Entries Tagged as 'Racconti di Golf'

Dov’é la notizia? Tiger o Mickelson?

Phil MickelsonMa dov’è la notizia? Già, dov’è? Che al Wgc Ca Champions di Miami di nuovo Tiger Woods non abbia incantato, finendo in nona posizione a otto colpi dal vincitore Phil Mickelson, o che proprio Phil Mickelson ora metta addirittura in discussione a Tiger Woods la sua leadership nel ranking mondiale? In effetti adesso la differenza tra i due campioni è di appena 52 centesimi di punto. Una vera inezia. Però se è vero che Tiger sta esageratamente pagando la lunga assenza forzata dai green (otto mesi), per me-per voi-per tutti il numero uno del golf resta-era-e-sarà sempre e comunque Tiger Woods. Chissà per quanto tempo ancora. Tiger è Tiger. Come Pelè era Pelè. Piuttosto per spezzare una lancia, e non un’arancia, come dice il mio vicino d’armadietto al circolo, in favore del mancino di San Diego, è passata quasi in silenzio, eppure a me è parsa straordinaria, la notizia (delle notizie) che nei primi due giri del Doral Golf Resort & Spa (par 72) Phil Mickelson abbia messo mano al putter solo 42 volte. Ora, tanto per capire il valore e lo spessore dell’impresa dell’antipatico o, meglio, poco simpatico californiano di pelle bianca anche a chi ne mastica poco di golf, è forse meglio dire che in un totale di 36 green (e che green!) Mickelson ha imbucato 30 volte al primo colpo e solo in sei occasioni ha dovuto utilizzare il secondo putt. Incredibile, ma vero. Così come la settimana scorsa  è stato più clamoroso che Milano abbia perso in casa coi modesti polacchi del Sopot di 24 punti (72-96) l’ultima partita della Top 16 di Eurolega o che nessuno all’Armani si sia vergognato al punto solo d’i cominciare a ipotizzare che in certi casi bisogna avere anche il coraggio di dare le dimissioni e togliersi dai piedi per manifesta incapacità nelle scelte degli uomini a fronte di oltre sedici milioni spesi al mercato stagionale? O forse sono io a pensar sempre male?

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L’Alpen Adria della Logos a Asolo

logo-logosSi torna a giocare. Magari quelli di Jesolo potranno dire: “E chi ha mai smesso”. E’ vero. Ma in linea di massima i circoli del Triveneto hanno riaperto i cancelli ai primi di febbraio. E febbraio è stato pessimo: neve e pioggia, campi pesantisimi e attività agonistica ridotta all’osso. Cioè riservata ai campi pratica e alle lezioni col maestro. Ovviamente Bepi Puggina ha anticipato tutti. E di nuovo ha fatto centro. Bepi Puggina è il presidente della Logos. Sett’anni o quasi. Padovano doc, ora ha tutto a Grado: casa, moglie, figli, nipoti, lavoro, amici. Tra i quali, sempre in prima fila, i vecchietti terribili della Libera organizzazione golfisti senjores non più solo friulana e giuliana, ma da un paio di stagioni allargata anche ai club di Villa Condulmer e Ca’ della Nave, Cansiglio e Jesolo e da quest’anno pure di Zerman, Prà delle Torri e Asolo. Una famiglia molto numerosa e plurietnica che si è data appuntamento giovedì proprio al Golf Club di Gilberto Benetton, alle falde di Cavaso del Tomba, per la gara d’apertura di un 2009 ricchissimo di manifestazioni. Cominciando dalla prima tappa del triangolare dell’Alpen Adria (Austria, Slovenia e Italia) che ha visto al tee di partenza (shot gun) ben 108 golfisti, ovvero quanti di più non avrebbero potuto partecipare alla sfida di Asolo sui percorsi giallo e blu.

mappa-asoloDevo dire la verità: non avrei mai pensato che i green e i fairway, soprattutto i green, di Asolo fossero così in ordine a questo punto della stagione dopo tutta l’acqua che è venuta giù anche nella prima settimana di marzo e la neve ancora ad un tiro di schioppo dalle buche.  E poi si sa: se c’è un campo di golf dove non ci si può mai dimenticare a casa l’ombrello questo è proprio quello che sorge ai piedi del Monte Grappa. Il successo della manifestazione l’ hanno poi completato  una splendida giornata di sole senza nuvole e l’impeccabile  organizzazione di uno dei circoli più prestigiosi del Nordest. Insomma una volta di più Bepi Puggina c’ha visto giusto ed è stato premiato dalla sua proverbiale fortuna. Venendo alla gara, la formazione italiana ha vinto a mani basse la prima tappa del Tour Alpen Adria grazie al primo netto (39 punti stableford) di Giuseppe Zanatta, il celebre baffone di Asolo, e al primo lordo di Rino Bubola, uno dei giocatori in assoluto più forti e regolari di Villa Condulmer. La rivincita il 5-6 maggio a Seltenheim (in Austria) e il 2-3 giugno a Bled (Slovenia), mentre mercoledì prossimo inizia da Trieste il circuito Logos (a squadre) che farà anche tappa a Gorizia, Villa Condulmer, Grado, Udine, Castel d’Aviano, Tarvisio e Ca’ della Nave per concludersi il 21 ottobre a Lignano.

