By oscareleni | Giugno 29, 2009 - 5:23 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all’estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. Se avrete pazienza potrete trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l’aria fritta. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l’ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l’occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla solita crisi di idee e progetti, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché Siena non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario Ferdinando Minucci che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. In attesa di sapere chi e come farà la serie A prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come Renzi, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli Read The Full Story…

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di LEONARDO IANNACCI

Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L’uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. Il dramma si è consumato in California, a pochi chilometri dallo Staple Center dei Lakers, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, Claudio Sabatini, annunciava la rottura delle trattative per la vendita della Virtus. E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la Fortitudo, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che il club dell’Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati. Una figuraccia secolare per la società dell’Emiro Giorgio Seragnoli che negli anni ‘90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l’alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c’azzecca Michael Jackson con le due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di “Thriller”, Read The Full Story…

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OSCAR ELENI alle radici del sale di cui vi parleremo quando ci porteranno sull’ Himalaya per trovare cristalli rosa da affumicare e mettere sulle grigliate. Riflessioni doppler mentre cercano qualcosa dentro la tua carotide. Alzi la mano chi capisce qualcosa sulla strategia della Lega basket. Hanno lavorato un anno cercando alternative a Sky sapendo che non avrebbero trovato nulla. Meglio per noi, meglio per tutti, anche se saranno insopportabili come i motorini truccati che ci perseguitano con il bel tempo. Alla votazione dieci società dicono grazie Sky, due non ci sono, due sono nel limbo, due votano contro. Chi? Benetton e Virtus Bologna. Ma non sono le società dei due dirigenti incaricati di studiare il problema? Sembra di sì, ma forse la protesta è contro loro stessi. Confusione, cantava quel tale. Fidarsi di una Lega del genere? Ci vuole “u stomaco”. Democrazia urlano i dissidenti. Ma non fateci ridere e poi questa storia del basket da produrre in proprio sembra una comica se a proporlo sono quelli dei tabelloni luminosi che costavano miliardi e funzionavano male, se sono gli stessi che tengono le luci basse per dispetto e per risparmiare, se in mezzo ad una cosa tanto delicata si buttano quelli hanno detto vendo senza la necessità di farlo sapere al mondo prima di vedere il cammello, i soldi, prima di guardare negli occhi chi voleva salire sulla montagna di Siena annunciando che avrebbe copiato tutto dai campioni, la cosa più facile del mondo secondo questa gente.
Ma torniamo alla Lega e a questa malattia infantile della ripicca. Gli arbitri minacciano sciopero e la Federazione li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. L’associazione giocatori chiede agli azzurri lo sciopero se non verranno ascoltati e la federazione li ascolta, li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. Ma non con i grandi giocatori, quelli poi pensano e creano problemi. No, meglio usare come ostaggi i ragazzini a cui racconteranno la storia di Cappuccetto Rosso quando andranno a cercarli. Nello sport tutto parte dalle motivazioni: gloria, soldi, voglia di stare bene con se stessi e, magari, con gli altri se sceglieranno il gioco di squadra, ma non ditelo agli artisti preferiti del circo, quelli che pisciano sui tavoli Read The Full Story…

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By peaclaudio | Giugno 24, 2009 - 5:12 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team del prossimo anno: “Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile e avremo una squadra unica nel suo genere. Ci sembra un progetto eccitante, che potrà portare frutti importanti”. Speriamo sia vero, e cioè che finalmente un rilevante spicchio del basket italiano si decida a puntare sul vivaio senza inganni e reticenze. Troppe volte, in questi anni, da quando la sentenza Bosman ha reso le frontiere una sorta di disco-bar, abbiamo assistito a proclami, dichiarazioni d’intenti, speranze. Ci affanniamo ancora a dialogare sulle quote dei giocatori: nazionali(zzati), comunitari, extracomunitari, introducendo concetti oscuri e a tratti paradossali, come gli italiani di formazione. Viviamo di proposte, leggi e controleggi, che rendono le squadre dei patchwork indistinti, infarcite di stranieri USA e getta, che arrivano e ripartono senza aver staccato le dita dalla valigia. E tante sono state le motivazioni, per questo clima carnevalizio: i trend di mercato, i costi degli italiani, il rapporto prezzo-qualità, ecc.. Non abbiamo mai capito, tuttavia, perché ci si debba vergognare di utilizzare i giovani, quasi che farli giocare ed esporli al rischio del fallimento (anche mediatico) significhi per forza perdere, e non attirare gente al palazzetto. Invece. Un esperto giramondo non è necessariamente più affidabile di un prospetto nostrano. Soprattutto diventa complicato innamorarsene, Read The Full Story…

