By peaclaudio | Maggio 27, 2009 - 7:54 pm - Posted in Il basket nel cestino

Cinque secondi sono lunghi da morire. Non per Carmelo Paternicò, l’arbitro che ha segnato le sorti di Teramo (cornuta e mazziata) e di Milano (brigante e neanche imbarazzata). Al massimo io ne ho contati quattro e comunque fischiare un’infrazione di quel tipo a David Moss a quattordici secondi dalla fine, la palla in mano e due punti di vantaggio, è un’enorme vigliaccata, è un colpo basso ai testicoli degli impotenti, è un abuso di potere esagerato. E’ insomma la vergogna delle vergogne. Sull’episodio Sky ovviamente ci ha messo in fretta una bella pietra sopra. Fosse successa la stessa cosa all’Armani Jeans: apriti cielo, ci avrebbe inondato di replay sino alla prossima estate. La Banda Osiris avrebbe gridato allo scandalo, la Gazzetta si sarebbe incazzata e Paternicò non avrebbe più arbitrato Milano per una vita intera. Invece tutti hanno applaudito la tripla di Katelynas, bravo, anzi bravissimo, ma il vero eroe del Palalido e della domenica è stato – poche storie – quel signore che, giocando alla morra, ha contato i cinque secondi più veloci della luce e della storia dei playoff del basket italiano. Bravo solo Claudio Limardi che ha scritto sul SuperBasket che (ben) dirige: “Teramo è stata troppo bella per accettare di vederla morire così. E’ questo che angoscia”. Già. Come il temporale che è nell’aria da stamattina e non è ancora riuscito a sfogarsi quando ormai il sole va a tramontare e la Benetton va a incrociare le spade con la Virtus di Bologna nel quinto e ultimo dei quarti. Al Palaverde farà stasera meno caldo, ma la tensione sarà alta lo stesso. Mentre Venezia annuncia d’aver messo un Tigre nel (suo) motore e sono felice che a guidare la Reyer nella prossima Lega Due sia il mio grande amico Sandro Dell’Agnello, uomo vero e adorabile guerriero. Se poi l’affiancasse Tonino Zorzi sarei più contento ancora. Staremo a vedere. Intanto Milano è in semifinale e con un piede e mezzo già in finale. Bucchi magari non sarà un fenomeno, ma ha più culo di Righetto Sacchi e dunque è giusto che sia riconfermato. A meno che non arrivi Ettore Messina e allora anche l’invicibile Siena potrebbe cominciare a tremare, ma solo dalla stagione ventura. Non prima. Di Roma non dico niente: mi ha profondamente deluso e non aggiungo altro per il bene che voglio a Dejan Bodiroga, ma anche lui ha sbagliato tutto o quasi, ma non c’è bisogno che glielo dica nessuno: lui lo sa per primo. E qui chiudo perchè in tv c’è Barcellona-Manchester e devo tifare per Leo Messi. Come ho fatto per il Grande Poeta Peppe e per Coach (dell’anno) Andrea Capobianco, nonchè per il presidente Carlo Antonetti che ha fatto buon viso a cattiva sorte ed è stato un vero signore. Mentre io, a voler essere sincero sino in fondo, non so cosa avrei fatto a Carmelo Paternicò se mi fosse capitato tra le mani, ma preferisco lasciarvelo immaginare. Alla prossima…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

 OSCAR  ELENI  dalla centralina elettrica di una montagna giapponese dove mandi al diavolo tutti i congegni moderni perché, se il computer mangia tutte le idee cattive del primo mattino, allora è  proprio inutile dare ascolto a chi vorrebbe leggere qualcosa che vada oltre la terra di mezzo, quella dove ruttano i mostri che hanno fischiato Paolo Maldini nel giorno dell’addio, dove il fuoco amico affonda squadre che non lo sono mai state, dove arbitri trinariciuti attaccano il fischietto dove vuole il commissario del momento, come ci suggerisce la magistratura, minacciando anche, ma era meglio se fosse stata un promessa, di lasciarci beatamente liberi di fare come nei campetti, cioè con l’arbitraggio interno, fatto direttamente dagli stessi giocatori che oggi piagnucolano e borbottano dopo ogni fischio. Sarebbe più leale dicono in Giamaica adesso che Bolt è rimasto confuso vedendo il conteggio dei cinque secondi per una rimessa, così come è stato interpretato nella pentola a pressione del Palalido di Milano, vecchia tenda, vecchio teatro storico in ristrutturazione con uso sede e foresteria, ma non certo campo da playoff per una nazione che adesso va in giro a chiedere la testa di chi l’avrebbe tradita nell’urna svizzera, pur sapendo che i nostri palazzi di carta, con aria viziata più che condizionata, non erano niente contro i monumenti presentati dagli spagnoli. Certo che siamo stati traditi da qualcuno, ma già nelle visite pastorali erano stati chiari: dipende dai soldi, dal dinero. Prometterli e averli già in tavola è tutta un’altra cosa. Domandarsi perché contiamo così poco a livello internazionale è come rubare le rime al poeta di montagna quando ti fa sapere che: In questo mondo, è un’assurda frenesia anche la vita dell’insettoRead The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

