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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Calci e veleni</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Se Siena non merita la prima pagina il giorno in cui piega il Barcellona, andate tutti a quel paese e per favore restateci</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 18:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo [...]]]></description>
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<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo ex compagno degli Spurs</span></strong> e se l’attrice texana lo è venuta a sapere controllando il cellulare del marito incauto o spiando dal buco della serratura o addirittura direttamente dal suocero dell’amante che avrebbe fatto molto meglio a farsi i cavoli suoi. Dio mio, <strong>chi ci capisce</strong> <strong>qualcosa è bravo</strong>. Né me ne può importare più di un fico secco se vincono o perdono i Knicks, se il Gallo dalla schiena di cristallo ha segnato due punti o sedici dalla lunetta, <strong>se cacciano Mike D’Antoni</strong> e se i tifosi newyorchesi sono imbufaliti con <strong>Tu quoque Brute, fili mi.</strong> Vivo il basket in maniera totalmente diversa dai gazzettieri in rosa che muoiono se non ci inondano tutti i santi giorni di bufale sulla squadra della Grande Mela e che <strong>saltano il pranzo se Danilo</strong>, prima d’addormentarsi, sì è dimenticato di inviare a uno di loro almeno l’sms della buonanotte. Primula rossa o mosca bianca, scegliete voi, non ho mai invero sbrodolato per la Nba, soprattutto durante la regular season, e <strong>posso sopravvivere benissimo anche senza sapere se i Knicks hanno perso</strong> sei o sette partite di fila prima di andare a vincere a Sacramento o dove cristo hanno giocato ieri. Al massimo posso essere contento <strong>se Bargnani è il miglior realizzatore</strong> degli scassatissimi Raptors e se Belinelli recita un ruolo sempre più importante nei sorprendenti Hornets perché sono straconvinto che a entrambi ha fatto molto meglio <strong>un’estate in azzurro con Simone Pianigiani</strong> di una stagione intera a Toronto o a New Orleans. E comunque di certo non mi sparo se i compagni di squadra di Gallinari ce l’hanno a morte con il cocco di Tu quoque: <strong>anche a me il numero 8,</strong> che ha scritto un libretto fotografico con il boss della Banda Osiris, <strong>è diventato insopportabile<span id="more-1978"></span></strong> come il suo coach da quando l’uno e l’altro, cioè Danilo e Mike, hanno avuto il coraggio di <strong>girare le spalle a Dino Meneghin</strong> che a occhi chiusi era sicuro di poter contare sul “sì” del Gallo in nazionale nel momento del vero bisogno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da zero a otto, voto quattro. E soltanto perché dei genitori, Marilisa e Vittorio, ho un ottimo ricordo ai tempi della grande Milano di Peterson e Cappellari che faceva più fatica a rinnovare il contratto a suo padre</span></strong> che a Roberto Premier che pure aveva la moglie avvocato. Da uno a dieci, voto dieci invece a Simone Pianigiani per il capolavoro con il Barcellona e per il pieno di forti e belle emozioni che mi ha regalato mercoledì sera la sua MensSana in Europa League. O kappa, un po’ esagero, ma lasciatemi <strong>esultare al massimo dei massimi</strong> per una squadra di appena due mesi e mezzo che meglio non avrebbe potuto giocare in difesa e in attacco contro quella che è la più forte squadra di basket del vecchio continente. <strong>Un Montepaschi che avrebbe meritato</strong> <strong>come minimo l’onore di un richiamo in prima pagina</strong> che gli è stato invece negato dai capiredattori ignoranti del quotidiano sportivo più letto nel Belpaese che si nutrono solo di calcio anche nella notte in cui, uscendo dal Palaextra in delirio, a nessuno è venuto in mente nemmeno di <strong>domandare cosa avesse mai fatto la nazionale</strong> del pallone nell’amichevole Klagenfurt contro non ricordo bene quale avversario. Avevamo ancora tutti negli occhi un McCalebb molto vicino alla perfezione e un Rakovic quasi eroico, ma anche <strong>un Carraretto che</strong> dopo due palloni persi in malo modo nel primo quarto ha sparato nel momento decisivo del match tre canestri deliziosi, <strong>zucchero e miele</strong>, che avrebbero fatto gola anche a Navarro. E figuratevi allora cosa poteva a noi importare di Balotelli, Ranocchia e Santon, ma pure di Balzaretti, <strong>Viviano e Ledesma</strong>. O dei gossip della Nba?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Giusto di Navarro adesso però vi voglio parlare. A Siena lui non c’era e molti dunque pronti subito a dire, ipocriti e farisei, che con Navarro sul parquet sarebbe stata tutta un’altra musica</span></strong>. Questa, cari i miei signori, è solo enorme malafede. Perché anche a Siena, se è per questo, manca dall’inizio della stagione un certo <strong>Malik Hairston</strong> che a Pianigiani avrebbe fatto comodo da morire non soltanto l’altra sera. Di più, Pietro Aradori, <strong>il Fenomeno al quale SuperBasket</strong> nel numero <strong>50</strong> dello scorso dicembre dedicò pagine e pagine intere, è ancora latitante, o quasi, e <strong>Andrea Michelori</strong>, da quel che mi è dato sapere, partecipa ogni settimana alla trasmissione di Federica Sciarelli e da queste parti <strong>non si è fatto mai vedere</strong>. Eppure al Montepaschi nessuno piange e si dispera per queste cose, ma lo stesso <strong>Pianigiani finge di non farci caso</strong> e intanto lavora di gomito per coprire anche queste falle. Così come è davvero curioso che la squadra che ha vinto per quattro anni di fila lo scudetto tricolore sia maltrattata dagli arbitri <strong>non solo in Italia</strong>, perché la gente è stufa di vederla sempre imperare, ma <strong>pure in Europa</strong>, perché Barcellona è Barcellona e guai a chi la tocca e osa irritarla. Ora nessuno dice che il club di Ferdinando Minucci debba essere aiutato da <strong>Jungebrand o da Cicorino Cicoria</strong>. Per carità, sia mai, ma credo che Siena meriti comunque d’essere trattata alla pari almeno con quei club che pure possono disporre di un budget a lei nettamente superiore. <strong>Addirittura di quattro volte se vogliamo</strong> parlare dei poveri catalani di Pascual. Compresi Navarro e Basile. O no?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Perchè il basket sta così sulle scatole a Repubblica? E&#8217; tutta colpa di Meneghin&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 21:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                      di CLAUDIO PEA