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By oscareleni | Giugno 22, 2009 - 8:34 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dall’isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna al bel Teseo per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri Renzo Tramaglino davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. Eleni è tornato, un po’ tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel catino incrostato del Forum di Assago, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. Scudetto scritto, gloria a chi meritava tutto e di più. Siena è Siena e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare il marchese Pianigiani che ha peccato una volta soltanto nell’ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla Virtus Bologna, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano Tonelli potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.
Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al lupacchiotto senese ha tolto all’Italia l’unico trofeo europeo dell’anno, ha tolto la soddisfazione d’aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di Matteo Boniciolli che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei grandi di Russia, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del Montepaschi nella finale di Coppa Italia, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: chi l’ha battuta è retrocesso, chi l’ha tormentata fino all’ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l’allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a Scariolo. Labirinto che sei in noi liberaci

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OSCAR ELENI dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per capire se dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i Maya ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero Sabatini cederà un giorno la Virtus, se davvero l’uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla Fortitudo, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di Siena, contro la strategia Minucci, se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che Alberto Bucci ed Ettore Messina dicono alla gente di Bologna: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a Milano ci fossero stati  Sacrati, Savic, Sabatini e Corbelli, quelli di Pesaro o di Udine, il povero Piero Bucchi non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e Zamparini, loro e Cellino o Corioni, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla Buzzavo, alla Minucci, alla Livio Proli e non è un caso che siano proprio Siena e Milano a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe Calvino. Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po’ nel pianeta per ridere di certa ottusità.
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? Benetton e Montepaschi, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del Forum o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l’ultimo no di certo.
A Salsomaggiore il responsabile della nazionale giovanile, il Ramagli che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a Reggio Emilia, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia Alessandro Gentile, figlio di Nando, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide Pascolo di Udine, il Claudio Tommasini della Virtus Bologna, poi il Metreveli senese e il Wojciechowski trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un’intera redazione Read The Full Story…

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By peaclaudio | Giugno 5, 2009 - 4:29 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

                                                                   di FRANCESCO SARTI

I playoff sono iniziati in ritardo perché la Fortitudo Bologna stava discutendo davanti alla Corte federale l’opportunità di rientrare in serie A dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di Ruben Douglas,
il Forum atterrito, Sky ad esultare perché l’avvento della tecnica aveva rasserenato gli animi. Altro che Livorno. Altro che il sottomano di Andrea Forti. Altro che il titolo assegnato postumo, mentre già s’invadeva il campo. Quelle erano storie passate, vecchie di vent’anni, quando non c’erano gli instant replay e le norme sull’utilizzo degli instant replay. In effetti è curioso: quella partita verrà sempre ricordata per la bagarre sui due punti finali, mai, per esempio, per la banalità di lasciar giocare Albert King, l’americano dell’Olimpia, che di punti in gara cinque ne mise ben 22, con già cinque falli a carico. Ma si sa, non tutti gli errori hanno la stessa fotogenia. Non tutti sembrano decisivi, o particolarmente ingiusti. Uno sfondamento non visto non è così nitido come una linea bianca pestata dalla punta di un piede. O una stoppata con la parabola discendente:  per esmpio l’altroieri, a Siena, si è fermato il gioco per discettare sull’interferenza a canestro di Eze coi campioni d’Italia avanti di 31 punti… La realtà è che non si può tornare indietro al basket privo di bottoni e centesimi, non tanto perché era più impreciso o disattento, ma perché è arrivata la televisione, l’angolazione, la fotocellula. Read The Full Story…

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