di LEONARDO IANNACCI 

Sono incazzato come una pantera nera finita in una rete tesa dai guerrieri Masai e, tutte le sere, costretta a guardare Porta a Porta. Sono incazzato e non per i tre motivi che vado a elencare. Primo motivo: nessuna commessa con jeans a vita bassa e quinta di reggiseno mi saluta più con un sorriso dandomi del “tu”, come accadeva un tempo. Il “lei” è di prammatica e, quando entro in un negozio, vengo guardato come un signore di mezza età, un po’ imbolsito. Secondo motivo: da due mesi seguo una dieta e mangio un pisello scondito a pranzo e mezza mela verde a cena, bevendo acqua naturale a temperatura ambiente. Risultato: in 60 giorni ho perso un etto e mezzo di massa grassa! Sto soffrendo come una bestia ma, in compenso, sogno tutte le notti le tagliatelle ragù e cipolla del Biacchese, ristorante dove martedì riporterò Claudio Pea già pronto a divorarne tre piatti senza prendere peso. Nel sogno queste tagliatelle mi vengono servite da una cameriera con i jeans a vita bassa e la settima (!) di reggiseno che somiglia molto a Cristina Dal Basso, la concorrente maggiorata del Grande Fratello 8. Terzo motivo: ieri mio figlio di dodici anni, cintura marrone di karate, ha detto chiaro e tondo: “Babbo, domenica ho invitato a casa MIA gli amici e soprattutto le amiche. Tu e mamma potreste sparire?”. Difatti siamo andati mestamente al cinema. Dicevo: non sono incazzato per questi tre motivi. Oggi ce l’ho con chi continua a tenere alcuni nostri campioni del passato lontano dalle vicende terrene dello sport italiano. Il Coni  di Giannino Petrucci ha sì arruolato facce note e vecchi satanassi/e come Ottoz, Antonio Rossi, la Di Centa… Ma prendete Gianni Rivera, un talentissimo sul campo e un uomo che ha le celluline grigie tutte al loro posto: nemico del Berlusca è stato tenuto fuori per anni dal Milan e nessuno lo fa avvicinare alla sede della Federcalcio dove governa (sic!) Abete. L’ex Golden-boy della pedata farebbe cose troppo intelligenti nella stanza dei bottoni del pallone. Oppure prendete Adriano Panatta, il più grande tennista italiano (insieme a Nicola Pietrangeli) è tenuto in disparte dalla Federazione Italiana Tennis.

Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

By oscareleni | Maggio 11, 2009 - 3:28 pm - Posted in I lunedì da Oscar

 OSCAR ELENI  dall’università svedese di Lund dove stanno studiando le maraviglie del Geco, l’unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale stampa dove gli allenatori straparlano, spingono più in là colpe che sono soltanto loro, dei giocatori e della società. Viva il geco che saltava per la banda di Ocean, viva questo animaletto di origini preistoriche che non se la prende se qualcuno scambia le amichevoli per vere partite di campionato come è accaduto a Milano, se chi non ha più niente da dire per salvarsi scopre che “tutto è strano”, che bisogna assolutamente fare ricorso, se chi ha vissuto una stagione grama, con giocatori in fuga tenuti insieme da un grande allenatore come è avvenuto a Rieti, ci piange sopra e giura di voler iscrivere la squadra al prossimo campionato sapendo che davanti alla sua porta c’è già una lunga fila di acquirenti, una colonna berciante che, invece, manca davanti agli uffici della Lega dove si prova quasi vergogna a rendere bello chiaro e pubblico il calendario dei play off con la minestra da scaldare per le ventuno, scaricando così su Sky anche le ultime colpe adesso che i puffi dell’iperbole si morsicano fra loro sapendo che del domani non può esserci certezza se a governare, grazie al Franco Lauro smanioso, tornerà ad essere la Rai bicamerale, quella del campo lungo e dalla grafica informativa, se possibile, anche peggiore e più difficile da leggere di quella dei ragazzi che erano in un cielo tranquillo e adesso sono una ellisse vagante fino allo sballo del 2012, dove ci aspettano gli atzechi che già sapevano di una eventuale fine del mondo. Sarà per questo che Pianigiani continua a voler vincere ogni maledetta domenica e nei giorni comandati per il basket che da questa settimana ha deciso di giocare quasi tutti i giorni. Lui vuole ogni tipo di record cantabile dagli statistici, per cui quando il mondo tornerà a vivere, dopo la collisione cosmica, si troveranno una stele in piazza del Campo con il record di vittorie sopra il 90 per cento. Finale atroce, dice qualcuno, perché a Roma i giocatori di Cantù sono stati inseguiti dai loro tifosi, perché a Teramo la disperazione Fortitudo ha scatenato la rabbia di chi Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Maggio 9, 2009 - 6:43 pm - Posted in Calci e veleni, Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Ci sono cose che non voglio leggere. Per esempio, non voglio leggere che all’indomani dell’acquisto di Poulsen, un giocatore che passa la palla solo in orizzontale, il presidente della Juve ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l’altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando Camoranesi e Nedved titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che Nesta, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che Gallinari si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di Bargnani, Belinelli e Hackett prima che abbiano buttato fuori dagli Europei la Francia, quella di Tony Parker e Boris Diaw. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi Turiaf con un canestro di tabella all’ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà Franco Lauro, con le sue difese a presepe e i movimenti “in da peint”, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà Gianni Decleva, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un’utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket trasmessa dalla Rai. D’altra parte, non vorrei mai leggere che Sky, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere Alessandro Mamoli gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a Flavio Tranquillo, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. Non voglio più leggere che una bandiera come Javier Zanetti pensa sul serio che l’Inter, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il Grande Torino. O che sulla collina di Superga hanno contestato Rosina durante la commemorazione dei sessant’anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi. Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

By oscareleni | Maggio 8, 2009 - 5:42 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto “miracoloso” di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, parola e verbo Sky, dalla soddisfazione di Gentile che ha scoperto di avere una squadra, quella di Roma, con grande carattere, al compiacimento di Cesare Pancotto che nell’intervallo, ma soltanto nell’intervallo della partita con Caserta, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall’alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. Difficile interpretare l’ottimismo di Boniciolli per la Virtus da playoff, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c’è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.
Impossibile decrittare il messaggio di Livio Proli quando parla di un’Armani scoppiata mentalmente, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un film muto già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il Marconato Sutherland appena arrivato da San Sebastiano per dare una mano, meglio due direbbe il sciur Gamba. Sarà per questo che l’Olimpia non emoziona Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

OSCAR ELENI che in sogno si è avventurato a passo di marcia sotto i tigli di Berlino dove un tempo sfilavano i soldati prussiani, dove non tanto tempo dopo sfilavano quelli russi, dove si è celebrata una bella festa per oltre 13 mila spettatori, perché la finale di Eurolega è stata proprio coinvolgente, in un’arena adeguata, in un posto dove tutti si sono divertiti, anche chi ha perduto, perché la conclusione del torneo più difficile ci ha fatto capire due cose importanti: non è vero che gli allenatori contano poco, non è vero che il basket più bello in questi giorni lo abbiamo visto seguendo i berci dei playoff della Nba. Con Obradovic e Messina vai più o meno dove vuoi, se poi hai dietro anche buoni giocatori allora spopoli, diventi il padrone. Siamo sempre stati convinti che l’allenatore ha in mano l’anima di una squadra, se può lavorarci sopra, senza ostruzionismo societario, allora arriva ai massimi risultati. Basta pensare al Messina bolognese e ai suoi presidenti, confrontare per credere. Su Obradovic ci bastò vederlo al lavoro, sentire Buzzavo che parlava della sua competenza, della sua “cattiveria”, per renderci conto che dovunque lo avessimo incontrato sarebbero stati guai per le sue avversarie. Certo anche lui invecchia, si ammorbidisce, magari sbaglia, però se esce dalla tenda è per andare a cercare la sua vittima e non certo per regalargli dei fiori. Eurolega senza italiani, ma Messina e Basile sono stati davvero bravi nel ricordarci alla gente come scuola sicura, come terra di grandi tradizioni e siamo sbalorditi, amareggiati, per la scelta di Rigas, il greco a capo degli arbitri Uleb, un amico del nostro basket nei secoli, per non aver chiamato a Berlino neppure un direttore di gara italiano. Schiaffo pesante, condanna prima ancora che la procura di Reggio Calabria metta tutti alla berlina perché Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , ,