By peaclaudio | Marzo 11, 2011 - 7:25 pm - Posted in Il basket nel cestino

                                                                       di CLAUDIO PEA 

Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della prima tappa, un’impegnativa cronosquadre di 16 chilometri e 800 metri. A duecento all’ora in autostrada, almeno trentasette autovelox centrati in pieno, l’inevitabile ritiro della mia patente ma anche di quella dei miei figli gemelli, manco una sosta all’autogrill per la pipì o il caffè corretto con latte freddo. Scordandomi che dovevo andare a prendere mia moglie dalla suocera. Ebbene, non ci crederete, ma sarei anche arrivato in tempo per vedermi almeno la premiazione dei Magnifici Sette vincitori di tappa se non avessi beccato una colonna di macchine sulla strada che dal casello di Sarzana porta al litorale di Marina di Carrara che sarà stata lunga io dico dagli otto ai dieci chilometri. Tutti che volevano vedere Ivan Basso, il campionissimo che nel 2006 ha vinto il Giro d’Italia e poi è stato squalificato due anni per doping. Capita. Coi bambini in auto che piangevano e le mamme che li allattavano, i papà che sacramentavano e gli amici che almeno se la bevevano, ubriachi fradici e incazzati neri per aver anche loro sottovalutato l’evento ciclistico che ha scaricato sulle rive del Mar Ligure milioni e milioni d’appassionati arrivati da tutto il mondo, anche da Malta a nuoto e dalla Tunisia in gommone. Altro che il basket. Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

                                                                  di CLAUDIO PEA

I giornali me li porta a letto mia moglie. Assieme al caffellatte con due effe, due elle e due ti. Alle otto e un quarto. Facciamo anche alle otto e mezza. E qualche volta pure alle nove. Generalmente la mia prima scelta è Repubblica, poi la Gazzetta, infine il Gazzettino di Venezia che, come diceva il grande avvocato Porelli in merito al Carlino, non si legge: al massimo si sfoglia e si finisce di sfogliare in ascensore ancor prima di raggiungere il diciottesimo piano degli uffici della Lega a Bologna. Tranne il mercoledì. Perché al mercoledì non ci piove: a meno che non nevichi, o sia crollato il ponte sul Po, allungo subito le mani su SuperBasket e non lo mollo più. Cominciando dall’editoriale di Claudio Limardi, le cui idee spesso condivido all’80 per cento, che sono (per i miei folli gusti) una percentuale davvero pazzesca: evidentemente sto invecchiando. Sino ai risultati delle serie minori. No, la pallacanestro femminile ve la lascio molto ma molto volentieri. Curioso piuttosto di scoprire cosa ha fatto il Kenfoster Monza del magnifico Mario Boni che domenica ha vinto a Cecina. E la Fortitudo? Ha spianato il Gattamelata Padova, ultimo nella B dilettanti. Dio mio, che brutta fine hanno fatto l’aquila con la scudo, ma anche il Petrarca dei gesuiti e dei tempi di Aza Nikolic. E chissà quale sorte toccherà a Treviso ora che Gilberto Benetton l’ha sfasciata con il piccone per colpa dell’imbroglio Lorbek, è vero – anche in questo sono d’accordo con il direttore di SuperB -, ma pure per via d’evidenti contrasti tra fratelli dai quali il giovane Andrea Benetton, figlio di Carlo e nipote di Gilberto e Luciano Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

                                                                    di CLAUDIO PEA

Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta per la sua-mia-nostra Juve. Che poi il bel ragazzo che viene dal Cagliari sia fidanzato con Federica Nargi, la ventunenne velina mora di Striscia, dopo essere stato con Costanza Caracciolo, l’altra velina, quella bionda, come lui stesso mi ha confessato sorridendo, non me ne può importare di meno. Anzi. Beato lui e meglio per lui se s’infrattasse anche con una terza velina, magari dai capelli rossi, come quelli della storica fidanzata di Luca Toni, la modella Marta Cecchetto. In fondo Matri non è il nostro presidente del Consiglio, ma il goleador che mancava alla Juve da un sacco di tempo. Ettore Messina è invece del Milan e Sergio Scariolo è tifosissimo di quella squadra della quale il mio computer corregge sempre il nome con un altro pure di tre sillabe e due vocali. E’ tuttavia assai curioso che gli unici tre allenatori italiani di basket che corrono i Gran Premi d’Europa abbiano nel cuore tre squadre di calcio diverse. Così come non può essere solo un caso che i grandi capi della Banda Osiris siano tutti rossoneri o che pure Andrea Trinchieri stia dalla stessa parte di Tranquillo, Chiabotti e Buffa. Cioè del Diavolo. Sì, proprio dove lui mi ha mandato quando gli ho ingenuamente chiesto: “Scommettiamo che sei del Milan?”. Non avevo dubbi. Ho per questo respinto la domanda regolarmente presentatemi da Gianmaria Vacirca al pranzo offerto dalla Fabi all’Eataly di Torino, dove avrei volentieri bruciato la mia carta di credito, per poter ufficialmente entrare a far parte della famosa banda del basket che un giorno la Wandissima mi spinse ad inventare. Nonostante il direttore generale di Montegranaro abbia cercato invano di corrompermi prendendomi per la gola con una deliziosa crema di legumi della quale ho chiesto il bis estasiato prima dal delizioso profumo e poi dallo straordinario sapore. Ma Vacirca ha poco o nulla in comune con le abitudini e i costumi della Banda Osiris, con cui magari divide le esagerazioni e le manie di grandezza cestistiche: in primis la faccia, che non è proprio quella del pollastrello lesso cresciuto in batteria, ma vissuta di chi piace alle donne e non si nega il bicchiere (in più) di vino rosso. Rinnegando gli hot dog e la Coca Cola degli amici di merende. Ma soprattutto da piccolo Gianmaria non si perdeva un allenamento della Juventus. E per Alessandro Matri e i fratelli bianconeri va ancora letteralmente fuori di crapa Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , ,

