Non mi crederete mai, ma giuro che è vero. Solo oggi sono venuto a sapere come sono andate realmente le cose nell’ultimo giro dell’Italian Open di Torino. Ovvero dieci giorni dopo che il titolo è stato vinto dall’argentino Daniel Vancsik che si è metto in tasca 216 mila euro. Neanche male. D’accordo, mi ero registrato su My Sky l’evento dei Roveri e ho atteso invano che qualcuno prima o poi me ne parlasse dicendomi magari: “Non male il 65 di Chicco Molinari grazie al quale ha chiuso l’Open al sesto posto pari merito a Thomas Bjorn a due colpi da John Daly…”. E invece, se oggi pomeriggio non mi fossi seduto in poltrona davanti al televisore, chissà quando mai lo sarei venuto a sapere. Eppure non è che sia rimasto chiuso in casa per dieci giorni interi. Anzi, ho frequentato più d’un circolo del Veneto, ho giocato [Read more →]
Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall’ora legale, non potete giocare a golf. E’ brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un’occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di questo blog e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno. Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il Gran Premio diMelbourne in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d’estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un’oretta, e quindi non avevo alcun motivo d’essere d’umore nero. Tanto più che domani potrei giocare a Udine, martedì a Trieste e mercoledì a Grado nel prestigioso Cinque Nazioni della Logos. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la Gazzetta, così sensibile a sentire il parere di Rocco Siffredi, definito tifoso hot di motocross, [Read more →]
L’ho già detto mille volte, ma una ancora non mi farà certo male. Sono tutti belli i campi di golf del Nordest, ma quello di Venezia, agli Alberoni, ha una marcia in più. Non so, ha un fascino tutto speciale. A primavera come d’autunno. Peccato che sia così scomodo da raggiungere anche per chi, come me, ha la fortuna -- si fa per dire -- d’abitare a Mestre. Cioè in fin dei conti ad un ponte e ‘na cae (calle), il Ponte della Libertà, ex Littorio, lungo magari anche quattro chilometri, per la precisione 3.850 metri, ma pur sempre un ponte. Però una volta arrivati all’isola del Tronchetto, ovvero alla lingua di terra che si stacca da Piazzale Roma, si è appena all’inizio dell’avventura. C’è un ferryboat ancora da prendere e l’attesa è spesso lunga, snervante, anche di un’ora, specie al mattino, se non hai prenotato il biglietto il giorno prima e i tir che devono scaricare al Lido non sono più di quattro o cinque. Altrimenti campa cavallo che l’erba cresce. Insomma per farvela breve, tra una palla e l’altra, ti va via una giornata intera tra andata e ritorno, diciotto buche e due spaghetti con le vongole nel sottoportico della club house. Sia chiaro, il campo degli Alberoni si merita questo e altro. Anche di raggiungerlo a piedi o a nuoto. E magari si farebbe pure prima. Però resta il fatto che per esempio Gardagolf, che è anche un fior di par 72, è molto, ma molto più facile per me da acciuffare… Il problema tuttavia è già risolto. O meglio me l’ha risolto quella splendida creatura che è il mio amico Topo Heinrich che ha messo su casa (con l’Antonella) al Lido e ha riservato una stanzetta tutta per me. Basta che me la dipinga di bianco e di nero. E così sarà per i prossimi (lieti) fine settimana di maggio e giugno. In pratica al venerdì cena di pesciolino da Memo o da Nane a San Piero in Volta. Un grappino in più, il battello, il sonno dei giusti e al sabato, con comodo, senza nessuna fretta, diciotto buche tutte da sparare in vena tra fagiani reali e svolazzanti gazze ladre. Già mi viene l’acquolina in bocca. O no? Intanto anche la classifica di Mondo del Golf mi dà ragione. Venezia infatti è collocata al nono posto nella Top ten del 2008 ed è sempre il primo (e unico) tra tutti i green del Nordest. La leadership è sempre di Biella. Poi Castelconturbia, Villa d’Este, Torino, Royal Park, Roma, Le Querce, Olgiata, appunto Venezia e infine Bergamo. Fa specie che chissà per quale ragione il Royal Park di Andrea Agnelli è stato retrocesso dal secondo posto del 2007 al quinto. Proprio quest’anno che ospiterà l’Open d’Italia, ma non ho voglia d’indagare. Piuttosto mi spiace, ma La Margherita (diciasettesimo) non è meglio di Valsanzibio (Padova) che non compare in classifica neanche tra i primi venti campi del Belpaese. Nè di Verona o Asolo o Udine. Ma questo è -- giusto appunto -- il Belpaese dove si sa come normalmente si vota. Cioè male. Anzi, malissimo.
Ma dov’è la notizia? Già, dov’è? Che al Wgc Ca Champions di Miami di nuovo Tiger Woods non abbia incantato, finendo in nona posizione a otto colpi dal vincitore Phil Mickelson, o che proprio Phil Mickelson ora metta addirittura in discussione a Tiger Woods la sua leadership nel ranking mondiale? In effetti adesso la differenza tra i due campioni è di appena 52 centesimi di punto. Una vera inezia. Però se è vero che Tiger sta esageratamente pagando la lunga assenza forzata dai green (otto mesi), per me-per voi-per tutti il numero uno del golf resta-era-e-sarà sempre e comunque Tiger Woods. Chissà per quanto tempo ancora. Tiger è Tiger. Come Pelè era Pelè. Piuttosto per spezzare una lancia, e non un’arancia, come dice il mio vicino d’armadietto al circolo, in favore del mancino di San Diego, è passata quasi in silenzio, eppure a me è parsa straordinaria, la notizia (delle notizie) che nei primi due giri del Doral Golf Resort & Spa (par 72) Phil Mickelson abbia messo mano al putter solo 42 volte. Ora, tanto per capire il valore e lo spessore dell’impresa dell’antipatico o, meglio, poco simpatico californiano di pelle bianca anche a chi ne mastica poco di golf, è forse meglio dire che in un totale di 36 green (e che green!) Mickelson ha imbucato 30 volte al primo colpo e solo in sei occasioni ha dovuto utilizzare il secondo putt. Incredibile, ma vero. Così come la settimana scorsa è stato più clamoroso che Milano abbia perso in casa coi modesti polacchi del Sopot di 24 punti (72-96) l’ultima partita della Top 16 di Eurolega o che nessuno all’Armani si sia vergognato al punto solo d’i cominciare a ipotizzare che in certi casi bisogna avere anche il coraggio di dare le dimissioni e togliersi dai piedi per manifesta incapacità nelle scelte degli uomini a fronte di oltre sedici milioni spesi al mercato stagionale? O forse sono io a pensar sempre male?
