Un fastidioso sibilo, un fischio al naso, un giramento di testa, un principio di labirintite. Poi rabbia, impotenza e la voglia d’impugnare uno sfollagente e rincorrere quei finti miti, quelle figurine quaquaraquà, quei bei tomi che, quando scendono in campo, si sentono come d’autunno sugli alberi le foglie. Perché la vita si divide in Superpippo e in Superpippe? Anzi in superpippe con l’esse minuscola visto che non meritano neppure l’attenuante della maiuscola. Superpippo, vi piaccia o non vi piaccia – a noi gusta da matti, anche se teniamo al derelitto Bologna – è Filippo Inzaghi. Il quale a 36 anni suonati e dopo un tremendo incidente che lo aveva tenuto lontano dai campi di calcio per quasi un anno, si è recentemente specializzato in triplette. Entra in campo, tocca, segna e corre verso la bandierina del calcio d’angolo con la stessa felicità egoistica che avevamo noi da bambini al campetto parrocchiale. Il fratellino Simone, più noto per aver copulato a suo tempo con Alessia Marcuzzi che per essere (stato) un giocatore di calcio, appartiene inesorabilmente alla seconda schiera. Quella delle superpippe. Major invecchia a suon di gol, mangia come un uccellino e s’alimenta da vero professionista. Minor, invece, è il migliore amico del barman del Pacifico, il privè del Pineta di Milano Marittima. Basta vederli assieme, in Riviera, a luglio. Pippo prende il sole, butta un occhio al figlio di Simone e Alessia, si sbatte in spiaggia e sbatte pure la signorina al suo fianco (ultimamente quel gran pezzo di Alessia Ventura). Però non esagera mai, beve il giusto e si controlla a tavola. Sa di possedere un corredo tecnico soltanto normale e s’aiuta con la disciplina sacchiana. Otto ore di sonno sono sacre per il bomber dal labbro leporino. Forse si allena anche quando è nelle braccia di Morfeo. L’altro dorme di giorno e vive di notte.
Il risultato complessivo è stato mortifero: Inzagone ha vinto tutto (Mondiale, Champions due volte, Coppa Intercontinentale e scudetti con Juve e Milan). L’altro ha trionfato al torneo della Caipirinha. Ovvero, due differenti modi di invecchiare e di affrontare la professione. Bene o male: fate voi e scegliete quale dei due Inzaghi è calcisticamente corretto. Pippo che fa vita da atleta e segna ancora, a 36 anni, micidiali triplette oppure Simone, un ex del prato verde, che di anni ne ha quattro di meno eppure ne dimostra quindici di più, se confrontato con il più celebre fratello.
Da troppo tempo seguiamo lo sport per accorgersi che il mondo si divide in queste due categorie: nei – diciamo così – Maldini, Inzaghi, Cannavaro. Oppure nelle superpippe, nate oppure divenute tali. Bobone Vieri, il bollitissimo 2009 della porta accanto, è la sacra sindone di questa seconda categoria, con i suoi occhialoni da sole, il borsino Fendi portato a tracolla, l’iPod all’orecchio e lo sguardo acquatico. Ha la stessa età di Pippo, ma è divenuto una Pippa dopo essere stato uno dei centravanti più forti in Italia. Lo abbiamo ammirato quando si tirava dietro l’intera difesa avversaria. Ora sembra un concorrente del Grande Fratello (quello presentato dalla Marcuzzi) e dovrebbe auto-eliminarsi dal lotto. Che aspetta? Non siamo milanisti e mai lo diventeremo. Però l’Inzagone che tanta ammirazione desta anche nei tifosi avversari, ci sveglia antichi pruriti. E vampate d’ammirazione. Abbiamo visto D’Antoni e Meneghin giocare fino a 40 e passa anni, gustandosi con cattiveria e piacere infantile la rincorsa all’ultima, estrema vittoria. Abbiamo ammirato Zoff vincere un Mondiale a quell’età, Myers scendere in campo a 38 con le cartilagini delle ginocchia mangiate, mentre il suo vecchio nemico Sasha Danilovic era in borghese già da otto anni (ehm…). E poi Mario Boni (45 primavere) che continua a far canestri a raffica per la gioia di Piacenza: trenta partite, trenta vittorie in serie C! Tutto il mondo è paese. La professionalità è una dote rara in ogni campo e vi facciamo un altro, ultimo esempio perché lo abbiamo vissuto da vicino mille volte: il signor Gianni Morandi, oltre 3600 concerti tenuti in carriera – in pratica dieci anni sul palco! – si presenta nel teatro o nel palasport con cinque ore d’anticipo sull’inizio dello show. Potrebbe anche sbattersene, e invece no. Sale sul palco, prova il microfono, le luci, rifinisce la canzone venuta male la sera prima, fa mille fotografie con i ragazzi handicappati che lo stavano aspettando da ore, quindi interviste, strette di mano e una parola dolce per tutti e tutte…. Poi massaggi in camerino, ginnastica e, in talune occasioni, anche una corsetta defatigante. Prima di ripassare la scaletta, salire sul palco e conquistare la folla per la 3601esima volta. Oggi come nel 1962. Quando ha iniziato con “Fatti mandare dalla mamma”. E quando Superpippo non era ancora nato. Altri cantantucoli da strapazzo non provano neppure. Arrivano nel retropalco mezz’ora prima dello spettacolo, non fumano nessuno e via. Una stecca dietro l’altra. Da vere superpippe dell’ugola. Nessuno tra 40 anni, si ricorderà di loro, questo è certo. Capito quale e dove è la differenza tra un campione e una schiappa della vita? Superpippo, sei tutti noi.
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