Qui va a finire che non compro più Repubblica. Altrimenti mi mangio il fegato e francamente non credo ne valga la pena soltanto perché sulle pagine sportive la pallacanestro è trattata come la figlia della serva e persino peggio delle freccette o del curling. Sarà infatti anche il mio quotidiano preferito che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                      <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Qui va a finire che non compro più Repubblica. Altrimenti mi mangio il</span> <span style="text-decoration: underline;">fegato e francamente non credo ne valga la pena</span> <span style="text-decoration: underline;">soltanto perché sulle pagine sportive la pallacanestro è trattata</span> <span style="text-decoration: underline;">come la figlia della serva e persino peggio delle freccette o del curling.</span></strong> Sarà infatti anche il mio quotidiano preferito che compro tutti i santi giorni dai tempi del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, cioè da quasi sei lustri e mezzo, ma questa ostinata ostilità nei confronti del basket sinceramente non la capisco e mi fa venire i nervi. Di certo <strong>la palla nel</strong> <strong>cestino deve stare tremendamente sulle scatole al capo di quella redazione che va famosa per le sue fughe dalle notizie</strong> che sono ormai diventate una routine. Così come non è escluso che Dino Meneghin da ragazzo abbia anche dato una pacca sul sedere alla fidanzata di qualche illustre firma sportiva che gli sculettava intorno e gli faceva un sacco di moine: il becco l’ha visto e l’ha detto al direttore che se l’è legata al dito. O forse semplicemente ha stravinto <strong>nel giornale fondato da Eugenio Scalfari</strong> la corrente di pensiero di quei poveracci che già dal lontano 1982 sostenevano che valeva più un cross di Selvaggi, campione del mondo in Spagna senza aver mai giocato nemmeno un minuto secondo, o di Roccotelli, <strong>il pioniere della rabona nell’Ascoli</strong>, di cento ganci-cielo di un certo Kareem Abdul Jabbar da Los Angeles. Insomma non so proprio più cosa pensare che possa essere successo, fatto sta che pure oggi La Repubblica non si è smentita: ieri hanno vinto Milano e Siena nell’esordio di EuroLega, l’Armani Jeans addirittura di 15 punti a Mosca contro il Cska e il Montepaschi di 32 contro i campioni di Francia dello Cholet, la Gazzetta ha dedicato all’impresa di <strong>Pecherov e Mancinelli</strong> persino il secondo titolo in prima pagina più grosso dopo <strong>“Per fortuna (che) c’è</strong> <strong>Krasic”</strong> e Repubblica come se l’è cavata? Con tre righe di testo e un misero titolino ad una colonna nelle brevi dove lo stesso spazio è stato dedicato alla ginnastica: <strong>“A Rotterdam mondiali di ritmica</strong>: trionfo della Cina maschile nella prova a squadre senza gli azzurri”. E poi non ho ragione se mi cadono le braccia e non butto via furioso il giornale assieme al suo inserto del venerdì?</p>
<p><strong>Vergogna! Più vergognosi delle sette sorelle che vanno per la maggiore nel</strong> <strong>calcio del Belpaese che tra martedì e giovedì hanno raccolto in tutto cinque punti e una sola vittoria con</strong> <strong>l’Inter </strong>che di italiano non ha quasi nulla se non Santon entrato al 5’ del secondo tempo in sostituzione dell’infortunato Stankovic sul 4-0 dei nerazzurri contro il Tottenham che in dieci ha poi sfiorato il pareggio. Eppure illo tempore <strong>scrivevano di basket Manuela Audisio e Walter</strong> <strong>Fuochi</strong> che non erano affatto male. Anzi, sono due penne deliziose. Per non parlare di Emilio Marrese. Manuela almeno un paio di volte all’anno intervistava <strong>Valerio Bianchini</strong> accendendo polemiche infuocate soprattutto con Dan Peterson. Walterino non perdeva una partita della Virtus Bologna della quale era anche mite tifoso oltre che l’occhio dritto di Ettore Messina. Adesso il nulla, o quasi, sotto vuoto spinto. A parte un’estemporanea sortita di Fuochi solo qualche giorno fa per segnalare (giustamente) <strong>la figuraccia che ha fatto l’Italia</strong> nel rinunciare (“con vivo rammarico” del comitato promotore) alla candidatura per organizzare gli Europei di pallacanestro del 2013, ma anche per gettare discredito (per non dire altro fango) sul nostro basket che, a sentir lui, <strong>“non siamo più tanto capaci di giocare&#8221;.</strong> Magari in questo c’è anche del vero. Però stavolta mi spiace, ma gli è andata decisamente male o, meglio, ha sbagliato i tempi dell’uscita visto che anche <strong>Roma con tre (modesti) italiani ha debuttato mercoledì in Eurolega</strong> <strong>con una sonante vittoria</strong> (83-65) sui campioni di Germania. Evviva. Di più: a Mosca, come già sabato a Teramo, <strong>Stefano Mancinelli</strong> ha lanciato in orbita Milano con una serie di bombe e di canestri ad una mano, destra sinistra, che, se li avesse fatti Danilo Gallinari, apriti cielo: si sarebbe urlato alla Nba. E il mio <strong>Marco Carraretto</strong> è stato l’mvp di Peterson, anche meglio di McCalebb e Lavrinovic, quando è arrivato il momento che Siena finalmente si togliesse di torno lo Cholet e prendesse il volo.</p>
<p><strong>Cosa dovremmo dire allora del calcio italiano a cui la Gazzetta anche oggi</strong> <strong>ha dedicato venticinque pagine vedendo la figura che ha fatto</strong> <strong>il Palermo contro i parenti stretti di Gordon</strong>, Smodis e Siskaukas strapazzati come uova al tegamino da Pecherov e compagni longobardi? O la Sampdoria che è riuscita nella storica impresa di riuscire a perdere non so neanche dove contro dieci sconosciuti ucraini? Che non sappiamo più giocare a <strong>folber </strong>come avrebbe scritto Gianni Brera? E’ molto più probabile. O che dire, continuando a fare le pulci alla redazione sportiva del quotidiano più letto nel Belpaese, delle sette righe dedicate da Repubblica <strong>sempre tra le brevi</strong> al suo giornalista Eugenio Capodacqua, il terribile fustigatore del doping a due ruote e senza motore, che è diventato “campione italiano giornalisti di ciclismo nella categoria professionisti gentlemen, terzo assoluto,<strong> nella prova vinta da Calovi (?) a</strong> <strong>Cittiglio, provincia di Varese”.</strong> Scusate, ma dov’è la notizia? Se almeno il nostro Savonarola si fosse pure lui bombato, magari se ne sarebbe anche potuto parlare. Come dell’ex arbitro che sabato ha rubato la carta di credito all’arbitro Roberto Bagalini di Fermo nello spogliatoio prima di Crotone-Piacenza (0-1) di serie B. D’accordo, l’hanno presto arrestato e ovviamente subito rilasciato a piede libero, ma sempre dopo che aveva bruciato la Visa del povero collega acquistando abiti pregiati, profumi e balocchi. E non negando un bel pieno di benzina anche alla sua vecchia auto.