Grazie Dodo e Chicco, fratelli d’Italia campioni del mondo di golf


              di CLAUDIO PEA

Oggi, 29 novembre, mi sono svegliato e ho acceso la tivù che fuori non era ancora giorno. Mi ero registrato su My Sky la quarta e ultima giornata dell’Omega World Cup a Mission Hills in Cina. Ma di poltrire a letto, come faccio d’abitudine ogni domenica, stavolta proprio non mi andava. Avevo lasciato i fratelli Edoardo e Francesco Molinari al secondo posto dopo le fantastiche quattro palle la migliore di sabato. Pari merito con gli svedesi Karlsson e Stenson. Ad un solo colpo dalla coppia irlandese McDowell-McIlroy. Ed ero davvero curioso di vedere come sarebbe andata a finire. Che dico curioso? Semmai smanioso. My Sky è un grande lusso: ti fa vivere in diretta (virtuale) le emozioni della notte senza farti mai perdere un minuto di sonno. I sogni muoiono all’alba ho anche pensato quando fuori cominciava a far chiaro e in Cina un bogey alla sei ci aveva allontanato, credevo ormai irrimediabilmente, dai due Mac. Loro, gli irlandesi, a meno 29. Nonostante McIlroy avesse sparato un driver nel bosco e McDowell l’avesse salvato chissà come dalle pesti con un par (cinque) preso per i capelli. Ma anche gli svedesi davanti a meno 27. E noi a meno 25. Francesco si era mangiato quattro putt non proprio spaventosi. Sbordandone tre a sinistra e uno a destra. Adesso dovevamo guardarci anche dagli inglesi Poulter e Fisher, a meno 21 qualche green più avanti, con il Porcellino britannico che imbucava birdie come di solito si mangiano le ciliege, uno dopo l’altro. Uomini di poca fede. Già. Ma di storie così ne abbiamo già vissute e viste tante: la speranza che finalmente fosse la volta buona che il golf italiano spiccasse il volo come purtroppo non era successo nemmeno ai tempi d’oro di Costantino Rocca. Forse perchè non eravamo pronti. Forse perchè il golf nel Belpaese non si vedeva ancora in tivù e non se ne parlava proprio sui giornali sportivi. Forse perchè dovevano ancora nascere Chicco e Dodo Molinari. E Tiger Woods era (ed è) comunque di un altro continente e di un altro pianeta. Forse perchè ne capiamo poco culturalmente di legni e ferri, di fairway e di bunker, di handicap e di greensome. E invece. Ecco che alla sette e alla nove finalmente Francesco imbuca due birdie. E Edoardo comincia a sorridere. Ecco che anche gli svedesi cominciano a sbagliare qualche colpo e li ribecchiamo sul meno 26. Ecco che alla dieci McDowell fa il pelo alla buca per il birdie e McIlroy, non da lui, fallisce il putt successivo da non più di quaranta centimetri: bogey e il ricciolone d’Irlanda improvvisamente in tilt.  Vuoi vedere che… Altri due birdie per i Molinari e siamo pari: tutti e tre a meno 27 a sei buche dalla vittoria, dall’impresa impossibile, dalla favola di golf a lieto fine che nessuno ci ha mai scritto e raccontato. Ma sto poi sognando o son desto? Mi pizzico la guancia: sono assolutamente sveglio. Come un grillo. E in piedi davanti alla tv. Alla dodici il sorpasso. Ed è qui che non sto più nella pelle e perdo definitivamente la pazienza, voglio sapere come andrà a finire e grazie a My Sky volo col telecomando in diretta proprio quando alla diciotto (par quattro) Edoardo è finito col secondo in bunker. Di nuovo tremo, ma Chicco esce alla grande dalla sabbia. E’ palla (quasi) data, ma bisogna sempre ancora metterla dentro. Da un metro. E’ corto McDowell per tre, quattro centimetri e non è soprattutto il birdie dell’aggancio. Dodo putta e imbuca: siamo campioni del mondo. Veramente lo sono diventati loro, i magnifici fratelli Molinari, ma lo hanno urlato Caressa e Bergomi da Berlino, perchè non dovrebbero farlo adesso Camicia e GrappasonniCampioni del mondo di golf.  Sotto il cielo di Cina. Per la prima volta nella storia. Incredibile ma vero. Un groppo qui mi prende alla gola. Pure Camicia è commosso e si raschia la voce. Stiamo diventando vecchi, caro Mario. Edoardo salta tra le braccia di Francesco: il suo è stato il più bel putt della vita. Sua e nostra. Tanto che d’ora in avanti, ve lo giuro, lo scriverò all’italiana: patt. Con la a. Fregandomene dell’inglese. Mentre anche Camicia per una volta si dimentica dell’etichetta e sparacchia: “Chissà cosa domani scriveranno i giornali in prima pagina di questa impresa del nostro piccolo grande golf? Già, chissà? Magari lasciando passare in secondo piano persino Mourinho e le corna che Tiger ha messo alla moglie”. Evviva.