OSCAR ELENI  dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. Grande Michelori, ma non dica che è stato il riposo dell’estate a farlo volare. Deprimente la Rometta che tiene fino al 30-30 e poi svacca, come sempre. Filipovski dice che per competere a certi livelli non puoi avere cali di rendimento così evidenti nella stessa partita. Lo sapevamo già, lo sanno tutti cosa tiene in tasca la Lottomatica. Te li saluto gli italiani Crosariol e Datome. Da incorniciare il Washington che svacca quando sembrava bello carico. Male anche i giovani slavi. Da incubo. Leggiamo, noi Atavar, che San Antonio impallina a 2 decimi di secondo i Bryant Lakers, davanti ad oltre 19000 persone. Anche a Belgrado erano oltre 19000 persone. Ci volevano palle e acciaio. Leggiamo che Bologna guida nell’affluenza del pubblico e per incassi. Sabatini è un genio e fa bene a servire polpette avvelenate all’agente dell’indifendibile Kemp. Leggiamo anche di società avvilite perché hanno tanti spettatori, ma sono indietro negli incassi, vedi Pesaro, ma si scopre pure che Varese è indietro nelle presenze del pubblico, ma molto avanti con gli incassi. Pericolose variazioni anche se diminuire gli omaggi non è mai stato un errore, ammesso che ci siano strade per riempire i palazzi davvero. Ad esempio: Milano contro Biella dovrà vivere sulla sua luna di Assago non servita da una metropolitana, servita soltanto da autobus di servizio sconsigliati a chi soffre la ressa.

Peterson e la sua legge: Siena non è qualitativamente più forte dell’Armani, ma ha meccanismi perfetti e per questo sembra irrangiungibile. Non sembra, è. Armani e la sua strana storia al centro: arriva Eze. Alleluia. Si fa male quasi subito. Sfortuna o…  Torna all’improvviso Petravicius nella Milano da imbottigliare dopo Treviso. Parlano di miracolo. Noi siamo perplessi, Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , ,

                                                                     di CLAUDIO PEA

Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie in quel tratto da Roncobilaccio a Pian del Voglio che detesto più dell’Inter di Moratti e le lavagnette di Tranquillo messe insieme. C’è chi può e chi non può. Io può, diceva quel presidente del calcio che anche non gradiva il caviale perché, raccontava, aveva troppe spine che gli restavano sempre in gola. Più che le spine, dovevo digerire un bel rospo. E più della caduta del Montepaschi col Real Madrid dovevo allontanare da me il fastidio di sentire la stessa gente che all’intervallo non aveva il minimo dubbio: “Simone è diventato più bravo di Messina”, mentre trequarti d’ora dopo criticava “quel Pianigiani che avrebbe anche potuto far giocare Aradori e Ress”. Come no? E pure il Michelori in abiti borghesi. Tutto il mondo è paese. E Siena non fa eccezione. Anche se la amo come la mia Venezia. Anche se ha le sue contrade e dovrebbe ormai averlo imparato meglio di tutte le altre che ogni volta non si può vincere il Palio. Anche se ha intorno le belle colline nelle quali è facile perdersi, come ieri ho fatto io col mio amico Nico, e più facile ancora dimenticare il mondo intero coi suoi vizi e i suoi cavalieri, le sue Santanchè e i suoi giullari.

