L’infida Poa dei green di Asolo
Scusate la (mia) grassa ignoranza, ma pensavo che la poa fosse un modo dialettale, e ovviamente veneto, per definire e disprezzare quell’erbetta dispettosa, e a volte pure infida, che cresce sottile sui green rendendo il putt un vero e proprio terno al lotto. Tanto per cominciare la poa si scrive con la pi maiuscola in quanto – leggo sul fedele Devoto - la Poa “appartiene al genere di piante delle Graminacee comprendente numerose specie erbacee o cespugliose, ottime foraggere, diffuse nei pascoli e nei boschi delle regioni temperate”. O kappa. E ancora: “Ne fanno parte le fienarola, la sciammica e la strappalana”. Ora non so se quella che ha infestato di questi tempi il green di Asolo Golf fosse (e sia) una poa fienarola, scimmica o strappalana. Di certo mi piacebbe che qualcuno mi aiutasse comunque a scoprirlo. Così la prossima volta magari proverò ancora più gusto, chiamandola col suo vero nome, a mandarla definitivamente a quel paese. Se infatti ho un colpo discreto nel mio imbarazzante e povero golf è il putt. Ebbene  giovedì ad Asolo, nella seconda prova del Pentagonale seniores, non c’è stato verso che imbucassi in green al primo colpo se non alla nove del giallo, un par tre di 180 metri in discesa che ho chiuso con uno dei miei due unici par di giornata. La palla saltellava e cambiava direzione all’improvviso disconoscendo qualsiasi pendenza. Insomma: maledetta Poa. O, meglio, benedetta. A ben pensarci infatti, cioè a mente fredda, mi ha fornito un ottimo alibi: quello d’aver puttato male solo per colpa della perfida gramigna che ha in verità strizzato l’occhio ai golfisti di casa che hanno stravinto la tappa asolana del Pentagonale con 126 punti davanti a Villa Condulmer (116), Padova (113), Venezia (107) e Verona (105). Tutto qui. Anzi no. Post scriptum: Poa deriva dal greco poa che significa proprio “erba”. E almeno questo avrei dovuto ricordarlo anche se gli studi classici li ho finiti quarant’anni fa…
















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