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Ugo Scafa sempre tra noi con Nino, l’Egle e la morosa di Manassero…

di CLAUDIO PEA

Dieci anni fa una piccola  mano gentile lasciò una pallina di golf sulla tomba di Ugo Scafa. Una pallina butterata e un messaggio legato da un fiocco: “Caro Maestro, non ti dimenticherò mai”. Dieci anni dopo quella pallina è ancora lì. Sulla tomba di Ugo. Accanto a un sasso ebraico. Nel segno della memoria. La mano adesso è quella di un ragazzo bravo e forte che è diventato anche un ottimo golfista. Ugo ne era certo e si sbagliava di rado: nel golf come nella vita. Dieci anni dopo il Maestro Scafa è ancora qui, tra noi, nella memoria di tutti. Di chi andava a lezione da lui e apprezzava  le sue pillole di saggezza. Ma anche di chi, come me, non ha avuto la fortuna di conoscerlo bene se non quelle rare volte in cui passavo per Villa Condulmer, di ritorno magari da Cortina, e mi fermavo a pranzo con Nino. Nino era uno dei suoi allievi preferiti: Ugo sapeva che non avrebbe mai fatto di lui un buon giocatore, ma si vedeva che stavano lo stesso molto bene insieme. “Maestro, ho fatto birdie alla otto”, gli raccontava l’amico mio gonfiando il petto come un tacchino. E Ugo senza meravigliarsi manco un po’: “Ah Pupè, raccontame piuttosto le altre diciassette buche”. Una logica e una simpatia tutta romana. Ma anche una complicità tanto grande tra loro da non essere forse ancor oggi capita dagli altri. A distanza di due lustri il ricordo per il Maestro Scafa resta comunque forte e irresistibile. Se alla decima edizione della (sua) Targa d’Argento hanno partecipato settantaquattro coppie e almeno una dozzina sono rimaste in lista d’attesa. Se la Egle ha dovuto fare i salti mortali per convincere il presidente e la commissione sportiva che un po’ di flight sarebbero potuti anche partire alle otto del mattino.

In un mattino bello come il sole. Assieme al canto delle allodole. Con la prima rugiada e le prime foglie morte. Un amarcord indelebile se proprio tutti avrebbero voluto vincere la quattro palle la migliore di Ugo. Dai soci fondatori di questa stupenda iniziativa, gli ex allievi (e ex ragazzi) Baldazzi, Fabris, Marin, Pea e Vio. A quelli che ragazzi lo sono diventati da poco e si sono dovuti far raccontare quanto grande fosse stato il Maestro Scafa. Come ha fatto probabilmente Guido Antoniutti con la figlia Anna, non più Annetta e neache Nina dopo che lo scorso settembre, a soli diciassette anni, ha vinto il titolo italiano assoluto foursome al Cosmopolitan di Pisa ed è la morosa ormai ufficiale di Matteo Manassero. Sì proprio lui [Read more →]

