Entries Tagged as 'Claudio Pea'

Ugo Scafa sempre tra noi con Nino, l’Egle e la morosa di Manassero…

di CLAUDIO PEA

Dieci anni fa una piccola  mano gentile lasciò una pallina di golf sulla tomba di Ugo Scafa. Una pallina butterata e un messaggio legato da un fiocco: “Caro Maestro, non ti dimenticherò mai”. Dieci anni dopo quella pallina è ancora lì. Sulla tomba di Ugo. Accanto a un sasso ebraico. Nel segno della memoria. La mano adesso è quella di un ragazzo bravo e forte che è diventato anche un ottimo golfista. Ugo ne era certo e si sbagliava di rado: nel golf come nella vita. Dieci anni dopo il Maestro Scafa è ancora qui, tra noi, nella memoria di tutti. Di chi andava a lezione da lui e apprezzava  le sue pillole di saggezza. Ma anche di chi, come me, non ha avuto la fortuna di conoscerlo bene se non quelle rare volte in cui passavo per Villa Condulmer, di ritorno magari da Cortina, e mi fermavo a pranzo con Nino. Nino era uno dei suoi allievi preferiti: Ugo sapeva che non avrebbe mai fatto di lui un buon giocatore, ma si vedeva che stavano lo stesso molto bene insieme. “Maestro, ho fatto birdie alla otto”, gli raccontava l’amico mio gonfiando il petto come un tacchino. E Ugo senza meravigliarsi manco un po’: “Ah Pupè, raccontame piuttosto le altre diciassette buche”. Una logica e una simpatia tutta romana. Ma anche una complicità tanto grande tra loro da non essere forse ancor oggi capita dagli altri. A distanza di due lustri il ricordo per il Maestro Scafa resta comunque forte e irresistibile. Se alla decima edizione della (sua) Targa d’Argento hanno partecipato settantaquattro coppie e almeno una dozzina sono rimaste in lista d’attesa. Se la Egle ha dovuto fare i salti mortali per convincere il presidente e la commissione sportiva che un po’ di flight sarebbero potuti anche partire alle otto del mattino.

In un mattino bello come il sole. Assieme al canto delle allodole. Con la prima rugiada e le prime foglie morte. Un amarcord indelebile se proprio tutti avrebbero voluto vincere la quattro palle la migliore di Ugo. Dai soci fondatori di questa stupenda iniziativa, gli ex allievi (e ex ragazzi) Baldazzi, Fabris, Marin, Pea e Vio. A quelli che ragazzi lo sono diventati da poco e si sono dovuti far raccontare quanto grande fosse stato il Maestro Scafa. Come ha fatto probabilmente Guido Antoniutti con la figlia Anna, non più Annetta e neache Nina dopo che lo scorso settembre, a soli diciassette anni, ha vinto il titolo italiano assoluto foursome al Cosmopolitan di Pisa ed è la morosa ormai ufficiale di Matteo Manassero. Sì proprio lui [Read more →]

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Del Chervò pensavo molto meglio…

golf hotel paradisoAdesso vi faccio morire d’invidia: sto giocando a golf come un pazzo. Anche quattro, cinque volte a settimana. E per questo tiratemi pure le orecchie, ve lo concedo, se ultimamente ho di conseguenza un po’ trascurato questo blog. Non lo farò più. Lo giuro. Anche se i giuramenti ormai ai giorni nostri valgono meno di un due di spade con briscola a danari. Il cavalier Berlusconi docet. O mi sbaglio? Spergiuri a parte, ho giocato al Paradiso del Garda (Peschiera), a Frassanelle (Padova), a Venezia (sempre il numero uno) e persino – udite udite! – a Ca’ della Nave (Martellago). Ovviamente a Villa Condulmer (il mio circolo) e, scollinando oltre i confini del Veneto, sono stato in Lombardia, all’Albenza (Bergamo) e al Chervò (San Vigilio-Pozzolengo, Brescia) e due volte in Friuli, a Fagagna (Udine), sempre nella mia hit parade del Triveneto. Praticamente, finito il campionato di calcio e ora pure quello di basket, queste sono le mie vacanze che, se vanno bene alla mia terribile consorte, la mitica Tigre, non vedo perchè dovrebbero schifare voi, golfisti gelosi? E così in pochi giorni ho perso tre o quattro chili di troppo, mi sono abbronzato al punto da far paura a un moro e ho persino vinto una Pro Am a Frassanelle con Lele Lattanzi. Che volete di più? Lo so bene io cosa adesso vorreste da me: come minimo un voto sui campi sui quali ho recentemente sparacchiato a vuoto il driver. Mica sono scemo. Ho già tanta gente che mi guarda storto, cominciando da Valsanzibio (Padova), [Read more →]

