Venezia, il più bel campo che ci sia
L’ho già detto mille volte, ma una ancora non mi farà certo male. Sono tutti belli i campi di golf del Nordest, ma quello di Venezia, agli Alberoni, ha una marcia in più. Non so, ha un fascino tutto speciale. A primavera come d’autunno. Peccato che sia così scomodo da raggiungere anche per chi, come me, ha la fortuna -- si fa per dire -- d’abitare a Mestre. Cioè in fin dei conti ad un ponte e ‘na cae (calle), il Ponte della Libertà , ex Littorio, lungo magari anche quattro chilometri, per la precisione 3.850 metri, ma pur sempre un ponte. Però una volta arrivati all’isola del Tronchetto, ovvero alla lingua di terra che si stacca da Piazzale Roma, si è appena all’inizio dell’avventura. C’è un ferryboat ancora da prendere e l’attesa è spesso lunga, snervante, anche di un’ora, specie al mattino, se non hai prenotato il biglietto il giorno prima e i tir che devono scaricare al Lido non sono più di quattro o cinque. Altrimenti campa cavallo che l’erba cresce. Insomma per farvela breve, tra una palla e l’altra, ti va via una giornata intera tra andata e ritorno, diciotto buche e due spaghetti con le vongole nel sottoportico della club house. Sia chiaro, il campo degli Alberoni si merita questo e altro. Anche di raggiungerlo a piedi o a nuoto. E magari si farebbe pure prima. Però resta il fatto che per esempio Gardagolf, che è anche un fior di par 72, è molto, ma molto più facile per me da acciuffare… Il problema tuttavia è già risolto. O meglio me l’ha risolto quella splendida creatura che è il mio amico Topo Heinrich che ha messo su casa (con l’Antonella) al Lido e ha riservato una stanzetta tutta per me. Basta che me la dipinga di bianco e di nero. E così sarà per i prossimi (lieti) fine settimana di maggio e giugno. In pratica al venerdì cena di pesciolino da Memo o da Nane a San Piero in Volta. Un grappino in più, il battello, il sonno dei giusti e al sabato, con comodo, senza nessuna fretta, diciotto buche tutte da sparare in vena tra fagiani reali e svolazzanti gazze ladre. Già mi viene l’acquolina in bocca. O no? Intanto anche la classifica di Mondo del Golf mi dà ragione. Venezia infatti è collocata al nono posto nella Top ten del 2008 ed è sempre il primo (e unico) tra tutti i green del Nordest. La leadership è sempre di Biella. Poi Castelconturbia, Villa d’Este, Torino, Royal Park, Roma, Le Querce, Olgiata, appunto Venezia e infine Bergamo. Fa specie che chissà per quale ragione il Royal Park di Andrea Agnelli è stato retrocesso dal secondo posto del 2007 al quinto. Proprio quest’anno che ospiterà l’Open d’Italia, ma non ho voglia d’indagare. Piuttosto mi spiace, ma La Margherita (diciasettesimo) non è meglio di Valsanzibio (Padova) che non compare in classifica neanche tra i primi venti campi del Belpaese. Nè di Verona o Asolo o Udine. Ma questo è -- giusto appunto -- il Belpaese dove si sa come normalmente si vota. Cioè male. Anzi, malissimo.
puzzano, proprio non ti capisco: ti servissero almeno a qualcosa. Non arriva a dire: “O loro (i ritagli) o io”, ma poco ci manca. Stamane ero sfinito e stavo sul punto di cedere: un po’ di ragione magari anche ce l’ha. La pila di carta ha infatti ormai superato il metro d’altezza e quasi quasi mi si rovescia addosso. Quando l’occhio mi è caduto su un’intervista dell’otto gennaio scorso che Alessandro Del Piero ha rilasciato in esclusiva (o quasi) alla Gazzetta. “Attenta Inter, la mia Juve ti può venire a prendere”. Sì, campa cavallo che l’erba cresce. Purtroppo. Ma non è questo il punto. E neanche mi ha interessato più di tanto il fatto che Pinturicchio, come lo battezzò l’Avvocato, riceva spesso e volentieri una telefonata al lunedì da John Elkann o da Andrea Agnelli. Ovviamente di buon mattino. Al canto del gallo. Come è sana abitudine di famiglia. E’ stata invece una domanda che mi ha particolarmente incuriosito: “Nel suo futuro bianconero si vede più allenatore o dirigente”. E lui, il grande Alex, a sorpresa: “Magari mi darò al golf”. Come? Al golf? “Massì. Potrebbe essere la nuova sfida della mia vita. Anche se nessuno in questo caso scommetterebbe un euro su di me. E sapete perchè?”. Nooo. “Perchè dicono che mi sono avvicinato troppo tardi ai green e ai fairway, al putt e allo swing”. Ora non so bene quando Del Piero si sia dato anima e cuore al golf. Saranno tre o quattro anni. Al massimo cinque. Forse proprio nel periodo nel quale 