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Stasera su Sky il ritorno di Tiger…

Tiger Woods Worship SimplyDuecentocinquantaquattro giorni sono lunghi da morire. O almeno lo sono stati per il golf delle grandi firme con Tiger Woods lontano dai fairway e dai green. Senza di lui non c’è stata vittoria che abbia avuto un valore assoluto. Sì, d’accordo, bravo, ma non c’era Tiger. Perchè, se ci fosse stato Tiger, il sospetto che sarebbe stata comunque tutta un’altra storia è diventato dall”inzio della scorsa estate quasi o più di una certezza. Il 16 giugno Woods vinse l’Us Open trascinandosi su una gamba sola: aveva il crociato (anteriore) sinistro a pezzi e due microfratture da stress alla tibia. Eppure conquistò lo stesso  il suo quattordicesimo titolo Major con un fantastico birdie alla 18 nel palpitante playoff con Rocco Mediate. Smorfiando e soffrendo. Ricordate? Diventando buca dopo buca più umano e, insieme, più extraterrestre per tutti. Anche per quelli (moltissimi) che tifavano davanti ai teleschermi di casa nostra per il sorprendente e simpatico Rocco, il Paisà. Da allora è passata un’eternità. Con conseguente crollo dell’audience, dello spettacolo, delle sponsorizzazioni milionarie. Tutti orfani del Fenomeno. Offesi e umiliati gli altri. Anche chi, come Padraig Harrigton, ha pure nel 2008 trionfato nel British Open e nel Pga Championships. O come Sergio Garcia, il più amato dai latini, che è pure risalito al secondo posto nel World Racing. E’ stato un po’ come ai tempi di Alberto Tomba la Bomba, l’At di Castel de’ Britti [Read more →]

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Sarà finalmente tornato il sereno nel Veneto?

Dopo il golpe fallito dai soliti noti, un po’ bulgari e un po’ cialtroni, dopo la caduta di Massimo Cataruzzi, che tanto male non aveva poi fatto, e il commissario Filippo Sassoli de Bianchi, che Franco Chimenti aveva d’urgenza spedito da Bologna, pare finalmente essere tornato il sereno nel Comitato regionale veneto della Federgolf. Pare, sottolineo pare, perchè anche nel nuovo direttivo mi sbaglierò, ma non tutti i sei componenti del consiglio, eletto alla fine del mese di ottobre, sembrano già marciare nella stessa direzione dietro al solco tracciato dal neo presidente Stefano Mazzi e dal suo braccio destro, Giuseppe Pea, che solo io mi posso permettere di chiamare pubblicamente Beppi. Essendo – ahimè – suo fratello maggiore. Scherzi a parte, del precedente consiglio sono rimasti a galla per fortuna i due soli uomini di buon senso del precedente comitato: il presidente, per l’appunto il veronese Stefano Mazzi, e, in rappresentanza dei giocatori professionisti, il maestro di Asolo, Giorgio Grillo. Nuovi sono infatti i consiglieri Emilio Abrami (Asolo Golf), Fernando Lora (Asiago) e Giampiero Becherucci, presidente del Golf Club Padova. Anche Liliana Carraro, in rappresentanza dei dilettanti, è patavina (credo) doc e comunque pare in perfetta sintonia con Becherucci nononostante la grande rivalità che è sempre esistita tra i circoli quasi confinanti di Valsanzibio e di Frassanelle. Staremo a vedere. Infine per i tecnici professionisti, è stato da loro eletto Marcello Barzan, il maestro che così bene sta operando a Jesolo.

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Indistintamente: allarme per tutti i giocatori di golf!

