondone ha giocato 40 minuti, segnando 23 punti, restando in campo, dicono dalla Mela Grande, anche dopo i primi 4 minuti di nefandezze. Ispirazione dantoniana e ne siamo felici. <strong>Togliamo</strong> quindi dalla collina lituana, per un giorno, <strong>la croce Knicks</strong>, ma restano tutte le altre e ogni squadra di serie A ha le sue<span id="more-2083"></span> da lucidare, sostenere, abbattere, bruciare come fanno i razzisti. Noi abbiamo individuato le croci che poi Pianigiani andrà a visitare con il suo staff se deciderà davvero di scegliere Belinelli come portatore di palla liberandosi dall’angoscia che l’Italia ,come dice giustamente <strong>Velenino Costa</strong>, oltre ad essere un Paese per vecchi è anche un paese che non riesce a creare più un vero regista, uno che vada oltre <strong>la sincope del pick and roll:</strong> palla parallela al terreno che viaggia veloce e arriva nelle mani del giocatore libero più vicino. Semplice arte del giocare insieme o roba del genere come direbbe Antonio Tritto allenatore che fa volare quello che resta della gloria di Desio, <strong>il mio caro capo sala</strong> nella clinica dove hanno provato un reastauro sull’orso &#8211; a proposito il simbolo di Siauliu Apskritis è proprio un orso &#8211; e dove per sedarmi mi permettevano di vedere<strong> Siena o Sato con il Pana</strong>, quasi mai Milano, assolutamente vietata Roma.</p>
<p>Dunque collina delle croci. Vediamo <strong>chi le ha portate e chi le ha bruciate</strong>:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SIENA</span></strong>: la croce di oggi è sapere se Jaric arriverà in tempo a dare un mano. L’altra è Michelori che soffre interiormente e non vuole pensarci perché sarebbe peggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong>: la croce nuova è il Peterson figlio di maga maghella, quella vecchia è il nano che vede oltre la collina dei Pecherov e dei Greer, che riesce a cambiare la vita ai Melli o ai Ganeto, convincendo Mordente e Rocca che si può navigare guardando le stelle e non le lavagne, senza pensare ai contratti in scadenza, ai Messina in arrivo, a quello che fa dell’Armani la bella rospizzabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CANTU&#8217;</span></strong>: la croce è trovarsi così in alto avendo peccato così spesso. Quando tutto sarà a posto attenti a questi lupi di Custer Trinchieri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO</span></strong>: la croce è sicuramente la presunzione di Allan Ray, ma è croce nazionale anche sapere perché Ford vive questa delizia di società e non salta per chi ha sogni europei. Lasciamo perdere il discorso dalla Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong>: la croce era ed è l’incompletezza della formazione, questo navigare a vista sentendosi la vera Virtus e sapendo di non poterlo essere per troppi motivi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">AVELLINO</span></strong>: si chiama croce quella che ti senti addosso il giorno in cui trovi gente per fare un bel gruppo, fai miracoli e ti trovi sempre in coda alla Caritas dei canestri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span></strong> infortuni incrociati, passioni incrociate, bestemmie incrociate con il gioco e l’anima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span></strong> la croce è sul tavolo dove gli americani non trovano la loro pepper cola per tutte le partite anche se, rispetto all’inizio, adesso sembrano persino felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ROMA</span></strong>: Croce di Washington, croce immensa sull’anima di chi non suda neppure per fare la doccia, su chi vorrebbe parlar male persino di Tanjevic perché in quella società il gioco preferito è far appare come cojoni quelli che ne sanno molto più di te.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span></strong> si mette in croce da sola anche se, fra volate vinte e perse, siamo sicuri che nel rosario di Atripaldi c’è anche una madonna nera.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TREVISO</span></strong>: la croce è nella stessa gioventù che si vorrebbe esaltare. Repesa che rischia per tutti viene trattato come l’orco che strangola i bambini nella culla anche se ti guardano con la faccia furba di Montejunas e Gentile. Siamo alle comiche critiche.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SASSARI</span></strong>: la vera croce è non avere il vero Diener per almeno tre settimane di fila. Per ora bastano e avanzano i pesci che moltiplica con Meo Sacchetti in lizza per essere allenatore dell’anni insieme a Vitucci.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CREMONA</span></strong>: la croce è tutta nella resistenza che manca quando c’è da ritirare il bel lavoro di un allenatore di talento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BRINDISI</span></strong>: il peccato originale e le troppe croci su uomini che sembrano incatenati a vecchi copioni: non capiscono la parte e il ruolo della città e della poassione che hanno intorno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VARESE</span></strong>: la croce di Recalcati è non trovare sempre le stesse motivazioni in giocatori che dovrebbero baciare la terra dove si trovano perché niente, nel basket italiano, si vive come nel consorzio varesino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TERAMO</span></strong>: una croce luminosa perché nessuno mollerà la presa prima che suoni l’ultimo gong come succede alle società dove le annate nere restano comunque annate istruttive.</p>
