Vorremmo vedere più spesso Daniel Hackett stoppare da fermo Casey Shaw. O celebrare un canestro con urla belluine, per poi tornare in difesa battendo le mani sul parquet, a sfidare l’avversario diretto. Anche se l’imprendibile Marques Green lo incenerisce da tre punti. Anche se pure il suo cambio, il coraggioso Daniele Tomassini, classe 1988, non ha paura di tirargli da lontano. Perché Hackett, col piglio e i tatuaggi da rockstar, è un’ottima copertina per una giornata, la terza, che ha proposto qualche italiano protagonista. Certo, non sarà stato il migliore in campo della matinee Benetton-Scavolini, perché per il titolo bisogna rivolgersi ancora a Gary Neal, 22 punti con tanto di allungo decisivo (nonostante una sua scriteriata scelta offensiva abbia dato al team di Dalmonte il pallone per vincere), ma almeno ci ha ricordato che nel nostro campionato non esistono solo stranieri. Poi, il dovere di cronaca impone di parlare della doppia doppia di Wallace, dei bombardieri Sakota e Van Rossom, di un buon Simone Flamini, di Hicks che ha sbagliato un po’ troppo per acciuffare la partita. E di questa Pesaro che non merita di stare a zero, come pure questa Treviso di definirsi giovane, se l’unico del vivaio ad essere davvero utilizzato da Vitucci è stato De Nicolao, una manciata di minuti mozzafiato a inseguire Green. Comunque. Per restare in tema anticipi, Siena ha, come previsto, macinato Teramo, nonostante il lavoro sottocanestro di Thomas e i punti di Poeta (che luccicherà meno dei compaesani Nba, ma resta terribilmente concreto). Ci chiediamo solo che incantesimo usi Pianigiani per integrare con simile facilità i nuovi arrivi: Zisis e Hawkins si stanno già divertendo, senza che i leader McIntyre e Sato battano ciglio. Dall’altra parte, peraltro, attendiamo fiduciosi il recupero di Amoroso, che per il momento ha spedito in quintetto base la sua controfigura. Sempre in chiave cinematografica, si registra inoltre il successo di Cantù su Montegranaro, per la gioia di coach Trinchieri, finalmente lieto delle statistiche dopo la pornografia offensiva (ipse dixit) dell’esordio. Sulla ribalta, oltre all’usuale, mortifero Mazzarino, anche il redivivo Markoishvili. Noi, però, con chiara partigianeria, spezziamo una lancia per lo sconfitto Greg Brunner, che non sarà l’estetica del basket, ma produce 15 punti e quasi 8 rimbalzi a gara, sbattendosi come un matto. Forse è sottovalutato. Chi invece ha fatto sapere di esistere, dopo l’inizio impalpabile, è Pietro Aradori, che insieme al veterano Nba Fred Jones ha trascinato Biella alla vittoria esterna su Varese a suon di tiri da fuori. Se non altro, in assenza di Slay, con la schiena bloccata, alla Cimberio si sono esaltati i ventenni nostrani Martinoni (18 e 8 in 29’) e Antonelli (10 e 3 in 17’). La speranza, l’ennesima, è che non sia un fuoco di paglia. A proposito di polveri, Damon Jones, sedicente miglior tiratore al mondo, ha fatto il suo esordio a Napoli, sconfitto in trasferta da Bologna. Che non fosse San Gennaro lo si sapeva, benché abbia sciorinato un po’di repertorio, di certo anche i santi perderebbero la pazienza con una dirigenza che esonera Marcelletti (dopo due giornate) nello stesso momento in cui presenta il nuovo straniero. Non sappiamo se dovremo consultare Facebook per intendere le strategie di Papalia, per il momento nella Martos vanno a referto in sei e ovviamente non bastano contro una Virtus più solida dentro e fuori dall’area (vedasi Fajardo e Moss, per le rispettive competenze). Peraltro, se vi piace quel social network, non fatene l’uso sconsiderato di Mike Hall, che per restare fuori squadra ha ben pensato di lamentarsi pubblicamente della panchina e dello stipendio che riceve all’Armani Jeans. Al suo posto, Bucchi è stato costretto a inserire Mancinelli, che in una disfida degna di tempi antichi a Caserta ha anche avuto tra le mani la bomba del successo, mancandola. Alla fine, il tabellino dice due tempi supplementari, molteplici momenti caldi (compresi i due liberi di Michelori che hanno tenuto in vita la Pepsi), e una gara memorabile di Ere, Bowers e del nostro Fabio Di Bella (22, anche con 7 rimbalzi). Con Sacripanti alla guida della nazionale non crediamo sarebbe difficile trovargli posto, benché quello delle guardie sia l’unico reparto dove soffriamo problemi di abbondanza. Quanto a Milano, menzione per Finley, che continua a segnare e a perdere, e Petravicius, solido sotto i tabelloni. Le cronache riportano poi che a Roma, dove Avellino ha espugnato il Palalottomatica mantenendo la testa della classifica, il presidente irpino Ercolino sia stato colpito a fine gara da una moneta nell’occhio. Nella Capitale, quasi vent’anni fa, accadde lo stesso a Toni Kukoc: non risulta però che, poco prima, avesse mimato l’ombrello all’indirizzo del pubblico di casa. Il quale, prima di delirare, aveva visto una partita serrata, in cui alle scorribande di Jaaber (meno mostruoso delle ultime uscite ma sempre produttivo) aveva fatto eco una grande prova delle guardie ospiti, Brown e Nelson, micidiali da fuori, e la freddezza di Porta nei momenti decisivi. D’obbligo l’avviso ai naviganti: l’Air di Pancotto sembra avere tanti, tanti interpreti. E forse farà anche primavera, polacca, americana o argentina che sia. In chiusura, complimenti a Cremona che ha battuto a domicilio Ferrara. Nonostante il solito Grundy, e la prova-monstre di Jamison (21 in 24’, mentre Luke Jackson non è stato irresistibile), la squadra di Cioppi è salita in cattedra nella ripresa, col bilanciato contributo di Forbes, Bell, Rowland, Brown e Sklavos. E pazienza se con questi nomi ci sembra di commentare una partita di D-League.
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