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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Il basket nel cestino</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Perchè dovrei ancora abbonarmi a Sky?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 18:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                       di CLAUDIO PEA  
Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">  di CLAUDIO PEA  </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della prima tappa, un’impegnativa cronosquadre di 16 chilometri e 800 metri. A duecento all’ora in autostrada, almeno trentasette autovelox centrati in pieno</span></strong>, l’inevitabile ritiro della mia patente ma anche di quella dei miei figli gemelli, manco una sosta all’autogrill per la pipì o il caffè corretto con latte freddo. Scordandomi che dovevo andare a prendere mia moglie dalla suocera. Ebbene, non ci crederete, ma sarei anche arrivato in tempo per vedermi almeno <strong>la premiazione dei Magnifici Sette vincitori di tappa</strong> se non avessi beccato una colonna di macchine sulla strada che dal casello di Sarzana porta al litorale di Marina di Carrara che sarà stata lunga<strong> io dico dagli otto ai dieci chilometri</strong>. Tutti che volevano vedere Ivan Basso, il campionissimo che nel 2006 ha vinto il Giro d’Italia e poi è stato squalificato due anni per doping. Capita. <strong>Coi bambini in auto che piangevano</strong> e le mamme che li allattavano, i papà che sacramentavano e gli amici che almeno se la bevevano, ubriachi fradici e <strong>incazzati neri</strong> per aver anche loro sottovalutato l’evento ciclistico che ha scaricato sulle rive del Mar Ligure milioni e milioni d’appassionati arrivati da tutto il mondo, anche <strong>da Malta a nuoto e dalla Tunisia in gommone</strong>. Altro che il basket. <span id="more-2154"></span>E adesso per favore non chiedetemi chi ha vinto la crono a squadre perché potrei saltarvi al collo come ha fatto la (mia) Tigre quando stamattina sono rincasato che era già stata al parco col nipotino. Ma dove sei andato tutta la notte? <strong>A puttane con il Cavaliere? </strong>E io a cercarle di spiegare invano che si chiamano caso mai escort e che avevo fatto un’altra chilometrica coda, stavolta davanti all’edicola, per comprare un quotidiano qualsiasi.<strong> Massì mi dia anche il Giornale o Libero</strong>. Va bene lo stesso. Basta che ci sia scritto qualcosa della Tirreno-Adriatico. “Ho esaurito anche il Secolo d’Italia e l’Avvenire”, mi ha confessato, esausto e spossato, il mio edicolante. “E persino lo Svegliarino di Forlimpopoli”, dove<strong> Gianni Brera raccontava</strong> che avesse scritto Marino Bartoletti prima di passare al Giorno. “Una cosa del genere non l’avevo mai vista. Neanche quando l’Italia ha vinto il Mondiale a Berlino”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Eh già. Perché oltre alla grande suspance per il memorabile duello tra la Rabobank di Robert Gesink e la Liquigas di Ivan Basso, ieri la Gazzetta ha avuto la pessima idea di dare alle stampe anche la tanto attesa intervista esclusiva da LakersLondra di Massimo Oriani a Deron Williams nella quale il playmaker dei New Jersey Nets</span></strong> ha non solo giurato che prima o poi vincerà il titolo con la squadra di Prokhorov, ma si è pure sbilanciato nell’affermare che i Lakers a Ovest sono ancora il team da battere, mentre a Est “sarà una bella lotta, però penso che alla fine la spunteranno i Boston Celtics”. Ma va? <strong>Bella a sapersi</strong>. O no? E così oggi ci si attendeva una tavola rotonda in via Solferino con gli autorevoli interventi sul tema di Phil Jackson e Spoelstra o almeno <strong>un faccia a faccia tra Deron Williams e LeBron James</strong> che, a quanto pare, dopo aver letto sulla Gazzetta le impertinenti e provocatorie dichiarazioni della nuova stella dei Nets, ha giurato che <strong>gliela farà pagare</strong> molto ma molto a caro prezzo. E invece è stato dato spazio ad una notizia di quindici righe, che in verità non avrebbe meritato manco un pallino, nella quale si racconta che <strong>Sky non ha presentato alcuna offerta</strong> per il rinnovo dei diritti televisivi della serie A per i due campionati 2011-2012 e 2012-2013 <strong>sganciandosi </strong>in questo modo<strong> dal basket italiano</strong> come ha già fatto nel 2009 dall’EuroLega. Insomma la tivù di Murdoch seguirà dal prossimo autunno solo le partite della Nba per la gioia di Flavio Tranquillo e di Federico Buffa e dei loro commoventi <strong>sottopancia</strong>, sempre equilibrati e arguti,<strong> mai scontati e fastidiosi</strong>. Mentre a Mario Boni, che raramente dice quel che pensa, neanche sotto tortura, ben sta: dovrà trovarsi un’altra televisione. <strong>Magari La7</strong> che ha la stessa competenza per le cose della palla nel cestino che ha Mitraglietta Mentana per le palle <strong>(a forma di coglioni)</strong> che gli fa venire, come a me del resto, il football americano. Evviva!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il bello di tutta la</strong> <strong>faccenda è però che al 99 pe di tutta r cento negli States ci sarà minimo minimo sino a Natale il tanto minacciato lockou</strong>t <strong>della Nba. Vale a</strong> <strong>dire che su Sky non vedremo più il basket neanche con il binocolo</strong></span> e allora sapete cosa vi invito a fare prima che torni a parlare del mio grande amore che è il ciclismo con i suoi insospettabili campioni? Seriamente <strong>v’invito a disdire l’abbonamento a Sky</strong> come farò io. Che ne ho due e pago 76,49 euro al mese. Quasi come un canone annuale alla Rai. Se invece <strong>morite ancora dalla voglia di sapere chi ha vinto la crono a squadre</strong> di ieri adesso ve lo posso finalmente dire: la Rabobank del favorito olandese Gesink che ha inflitto al nostro povero Basso un pesante ritardo di 22 secondi che, come scrive Luca Gialanella sul giornale in rosa,<strong> “ha agitato i pensieri” di Ivan il Terribile e pure i miei</strong>. Difatti non so se stanotte riuscirò a prendere sonno. Però intanto ringrazio l’amico che si è alzato all’alba e si è sparato sei ore di coda davanti all’edicola per comprare l’ultima Gazzetta della Sport. <strong>Facendo a gomitate e a pugni con il mondo intero</strong>. Ma ne è valsa sinceramente la pena perché, mi ha confessato, ti sei perso anche un’intervista a tutta pagina a Alessandro Petacchi, da tutti chiamato<strong> il Velocista gentiluomo</strong>, indagato per il coinvolgimento in un’inchiesta sull’utilizzo di<strong> sostanze stupefacenti</strong> e, non bastasse, pure in un’altra per<strong> frode fiscale</strong>. Massì, nero su nero nascosto all’estero per due milioni e mezzo di euro.<strong> Poca roba. Bruscolini</strong>. “Piuttosto dimmi: sei davvero andato a Marina di Carrara?” Te lo giuro sui miei figli. “Sì, come Berlusconi?”