<p>Da questo luogo sacro non hai più vogliia di fare pagelle, ma se vi interessa diciamo che, <strong>Vitucci, Thomas, Ford, Rivers, Ramagli e Sacchetti</strong> sono i cocchi nostri della parte alta, mentre <strong>al rogo mandiamo Peterson</strong> e Pecherov, Varese che scalcia in direzione sbagliata e ai tiratori che pretendono l’ultima boccia e se la tirano in faccia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=#" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>OSCAR ELENI RICORDA IL GRANDE PINO</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 13:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pino Pino. La gente lo accoglieva così quando il Simmenthal, l’ultima vera Olimpia, andava all’assalto. Noi, piangendo lo gridiamo ancora adesso che se ne è andato a 62 anni e non poteva essere che il cuore, il suo grande cuore, a tradirlo, perché regalava alla gente felicità,ai compagni amicizia vera, al gioco che amava tuttta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pino Pino. La gente lo accoglieva così quando il Simmenthal, l’ultima vera Olimpia, andava all’assalto. Noi, piangendo lo gridiamo ancora adesso che se ne è andato a 62 anni e non poteva essere che il cuore, il suo grande cuore, a tradirlo, perché regalava alla gente felicità,</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">ai compagni amicizia vera, al gioco che amava tuttta la sua straordinaria forza di goriziano</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">nato per andare sempre all’attacco.</span></strong> Impeto e assalto, ma aveva testa, sapeva sempre dove fermarsi e colpire. Arresto e tiro. Poesia in movimento. Ci è mancato tanto quando il grande basket lo ha costretto ad uscire dalla scena, perché non aveva imparato a mettersi in maschera come piaceva a troppi dirigenti che ci hanno poi portato alla deriva. <strong>L’ultimo dei miei eroi diceva Cesare Rubini</strong> accarezzandolo nello spogliatoio di Bologna, dopo lo spereggio perduto contro Varese, il terzo in tre stagioni, due sconfitte, una vittoria quella del 1971-72, il suo unico scudetto. <strong>Era il giorno del grande addio per lui e per Arturo Kenney </strong>che dall’America cercherà di venire per accompagnarlo nell’ultimo viaggio e speriamo che la nuova Olimpia gli dedichi qualcosa di più di un freddo comunicato stampa, anche se il passato pesa, ma con <strong>Peterson</strong> questo non accadrà perché anche lui lo amava alla follia, pur non avendolo mai allenato. <strong>Ci viene da piangere, ma lui, stringendoci un braccio con quelle mani che</strong> <strong>erano tenaglie, ci dice soltanto arrivederci</strong> <strong>e speriamo che abbia voglia di tenerci un</strong> <strong>posto vicino a lui</strong>, come quando si viaggiava e non ci si annoiava mai perché erano ancora lontani i tempi bui dove sui pullman, sugli aerei, i giocatori non pensavano soltanto ai fatti loro, perduti nell’ottusità delle cuffiette o dei telefonini.</p>
<p><strong>Una carriera splendida, non onorata dalle vittorie che meritava, anche se questo goriziano nato il 19 novembre del 1948</strong>, cresciuto in una delle più belle scuole di basket di questo paese, <strong>svezzato da Jim McGregor</strong> che amava il suo modo di attaccare sempre il canestro, cresciuto come giocatore e come uomo nel regno del principe Rubini <span id="more-2069"></span>che a lui concedeva tutto perché gli dava sempre tutto, è nella storia vera del gioco in Italia e siede con i grandi nella <strong>Hall of Fame</strong> che, purtroppo non ha ancora una sede, ma soltanto idee che non si concretizzano. <strong>Più di cento presenze in nazionale</strong>, due olimpiadi, Monaco 1972 e Montreal 1976, era la voce del cuore per il giovane cronista che affrontava la prima esperienza ai Giochi estivi, era l’energia non dimenticata poi quando in altre 9 Olimpiadi pensavamo sempre ai giorni canadesi con Pino. Due Europei, Napoli 1969, Barcellona 1973, <strong>anche se non era fra i preferiti di Giancarlo Primo</strong> e questo lo faceva soffrire, ma nella rivoluzione difensiva del grande allenatore romano quel ragazzo solare non andava sempre bene perché il suo ardore lo spendeva per l’attacco e in maglia azzurra, nelle<strong> 102 presenze,</strong> ha segnato 570 punti, dall’esordio vincente con la Romania a Cortina nel 1968, all’addio, sempre vincente contro la Cecoslovacchia a Montreal nel 1976.</p>
