Sapete chi ha vinto l’Open d’Italia? Io no, prima di ieri pomeriggio…
Non mi crederete mai, ma giuro che è vero. Solo oggi sono venuto a sapere come sono andate realmente le cose nell’ultimo giro dell’Italian Open di Torino. Ovvero dieci giorni dopo che il titolo è stato vinto dall’argentino Daniel Vancsik che si è metto in tasca 216 mila euro. Neanche male. D’accordo, mi ero registrato su My Sky l’evento dei Roveri e ho atteso invano che qualcuno prima o poi me ne parlasse dicendomi magari: “Non male il 65 di Chicco Molinari grazie al quale ha chiuso l’Open al sesto posto pari merito a Thomas Bjorn a due colpi da John Daly…”. E invece, se oggi pomeriggio non mi fossi seduto in poltrona davanti al televisore, chissà quando mai lo sarei venuto a sapere. Eppure non è che sia rimasto chiuso in casa per dieci giorni interi. Anzi, ho frequentato più d’un circolo del Veneto, ho giocato due o tre gare la scorsa settimana, ho partecipato a diverse trasmissioni del pallone e non ho mai tenuto spento il telefonino se non la notte per ricaricarlo. Ora insorgerete: non ce la dai a bere. E obietterete: possibile che tu non abbia letto i giornali? Tutti li ho letti, tranne (volutamente) le ultime pagine della Gazzetta del lunedì, dove ero sicuro che avrei trovato almeno il risultato finale più qualche riga di Federica Cocchi, ma mi sarei tolto il piacere della suspance e dei commenti di Mario Camicia e Silvio Grappasonni. Ma perchè l’hai fatto?, vi domanderete. Un po’ per gioco e un po’ per perversione. E comunque cavalcando l’idea che quello del golf italiano sia ancora un piccolo mondo antico che non può vivere di solo Sky (peraltro meritevole) o di una modesta paginetta (a pagamento) su un quotidiano sportivo. E men che meno può reggersi sulle spalle di neanche centomila tesserati la cui più grande e unica preoccupazione è quella di vincere il piattino d’argento nel fine settimana ignorando spesso e volentieri tutto ciò che ruota attorno al loro e al nostro aberrante swing. Detto questo e non approfondendo oltre il problema, tanto non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, sono proprio contento d’aver finalmente saputo che Daniel Vancsik aveva trionfato al Royal Park di Torino perchè mi è dolce volare col ricordo all’estate del 2003 (23 luglio) quando insieme al tranquillo (e sconosciuto) argentino d’origini slave e alla pazientissima Alessandra Zucconi, che Daniel definì “un’eccezionale macchina da golf”, vincemmo la pro am che precedette il Challenge di Padova a Valsanzibio. Ero fresco di handicap e pensavo allora, cioè a quei tempi di entusiasmo (già) senile, che sarebbe stato un gioco da ragazzi abbassarmi sino alla prima categoria. Difatti oggi sono precipitato in terza e ho smesso da un pezzo di contare le virgole.
















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