di CLAUDIO PEA
Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della prima tappa, un’impegnativa cronosquadre di 16 chilometri e 800 metri. A duecento all’ora in autostrada, almeno trentasette autovelox centrati in pieno, l’inevitabile ritiro della mia patente ma anche di quella dei miei figli gemelli, manco una sosta all’autogrill per la pipì o il caffè corretto con latte freddo. Scordandomi che dovevo andare a prendere mia moglie dalla suocera. Ebbene, non ci crederete, ma sarei anche arrivato in tempo per vedermi almeno la premiazione dei Magnifici Sette vincitori di tappa se non avessi beccato una colonna di macchine sulla strada che dal casello di Sarzana porta al litorale di Marina di Carrara che sarà stata lunga io dico dagli otto ai dieci chilometri. Tutti che volevano vedere Ivan Basso, il campionissimo che nel 2006 ha vinto il Giro d’Italia e poi è stato squalificato due anni per doping. Capita. Coi bambini in auto che piangevano e le mamme che li allattavano, i papà che sacramentavano e gli amici che almeno se la bevevano, ubriachi fradici e incazzati neri per aver anche loro sottovalutato l’evento ciclistico che ha scaricato sulle rive del Mar Ligure milioni e milioni d’appassionati arrivati da tutto il mondo, anche da Malta a nuoto e dalla Tunisia in gommone. Altro che il basket. Read The Full Story…
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