OSCAR ELENI dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente che sapeva di visciola, melograno, chinotto, curry, rosa, chiodi di garofano e cannella. Non eravamo pronti neppure al viaggio della nostalgia che ha fatto Arturo Kenney per onorare il ricordo di Cesare Rubini a Trieste e di Pino Brumatti a Lucinico dove la moglie dell’ultimo eroe ancora conserva l’anello dell’università che il Rosso regalò al suo compagno sfortunato nei giorni in cui questa coppia era il vero emblema del modo di vivere Olimpia. Con lui c’era Andolfo Basilio, un altro degli anni d’oro, l’ironia al potere, l’intelligenza al servizio del gruppo e anche di Rubini che ne aaveva spesso bisigno, un uomo dal tocco gentile che è impegnato, come tanti del vero gruppo scarpette rosse, per dare un aiuto concreto a chi è rimasto, perché la vita continua per chi resta. Siamo scappati lontano puntando su agnello, tartufo e baccalà cotto nell’olio con crema di ceci, di Zagarolo dove almeno avremmo trovato Enzo Rossi, ex commissario tecnico dell’atletica, sindaco del borgo antico, uno che ti faceva ridere anche sotto zero, uno che lo spaghetto Verrigno con ragù bianco d’oca e limone te lo fa digerire quasi come le partitacce dell’Armani di Peterson che a Brindisi ha avuto le visioni come succede a chi supera una certa età. Lo hanno intervistato per Donna, inserto di Repubblica, e il Nano ci ha sbalordito quasi quanto il dopo partita brindisino perché è stato l’unico che, nella immeritata vittoria al supplementare con gli ultimi in classifica, ha visto sputare sangue quando invece erano rospi con il contorno di bile che tocca ai paurosi infagottati in vestiti che non meritano d’indossare. Dunque il Peterson pensiero in questo momento dove sembra non capire che la linea grigia dove cammina la sua squadra è senza contatto con la realtà: voleva fare il calciatore professionista molto prima che Berlusconi gli offrisse il Milan, vorrebbe la moglie (?) come regista del film sulla sua vita, furbo al cubo quando dice che più dell’amore conta la distribuzione dello stesso, ateo senza paradiso è pronto ad essere rambo per distruggere il negativo della terra, lui che lasciò il Cile mentre accoppavano Allende, nemico dell’egoismo e della stupidità sapendo che una dichiarazione come questa lascia perplessi almeno sul fatto dell’egoismo per chi lo conosce a fondo. Sappiamo che gode della pace mentale ed è un buon segno per l’Armani che già conosce i posti dove potrebbe scappare se il futuro sarà come contro Treviso.
Siamo sbalorditi dalla Benetton, come squadra, perché questi giovani peccatori si mangiano le mani quando non serve e i canestri quando sarebbero utilissimi prenddendo come scusa il limbo societario che esiste da quando hanno chiesto a Buzzavo di stare ai margini, ma restiamo senza parole davanti alla reazione della città dopo l’annuncio di Gilberto Benetton che è stanco dello sport come lo si vive adesso nel basket e nella pallavolo. Tutti indignati. Non era il tempo giusto. Non doveva farlo. Ci ripensi. Siamo amareggiati tutti, ma lo avevamo già capito nel momento in cui erano gli eredi più giovani a dover gestire una parte del patrimonio sportivo. Le loro facce imberbi, già ai tempi, quegli sbadigli, quella noia che si vedeva sul cachemirino, erano un messaggio criptato. Bastava aspettare ed ecco che tutto è accaduto come si temeva. Perché Gilberto ha dovuto battersi sempre contro l’ala splendida splendente di Luciano per sostenere notti speciali come quelle che si chiamavano “ Io c’ero”. C’era molta differenza nell’impegno, da una parte sudore, lacrime, scudetti, coppe, ma niente se ascoltavi chi respirava meglio con Oliviero Toscani e fra gli scarichi di benzina ai tempi del primo Briatore e di Schumi. Restava il rugby a metà strada. Amato da tutti perché era speciale, era più storia rispetto agli altri. Ora la Treviso che non ha mai trovato un canale televisivo per parlare di tre squadre campioni d’Italia, volevano soldi per trasmettere, per dare informazioni, costringendo la Verde sport a cercare studi persino a Mestre, adesso che tutto cade, gli stessi che non andavano più al palazzo, la Benetton è ultima come presenze di pubblico nel basket, fanno gli offesi. Siamo davvero messi male e lo si capisce nei momenti di meditazione, della disperazione che ti fa persino stringere l’immagine sulle partite, togliendo rigorosamente l’audio, ma questo lo abbiamo fatto spesso, per ricollegarti al momento del risultato. Perché? Siamo stanchi dei musini da mondo corrotto. Gli allenatori sono tutti attori, alcuni restano guitti, altri hanno imparato la parte. Insomma contro Siena, le grandi, le facce sono sempre da teatro dei disgraziati: se il fischio è a sfavore i capi delle grandi dicono con gli occhi “statti accuorto perché poi ti ricuso”; se invece è per chi comanda e sempre comanderà allora vedi i sottomessi urlare senza avere voce, girandosi alla tribuna e allargando le braccia: e quando li batti questi… C’è da stare male e il rubicondo Zancanella che vuole il sorriso dovrebbe stare un po’ più attento alla digestione di certi arbitri che mandano in confusione giocatori già confusi.
