OSCAR ELENI  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana. Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione dove Siena ha vinto il suo quarto scudetto consecutivo, quinto della storia, la scena madre degli inquisitori del doping, la fila di bambini per avere un autografo da Peterson, la muraglia del tifo verde così vivace rispetto a quella della Milano che per difendere Bucchi ha bisogno del suggeritore. Dicevamo dei catecumeni inviati da Roma, ma non dite che Petrucci lo ha fatto apposta perché quelli del doping annusano piscio ad ogni ora, senza bisogno di mandanti vendicativi, tipi che al cinema abbiamo visto nella trasposizione del Nome della Rosa, i feroci ricercatori di verità nel convento dove Umberto Eco ha raccontato la vita di ieri e anche di oggi. Erano rabbiosi ed insensibili perché pretendevano che i sorteggiati per le provette, cominciando da McIntyre il mago, rinunciassero ad andare sotto la curva dei tifosi per festeggiare lo scudetto perché loro avevano fretta di andarsene via da quella baraonda. Il medico di Siena che vedeva così agitato il più truce dei due, un tipo da Wada a quel paese, gli ha detto di fare rapporto spiegando bene che alla fine di una partita che dava il massimo trionfo sportivo nel campionato i giocatori preferivano abbracciarsi, festeggiare, saltare e ballare con tifosi, mogli, figli, piuttosto che seguire i Mabusen dell’antidoping. Quelli non sanno proprio cosa sia lo sport e la sua fatica, a loro piacciono le carni rosolate sul rogo e non è vero che lo fanno per la salute dei campioni, lo fanno per la paghetta, lo fanno perché non vedono l’ora di dare una palla buona agli invidiosi. Certo che i bari vanno smascherati, ma esistono anche tempi e maniere per farlo. Dicevamo del Peterson assalito per farsi firmare un autografo. Come mai? Già, bisognerebbe chiederlo a quelli che invece distribuivano volantini contro il Bucchi che si è riparato dietro il Forum dell’assurdo dicendo che era contestato perché non faceva giocare Becirovic. Noi ci saremmo fermati al gioco perché era quello a non dare mai emozioni. Read The Full Story…

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                                                                    di CLAUDIO PEA

Sono come il prezzemolo, confessa Mario Boni ai microfoni di Sky Sport 24, e per questo con me si può parlare di tutto. Sì, certo, anche di José Mourinho che da Madrid ci fa sapere all’ora di pranzo d’essere il più bravo allenatore al mondo. Probabilmente è anche vero, ma forse sarebbe il caso che lo lasciasse dire al resto del mondo. Lui invece ha appena affermato nella conferenza-stampa del Bernabeu che, se l’Inter ha potuto giocare con tre punte (Milito-Eto’o-Pandev) più Sneijder e ha vinto tutto, è perché aveva un grande allenatore in panchina. E non un pirla. Ora, come ha scritto Gianni Mura su Repubblica, lo Special One è pari in autostima solo al nostro Silvio: in effetti non basta il Giro d’Italia per contornare il perimetro del loro ego, ma la differenza tra i due personaggi è invero abissale. Mourinho è da oggi al Real e già ci manca come giustamente sostiene Mario Boni che è un interista suo genere, cioè simpatico e gradevole, al contrario di quasi tutti i suoi fratelli nerazzurri. Berlusconi è invece in politica da oltre sedici anni, ma se andasse in vacanza a Villa Grazioli in Sardegna e vi rimanesse per qualche lustro, giuro che io di lui non sentirei la mancanza nei secoli dei secoli. Amen. E comunque devono essere gli altri a stabilire se sei davvero tu il più bravo al mondo. Altrimenti non vale e fai come quelli del rugby che considerano il loro sport una spanna superiore a tutti gli altri. Non solo, pure s’arrabbiano se non la pensi come loro. E dunque, siccome sono un attaccabrighe o, se preferite, un guerrafondaio, li faccio subito imbufalire sostenendo che in uno sport di squadra che si rispetti la palla è quanto meno rotonda e non sicuramente bislunga, cioè somigliante più a un coglione che a una pera. O mi sbaglio? Read The Full Story…

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By peaclaudio | Maggio 9, 2009 - 6:43 pm - Posted in Calci e veleni, Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Ci sono cose che non voglio leggere. Per esempio, non voglio leggere che all’indomani dell’acquisto di Poulsen, un giocatore che passa la palla solo in orizzontale, il presidente della Juve ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l’altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando Camoranesi e Nedved titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che Nesta, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che Gallinari si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di Bargnani, Belinelli e Hackett prima che abbiano buttato fuori dagli Europei la Francia, quella di Tony Parker e Boris Diaw. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi Turiaf con un canestro di tabella all’ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà Franco Lauro, con le sue difese a presepe e i movimenti “in da peint”, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà Gianni Decleva, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un’utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket trasmessa dalla Rai. D’altra parte, non vorrei mai leggere che Sky, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere Alessandro Mamoli gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a Flavio Tranquillo, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. Non voglio più leggere che una bandiera come Javier Zanetti pensa sul serio che l’Inter, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il Grande Torino. O che sulla collina di Superga hanno contestato Rosina durante la commemorazione dei sessant’anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Aprile 15, 2009 - 11:20 am - Posted in Calci e veleni, Sarti poeti e navigatori