. Pensala un po’ come vuoi…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Taurino non dovrebbe più arbitrare come minimo per i prossimi due o tre lustri&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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I giornali me li porta a letto mia moglie. Assieme al caffellatte con due effe, due elle e due ti. Alle otto e un quarto. Facciamo anche alle otto e mezza. E qualche volta pure alle nove. Generalmente la mia prima scelta è Repubblica, poi la Gazzetta, infine il Gazzettino di Venezia che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                 <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">I giornali me li porta a letto mia moglie. Assieme al caffellatte con due effe, due elle e due ti. Alle otto e un quarto. Facciamo anche alle otto e mezza. E qualche volta pure alle nove. Generalmente la mia prima scelta è Repubblica, poi la Gazzetta, infine il Gazzettino di Venezia che, come diceva il grande avvocato Porelli in merito al Carlino, non si legge: al massimo si sfoglia e si finisce di sfogliare in ascensore ancor prima di raggiungere il diciottesimo piano degli uffici della Lega a Bologna</span></strong>. Tranne il mercoledì. Perché al mercoledì non ci piove: a meno che non nevichi, o sia crollato il ponte sul Po, allungo subito le mani su SuperBasket e non lo mollo più. Cominciando dall’editoriale di Claudio Limardi, le cui idee spesso condivido all’80 per cento, che sono (per i miei folli gusti) una percentuale davvero pazzesca: evidentemente sto invecchiando. <strong>Sino ai risultati delle serie minori</strong>. No, la pallacanestro femminile ve la lascio molto ma molto volentieri. Curioso piuttosto di scoprire cosa ha fatto il Kenfoster Monza del magnifico Mario Boni che domenica ha vinto a Cecina. E la Fortitudo? Ha spianato il Gattamelata Padova, ultimo nella B dilettanti. Dio mio, che brutta fine hanno fatto l’aquila con la scudo, ma anche<strong> il Petrarca dei gesuiti e dei tempi di Aza Nikolic</strong>. E chissà quale sorte toccherà a Treviso ora che Gilberto Benetton l’ha sfasciata con il piccone per colpa dell’imbroglio Lorbek, è vero &#8211; anche in questo sono d’accordo con il direttore di SuperB -, ma pure per via d’evidenti contrasti tra fratelli dai quali <strong>il giovane Andrea Benetton</strong>, figlio di Carlo e nipote di Gilberto e Luciano<span id="more-2134"></span>, non meritava di uscirne con un’immagine perdente che non è della famiglia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Saghe a parte, chissà se Yury Korablin, l’ex sindaco di Khimki che ha in questi giorni acquistato il Venezia Calcio promettendo in cinque anni il ritorno dalla D degli (arancio)neroverdi in serie A</span></strong>, campa cavallo che l’erba cresce, può essere interessato a succedere ai Benetton nel basket? Una risposta me la darà a breve Sergio Scariolo da Marbella, dove sta da papa e ha già dimenticato la gelida Russia e la periferia di Mosca. Ma intanto, lo confesso, ho fatto un salto sul letto stamattina <strong>quando ho visto la copertina del nuovo SuperBasket</strong>. O kappa, sabato e domenica si giocheranno a Novara le finali a quattro di Coppa Italia nelle quali <strong>la Reyer parte favorita</strong> nei confronti di Veroli, Casale Monferrato e Imola, però, viva Dio, l’immagine in prima pagina, e a tutta pagina, di Key Clark in palleggio mi hanno fatto venire in mente le precedenti (inquietanti) copertine e mi sono subito toccato. E di brutto. Se infatti ben ricordate, vi avevo già di recente segnalato quanta fortuna abbia portato a McCalebb e Finley <strong>la loro foto nelle copertine</strong> numero 48 e 49 di SuperBasket dello scorso dicembre: si sono poi entrambi infortunati e devono ancora rimettere piede sul parquet.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Lo so, nessuno dovrebbe dar retta a tutte queste scemenze, altrimenti ne esce pazzo e non è più finita, però, prendendola sempre sul ridere, scusate se insisto, ma non può essere solo una fatalità che nel supplemento-guida di SB dell’attuale campionato siano finiti in prima pagina Alessandro Gentile, Brunner e Bulleri sopra al titolo: “Treviso pronta per un anno da grande”.</span></strong> Come no! Magari il prossimo, che sarà anche l’ultimo dell’era benettoniana. E ancora Dan Peterson a metà gennaio prima delle tre incredibili sconfitte d’inizio febbraio. Persino con Biella in casa. O Cespuglio Stonerook sul numero 6 che si scaviglia prima di Caserta-Siena e il Montepaschi perde la prima partita del 2011 dopo tutto un girone di <strong>quindici partite di fila senza sconfitte</strong> più le tre vittorie delle Final Eight. Insomma, tutto mi lascia pensare che la mia Venezia, strapazzata – manco a farlo apposta – domenica da Jesi come non le era mai capitato quest’anno, non vincerà la Coppa Italia di Novara. Strafelice di sbagliarmi, ma intanto <strong>mi ritocco come fanno i gatti neri di Bologna</strong> quando passano davanti all’edicola di piazza Azzarita che espone le locandine dell’ultima edizione del settimanale di basket più letto nel BelPaese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora sono sicuro che Claudio Limardi non s’arrabbierà delle mie innocenti provocazioni visto che è un bravo collega che, seduto a tavola, non parla soltanto di pick and roll e amenità varie, ma si fa delle risate grasse anche quando gli racconto le storie della Banda Osiris che va attaccata</span></strong> però con ironia, e non con livore, perché in fondo non è un’associazione di stampo mafioso, ma solo un gruppo di fricchettoni che volevano cambiare il basket e non ci sono per fortuna riusciti. E poi ci si può sempre anche sbagliare. Come è successo a Stefano Valenti, probabilmente molto più permaloso del suo direttore e del sottoscritto messi insieme, che nella rubrica (anche satirica) MyTube ha fatto giocare il Montepaschi con l’Efes Pilsen stasera e non domani alle 20.45. <strong>Evviva!</strong> Stasera poche storie: vado a cena con mia moglie che per un giorno non posso chiamare Tigre e gusterò il coniglio con la peverada al lume di candela. Oggi difatti è <strong>il nostro anniversario di matrimonio</strong>. E, se vi dico che l’ho sposata quand’ero ancora minorenne, vi prego di non accostarmi in alcun modo al Cavaliere o a Ruby. Allora la maggiore età per gli uomini erano i ventun’anni. E io, incosciente, ne avevo uno in meno, tifavo per la Duco Mestre di Renatone Villalta e Augusto Giomo, <strong>suonavo il tamburo e studiavo medicina</strong> sognando un giorno di poter invece fare questo fantastico mestiere. Nel quale, se dico che il rubicondo <strong>Zancanella non dovrebbe più far arbitrare Taur</strong>ino per altri due o tre lustri come minimo, nessuno mi può sbattere in galera. Perché quel (quinto!) fallo a rimbalzo di Tourè su Rocca assolutamente non c’era. E il povero Dan avrebbe perso di nuovo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=V" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se sei juventino e ti piace il buon vino, non puoi appartenere alla Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta per la sua-mia-nostra Juve. Che poi il bel ragazzo che viene dal Cagliari sia fidanzato con Federica Nargi</span></strong>, la ventunenne velina mora di Striscia, dopo essere stato con Costanza Caracciolo, l’altra velina, quella bionda, come lui stesso mi ha confessato sorridendo, non me ne può importare di meno. Anzi. Beato lui e meglio per lui se s’infrattasse anche con una terza velina, magari dai capelli rossi, come quelli della storica fidanzata di Luca Toni,<strong> la modella Marta Cecchetto</strong>. In fondo Matri non è il nostro presidente del Consiglio, ma il goleador che mancava alla Juve da un sacco di tempo.<strong> Ettore Messina è invece del Milan</strong> e Sergio Scariolo è tifosissimo di quella squadra della quale il mio computer corregge sempre il nome con un altro pure di tre sillabe e due vocali. E’ tuttavia assai curioso che gli unici tre allenatori italiani di basket che corrono i Gran Premi d’Europa abbiano nel cuore tre squadre di calcio diverse. Così come non può essere solo un caso che i grandi capi della Banda Osiris siano tutti rossoneri o che pure Andrea Trinchieri stia <strong>dalla stessa parte di Tranquillo, Chiabotti e Buffa</strong>. Cioè del Diavolo. Sì, proprio dove lui mi ha mandato quando gli ho ingenuamente chiesto: “Scommettiamo che sei del Milan?”