OSCAR ELENI dalla Baia delle Balene per decidere, finalmente, prima che il nostro basket riesca a riprogrammare un cronometro evitandoci il brodo tipo Fortitudo-Montegranaro su Sky, se davvero Amundsen ha voluto la morte di Scott, se i norvegesi sono andati nell’Antartico con la stessa rabbia di Pianigiani per battere tutti gli altri, soprattutto questi inglesi di Roma, della Bologna virtussina, di Teramo, di chi insegue e, come succede ai cani da caccia se in terra butti del pepe, vedi soltanto gente che perde la testa. Strano in un mondo dove pedali, pedali e scopri che un allenatore vincente annulla il precedente allenatore vincente, meglio, lo ridimensiona, anche se nelle corse bisogna aspettare la fine per sapere chi ha vinto davvero, o, perlomeno, come si è costruito un primato. Ve lo direbbero in qualsiasi osteria e, se capiti in una certa parte di Bologna, resterai senza parole, senza lacrime da sorriso, quando ascolterai due tifose della Fortitudo e una della Virtus, signore mature, discutere su Savic e sugli allenatori che cambiano ruolo ai giocatori perchè la calunnia, si sa, è un venticello. Baia delle Balene e Terra Nova. Per fortuna nella Terra Nova c’è il nuovo principe, il Dino Meneghin a cui tutti gettano fiori, ma che qualcuno insidia, già adesso, prima che cominci, dopo aver capito che il tipo non si piega facilmente. Sai, dicevano, quando sente il caldo della poltrona, vede intorno a sè tutti quei cortigiani, comincerà a sciogliersi e a parlare il politichese. Ci hanno provato prima della santa elezione delle 20 schede bianche. Bianche come la neve marcia. Si erano presi per i capelli litigando sul rappresentante degli allenatori non professionisti e quando ha vinto il veterano Bruno Sebastiano Boero su Massimo Meneguzzo a qualcuno √® venuto in mente che si stava tramando qualcosa. Prima ancora c’erano stati scambi episotolari e chi ha scritto al futuro presidente, usando lo stesso tono che gli serviva per spaventare il Maifredi, circondato dai piccoli Iago del rimborso spese, terrorizzato dai cambi di ordini in corsa del Petrucci che faceva Tarzan lanciandosi da un albero all’altro, insomma questo tipo dalla schiena quasi dritta, quando si √® sentito dire che poteva tranquillamente sedersi fuori dal Palazzo, ha cambiato atteggiamento, dicendo che era stato tutto un equivoco. Bene. Evitiamoli in futuro, anche se nel rinnovato consiglio, a parte Crosara e Barnaba, si nota che i rappresentati degli allenatori, dei giocatori, sono sempre gli stessi. Ora vedremo come spiegheranno le firme sui precedenti verbali, le toccate con fuga. Meneghin li conosce bene tutti, non avr√† problemi ad identificare i portatori di siluri infetti. Per adesso ha chiesto soltanto di lavorare tutti insieme. Chi non lo conosce davvero gli chiede di essere soltanto Dino. Accidenti che razza di esploratori ci troviamo a frequentare prima di raggiungere la Baia delle Balene. Read The Full Story…



po facevo parte, mi ha aperto il cuore rivelando che il dolcissimo Toto Bulgheroni ha¬†tutte le carte in regola per sedere a brevissimo termine sulla poltrona che¬†Franco Chimenti ben volentieri gli lascerebbe se dovesse davvero battere¬†Gianni¬†Petrucci nella corsa alla presidenza¬†del Coni. Detto tra noi, e senza che la notizia faccia subito il giro del¬†mondo, non basterebbe neanche che nevicasse ad agosto sulle montagne intorno a Palermo per vedere il professor Chimenti prossimamente al vertice del Palazzo romano del Foro Italico: il mio vecchio amico Gianni, che ho visto recentemente in gran forma alla Coppa del Mondo di sci a Cortina d’Ampezzo,¬†√® ancora troppo forte per essere scalzato dal Coni. Mi ripeto: c’√® poco da stare allegri o, meglio, non ho buone ragioni per essere di buon umore visto che sabato riapre il mio circolo del golf, mi ero gi√† prenotato un’ora di lezione con Enrico Trentin, ma le previsioni del tempo annunciano nel prossimo weekend acqua a catinelle e nevicate abbondanti sulle Dolomiti oltre i 700 metri. Insomma dovr√≤ rinviare ancora di qualche giorno il mio ritorno al golf dopo mesi e mesi di digiuno pi√π o meno forzato, di vacche molto ma molto magre e di green (bianchi e ghiacciati) visti col binocolo.