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	<title>The Venice Golf Experience &#187; heinrich</title>
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	<description>giocare e imparare il golf a Nordest</description>
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		<title>Ascoltando le voci dei fenomeni dopo la doccia mi è venuta voglia di scrivere un libello di golf</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 17:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a class="flickr-image alignleft" title="pea 2" href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3314931172/" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 3px" src="http://farm4.static.flickr.com/3387/3314931172_58a2f414cb_t.jpg" alt="pea 2" width="87" height="99" /></a>Sarà capitato anche voi di stare qualche volta ad ascoltare in pieno relax le voci dello spogliatoio dopo una bella doccia e magari dopo una gara della quale non avete proprio nulla da raccontare se non di quella dannata sfortuna che vi perseguita ormai da mesi e mesi e di cui vi siete ormai fatto una ragione. I golfisti, più o meno, sono in fondo tutti eguali. Lamentosi quanto basta. &#8220;Avrò sbagliato almeno cinque o sei putt da un metro. Che dico? Da mezzo metro&#8221;. Spacconi. &#8220;Ho sparato un drive alla quindici così lungo che per poco la pallina non finiva in green&#8221;. Ed è volata invece in acqua. Bugiardi con loro stessi. &#8220;Se non avessi approcciato male, non mi sarei beccato la virgola&#8221;. L&#8217;ennesima &#8211; mi permetto d&#8217;aggiungere &#8211; di una interminabile serie. Fastidiosi e infastiditi: &#8220;Ho giocato con un cane che non alzava palla e così il mio swing è andato a puttane&#8221;. Insieme ovviamente alla gara. Per non parlare dei fenomeni: &#8220;Ho mancato un eagle al par cinque delle blu che grida ancora vendetta&#8221;. E non dice che ha sbagliato poi anche il facile putt del birdie. Smemorati: &#8220;Non mi ricordo se ho fatto sei o sette par&#8221;. E quante ichs? Meglio lasciar perdere. Per non parlare degliimbroglioni che raccontano le malefatte degli altri per nascondere le proprie. Un bel mondo davvero: ascoltatelo, ne resterete incantanti.<span id="more-618"></span>E magari anche imparerete che quelli che di solito si rivestono in silenzio e in grande fretta sono probabilmente proprio quelli che hanno giocato meglio e non vedono l&#8217;ora di correre a sapere se per caso sono andati a premio. A meno che non abbiano la moglie che li aspetta a casa per la cena e prima non debbano fare un salto veloce dall&#8217;amante. Di queste e altre storie sono pieni gli spogliatoi di tutti i circoli d&#8217;Italia. E difatti, se mi date un po&#8217; di tempo, e se intanto mi cercate una piccola casa editrice, non è detto che non ve le racconti in un libello di golf che magari comincerò a scrivere quest&#8217;estate nella (mia) stanzetta al piano terra del nuovo castello da favola degli Heinrich al Lido. Cominciando, perchè no?, dal giovin bergamasco in carriera, quarant&#8217;anni o anche meno, che ho incontrato fuori dalla doccia dell&#8217;Albenza al termine del debutto stagionale dell&#8217;Hotel Nazionale Venezia al Corporate. E qui dovrei dirvi che l&#8217;Albenza si merita abbondantamente il decimo posto nella top ten dei migliori campi del Belpaese. O parlarvi dell&#8217;esibizione della squadra degli Heinrich (e mia) a metà strada tra l&#8217;oscenità e lo scandalo.  