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L’infida Poa dei green di Asolo

Asolo Buca 5Scusate la (mia) grassa ignoranza, ma pensavo che la poa fosse un modo dialettale, e ovviamente veneto, per definire e disprezzare quell’erbetta dispettosa, e a volte pure infida, che cresce sottile sui green rendendo il putt un vero e proprio terno al lotto. Tanto per cominciare la poa si scrive con la pi maiuscola in quanto – leggo sul fedele Devoto - la Poa “appartiene al genere di piante delle Graminacee comprendente numerose specie erbacee o cespugliose, ottime foraggere, diffuse nei pascoli e nei boschi delle regioni temperate”. O kappa. E ancora: “Ne fanno parte le fienarola, la sciammica e la strappalana”. Ora non so se quella che ha infestato di questi tempi il green di Asolo Golf fosse (e sia) una poa fienarola, scimmica o strappalana. Di certo mi piacebbe che qualcuno mi aiutasse comunque a scoprirlo. Così la prossima volta magari proverò ancora più gusto, chiamandola col suo vero nome, a mandarla definitivamente a quel paese. [Read more →]

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Ascoltando le voci dei fenomeni dopo la doccia mi è venuta voglia di scrivere un libello di golf

pea 1Sarà capitato anche voi di stare qualche volta ad ascoltare in pieno relax le voci dello spogliatoio dopo una bella doccia e magari dopo una gara della quale non avete proprio nulla da raccontare se non di quella dannata sfortuna che vi perseguita ormai da mesi e mesi e di cui vi siete ormai fatto una ragione. I golfisti, più o meno, sono in fondo tutti eguali. Lamentosi quanto basta. “Avrò sbagliato almeno cinque o sei putt da un metro. Che dico? Da mezzo metro”. Spacconi. “Ho sparato un drive alla quindici così lungo che per poco la pallina non finiva in green”. Ed è volata invece in acqua. Bugiardi con loro stessi. “Se non avessi approcciato male, non mi sarei beccato la virgola”. L’ennesima – mi permetto d’aggiungere – di una interminabile serie. Fastidiosi e infastiditi: “Ho giocato con un cane che non alzava palla e così il mio swing è andato a puttane”. Insieme ovviamente alla gara. Per non parlare dei fenomeni: “Ho mancato un eagle al par cinque delle blu che grida ancora vendetta”. E non dice che ha sbagliato poi anche il facile putt del birdie. Smemorati: “Non mi ricordo se ho fatto sei o sette par”. E quante ichs? Meglio lasciar perdere. Per non parlare degli imbroglioni che raccontano le malefatte degli altri per nascondere le proprie. Un bel mondo davvero: ascoltatelo, ne resterete incantanti. [Read more →]

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Memorial Ugo Scafa: quando il golf è una gran festa e una meraviglia

                              di CLAUDIO PEA                    

La Francesca ha detto che ha fatto tutto Ugo, suo padre. E ha alzato gli occhi lucidi al cielo. Duncan ha parlato di lui come si parla a un padre: “Incontrarlo e conoscerlo in Italia è stata la mia fortuna”. E si vedeva che aveva il cuore in lacrime. Guido fiero e commosso: “Ho vinto il lordo di squadra” raccontava al primo che incrociava in club house. Per far capire quanto ci teneva l’allievo a ricordare il suo grande maestro, Ugo Scafa. Una bella festa di golf  con una ricca grigliata finale. Una giornata meravigliosa senza nuvole. Una pro am tutta da incorniciare. E da raccontare. Per il Memorial, giunto alla dodicesima edizione, si sono dati venerdì appuntamento in Villa i migliori professionisti del Nordest e non solo. Con le loro squadre di dilettanti molto qualificate e calorosamente in palla. Trentacinque team e centoquaranta giocatori: un record. La Francesca Scafa meglio non avrebbe potuto fare. Una giornata meravigliosa vi dicevo. Tanto che si è giocato in maniche di camicia. E senza pulloverino. Su un campo che tutti hanno definito sbalorditivo per quanta pioggia era caduta i giorni prima. Green eccezionali, quasi tirati a mano. E i fairway che sorridevano finalmente alla primavera. Sergio e Abramo che gongolavano. Un gran bel clima davvero. E Villa Condulmer, vestita di nuovo, che arrossiva per i complimenti che riceveva. O, meglio, che ha ricevuto anche durante la premiazione nella terrazza della club house sulla quale era ed è ogni volta un piacere stare. Specie quando il sole pigramente va a tramontare dietro gli alberi secolari e di tutte le sfumature del rosso li colora. “Siete il più bel circolo del Veneto”, ha pensato ad alta voce a cena l’abbronzatissimo Michele Pironti

