di OSCAR ELENI

Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell’Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all’inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo predicatore di Charlotte. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle lune di Saw, alle lune dell’allenatore che non ha mai voluto tirare sotto con l’automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare prima Hawkins, poi Vitali, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a Marconato e Taylor aggiungete Beard e Rocca potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il Montepaschi che vede all’orizzonte un quattro a zero bello rotondo, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo Eze è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c’era intorno a lui. A proposito del Jobey scoperto a Imola, allevato bene a Ferrara, diventato idolo a Montegranaro, vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l’italiese in mezzo a tanti american beoti che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.
Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il Luca Bechi che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore Read The Full Story…

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By peaclaudio | Giugno 4, 2009 - 5:36 pm - Posted in Il basket nel cestino

di MARIO BONI

Nella stagione appena conclusa ho giocato in serie C dilettanti a Piacenza, scendendo nel mondo delle “minori” per la prima volta in carriera, esclusi gli anni della prima  giovinezza. E’ stata una stagione esaltante, piena di emozioni, assolutamente più bella di quanto potessi anche soltanto lontanamente immaginare la scorsa estate quando accettai la proposta di Piacenza. E’ stata una stagione intensa e bella che mi ha convinto, una volta di più, dell’esigenza che il basket sia davvero lo sport del paese dei campanili, interpretando al meglio la natura italiana, che è quella delle rivalità di paese, degli orgogli di territorio, della voglia d’emergere a qualsiasi livello, dell’ottimismo che diventa sport grazie soprattutto alla forza di volontà di tanti appassionati. Perchè, se guardiamo anche più in su, cosa troviamo? Roma fatta fuori da Biella, Siena ormai regina. Provincia, insomma. La provincia che sa organizzarsi e volare alto. Più in alto rispetto a strapagati e bolsi dirigenti che fanno collezione di fallimenti a molti zeri. Nella stagione piacentina ho visto da vicino tante piccole realtà animate dal piccolo imprenditore, dall’artigiano. Realtà volitive che danno passione ad un territorio e anche tanto lavoro. Perchè il basket è quello dei contratti milionari solo per dieci persone, ma è anche quello che mantiene migliaia di famiglie di onesti lavoratori dello sport. E allora siccome il basket non è solo serie A e televisione, il mio invito e la mia speranza sono, anche come parte in causa (e ben felice d’esserlo), che  il movimento della pallacanestro sappia presto pure dare più spazi di crescita al “sommerso”. Aumentando magari il numero delle squadre e non lasciandole inattive da metà aprile.  Read The Full Story…

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di OSCAR ELENI
Viaggio senza soste nel basket che s’illude di avere attenzione giocando
ogni giorno. No, quella tocca al tennis. Un mistero. Ma ci pensate cosa accadrebbe se avessimo anche qualche italiano da quarti di finale, non diciamo da turni nobili? Facendo i conti su certi giornali bisogna essere grati dell’attenzione anche se regna la notizia in breve. Righe contate, scontate, tagliate. Uno si domanda, lo chiede umilmente ai capiservizio che tutto sanno e tutto vedono, se non c’erano lettori di giornale interessati ad opinioni diverse da quelle Sky, da quelle scambiate con il vicino di posto, con gli amici al bar, fra i novemila di Milano, i cinquemila di Biella, se non ci fossero curiosi indagatori fra il bel pubblico di Treviso e, naturalmente, quello di Siena. Ti diranno che alla gente il basket, soprattutto notturno, interessa poco. Ti diranno di tutto pur di umiliare la richiesta di spazio. Forse hanno ragione. Nessuno protesta, scrive due righe, si fa sentire, ma forse l’iniziativa dovrebbe partire da chi gioca con i nuovi assetti dei computer, non dalla gente che pure mette sul tavolo tanti euro anche per guardare dei mercenari senza testa e dignità.
In Lega fingono di non vedere, non capire, non sentire. Pazienza. La rotativa di questo sito gira comunque e per il mercoledì 3 giugno vi dobbiamo fare una confessione che, magari, offenderà il suscettibile Pianigiani, l’unico che non considerava scontata la vittoria ed il passaggio alla finale dei suoi campioni: insomma dopo un quarto e mezzo abbiamo deviato su Morgan Freeman, perché anche rivedere “Nella morsa del ragno” sembrava più divertente che stare dietro a gara tre fra il Montepaschi Read The Full Story…

