di CLAUDIO PEA
Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. Mi piace tutto di Siena: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, la taverna del Capitano ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la Lupa sia nemica dell’Aquila. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il mio nipotino Edoardo che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico. Per fortuna mi è venuto in soccorso Riccardo Caliani, che è un amore di ragazzo, oltre che l’addetto-stampa impagabile della MensSana. Però se pensate che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi o, al massimo, non fatele uscire dai confini d’Europa.
Altrimenti m’arrabbio sul serio e, quando mi salta la mosca al naso, anche questo lo sapete, non conosco le mezze misure. Come stamattina aprendo il giornale rosa. Ora non ho la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno e men che meno ho avuto nella vita l’ambizione di fare il culo di pietra in redazione. Mi piaceva troppo girare, conoscere e curiosare. E ho girato, grazie al cielo, il mondo correndo dietro ad un pallone di basket, ma anche di calcio e di pallavolo. Libero come il sole, ho lasciato volentieri agli altri la libido di comandare. Anche perché in questo Paese, salvo rare eccezioni, i migliori nei giornali non sono i più bravi, ma quelli che servono i padroni con l’arte dell’adulazione e della genuflessione. Però non si può nemmeno far finta di non vedere che la Gazzetta di lunedì non aveva un richiamo di basket in prima pagina. Eppure si era giocata domenica a Siena la prima partita della serie tricolore. Una buona finale. Arbitri a parte. E una buona Milano sino a quando il Montepaschi non si è rimboccato le maniche in difesa e l’Armani non ci ha capito più un cavolo. O quasi. Un richiamo per Varese e Pescara che ritornano in serie B magari ci può stare nell’Italia che ha solo il calcio nelle vene, ma che Benitez dica: “Guidare questa Inter non mi preoccupa” non credo che scateni una coda alle edicole più della fantastica prestazione di Mc Intyre nel primo e nel terzo quarto. Anche perché questi sono e saranno gli ultimi colpi di coda del piccolo grande T-Mac a Siena. Potrebbe rimanere invece Sato, fosse vero, ma ne riparleremo. Adesso riapro la Gazzetta di oggi e stavolta un rettangolino rosa di pallacanestro lo trovo in fondo alla (prima) pagina, ma non mi sta bene che il titolino sia dedicato tutto alla Nba, ai Celtics che conducono 3-2 sui Lakers, mentre solo un occhiellino si merita il secondo duello di stasera tra Siena e Milano che sarà importantissimo per stabilire se lo scudetto il Montepaschi lo vincerà per 4-0 o 4-1 o al massimo, ma non credo, per 4-2.
Sbollita la rabbia per certe scelte che faccio fatica a digerire, torno a perdermi tra i vicoli di Siena che somigliano un po’ alle mie calli: sembrano tutti eguali e non lo sono. “Siena è piccina”, mi dice un contradaiolo al quale chiedo la strada più breve per Piazza del Campo. “Ci arriva in un lampo”. E così è stato. Come non ci piove che Siena sia piccina davvero. Tant’è che non capisco tutta questa storia sul PalaMensSana mezzo vuoto nella prima partita della serie finale. Intanto non c’erano tifosi da Milano o, se c’erano, nessuno li ha sentiti. E poi 4.469 paganti in un impanto da 5.000 posti a sedere rappresentano un dodicesimo degli abitanti di tutta Siena. Ovvero una famiglia su tre ha nel cuore la sua diciottesima contrada, le è vicina e la sostiene: una cosa non da poco, non vi pare? Quanto al mio amore per la Lupa ne ho compreso finalmente la ragione: mescolando il sacro al profano, porta gli stessi colori della nostra Juve, mia e di Simone Pianigiani: il bianco e il nero a fiamma (e non a righe). Evviva! La Lupa è la nonna di tutte le contrade. Ovvero è quella che non vince un Palio da più tempo. Un altro n buon motivo allora per stare dalla sua parte affinché non si dica che mi trovo a mio agio solo sul carro dei vincitori. Più difficile è semmai capire per chi non è di Siena come possano Pianigiani e Minucci andare perfettamente d’accordo sul parquet, mentre le loro contrade, cioè la Lupa e l’Istrice, siano storicamente nemiche. Ve l’ho già detto: qui si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme. Sperando che stasera Facchini, Mattioli e Chiari fischino meglio di Cerebuch, Paternicò e Sardella. Ci vuol poco e dunque ci potrei anche scommettere sopra. Ma non abbiamo dato la quota.
Tag:Armani, cerebuch, Facchini, gazzetta, inter, juventus, Mestre, minucci, montepaschi, Moretti, Palio, pianigiani, siena, Varese, Venezia
This entry was posted on Mercoledì, Giugno 16th, 2010 at 13:50 and is filed under Il basket nel cestino. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Complimenti per gli articoli, vorrei far notare un piccolo problemino: siccome spesso in ufficio non ho tempo di leggere i posts provo a converterli in PDF per poi stamparli e leggermeli a casa, con comodo ma …non è possibile. Il link non funziona