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Wada a quel paese chi vuole dare una palla buona agli invidiosi di SuperSiena</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 10:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana. Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em>  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana.</strong></span> Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione dove <strong>Siena ha vinto il suo</strong> <strong>quarto scudetto consecutivo</strong>, quinto della storia, la scena madre degli inquisitori del doping, la fila di bambini per avere un autografo da Peterson, <strong>la muraglia del tifo verde così vivace rispetto a quella della Milano che per difendere Bucchi ha bisogno del suggeritore</strong>. Dicevamo dei catecumeni inviati da Roma, ma non dite che Petrucci lo ha fatto apposta perché quelli del doping annusano piscio ad ogni ora, senza bisogno di mandanti vendicativi, tipi che al cinema abbiamo visto nella trasposizione del Nome della Rosa, i feroci ricercatori di verità nel convento dove Umberto Eco ha raccontato la vita di ieri e anche di oggi. <strong>Erano rabbiosi ed insensibili perché pretendevano che i sorteggiati</strong> <strong>per le provette, cominciando da McIntyre il mago, rinunciassero ad andare sotto la curva dei tifosi per festeggiare lo</strong> <strong>scudetto </strong>perché loro avevano fretta di andarsene via da quella baraonda. Il medico di Siena che vedeva così agitato il più truce dei due, un tipo da <strong>Wada a quel paese</strong>, gli ha detto di fare rapporto spiegando bene che alla fine di una partita che dava il massimo trionfo sportivo nel campionato i giocatori preferivano abbracciarsi, festeggiare, saltare e ballare con tifosi, mogli, figli, piuttosto che seguire i<strong> Mabusen</strong> dell’antidoping. Quelli non sanno proprio cosa sia lo sport e la sua fatica, a loro piacciono le carni rosolate sul rogo e non è vero che lo fanno per la salute dei campioni, <strong>lo fanno per la paghetta</strong>, <strong>lo fanno perché non vedono l’ora di dare una</strong> <strong>palla buona agli invidiosi</strong>. Certo che i bari vanno smascherati, ma esistono anche tempi e maniere per farlo. Dicevamo del <strong>Peterson</strong> assalito per farsi firmare un autografo. <strong>Come mai?</strong> Già, bisognerebbe chiederlo a quelli che invece distribuivano <strong>volantini contro il Bucchi</strong> <strong>che si è riparato dietro il Forum dell’assurdo</strong> <strong>dicendo che era contestato perché non faceva giocare</strong> <strong>Becirovic</strong>. Noi ci saremmo fermati al gioco perché era quello a non dare mai emozioni.<span id="more-1853"></span> Lui come tanti altri discreti allenatori di scuola italiana, non certo il tipo di uomo che piace alla stessa piazza dove si ricordano gli allenatori personaggio non quelli abbastanza bravi. Crudeltà della nuova era per i circenses, non senso, dirà qualcuno, perché se non lasci crescere non avrai mai la pianta e i suoi frutti. Può essere, ma<strong> la storia</strong> <strong>va studiata anche da chi mette 18 milioni di euro, proprio come Siena, per arrivare a venti punti dai campioni sul campo e nella classifica</strong>. Epilogo al Forum portando ancora oltre <strong>9000 spettatori</strong>. Viene rabbia pensando che basterebbe davvero poco per averli sempre in tribuna, soprattutto adesso che con i ritardi per i lavori al <strong>PalaLido</strong> si scopre che non esiste un campo disponibile in città e, in caso di <strong>Forum</strong> occupato, si dovrà chiedere ospitalità a <strong>Desio o Monza.</strong></p>
<p><strong>Siena che ha vinto sa già come rinnovare e sa benissimo che se tiene Sato con Stonerook la sua pianta sarà ancora la più bella perché McIntyre</strong> <strong>era magico</strong>, ma lo ha capito lui stesso che sul palco per il premio al migliore voleva portarsi il <strong>Principe africano</strong> e anche <strong>Cespuglione </strong>che, ci hanno confermato, non sarà nell’elenco dei sedici che <strong>Pianigiani</strong> presenterà il 28 e il 29 a Monza come i prescelti per la sua prima avventura con la nazionale, una figlia che, metafora da filosofo di v<strong>erità bugiarde</strong>, ti dà gioia quando nasce, ma poi diventa un tormento perché nella stessa foresta federale ci sarà chi la porterà a bere troppo presto, chi cercherà di deviarla, per non parlare dei ragazzi che cercheranno di vestire i suoi colori. Su Milano il mistero della genialità di chi nelle sue cose vorrebbe fare tutto rischiando d’inciampare sulla coda. <strong>Da confermare sicuramente Maciulis, Rocca, Mordente e Mancinelli</strong>, <strong>da valutare meglio Petravicius</strong>, o almeno la sua schiena, per il resto andremmo a cercare un vero regista, un’ala forte da battaglia europea e non da battaglia alla neuro e se davvero si sta trattando per un talento come il giovane <strong>Nicolò Melli</strong> allora ci dovranno essere garanzie che potrà imparare perché non è pronto per il grande salto, perché ha bisogno di spazio e lezioni serie. Su <strong>Monroe</strong>, l’unico davvero interessante nella pesca finale, si potrebbe fare anche un discorso serio se il suo fisico darà garanzie, tanto per non cominciare <strong>con la scusa degli infortunati che intralcia quando si cerca la verità e Milano questa verità non l’ha mai</strong> <strong>cercata </strong>e forse non la cercherà neppure domani. Per adesso ci lasciamo, chiudiamo sul discorso scudetto e magari amplieremo quando ci sarà la lista degli azzurri dove, purtroppo, ci dicono, devono entrare i pochi che abbiamo, anche quelli che non fanno squadra, che sono impostori, tromboni e ignoranti come dicono oggi dei giocatori di calcio francesi quei cronisti che non li possono proprio sopportare. Anche se la pantera senese <strong>Cappelli</strong> ci aveva tirato nella trappola per odio verso <strong>l’Aquila</strong>, per una vendetta che non meritavamo. Anche se la colpa di quella previsione per un <strong>4-1</strong> finale con Milano vittoriosa in gara tre è tutta della nostra voglia di amarlo ancora il basket e quella smania ci ha fatto andare oltre la logica del <strong>meno 20</strong>, la logica dei grandi di <strong>Pianigiani</strong>, sperando che<strong> l’Armani</strong> trovasse Arianna prima del Minotauro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Special One, tacchi a spillo, il Livido Proli e quel pallone a forma di coglione&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 08:21:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                    di CLAUDIO PEA
