Augusta, uno spettacolo unico al mondo
Con Tiger Woods a sette colpi dal primo, il sudafricano Trevor Immelman, c’è ancora più gusto: non vi pare? Già il Masters di Augusta National, in Georgia, è il massimo dei massimi che il golf possa offrire sulla terra. Se poi ci si mette un Tiger che nei primi due giri non è proprio nulla di fenomenale, 72 e 71, un solo colpo sotto il par in totale, anche cinque bogey, tre venerdì addirittura nelle prime dieci buche, e allora lo spettacolo del Master, il primo Major del 2008, diventa davvero sublime. Ad Augusta tutto è una favola: i colori, i fiori, l’atmosfera, i ponti, i laghi, i green bestiali, i particolari. Un quadro botticelliano. E i nostri? A parte Costantino Rocca, solo il papà di Silvio Grappasonni, molto bravo su Sky, e altri tre italiani in 72 edizioni hanno potuto accarezzare quei fairway commoventi. Anche Dodo Molinari, che giocò con Tiger e lo potrà raccontare ai suoi nipotini…Nel 2005 Woods dopo due giorni di Masters era a sei colpi dal leader e riuscì a rimontare. Stavolta sarà più dura ancora, ma ce la può fare. Immeman, sinora molto regolare, 68 colpi a giro, 136 in totale, non so quanto potrà durare. Ieri è saltato in aria Justin Rose, il simpatico inglese, che la pallina, alla 15, ha buttato in buca con un triplo bogey. E in acqua quella prima. Semmai fa paura Phil Mickelson, terzo con 139, assieme ad un altro mancino terribile, Steve Flesch, e a Ian Poulter, il migliore degli europei. Tiger è tredicesimo ed in buona compagnia: Vijay Singh e Jim Furyk. Non hanno passato il taglio Els, Couples e Pablo Garcia. Non so se mi spiego.
(foto di Winkman)
Diffiderei sempre, o quasi, del golfista che si lamenta della sua memoria precaria quando alla buca di un par cinque dichiara bogey, cioè sei, anzichè doppio bogey, cioè sette. Per carità, può anche succedere di sbagliarsi a contare. Una volta. E passi. Ma alla seconda affermazione del tipo: "Sto proprio invecchiando di brutto: non mi ricordo nemmeno più i colpi che tiro", beh, se fossi in voi, comincerei anche a prendere in seria considerazione l’ipotesi che non mi trovo di fronte a uno smemorato con la testa un po’ tra le nuvole, ma a un birbante di tre cotte da classificare nella (affollatissima) categoria degli imbroglioni se, per la terza volta nella stessa partita, chiama uno o due colpi in meno, non si ricorda di un fuori limite o d’aver beccato un punto di penalizzazione per quella pallina finita nel laghetto tra le ninfee. Anche perchè – fateci caso – accade assai più raramente che un giocatore dichiari un colpo in più di quanti ne ha effettivamente tirati. O forse sono io ad essere in malafede?