. Non avevo dubbi. Ho per questo<strong> respinto la domanda regolarmente presentatemi da Gianmaria Vacirca</strong> al pranzo offerto dalla Fabi all’Eataly di Torino, dove avrei volentieri bruciato la mia carta di credito, per poter ufficialmente entrare a far parte della famosa banda del basket che un giorno<strong> la Wandissima</strong> mi spinse ad inventare. Nonostante il direttore generale di Montegranaro abbia cercato invano di corrompermi <strong>prendendomi per la gola con una deliziosa crema</strong> di legumi della quale ho chiesto il bis estasiato prima dal delizioso profumo e poi dallo straordinario sapore. Ma Vacirca ha poco o nulla in comune con le abitudini e i costumi della Banda Osiris, con cui magari divide le esagerazioni e le manie di grandezza cestistiche: in primis la faccia, che non è proprio quella del pollastrello lesso cresciuto in batteria, ma vissuta <strong>di chi piace alle donne e non si nega il bicchiere</strong> (in più) di vino rosso. Rinnegando gli hot dog e la Coca Cola degli amici di merende. Ma soprattutto da piccolo Gianmaria non si perdeva un allenamento della Juventus. <strong>E per Alessandro Matri e i fratelli bianconeri</strong> va ancora letteralmente fuori di crapa<span id="more-2120"></span>. Come me. Tanto più che la Banda Osiris sta battendo in testa e puzza dalla testa, ha abbandonato il ritrovo sul Lambro e ora va <strong>a cena in zona Ticinese</strong>, s’è imborghesita e s’abbandona in piccanti love story di cui vi racconterò a breve su questi schermi se Dan Peterson me ne darà il consenso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora c’è dell’altro e, purtroppo, dopo il dolce ecco l’amaro. Dalla barchessa di Villa Minelli, poco fuori le porte di Treviso, dove tante volte in passato Gilberto Benetton mi aveva confessato i suoi amori e i suoi crucci per un mondo dei canestri al quale si era molto affezionato e dal quale pensava di aver ricevuto però poco in cambio</span></strong>, ecco l’annuncio che ha lasciato di pietra e sasso, e molti in braghe di tela: la famiglia Benetton abbandona il basket. E pure la pallavolo. <strong>Piove sul bagnato e tutto si fa grigio</strong>, più del cielo di Ponzano, come lo sguardo che incrocia quello di Gilberto Benetton che spiega: “E’ diventata una passione troppo costosa e infruttuosa”. Ma non è tanto e solo questo. “Mi sono disamorato del basket”, ora riconosce e svela. Mentre tutti abbassano la testa sentendosi colpevoli di chissà mai quali peccati di fede. Nessuno per la verità, ma la fine di ogni impero fa più male al volgo che ai suoi signori, padroni e sceriffi. <strong>Parole pesanti come macigni. Che forse erano anche nell’aria: da tempo infatti Gilberto e Lalla, la sua signora, non si vedevano più alle partite. Il caso Lorbek sicuramente l’aveva amareggiato e scosso. Il fedele e ruvido Giorgio Buzzavo si era da un po’ defilato e non ne voleva più sapere</strong>. La gente contestava e il Palaverde era spesso mezzo vuoto. Però nessuno l’avrebbe mai immaginato. Perché Treviso a breve organizzerà le finali di EuroCup. Perché Andrea Benetton e Claudio Coldebella avevano puntato su una squadra giovane che guardava fiduciosa al futuro. Perché Repesa era un investimento serio. Perché<strong> la Benetton dei cinque</strong> <strong>scudetti, di Kukoc e Del Negro, del Pero Skansi e del D’Antoni traditore, di Messina e Blatt, di Bargnani e Zisis, non poteva morire in questo modo</strong>.<strong> Ai piedi del Monte dei Paschi</strong> che negli ultimi tempi si è sostituito proprio alla Benetton come modello di società forte, sana, perfetta, invidiata e vincente. Meditate, uomini di poca fede. <strong>Meditate, ipocriti e farisei</strong>. Meditate voi che ancora andate cercando il Profeta quando lo avete sotto gli occhi e non lo amate come dovreste. Si chiama, vi piaccia o no, Simone Pianigiani. Voi che <strong>magari preferite invece idolatrare Andrea Trinchieri</strong>. Che è indubbiamente bravo, forse anche bravissimo, ma sempre appartenente ad un&#8217;altra categoria, inferiore (per ora) a quella di un allenatore che ha straordinariamente perso (e per sbaglio) <strong>una sola delle ultime trentasei partite</strong> giocate in Italia. <strong>Contro Varese</strong>. E contro un tal Taurino che ancora, dell’impresa, si vanta in giro per tutto il BelPaese.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=H" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; lutto nazionale ogni volta che i tre italiani vanno a letto senza cena&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 12:21:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena</span></strong> che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. <strong>Grande Michelori</strong>, ma non dica che è stato il riposo dell’estate a farlo volare. <strong>Deprimente la Rometta</strong> che tiene fino al 30-30 e poi svacca, come sempre. Filipovski dice che per competere a certi livelli non puoi avere cali di rendimento così evidenti nella stessa partita. Lo sapevamo già, lo sanno tutti cosa tiene in tasca la Lottomatica. Te li saluto gli italiani Crosariol e Datome. Da incorniciare <strong>il Washington che svacca</strong> quando sembrava bello carico. Male anche i giovani slavi. Da incubo. Leggiamo, noi Atavar, che San Antonio impallina a 2 decimi di secondo i Bryant Lakers, davanti ad oltre 19000 persone. Anche a Belgrado erano oltre 19000 persone. <strong>Ci volevano palle e acciaio</strong>. Leggiamo che Bologna guida nell’affluenza del pubblico e per incassi. Sabatini è un genio e fa bene a servire <strong>polpette avvelenate</strong> all’agente dell’indifendibile Kemp. Leggiamo anche di società avvilite perché hanno tanti spettatori, ma sono indietro negli incassi, vedi Pesaro, ma si scopre pure che Varese è indietro nelle presenze del pubblico, ma molto avanti con gli incassi. Pericolose variazioni anche se <strong>diminuire gli omaggi non è mai stato un errore</strong>, ammesso che ci siano strade per riempire i palazzi davvero. Ad esempio: Milano contro Biella dovrà vivere<strong> sulla sua luna di Assago</strong> non servita da una metropolitana, servita soltanto da autobus di servizio sconsigliati a chi soffre la ressa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Peterson e la sua legge: Siena non è qualitativamente più forte dell’Armani, ma ha meccanismi perfetti e per questo sembra irrangiungibile. Non sembra, è.</span></strong> Armani e la sua strana storia al centro: arriva Eze. Alleluia. Si fa male quasi subito. Sfortuna o…  Torna all’improvviso Petravicius nella Milano da imbottigliare dopo Treviso. Parlano di miracolo. Noi siamo perplessi, <span id="more-2102"></span>non vorremmo che l’agente del lituano avesse parlato con l’agente di Scotti appena ustionato dalla Virtus su certe presenze assenze. <strong>Lutto nazionale ogni volta che i tre italiani Nba</strong> <strong>vanno a letto senza cena</strong>. Provincialismo baggiano. Fanno quello che possono in squadre che danno quello che possono. Gallinari è un super e non deve mai leggere la stampa degli orgasmi che lo stuzzica dicendo di chiedere più palloni. Quelli sorridono ai D’Antoni e ai Peterson per poi ballare a Chreronea sulle loro sconfitte. Belinelli è in flessione fisica e mentale. Non siamo sorpresi. <strong>Bargnani è Bargnani</strong>. Non siamo sorpresi. Né ci stupisce che non siano alla partita delle stelle se ci vanno davvero le stelle. <strong>Inferno Nba</strong>: cari agenti, cari amici dei presunti talenti, segnalate ai vostri associati che Pekovic e Splitter, due che in Europa facevano strage, giocano poco, e che il russo dei Knicks è stato tirato fuori quando ormai si pensava che fosse nel gulag della Grande mela. <strong>Premio speciale ai dirigenti dell’Iraklis Salonicco</strong> che dopo aver perso il derby con l’Aris hanno chiesto ai giocatori le maglie per buttarle a terra al centro del campo : non erano degni di indossarle. Da noi quando?