Sono come il prezzemolo, confessa Mario Boni ai microfoni di Sky Sport 24, e per questo con me si può parlare di tutto. Sì, certo, anche di José Mourinho che da Madrid ci fa sapere all’ora di pranzo d’essere il più bravo allenatore al mondo. Probabilmente è anche vero, ma forse sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sono come il prezzemolo, confessa Mario Boni ai microfoni di Sky Sport 24, e per questo con me si può parlare di tutto. Sì, certo, anche di José Mourinho </span><span style="text-decoration: underline;">che da Madrid ci fa sapere all’ora di</span> <span style="text-decoration: underline;">pranzo</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>d’essere il più bravo allenatore al mondo</strong></span>. Probabilmente è anche vero, ma forse sarebbe il caso che lo lasciasse dire al resto del mondo. Lui invece ha appena affermato nella conferenza-stampa del <strong>Bernabeu</strong> che, se<strong> l’Inter</strong> ha potuto giocare con tre punte <strong>(Milito-Eto’o-Pandev)</strong> più <strong>Sneijder</strong> e ha vinto tutto, è perché aveva un grande allenatore in panchina. E non un pirla. Ora, come ha scritto <strong>Gianni Mura su Repubblica</strong>, lo Special One è pari in autostima solo al nostro Silvio: in effetti non basta il <strong>Giro d’Italia</strong> per contornare il perimetro del loro ego, ma la differenza tra i due personaggi è invero abissale. Mourinho è da oggi al Real e già ci manca come giustamente sostiene <strong>Mario Boni</strong> che è un interista suo genere, cioè simpatico e gradevole, al contrario di quasi tutti i suoi fratelli nerazzurri. <strong>Berlusconi</strong> è invece in politica da oltre sedici anni, ma se andasse in vacanza a <strong>Villa Grazioli in Sardegna</strong> e vi rimanesse per qualche lustro, giuro che io di lui non sentirei la mancanza nei secoli dei secoli. Amen. E comunque devono essere gli altri a stabilire se sei davvero tu il più bravo al mondo. Altrimenti non vale e fai come <strong>quelli del rugby</strong> che considerano il loro sport una spanna superiore a tutti gli altri. Non solo, pure s’arrabbiano se non la pensi come loro. E dunque, siccome sono un attaccabrighe o, se preferite, un guerrafondaio, li faccio subito imbufalire sostenendo che in uno sport di squadra che si rispetti la palla è quanto meno rotonda e non sicuramente bislunga, cioè <strong>somigliante più a un coglione che a una pera</strong>. O mi sbaglio?<span id="more-1801"></span></p>
<p><strong>Anch’io vado matto per la palla nel cestino, però non mi sentirete mai dire, come ripete ogni due per tre Flavio Tranquillo, che il basket è sicuramente la cosa più bella</strong> che è stata inventata dopo <strong>Adamo e Eva</strong> dal Padreterno col quale per la verità <strong>Cicciobello </strong>ha un rapporto molto stretto e direi quasi fraterno. Personalmente preferisco le donne, meglio se coi <strong>tacchi a spillo</strong> e appassionate di<strong> golf</strong>, così non rompono se ti perdi dietro a una pallina butterata e a diciotto piccolissime buche, e comunque magari in <strong>Australia e Nuova Zelanda</strong> è un’altra cosa, come in <strong>Francia</strong> <strong>o in Gran Bretagna</strong>, ma nel Belpaese il rugby è proprio sottostimato se per la finale-scudetto di sabato a <strong>Padova</strong>, cioè in una delle culle venete della palla ovale,<strong> il Gazzettino</strong> ha parlato di flop organizzativo e di minimo storico di spettatori (poco più di quattromila) quando ieri per <strong>Padova-Brescia di serie B</strong> di calcio ne sono stati contati almeno tre volte e mezzo tanti. In più leggo che ai giornalisti al seguito è stata staccata la corrente mentre ancora stavano scrivendo al computer poche righe di una partita tra <strong>Treviso e Calvisano</strong> con <strong>una sola meta</strong> in tutto, però trasformata. E allora sapete che vi dico? Tenetevi pur stretta la vostra collezione di cucchiai di legno (e non d’argento) del <strong>Sei Nazioni</strong>, ma per favore smettetela almeno di dire che siete i numeri uno al mondo. Coi suoi guai e i quattro gatti al <strong>Forum, i Sabatini e i Frates, i Vitali e gli altri Alvaro</strong> <strong>azzurri, il Livi(d)o Proli o l’Atripaldi intrippato</strong>, il nostro basket non è comunque tanto peggio del vostro grande rugby. Così come <strong>Fabio Capello o Carletto Ancelotti</strong> non sono in fondo molto peggio del mitico Mourinho. O <strong>Simone Pianigiani dell’intoccabile Mike D’Antoni</strong> che a <strong>New York</strong> teneva in naftalina il Nano <strong>Robinson</strong> che invece da giovedì si giocherà l’anello <strong>Nba</strong> (al dito) coi <strong>Celtics contro i Lakers.</strong> O mi sbaglio?</p>
<p><strong>Tiferò Boston: mi pare ovvio. A patto che Doc Rivers non dichiari: sono il più bravo allenatore al mondo. Magari lo è come da quattro anni il Montepaschi in Italia</strong>, ma avete mai sentito <strong>Ferdinando</strong> <strong>Minucci</strong> sbandierarlo ai quattro venti? Non mi risulta. Così come non mi ricordo che si sia a muso duro mai lamentato di un arbitraggio del nostro convento. Quanto a <strong>Claudio Sabatini</strong>, rovesciatemi pure addosso il peggio del peggio, ma a me non dispiace sempre il suo modo di fare spesso strafottente e provocatorio. <strong>Alla Mourinho</strong>. Perché tutto sommato non è poi sistematicamente dalla parte del torto. Come quando ha accusato i dirigenti canturini d’essere stato costretto a vedere l’eliminazione dai<strong> playoff</strong> della sua <strong>Virtus </strong>protetto da dieci guardie del corpo in un <strong>Pianella </strong>esagitato e li ha minacciati di provare ad ingaggiare dopo il primo luglio i pezzi migliori raccolti con tanto amore da <strong>Brunetto Arrigoni</strong>. Ebbene, se lo farà, e cioè se porterà sul serio a Bologna<strong> Markoishvili-Micov</strong>-<strong>e-Leunen</strong>, oltre a mettere insieme un’ottima squadra, sarà davvero un grande. O mi sbaglio? E lo diremo noi, non lui. Oggi  intanto cominciano le semifinali dei playoff partendo da<strong> Siena-Cantù</strong>, ma ora per favore non chiedetemi un pronostico: lo sapete benissimo chi tra le due andrà in finale. Piuttosto dico di cuore, più che di testa: <strong>Pepsi 3-2 sull’Armani</strong>. E, già che ci sono, concludendo vi confesso che terrò d’occhio anche <strong>l’Andrea Trichieri</strong> come mi ha consigliato di fare un aficionado senese. A pelle l’erede (nel suo piccolo) del <strong>Vate Bianchini</strong> mi fa tenerezza e quindi non credo che ci sia <strong>più spocchia che sostanza</strong> nella sua pallacanestro. Ovvero più fumo che arrosto. Ma se trovassi tra i suoi pannolini davvero più boria che talco, tranquillo: non esiterei a chiamarlo <strong>Boriatalco</strong>. Senza offesa. E amici come prima. Più di prima.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=	" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Non voglio più leggere ancora certe cose</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 17:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/29048029@N04/3112874116/"><span class="flickr-image"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3178/3112874116_72955aeacd.jpg?v=0" alt="" width="219" height="191" /></span></a> <strong><em>di FRANCESCO SARTI </em></strong></p>