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di OSCAR ELENI

Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di Giorgio Armani che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. Olimpia con una buona strategia difensiva, in questo il Bucchi è abbastanza bravo, ma bisogna dire che il Bechi, dall’altra parte, è bravissimo a mascherare la vocazione individuale e suicida dei Gist, dei Gaines, per farli partecipare alla vita di squadra dove vedi i progressi nati dal lavoro: Aradori fa qualcosa in più rispetto al ciapa e tira, Jerebko cresce e di certo nella Nba ci finirà prima lui di altri che sognano, ma non hanno la testa per volare ed usare il paracadute. Brunner è tosto e Smith, fino a quando ha ossigeno è un bel pilota. Milano senza forza a rimbalzo, ma Taylor è un ippo ballerino con tecnica, Biella senza forza alla fine, ma è interessante il lavoro di Talamanca, un preparatore atletico cresciuto con la protezione del professor Gaudino, l’uomo per tutte le stagioni del grande sport, nazionale , di calcio e di atletica, Inter, prima Juventus, anche se lui negherebbe tutto, anche di esserci stato come gli avevano insegnato quando provava a recuperare Bettega: lavorare duro, ma nascondersi, fingere di non essere passato per caso su quei campi dove era obbligatorio piangere e sudare. Dicevamo dell’Armani che in attacco non ci piace, non ci emoziona, ma Bucchi è sempre stato così, un grande diesel, senza voglia di sgommare, certo dalla sua panchina escono facce tristi e questa è la sua colpa, non li ha coinvolti, peggio, non li ha convinti che la gerarchia interna è giusta, ponderata. Errore che si può rimediare dopo un anno per conoscersi, ma non ne siamo sicuri.
Fra Salsomaggiore, finali under 19,poca roba da serie A dicono gli esperti, Bologna, amichevole simil Italia e selezione Giba dove giocherà anche Saturnino Niccolai, ridere o piangere, meglio festeggiare, parterre di Milano, si vede e si sente di tutto. Rivisto un Sabatini sorridente, ma forse è un inganno e non ascoltiamo le voci di chi pensa ancora che gli allenatori vanno pagati poco e per questo si è seprato da Boniciolli. Possibile che i dirigenti siano ancora così impreparati da voler costruire le squadre risparmiando nel settore tecnico, quando invece la base della casa deve essere affidata ad un ingegnere che sappia dirigere il personale e dialogare con l”architetto in campo senza farsi ridere dietro perché a lui danno uno stipendio inferiore a quello degli operai. Sentita al Forum anche l’imprecazione di chi sosteneva le schiene dritte quando il livello del gioco è calato: ” Sai perché? Hanno messo dentro più italiani”. Attenti a non farsi del male.
Chiusura poetica su una telefonata da Istanbul dove Boscia ricorda Korac a 40 anni dalla morte, ricorda Menichelli, il suo presidentone Maggiò, ricorda tutto, ricorda e non vuole dimenticare amici, storie belle, storie di cattiveria, anche se quando lo mandarono via da Milano fummo tutti colpevoli e lui fa bene a dire che da quel giorno “Zero tituli, zero scudetti“. Sentire Boscia Tanjevic che si appresta allo scontro impari con Ataman e la ricchezza dell’Efes ci dà sollievo. Con lui impari sempre qualcosa e su Korac fu straordinario nei giorni in cui si camminava sulle antiche mura di Belgrado ascoltando le più belle storie della cosciarka (non si scrive così, ma si pronuncia così, forse), dello sport, della vita quando i re erano davvero re.
(3-continua)