<p>Tre Coppe delle Coppe, <strong>una carriera finita seguendo prima Sandro</strong> <strong>Gamba</strong> che gli voleva bene come ad un fratello minore, fu proprio il nostro Spartaco di via Washington a consegnargli la corona nella Villa reale di Monza,<strong> nell’ultima estate</strong>, quando entrò con il suo passo spedito, <strong>anche se aveva preso qualche</strong> <strong>chilo di troppo</strong>, nella casa della gloria del basket nazionale che gli dedicherà un minuto di silenzio su tutti i campi nella prossima giornata di campionato. <strong>Dieci anni a Milano</strong> 1967-1977, sei anni a Torino, quattro a Reggio Emilia seguendo Dado Lombardi con il quale diede vita ad una strana e divertentissima coppia che poi fece cose meravigliose anche a Verona fra l’87 e l’89 e a Siena, nell1989-90 <strong>quando la Mens Sana</strong> <strong>salì dalla B alla serie A2</strong>. Quasi novemila punti in carriera (8755 in 620 partite), 14° nella classifica di ogni tempo) 21 campionati in serie A, decimo di sempre.</p>
<p><strong>Scrivi le cifre e ti sembra di tradirlo. Pino Pino come ci mancherai.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le pagelle di Oscar al giro di boa: dal dieci a Siena allo zero all&#8217;arbitro Facchini</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 22:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  da Bilbao, paesi Baschi, dove al mattino le strade vengono pulite da furgoncini che emettono una sostanza al limone capace di farti dimenticare l’urticante astiosità di chi ama così poco il basket da vederlo sempre con troppi difetti. Certo che le partite non sono belle come dicono i menestrelli di Sky, certo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Bilbao, paesi Baschi, dove al mattino le strade vengono pulite da furgoncini che emettono una sostanza al limone capace di farti dimenticare l’urticante astiosità di chi ama così poco il basket da vederlo sempre con troppi difetti. Certo che le partite non sono belle come dicono i menestrelli di Sky</span></strong>, certo che <strong>nonno Peterson</strong> non è una novità che possa inebriare un Paese di vecchie comari come questo, ma, accidenti, annunciare un inserto sportivo e poi propinarci la solita solfa, andando persino fra i canguri e l’Open di Australia, sembra davvero troppo. Nel Casco Viejo gargarismi col sidro, poi <strong>Mercado della Ribera</strong> sul fiume, pranzo coi pintxos, bevendo txacoli, prima di radunare gli amici usciti dal Guggenheim per leggere insieme, a voce alta, mandando messaggeri in Italia, <strong>nelle case di campagna</strong> di tutti i proprietari di squadre di basket, ma anche soltanto di squadre sportive, questo pensiero sublime di Boscia Tanjevic sui giocatori di Roma, in particolare, sui boia chi non molla, sui ragazzi Giba e dintorni, che<strong> hanno voluto la testa dela Battista Boniciolli</strong> mentre le loro Salomè brindavano alla vaccinara: “Qualcuno di loro gioca come se non volesse fare la doccia. Questi sono strapagati per ciò che fanno. <strong>Gli operai della Fiat discutono per un aumento di 30 euro e qui c’è gente che prende 30 mila euro al mese</strong>. Ho parlato con due, tre di questi. Non è cambiato nulla. Bisognerebbe metterli a posto perché imparino adesso e possano affrontare più facilmente la vita quando smetteranno con il basket”.</p>
<p><strong>Dite voi se queste non sono parole alate, verità indiscutibili. Uno dissente: questo succede dove le società sono molli come budini, dove chi paga ascolta i cortigiani invece dei professionisti. A Siena non accadrebbe mai. Bravo.</strong> Hai detto Siena e pensi che gli altri siano sintonizzati tutti sul monte Alxanda dove Minucci sta catechizzando <strong>Marko Jaric</strong> guardando nei suoi occhi per vedere se gli è rimasta la cattiveria bolognese, quella dei giorni <span id="more-2062"></span>dove odiava davvero tutti, ma proprio tutti e non sorrideva mai. Qui si accolgono a braccia aperte personaggi che andrebbero interrogati sulla ruota infuocata nella Plaza Nueva dove <strong>bruciavano eretici</strong> e il Peterson che crede alle promesse del <strong>trentaduenne Greer</strong>, bocciato altrove e non certo per cattiva predisposizione di chi lo pagava molto più che <strong>a Napoli dove incantò davvero</strong>, farebbe bene ad essere cauto. Prima di pagellare il girone di andata,<strong> uno zero prosecco al geniale</strong> <strong>arbitro Facchini</strong>, che la santona del basket ce lo protegga, che le leggi degli arbitri lo facciano andare avanti almeno fino all’eta di Peterson, per <strong>il fallo tecnico fischiato contro Banchi</strong>, vice di Pianigiani, per essersi alzato dalla panchina, dopo avvertimento, questo è vero, <strong>cercando di richiamare l’attenzione di Kaukenas che non faceva la difesa</strong> <strong>giusta</strong>. Confondere un allenatore nel pieno delle sue funzioni con un agitatore è molto lontano dall’isola del sorriso dove <strong>Tiziano Zancanella</strong> vorrebbe servirci i suoi famosi tramezzini.</p>