<p><strong>Ci sono cose che non voglio leggere</strong>. Per esempio, non voglio leggere che all&#8217;indomani dell&#8217;acquisto di <strong>Poulsen,</strong> un giocatore che passa la palla solo in orizzontale,<strong> il presidente della Juve</strong> ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l&#8217;altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando <strong>Camoranesi e Nedved</strong> titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che <strong>Nesta</strong>, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che <strong>Gallinari</strong> si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di <strong>Bargnani, Belinelli e Hackett</strong> prima che abbiano buttato fuori dagli Europei <strong>la Francia</strong>, quella di <strong>Tony Parker e Boris Diaw</strong>. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi <strong>Turiaf </strong>con un canestro di tabella all&#8217;ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà <strong>Franco Lauro,</strong> con le sue difese a presepe e i movimenti &#8220;in da peint&#8221;, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà <strong>Gianni Decleva</strong>, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un&#8217;utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket <strong>trasmessa dalla Rai</strong>. D&#8217;altra parte, non vorrei mai leggere che <strong>Sky</strong>, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere <strong>Alessandro Mamoli</strong> gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a <strong>Flavio Tranquillo</strong>, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. <strong>Non voglio più leggere</strong> che una bandiera come <strong>Javier Zanetti</strong> pensa sul serio che <strong>l&#8217;Inter</strong>, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il <strong>Grande Torino</strong>. O che <strong>sulla collina di Superga</strong> hanno contestato <strong>Rosina </strong>durante la commemorazione dei sessant&#8217;anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi.<span id="more-949"></span></p>
<p>Non voglio leggere quanti nomi saranno saltati fuori dalla Procura di <strong>Reggio Calabria </strong>nell&#8217;indagine sui fischietti truccati. E che pure nel basket esistono i sistemi, le cupole e le triadi. Non voglio leggere di <strong>Cannavaro</strong>, che si può ingaggiare in un taxi, promettendogli perfino un futuro da dirigente, anche se è scappato quando la nave stava affondando, come i topi. Non voglio leggere di focacce al formaggio, di <strong>Lippi a pranzo con Blanc</strong>, di ingranaggi di spogliatoio che s&#8217;incrinano, senza che i diretti interessati giurino che hanno parlato solo di <strong>Amauri.</strong> Non voglio leggere che <strong>Dunga </strong>lo snobba, se poi al suo posto, come attaccante di peso, deve arrivare <strong>Ronaldo.</strong> O che non ha cambiato stilista, perché le sue camicie sono troppo brutte per essere vere. Non voglio leggere che, nonostante lo stile, <strong>Armani </strong>non farà la storia della pallacanestro a <strong>Milano</strong>. Che <strong>Siena</strong> continuerà a vincere, e noi a chiederci come sarebbe da un&#8217;altra parte <strong>Pianigiani</strong>. Non voglio leggere che <strong>Messina andrà ai Raptors</strong>, semplicemente perché è da anni che lo leggo. Che ce lo mandino. E già che ci sono, ci facciano pure il favore di vendere <strong>Chris Bosh</strong> per una guardia, così da mettere il Mago con le spalle al muro, e far nascere, forse, una stella. Non voglio leggere di stelle prima del tempo, come i vari <strong>Santon e Balotelli</strong>. Lasciate che lo diventino, altrimenti poi si scopre che erano morte, da tanti anni, come <strong>Adriano.</strong> Non voglio leggere sugli stessi giornali, a seconda dei giorni, ironie o rispetto sulla depressione di un uomo.</p>
<p><strong>Non voglio leggere, ancora, di doping</strong>. Di <strong>Rebellin</strong> che è andato sul podio olimpico parlando di vittoria del ciclismo pulito, e adesso, a 37 anni, è guardato con incredulità. Non voglio leggere che ci si continua a sorprendere. Che ci si indigna per il razzismo, ma non per gli auguri di morte al giocatore per terra. Che ci si può ancora rassicurare del fatto che gli insulti non c&#8217;entrano con il colore, ma con l&#8217;ignoranza. Che non sarebbe ignoranza, ma gioventù allegra, l&#8217;atteggiamento di chi scalcia il proprio avversario e gli ride dietro. Non voglio leggere che <strong>a Firenze</strong> abbattono le barriere allo stadio, mentre ad <strong>Arezzo</strong> si giudica del tifoso ucciso all&#8217;autogrill. Mi fa ridere.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Quel calcio che se ne frega delle tragedie</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[            di FRANCESCO SARTI   
Una volta ci si raccoglieva meglio. Non c&#8217;era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/calciobetter/3434303814/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" title="minuto di silenzio" src="http://farm4.static.flickr.com/3555/3434303814_f8854955b7.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span>            <strong><em>di FRANCESCO SARTI   </em></strong></p>
