Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall’ora legale, non potete giocare a golf. E’ brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un’occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di questo blog e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno. Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il Gran Premio diMelbourne in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d’estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un’oretta, e quindi non avevo alcun motivo d’essere d’umore nero. Tanto più che domani potrei giocare a Udine, martedì a Trieste e mercoledì a Grado nel prestigioso Cinque Nazioni della Logos. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la Gazzetta, così sensibile a sentire il parere di Rocco Siffredi, definito tifoso hot di motocross, [Read more →]
L’ho già detto mille volte, ma una ancora non mi farà certo male. Sono tutti belli i campi di golf del Nordest, ma quello di Venezia, agli Alberoni, ha una marcia in più. Non so, ha un fascino tutto speciale. A primavera come d’autunno. Peccato che sia così scomodo da raggiungere anche per chi, come me, ha la fortuna -- si fa per dire -- d’abitare a Mestre. Cioè in fin dei conti ad un ponte e ‘na cae (calle), il Ponte della Libertà, ex Littorio, lungo magari anche quattro chilometri, per la precisione 3.850 metri, ma pur sempre un ponte. Però una volta arrivati all’isola del Tronchetto, ovvero alla lingua di terra che si stacca da Piazzale Roma, si è appena all’inizio dell’avventura. C’è un ferryboat ancora da prendere e l’attesa è spesso lunga, snervante, anche di un’ora, specie al mattino, se non hai prenotato il biglietto il giorno prima e i tir che devono scaricare al Lido non sono più di quattro o cinque. Altrimenti campa cavallo che l’erba cresce. Insomma per farvela breve, tra una palla e l’altra, ti va via una giornata intera tra andata e ritorno, diciotto buche e due spaghetti con le vongole nel sottoportico della club house. Sia chiaro, il campo degli Alberoni si merita questo e altro. Anche di raggiungerlo a piedi o a nuoto. E magari si farebbe pure prima. Però resta il fatto che per esempio Gardagolf, che è anche un fior di par 72, è molto, ma molto più facile per me da acciuffare… Il problema tuttavia è già risolto. O meglio me l’ha risolto quella splendida creatura che è il mio amico Topo Heinrich che ha messo su casa (con l’Antonella) al Lido e ha riservato una stanzetta tutta per me. Basta che me la dipinga di bianco e di nero. E così sarà per i prossimi (lieti) fine settimana di maggio e giugno. In pratica al venerdì cena di pesciolino da Memo o da Nane a San Piero in Volta. Un grappino in più, il battello, il sonno dei giusti e al sabato, con comodo, senza nessuna fretta, diciotto buche tutte da sparare in vena tra fagiani reali e svolazzanti gazze ladre. Già mi viene l’acquolina in bocca. O no? Intanto anche la classifica di Mondo del Golf mi dà ragione. Venezia infatti è collocata al nono posto nella Top ten del 2008 ed è sempre il primo (e unico) tra tutti i green del Nordest. La leadership è sempre di Biella. Poi Castelconturbia, Villa d’Este, Torino, Royal Park, Roma, Le Querce, Olgiata, appunto Venezia e infine Bergamo. Fa specie che chissà per quale ragione il Royal Park di Andrea Agnelli è stato retrocesso dal secondo posto del 2007 al quinto. Proprio quest’anno che ospiterà l’Open d’Italia, ma non ho voglia d’indagare. Piuttosto mi spiace, ma La Margherita (diciasettesimo) non è meglio di Valsanzibio (Padova) che non compare in classifica neanche tra i primi venti campi del Belpaese. Nè di Verona o Asolo o Udine. Ma questo è -- giusto appunto -- il Belpaese dove si sa come normalmente si vota. Cioè male. Anzi, malissimo.
