Non me ne intenderò di basket come Barack Obama che ha pronosticato North Carolina quando le squadre in lizza per il titolo Ncaa erano ancora sessantacinque. E vuoi vedere che c’azzecca? Sinceramente lo spero. Ho sempre avuto un debole per la squadra universitaria di Michael Jordan e Bob McAdoo, allenata dal mitico Dean Smith che un giorno (di qualche lustro fa) Sandro Gamba, in tournée con la nazionale azzurra negli States, mi presentò dopo l’allenamento del mattino. E ci sparammo anche poi un hotdog tutti e tre insieme. North Carolina nelle final four di Detroit affronterà sabato notte Villanova, che ha eliminato la favoritissima Pittsburgh, e poi lunedì, toccando ferro, la vincente tra Connceticut e Michigan State. Dai, Presidente, che pure questa volta ce la fai. Però, detto tra noi, non ne capirò anche niente di pallacanestro, ma un fallo su un virtussino qualsiasi a dieci secondi dalla sirena o anche sullo stesso Vukcevic, prima che tentasse la tripla e infilasse il fantastico canestro della vittoria nel derby di Bologna, io al posto di Cesare Pancotto durante il time out l’avrei anche ordinato di fare. O no? Male che andasse, la Virtus avrebbe segnato due tiri liberi e la Fortitudo se la sarebbe ancora potuta giocare con l’ultimo possesso o comunque aggrappandosi al paracadute del supplementare. Così invece ha perso e buttato via una furiosa, appassionante e generosa rimonta. A Pancotto, viva Dio, non si può che voler bene, e io gliene voglio, ma tre partite vinte su quattordici, anche se a Milano e con Siena, mi sembrano tanto tanto poche. Dragan Sakota aveva fatto assai meglio: quattro vinte e cinque perse. E non vorrei dire, ma fu mandato in quattro e quattr’otto al diavolo. Cambiando temporaneamente discorso, che poi arriva la bomba, che scoppia e rimbomba, l’Orso Eleni mi ha tolto la parola di bocca. Avrei voluto infatti magnificare la telecronaca senza urli e lavagnette da Pesaro di Luca Corsolini e Mario Boni, ma l’ha già fatto lunedì Oscar e quindi non posso fare pure io il pappagallo come Acciughino Pittis, mia croce (su Sky) e delizia (quando era un bambino e vinceva le Coppe Campioni). Dirò allora che mi è piaciuta anche Chiara Baroni, abbastanza disinvolta nel prepartita di Scavolini-Benetton: una donna finalmente in uno spogliatoio di soli uomini. Peccato che sia poi scivolata su una buccia di banana domandando a Mario Boni il pronostico del match e sottolineando con lui che la Scavolini veniva in fondo da una vittoria importante all’overtime con una squadra non da poco come Pesaro. Magari Teramo, ma fa lo stesso.
