Entries Tagged as 'tiger'

Quella volta a Jesolo con Emanuele Canonica

Aspettando col cuore in gola i risultati di Margara, e cioè dell’ultima giornata del campionato della Pga italiana, tifando ovviamente per Lele Lattanzi, col quale mi sparo una media di dieci pro-am all’anno, e ne vinc(iam)o anche qualcuna, ma pure per Massimo Scarpa, il più bel giocatore (ambidestro) di golf di tutta la storia della Serenissima Repubblica di Venezia, pensavo ad Emanuele Canonica, anche lui in corsa per il titolo della Pga, e a quella volta che insieme inaugurammo (quattro anni fa) il diciotto buche di Jesolo Lido. C’era un vento che soffiava dal mare e ribaltava gli uomini come non l’ho più visto da allora. Era forse bora e comunque "borin", come lo chiamano dalle nostre parti. Eppure Canonica non fece una piega e alla quindici, adesso la tre, che è pure la buca più tosta e lunga del campo, oltre che probabilmente la più bella di tutto il percorso, sfidò col drive, basso e teso, quel ventaccio che gli sfigurava la faccia e lo picchiava giusto alla bocca dello stomaco…Acqua fresca. Arrivò infatti a cento metri, metro più metro meno, dal green di quel par quattro di quattrocento metri e passa. Poi un comodo wedge oltre il bunker, approccio e facile putt. E ovviamente birdie. Mentre a me non parve vero d’aver chiuso con un soffertissimo bogey… Tutto è relativo nel golf. Perchè se Emanuele Canonica è il numero uno in Italia, io chi sono che gioco o, meglio, dovrei giocare diciotto di hcp? Proprio nessuno. Ma il golf è tutto quello che volete, ma non ditemi che non è uno sport furbo. Permette infatti a me di giocare colpo su colpo al fianco di Canonica. O di Lattanzi o di Scarpa. E di sentirmi per quattro, cinque ore un campione come loro. Mentre loro si sentono piccini piccini davanti a Tiger, il numero uno al mondo da ben 490 settimane…

convert this post to pdf.

Aveva un tumore, ora ha vinto il Masters

Sono proprio incontentabili questi golfisti. E non lo dico tanto perchè sono dei bambini eternamente lamentosi. "Se alla cinque non avessi sbagliato quel putt da un metro. Che dico? Da trenta centimentri. E se la pallina alla otto non mi fosse finita proprio ai piedi del pino secolare". Quante volte nella club house abbiamo sentito questi discorsi? Sino alla noia. Ma sono incontentabili anche davanti alla tivù quando ascoltano Mario Camicia e Silvio Grappasonni. Che, detto tra noi, sperando che non ci sentano, sono bravi sul serio. Forse Silvio anche meglio di Mario, però senza Camicia non ci sarebbe il golf su Sky. Quindi teniamocelo ben stretto. Incontentabili al punto che prima gufano a più non posso perchè Tiger Woods con la (sua) pallina faccia dei bei cerchi in acqua negli incantevoli laghetti di Augusta, poi, una volta che al Fenomeno non è riuscita la rimonta nei confronti di Trevor Immelman, ci tengono in fretta a sottolineare che il primo Major della stagione è stato – fa anche rima – una grossissima delusione. E allora fatemi capire: non vi va bene che vinca sempre Tiger, ma quella volta che Woods… [Read more →]

convert this post to pdf.

Augusta, uno spettacolo unico al mondo

Con Tiger Woods a sette colpi dal primo, il sudafricano Trevor Immelman, c’è ancora più gusto: non vi pare? Già il Masters di Augusta National, in Georgia, è il massimo dei massimi che il golf possa offrire sulla terra. Se poi ci si mette un Tiger che nei primi due giri non è proprio nulla di fenomenale, 72 e 71, un solo colpo sotto il par in totale, anche cinque bogey, tre venerdì addirittura nelle prime dieci buche, e allora lo spettacolo del Master, il primo Major del 2008, diventa davvero sublime. Ad Augusta tutto è una favola: i colori, i fiori, l’atmosfera, i ponti, i laghi, i green bestiali, i particolari. Un quadro botticelliano. E i nostri? A parte Costantino Rocca, solo il papà di Silvio Grappasonni, molto bravo su Sky, e altri tre italiani in 72 edizioni hanno potuto accarezzare quei fairway commoventi. Anche Dodo Molinari, che giocò con Tiger e lo potrà raccontare ai suoi nipotini…Nel 2005 Woods dopo due giorni di Masters era a sei colpi dal leader e riuscì a rimontare. Stavolta sarà più dura ancora, ma ce la può fare. Immeman, sinora molto regolare, 68 colpi a giro, 136 in totale, non so quanto potrà durare. Ieri è saltato in aria Justin Rose, il simpatico inglese, che la pallina, alla 15, ha buttato in buca con un triplo bogey. E in acqua quella prima. Semmai fa paura Phil Mickelson, terzo con 139, assieme ad un altro mancino terribile, Steve Flesch, e a Ian Poulter, il migliore degli europei. Tiger è tredicesimo ed in buona compagnia: Vijay Singh e Jim Furyk. Non hanno passato il taglio Els, Couples e Pablo Garcia. Non so se mi spiego.

(foto di Winkman)

convert this post to pdf.

Tiger, la pornodiva e il diluvio universale


Tiger Woods non ha vinto al Doral Resort di Miami: mi sembra una grossa notizia, non vi pare? E non è arrivato nemmeno secondo, ma addirittura quinto. Acqua fresca. O quasi. Almeno per la Gazzetta dello Sport che all’evento – Tiger non perdeva una gara da sei mesi – ha dedicato tre righe. Anzi, per la precisione otto. Una in più comunque di quante se ne è meritata Michela Suppo, terza nella pistola ad aria compressa nella prova di Coppa del Mondo di Rio de Janeiro. Niente da dire: sono tempi sempre più duri per gli sport minori che non ho però il coraggio di chiamare anch’io poveri. Poche storie: un morto di fame non gioca a golf e non spara al poligono. E non va in Florida o in Brasile. Ma torniamo a bomba. Il Fenomeno, prima del CA Championship di Miami, aveva trionfato in otto gare di fila e non l’avevo mai visto, prima di sabato in televisione, rimanere con la pallina in bunker come un brocco qualsiasi. E’ accaduto alla buca dieci del Doral nel terzo giro di gara, quello che è costato a Tiger la vittoria in favore di Geoff Ogilvy, trentunenne australiano di Adelaide, sconosciuto al grande pubblico o quasi. Poi è cominciato a diluviare: anche gli dei del golf probabilmente non volevano credere ai loro occhi e si sono agitati lassù. In cielo. Mentre la Gazzetta preferiva dedicare mezza pagina, quattro colonne e un’apertura a Elena Grimaldi, la pornostar bresciana, che ha confessato di un attaccante del Milan, o dell’Inter, non si è ben capito, che "segna tantissimi gol e non è più giovanissimo", il quale non le dà tregua con le sue proposte indecenti. E chissenefrega. Almeno avesse fatto il nome…

convert this post to pdf.