Ma dov’è la notizia? Già, dov’è? Che al Wgc Ca Champions di Miami di nuovo Tiger Woods non abbia incantato, finendo in nona posizione a otto colpi dal vincitore Phil Mickelson, o che proprio Phil Mickelson ora metta addirittura in discussione a Tiger Woods la sua leadership nel ranking mondiale? In effetti adesso la differenza tra i due campioni è di appena 52 centesimi di punto. Una vera inezia. Però se è vero che Tiger sta esageratamente pagando la lunga assenza forzata dai green (otto mesi), per me-per voi-per tutti il numero uno del golf resta-era-e-sarà sempre e comunque Tiger Woods. Chissà per quanto tempo ancora. Tiger è Tiger. Come Pelè era Pelè. Piuttosto per spezzare una lancia, e non un’arancia, come dice il mio vicino d’armadietto al circolo, in favore del mancino di San Diego, è passata quasi in silenzio, eppure a me è parsa straordinaria, la notizia (delle notizie) che nei primi due giri del Doral Golf Resort & Spa (par 72) Phil Mickelson abbia messo mano al putter solo 42 volte. Ora, tanto per capire il valore e lo spessore dell’impresa dell’antipatico o, meglio, poco simpatico californiano di pelle bianca anche a chi ne mastica poco di golf, è forse meglio dire che in un totale di 36 green (e che green!) Mickelson ha imbucato 30 volte al primo colpo e solo in sei occasioni ha dovuto utilizzare il secondo putt. Incredibile, ma vero. Così come la settimana scorsa è stato più clamoroso che Milano abbia perso in casa coi modesti polacchi del Sopot di 24 punti (72-96) l’ultima partita della Top 16 di Eurolega o che nessuno all’Armani si sia vergognato al punto solo d’i cominciare a ipotizzare che in certi casi bisogna avere anche il coraggio di dare le dimissioni e togliersi dai piedi per manifesta incapacità nelle scelte degli uomini a fronte di oltre sedici milioni spesi al mercato stagionale? O forse sono io a pensar sempre male?
Si torna a giocare. Magari quelli di Jesolo potranno dire: “E chi ha mai smesso”. E’ vero. Ma in linea di massima i circoli del Triveneto hanno riaperto i cancelli ai primi di febbraio. E febbraio è stato pessimo: neve e pioggia, campi pesantisimi e attività agonistica ridotta all’osso. Cioè riservata ai campi pratica e alle lezioni col maestro. Ovviamente Bepi Puggina ha anticipato tutti. E di nuovo ha fatto centro. Bepi Puggina è il presidente della Logos. Sett’anni o quasi. Padovano doc, ora ha tutto a Grado: casa, moglie, figli, nipoti, lavoro, amici. Tra i quali, sempre in prima fila, i vecchietti terribili della Libera organizzazione golfisti senjores non più solo friulana e giuliana, ma da un paio di stagioni allargata anche ai club di Villa Condulmer e Ca’ della Nave,Cansiglio e Jesolo e da quest’anno pure di Zerman, Prà delle Torri e Asolo. Una famiglia moltonumerosa e plurietnica che si è data appuntamento giovedì proprio al Golf Club di Gilberto Benetton, alle falde di Cavaso del Tomba, per la gara d’apertura di un 2009 ricchissimo di manifestazioni. Cominciando dalla prima tappa del triangolare dell’Alpen Adria (Austria, Slovenia e Italia) che ha visto al tee di partenza (shot gun) ben 108 golfisti, ovvero quanti di più non avrebbero potuto partecipare alla sfida di Asolo sui percorsi giallo e blu.
Devo dire la verità: non avrei mai pensato che i green e i fairway, soprattutto i green, di Asolo fossero così in ordine a questo punto della stagione dopo tutta l’acqua che è venuta giù anche nella prima settimana di marzo e la neve ancora ad un tiro di schioppo dalle buche. E poi si sa: se c’è un campo di golf dove non ci si può mai dimenticare a casa l’ombrello questo è proprio quello che sorge ai piedi del Monte Grappa. Il successo della manifestazione l’ hanno poi completato una splendida giornata di sole senza nuvole e l’impeccabile organizzazione di uno dei circoli più prestigiosi del Nordest. Insomma una volta di più Bepi Puggina c’ha visto giusto ed è stato premiato dalla sua proverbiale fortuna. Venendo alla gara, la formazione italiana ha vinto a mani basse la prima tappa del Tour Alpen Adria grazie al primo netto (39 punti stableford) di Giuseppe Zanatta, il celebre baffone di Asolo, e al primo lordo di Rino Bubola, uno dei giocatori in assoluto più forti e regolari di Villa Condulmer. La rivincita il 5-6 maggio a Seltenheim (in Austria) e il 2-3 giugno a Bled (Slovenia), mentre mercoledì prossimo inizia da Trieste il circuito Logos (a squadre) che farà anche tappa a Gorizia, Villa Condulmer, Grado, Udine, Castel d’Aviano, Tarvisio e Ca’ della Nave per concludersi il 21 ottobre a Lignano.