<p><strong>Una volta ci si raccoglieva meglio</strong>. Non c&#8217;era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi no. Oggi lo spettacolo ha i suoi rituali. Ed esige partecipazione simbolica, innanzitutto. Pazienza se <strong>il minuto di silenzio</strong> dura in realtà venti o trenta secondi, per poi sciogliersi in un non richiesto applauso, come se si avesse paura di tutta quella quiete, di tutta quella gente immobile. Ciò che conta è il gesto. Così, anche sabato di Passione, abbiamo avuto la nostra razione d&#8217;appelli alla moderazione e al fair play. Come se la lealtà nello sport si misurasse dall&#8217;incombenza del lutto o la sensibilità dall&#8217;episodio di cronaca. Fu lo stesso per <strong>i tifosi</strong> <strong>ammazzati</strong>, che da corpo sacrificale avrebbero dovuto svelenire gli animi, indurre i polemisti alla concordia. È tutta una burla, ovviamente. Chè, se davvero si volesse rispettare il dolore, non si dovrebbe giocare nemmeno. <strong>Lasciare i circenses all&#8217;oblio</strong>, anziché infarcirli, come ogni settimana, di paillettes. <span id="more-884"></span>Ma si è giocato, infine. E a monito ulteriore della serietà dell&#8217;invito, ci hanno pensato i protagonisti del campionato ad andare sopra le righe: cinque espulsi nel <strong>derby di Roma</strong>, <strong>Ancelotti e Spalletti</strong> (in genere non avvezzi alle risse da bar) cacciati via, <strong>Felipe Melo</strong> che fa a pugni con <strong>Lopez</strong> (Cagliari) nel tunnel poco dopo il terzo tempo. Che, detto per inciso, sarebbe pure una bella invenzione, se il calcio fosse un lago placido come la pallavolo e il rugby. Cinque giornate di squalifica, il minimo della pena, per Lopez e Felipe Melo, tre per <strong>Mexes e Matuzalem</strong> e via dicendo. La realtà è che non ce ne frega nulla delle tragedie collettive. Quando stanno ancora cadendo i calcinacci dai paesi sepolti, siamo già tutti presi da <strong>Juve-Inter,</strong> rammaricati che ci siano dieci punti di distacco, che la sfida possa diventare un sonnacchioso saluto alla stagione del pallone. Niente di strano, perché forse non è neppure giusto trasformare a tutti i costi il divertimento in riflessione e proibire lo svago di fronte alla morte. Dopotutto, anche <strong>Chaplin </strong>s&#8217;interrogava sull&#8217;opportunità di girare<strong> &#8220;Il grande dittatore&#8221;</strong> senza sapere degli orrori nei campi di concentramento. Per fortuna non l&#8217;ha saputo. E per fortuna si continua a giocare. Non già perché, banalmente, the show must go on, ma perché il ricordo non ha bisogno di tribune, né lo strazio di stadi. Chiedere al calcio di essere più bello, quando la sua cultura è ancora quella dei simulatori, delle proteste furiose dopo un fuorigioco, delle<strong> moviole da</strong> <strong>polizia segreta</strong> nel dopogara, è fuori luogo prima che ipocrita. Bastava il lutto al braccio, o al limite, come ha fatto <strong>Mourinho</strong>, una cravatta nera sul gessato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=t" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Oggi niente golf, poi domani si vedrà&#8230; E intanto parliamo dei festini di Adriano</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 17:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a title="adriano" href="http://www.flickr.com/photos/nikefutebol/2494925396/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3100/2494925396_847bf6e1c3.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span>Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall&#8217;ora legale, non potete giocare a golf. E&#8217; brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un&#8217;occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di <a href="http://venicegolfexperience.net/atuttogolf/">www.atuttogolf.com </a>e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno.  Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il <strong>Gran Premio di Melbourne</strong> in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d&#8217;estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un&#8217;oretta, e quindi non avevo alcun motivo d&#8217;essere d&#8217;umore nero. Tanto più che domani potrei  giocare a <strong>Udine</strong>, martedì a <strong>Trieste</strong> e mercoledì a <strong>Grado </strong>nel prestigioso <strong>Cinque Nazioni della Logos</strong>. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la <strong>Gazzetta</strong>, così sensibile a sentire il parere di <strong>Rocco Siffredi</strong>, definito tifoso hot di motocross, e a tirare le orecchie al povero <strong>Santacroce</strong>: &#8220;Ci ricasca, ritirata la patente&#8221;, solo perchè, sottoposto al test dell&#8217;etilometro, è risultato che il difensore del <strong>Napoli</strong> aveva sì e no bevuto un bicchierino in più assieme alla fidanzata, la showgirl <strong>Barbara Petrillo</strong>. La Gazzetta ha invece &#8211; dicevo &#8211; completamente ignorato la notizia di <strong>Adriano</strong>, riportata con grande evidenza da <strong>Repubblica</strong>, che mi sembrava in verità degna d&#8217;essere ripresa persino in prima pagina. Ma si sa: la Gazzetta più che rosa è da qualche anno faziosamente nerazzurra. Come il suo direttore <strong>Claudio Verdelli </strong>e più della metà della sua redazione di calcio. Rocco Siffredi dichiara: &#8220;Mi piacciono tre cose: la famiglia, il cross e la &#8230;&#8221;. Ma va? Non lo si era capito. Santacroce  ha superato di 0,26 g/l il limite (0,50) consentito dalla legge e gli si dà quasi dell&#8217;ubriacone molesto. E Adriano niente? Adriano del quale <strong>Patricia Aranjo</strong>, noto travestito di <strong>Rio</strong> <strong>de Janiero</strong>, lascia capire d&#8217;essere il suo nuovo fidanzato. Nè una parola del festino che il giocatore dell&#8217;Inter ha organizzato a<strong> Barra de Tijuca</strong> lunedì notte (sino alle 5 del mattino) prima del ritiro della nazionale brasiliana per la partita odierna con l<strong>&#8216;Ecuador</strong>. Un party al quale sono state &#8220;chiamate prostitute della casa d&#8217;appuntamenti Centauras e diversi travestiti&#8221;. Dove si è fatto molto sesso orgiastico.  A casa d&#8217;Adriano: non so se l&#8217;avevate capito&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>A metà strada tra pedate e pagliacci</title>
		<link>http://venicegolfexperience.net/claudiopea/2009/03/05/basta-coi-pagliacci-ma-anche-coi-piagnoni/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 16:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calci e veleni]]></category>