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Felici e vincenti: sono gli over cinquanta di Villa Condulmer

Un articolo di CLAUDIO PEA sul prossimo numero del MONDO DEL GOLF

La porchetta è stata un trionfo: bella, grande, cicciotta, gustosissima. Cucinata come dio comanda, ovviamente alla trevigiana, faceva la sua bella figura nel cuore della festa e al centro del banchetto allestito sulla splendida terrazza della club house di Villa Condulmer che guarda alla magica fontana tra i due par cinque della sei e della otto. Dove il Principe di Coconat mi racconta che Mirko, l’amico gnomo, avrebbe costruito la sua tana (con vista sul laghetto). Tutte le gare della Logos sono una festa: prima e dopo le diciotto buche. “Anche se la pallina mi rotolava sempre in bunker”. “Anche se avrò sbordato tanti di quei putt da far paura”. “Anche se non riesco a capire perchè sto tirando il driver peggio di un cane”. E comunque sono sempre più di cento gli over 50 della Logos che si ritrovano al tee di partenza di ogni gara del circuito Friuli Venezia Giulia o del Tour Alpen Adria. Felici di stare bene insieme e di cantare tutti insieme, al tramonto del sole, quella che era un’allegra ballata delle mule e dei muli di Trieste e che ora è diventato l’inno ufficiale della libera organizzazione dei golfisti seniores: “L’uomo vespa”. Stringendosi intorno alla chitarrra di Angelo il Romantico e al vulcanico presidente Bepi Puggina. Tirando il collo all’ultima buona bottiglia delle vigne intorno. Divorando nell’occasione sino all’osso la porchetta alla quale la solita brontolona aveva pronosticato tutt’altra fine: “Con questo caldo chi vuoi che se la mangi?”. In effetti nessuno avrebbe potuto immaginare ad inizio autunno una giornata di sole come in piena estate. Nè i dolci green tirati tanto a lucido o i morbidi fairway di un verde, ma di un verde, che più verdi di così non si sarebbero nemmeno potuti dipingirli. Con l’acquolina in bocca [Read more →]

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Del Chervò pensavo molto meglio…

golf hotel paradisoAdesso vi faccio morire d’invidia: sto giocando a golf come un pazzo. Anche quattro, cinque volte a settimana. E per questo tiratemi pure le orecchie, ve lo concedo, se ultimamente ho di conseguenza un po’ trascurato questo blog. Non lo farò più. Lo giuro. Anche se i giuramenti ormai ai giorni nostri valgono meno di un due di spade con briscola a danari. Il cavalier Berlusconi docet. O mi sbaglio? Spergiuri a parte, ho giocato al Paradiso del Garda (Peschiera), a Frassanelle (Padova), a Venezia (sempre il numero uno) e persino – udite udite! – a Ca’ della Nave (Martellago). Ovviamente a Villa Condulmer (il mio circolo) e, scollinando oltre i confini del Veneto, sono stato in Lombardia, all’Albenza (Bergamo) e al Chervò (San Vigilio-Pozzolengo, Brescia) e due volte in Friuli, a Fagagna (Udine), sempre nella mia hit parade del Triveneto. Praticamente, finito il campionato di calcio e ora pure quello di basket, queste sono le mie vacanze che, se vanno bene alla mia terribile consorte, la mitica Tigre, non vedo perchè dovrebbero schifare voi, golfisti gelosi? E così in pochi giorni ho perso tre o quattro chili di troppo, mi sono abbronzato al punto da far paura a un moro e ho persino vinto una Pro Am a Frassanelle con Lele Lattanzi. Che volete di più? Lo so bene io cosa adesso vorreste da me: come minimo un voto sui campi sui quali ho recentemente sparacchiato a vuoto il driver. Mica sono scemo. Ho già tanta gente che mi guarda storto, cominciando da Valsanzibio (Padova), [Read more →]