            di FRANCESCO SARTI  

Una volta ci si raccoglieva meglio. Non c’era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi no. Oggi lo spettacolo ha i suoi rituali. Ed esige partecipazione simbolica, innanzitutto. Pazienza se il minuto di silenzio dura in realtà venti o trenta secondi, per poi sciogliersi in un non richiesto applauso, come se si avesse paura di tutta quella quiete, di tutta quella gente immobile. Ciò che conta è il gesto. Così, anche sabato di Passione, abbiamo avuto la nostra razione d’appelli alla moderazione e al fair play. Come se la lealtà nello sport si misurasse dall’incombenza del lutto o la sensibilità dall’episodio di cronaca. Fu lo stesso per i tifosi ammazzati, che da corpo sacrificale avrebbero dovuto svelenire gli animi, indurre i polemisti alla concordia. È tutta una burla, ovviamente. Chè, se davvero si volesse rispettare il dolore, non si dovrebbe giocare nemmeno. Lasciare i circenses all’oblio, anziché infarcirli, come ogni settimana, di paillettes. Read The Full Story…

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Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall’ora legale, non potete giocare a golf. E’ brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un’occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di www.atuttogolf.com e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno. Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il Gran Premio di Melbourne in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d’estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un’oretta, e quindi non avevo alcun motivo d’essere d’umore nero. Tanto più che domani potrei giocare a Udine, martedì a Trieste e mercoledì a Grado nel prestigioso Cinque Nazioni della Logos. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la Gazzetta, così sensibile a sentire il parere di Rocco Siffredi, definito tifoso hot di motocross, e a tirare le orecchie al povero Santacroce: “Ci ricasca, ritirata la patente”, solo perchè, sottoposto al test dell’etilometro, è risultato che il difensore del Napoli aveva sì e no bevuto un bicchierino in più assieme alla fidanzata, la showgirl Barbara Petrillo. La Gazzetta ha invece – dicevo – completamente ignorato la notizia di Adriano, riportata con grande evidenza da Repubblica, che mi sembrava in verità degna d’essere ripresa persino in prima pagina. Ma si sa: la Gazzetta più che rosa è da qualche anno faziosamente nerazzurra. Come il suo direttore Claudio Verdelli e più della metà della sua redazione di calcio. Rocco Siffredi dichiara: “Mi piacciono tre cose: la famiglia, il cross e la …”. Ma va? Non lo si era capito. Santacroce ha superato di 0,26 g/l il limite (0,50) consentito dalla legge e gli si dà quasi dell’ubriacone molesto. E Adriano niente? Adriano del quale Patricia Aranjo, noto travestito di Rio de Janiero, lascia capire d’essere il suo nuovo fidanzato. Nè una parola del festino che il giocatore dell’Inter ha organizzato a Barra de Tijuca lunedì notte (sino alle 5 del mattino) prima del ritiro della nazionale brasiliana per la partita odierna con l‘Ecuador. Un party al quale sono state “chiamate prostitute della casa d’appuntamenti Centauras e diversi travestiti”. Dove si è fatto molto sesso orgiastico. A casa d’Adriano: non so se l’avevate capito…

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By peaclaudio | Marzo 5, 2009 - 5:56 pm - Posted in Calci e veleni, Il basket nel cestino