O dell&#8217;unica buca che mi ricordo d&#8217;aver giocato, la sei del giallo, un par cinque di 469 metri, dogleg a destra, acqua a sinistra: driver &#8211; legnetto 5 &#8211; ferro 9 &#8211; data ovvero quattro colpi per l&#8217;unico birdie di giornata. Sarà per un&#8217;altra volta: va bene? Intanto il giovanotto di Bergamo, un telo in vita e l&#8217;altro per asciugarsi i capelli, riceve una telefonata alla quale evidentemente non può non rispondere. &#8220;Scusami tanto&#8221;, fa coprendo con la mano il cellulare dai possibili rumori dello spogliatoio intorno. &#8220;Ma ho avuto una giornata tremenda: una riunione dopo l&#8217;altra e poi quel consiglio d&#8217;amministrazione subito dopo pranzo. Sono a pezzi, ma adesso dimmi: sono tutto orecchie&#8221;. Magnifico bugiardo. Aveva appena finito di giocare diciotto buche. Pare pure bene. E aveva in faccia il colore del primo sole di primavera&#8230; Un&#8217;ultima cosa ancora che mi è venuta in mente cammin scrivendo e della quale vi devo subito informare. E&#8217; assolutamente inutile che le segreterie di tutti i club di golf appendano quel cartello accanto agli scaffali degli asciugamani bianchi e candidi: &#8220;Per favore, fate uso di un solo telo&#8221;. Tanto io non mi asciugherò mai e poi mai  il viso e i capelli con lo stesso telo con il quale mi sono appena asciugato i genitali. Faccio male? Non credo. E, se la pensate come me, ribelliamoci insieme ai nostri circoli che ci credono tutti maiali. O quasi.</p>
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		<title>Venezia, il più bel campo che ci sia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 07:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="flickr-image" title="venezia golf club" href="http://www.flickr.com/photos/27793354@N04/3398239134/" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 3px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3549/3398239134_4008c2a68b_m.jpg" alt="venezia golf club" width="240" height="164" /></a>L&#8217;ho già detto mille volte, ma una ancora non mi farà certo male. Sono tutti belli i campi di golf del Nordest, ma quello di Venezia, agli Alberoni, ha una marcia in più. Non so, ha un fascino tutto speciale. A primavera come d&#8217;autunno. Peccato che sia così scomodo da raggiungere anche per chi, come me, ha la fortuna &#8211; si fa per dire &#8211; d&#8217;abitare a Mestre. Cioè in fin dei conti ad un ponte e &#8216;na cae (calle), il Ponte della Libertà, ex Littorio, lungo magari anche quattro chilometri, per la precisione 3.850 metri, ma pur sempre un ponte. Però una volta arrivati all&#8217;isola del Tronchetto, ovvero alla lingua di terra che si stacca da Piazzale Roma, si è appena all&#8217;inizio dell&#8217;avventura. C&#8217;è un ferryboat ancora da prendere e l&#8217;attesa è spesso lunga, snervante, anche di un&#8217;ora,  specie al mattino, se non hai prenotato il biglietto il giorno prima e i tir che devono scaricare al Lido non sono più di quattro o cinque. Altrimenti campa cavallo che l&#8217;erba cresce. Insomma per farvela breve, tra una palla e l&#8217;altra, ti va via  una giornata intera tra andata e ritorno, diciotto buche e due spaghetti con le vongole nel sottoportico della club house. Sia chiaro, il campo degli Alberoni si merita questo e altro.  Anche di raggiungerlo a piedi o a nuoto. E magari si farebbe pure prima. Però resta il fatto che per esempio Gardagolf, che è anche un fior di par 72, <span id="more-558"></span>è molto, ma molto più facile per me da acciuffare&#8230; Il  problema tuttavia è già risolto. O meglio me l&#8217;ha risolto quella splendida creatura che è il mio amico Topo Heinrich che ha messo su casa (con l&#8217;Antonella) al Lido e ha riservato una stanzetta tutta per me. Basta che me la dipinga di bianco e di nero. E così sarà per i prossimi (lieti) fine settimana di maggio e giugno. In pratica al venerdì cena di pesciolino da Memo o da Nane a San Piero in Volta. Un grappino in più, il battello, il sonno dei giusti e al sabato, con comodo, senza nessuna