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=6" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Al passo del Lume spento cercando l&#8217;oblio e trovando il buon vino di Montalcino</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 11:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                              <strong><em>       di CLAUDIO PEA</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie in quel tratto da Roncobilaccio a Pian del Voglio che detesto più dell’Inter di Moratti e le lavagnette di Tranquillo messe insieme</span></strong>. C’è chi può e chi non può. Io può, diceva quel presidente del calcio che anche non gradiva il caviale perché, raccontava, aveva troppe spine che gli restavano sempre in gola. Più che le spine, dovevo digerire un bel rospo. E più della caduta del Montepaschi col Real Madrid dovevo allontanare da me il fastidio di sentire la stessa gente che all’intervallo non aveva il minimo dubbio: “Simone è diventato più bravo di Messina”, mentre trequarti d’ora dopo criticava “quel Pianigiani che avrebbe anche potuto far giocare Aradori e Ress”. <strong>Come no? E pure il Michelori in abiti borghesi</strong>. Tutto il mondo è paese. E Siena non fa eccezione. Anche se la amo come la mia Venezia. Anche se ha le sue contrade e dovrebbe ormai averlo imparato meglio di tutte le altre che <strong>ogni volta non si può vincere il Palio</strong>. Anche se ha intorno le belle colline nelle quali è facile perdersi, come ieri ho fatto io col mio amico Nico, e più facile ancora dimenticare il mondo intero coi suoi vizi e i suoi cavalieri, le sue Santanchè e i suoi giullari.</p>
<p><strong>C’è una collina lassù sopra Montalcino, a seicento e pochi metri, che si chiama il Passo del Lume spento, dove già solo il nome t’invita all’oblio e fanno del vino e dell’olio da andare via di testa. Da capottarsi, come dice il mio amico di merende</strong>. Se fa il bravo, e la smette di compiangere chi non merita invece neanche un rigo, alla prossima occasione ci portiamo anche l’Orso Eleni per andare poi insieme a mangiare e bere, meglio ancora, alla trattoria del Leccio, a Sant’Angelo in Colle. Tanto più che poi, come sempre, guiderò io. <strong>Imparando che il miglior Brunello è quello della vendemmia del 2004, pochi mesi dopo il primo</strong> <strong>scudetto di Siena</strong> e l’argento olimpico di Atene<span id="more-2075"></span>. Col buon Carletto Recalcati in auge. Quando volemmo tutti credere che il nostro basket fosse risorto ed era invece arrivato al capolinea. Quando nessun azzurro giocava nella Nba e però si poteva tirare a campare lo stesso benissimo. Quando già quelli della Banda Osiris dicevano che Dan Peterson era un lume spento e non aveva altro da dire che “mamma butta la pasta” o minchiate del genere.<strong> Quando Gilberto Benetton</strong> si divertiva ancora ad andare a vedere le partite di basket e la Fortitudo dell’Emiro Seragnoli era la squadra da battere ad inizio di ogni stagione.</p>
<p><strong>Anche i corvi e le cornacchie del Belpaese adesso dicono che Siena è in parabola discendente o che comunque non potrà più fare il bello e il cattivo tempo in Italia e men che meno, se l’hai mai fatto, all’estero. Potrei obiettare che, al contrario, una volta uscita dall’Eurolega il Montepaschi avrà recuperato McCalebb, che sta a Siena come Ibrahimovic al Milan, ma soprattutto potrà dedicarsi</strong> solo al campionato e pensare unicamente all’Armani, però ho deciso di fare come Simone Pianigiani che non risponde alle accuse ed è sceso in trincea. Con la sua truppa e l’elmetto in testa. Aspettando altre granate e nuovi assalti del nemico. Che sono dovunque: si chiamino <strong>Montegranaro o Coppa Italia</strong>, dove l’invincibile armata di Peterson partirà favoritissima, o Caserta o Cantù che non sono il Real Madrid (ma poco ci manca) e sono allenate da Trinchieri e Sacripanti che, sentendo la Banda Osiris, sono anche meglio del cittì azzurro. Sarà anche come dicono. Vedremo. Intanto mi sono portato in trincea My Sky e mi sono rivisto il primo tempo di Siena <strong>contro le meringhe di Messina</strong> gustandomi gli occhi di fronte ad una difesa che in quattro o cinque occasioni ha costretto il grande Real a morire con la palla in mano dopo un inutile e frustrante ventiquattro secondi <strong>&#8220;giramento di palle” </strong>e di attacchi a salve. Lo so, le partite durano due tempi e non le vinci se nel quarto quarto segni sei punti e <strong>tutti firmati da Kaukenas</strong>, se Lavrinovic non infila canestri che di solito centra ad occhi chiusi, se Zisis non può portare la croce per una partita intera e Jaric non è neanche (per ora) il nonno di quello che diede spettacolo nelle due Bologna. Però nemmeno succede sempre d’avere difronte una squadra che non molla mai, come sono sempre state rognose quelle di Ettore Messina, né <strong>un Mirotic che t’ammazza</strong> con dieci punti di fila sparati in un amen e da tutti i cantoni quando la palla pesa più della Mole Antonelliana ovvero di Antonella Clerici e ti domandi e chiedi: “Ma quello è LeBron James o ho le traveggole?”.</p>
<p><strong>Scrivendo di Scariolo a Milano dal prossimo autunno ho sollevato un polverone da non credere e ho fatto arrabbiare un po’ tutti, anche il Nano ghiacciato che mi ha fatto sapere che è nelle sue intenzioni allenare l’Armani minimo per altre due stagioni</strong>. Giuro che non lo volevo e, al contrario, pensavo di fare a tutti soltanto del bene evitando a Dan gli stress dell’Eurolega e augurando a Sergio non la galera, ma una panchina prestigiosa come quella milanese. Insomma un po’ mi costa, però stavolta devo dare proprio ragione alla mia Tigre che mi consiglia sempre di farmi una bella spaghettata di cavoli miei a mezzogiorno e pure a cena. E comunque sapete cosa vi dico? Anche qui staremo a vedere. <strong>Sperando di non aver anzitempo toccato un nervo</strong> <strong>scoperto</strong> o, peggio, d’aver messo i bastoni tra le ruote a un progetto in fieri di Santolli che è l’avvocato &#8211; guarda caso &#8211; sia di Peterson che di Scariolo. O kappa, ne riparleremo, ma intanto lasciatemi chiudere con uno <strong>chapeau a Ettore Messina</strong>. Compaesano mio, ha ragione Fuocherello Fuochi: sei sempre il migliore. Soprattutto dopo che mi hai confidato mercoledì, prima della partita con Siena, che in Spagna ne hai trovati di giornalisti molto ma molto più rompicoglioni di me. E meno bravi?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Perchè no allora Bianchini a Roma?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 10:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA 