<p><strong>Dunque i voti alla quindicina</strong>.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">SIENA:</span> voto 10  </strong>E ti pareva. Sono bravi quando costruiscono, scelgono, quando hanno sventure gravissime come l’incidente a McCalebb, come la grana Moss, quando prevedono il futuro, quando lavorano sul campo e sentono che il muro societario terrà anche se ci dovesse essere bufera. Una domanda a Michelori che in estate rifiutò la nazionale spiegando che voleva allungare la sua carriera: Ress e Carraretto che in estate sono stati con Azzurra vanno sempre meglio.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong><span style="text-decoration: underline;">:</span> <strong>voto 6</strong> con Bucchi, <strong>voto 7 e mezzo</strong> con Peterson. Con il primo freno a mano tirato, gente insicura, squadra sfortunata, per la verità come tante altre, come chi l’ha eliminata dall’Europa, tipo Valencia, come chi l’ha fatta maledire dal presidente senza passato, ma con capacità di lettura delle facce e degli stili. Bucchi è bravo come molti dei nostri allenatori, ma, ripetiamo, Milano, Roma e la stessa Bologna hanno bisogno del tipo speciale e Peterson lo è ancora.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">CANTU’:</span> voto 7.5   </strong>Pesa su tutto la sconfitta di Varese, ma anche l’incidente a Markoishvili, il regalo alla Virtus nella prima giornata, qualche partita giocata da separati nella casa difensiva. Certo il piazzamento e certe vittorie dicono che il sole della Brianza e del Cantuki scalda in maniera diversa cuori che sembravano esauriti, rivitalizzano gente come Marconato o Mian.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO:</span></strong> <strong>voto 8   </strong>Arrivare al quarto posto dopo la burrasca fra quarta e decima giornata è stato un capolavoro. Monsignor Pillastrini sa davvero usare bene il suo vocione e il suo copione.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong><strong>: voto 7,5</strong> alla squadra, <strong>voto 8</strong> a Lino Lardo. Sposare progetti arditi è da artisti liguri, scalare montagne scivolose è da rocciatori arditi, sorridere un po’ meno del proprietario, che vedi sempre in primo piano quando gioca la Canadian, ma anche quando non gioca, potrebbe servire a stare in pista quando ci si vanta pericolosamente di essere davanti a chi spende molto di più. Bologna e i suoi 8000 fissi, forse, la vedono in maniera diversa anche se veder crescere giovani talenti elettrizza.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span> voto 7 </strong>Allenatore esordiente spirito combattente, bellissime cose, strane cose, pessime cose. Gioventù balenga, ma il mondo Angelico ci rende sempre curiosi anche se non siamo di quelli che ballano con Atripaldi.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">AVELLINO:</span> voto 8   </strong>Vitucci e Tonino Zorzi hanno cavalcato un liocorno, lo hanno tenuto nel mondo che conta quando potevano andare sul Brenta a bere insieme e mandare tutti in mona. Bel lavoro da completare in Coppa Italia affrontando Peterson e i suoi licaoni?</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span> voto 6.5    </strong>Ritrovato l’entusiamo, l’assetto societario giusto, tenendo lontano il barracuda fighetto che è in troppi critici dal moscone, pensavamo che le cose potessero andare meglio. La squadra gioca bene, ma non difende bene. La squadra lotta spesso, ma non sempre.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span> voto 6</strong>   Stare ancora insieme, come squadra, con il presidente che se ne va nei giorni in cui la lava delle sconfitte pietrifica la pezza delle noci, resistere sentendo che soldi non ce ne sono più tanti è stato importanate e il girone di ritorno sarà quello della rimonta playoff. Ammesso che non arrivi lava da altri vulcani societari.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">VARESE:</span> voto 6</strong>   Bellissima nella freschezza dell’avvio, bellissima fino a quando i giocatori non hanno cominciato a rimpersi e le comari dei giardini non hanno intaccato la saldezza del consorzio che sa di buono, che sa di futuro convertibile. Recalcati è il suo genio felino.</p>
<p><strong>11 <span style="text-decoration: underline;">CREMONA:</span> voto 6</strong>    Crediamo in Mahoric, ma devono aiutarlo ancora un po’ perché, se hai la panchina corta, resti asfissiato.</p>
<p><strong>12<span style="text-decoration: underline;"> ROMA:</span> voto 3  </strong>  Giocatori da mettere in quarantena, meglio ragazzi della cantera, meglio non pensare allo spreco di talento e di denaro. Boniciolli ha pagato la sua voglia di stimolare con iperboli gente che non salterebbe verso il vuoto neppure se fosse sopra un sasso di magnesio alto un centimetro.</p>
<p><strong>13 <span style="text-decoration: underline;">SASSARI: voto</span> 7.5  </strong>Grande Sacchetti, padre e figlio, grande sforzo e il miglior regista del campionato. Peccato che Diener sia spesso dal fisioterapista.</p>
<p><strong>14 <span style="text-decoration: underline;">TREVISO: voto</span> 3  </strong>Rovinare tutto andando dietro alla bava di certi giocatori, giovani o veterani conta poco, è davvero poco benettoniano. Una volta Buzzavo spegneva le luci, faceva piangere qualcuno, ma nessuno girava a cinque metri da un blocco.</p>