fretta, diciotto buche tutte da sparare in vena tra fagiani reali e svolazzanti gazze ladre. Già mi viene l&#8217;acquolina in bocca. O no? Intanto anche la classifica di Mondo del Golf mi dà ragione. Venezia infatti è collocata al nono posto nella Top ten del 2008 ed è sempre il primo (e unico) tra tutti i green del Nordest. La leadership è sempre di Biella. Poi Castelconturbia, Villa d&#8217;Este, Torino,  Royal Park, Roma, Le Querce, Olgiata, appunto Venezia e infine Bergamo. Fa specie che chissà per quale ragione il Royal Park di Andrea Agnelli è stato retrocesso dal secondo posto del 2007 al quinto. Proprio quest&#8217;anno che ospiterà l&#8217;Open d&#8217;Italia, ma non ho voglia d&#8217;indagare. Piuttosto mi spiace, ma La Margherita (diciasettesimo) non è meglio di Valsanzibio (Padova) che non compare in classifica neanche tra i primi venti campi del Belpaese. Nè di Verona o Asolo o Udine. Ma questo è &#8211; giusto appunto &#8211; il Belpaese dove si sa come normalmente si vota. Cioè male. Anzi, malissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">httpvhd://www.youtube.com/watch?v=FJ2IhNK8wJ4</p>
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		<title>L&#8217;arcangelo Gabriele poker al Cancelletto d&#8217;oro</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 08:04:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il magnifico rampollo della corte veneziana degli Heinrich, l&#8217;arcangelo Gabriele, ha fatto poker vincendo per la quarta volta il <strong>Cancelletto d&#8217;oro</strong> che &egrave;, tra tutti gli <a class="flickr-image" target="_blank" title="Golden Gate Park Golf Course" href="http://www.flickr.com/photos/15296287@N00/3134077576/"><img vspace="2" hspace="2" border="1" align="right" alt="Golden Gate Park Golf Course" src="http://farm4.static.flickr.com/3222/3134077576_4872c94ea1_m.jpg" /></a> appuntamenti dell&#8217;anno in calendario a Villa Condulmer, il pi&ugrave; tradizionale e importante, ma anche una delle passarelle pi&ugrave; prestigiose di tutto il Triveneto a livello giovanile. <strong>Gabriele Heinrich</strong>, il drive che d&agrave; metri anche ai fratelli Molinari, pur con una (abbastanza) seria pubalgia al polso destro che gli avrebbe consigliato il riposo, ha voluto ugualmente partecipare alla gara del suo club alla quale tiene di pi&ugrave; e nella quale aveva gi&agrave; primeggiato, giovanissimo, nel 2004 e ancora nel 2005 e nel 2007 fallendo solo l&#8217;edizione del Cancelletto 2006 quando dovette accontentarsi &#8211; si fa per dire &#8211; del secondo posto nella classifica assoluta ovviamente del lordo. Nella prossima primavera Heinrich non potr&agrave; pi&ugrave; partecipare al <strong>Challenge Filippo Morellato</strong> di <strong>Villa Condulmer</strong> avendo per quel tempo raggiunto la maggiore et&agrave;, ma il suo record di quattro successi su cinque partecipazioni nel Cancelletto d&#8217;oro rimarr&agrave; credo imbattuto se non nei secoli dei secoli, sicuramente nei prossimi quattro cinque lustri. Con 141 colpi, 70 il primo giorno, 71 il secondo, ovvero chiudendo meno 1 sul par del campo, Gabriele ha nettamente battuto Giulio Castagna di Lignano (150) e Edoardo Romanizzi Carducci del Parco di Roma (151). Pi&ugrave; avvincente invece &egrave; il testa a testa finale tra Bianca Maria Fabrizio e Orsola Montini di Frassanelle che si &egrave; prolungato oltre le 36 buche di venerd&igrave; e sabato nei playoff della buca 10 (par tre) dove l&#8217;allieva di Villa Condulmer e pure lei del maestro Enrico Trentin ha avuto la meglio con 168 colpi</p>
<p style="text-align: justify;">(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/10328477@N04/">MEL1ST</a>)</p>
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