Datemi le mie mazze da golf, un po’ d’aria fresca e una bella ragazza. E potete anche tenervi le mazze e l’aria fresca. Carina, no? Stamattina ci ho
provato di nuovo. Con una bella ragazza? No, cosa avete capito? Ci ho provato di nuovo con il golf. L’aria era pure fresca. Anche troppo. E puttando mi sono anche infreddolito. Mezz’ora di lezione con Enrico Trentin. Il tempo per correggere il grip. Sì, l’impugnatura insomma. Tenevo il pitch troppo sul palmo della mano. E lo swing? Meglio lasciar perdere. Del resto, è da fine novembre che la mia sacca poltriva in cantina. Ho anche puttato e provato qualche chip. Il putter mi ha salvato la mattinata. E sarei andato volentieri anche in campo. Magari con quella bella ragazza che praticava. Ma i fairway erano inzuppati d’acqua. Sarà per domani. O al massimo venerdì¨. Pioggia e il buon Dio permettendo. Le previsioni del tempo sono buone. Sole al nord, dicono e voglio crederci. Leggo che Francesco Molinari e Alessandro Tadini saranno impegnati da domani a Kuala Lumpur in Malesia. Chicco può far bene, gli avversari non sono impossibili, un milione e mezzo d’euro di montepremi sono pur sempre tre miliardi delle vecchie lire. Così la Gazzetta dello sport avrà domenica qualcosa di meglio da scrivere delle solite storie trite e ritrite come il tesseramento libero per sfondare il muro dei centomila tesserati. Non discuto che il tesseramento libero, voluto e sostenuto da Franco [Read more →]
Ogni mattina combatto tenacemente con la Tigre che vorrebbe buttar via tutta la pila di giornali e riviste che ho accatastato ai piedi della scrivania. Fanno disordine, puzzano, proprio non ti capisco: ti servissero almeno a qualcosa. Non arriva a dire: “O loro (i ritagli) o io”, ma poco ci manca. Stamane ero sfinito e stavo sul punto di cedere: un po’ di ragione magari anche ce l’ha. La pila di carta ha infatti ormai superato il metro d’altezza e quasi quasi mi si rovescia addosso. Quando l’occhio mi è caduto su un’intervista dell’otto gennaio scorso che Alessandro Del Piero ha rilasciato in esclusiva (o quasi) alla Gazzetta. “Attenta Inter, la mia Juve ti può venire a prendere”. Sì, campa cavallo che l’erba cresce. Purtroppo. Ma non è questo il punto. E neanche mi ha interessato più di tanto il fatto che Pinturicchio, come lo battezzò l’Avvocato, riceva spesso e volentieri una telefonata al lunedì da John Elkann o da Andrea Agnelli. Ovviamente di buon mattino. Al canto del gallo. Come è sana abitudine di famiglia. E’ stata invece una domanda che mi ha particolarmente incuriosito: “Nel suo futuro bianconero si vede più allenatore o dirigente”. E lui, il grande Alex, a sorpresa: “Magari mi darò al golf”. Come? Al golf? “Massì. Potrebbe essere la nuova sfida della mia vita. Anche se nessuno in questo caso scommetterebbe un euro su di me. E sapete perchè?”. Nooo. “Perchè dicono che mi sono avvicinato troppo tardi ai green e ai fairway, al putt e allo swing”. Ora non so bene quando Del Piero si sia dato anima e cuore al golf. Saranno tre o quattro anni. Al massimo cinque. Forse proprio nel periodo nel quale [Read more →]
C’è poco da stare allegri. Anche se la Gazzetta di domenica scorsa ha dedicato una pagina intera al golf. Ed infatti è nevicato. E pure di brutto al Nord. Un’intervista al numero uno europeo, Robert Karlsson, che parla anche sin troppo bene del nostro Chicco Molinari. Poi Carolina Durante che illustra la nuova stagione di Giulia e Silvia, Diana, Veronica, Stefania, Federica, Margherita e Isabella, le nostre proette. Otto in tutto: non moltissime. Dicevo: c’è poco da stare allegri. Anche se sul Corrierone il buon Marco Dal Fior, ora presidente dell’Assogiornalistigolfisti, di cui un tempo facevo parte, mi ha aperto il cuore rivelando che il dolcissimo Toto Bulgheroni ha tutte le carte in regola per sedere a brevissimo termine sulla poltrona che Franco Chimenti ben volentieri gli lascerebbe se dovesse davvero battere Gianni Petrucci nella corsa alla presidenza del Coni. Detto tra noi, e senza che la notizia faccia subito il giro del mondo, non basterebbe neanche che nevicasse ad agosto sulle montagne intorno a Palermo per vedere il professor Chimenti prossimamente al [Read more →]