<p><strong>15<span style="text-decoration: underline;"> BRINDISI: voto</span> 5.5  </strong>Doveva sorprenderci e invece è rimasta sorpresa. Con Bechi sembra aver trovato la presa per elettrizzare un bellissimo ambiente. Vedremo.</p>
<p><strong>16<span style="text-decoration: underline;"> TERAMO: voto</span> 5 </strong>  Niente trippa per i gatti d’Abruzzo. Peccato davvero per la caduta di Capobianco, per la caduta di una società che ha dentro energia e sani principi. Forse non si salverà, ma per il futuro siamo ottimisti perché crediamo nella dirigenza.</p>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Ha poco da raccontare Dan Peterson senza difesa non vai da nessuna parte</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 13:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove</strong> <strong>vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una</strong> <strong>scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti</strong></span>, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per lui e la Franca, tanto per farci raccontare dove aveva trovato la giacca che ha indossato a Roma per la stella d’oro del Coni smemorato. Un incontro che potrebbe farci anche bene se nel triangolo <strong>attirassimo pure il Boscia</strong> e si potesse brindare insieme a <strong>Gianni Menichelli</strong>, mandando in mona gli assetati di sangue della Roma cestistica che non deve essere tanto diversa da quella calcistica se tutti sanno tutto, anche non sapendo niente. Vedremo di farlo prima che i chirurghi infieriscano, le chemio facciano appassire, gli anni si vendichino delle nostre notti senza fine, <strong>delle nostre esplorazioni oltre la</strong> <strong>cirrosi</strong>, magari ci si ritrova per <strong>la mostra di Paolo Conti,</strong> grande cestista, grande artista che esporrà i suoi lavori all’ex Conceria del Tabacco dove accenderemo, stando fuori, si capisce, i nostri sigari, portando le nazionali nel sacrario del primo <strong>Grigolitri</strong> del mondo. Se non vi va bene Rovereto, seguiteci invece nella Marsiglia di Jean Claude Izzo e nel suo Casino Totale per cercare <strong>una bouillabesse</strong> degna del ricordo delle<strong> zingarate con l’avvocato Porelli</strong> che si divertirà un mondo vedendo come si comportano i suoi presunti eredi sportivi, anche se <strong>Torquemada li brucerebbe tutti</strong> e subito<span id="more-2023"></span> quelli che nel nome delle sinergie, del progresso, della multimedialità, si dimenticano che l’Avvocatone per difendere i colori della Virtus mandò a quel paese miliardari con bollicine, <strong>gente da brodo</strong>, si sono scordati che la difesa della bolognesità, dove era compresa anche <strong>la tribù Fortitudo</strong>, veniva prima di ogni altra cosa e, come disse all’ex <strong>sindaco Guazzaloca</strong> che chiedeva il suo aiuto per una ricandidatura, i soldi si trovano, ma prima bisogna avere delle idee e delle certezze da non tradire mai.</p>
<p><strong>Forse è meglio se stiamo nel Churmo marsigliese per capire questa conversione quasi generale alla difesa. Era ora, anche se il tredicesimo</strong> cavaliere aveva già segnalato che il messaggio forte arrivava, come sempre, da Siena, per la super coppa.<strong> Senza difesa non vai</strong> <strong>da nessuna parte </strong>e il Peterson che ci vorrebbe convincere a credere al benefico aiuto dell’attacco per dare anima alla difesa gli ricordiamo lo scudetto del 1982 quando dopo la vittoria a Pesaro si ritrovò <strong>spiazzato dalla “ mossa” di Skansi </strong>che, tenendo fuori Kicanovic dal quintetto, costrinse il Billy a pensare soltanto all’attacco, salvo svegliarsi sotto i colpi di <strong>Boni,</strong> quello grosso, non quello che a Sky, per fortuna, <strong>non ha pietà per le troiate, non risparmia nessuno e non ci spacca i maroni con le giocate da raccontare ai nipotini.</strong> Ci volle una bella dose di veleno per quel 73-72 che dava il titolo, ci volle un recupero della ferocia difensiva perduta. Ora tutti cantano le lodi della difesa e lo fa persino Claudio Toti che poi dovrebbe spiegare come si può avere ferocia difensiva se hai comperato certi giocatori, se hai dato spago a certa gente, se<strong> la confusione Lottomatica</strong> nasce proprio dalla mancanza di un mansionario che ha mandato nel pallone fior di allenatori e di giocatori: vai in campo se difendi, altrimenti ti siedi. Gloria alla difesa anche per chi perde e questo è un buon segno. Una base sicura direbbero a Biella <strong>dopo aver mandato Repesa ad ululare sul Montello</strong> contro il Pozzana che deve averne subite tante <strong>ai tempi in cui regnava Buzzavo</strong> se ha potuto decidere una partita andando dietro all’istinto persecutorio di chi esagera nell’interpretare un ruolo, un po’ come nella <strong>barzelletta dove</strong> la madre schiaffeggia il figlio e poi si giustifica con le amiche sconvolte: è un presuntuoso, vuole scoreggiare come suo padre e poi si caga addosso. Evviva per noi che siamo sempre stati nel porto delle nebbie dove una sana difesa ha dato la gloria alle grandi squadre.</p>
