Saràfinalmente tornato il sereno nel Veneto?
Dopo il golpe fallito dai soliti noti, un po’ bulgari e un po’ cialtroni, dopo la caduta di Massimo Cataruzzi, che tanto male non aveva poi fatto, e il commissario Filippo Sassoli de Bianchi, che Franco Chimenti aveva d’urgenza spedito da Bologna, pare finalmente essere tornato il sereno nel Comitato regionale veneto della Federgolf. Pare, sottolineo pare, perchè anche nel nuovo direttivo mi sbaglierò, ma non tutti i sei componenti del consiglio, eletto alla fine del mese di ottobre, sembrano già marciare nella stessa direzione dietro al solco tracciato dal neo presidente Stefano Mazzi e dal suo braccio destro, Giuseppe Pea, che solo io mi posso permettere di chiamare pubblicamente Beppi. Essendo – ahimè – suo fratello maggiore. Scherzi a parte, del precedente consiglio sono rimasti a galla per fortuna i due soli uomini di buon senso del precedente comitato: il presidente, per l’appunto il veronese Stefano Mazzi, e, in rappresentanza dei giocatori professionisti, il maestro di Asolo, Giorgio Grillo. Nuovi sono infatti i consiglieri Emilio Abrami (Asolo Golf), Fernando Lora (Asiago) e Giampiero Becherucci, presidente del Golf Club Padova. Anche Liliana Carraro, in rappresentanza dei dilettanti, è patavina (credo) doc e comunque pare in perfetta sintonia con Becherucci nononostante la grande rivalità che è sempre esistita tra i circoli quasi confinanti di Valsanzibio e di Frassanelle. Staremo a vedere. Infine per i tecnici professionisti, è stato da loro eletto Marcello Barzan, il maestro che così bene sta operando a Jesolo.
Sono proprio incontentabili questi golfisti. E non lo dico tanto perchè sono dei bambini eternamente lamentosi. "Se alla cinque non avessi sbagliato quel putt da un metro. Che dico? Da trenta centimentri. E se la pallina alla otto non mi fosse finita proprio ai piedi del pino secolare". Quante volte nella club house abbiamo sentito questi discorsi? Sino alla noia. Ma sono incontentabili anche davanti alla tivù quando ascoltano Mario Camicia e Silvio Grappasonni. Che, detto tra noi, sperando che non ci sentano, sono bravi sul serio. Forse Silvio anche meglio di Mario, però senza Camicia non ci sarebbe il golf su Sky. Quindi teniamocelo ben stretto. Incontentabili al punto che prima gufano a più non posso perchè Tiger Woods con la (sua) pallina faccia dei bei cerchi in acqua negli incantevoli laghetti di Augusta, poi, una volta che al Fenomeno non è riuscita la rimonta nei confronti di Trevor Immelman, ci tengono in fretta a sottolineare che il primo Major della stagione è stato – fa anche rima – una grossissima delusione. E allora fatemi capire: non vi va bene che vinca sempre Tiger, ma quella volta che Woods…
Con Tiger Woods a sette colpi dal primo, il sudafricano Trevor Immelman, c’è ancora più gusto: non vi pare? Già il Masters di Augusta National, in Georgia, è il massimo dei massimi che il golf possa offrire sulla terra. Se poi ci si mette un Tiger che nei primi due giri non è proprio nulla di fenomenale, 72 e 71, un solo colpo sotto il par in totale, anche cinque bogey, tre venerdì addirittura nelle prime dieci buche, e allora lo spettacolo del Master, il primo Major del 2008, diventa davvero sublime. Ad Augusta tutto è una favola: i colori, i fiori, l’atmosfera, i ponti, i laghi, i green bestiali, i particolari. Un quadro botticelliano. E i nostri? A parte Costantino Rocca, solo il papà di Silvio Grappasonni, molto bravo su Sky, e altri tre italiani in 72 edizioni hanno potuto accarezzare quei fairway commoventi. Anche Dodo Molinari, che giocò con Tiger e lo potrà raccontare ai suoi nipotini…Nel 2005 Woods dopo due giorni di Masters era a sei colpi dal leader e riuscì a rimontare. Stavolta sarà più dura ancora, ma ce la può fare. Immeman, sinora molto regolare, 68 colpi a giro, 136 in totale, non so quanto potrà durare. Ieri è saltato in aria Justin Rose, il simpatico inglese, che la pallina, alla 15, ha buttato in buca con un triplo bogey. E in acqua quella prima. Semmai fa paura Phil Mickelson, terzo con 139, assieme ad un altro mancino terribile, Steve Flesch, e a Ian Poulter, il migliore degli europei. Tiger è tredicesimo ed in buona compagnia: Vijay Singh e Jim Furyk. Non hanno passato il taglio Els, Couples e Pablo Garcia. Non so se mi spiego.
Ci eravamo lasciati prima dell’ultimo giro di Margara, provincia d’Alessandria, dove quattro anni fa ho vinto anche un titolo italiano. Di cosa? Il primo degli ubriaconi molesti? No, il primo dei giornalisti di golf seniores. Dopo 54 buche Alessandro Tadini precedeva di tre colpi Emanuele Canonica, Massimo Scarpa e Lele Lattanzi, leader nel primo giorno del Pga italiano. Ebbene ieri Tadini si è presentato al tee di partenza delle Fubine di buzzo buono e con gli dei del golf a favore: quattro birdie nelle prime sei buche e buonanotte suonatori, 269 colpi in totale (68 69 66 66) e meritatissimo titolo italiano nel carniere per il 34enne professionista di Borgomanero, provincia di Novara, insomma lì vicino. Al secondo posto un altro piemontese, Emanuele Canonica, a sette lunghezze (276) e al terzo il mio amico Lattanzi (277) che s’è fatto crescere il pizzetto da alpino e che ormai parla in bolognese. Anche se Lele è fiuggino doc, e ci tiene a dirlo, ma Dio solo sa i miracoli che riescono a fare le donne con gli uomini… Quinto Duncan Muscroft (281), lo scozzese che insegna alla Montecchia di Padova e non ha il bernoccolo solo per il golf, davanti al neo pro, il trevigiano Andrea Signor, e al venezianissimo Massimo Scarpa, sesti con 282 colpi conclusivi. Nono Costantino Rocca (284). Più indietro, ma non di molto, gli altri veneti: 10. Andrea Zanini (285), 14. Giorgio Grillo (288), 20. Francesco Parisella (292). Questo è tutto. Anche troppo rispetto a quello che offrirà tra due giorni, se vi andrà ancora bene, il copia-incolla del Gazzettino che del resto, come ripeteva sempre mio zio, è un giornale da leggere tutto d’un fiato in ascensore. E lui, buonanima, abitava al terzo piano.














