Cinque secondi sono lunghi da morire. Non per Carmelo Paternicò, l’arbitro che ha segnato le sorti di Teramo (cornuta e mazziata) e di Milano (brigante e neanche imbarazzata). Al massimo io ne ho contati quattro e comunque fischiare un’infrazione di quel tipo a David Moss a quattordici secondi dalla fine, la palla in mano e due punti di vantaggio, è un’enorme vigliaccata, è un colpo basso ai testicoli degli impotenti, è un abuso di potere esagerato. E’ insomma la vergogna delle vergogne. Sull’episodio Sky ovviamente ci ha messo in fretta una bella pietra sopra. Fosse successa la stessa cosa all’Armani Jeans: apriti cielo, ci avrebbe inondato di replay sino alla prossima estate. La Banda Osiris avrebbe gridato allo scandalo, la Gazzetta si sarebbe incazzata e Paternicò non avrebbe più arbitrato Milano per una vita intera. Invece tutti hanno applaudito la tripla di Katelynas, bravo, anzi bravissimo, ma il vero eroe del Palalido e della domenica è stato – poche storie – quel signore che, giocando alla morra, ha contato i cinque secondi più veloci della luce e della storia dei playoff del basket italiano. Bravo solo Claudio Limardi che ha scritto sul SuperBasket che (ben) dirige: “Teramo è stata troppo bella per accettare di vederla morire così. E’ questo che angoscia”. Già. Come il temporale che è nell’aria da stamattina e non è ancora riuscito a sfogarsi quando ormai il sole va a tramontare e la Benetton va a incrociare le spade con la Virtus di Bologna nel quinto e ultimo dei quarti. Al Palaverde farà stasera meno caldo, ma la tensione sarà alta lo stesso. Mentre Venezia annuncia d’aver messo un Tigre nel (suo) motore e sono felice che a guidare la Reyer nella prossima Lega Due sia il mio grande amico Sandro Dell’Agnello, uomo vero e adorabile guerriero. Se poi l’affiancasse Tonino Zorzi sarei più contento ancora. Staremo a vedere. Intanto Milano è in semifinale e con un piede e mezzo già in finale. Bucchi magari non sarà un fenomeno, ma ha più culo di Righetto Sacchi e dunque è giusto che sia riconfermato. A meno che non arrivi Ettore Messina e allora anche l’invicibile Siena potrebbe cominciare a tremare, ma solo dalla stagione ventura. Non prima. Di Roma non dico niente: mi ha profondamente deluso e non aggiungo altro per il bene che voglio a Dejan Bodiroga, ma anche lui ha sbagliato tutto o quasi, ma non c’è bisogno che glielo dica nessuno: lui lo sa per primo. E qui chiudo perchè in tv c’è Barcellona-Manchester e devo tifare per Leo Messi. Come ho fatto per il Grande Poeta Peppe e per Coach (dell’anno) Andrea Capobianco, nonchè per il presidente Carlo Antonetti che ha fatto buon viso a cattiva sorte ed è stato un vero signore. Mentre io, a voler essere sincero sino in fondo, non so cosa avrei fatto a Carmelo Paternicò se mi fosse capitato tra le mani, ma preferisco lasciarvelo immaginare. Alla prossima…
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