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L’infida Poa dei green di Asolo

Asolo Buca 5Scusate la (mia) grassa ignoranza, ma pensavo che la poa fosse un modo dialettale, e ovviamente veneto, per definire e disprezzare quell’erbetta dispettosa, e a volte pure infida, che cresce sottile sui green rendendo il putt un vero e proprio terno al lotto. Tanto per cominciare la poa si scrive con la pi maiuscola in quanto – leggo sul fedele Devoto - la Poa “appartiene al genere di piante delle Graminacee comprendente numerose specie erbacee o cespugliose, ottime foraggere, diffuse nei pascoli e nei boschi delle regioni temperate”. O kappa. E ancora: “Ne fanno parte le fienarola, la sciammica e la strappalana”. Ora non so se quella che ha infestato di questi tempi il green di Asolo Golf fosse (e sia) una poa fienarola, scimmica o strappalana. Di certo mi piacebbe che qualcuno mi aiutasse comunque a scoprirlo. Così la prossima volta magari proverò ancora più gusto, chiamandola col suo vero nome, a mandarla definitivamente a quel paese. [Read more →]

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Sapete chi ha vinto l’Open d’Italia? Io no, prima di ieri pomeriggio…

vancsik italian openNon mi crederete mai, ma giuro che è vero. Solo oggi sono venuto a sapere come sono andate realmente le cose nell’ultimo giro dell’Italian Open di Torino. Ovvero dieci giorni dopo che il titolo è stato vinto dall’argentino Daniel Vancsik che si è metto in tasca 216 mila euro. Neanche male. D’accordo, mi ero registrato su My Sky l’evento dei Roveri e ho atteso invano che qualcuno prima o poi me ne parlasse dicendomi magari: “Non male il 65 di Chicco Molinari grazie al quale ha chiuso l’Open al sesto posto pari merito a Thomas Bjorn a due colpi da John Daly…”. E invece, se oggi pomeriggio non mi fossi seduto in poltrona davanti al televisore, chissà quando mai lo sarei venuto a sapere. Eppure non è che sia rimasto chiuso in casa per dieci giorni interi. Anzi, ho frequentato più d’un circolo del Veneto, ho giocato [Read more →]

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Ascoltando le voci dei fenomeni dopo la doccia mi è venuta voglia di scrivere un libello di golf

pea 1Sarà capitato anche voi di stare qualche volta ad ascoltare in pieno relax le voci dello spogliatoio dopo una bella doccia e magari dopo una gara della quale non avete proprio nulla da raccontare se non di quella dannata sfortuna che vi perseguita ormai da mesi e mesi e di cui vi siete ormai fatto una ragione. I golfisti, più o meno, sono in fondo tutti eguali. Lamentosi quanto basta. “Avrò sbagliato almeno cinque o sei putt da un metro. Che dico? Da mezzo metro”. Spacconi. “Ho sparato un drive alla quindici così lungo che per poco la pallina non finiva in green”. Ed è volata invece in acqua. Bugiardi con loro stessi. “Se non avessi approcciato male, non mi sarei beccato la virgola”. L’ennesima – mi permetto d’aggiungere – di una interminabile serie. Fastidiosi e infastiditi: “Ho giocato con un cane che non alzava palla e così il mio swing è andato a puttane”. Insieme ovviamente alla gara. Per non parlare dei fenomeni: “Ho mancato un eagle al par cinque delle blu che grida ancora vendetta”. E non dice che ha sbagliato poi anche il facile putt del birdie. Smemorati: “Non mi ricordo se ho fatto sei o sette par”. E quante ichs? Meglio lasciar perdere. Per non parlare degli imbroglioni che raccontano le malefatte degli altri per nascondere le proprie. Un bel mondo davvero: ascoltatelo, ne resterete incantanti. [Read more →]

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