<p><strong>Pagelliamo insieme</strong> prima della bouoillabesse marsigliese, prima di sentire il cannone di Rovereto, prima del canto libero per lo sfondamento preso da Gallinari sull’entrata di Carmelo Anthony che ha deciso per la vittoria Knicks su Denver, alla faccia di chi voleva lo scambio, alla faccia di chi, come tanti di noi erano già pronti a tradire D’Antoni:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Gino Nini BURCOVICH</span></strong> un grande arbitro che ci ha appena lasciato, uno della scuola veneta arrivata al culmine con Cazzaro e Zanon, arrivata, finalmente, a comandare con Zancanella presidente della ciurma in costante ammutinamente, loro che dovrebbero aver sposato la legge, perché salutando lui sappiamo di trovarci di fianco i fratelli dell’altra grande scuola arbitrale, quella toscana che il nuovo presidente CIA farà bene a tenersi stretta più della curia norcina.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Matteo SORAGNA</span></strong> perché fra tutti gli ex in cerca di una vendetta, lui, per la verità, sapeva che Treviso avrebbe dovuto congedarlo per camminare su sentieri diversi, ha scelto la lama del cavaliere temerario che ha costretto Rercalcati a parlar male di chi, buttando bambino e acqua azzurra, si è dimenticato del ciglione. Un colpo decisivo, l’ultimo, in una partita normale. Ma tutti sapevano che sarebbe stato lui a completare l’opera iniziata da altri e non tutti dentro il campo.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al falco HAWKINS</span></strong> che dopo essere passato nella centrifuga senese ha deciso di tornare ad essere Rodomonte per l’Armani che adesso gli affida tutti i suoi beni, nella speranza che il mondo diventi più bello visto dal perimetro visto che al centro si fanno soltanto male e Rocca non può diventare mastrolindo per tutte le battaglie.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al Gigi DATOME</span></strong> che non si è fatto incantare dalla intervista al miele dopo il partitone di Teramo perché è il primo a sapere che il piacere d’amore dura un attimo, pena d’amore dura tutto un campionato.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al VACIRCA</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che ha capito per primo cosa succede in squadre come Montegranaro se la gente che la vive e la fa vivere dimentica di allacciarsi le belle scarpe che porta e non ricorda i chilometri fatti dal ciabattino per trovare la pelle e confezionarle.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al presidente di Teramo</span></strong>, il lungimirante<strong><span style="text-decoration: underline;"> ANTONELLI</span></strong> che, prima di farsi processare da chi non capisce cosa accade nelle società di provincia se mancano certi aiuti, deve ammettere che non poteva essere una mossa alla calciaiola, come quella di cacciare l’allenatore, la salvezza per una squadra a cui mancano i mezzi tecnici e fisici per reggere l’urto, perché non sempre può essere Avellino alle prese con Marquis Green.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Daniel HACKETT</span></strong> se non spiega a tutti quali sono gli effetti di una sana alimentazione con pesce adriatico, se non fa attenzione al furore del Cusin, stranamente sorpreso dai fischi di chi una volta lo amava, come se scoprisse adesso il livello di cultura sportiva nazionale, che si ferma spesso al palo per infortuni somatizzati.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo strano ERE di Caserta</span></strong> che ogni tanto esce dalla reggia dove pensava di poter vivere beato fra mozzarelle di bufala e partite che sembravano bufale perché la sua serie nel tiro da 3 ci dirà che la Pepsi è guarita, mentre tutti sanno che lo sarebbe stata da tempo se tutti avessero avuto pazienza.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">alle ASSOCIAZIONI giocatori</span></strong> ed allenatori se non manderanno subito una circolare ai loro amministrati per far sapere che ogni intervista, ogni pisciatina fuori dal vaso, ogni copertina, per gente fragile, per gente che ama il Narciso dentro la piccola anima, può diventare un boomerang e ci sono fiori di risultati a dimostrarlo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">ai NIPOTINI</span></strong> che non tireranno la pappa in faccia a tutti quei poveracci che terranno nella nastroteca di famiglia quelle telecronache fotocopiate, a SportiItalia ad esempio, invece di copiazzare gli skayoloni perché non uniformano la grafica?</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla mente diabolica</span> del programmatore<span style="text-decoration: underline;"> SKY</span></strong> che per la terza volta mette in contrapposizione il basket di una città con la squdra di calcio della stessa. Dopo Siena e Bologna eccoci a Roma. Milano freme e chi considera zero il basket in TV si sganascia.</p>