Ho aspettato tutto l’After Day del basket prima di mettermi solo oggi a scrivere. Mi avevano detto infatti che nel tardo pomeriggio di ieri la Lottomatica avrebbe licenziato Matteo Boniciolli e assunto Valerio Bianchini, che oltretutto ha sette anni e mezzo meno di Dan Peterson, ma Claudio Ciglione Toti non ha trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong> </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ho aspettato tutto l’After Day del basket prima di mettermi solo oggi a scrivere. Mi avevano detto infatti che nel tardo pomeriggio di ieri la Lottomatica avrebbe licenziato Matteo Boniciolli e assunto Valerio Bianchini, che oltretutto ha sette anni e mezzo meno di Dan Peterson, ma Claudio Ciglione Toti</span></strong> non ha trovato il tempo di telefonare al Vate di Torre Pallavicina dopo aver incassato un no secco, cioè dray, e sgarbato proprio dall’inacidito Nano Ghiacciato <strong>(“Io alleno solo Milano:</strong> <strong>okay?)</strong> ed essersi giocato anche la carta Boscia Tanjevic <strong>(“Io non posso</strong> <strong>tradire mio figlio Matteo”).</strong> Ho provato invano anche a chiamarlo all’ora di cena, ma la segretaria mi ha detto che non poteva disturbare il presidente che si era rinchiuso dalle sedici nella mansarda del suo hotel e, invece di buttarsi giù dal terrazzo che domina tutta la capitale con <strong>una pietra (preziosa)</strong> al collo come gli consiglia di fare da qualche tempo l’amico e <strong>consigliere Walter Veltroni</strong>, stava esaminando insieme ai legali la possibilità di presentare ricorso all’alta corte della Fiba perché non gli era andata ancora giù d’aver perso in quel modo con Treviso la finale per il settimo e ottavo posto del concentramento romano dell’under 19 d’Eurolega. <strong>Povero Toti</strong>, dal giorno in cui Boniciolli gli aveva garantito che avrebbe vinto lo scudetto a mani basse con <strong>il Big Three de noialtri, Datome-Crosariol-Vitali</strong>, non ha più avuto pace e vede nemici dappertutto. Non solo infatti ce l’ha con gli arbitri che secondo lui favoriscono sfacciatamente la Benetton anche nelle partite del settore giovanile, ma soprattutto con il general manager Piergiorgio Bottai che pure le ha tentate tutte per convincere Boniciolli a dare spontaneamente le dimissioni, ma non c’è stato verso.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Certo è che Ciglione ha proprio delle belle pretese. In fondo la Lottomatica ha pur sempre conquistato le Top 16 dell’Eurolega suonando gli svizzeri, pardon i belgi dello Charleroi, e i wuersteloni del Bamberg</strong>,</span> sì del titolatissimo Bamberg, e prima di cadere a Caserta, dove è pure inciampata Cantù, aveva vinto tre partite di fila con squadre della portata di Teramo, Biella e Sassari. O no? E poi sul conto di Boniciolli si potranno anche dire tutte le cattiverie di questo mondo, come quella del <strong>doppio lavoro Roma-Trieste</strong> o della sua allergia allo stacanovismo perverso di Simone Pianigiani, oltre al fatto d’essere un raccomandato di ferro del <strong>Partito democratico</strong>, che non mi pare poi una cosa da nascondere<span id="more-2056"></span> e men che meno da censurare, ma di sicuro nessuno potrà mai obiettare che il nostro <strong>Ecumenico non abbia un cuore più grande di una casa</strong>. Difatti rivivendo stanotte come un incubo i quaranta minuti, per fortuna senza supplementari, altrimenti <strong>mi sarei già sparato</strong>, della partita di mezzogiorno del Basket Day, non venitemi a raccontare che Don Matteo non ci abbia messo il massimo del suo impegno per evitare che<strong> il presidente Rosario Caputo</strong> prendesse finalmente il coraggio a due mani e licenziasse su due piedi, in caso di una nuova sconfitta con Roma, <strong>Stefano Sacripanti</strong> come sogna ormai di fare dalla prima giornata di questo campionato. “Il fratello va salvato costi quel che costi”, era stato <strong>l’ordine perentorio partito dall’alto</strong> e Boniciolli, fedelissimo seguace di Cicciobello Tranquillo, contravvenendo persino al dictat da Trieste di Boscia Tanjevic, ha obbedito come del resto aveva fatto tempo fa <strong>un altro adepto alla Banda Osiris</strong>, il grande Andrea Trinchieri che pure lui ha lasciato deliberatamente le penne <strong>sulla piana del Volturno</strong>. Tra gli ulivi e i noci dove nascono anche i bonsai.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ce ne vuole infatti per fare giocare ancora Superbone Vitali che si palleggia la palla tra i piedi, rallenta il gioco, perde palla e, quando tira, è grasso che cola se prende il ferro dei canestri. E qui non scherzo più</span></strong>, anche perché la mia satira da tre soldi sconfina spesso nell’umorismo sciocco e frana in un mare di “cazzate” che Acciughino Pittis proprio non riesce a capire e ancor meno a digerire. E c’ha ragione da vendere, ma è più forte di me: preferisco ridere per non piangere. Pensando per esempio ai <strong>62.092 telespettatori</strong>, non uno di più, che hanno seguito su Sky la partita delle partite dell’anno, Siena contro Milano, del 5 dicembre scorso. <strong>Numeri ridicoli, audience da TeleLecco</strong>, poche balle. E viva la Rai, o no? E allora torno sui miei passi e chiudo rotolandomi sul tappeto, tenendomi la pancia, come fece mio cugino più piccolo quando mia madre gli disse che mi sposavo. E<strong> avevo appena vent’anni, Peterson allenava in Cile</strong> e solo tre stagioni dopo sarebbe sbarcato a Bologna, suonava la chitarra ed era un capellone. Come ho fatto ieri pomeriggio quando mi hanno detto che Dan sarebbe tornato ad allenare Milano e ho guardato subito il calendario: non era il primo di aprile. Sorpreso, ma anche felice. Di nuovo bambino <strong>con lo</strong> <strong>zucchero filato pasticciato sulla faccia</strong>. Già pregustando i titoli in prima pagina, le belle penne della nostra pallacanestro che rientrano all’ovile, <strong>pecorelle smarrite</strong>, le conferenze stampa affollate e lui, meraviglioso nonno, che spara “cazzate” come mi ha detto Acciughino e dicevano quelli della Banda Osiris che lo fecero fuori da Sky perché lo giudicavano ormai lesso e rincoglionito. <strong>Ringraziando Livio Proli del suo colpo di genio, ma anche da matto, e sognando che il Ciglione faccia lo stesso</strong>: via Don Matteo e di nuovo il Vate. Peterson contro Bianchini: sarebbe una favola. Con lo stesso lieto fine degli ultimi quattro anni: sempre lo scudetto a Siena.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>A Milano mancano un leader e un play</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 21:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                         di CLAUDIO PEA  
Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando perdi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA  </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto</span></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando </span><span style="text-decoration: underline;">perdi</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>non per un canestro, ma di quindici punti, non salti a rimbalzo nè in difesa né in attacco, pasticci anche nelle rimesse laterali e tremi come il mendicante all’angolo della strada piegato in due dal gelo di questi giorni polari. Un valido appiglio potrebbe essere l’assenza di Jonas Maciulis e in effetti il ragazzo di Kaunas è l’unico giocatore di Giorgio Armani che<strong> farebbe comodo anche a Simone Pianigiani se non costasse il doppio di David</strong> <strong>Moss</strong> e se il Treccine di Chicago non avesse giocato la partita che ha dipinto e infiocchettato ieri sera al Fenerbahce. Però è anche vero che nessun dottor di Milano, neanche l’amatissimo professor Carù che pure mi ha cambiato la vita e al quale sarò riconoscente in eterno, ha proibito a Proli e al general manager Pascucci d’acquistare <strong>a gettone un sostituto</strong> <strong>di Maciulis</strong>. Non so, magari spendendo anche gli stessi soldi che sono serviti per prendere a nolo un Van Den Spiegel che ormai piace solo a Franco Casalini anche se<strong> il lungagnone belga</strong> è diventato più instabile di un fenicottero che sta in piedi per scommessa su una zampa sola.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Una disfatta che la </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Gazzetta, madre di tutti noi, avrà la bontà di spiegarci almeno domani visto che oggi non l’ha fatto con il suo inviato a Biella che ha incipriato la partita d’Eurolega come una bella donna un po’ avanti con gli anni fa di solito per nascondere invano</span></strong> le pieghe della pelle. Non ho il piacere di conoscere Paolo Bartezzaghi che da quel che mi risulta, ma potrei sempre sbagliare, è il fratello di Stefano, l’enigmista e scrittore per il quale va letteralmente <strong>pazza la mia Tigre.