Pino Pino. La gente lo accoglieva così quando il Simmenthal, l’ultima vera Olimpia, andava all’assalto. Noi, piangendo lo gridiamo ancora adesso che se ne è andato a 62 anni e non poteva essere che il cuore, il suo grande cuore, a tradirlo, perché regalava alla gente felicità,ai compagni amicizia vera, al gioco che amava tuttta la sua straordinaria forza di goriziano nato per andare sempre all’attacco. Impeto e assalto, ma aveva testa, sapeva sempre dove fermarsi e colpire. Arresto e tiro. Poesia in movimento. Ci è mancato tanto quando il grande basket lo ha costretto ad uscire dalla scena, perché non aveva imparato a mettersi in maschera come piaceva a troppi dirigenti che ci hanno poi portato alla deriva. L’ultimo dei miei eroi diceva Cesare Rubini accarezzandolo nello spogliatoio di Bologna, dopo lo spereggio perduto contro Varese, il terzo in tre stagioni, due sconfitte, una vittoria quella del 1971-72, il suo unico scudetto. Era il giorno del grande addio per lui e per Arturo Kenney che dall’America cercherà di venire per accompagnarlo nell’ultimo viaggio e speriamo che la nuova Olimpia gli dedichi qualcosa di più di un freddo comunicato stampa, anche se il passato pesa, ma con Peterson questo non accadrà perché anche lui lo amava alla follia, pur non avendolo mai allenato. Ci viene da piangere, ma lui, stringendoci un braccio con quelle mani che erano tenaglie, ci dice soltanto arrivederci e speriamo che abbia voglia di tenerci un posto vicino a lui, come quando si viaggiava e non ci si annoiava mai perché erano ancora lontani i tempi bui dove sui pullman, sugli aerei, i giocatori non pensavano soltanto ai fatti loro, perduti nell’ottusità delle cuffiette o dei telefonini.
Una carriera splendida, non onorata dalle vittorie che meritava, anche se questo goriziano nato il 19 novembre del 1948, cresciuto in una delle più belle scuole di basket di questo paese, svezzato da Jim McGregor che amava il suo modo di attaccare sempre il canestro, cresciuto come giocatore e come uomo nel regno del principe Rubini che a lui concedeva tutto perché gli dava sempre tutto, è nella storia vera del gioco in Italia e siede con i grandi nella Hall of Fame che, purtroppo non ha ancora una sede, ma soltanto idee che non si concretizzano. Più di cento presenze in nazionale, due olimpiadi, Monaco 1972 e Montreal 1976, era la voce del cuore per il giovane cronista che affrontava la prima esperienza ai Giochi estivi, era l’energia non dimenticata poi quando in altre 9 Olimpiadi pensavamo sempre ai giorni canadesi con Pino. Due Europei, Napoli 1969, Barcellona 1973, anche se non era fra i preferiti di Giancarlo Primo e questo lo faceva soffrire, ma nella rivoluzione difensiva del grande allenatore romano quel ragazzo solare non andava sempre bene perché il suo ardore lo spendeva per l’attacco e in maglia azzurra, nelle 102 presenze, ha segnato 570 punti, dall’esordio vincente con la Romania a Cortina nel 1968, all’addio, sempre vincente contro la Cecoslovacchia a Montreal nel 1976.
Tre Coppe delle Coppe, una carriera finita seguendo prima Sandro Gamba che gli voleva bene come ad un fratello minore, fu proprio il nostro Spartaco di via Washington a consegnargli la corona nella Villa reale di Monza, nell’ultima estate, quando entrò con il suo passo spedito, anche se aveva preso qualche chilo di troppo, nella casa della gloria del basket nazionale che gli dedicherà un minuto di silenzio su tutti i campi nella prossima giornata di campionato. Dieci anni a Milano 1967-1977, sei anni a Torino, quattro a Reggio Emilia seguendo Dado Lombardi con il quale diede vita ad una strana e divertentissima coppia che poi fece cose meravigliose anche a Verona fra l’87 e l’89 e a Siena, nell1989-90 quando la Mens Sana salì dalla B alla serie A2. Quasi novemila punti in carriera (8755 in 620 partite), 14° nella classifica di ogni tempo) 21 campionati in serie A, decimo di sempre.
Scrivi le cifre e ti sembra di tradirlo. Pino Pino come ci mancherai.
Tag:Arturi Kenney, Cesare Rubini, Cortina, dan peterson, Hall of Fame, McGregor, Pino Brumatti, Primo, Sandro Gamba
This entry was posted on Lunedì, Gennaio 24th, 2011 at 14:30 and is filed under I lunedì da Oscar. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Palalido1. Milano Varese e Zanatta: intervista sui Giganti. “Non vale lui parla continuamente in campo”. Assist su rimessa!
Palalido2.Prima uscita dell’Innocenti con le tute azzurre modello pigiama. Lui sotto il tunnel prima di entrare per fare la ruota che ride come un matto e dice vado avanti io.
Palestrina. Arresto e tiro: uno spettacolo degno del miglior Raga…
Sono passato da corso Indipendenza (a Milano) dove abitava ai tempi del Simm: non era difficile incontrarlo quando si andava da Basilio o a fare l’abbonamento.
Era tanti anni fa, era un’altro basket. E c’era lui con le All Stars rosse basse e tutti gridavano Pino, Pino.
Che la terra ti sia lieve, Pino