		<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[Di tutto un po&#8217;. Cominciando dalla nota (mattiniera) di Lorenzaccio Sani: &#8220;Cari amici e fratelli di sventura, mi sa tanto che si è mosso prima Berlusconi di Franceschini&#8220;. Non lo escluderei a priori. Mourinho può piacere o non piacere: di sicuro è un genio. Mourinho può essere un bravo o un cattivo allenatore di calcio: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/21065699@N06/2048005498/"><span class="flickr-image"><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2101/2048005498_41f8771c8e.jpg?v=0" alt="" width="245" height="162" /></strong></span></a><span class="flickr-image">Di tutto un po&#8217;. Cominciando dalla nota (mattiniera) di <strong>Lorenzaccio Sani</strong>: &#8220;Cari amici e fratelli di sventura, mi sa tanto che si è mosso prima <strong>Berlusconi</strong> di <strong>Franceschini</strong>&#8220;. Non lo escluderei a priori. <strong>Mourinho </strong>può piacere o non piacere: di sicuro è un genio. Mourinho può essere un bravo o un cattivo allenatore di calcio: di certo è una persona intelligente che parla (da pochi mesi) l&#8217;italiano meglio del 51 per cento dei giornalisti sportivi della <strong>Rai-radiotelevisione-italiana</strong>. Soprattutto non dice mai nulla di scontato. Stuzzica e si diverte. La sua strizzatina d&#8217;occhio ieri sera al monello Cassano (nella foto) è stato uno spettacolo. Magari ci fosse un leader come lui al vertice del Pd. Non è solo una provocazione. Ma Franceschini non sa ridere. Come <strong>D&#8217;Alema e Fassino</strong>: è triste. D&#8217;accordo, c&#8217;è poco da ridere di questi tempi. Ma non si può nemmeno sempre piangere. Alla fin fine, anche se dici cose vere, stufi. E annoi più dei pagliacci in doppio petto che sono al potere. Sino a qualche mese fa <strong>Antonio Cassano</strong> dava ai nervi. Dicevano di lui: un talento buttato in pasto ai porci. Adesso piace. E non sarebbe male se lo prendesse la <strong>Juve</strong>. Dicono: non è nella tradizione della <strong>Real Casa Agnelli</strong> avere un giocatore così. Perchè <strong>Sivori, il grande Omar</strong>, era forse uno stinco di santo? O il <strong>Barone Causio</strong> prima che <strong>Boniperti </strong>gli mettesse la testa a posto? A volte un po&#8217; di trasgressione non fa male. Anzi. E&#8217; il pepe della vita. Finirà invece che lo prenderà Berlusconi. Al posto di <strong>Kakà</strong> che si è già promesso al <strong>Real Madrid</strong>. A meno che non lo voglia Mourinho. Cassano e <strong>Balotelli</strong> alla corte di Josè Mario Dos Santos Felix: sarebbe sin troppo divertente. Così come non sarebbe male se ai nerazzurri capitasse quello che successe nel 1967 all&#8217;<strong>Inter</strong> del Mago <strong>Herrera</strong> che in pochi giorni perse la finale di Coppa Campioni con il <strong>Celtic</strong>, la Coppa Italia (eliminata in semifinale) e lo scudetto all&#8217;ultima di campionato in quel di Mantova a vantaggio della Juve di Heriberto Herrera (HH2), Anzolin-Gori-Leoncini, Bercellino-Castano-Salvadore, Favalli-Del Sol-Depaoli-Cinesinho-Menichelli. Tra parentesi <strong>Zigoni </strong>che neanche lui, se non sbaglio, era farina da far ostie. A proposito, Lorenzo Sani va via come il pane. Non ne avevo dubbi. <strong>Morstuavitapea </strong>con lui ha fatto un bel salto in lungo. Alla Beamon. Adesso voglio catturare anche <strong>Mario Boni e Piero Mei</strong>. Altri due fuoriclasse. E all&#8217;Orso Eleni, nel giorno del suo compleanno, auguri!, ho chiesto che per favore mi contatti il preziosissimo <strong>Piero Parisini</strong>. Sembreremo (un po&#8217;) combattenti e reduci, come mi ha scritto Piero Mei su Facebook. Già. Ma anche mai domi e sazi. Due cose ancora di basket. Anzi, di pallacanestro. E poi mi vado a vedere l&#8217;Armani che perderà ad Atene e Siena che batterà il Cibona. Ieri sera, nell&#8217;intervallo di Samp-Inter, mi è caduto l&#8217;occhio in tv sul derby tra l&#8217;Umana <strong>Venezia</strong> e la Famila <strong>Schio,</strong> appaiate al secondo posto in classifica di A1. Ebbene nel secondo quarto la <strong>Reyer</strong> è stata capace di mettere insieme la miseria di quattro punti. E nel terzo? Appena sette. Solo undici punti in venti minuti. <strong>Laurito </strong>ha commentato: &#8220;Una grande difesa di Schio&#8221;. E chi lo può negare? Peccato non abbia però aggiunto com&#8217;era l&#8217;attacco di Venezia. Ve lo dico io: una cacchetta. E comunque non venitemi più a chiedere perchè chiamo pallacanestro quella che giocano le donne. Semplicemente perchè il basket è tutta un&#8217;altra roba. Buona o cattiva. Non è questo il punto: vero Piero?</span></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Mourinho alla guida del Pd? Parliamone&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 17:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzosani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di LORENZO SANI 
Non m&#8217;intendo di calcio, non m&#8217;intendo di politica e di tante altre cose. Ma una cosa da un po&#8217; di tempo mi frullava in testa e quella cosa ora è finalmente chiara. Il Pd deve arruolare immediatamente il signor Josè Mourinho. Deve farlo in fretta, prima che se ne accorga Berlusconi. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di LORENZO SANI </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non m&#8217;intendo di calcio, non m&#8217;intendo di politica e di tante altre cose. Ma una cosa da un po&#8217; di tempo mi frullava in testa e quella cosa ora è finalmente chiara. Il Pd deve arruolare immediatamente il signor <strong>Josè Mourinho</strong>. Deve farlo in fretta, prima che se ne accorga Berlusconi. Questo è un appello serio. Mourinho è l&#8217;unica possibilità di salvezza per il <strong>Pd.</strong><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-611" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="mourinho" src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/files/2009/03/mourinho.jpeg" alt="mourinho" width="123" height="128" />Quanto meno di giocarsi la partita. Ha le carte in regola, è un&#8217;occasione irripetibile. Se scendiamo nei dettagli, poi, sicuramente <strong>Mourinho</strong> è cattolico. E&#8217; anche di sinistra? Se lo è <strong>Soru</strong> di sinistra, può esserlo tranquillamente pure Mourinho. A <strong>Mourinho </strong>piacciono le sfide, ci arriva armato di genio e non tira indietro la gamba. <strong>Mourinho </strong>è antipatico, dicono. Adesso dispiace insistere perché sembra di avercela con lui, ma è forse simpatico Soru? A me non piace prostituzione intellettuale, torno a conferenza stampa medievale, ha detto il signor <strong>Mourinho</strong>. Ritagliamo questa frase e appiccichiamola a caso in mezzo a qualsiasi altra pagina di giornale, in quella della politica, in quella dell&#8217;economia, o dove vi pare. C&#8217;è uno che parli così? Cosa succederebbe nelle pagine di politica, di economia, nel dibattito sull&#8217;etica o di quello che vi pare se uno parlasse agli altri così, come nella favola del re nudo. Meraviglioso. Ecco cosa sarebbe.<br />
Peccato che appartenga solo al calcio un testa così. Chi ama e frequenta gli altri sport, quelli schiacciati dalla pietra tombale del pallone, uomini del genere ha avuto la fortuna di incontrarli, nel rugby, nel basket, nella pallavolo, nella pallanuoto. Conosco poco pallamano e baseball, ma sicuramente ci saranno anche lì. Non spesso, ma ci sono. E sono un privilegio per pochi. Bisogna andarli a cercare. Mourino invece ti entra in casa e c&#8217;è una bella differenza. Personaggio mediatico, dicono. E che significa, se te lo dicono dalla tivù. E&#8217; un&#8217;offesa, un complimento, un luogo comune, prostituzione intellettuale? Boh. Il Partito Democratico si sta sgonfiando come la pancia di <strong>Gascoigne</strong>, solo che Gazza guarisce, se continua a rigare dritto. Per ribaltare i sondaggi di <strong>Mannheimer </strong>non basta l&#8217;esorcista.<br />