</strong> Ora magari il nostro ne capirà di pick and roll <span id="more-2039"></span>mille volte più del sottoscritto e, contrariamente a me, presto vincerà, se non l’ha già ritirato, <strong>un premio Reverberi che non si nega mai</strong> a nessuno a patto che il giornalista di basket in oggetto sia allineato e coperto e non metta in discussione il sistema per nessuna ragione al mondo. Però, caro il mio Paolo, detto da collega a collega e senza offesa, se io non mi fossi registrato il match tra Milano e Valencia grazie a<strong> quel gioiello che è My Sky</strong>, secondo te avrei quanto meno intuito i motivi per i quali l’Armani non si è inaspettatamente qualificata alle Top 16? Detto terra terra: col cavolo. Dal momento che il titolo al tuo pezzo non ammette equivoci di sorta: <strong>“Milano ko: un’Aj inguardabile”,</strong> ma poi non emerge dall’articolo quali sono stati i veri colpevoli della caporetto biellese. E chi ha fatto schifo e chi flanella nelle file della squadra di Piero Bucchi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Okappa, allora te lo dico io. Partendo dal peggio del peggio sino al meno peggiore: Finley, Pecherov, Hawkins, Van der Spiegel, Mancinelli, Melli e Rocca. Salvando solo Jaaber e Mordente, sufficienti per grazia ricevuta</span></strong>. Così mi sono giocato anche l’ultima possibilità, se ne avevo una, di vincere il Reverberi per i prossimi venti anni di fila. Che poi anche l’allenatore abbia le sue colpe, non ci piove, ma <strong>se gettate addosso la croce solo al buon Pierino siete completamente</strong> <strong>fuori strada</strong> e avete torto da morire. D’accordo, Milano ha fallito miseramente i due primi veri test della stagione, quello di ieri al pari di quello del 5 dicembre con Siena. E questo è assai grave. Perdere infatti di 15 e di 32 quando sei chiamato alla prova del fuoco cancella le vittorie con il Cska di Mosca o con l’Efes Pilsen e<strong> azzera quasi</strong> <strong>tutti i sogni tricolori</strong>. Però c’è anche da dire, e non è una banalità, che sul parquet ci vanno i giocatori e, se questi non hanno le palle, Bucchi non ci può far nulla <strong>per quanto urli e s’incazzi</strong>. Piuttosto è di nuovo emerso, come già col Montepaschi, che Milano non ha un leader e nemmeno un playmaker da grande club. Finley può andare bene contro Washington o Bulleri, ma come è stato sempre messo sotto da McIntyre in passato non è neanche all’altezza oggi del fantastico McCalebb e dello stesso Zisis. Quanto alla leadership, <strong>né Finley né Hawkins né Mancinelli</strong> sanno cosa sia e purtroppo non possono nemmeno acquistarla nella boutique di Armani o, come si dice, al supermercato sotto casa. Prendete per esempio Siena, così tanto per restare in tema: quest’estate Ferdinando Minucci ha ceduto tutte le sue stelle, da Sato a Eze, ma si è tenuto ben stretto Stonerook che, se giocasse in nazionale, <strong>darebbe carisma anche all’Italia dei Datome</strong> e, per volerla buttare proprio in vacca, anche dei Crosariol e dei Vitali. Scommettiamo?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se avevo un fratello maggiore nella pallacanestro, questo era il Barone Sales che mi manca sempre da morire. Ebbene il Barone mi avrebbe tirato di nuovo le orecchie perché avevo e ho ancora il vizietto</span></strong> di correre più dietro alle cose che non funzionano nel nostro basket che a quelle che invece sono comunque da elogiare. Ecco allora che prima di parlar male di Milano, avrei dovuto cantare le lodi di Siena magnifica anche col Fenerbahce. Come è vero, anzi verissimo, che prima di scrivere che, se Mordente e Rocca sono i trascinatori dell’Armani, al massimo <strong>Milano può sperare d’arrivare in</strong> <strong>finale di Coppa Italia</strong>, avrei dovuto raccontare l’impatto con “mamma li turchi” che ha avuto l’altra sera il mio Cespuglio Stonerook: subito un canestro da tre punti, poi un palla recuperata e un rimbalzone, infine una bella sberla sulle braccia dello strafottente avversario. Perché quando ci vuole, ci vuole. E intanto il Montepaschi è volato via bello come il sole: 12-2 in un amen e 27-14 alla fine del primo quarto. Faccenda sbrigata o quasi. E <strong>primo posto garantito nel girone terribile di</strong> <strong>Eurolega.</strong> Altro che quello della Lottomatica con i belgi e i wuersteloni. Altro che Milano quinta in un girone a sei squadre. E Stonerook sugli scudi, <strong>più grande ancora di McCalebb e Kaukenas</strong>. Perché è lui il vero signore e padrone sul parquet di Siena. O mi sbaglio, Simone?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se questa è pallacanestro è tutta vostra</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 19:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                              di CLAUDIO PEA 
E’ Natale. O quasi. Forse anche in casa Cupiello. E allora abbiate pietà della mia ignoranza grassa. Prima dell’altro giorno ero convinto infatti che il basket lo avessero inventato Cicciobello Tranquillo e la sua band. Ho scoperto invece che le tredici regole, vendute all’asta per la bellezza di quattro milioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                              <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ Natale. O quasi. Forse anche in casa Cupiello. E allora abbiate pietà della mia ignoranza grassa. Prima dell’altro giorno ero convinto infatti che il basket lo avessero inventato Cicciobello Tranquillo e la sua band. Ho scoperto invece che le tredici regole</span></strong>, vendute all’asta per la bellezza di quattro milioni e trecento mila dollari, furono vergate di proprio pugno su due fogli da tale James Naismith addirittura nel dicembre del 1891. Perdonato? Massì. Come dicevo, è Natale e quindi dobbiamo essere tutti più buoni anche se, dico la verità, drammaticamente mi riesce sempre più difficile. Specie se mi guardo intorno e vedo che la nostra pallacanestro va avanti di pari passo <strong>come i gamberi all’Italia ingovernabile del povero Re Silvio:</strong> si tengono infatti entrambe per mano, facendosi coraggio, e reggendosi in piedi su tre gambe, o su tre voti (comprati), ma lo vedrebbe anche una talpa senza lenti a contatto che la tavola imbandita può cadere e sfasciarsi da un momento all’altro rovinando questi giorni di feste fasulle.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non sono Atlante che Zeus costrinse a tenere sulle spalle l’intera volta celeste e neanche ho la ricetta in tasca per salvare il mondo del basket come la Mole Antonelliana, al secolo Antonella Clerici, ma neanche posso far finta che tutto va ben, tutto va ben</span></strong>. Lasciando Siena nella sua isola felice e salvando pure Milano che sta crescendo assieme a Livio Proli, il resto è ben poca cosa. E fanno presto a dire quelli di Sky che il nostro è un campionato bellissimo. Equilibratissimo forse almeno finchè Cremona va a vincere a Roma e poi perde in casa con Pesaro. Finchè Treviso sbanca Bologna e sette giorni dopo cade al Palaverde con Biella. <strong>Finchè Varese fa i bambini coi baffi e la</strong> <strong>Scavolini è terza in classifica</strong> nonostante la disfatta del 27 novembre con la Benetton che l’ha calpestata 91-58 coi suoi mocciosi. Finchè ci si esalta per i 12 punti di <strong>Michele Antonutti</strong> contro l’Armani, lo <strong>si invoca in nazionale</strong> e poi il friulano del Montegranaro fa fatica a mettere insieme dieci punti <span id="more-2035"></span>e qualche rimbalzino per sbaglio nelle successive due partite. Finchè potrei andare avanti in eterno con gli esempi frustranti, ma non voglio che