Vi racconterò allora di Alibegovic che tutte le ha tentate, e ha fatto bene, per convincere Artiglio Caja a tornare a Udine. “Se vuoi, obbedisco, caro buon Teo, ma mi sembra che i buoi siano già scappati dalle stalle”, è stata più o meno la risposta dell’allenatore che l’anno scorso guidò Milano ai playoff e la riportò in Eurolega con la metà dei soldi che quest’anno il prode Livi(d)o Proli ha speso per un’Armani che farà fatica ad arrivare tra le prime tre e che può comunque solo sperare in una gran bella bufera di metà primavera per giocare al Forum, ovviamente sepolto di neve, la finale-scudetto che gli garantirebbe ancora un posto nei preliminari della prossima Eurolega. Superbasket esulta: cinque vittorie di fila non sono uno scherzo, ma di grazia con chi le ha vinte Milano queste partite? Con nessuna squadra che probabilmente disputerà i playoff. A parte Cantù che, con tutto il rispetto per il tifoso Werther Pedrazzi, non è il Real Madrid. E giocando come? Meglio lasciar perdere. Piuttosto ora l’Armani dovrà affrontare in casa Teramo, Treviso e Siena. E fuori Fortitudo, Roma e Biella. Non so se mi spiego e comunque, anche le vincesse tutte, non arriverà mai prima e difficilmente seconda. A proposito del Mps, non voglio proprio parlare della partita di ieri sera. Mi ha già fatto molto male al cuore. Ma una cosa la voglio dire: il Panathinaikos di Obradovic ha difeso come neanche nel paradiso della Nba sempre succede. Ma veniamo a bomba non prima d’aver messo in guardia l’amico Zanca: attento Lucio, la Banda Osiris sta spingendo per portare Claudio Crippa a Milano. E non credere che la Banda non abbia meno potere di Recalcati (con Meneghin) in nazionale. A buon intenditor poche parole. Ettore Messina ha chiuso con il Cska e, se non va a Toronto con Gherardini, si prenderà un anno sabatico. L’ha dichiarato lui e gli voglio credere. Quindi cosa ci sta a fare ancora Crippa a Mosca? Niente. O quasi. E l’Armani gli fa molta gola. A Udine hanno affiancato Bisonte Blasone a Sacchetti come aveva chiesto Caja ed era stato spernacchiato da Edi Snaidero e consorte Sandra. Artiglio aveva anche consigliato d’acquistare un playmaker che fosse un po’ meglio di Jermaine Jackson, poi tagliato, e di prendere Booker. Parole al vento. E così Udine, mi spiace, ma non la salverà dalla retrocessione neanche Alibegovic.
Di pronostico in pronostico, come le ciliege che non vedo l’ora che maturino: La Fortezza dovrebbe chiudere al secondo posto la regular season. Un’altra impresa di Matteo Boniciolli e del Paron Zorzi. Uomini di poca fede. Tanto più che Roma mi sembra un po’ cotta e Teramo ha di qui alla fine un calendario terribile (Milano e Treviso fuori, le due Bologna assatanate in casa, oltre ad Avellino e Montegranaro). A Caserta avrebbero già mandato via da un pezzo Frates e pure a Pesaro c’è una panchina sulla quale Sacripanti si sta bruciando il sedere, ma non ci sono più allenatori liberi in giro. E allora si cambierà al termine della primavera. Però adesso vi racconto quello che più d’un uccellino mi ha raccontato sia accaduto domenica al termine del derby di mezzogiorno. Un gruppo di tifosi della Fortitudo ha attorniato Flavio Tranquillo che stava preparando a bordo parquet il suo servizio per Sky Sport 24 nel quale ritornava prepotentemente sull’episodio della monetina sparata in testa del povero Terry. Ora anch’io ho difeso a spada tratta Meneghin nella famosa semifinale di Pesaro quando il grande Dino disse “adesso basta, non torno più in campo”, e Milano vinse a tavolino, ma non andai a cercar rogne con gli ultras inferociti della Scavolini. Anzi scappai di corsa dal vecchio palazzetto e mi rifugiai nel furgoncino blindato della polizia con Carlo Gatti che se la rideva di gusto. Già lo sa il mondo intero che Tranquillo non può vedere la Fossa. In più quelli della Fossa sono benissimo a conoscenza del comunicato che Montegranaro ha diffuso il 20 marzo scorso nel quale testualmente si ringraziava in particolare Flavio Tranquillo per il “senso di giustizia” con il quale lui e Sky avevano contribuito attraverso le immagini a convincere la corte federale della Federbasket a far ripetere la partita con la Fortitudo. Insomma va bene vincere, ma stravincere no. E comunque la Banda Osiris non si disperi: il suo leader massimo se l’è data a gambe e se l’è cavata neanche con un graffio. Per fortuna. Altrimenti l’avrebbero sicuramente fatto anche eroe e martire del basket italiano.
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This entry was posted on Mercoledì, Aprile 1st, 2009 at 15:37 and is filed under Il basket nel cestino, La Banda Osiris, Pea Nuts. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