Come sarebbe un faccia a faccia in tivù <strong>Mourinho-Berlusconi</strong>? Proviamo a immaginarlo<span id="more-609"></span> ad occhi chiusi. Magari dopo un ottavo di finale <strong>Mourinho-Schifani </strong>vinto a mani basse, un quarto dominato contro <strong>Bondi</strong>, vittoria in casa e pareggio ricco di gol fuori, perché in testa aveva già la semifinale con <strong>Fini </strong>e non riusciva più a tenere fermo <strong>Balotelli</strong> che scalpitava in panchina. Dico sul serio, non sto scherzando. Qualcuno dirà che da uno scontro all&#8217;ultimo voto <strong>Mourinho-Berlusconi</strong> potrebbe uscire tanto lavoro per i comici, peraltro una delle poche categorie produttive che in tempi di recessione continua ad assumere, mentre gli altri tagliano. Sarcasmo medievale. E&#8217; vero, ma il mondo gira così: piove sempre sul bagnato. <strong>Franceschini </strong>ha fatto appello al gioco di squadra. Perfetto, si accomodi. C&#8217;è l&#8217;allenatore. Il calcio che non si è scosso dopo quello che gli è capitato negli ultimi anni si è visto ribaltare il tavolo in cinque minuti da un signore in tuta e con lo strano accento di un altro pianeta. Ha ragione <strong>Mourinho</strong>? Onestamente non saprei. Non mi intendo di calcio. Ma <strong>Mourinho</strong> fa opposizione, una bella opposizione, dice qualcosa. Non insulta, dice cose che fanno pensare, o che magari aiutano soltanto a pensare, se uno proprio non è de coccio, cose che gli altri non dicono, perché gli altri dicono tutti la stessa cosa. Lui, il signor <strong>Mourinho</strong> dice qualcosa di diverso. Una verità che si è sentita poco in giro, forse perché l&#8217;attenzione generale era troppo impegnata a stroncare Balotelli: è una testa calda, deve imparare a moderare gli eccessi, impari l&#8217;educazione e cose del genere. Poi vai a scoprire che chi glielo diceva aveva un figlio o il cognato in curva a San Siro che gli urlava &#8220;Negro di merda&#8221;.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=a" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Come si fa? Chiedetelo per favore a Eze</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 16:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calci e veleni]]></category>
		<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>

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		<description><![CDATA[Aspettando la finale di Casalecchio, un caro addio a Candido Cannavò. Anch&#8217;io qualche volta l&#8217;ho fatto arrabbiare. Specie al Giro d&#8217;Italia quando lo chiamavo affettuosamente Stracandido Ciapanò perchè non c&#8217;era verso che ne azzeccasse mai una di giusta. Sbagliò con Marco Pantani, per esempio, ma in fondo era un uomo buono e un ottimo direttore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.basketground.it/public/images/pagine/10282/Ezeesulta4006001161534885427.jpg" alt="" width="160" height="184" /></strong>Aspettando la finale di Casalecchio, un caro addio a <strong>Candido Cannavò.</strong> Anch&#8217;io qualche volta l&#8217;ho fatto arrabbiare. Specie al Giro d&#8217;Italia quando lo chiamavo affettuosamente Stracandido Ciapanò perchè non c&#8217;era verso che ne azzeccasse mai una di giusta. Sbagliò con <strong>Marco Pantani</strong>, per esempio, ma in fondo era un uomo buono e un ottimo direttore, almeno a sentire quelli che hanno lavorato al suo fianco negli anni d&#8217;oro della Gazzetta.  Non andavo matto per la sua prosa zuccherina, talvolta melensa, ma Cannnavò preferiva circondarsi d&#8217;amici, ed avere il loro consenso, piuttosto che sfidare a duello i suoi (rari) detrattori. Non più tardi di giovedì,  cioè poche ore prima che un&#8217;emorragia cerebrale gli togliesse la vita,  mi era  capitato di leggere la sua rubrica &#8220;Fatemi capire&#8221; nella quale arrivava a dare del bravo persino a Preziosi. Sì, avete capito bene: proprio a <strong>Enrico Preziosi</strong>, presidente del Genoa. Fatemi capire: stavolta l&#8217;ho detto io. Salvo poi subito pentirmene. Riposa comunque in pace, StraCandido. E da lassù parla bene anche di me. Almeno tu. Credo di averne sul serio bisogno&#8230; Da<strong> The Big Kahuna </strong>un buon consiglio: &#8220;Ricorda i complimenti che ricevi, scorda gli insulti. E se veramente ci riesci, dimmi come si fa&#8221;. Già, come si fa? Se per esempio, a partita finita, e pure persa, qualcuno ti  spintona alle spalle, come ci  fa a non reagire a quella vigliaccata?  E&#8217; successo sabato, al termine della  semifinale tra Siena e Treviso: <strong>Benjamin Eze</strong> che spintona <strong>Matteo Soragna</strong>, il vincitore che infierisce sul vinto, ed è quasi boxe.  Oggi il fortissimo pivot nigeriano, poco amato da <strong>Carletto Recalcati,</strong> non giocherà contro la <strong>Virtus di Bologna</strong> perchè (giustamente) appiedato dal giudice sportivo. E così il Montepaschi rischia anche stavolta di tornare nella città del Palio senza la Coppa Italia. Nonostante la squadra del Simon Mago <strong>Pianigiani</strong> abbia <strong>Mc Intyre e Stonerook </strong>che sono una coppia davvero speciale.  Nonostante <strong>Siena </strong>sia molto più forte della <strong>Fortezza</strong> di <strong>Boniciolli e Zorzi </strong>che però, sotto canestro, ha <strong>Ford e Terry </strong>che non dovranno fare i conti con Eze. Dite niente? Sì, dico che Eze non doveva farlo. Qualsiasi sia la (sua) ragione. Anche se ci fosse stata della vecchia o fresca ruggine con l&#8217;angioletto Soragna. E qui avrei qualcosa da dire anche su certi arbitri che la vogliono fare da padroni persino con <strong>Dino Meneghin</strong>. Cominciando da <strong>Facchini</strong> e continuando con <strong>La Monica</strong>. Ma a loro ci penserà domani l&#8217;Orso Eleni. Non ne ho dubbi. E saranno dolori<strong>. Errata corrige</strong>. Eze, perdonato dopo il ricorso del Montepaschi, è sul parquet. Bello e pimpante. Giusto o no? Penso proprio di no. Anche se la finale di Coppa Italia sarà senz&#8217;altro più equilibrata. Ma non cancello un bel niente. La forza di un blog è anche questa: scrivere quello che ti passa per la testa in quel momento. Senza dover cambiare le carte in tavola&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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