vi cresca la barba sino alla pancia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Capisco quelli di Sky: devono vendere un prodotto ed è giusto che si entusiasmino per l’incandescente finale di sabato in tivù da Villorba, terra fertile per la Lega del Carroccio che è votata da un trevigiano sì e dall’altro che ci sta pensando. Ma già la partita l’hanno vista i soliti quattro gatti</span></strong> dei quali tre addetti ai lavori e uno, il sottoscritto, in pantofole davanti al piccolo schermo, più sbadigliante che eccitato. Già 60-61 dopo 40’ di antibasket è un punteggio da palla nel cestino femminile del Ventennio. Quando i tabelloni erano di legno e le donne tiravano a due mani. Già la telecronaca del fratelli De Rege, Mammoletta Mamoli e Acciughino Pittis, era stata &#8211; per non dir di peggio –<strong> strappa lacrime e davvero commovente</strong>. Ma vogliamo invece analizzare insieme gli ultimi sei minuti dell’incontro presentato come uno dei più sconvolgenti e pirotecnici spettacoli della terra? Cioè dalla tripla del<strong> 54-59 del magifico Matteo Soragna al canestro vincente</strong> da due punti sempre dell’ex capitano della Benetton un secondo prima del suono della sirena?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ho preso appunti e quindi li riscrivo pari pari: un tiro libero su due di Brunner, un pasticcio di Tulson e una frittata di Jurak, il promettente Bulleri da tre (58-59) a -4’33’’, una palla persa di Markovic, quattro spadellate Findus dello stesso Soragna, ma anche di  Nicevic, Jurak e Bullo</span></strong>, time-out, una bella inquadratura dal tunnel degli spogliatoi del pachidermico Atripaldi con sciarpa annodata intorno al collo, doppio palleggio di Suton, uno più uno dalla lunetta di Bulleri (60-59) a 3’28’’ dal termine. E da qui in avanti non più un punto da una parte e dall’altra. Neanche,<strong> come dice il sommo Mario Boni</strong>, avessero messo due tappi ai canestri di vino annacquato. Salvo un time-out ancora <strong>con Marco Atripaldi annesso</strong>, neanche fosse Rochfeller o David Stern, bonus esauriti, ma manco più un tiro libero, gli arbitri che si mettono in berta il fischietto, Repesa che s’inquieta giustamente con Pozzana, i<strong> fiaschi a nastro di Viggiano, Bulleri e Soragna</strong>, ma anche di Gentile, Slaughter e Smith, da due o da tre, non importa, i passi di Jurak, di nuovo <strong>una pignatta di Alex Gentile il fenomeno e di Sosa (ma non giocava a calcio?),</strong> ma pure di Nicevic e Brunner in rapida successione, una stoppata di Smith al limite, un altro time-out e <strong>l’ennesimo teatrino pro Biella</strong> con spot generosamente offerto dalla Banda Osiris a Atripaldi che non sta più nella pelle col rischio che, se scoppia, salta in aria lui, ma anche tutto il Palaverde.<strong> Viva la</strong> <strong>pallacanestro.</strong> E non aggiungo altro per misericordia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Non chietemi più cos&#8217;è la Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 12:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                          di CLAUDIO PEA 
C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio e questo proprio non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio</span></strong> e questo proprio non lo credo. E’ comunque assai grave che non le dia fastidio tutto quel che le succede intorno. Magari proprio dirimpetto alla sua scrivania o due computer più in là. Nella grande redazione di Sky. Dove, come in tutti i paradisi del mondo, puoi anche raccogliere <strong>una mela</strong> <strong>all’apparenza molto bella</strong>, più rossa e vistosa delle altre, che però al primo morso butti via disgustato perché dentro è marcia e <strong>irrimediabilmente puttana</strong>. Per la verità negli ultimi tempi la Banda Osiris non è che se la passi granchè bene. Anzi, è in disgrazia e quasi in fin di vita.<strong> Resiste a Cantù</strong>, dove ha messo radici (tentacolari) ed è difficile da estirpare. Ma sono i suoi colpi di coda che devi adesso a maggior ragione temere. Come quello dell’altra domenica a mezzogiorno. C’è Siena-Milano, la partita tanto attesa e non importa se all’Armani mancano Maciulis, Petravicius e Pecherov e al Montepaschi solo Malik Hairston, ci sono tante cose da capire e un sacco di persone da intervistare. Per esempio <strong>Giannino Petrucci, un tempo tifoso di Roma e Treviso</strong> e nemico di Siena, o Andrea Capobianco che il presidente del Coni non sa neanche chi sia. <strong>C’è il mercatino in Piazza del Campo</strong> o la contrada della Lupa che va matta per il suo figliolo prodigio che perde una partita ogni Palio. No, ecco la lavagnetta di Cicciobello, <strong>i circoletti blu e le</strong> <strong>freccine arancioni</strong>, per spiegare il pick and roll e le contromosse al più frusto degli schemi d’attacco del <strong>Belpaese</strong> proposte dal fido Trinchieri. No, c’è il servizio vecchio di almeno due mesi, ammuffito e stanco, su <strong>Gallinari in gita</strong> coi Knicks al Forum di Assago.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Siena io c’ero. Assieme alla mia bella figliola, come dicono i toscani con la loro meravigliosa inflessione dialettale, ma una volta tornato a casa, non prima d’aver fatto tappa anche al Futurshow di Casalecchio per Virtus-Benetton</span></strong>, mi sono rivisto questa e quella contesa su My Sky. Vuoi perché sono malato di basket e di televisione, vuoi perché non me la si fa sempre sotto al naso e lo capirebbe anche un bambino che la Banda Osiris ha colpito<span id="more-2018"></span> ancora. Come? Santa pazienza, ve lo devo anche spiegare? Va bene, ma a modo mio, cioè a indovinelli. Chi ha scritto il libro “Da zero a otto” a quattro mani, anzi a quattro zampe, di Danilo Gallinari? Flavio Tranquillo. Bravi. E<strong> chi è il grande capo della Banda Osiris?</strong> Sempre lui. Dai che ci siamo. E qual è la partita più seguita in tv della stagione? Siena-Milano. E quindi se tra un tempo e l’altro del bigmatch spari uno spot<strong> (che c&#8217;entra</strong> <strong>come i cavoli a merenda)</strong> sul Gallo di New York non hai forse fatto bingo, cioè gratuitamente il pieno di promozione al tuo libro che puoi trovare in tutte <strong>le librerie sotto le feste di Natale</strong>? Okay. E infine, tanto per gradire, chi era il coordinatore giornalistico di Montepaschi-Armani come avreste potuto leggere anche sui titoli di coda? Ovviamente Cicciobello che era pure lui a Siena, ma <strong>chiuso nel pulmino della regia</strong> parcheggiato fuori dal palasport di via Sclavo dove si è rinchiuso a doppia mandata per non essere visto dai tifosi del Montepaschi ai quali evidentemente non sta molto simpatico.