Sapevo cos’era il minigolf, perch√® lo giocavo da ragazzino, quand’ero in vacanza a Cortina o a Jesolo, e avevo un discreto successo. Specie tra le mie piccole fans. Ma del golf proprio non me ne curavo. E, anzi, proprio non capivo come potesse mio fratello Beppi perdere il sonno dietro quella stupida pallina che doveva rotolare in buca e si prendeva un sacco di parolacce se non lo faceva. In verit√† mi occupavo d’altro. E cio√® di cose molto pi√π serie. Correvo dietro ad un pallone, a pois o a spicchi, non importava. E scrivevo degli azzurri di Bearzot campioni del mondo nel 1982 in Spagna anche per merito mio. E un giorno magari vi spiegher√≤ perch√®. O di Alberto Tomba che vinceva quasi senza accorgersene: difatti semplicemente non pensava a quel che faceva. O di Deborah Compagnoni che un giorno mi confess√≤ d’essersi innamorata di un Benetton. Ma guai se l’avessi scritto. Difatti lo feci scrivere a un altro. O di quella palla nel cestino: moltissimo e intensamente. Innamorato perso di Michelino D’Antoni, e per questo da lui tradito prima ancora che il gallo cantasse una volta. Prigioniero di un sogno e pure forse di Dan Peterson. Senz’altro di Dino Meneghin o di Boscia Tanjevic, grandissimi. Attratto dalla personalit√† e l’intelligenza di Julio Velasco al quale portai parecchio culo: due titoli mondiali nella pallavolo, il primo in Brasile, il secondo in Grecia. E avanti cos√¨. Inviato volenteroso e capriccioso del Giorno di Milano per quattro lustri. Per√≤ di golf mai. E poi mai. Difatti. Adesso in buca ci sono finito anch’io. E non perch√® vecchio e rincoglionito. Cinquantotto anni sono sempre quasi sessanta anni che sono volati e non li prender√≤ pi√π. Ma forse √® arrivato comunque il tempo di confessarsi e di scrivere quel che davvero ti passa (o ti √® passato) per il cervello. Senza usare i preservativi. Seguitemi allora in questo blog. Se vi va. Aiutandomi soprattutto a vincere l’unica partita che ho spessissimo perso. Quella con la pigrizia. Storica e pervicace. Vero Timoteo?