C’è una collina lassù sopra Montalcino, a seicento e pochi metri, che si chiama il Passo del Lume spento, dove già solo il nome t’invita all’oblio e fanno del vino e dell’olio da andare via di testa. Da capottarsi, come dice il mio amico di merende. Se fa il bravo, e la smette di compiangere chi non merita invece neanche un rigo, alla prossima occasione ci portiamo anche l’Orso Eleni per andare poi insieme a mangiare e bere, meglio ancora, alla trattoria del Leccio, a Sant’Angelo in Colle. Tanto più che poi, come sempre, guiderò io. Imparando che il miglior Brunello è quello della vendemmia del 2004, pochi mesi dopo il primo scudetto di Siena e l’argento olimpico di Atene Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Gennaio 5, 2011 - 11:10 am - Posted in Il basket nel cestino

                                                                                di CLAUDIO PEA 

Ho aspettato tutto l’After Day del basket prima di mettermi solo oggi a scrivere. Mi avevano detto infatti che nel tardo pomeriggio di ieri la Lottomatica avrebbe licenziato Matteo Boniciolli e assunto Valerio Bianchini, che oltretutto ha sette anni e mezzo meno di Dan Peterson, ma Claudio Ciglione Toti non ha trovato il tempo di telefonare al Vate di Torre Pallavicina dopo aver incassato un no secco, cioè dray, e sgarbato proprio dall’inacidito Nano Ghiacciato (“Io alleno solo Milano: okay?) ed essersi giocato anche la carta Boscia Tanjevic (“Io non posso tradire mio figlio Matteo”). Ho provato invano anche a chiamarlo all’ora di cena, ma la segretaria mi ha detto che non poteva disturbare il presidente che si era rinchiuso dalle sedici nella mansarda del suo hotel e, invece di buttarsi giù dal terrazzo che domina tutta la capitale con una pietra (preziosa) al collo come gli consiglia di fare da qualche tempo l’amico e consigliere Walter Veltroni, stava esaminando insieme ai legali la possibilità di presentare ricorso all’alta corte della Fiba perché non gli era andata ancora giù d’aver perso in quel modo con Treviso la finale per il settimo e ottavo posto del concentramento romano dell’under 19 d’Eurolega. Povero Toti, dal giorno in cui Boniciolli gli aveva garantito che avrebbe vinto lo scudetto a mani basse con il Big Three de noialtri, Datome-Crosariol-Vitali, non ha più avuto pace e vede nemici dappertutto. Non solo infatti ce l’ha con gli arbitri che secondo lui favoriscono sfacciatamente la Benetton anche nelle partite del settore giovanile, ma soprattutto con il general manager Piergiorgio Bottai che pure le ha tentate tutte per convincere Boniciolli a dare spontaneamente le dimissioni, ma non c’è stato verso.

Certo è che Ciglione ha proprio delle belle pretese. In fondo la Lottomatica ha pur sempre conquistato le Top 16 dell’Eurolega suonando gli svizzeri, pardon i belgi dello Charleroi, e i wuersteloni del Bamberg, sì del titolatissimo Bamberg, e prima di cadere a Caserta, dove è pure inciampata Cantù, aveva vinto tre partite di fila con squadre della portata di Teramo, Biella e Sassari. O no? E poi sul conto di Boniciolli si potranno anche dire tutte le cattiverie di questo mondo, come quella del doppio lavoro Roma-Trieste o della sua allergia allo stacanovismo perverso di Simone Pianigiani, oltre al fatto d’essere un raccomandato di ferro del Partito democratico, che non mi pare poi una cosa da nascondere Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Dicembre 17, 2010 - 10:07 pm - Posted in Il basket nel cestino

                                                                         di CLAUDIO PEA 

Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando perdi non per un canestro, ma di quindici punti, non salti a rimbalzo nè in difesa né in attacco, pasticci anche nelle rimesse laterali e tremi come il mendicante all’angolo della strada piegato in due dal gelo di questi giorni polari. Un valido appiglio potrebbe essere l’assenza di Jonas Maciulis e in effetti il ragazzo di Kaunas è l’unico giocatore di Giorgio Armani che farebbe comodo anche a Simone Pianigiani se non costasse il doppio di David Moss e se il Treccine di Chicago non avesse giocato la partita che ha dipinto e infiocchettato ieri sera al Fenerbahce. Però è anche vero che nessun dottor di Milano, neanche l’amatissimo professor Carù che pure mi ha cambiato la vita e al quale sarò riconoscente in eterno, ha proibito a Proli e al general manager Pascucci d’acquistare a gettone un sostituto di Maciulis. Non so, magari spendendo anche gli stessi soldi che sono serviti per prendere a nolo un Van Den Spiegel che ormai piace solo a Franco Casalini anche se il lungagnone belga è diventato più instabile di un fenicottero che sta in piedi per scommessa su una zampa sola.

Una disfatta che la Gazzetta, madre di tutti noi, avrà la bontà di spiegarci almeno domani visto che oggi non l’ha fatto con il suo inviato a Biella che ha incipriato la partita d’Eurolega come una bella donna un po’ avanti con gli anni fa di solito per nascondere invano le pieghe della pelle. Non ho il piacere di conoscere Paolo Bartezzaghi che da quel che mi risulta, ma potrei sempre sbagliare, è il fratello di Stefano, l’enigmista e scrittore per il quale va letteralmente pazza la mia Tigre. Ora magari il nostro ne capirà di pick and roll Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,