OSCAR ELENI aggrappato al saguaro cactus della Monument Valley cercando di capire se davvero dietro le spine c’è vita, c’è acqua, senza domandarsi se la data di scadenza del corpo sciolto ha stabilito che dopo la fistola, il polipo, l’ascesso, arrivi altro dolore, un messaggio definitivo. Non era vacanza quella che ci siamo presi, non lo sarà neppure nei prossimi mesi. Cercare veleno con il sale di Camargue che sa di zafferano ed anice dopo aver letto sul sito Top Training quello che Luciano Barra, il segretario federale dell’atletica nell’età del rinnovamento che precedette quella dell’oro, ha scritto per avvertire il presidente Franco Arese che esistono idee, ci sono cure per una malattia federale grave, ma se lui non ha l’umiltà di ascoltare, se non accetta consigli, allora si arrangi. Magari ci fosse nel basket gente così autorevole per svegliare Meneghin dal grande sonno farmaceutico a cui lo sottopongono consiglieri federali che, come quelli dell’atletica, si nascondono fra gomme e pennini, non osano mettere il naso fuori casa per paura che la gente scopra che sono fatti di aria. Per la verità uno che ha detto le cose come dovevano essere presentate è stato Ferdinando Minucci, questa non puiò essere una novità perché da Trieste a Barcellona, da Milano a New York e, forse, persino a Toronto, tutti sanno dove è il meglio del basket italiano in questi anni, ma poi deve aver capito che quelli neppure ascoltano, se la cantano in famiglia, non hanno punti di riferimento e, purtroppo, le date di scadenza dicono che non si può andare neppure dai veri grandi vecchi per avere consiglio e conforto. Storia nostra dopo la fine del “ sogno” europeo. Avremmo dovuto camminare tutti a piedi nudi sul sale, provando vergogna. Invece niente. Una bella sagra del pomodoro in faccia, dell’aranciata amara, scoprendo che i peccatori erano sempre altrove. Recalcati? Lui è convinto che con questi uomini si possa andare avanti. Read The Full Story…

convert this post to pdf.