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di OSCAR ELENI LUNEDI’ 1 GIUGNO – Come promesso, dopo il te verde sul tappeto persiano, l’Oscar da bagno va avanti ad oltranza ringraziando le radio che chiamano, grazie Fallucca, grazie Rai. Dicono che a Siena, dopo l’angolo dell’Unto, abbiano inventato anche quello delle risate pensando a tutti quelli che si danno da fare per dirti che il Montepaschi è battibile, avvicinabile. L’assenza di specchi impedisce una visione corretta. Treviso ha dato tutto quello che aveva, molto in attacco, poco in difesa, ha fatto il massimo, ma è sempre a 20 punti di distanza, lei come tutte le altre, anche quando Pianigiani non ha in mano una squadra completamente in salute fisica e mentale. Si vede, si nota, si intuisce dai complimenti esagerati. Grande Romain Sato e di sicuro professionisti di questo genere si devono tenere ad immagine e somiglianza di una società e di una squadra. Al momento non esiste paragone fra lui e Moss che potrebbe comunque essere pedina di scambio per Siena, se è vero che lo controlla già da tempo. Verona e Trieste sono salite di categoria. Quattromila persone a vedere le partite decisive in B2. Vi sembra poco? No di certo. Trieste ed il progetto Boniciolli sviluppato da Bernardi. Verona ed il progetto Fadini sviluppato da Filippo Faina. Ve lo abbiamo detto che i buoni allenatori non mancano, che la scuola di ieri può aiutare, sul campo, quella di oggi. (2-continua)

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By oscareleni | Giugno 1, 2009 - 8:33 pm - Posted in I lunedì da Oscar

 OSCAR ELENI  dalla stanza iperbarica di una casa trovata a Covadonga, Asturie, Spagna, paradiso per chi sente che il cerchio si stringe, partendo proprio da dove tutto appare più chiaro dalle prime ore del mattino, dalla porta di uscita di ogni pessimo umore. Rotolarsi su un tappeto persiano insieme al cane randagio che abita dentro di noi, mentre il muratore sfascia tutto, cambia le tubature, ma non promette niente di buono come le semifinali del basket che si arrampicano sulla nostra vita notturna ogni giorno della settimana, feroci, ma non imprevedibili. Feroci perché ci dicono quanto è distante il mare dalla montagna verde, non imprevedibili perché nessuno sembra divertirsi, anche se a Biella la pensano diversamente perché adesso avranno un incasso in più, un sogno più grande, una stagione da raccontare per il mese di maggio che ha cambiato la vita e la sciarpa di Atripaldi, della nuova dirigenza. Con questa storia di una partita al giorno, che dovrebbe toglierti la noia di torno, non sai mai dove fermarti a pensare, perché non c’un fiume come per l’ispettore Adamsberg che riempie la vita di Fred Vargas, scrittrice, non pivot, una pianta come per gli uomini a rovescio. Sarebbe bello se il padrone del sito, finito l’innamoramento per Fabrizio Ravanelli, terminato il cicloturismo verso Perugia, i pranzi bolognesi con Lori San Lazzaro e Ianus forte, ritrovasse il tempo per aggiornare ogni giorno questa striscia. Il suggerimento è di fare come quelli di Sky con Fiorello: o si taglia, si cuce, si ride insieme e non esiste più alternativa. Vediamo di seguire Prevert e la canzone del mese di maggio che può benissimo andare bene anche per quello di giugno:
L’asino, il re ed io
Saremo morti domani
Di fame l’asino
Di noia il re
E io d’amore
La vita è una ciliegia
E’ un nocciolo la morte
Un ciliegio l’amore.
Varese lunedì 25 maggio -Un sindaco che ama il basket, che ama Varese, decide di dare la cittadinanza onoraria a Bob Morse che torna Read The Full Story…

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