Duecentocinquantaquattro giorni sono lunghi da morire. O almeno lo sono stati per il golf delle grandi firme con Tiger Woods lontano dai fairway e dai green. Senza di lui non c’è stata vittoria che abbia avuto un valore assoluto. Sì, d’accordo, bravo, ma non c’era Tiger. Perchè, se ci fosse stato Tiger, il sospetto che sarebbe stata comunque tutta un’altra storia è diventato dall”inzio della scorsa estate quasi o più di una certezza. Il 16 giugno Woods vinse l’Us Open trascinandosi su una gamba sola: aveva il crociato (anteriore) sinistro a pezzi e due microfratture da stress alla tibia. Eppure conquistò lo stesso il suo quattordicesimo titolo Major con un fantastico birdie alla 18 nel palpitante playoff con Rocco Mediate. Smorfiando e soffrendo. Ricordate? Diventando buca dopo buca più umano e, insieme, più extraterrestre per tutti. Anche per quelli (moltissimi) che tifavano davanti ai teleschermi di casa nostra per il sorprendente e simpatico Rocco, il Paisà. Da allora è passata un’eternità. Con conseguente crollo dell’audience, dello spettacolo, delle sponsorizzazioni milionarie. Tutti orfani del Fenomeno. Offesi e umiliati gli altri. Anche chi, come Padraig Harrigton, ha pure nel 2008 trionfato nel British Open e nel Pga Championships. O come Sergio Garcia, il più amato dai latini, che è pure risalito al secondo posto nel World Racing. E’ stato un po’ come ai tempi di Tomba la Bomba, l’Eti di Castel de’ Britti che vinceva anche quando non si presentava al cancelletto di partenza di uno slalom o di un gigante perchè qualsiasi altro campione s’imponesse in quella gara avrebbe comunque perso nel raffronto con l’abilità e la prepotenza del nostro fuoriclasse. Dopo quattro operazioni al ginocchio Tiger è tornato e ovviamente ha vinto ieri il primo match play del World Gold Championship Accenture di Tucson, in Arizona, ricominciando con un birdie e chiudendo il duello con l’australiano Brendon Jones alla 16. Come se negli ultimi otto mesi nel golf non sia successo (e cambiato) proprio niente. Tanto più che, manco farlo apposta, i più attesi tra i suoi sfidanti, che nessuno tuttavia più si sogna di chiamare neanche per scherzo (probabili) suoi eredi, e cioè Harrigton e Garcia, sono subito usciti di scena nei loro match-play inaugurali. Stasera comunque Tiger Woods torna anche in diretta tv (alle 20) su Sky. Grazie Sky. Per la precisione su Sky Sport Extra (canale 204). E non ci sarà Milan-Werder o Udinese-Lech di Coppa Uefa o Roma-Panathinaikos d’Eurolega che tengano: il ritorno del Fenomeno non si può perdere. Per nessuna ragione al mondo. O quasi.
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Aspettando la finale di Casalecchio, un caro addio a Candido Cannavò. Anch’io qualche volta l’ho fatto arrabbiare. Specie al Giro d’Italia quando lo chiamavo affettuosamente Stracandido Ciapanò perchè non c’era verso che ne azzeccasse mai una di giusta. Sbagliò con Marco Pantani, per esempio, ma in fondo era un uomo buono e un ottimo direttore, almeno a sentire quelli che hanno lavorato al suo fianco negli anni d’oro della Gazzetta. Non andavo matto per la sua prosa zuccherina, talvolta melensa, ma Cannnavò preferiva circondarsi d’amici, ed avere il loro consenso, piuttosto che sfidare a duello i suoi (rari) detrattori. Non più tardi di giovedì, cioè poche ore prima che un’emorragia cerebrale gli togliesse la vita, mi era capitato di leggere la sua rubrica “Fatemi capire” nella quale arrivava a dare del bravo persino a Preziosi. Sì, avete capito bene: proprio a Enrico Preziosi, presidente del Genoa. Fatemi capire: stavolta l’ho detto io. Salvo poi subito pentirmene. Riposa comunque in pace, StraCandido. E da lassù parla bene anche di me. Almeno tu. Credo di averne sul serio bisogno… Da The Big Kahuna un buon consiglio: “Ricorda i complimenti che ricevi, scorda gli insulti. E se veramente ci riesci, dimmi come si fa”. Già, come si fa? Se per esempio, a partita finita, e pure persa, qualcuno ti spintona alle spalle, come ci fa a non reagire a quella vigliaccata? E’ successo sabato, al termine della semifinale tra Siena e Treviso: Benjamin Eze che spintona Matteo Soragna, il vincitore che infierisce sul vinto, ed è quasi boxe. Oggi il fortissimo pivot nigeriano, poco amato da Carletto Recalcati, non giocherà contro la Virtus di Bologna