Ci sono cose che non voglio leggere. Per esempio, non voglio leggere che all’indomani dell’acquisto di Poulsen, un giocatore che passa la palla solo in orizzontale, il presidente della Juve ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l’altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando Camoranesi e Nedved titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che Nesta, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che Gallinari si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di Bargnani, Belinelli e Hackett prima che abbiano buttato fuori dagli Europei la Francia, quella di Tony Parker e Boris Diaw. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi Turiaf con un canestro di tabella all’ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà Franco Lauro, con le sue difese a presepe e i movimenti “in da peint”, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà Gianni Decleva, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un’utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket trasmessa dalla Rai. D’altra parte, non vorrei mai leggere che Sky, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere Alessandro Mamoli gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a Flavio Tranquillo, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. Non voglio più leggere che una bandiera come Javier Zanetti pensa sul serio che l’Inter, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il Grande Torino. O che sulla collina di Superga hanno contestato Rosina durante la commemorazione dei sessant’anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi. Read The Full Story…
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Quanto meno di giocarsi la partita. Ha le carte in regola, è un’occasione irripetibile. Se scendiamo nei dettagli, poi, sicuramente Mourinho è cattolico. E’ anche di sinistra? Se lo è Soru di sinistra, può esserlo tranquillamente pure Mourinho. A Mourinho piacciono le sfide, ci arriva armato di genio e non tira indietro la gamba. Mourinho è antipatico, dicono. Adesso dispiace insistere perché sembra di avercela con lui, ma è forse simpatico Soru? A me non piace prostituzione intellettuale, torno a conferenza stampa medievale, ha detto il signor Mourinho. Ritagliamo questa frase e appiccichiamola a caso in mezzo a qualsiasi altra pagina di giornale, in quella della politica, in quella dell’economia, o dove vi pare. C’è uno che parli così? Cosa succederebbe nelle pagine di politica, di economia, nel dibattito sull’etica o di quello che vi pare se uno parlasse agli altri così, come nella favola del re nudo. Meraviglioso. Ecco cosa sarebbe.
Aspettando la finale di Casalecchio, un caro addio a Candido Cannavò. Anch’io qualche volta l’ho fatto arrabbiare. Specie al Giro d’Italia quando lo chiamavo affettuosamente Stracandido Ciapanò perchè non c’era verso che ne azzeccasse mai una di giusta. Sbagliò con Marco Pantani, per esempio, ma in fondo era un uomo buono e un ottimo direttore, almeno a sentire quelli che hanno lavorato al suo fianco negli anni d’oro della Gazzetta. Non andavo matto per la sua prosa zuccherina, talvolta melensa, ma Cannnavò preferiva circondarsi d’amici, ed avere il loro consenso, piuttosto che sfidare a duello i suoi (rari) detrattori. Non più tardi di giovedì, cioè poche ore prima che un’emorragia cerebrale gli togliesse la vita, mi era capitato di leggere la sua rubrica “Fatemi capire” nella quale arrivava a dare del bravo persino a Preziosi. Sì, avete capito bene: proprio a Enrico Preziosi, presidente del Genoa. Fatemi capire: stavolta l’ho detto io. Salvo poi subito pentirmene. Riposa comunque in pace, StraCandido. E da lassù parla bene anche di me. Almeno tu. Credo di averne sul serio bisogno… Da The Big Kahuna un buon consiglio: “Ricorda i complimenti che ricevi, scorda gli insulti. E se veramente ci riesci, dimmi come si fa”. Già, come si fa? Se per esempio, a partita finita, e pure persa, qualcuno ti spintona alle spalle, come ci fa a non reagire a quella vigliaccata? E’ successo sabato, al termine della semifinale tra Siena e Treviso: Benjamin Eze che spintona Matteo Soragna, il vincitore che infierisce sul vinto, ed è quasi boxe. Oggi il fortissimo pivot nigeriano, poco amato da Carletto Recalcati, non giocherà contro la Virtus di Bologna perchè (giustamente) appiedato dal giudice sportivo. E così il Montepaschi rischia anche stavolta di tornare nella città del Palio senza la Coppa Italia. Nonostante la squadra del Simon Mago Pianigiani abbia Mc Intyre e Stonerook che sono una coppia davvero speciale. Nonostante Siena sia molto più forte della Fortezza di Boniciolli e Zorzi che però, sotto canestro, ha Ford e Terry che non dovranno fare i conti con Eze. Dite niente? Sì, dico che Eze non doveva farlo. Qualsiasi sia la (sua) ragione. Anche se ci fosse stata della vecchia o fresca ruggine con l’angioletto Soragna. E qui avrei qualcosa da dire anche su certi arbitri che la vogliono fare da padroni persino con Dino Meneghin. Cominciando da Facchini e continuando con La Monica. Ma a loro ci penserà domani l’Orso Eleni. Non ne ho dubbi. E saranno dolori. Errata corrige. Eze, perdonato dopo il ricorso del Montepaschi, è sul parquet. Bello e pimpante. Giusto o no? Penso proprio di no. Anche se la finale di Coppa Italia sarà senz’altro più equilibrata. Ma non cancello un bel niente. La forza di un blog è anche questa: scrivere quello che ti passa per la testa in quel momento. Senza dover cambiare le carte in tavola…