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		<title>A Roma non sono ancora contenti di essersi mangiati così tanti allenatori</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 18:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Saletto, Veneto Nord orientale, il paese dove è nato Tiziano Zancanella nuovo presidente degli arbitri, un omone simpatico che sul campo diventava tutto rosso inseguendo quelle ballerine che lo facevano impazzire.Bella carriera, bella storia sportiva, bellissimo anche il dopo perché chi viaggia nel Nord va spesso a cercare i famosi tramezzini del diavolo Tiziano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Saletto, Veneto Nord orientale, il paese dove è nato Tiziano Zancanella nuovo presidente degli arbitri, un omone simpatico </span><span style="text-decoration: underline;">che sul campo diventava tutto rosso</span> <span style="text-decoration: underline;">inseguendo quelle ballerine che lo facevano impazzire.Bella carriera, bella storia sportiva, bellissimo anche il dopo perché chi viaggia nel Nord va spesso a cercare i famosi tramezzini</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">del</span> <span style="text-decoration: underline;">diavolo Tiziano</span></strong> che ospita tutti, brinda con tutti, anche con quelli che non gli perdoneranno mai certi fischi in partite importanti, ma per lui sono amici del basket gente del suo mondo, gente che ha onorato comunque ad alto livello, arbitrando nelle grandi manifestazioni. <strong>Perché il Veneto, perché la casa</strong> <strong>dei Zancanella?</strong> Così, tanto per capire cosa succederà domani visto che tutti davano per vincente nella corsa al papato arancione <strong>il Porcari dalla storia ugualmente interessante</strong> e che piaceva tantissimo al nostro amico Fallucca a cui dobbiamo una bella intervista con il Maifredi che resta appassionato di basket e che sa leggere ancora fra le righe del puttanaio dei comitati. Si comincia con facce contuse e questo dovrebbe preoccupare, a meno che Zancanella non scelga l’arbitraggio allargato e chieda collaborazione a chi ha battuto nella elezione. <strong>Meneghin gli ha telefonato per congratularsi</strong> e non per ricordargli che sul campo, spesso, non erano d’accordo, ma ora deve sostenerlo in tutte le maniere per non arrivare al deserto Tola<span id="more-2012"></span>, ad una nuova crisi perché questi arbitri hanno voluto autonomia totale, salvo poi mettersi subito a litigare. Lavorino insieme, tutelando chi va sui campi e comincia già a vacillare, tutelando la crescita dei giovani, cambiando regole che potrebbero toglierci, ad esempio, uno come Facchini , una cosa davvero ridicola. Forza Zancanella, <strong>fai un panino orientale e mettici dentro tutto,</strong> lo mangeremo insieme.</p>
<p><strong>E’ arrivato il giorno del riaggancio tipo Armageddon anche se Milano sapeva di aver finito il carburante mentale per restare in fuga sulla prima</strong> <strong>luna perché sul fronte dell’Est non ha salute</strong>, perché sul fronte europeo non sembra avere amici se il Pana di Obradovic ha lasciato due punti in casa al Valencia del maestro Pesic, perché non si può chiedere alle terze linee di essere subito pronte quando decidi di risparmiare qualche titolare. Era questo il pericolo nella gestione e Milano è caduta nella trappola emotiva proprio adesso che le servirebbe avere tutto intatto nel suo sistema. Vedi perdere l’Armani, o magari vincere conto<strong> l’ex Cska che si è mangiato persino Vujosevic</strong> con la stessa frenesia che in Italia tormentò il grande allenatore dei miracoli Partizan, e capisci i motivi. Vedi vincere, come in casa del Bamberg, e perdere Roma senza mai capire chi sono nè chi saranno mai <strong>questi lottofagi in maglia</strong> <strong>Virtus Roma</strong> perché capisci la natura di un gruppo dove chi sbaglia pensa sempre che sia stato un altro a fargli commettere la troiadas. Occhi che non s’incrociano quasi mai, gruppo senza desiderio di vita in comune, gente che respira l’aria dove comandano i Proximo, quelli che vogliono sempre la testa dell’allenatore, <strong>non contenti di essersene mangiati tanti</strong>, ma questo sono gli stessi che davanti alla caduta di un Pesic o di un Repesa pensano di essere davanti al fallimento di un Gentile. Non distinguono. La stessa cosa fanno i giocatori: scelgono la vittima che sembra più debole e poi fanno quello che i pochi dell’Eur hanno registrato <strong>mentre Tomo Mahoric si beveva la china</strong> e dava biglietti per la rupe a molti dei ragazzi che Boniciolli adesso, soltanto adesso?, non capisce più. Così come sarebbe assurdo pensare che già domenica all’ora di pranzo sapremo se <strong>Siena è pronta ad imporre la lex-Pianigiani</strong> anche su questo campionato. Milano ha degli alibi e non si farà spingere via anche perché adesso si creano i partiti: chi,<strong> come il sciur Gamba</strong>, l’ha vista molle con Montegranaro e altri che, invece, l’hanno scoperta più forte nel giorno in cui ha perso la prima partita.</p>