Oggi mi sono svegliato presto, mi sono infilato i pantaloni e vestito pigramente: avevo una gran voglia di tornare a letto. Mi sono preparato il caffè, ho preso la sacca da golf e sono sceso in strada dove avevo parcheggiato la Bmw. Pioveva che Dio la mandava e, per infilare tutte le mazze nel portabagli, mi sono bagnato dalla testa ai piedi. Ma testardo più di mulo non ho desistito: avevo promesso a Ninetto di raggiungerlo al golf e ho ugualmente sfidato quell’acqua torrenziale. Ma le strade erano tutte allagate e un vento gelido e forte le prendeva di traverso. Ho acceso così la radio e, sentendo che le previsioni del tempo non prevedevano proprio nulla di meglio (e di buono) per tutto il resto del giorno, ho deciso di tornare a casa. Maledizione! Ho riposto mestamente la sacca in garage, ho telefonato a Ninetto dicendogli che avevo rinunciato a giocare e sono risalito in ascensore a casa. Mi sono rispogliato e piano piano, silenziosamente, sono scivolato di nuovo a letto. Mia moglie ancora dormiva su un fianco. L’ho allora stretta a me, anche per riscaldarmi, e, allungando un mano sul suo sedere, le ho languidamente sussurrato all’orecchio: "Il tempo fuori è orribile". E lei, mezza addormentata: "Sì, lo so. Ma pensa a quel cretino di mio marito che è andato a giocare a golf".

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Farmer’s Cup 2008, una domenica di non solo golf

Le palline non ne vogliono più sapere di correre sul fairway. Anzi, s’impasticciano, s’infangano, s’infossano. Quando non si vanno a nascondere sotto le foglie morte. Il tempo è quello che è: a volte inclemente, spesso capriccioso. Del resto è già metà autunno. Le giornate s’accorciano di brutto e il buio coglie tutti presto di sorpresa.  Come la pioggia che, quando scende, per dirla alla Gianni Morandi, vien giù a secchi inzuppando sacche, mazze e guantino. Gli score sono quelli che sono, le virgole non si contano, le flappe nemmeno. Eppure il golfista non demorde, non s’arrende e coraggiosamente continua ad iscriversi alle gare del fine settimana neanche la stagione fosse ancora bella. La passione è passione, dicono e neanche le prime gelate (dietro l’angolo) riusciranno a fermarli. Succede così che la Egle, magnifica signora Scafa del club della Villa napoleonica che sorge tra le province di Venezia e Treviso, ha chiuso al mercoledì l’iscrizione alla Farmer’s Cup 2008 di domenica, terza e ultima tappa del primo torneo itinerante gererosamente promosso e stupendamente organizzato dalla Confagricoltura di Padova in collaborazione con quelle di Rovigo e Treviso. Doppie partenze, shot gun, ben sessantaquattro coppie al via delle 10.20, formula intrigante, come sono tutte le louisiane a coppie (stableford), due categorie, successo garantito, come l’hanno già avuto le prime due tappe che si sono disputate ad Albarella e Valsanzibio, e soprattutto non solo golf: durante la gara infatti si potrà sorseggiare mezzo bicchiere (non più, mi raccomando) di buon vino doc e assaggiare le specialità tipiche della nostra cucina e delle aziende produttrici venete nei punti ristoro disseminati lungo le diciotto buche. Insomma una simpatica festa (agreste) di golf alla quale nemmeno io ho saputo rinunciare. Giocherò con [Read more →]

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Il Paisà che per 91 buche ha fatto impazzire Tiger

Il 108esimo titolo Us Open Championship è stato assegnato alla prima extrabuca dei playoff, la sette del terribile Torrey Pines Club Course di La Jolla (San Diego, California), dopo che anche al termine del quinto giro Tiger Woods e Rocco Mediate avevano ancora tirato lo stesso numero di colpi. Ovvero non erano bastate Tiger Woods  PGA Golf Professional novanta buche per decidere il vincitore del secondo Major stagionale. Il numero uno al mondo contro il numero 156, l’ombroso Tiger contro il simpatico Paisà di chiare origini calabresi: un duello improbabile come era sembrato sin dall’inizio quando, alla prima buca del playoff mattutini, Tiger aveva subito ottenuto un comodo par, mentre Rocco s’era dovuto accontentare di un bogey strappato oltre tutto per il rotto della cuffia. E invece le cose non sono andate proprio così. Al contrario, il grande Woods ha tremato di fronte al nostro Paisà specie dopo che con tre birdie di fila, dalla 14 alla 16, Mediate aveva addirittura sopravvanzato Tiger di un colpo e creduto nel miracolo, ma alla diciotto, uno splendido par cinque di oltre 500 metri, il Re del golf centrava il green oltre lo specchio d’acqua col secondo tiro e chiudeva la buca con un magistrale birdie al quale l’indomito Paisà rispondeva aggrappandosi ad un par da brividi. S’andava allora alla prima extrabuca dei playoff di spareggio e qui il nostro caro vecchio Rocco doveva inevitabilmente arrendersi a Sua Maestà dopo aver sparato la prima pallina in bunker e la seconda in tribuna, approcciando male e fallendo il putt del par, ma un giorno potrà davvero raccontare ai (suoi) nipotini d’aver fatto impazzire per cinque giorni e per novantuno buche un certo Tiger Woods nell’Us Open di San Diego del 2008…

 

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