OSCAR ELENI dallo scantinato della Misericordia di Venezia, cercando di grattare via la patina del tempo, di sentire ancora il profumo di quel basket che giocavano alla Reyer dialogando con i grandi affrescatori, con i grandi giocolieri, con i “morti cani” delle varie annate oro granata dei tempi di Lelli e De Respinis, con quello che è rimasto di una notte balorda di marzo: era il 19, l’anno il 1981. Finale di Coppa Korac a Barcellona, Plau blaugrana, tribuna stampa anche più in alto che alla Futurstation. La Carrera del Carain che va ricordato con affetto, un’armata che il paron Zorzi faceva cantare quasi in coro anche se Spencer Haywood non capiva lo splendore del palazzo sul Canal Grande, contro la Juventut Badalona dalle maglie consumate, una banda catalana che seguiva le leggi del signore fino in fondo. Siamo andati alla Misericordia per sentire se qualcuno aveva raccolto in un volume le imprecazioni di Tonino Zorzi, il goriziano del ferro sei, gloria di Varese come giocatore, gloria per le tante squadre che lo hanno avuto come allenatore, da Napoli a Venezia e, adesso, dopo Avellino, anche la Virtus Bologna. Zorzi era sicuro di aver stravinto quella coppa. Anche noi ne eravamo certi offrendo la scommessa più assurda a Giorgio Lago, direttore del Gazzettino, un vero giornalista, un amico che ci manca. La Reyer era padrona del gioco e del punteggio: “Se perdono, non scriverò più di basket”. Persero. Abbiamo scritto ancora, ma si prova comunque vergogna per le parole non mantenute, per la debolezza come direbbero ai “Veterani”. Sconfitta al supplementare, 105-104, è dalla mente in tanti abbiamo cancellato il nome dell’americano che da quasi metà campo infilò il tiro della vittoria giurando che lo aveva guidato Dio. Vi raccontiamo questo dopo aver visto le facce di Boniciolli e Zorzi mentre volava l’ultimo pallone. Ma lo potevamo immaginare già dalle semifinali vissute nella penombra della tribuna stampa sul cielo della Futur Station, intermezzo sul campo, in un venerdì glorioso passato da Rodrigo per scoprire che Torquemada Porelli ama ancora stupire, scommettere sulla vita guardando negli occhi chi lo sfida, che sia anche la morte non lo fa arretrare di un metro Read The Full Story…
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