<p><strong>Troppa fretta gente e da Sassari, 8 punti, a Caserta e Roma, 4, faranno bene starsene tranquilli tutti senza dare da mangiare a chi si ciba</strong> <strong>esclusivamente della testa di allenatori</strong> che in altre circostanze hanno lavorato benissimo: Capobianco era e resta bravissimo, Perdichizzi ha fatto miracoli sempre e adesso si trova confuso, Sacripanti sa come uscire dalle trappole di una stagione iniziata pensando troppo in grande, Boniciolli resta quello di Avellino, di Udine, di tanti assalti alla baionetta e l’unico colore, per tutti, è che in questa comica petroliniana sia stato tirato dentro<strong> il Boscia Tanjevic</strong> che dovrebbe soltanto pensare alla vera battaglia. <strong>Non diteci che Vitucci e Zorzi vi stanno deludendo ad</strong> <strong>Avellino perché sono a quota sei come il Repesa</strong> che fa benissimo a diffidare della spavalda gioventù trevigiana chiedendo di valutarla con l’asticella sempre un po’ più in alto. Stanno bene quelle a quota 8? Quasi tutte, ma date retta a Charlie Recalcati che è addirittura a 10, <strong>meglio non prendere tutto per oro colato</strong>, in mezzo ci troverete oro matto e presidenti di bocca larga che restano in agguato e fingono di non capire di aver fatto squadre farlocche.</p>
<p><strong>Pagelle e tramezzini:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Tiziano ZANCANELLA</span></strong> nuovo capo degli arbitri perché se sarà il suo sorriso a fare da guida nel papato arancione forse avremo presto anche una nuova generazione di arbitri di buon livello.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Alex RIGHETTI</span></strong> uno che l’anno scorso la Virtus Bologna, per sfiancarlo, obbligava ad allenamenti mattutini da solo. Certo che Ford e Rigo non giocano sempre con il “veleno” mostrato per battere le Vu nere, ma le squadre forti non si potranno mai fare decimando i gruppi a caso e mettendo gli allenatori nelle peggiori condizioni per lavorare.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">all’ARADORI</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che sul campo di Teramo è uscito dal bozzolo senese. Ora non gli resta che fortificarsi all’aria aperta e durissima che troverà camminando con i campioni che sanno bene di non essere forti abbastanza per dominare come in passato e sanno di aver bisogno del rendimento super per reggere nella durissima Europa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">ai fratelli CINCIARINI</span></strong>, pazienza se quello di Pesaro ha bevuto acqua salmastra a Treviso, perché il capitano di Montegranaro sembra un tipo con le idee chiare, la testa a posto e la voglia di fare un passo avanti ogni giorno, lavorando, non chiaccherando.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Tomo MAHORIC</span></strong> che le lingue lunghe di casa nostra avevano accolto come un profugo tecnico e che adesso sta impartendo lezioni che fanno pensare a Bucchi e Trinchieri di averla scampata bella quando hanno sconfitto Cremona.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a MESSINA ed OBRADOVIC</span></strong> due grandi allenatori che capisci sempre quando vincono e perché ci riescono, ma che non comprendi, come capita con Mourinho, se uno fa 49 punti a Charleroi e l’altro si fa battere in casa da Valencia. Vigilate gente. A tutti i livelli.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">ai VUOTI</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sulle tribune per le partite</strong></span> di mezzogiorno che s’incrociano con il calcio. Lo sapevamo che sarebbe stata una porcata, ma hanno voluto andare avanti lo stesso e poi ci sbatteranno in faccia le cifre del disastro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">al DIGITALE</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>terrestre</strong></span> che da molti parti ha tolto dallo schermo Sportitalia la vera televisione degli sport che cercano spazio e felicità. Dite a Peterson che non lo si vede più in molti posti così qualcuno provvederà. Care Leghe fatevi avanti e protestate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a TERAMO</span></strong> per non aver resistito alla banale soluzione dell’esonero di un allenatore come Capobianco pur sapendo perché la situazione va così male e potrebbe anadare anche peggio. Se parti da gente come Mike Hall non arrivi da nessuna parte per costruire una squadra nuova.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">all’immenso Pilla PILLASTRINI</span></strong> se si ferma pure a rispondere quando gli chiedono perché nel finale di partita mancano spesso i presunti assi. Purtroppo altri suoi colleghi che non hanno la sua personalità cadono nella trappola e arrivano a giustificare il peggio dando il peggio.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA Roma</span></strong>, ai suoi incubi, alle idee confuse che cominciano con l’amico Smith e finiscono con i troppi amici Fritz di giocatori senza anima e core.</p>
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