Aiutatemi a capire. Perch√® io non c’arrivo. Milano a met√† febbraio perde in casa con Siena dopo aver asfaltato Pesaro (96-61) e stravinto a Capo d’Orlando (88-61) mettendo le basi per un quinto, sesto posto finale che, per come s’erano messe le cose prima del ritorno di Caja, mi sembra il massimo del massimo tra i risultati credibili. E invece apriti cielo: escluso Gallinari e Sesay, tutti gli altri dovrebbero andare a lavorare. Per primi Watson, Booker e Vukcevic. Ovviamente al Corbelli gli si spara e l’Attilio si dovrebbe solo vergognare come qualcuno l’ha invitato in fretta a fare. Ora non vi dovrei nemmeno spiegare che il Montepaschi, rispetto all’Armani, √® tutta un’altra cosa: tanto per cominciare, non √® una squadra fatta coi piedi. Al contrario, meglio di cos√¨ non la si poteva neanche immaginare. E poi bravo √® Pianigiani, ma pi√π bravo ancora √® Minucci. Anche se non parla bene l’inglese come Gherardini, non sa neanche chi sia il capo della Banda Osiris e viene a cena con me Read The Full Story…
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Tiger Woods non ha vinto al Doral Resort di Miami: mi sembra una grossa notizia, non vi pare? E non √® arrivato nemmeno secondo, ma addirittura quinto. Acqua fresca. O quasi. Almeno per la Gazzetta dello Sport che all’evento – Tiger non perdeva una gara da sei mesi – ha dedicato tre righe. Anzi, per la precisione otto. Una in pi√π comunque di quante se ne √® meritata Michela Suppo, terza nella pistola ad aria compressa nella prova di Coppa del Mondo di Rio de Janeiro. Niente da dire: sono tempi sempre pi√π duri per gli sport minori che non ho per√≤ il coraggio di chiamare anch’io poveri. Poche storie: un morto di fame non gioca a golf e non spara al poligono. E non va in Florida o in Brasile. Ma torniamo a bomba. Il Fenomeno, prima del CA Championship di Miami, aveva trionfato in otto gare di fila e non l’avevo mai visto, prima di sabato in televisione, rimanere con la pallina in bunker come un
Al “Processo alla tappa” di Sergio Zavoli il vincitore a sorpresa di un prologo del Giro d’Italia di qualche lustro fa – non chiedetemi altro: non lo ricordo pi√π -, dopo aver salutato mamma e pap√†, e probabilmente anche la morosa di Vigodarzere, provincia di Padova, rosso rubino, felice come una Pasqua, dichiar√≤ in diretta-tiv√π: “Sono contento d’essere arrivato uno”. Ebbene anch’io adesso lo posso gridare ai quattro venti. Magari capovolgendo la classifica o dando tutta la colpa al mio inseparabile compagno di doppio, il povero Nino, che tanto non s’offende sapendo benissimo di giocare a golf abitudinalmente come una bestia o, quando putta da dio, come un animale. Ebbene sono arrivato
Acciughino mio, anche ti capisco: non deve essere facile per te, come per nessun altro, sopportare le lavagnette o le sportellate di Platinette Tranquillo. E neanche ti piacer√† che proprio io, il tuo cantore preferito – questo almeno mi dicevi quando celebravo le tue epiche battaglie longobarde sotto canestro -, ti elegga Gran Ciambellano di corte della Banda Osiris con il numero 7 di tessera, lo stesso che avevi sulla maglietta che ti arrivava alle ginocchia quando ancora portavi la borsa a Dino Meneghin ed eri semplicemente Riccardo Pittis, un giovane promettentissimo, di (cara) madre veneta e padre bauscia, magro come un‚Äôacciuga, sul quale Dan Peterson aveva appena messo gli occhi addosso ipotizzandogli addirittura