perchè (giustamente) appiedato dal giudice sportivo. E così il Montepaschi rischia anche stavolta di tornare nella città del Palio senza la Coppa Italia. Nonostante la squadra del Simon Mago Pianigiani abbia Mc Intyre e Stonerook che sono una coppia davvero speciale. Nonostante Siena sia molto più forte della Fortezza di Boniciolli e Zorzi che però, sotto canestro, ha Ford e Terry che non dovranno fare i conti con Eze. Dite niente? Sì, dico che Eze non doveva farlo. Qualsiasi sia la (sua) ragione. Anche se ci fosse stata della vecchia o fresca ruggine con l’angioletto Soragna. E qui avrei qualcosa da dire anche su certi arbitri che la vogliono fare da padroni persino con Dino Meneghin. Cominciando da Facchini e continuando con La Monica. Ma a loro ci penserà domani l’Orso Eleni. Non ne ho dubbi. E saranno dolori. Errata corrige. Eze, perdonato dopo il ricorso del Montepaschi, è sul parquet. Bello e pimpante. Giusto o no? Penso proprio di no. Anche se la finale di Coppa Italia sarà senz’altro più equilibrata. Ma non cancello un bel niente. La forza di un blog è anche questa: scrivere quello che ti passa per la testa in quel momento. Senza dover cambiare le carte in tavola…
Appunti di viaggio. Davanti alla tivù. Vince Teramo. Nella ripresa dopo il 31-31 dell’intervallo. Partita bruttina, secondo quarto addirittura inguardabile. Non basta Chris Warren ad Avellino che così esce alla prima partita della Final Eight da quella Coppa Italia che pure aveva vinto l’anno scorso con Boniciolli e il Paron. Altro giro, altra corsa. Non gli dai una lira, ma Jacob Jaacks è importante e decisivo nel finale. A lampi anche Andrea Crosariol riesce ad essere convincente. L’Air è tutta qui o poco altro, eppure ha gli stessi punti in classifica di Milano. Misteri della scienza. O per caso ci sono troppi scienziati nel nostro basket? Sposo decisamente la seconda ipotesi. Non è un mistero invece che mi piaccia il Poeta. A patto che non scimmiotti troppo il Poz. Che spesso e volentieri esagera e esagerava: oggi su Sky, ieri sul parquet. Tra Trottolone Amoroso e Mason Rocca mi sbaglierò, ma tutta la vita scelgo ad occhi chiusi il primo. Sperando che il manager del secondo non mi chiami domani al cellulare. Complimenti al caliente Andrea Capobianco: poche storie, è lui l’allenatore dell’anno. Trascurando ovviamente il Simone Pianigiani mago di Siena (fuori classifica). Teramo non è solo Giuseppe Poeta e David Moss o, se preferite, Moss e Poeta, ma è anche squadra. Con cuore, carattere, difesa, sostanza, entusiasmo. Applausi anche a Din Don Dan Peterson che indovina entrambi i pronostici della prima giornata di Casalecchio. Difatti prima di domenica nevica. A Cortina senz’altro. Sull’Appennino emiliano forse pure. Roma è deludente: da lei ti aspetti ogni volta chissà che e poi niente. Come ormai da vent’anni dalla Banda Osiris di Tranquillo e soci. In troppi sono rimasti a Trastevere e non sono mai sbarcati al Futurshow Station. Ma perchè la gente non parla come mangia? Intanto l’occhio mi cade su SB (Super Basket) special Final 8 e su una sfortunata intervista a Sani Becirovic che sa tanto di presa in giro al mondo intero. “Per aiutare la Lottomatica ho rinunciato al biennale del Panathiniakos. Perchè voglio essere leader. Anche alle Final Eight”. Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare. O il male? Anzi, il peggio del peggio. Al punto da augurarmi per il bene che voglio a Sani che stesse davvero male e che per questo Nando Gentile l’abbia tenuto seduto in panca dopo averlo fatto entrare nel primo quintetto. O l’ha proprio messo in castigo? Presto sapremo. Certo è che Becirovic preferiva Repesa, ma se Repesa non piaceva a Bodiroga, non ci capisco più una mazza. Come non capisco tutte le lodi a Frates perchè ha battuto Treviso: se perdeva, non sarebbe uscito vivo dal Palamaggiò. Nè lui, nè i suoi americani che gli remavano chiaramente contro. Così come mi fa ancora strano vedere Matteo Boniciolli, con Paron Zorzi e Christian Fedrigo, sull’altra sponda. Quella virtussina. Ed esultare pure. Stringendo stretto stretto il suo presidente Claudio Sabatini. Ma bravo. Per questo chiudo qui: s’è fatto tardi e m’infilo a letto. Sognando magari i canestri da favola di Dusan Vukcevic che, se non erro, un giorno giocava a Milano ed era contestatissimo…