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Oggi niente golf, domani si vedrà… E intanto parliamo dei festini di Adriano nella sua villa di Rio

Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall’ora legale, non potete giocare a golf. E’ brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un’occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di questo blog e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno.  Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il Gran Premio di Melbourne in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d’estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un’oretta, e quindi non avevo alcun motivo d’essere d’umore nero. Tanto più che domani potrei  giocare a Udine, martedì a Trieste e mercoledì a Grado nel prestigioso Cinque Nazioni della Logos. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la Gazzetta, così sensibile a sentire il parere di Rocco Siffredi, definito tifoso hot di motocross, [Read more →]

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Venezia, il più bel campo che ci sia

ciccio vs sugar 1L’ho già detto mille volte, ma una ancora non mi farà certo male. Sono tutti belli i campi di golf del Nordest, ma quello di Venezia, agli Alberoni, ha una marcia in più. Non so, ha un fascino tutto speciale. A primavera come d’autunno. Peccato che sia così scomodo da raggiungere anche per chi, come me, ha la fortuna -- si fa per dire -- d’abitare a Mestre. Cioè in fin dei conti ad un ponte e ‘na cae (calle), il Ponte della Libertà, ex Littorio, lungo magari anche quattro chilometri, per la precisione 3.850 metri, ma pur sempre un ponte. Però una volta arrivati all’isola del Tronchetto, ovvero alla lingua di terra che si stacca da Piazzale Roma, si è appena all’inizio dell’avventura. C’è un ferryboat ancora da prendere e l’attesa è spesso lunga, snervante, anche di un’ora,  specie al mattino, se non hai prenotato il biglietto il giorno prima e i tir che devono scaricare al Lido non sono più di quattro o cinque. Altrimenti campa cavallo che l’erba cresce. Insomma per farvela breve, tra una palla e l’altra, ti va via  una giornata intera tra andata e ritorno, diciotto buche e due spaghetti con le vongole nel sottoportico della club house. Sia chiaro, il campo degli Alberoni si merita questo e altro.  Anche di raggiungerlo a piedi o a nuoto. E magari si farebbe pure prima. Però resta il fatto che per esempio Gardagolf, che è anche un fior di par 72, è molto, ma molto più facile per me da acciuffare… Il  problema tuttavia è già risolto. O meglio me l’ha risolto quella splendida creatura che è il mio amico Topo Heinrich che ha messo su casa (con l’Antonella) al Lido e ha riservato una stanzetta tutta per me. Basta che me la dipinga di bianco e di nero. E così sarà per i prossimi (lieti) fine settimana di maggio e giugno. In pratica al venerdì cena di pesciolino da Memo o da Nane a San Piero in Volta. Un grappino in più, il battello, il sonno dei giusti e al sabato, con comodo, senza nessuna fretta, diciotto buche tutte da sparare in vena tra fagiani reali e svolazzanti gazze ladre. Già mi viene l’acquolina in bocca. O no? Intanto anche la classifica di Mondo del Golf mi dà ragione. Venezia infatti è collocata al nono posto nella Top ten del 2008 ed è sempre il primo (e unico) tra tutti i green del Nordest. La leadership è sempre di Biella. Poi Castelconturbia, Villa d’Este, Torino,  Royal Park, Roma, Le Querce, Olgiata, appunto Venezia e infine Bergamo. Fa specie che chissà per quale ragione il Royal Park di Andrea Agnelli è stato retrocesso dal secondo posto del 2007 al quinto. Proprio quest’anno che ospiterà l’Open d’Italia, ma non ho voglia d’indagare. Piuttosto mi spiace, ma La Margherita (diciasettesimo) non è meglio di Valsanzibio (Padova) che non compare in classifica neanche tra i primi venti campi del Belpaese. Nè di Verona o Asolo o Udine. Ma questo è -- giusto appunto -- il Belpaese dove si sa come normalmente si vota. Cioè male. Anzi, malissimo.

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