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Davide Pessina voglio invece un mondo di bene. Sia chiaro, lui non ha nulla a che spartire con la Banda Osiris. Come del resto Mario Boni e Paola Ellisse, Claudia Angiolini e pochi altri della redazione basket di Sky</span></strong>. In più ha un alto grado di sopportazione visto che non l’ho mai trattato coi guanti e non se l’è mai presa con rancore. E, quando sbaglia, lo fa sicuramente in buona fede. Però lo stesso non posso fare a meno di <strong>tirargli le orecchie</strong> se come domenica se le va a cercare ingenuamente dicendo sul 13-12 per Siena: “L’Armani ha comunque dimostrato di saper reggere la sfida col Montepaschi dando sul campo già una risposta positiva”. Come no? 36-15 in un amen e 99-67 alla fine con <strong>Andrea Michelori che non ha mai alzato</strong> <strong>il sedere dalla panca</strong> e il diciassettenne Diego Monaldi della nuova scuderia Myers che spara in faccia a Finley un canestro da tre punti cinque secondi dopo aver messo il piede sul parquet. Qualche volta insomma bisognerebbe imbavagliare Pessina <strong>come faceva Asterix</strong> con il suo cantore in occasione delle feste nel villaggio gallico o cucirgli la bocca con ago e filo visto che non sa mordersi la lingua, però va ugualmente perdonato e<strong> a spada tratta</strong> sempre difeso dai lupi affamati e dai fiancheggiatori della Banda Osiris che saranno anche meno sottili, e quindi più grevi dei loro boss, ma che <strong>zitti zitti</strong> sanno come pugnalarti alle spalle senza sbagliare una mossa o una consegna. In questi giorni per esempio l’ordine è quello di proteggere gli allenatori in crisi della combriccola. Come? Parlando d’altro. Per esempio di <strong>Sabatini che vuole</strong> <strong>acquistare il Bologna Calcio</strong> quando, come ha detto SuperCazzola, “ha i soldi al massimo per comprare una pizzeria” o di Phil <strong>Goss che tifa Inter</strong>, va allo stadio a vedere il Varese e chi se ne frega. E intanto facendo finta che a Caserta c’è un presidente furioso con Sacripanti o a Roma una Lottomatica, massacrata a parole da Tanjevic, che se domenica perde a Teramo dividerà con la Tercas l’ultimo posto in classifica. Anche questo,<strong> cara la mia Ellisse</strong>, è Banda Osiris. Dove nessuno tiene vergogna e il più pulito ha la rogna.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Parole al vento e d&#8217;amore per la palla nel cestino di Giorgio Armani e Woody Allen</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 12:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
Sarò improvvisamente ingrassato dai tre ai quattro chili, forse anche cinque, quando ho sentito Giorgio Armani, intervistato da Guido Bagatta nell’intervallo di Milano-Cska, dire né più e né meno le stesse cose che io vado ripetendo ormai da anni annorum su questa pallacanestro che non piace e non interessa più agli italiani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                               <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sarò improvvisamente ingrassato dai tre ai quattro chili, forse anche cinque, quando ho sentito Giorgio Armani, intervistato da Guido Bagatta nell’intervallo di Milano-Cska, dire né più e né meno le stesse cose che io vado ripetendo ormai da anni annorum su questa pallacanestro che non piace e non interessa più </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">agli italiani</span></strong>, come invece continuerebbe a meritare, semplicemente perché abbandonata e bistrattata dai media. Cioè dai giornali e dalle televisioni, ma soprattutto dai quotidiani politici. Ovviamente parole al vento, le mie al pari delle sue. Le mie di giornalista irrequieto, fissato con la Banda Osiris, come <strong>Travaglio con Berlusconi</strong>, brontolone più di una pentola di fagioli e soprattutto tremendo rompicoglioni. Ma anche le sue di stilista garbato, affermato e stimato nel mondo. Beh, <strong>non credo che</strong> <strong>debba essere io adesso a spiegarvi chi sia Giorgio Armani</strong>: probabilmente lo sa anche Cassano al quale però per favore non chiedete mai chi sia <strong>Schopenhauer. No</strong>, <strong>caro Antonio, non è la giovane</strong> <strong>di Loius Van Gaal nel Bayer Monaco</strong>. E comunque se arrivo anche a capire che non possa fare né caldo né freddo a nessuno se scrivo che è una vergogna che Repubblica giovedì abbia sbrigato la pratica-basket ghettizzandola di nuovo tra le brevi: Eurolega: <strong>Cholet-Siena 61-70,</strong> <strong>Milano-Cska Mosca 71-65,</strong> almeno qualcuno dovrebbe dar bada all’entusiasta patron dell’Armani Jeans quando l’altra sera si è lamentato del totale disinteresse dei media nei confronti della sua, ma anche delle altre squadre di basket italiane che vanno per la maggiore. Né si è fatto pregare da Guido Bagatta per confessare sgomento: “Purtroppo i giornali trascurano la pallacanestro al punto da dedicarle al massimo tre righe anche dopo importantissime vittorie in Europa”. <strong>Tre righe? </strong>Magari, caro Armani: anche due di numero spesso su Repubblica sono tutto grasso che cola.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Delle parole di Giorgio Armani, musica solo per le mie orecchie, dovrebbe far tesoro almeno la Lega di Valentino Renzi che invece mi sembra ultimamente più assonnata della Bella Addormentata nel bosco. Ma li</strong> <strong>leggono i giornali al diciottesimo piano della torre bolognese in viale Aldo Moro al civico 64 o credono </strong><strong>ancora alla favola del principe azzurro</strong></span> che passa di lì e le dà un bacio sulla guancia per rianimarla? Mi dicono che non è proprio così, ma a me non pare se non si sono accorti che il basket sta scomparendo dalle pagine sportive<span id="more-2004"></span> dei quotidiani politici nazionali e non stanno facendo niente per bloccare l’emorragia, persi come sono a reggere la coda a Sky e terrorizzati all’idea di poterla anche perdere. Ora sapete come la penso io in materia. <strong>I pronipoti di Murdoch, a parte</strong> <strong>qualche vampiresca e nepotistica eccezione</strong>, sono autentici mostri di bravura, nettamente i migliori nello scarno e scarso panorama delle nostre emittenti nazionali, ma non hanno portato mezzo appassionato in più alla pallacanestro italiana perché Sky è considerata da tutti, e non a torto, <strong>esclusivamente la televisione del calcio</strong>, offerto in qualsiasi salsa ventiquattr’ore su ventiquattro, e poco generosa nei confronti degli altri sport. Sia chiaro, perdere <strong>Sky</strong> sarebbe terribile, ma non si può neanche escludere<strong> la Rai</strong> come è accaduto negli ultimi anni. E allora bisognerebbe che la Lega arrivare ad un non impossibile compromesso: ovvero ridare gratuitamente la serie A a<strong> Laurito</strong> il sabato pomeriggio e magari a pagamento l’EuroLega all’<strong>Ellisse</strong> e compagnia bella il giovedì sera. Tanto ci vuole? Non credo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Dico la verità: il basket mi ha positivamente sorpreso. Mai infatti avrei immaginato che mi potesse regalare tante emozioni e tanta passione. E’ uno sport molto elegante, molto più del calcio”, ha sottolineato lo stilista italiano più famoso a New York e probabilmente dell’universo</span></strong>, ma se pensate che questa intervista-spot di Guido Bagatta a Giorgio Armani su SportItalia nello stesso minuto in cui Cambiasso segnava un gol a Twente sia stata ripresa nei giorni successivi da qualche giornale o dalla Lega è un’altra inspiegabile e clamorosa pia illusione. Anche oggi le pagine dei quotidiani politici sono del resto piene di pallone. Lasciando in pace Repubblica, <strong>prendete allora La Stampa</strong>: potrete leggere tutto sulla Juve, e mi sta anche bene, ma pure sul Torino, che se non sbaglio gioca in seconda serie, e su una certa <strong>Anna, il portiere italoamericano</strong> della nostra nazionale femminile che si vuole riprendere la rivincita sugli Usa. <strong>Coda alle edicole</strong>. E la pallacanestro? Sempre in breve due righe e mezza: serie A (7° turno): ore 19 Treviso-Pesaro (SkySport2), 20.30 Caserta-Cantù. Punto e accapo. Evviva! Mentre a Sport Week <strong>un tale Woody Allen</strong> dichiara: “Mi resta tutto il tempo che voglio dopo il cinema per suonare con la mia band, per giocare coi miei figli e soprattutto <strong>per guardare il</strong> <strong>basket al quale non riesco proprio rinunciare</strong>”. Ma evidentemente quello che pensano Giorgio Armani e Woody Allen della beneamata palla nel cestino non interessa neanche un po’ agli italiani presi come sono da Ruby e da Avetrana.</p>
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