Siamo confusi dopo aver scoperto che l’Espresso, un settimanale che leggiamo da quando eravamo ragazzi, dai tempi del benedetto lenzuolo, si occupa di basket. Un piacere raro. Lo fa per denunciare sprechi, come in tanti altri settori. Il bersaglio sembra Meneghin. Lui replica, loro tacciono e pubblicano un altro attacco che arriva dalla Liguria, ma ce n’è uno anche più velenoso che nasce nel Veneto. Insomma chi sega la panca in vista del 2012 sembra già in movimento. Ora tutti sappiamo che Meneghin è monumento per noi, ma lui ha sempre odiato di stare in mezzo alle piazze con i piccioni che lasciano le loro deiezioni sul naso o sulle braccia. Accettò la presidenza perché la barca era alla deriva per colpa di un manipolo di schiene fintamente dritte che ora smaniano per rientrare da qualsiasi finestra aperta sul cortile, anche da quella dei servizi comuni nelle case di ballatoio. Sapevamo che poteva essere presidente se avesse avuto un aiuto leale dai consiglieri, dai comitati regionali. Non è accaduto. Gli arbitri sono stati i primi a metterlo in difficoltà e continuano. Poi si sono mossi tutti quelli che sanno benissimo di sparare sul pianista sbagliato perché le falle federali, dei comiati, esistono da sempre perché a guidarle, anche mimetizzandosi fra i pennini e le gomme, sono quasi sempre gli stessi. Non proteggere il soldato Meneghin è da schifosi, ma per fortuna Petrucci lo ha capito e ora cercherà di seguirlo più da vicino avvertendolo subito quando entra nel campo minato. Coome è accaduto nei giorni della Coppa a Torino dove lo convocò d’urgenza. Pagelle prima di rimettersi alla tavola dei desideri:
10 a Romeo SACCHETTI perché se la suda davvero la vita come allenatore, esattamente come quando giocava. Di lui ci accorgeremo tardi, ma quando succederà sarà apoteosi.
9 a Arturo KENNEY per il suo pellegrinaggio del dolore. Viene da New York, ha cambiato azienda, ma non cuore. Per chi non capisce le storie antiche vada dal Rosso che per una settimana starà a Milano. Facendolo potrà anche imparare l’italiano da uno che è meticoloso nella ricerca delle parole.
8 al MAHORIC che emoziona persino Lupo Portaluppi con questa Cremona che sembra più vicina al mondo dei play off che a quello della salvezza.
7 ai fotografi imperiali CIAMILLO e CASTORIA per il clinic torinese ai giovani professionisti che si arrampicano ovunque per un vero scatto. Sono dei maghi e sanno anche dedicare del tempo a chi potrebbe diventarlo. Lo faranno anche i santi allenatori?
6 a SACRIPANTI che non vedeva l’ora di battere Siena e il Pianiagiani che lo ha spinto lontano dalla Nazionale maggiore, ma che ha dovuto ammettere che qualche vantaggio lo aveva avuto da carte assenze, dalla fatica che Siena dovrà fare nel viaggio europeo, anche se è vero che pure lui cerca la gloria contro i turchi a breve giro di lancette.
5 a ROMA che scavalca Bologna nell’accensione dei roghi dove bruciano giocatori e allenatori che poi, da altre parti, fanno cose importanti. Sarà l’acqua.
4 allo STRISCIONE trevigiano che parla di Benetton deludenti. Lo striscione andava esposto in città, alla città. Tutti deludenti e tutti colpevoli.
3 ai NOTTAMBULI che si sono ingozzati con la pizza della partita fra le stelle NBA dove, guarda caso, Bryant ha vinto il titolo di mvp e non soltanto perché era a Los Angeles visto che è il terzo successo nella partita dei grandi egoismi spettacolari. Se davvero merita tre giorni di pagine quasi intere un avvenimento del genere allora è tempo di salire dal Lama che non sputa.