Di tutto un po’. Cominciando dalla nota (mattiniera) di Lorenzaccio Sani: “Cari amici e fratelli di sventura, mi sa tanto che si è mosso prima Berlusconi di Franceschini“. Non lo escluderei a priori. Mourinho può piacere o non piacere: di sicuro è un genio. Mourinho può essere un bravo o un cattivo allenatore di calcio: di certo è una persona intelligente che parla (da pochi mesi) l’italiano meglio del 51 per cento dei giornalisti sportivi della Rai-radiotelevisione-italiana. Soprattutto non dice mai nulla di scontato. Stuzzica e si diverte. La sua strizzatina d’occhio ieri sera al monello Cassano (nella foto) è stato uno spettacolo. Magari ci fosse un leader come lui al vertice del Pd. Non è solo una provocazione. Ma Franceschini non sa ridere. Come D’Alema e Fassino: è triste. D’accordo, c’è poco da ridere di questi tempi. Ma non si può nemmeno sempre piangere. Alla fin fine, anche se dici cose vere, stufi. E annoi più dei pagliacci in doppio petto che sono al potere. Sino a qualche mese fa Antonio Cassano dava ai nervi. Dicevano di lui: un talento buttato in pasto ai porci. Adesso piace. E non sarebbe male se lo prendesse la Juve. Dicono: non è nella tradizione della Real Casa Agnelli avere un giocatore così. Perchè Sivori, il grande Omar, era forse uno stinco di santo? O il Barone Causio prima che Boniperti gli mettesse la testa a posto? A volte un po’ di trasgressione non fa male. Anzi. E’ il pepe della vita. Finirà invece che lo prenderà Berlusconi. Al posto di Kakà che si è già promesso al Real Madrid. A meno che non lo voglia Mourinho. Cassano e Balotelli alla corte di Josè Mario Dos Santos Felix: sarebbe sin troppo divertente. Così come non sarebbe male se ai nerazzurri capitasse quello che successe nel 1967 all’Inter del Mago Herrera che in pochi giorni perse la finale di Coppa Campioni con il Celtic, la Coppa Italia (eliminata in semifinale) e lo scudetto all’ultima di campionato in quel di Mantova a vantaggio della Juve di Heriberto Herrera (HH2), Anzolin-Gori-Leoncini, Bercellino-Castano-Salvadore, Favalli-Del Sol-Depaoli-Cinesinho-Menichelli. Tra parentesi Zigoni che neanche lui, se non sbaglio, era farina da far ostie. A proposito, Lorenzo Sani va via come il pane. Non ne avevo dubbi. Morstuavitapea con lui ha fatto un bel salto in lungo. Alla Beamon. Adesso voglio catturare anche Mario Boni e Piero Mei. Altri due fuoriclasse. E all’Orso Eleni, nel giorno del suo compleanno, auguri!, ho chiesto che per favore mi contatti il preziosissimo Piero Parisini. Sembreremo (un po’) combattenti e reduci, come mi ha scritto Piero Mei su Facebook. Già. Ma anche mai domi e sazi. Due cose ancora di basket. Anzi, di pallacanestro. E poi mi vado a vedere l’Armani che perderà ad Atene e Siena che batterà il Cibona. Ieri sera, nell’intervallo di Samp-Inter, mi è caduto l’occhio in tv sul derby tra l’Umana Venezia e la Famila Schio, appaiate al secondo posto in classifica di A1. Ebbene nel secondo quarto la Reyer è stata capace di mettere insieme la miseria di quattro punti. E nel terzo? Appena sette. Solo undici punti in venti minuti. Laurito ha commentato: “Una grande difesa di Schio”. E chi lo può negare? Peccato non abbia però aggiunto com’era l’attacco di Venezia. Ve lo dico io: una cacchetta. E comunque non venitemi più a chiedere perchè chiamo pallacanestro quella che giocano le donne. Semplicemente perchè il basket è tutta un’altra roba. Buona o cattiva. Non è questo il punto: vero Piero?

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By lorenzosani | Marzo 4, 2009 - 6:39 pm - Posted in Calci e veleni, Sani da slegare

di LORENZO SANI

Non m’intendo di calcio, non m’intendo di politica e di tante altre cose. Ma una cosa da un po’ di tempo mi frullava in testa e quella cosa ora è finalmente chiara. Il Pd deve arruolare immediatamente il signor Josè Mourinho. Deve farlo in fretta, prima che se ne accorga Berlusconi. Questo è un appello serio. Mourinho è l’unica possibilità di salvezza per il Pd.
mourinhoQuanto meno di giocarsi la partita. Ha le carte in regola, è un’occasione irripetibile. Se scendiamo nei dettagli, poi, sicuramente Mourinho è cattolico. E’ anche di sinistra? Se lo è Soru di sinistra, può esserlo tranquillamente pure Mourinho. A Mourinho piacciono le sfide, ci arriva armato di genio e non tira indietro la gamba. Mourinho è antipatico, dicono. Adesso dispiace insistere perché sembra di avercela con lui, ma è forse simpatico Soru? A me non piace prostituzione intellettuale, torno a conferenza stampa medievale, ha detto il signor Mourinho. Ritagliamo questa frase e appiccichiamola a caso in mezzo a qualsiasi altra pagina di giornale, in quella della politica, in quella dell’economia, o dove vi pare. C’è uno che parli così? Cosa succederebbe nelle pagine di politica, di economia, nel dibattito sull’etica o di quello che vi pare se uno parlasse agli altri così, come nella favola del re nudo. Meraviglioso. Ecco cosa sarebbe.
Peccato che appartenga solo al calcio un testa così. Chi ama e frequenta gli altri sport, quelli schiacciati dalla pietra tombale del pallone, uomini del genere ha avuto la fortuna di incontrarli, nel rugby, nel basket, nella pallavolo, nella pallanuoto. Conosco poco pallamano e baseball, ma sicuramente ci saranno anche lì. Non spesso, ma ci sono. E sono un privilegio per pochi. Bisogna andarli a cercare. Mourino invece ti entra in casa e c’è una bella differenza. Personaggio mediatico, dicono. E che significa, se te lo dicono dalla tivù. E’ un’offesa, un complimento, un luogo comune, prostituzione intellettuale? Boh. Il Partito Democratico si sta sgonfiando come la pancia di Gascoigne, solo che Gazza guarisce, se continua a rigare dritto. Per ribaltare i sondaggi di Mannheimer non basta l’esorcista.
Come sarebbe un faccia a faccia in tivù Mourinho-Berlusconi? Proviamo a immaginarlo Read The Full Story…

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