2 a Blake GRIFFIN astro nascente del basket NBA, uno che ci aveva acceso, uno che, come Kevin Durant, stava per farci appassionare davvero a certe storie. Poi ha deciso di vincere la gara delle schiacciate saltando un automobile. Peccato che sia atterrato sui nostri maroni estinti.
1 agli ARBITRI intesi come casta, come gruppo, come famiglia perché non ci convincono nei momenti in cui dovrebbero decidere. A Torino accusammo di protagonismo chi aveva dato il tecnico a Pesaro contro Siena. Uno di quelli che comandano ci ha spiegato: “ erano insulti dal primo minuto”. Abbiamo risposto come farebbero tutti: “ Perché non è stato dato il tecnico al primo minuto?”
0 all’ARMANI che invece di prendere Greer doveva girarlo, insieme a Melli, alla meravigliosa Sassari, chiedendo di avere per qualche mese Diener, unico vero regista che nel campionato italiano fa scuola anche se si allena due volte la settimana.
Tag:Basilio, Briatore, Brindisi, Buzzavo, dan peterson, Enzo Rossi, Gillberto Benetton, Luciano Benetton, meneghin, petrucci, Toscani, Zancanella
This entry was posted on Lunedì, Febbraio 21st, 2011 at 15:42 and is filed under I lunedì da Oscar. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Cos’è questo odio verso Griffin? Ma lei crede che schiacciare saltando un automobile sia cosa cosi facile? E parli per lei quando dice “Peccato che sia atterrato sui nostri maroni estinti.” quando la stragrande maggioranza della gente ha apprezzato.
Poi ho letto che il caro signor Eleni (che se ne guarda bene dall’ avere un indirizzo e-mail, evidentemente le critiche non le vuole ricevere) si lamentava dell’ NBA x lasciare Griffin saltare sopra una macchina e allo stesso tempo non vuole che i propri giocatori vadano in nazionale. Ma invece di sparare cavolate sull’ NBA (a proposito, MAGARI il campionato italiano organizzasse qualcosa di simile all’ all-star game NBA – che ha trasmesso l’evento anche al cinema in 3-D in tutto il mondo- con celebrità, concerti ecc. x mostrare il basket ad una platea più ampia possibile, ma fino a quando il basket nostrano è governato da gente con la stessa mentalità di Pea e Eleni non si andrà da nessuna parte..magari la vostra è solo INVIDIA? vi piace cosi tanto il vostro piccolo orticello?) ci vogliamo informare prima, o dovete per forza farvi riprendere da gente che conosce l’NBA come il sottoscritto? Perchè non fate una gran bella figura. L’ NBA NON cerca di impedire ai giocatori di partecipare in nazionale, anzi, li incoraggia. Semmai quelli che cercano di non farli giocare in competizioni internazionali sono alcuni proprietari (vedi Mark Cuban) che hanno paura che questi subiscano infortuni. Lo stesso Cuban è venuto fuori con un’ idea in cui chiede all’NBA di creare un proprio torneo e abbandonare la FIBA al suo destino e l’NBA che voi tanto criticate sapete cosa ha risposto al sig. Cuban? Picche. Non se ne parla nemmeno. Quindi non è l’NBA stessa che vorrebbe i suoi giocatori fuori dalle competizioni internazionali, semmai alcuni dei proprietari. E quando questi decidono che un proprio giocatore non può giocare in nazionale, l’NBA non può fare NULLA xchè ci sono regole ben precise con l’associazione giocatori che non consentono all’ ‘NBA di obbligare i giocatori ad andare.
Quindi, cari Oscar Eleni e Claudio Pea, vi inviterei ad informarvi prima di criticare l’NBA su cose di cui non sapete. Non è una regola del giornalismo sapere di quello di cui si sta parlando?
O vi rode il fatto che (vedi punto #3) l’NBA ha un seguito ben + ampio del campionato nostrano? Vi rode che l’NBA porti al cinema x vedere eventi in 3-D moltissime persone e i vertici del nostro basket non organizzino eventi simili?
PS: l’articolo su basketnet, ovviamente scritto da uno tra Oscar e Pea o uno dei loro stretti collaboratori (bella idea lo pseudonimo? ma voi credete siamo scemi?) è uno degli esempi di giornalismo (parola grossa) + orripilanti di sempre. xchè ovviamente le telecronache oscene di Lauro e i 20 minuti settimanali che la RAI concedeva al basket promuovevano il basket meglio di quello che fa SKY. Ma per favore.
Ah povero mondo; Penso che magari non sia stato proprio Blake Griffin a decidere di saltare la macchina, ma qualche sponsorino che doveva far vedere qul modello fiammante e lucidato a puntino. Mi meraviglio che un divin Oscar non noti che nel bel mondo americano tutto fa brodo per essere venduto
Buona pallacanestro a te